Categoria: <span>TUTTE LE ATTIVITÀ 2021</span>

Attività 2021

Attività 2021 (scarica il nuovo programma)

N.B.: È in corso di preparazione il programma delle attività del 2022. Sono aperte le iscrizioni all’Associazione AMICI DI MONTEBELLO.

PROPOSTE di uscite o attività per il prossimo futuro:

  1.  Val Camonica e i suoi segreti 2 gg. (Maria Grazia).
  2. Parma e la sua Certosa (Maria Grazia).
  3. Longarone con Erto e Casso per ricordare le vittime del Vajont (Maria Grazia).
  4. Serata dedicata al ricordo di Pierantonio Costa (un uomo Giusto) con la proiezione del film-documentario di Alessandro Rocca “La lista del Console” (Umberto)
  5. 2 giorni: Pennabilli (il paese dove è vissuto e ha lasciato sue opere il poeta e artista Tonino Guerra e dove c’è anche un originale Museo della Matematica) e Sant’Agata Feltria (Rocca e Teatro) (Maria Josè).
  6. 1 giorno a Cibiana di Cadore per la visita dei meravigliosi murales lungo le strade e sulle case e il Museo della Montagna (Messner) sul Monte Rite (Maria Josè).
  7. 1 giorno escursione in motonave (con Geremia) da Marano Lagunare navigando lungo le valli da pesca fino a Grado, con sosta in un “casone” tipico per il pranzo (Maria Josè).
  8. Rimini con visita alla domus del medico (pavimentazione di recente scoperta) e il museo  che espone  ben 150 pezzi di vari strumenti chirurgici ritrovati, compreso un pezzo unico al mondo, usato per estrarre le punte di freccia senza lacerare i tessuti. Potrebbe essere una mèta di due gg se abbinata ad altre mète (Maria Rosa).
  9. I castelli del Ducato di Parma e Piacenza (sulla falsariga dei castelli della Loira), in particolare il Castello di Rivalta  e il castello di Vigoleno borgo (Maria Rosa).
  10. Castel Roncolo (Bolzano) con ricchi affreschi cavallereschi (Maria Rosa).

Amici, potete partecipare alla preparazione del calendario delle attività per il 2022. Inviate pure le vostre proposte alla nostra redazione all’indirizzo email che trovate qui sotto. Verranno scelte le più interessanti e realizzate compatibilmente con la situazione contingente e con le eventuali restrizioni sugli spostamenti tra le regioni.

N.B.: A causa di situazioni impreviste che possono verificarsi nel corso dei prossimi mesi, alcune uscite potrebbero subire delle variazioni. Le date e i programmi definitivi verranno comunicati nel più breve tempo possibile. Il prossimo gennaio saranno aperte le iscrizioni all’Associazione Amici di Montebello per il 2021 (La quota di iscrizione verrà restituita con la gita sociale per la quale il viaggio sarà gratuito).

SALVIAMO IL POZZO DEI CONTI SANGIOVANNI
SALVIAMO VILLA MIARI

Disponibile il libro di Umberto Ravagnani: CARTOLINE CHE RACCONTANO …
Disponibile il libro di Ottorino Gianesato: I SOLDATI DI MONTEBELLO CHAMATI ALLE ARMI NELLA GUERRA 1915-18
Disponibile il libro di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa: LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO (col. 5aacc5)

ASSOCIAZIONE AMICI di MONTEBELLO

36054 Montebello Vicentino (VI)
TEL. 333-2688220
Email: info@amicidimontebello.it

IL TRENO DEI DESIDERI

L’ASSOCIAZIONE

il giorno 17 dicembre 2021 ha presentato un nuovo libro di Ottorino Gianesato e Umberto Ravagnani:
“IL TRENO DEI DESIDERI”

 

Ogni Paese ha la sua storia. Ma la storia di Montebello è veramente importante. E’ una storia millenaria, fatta di uomini, cose, luoghi che hanno lasciato tracce indelebili, affinché noi potessimo conoscerle, apprezzarle e imparare dal passato come andare verso il futuro. Ogni piccolo frammento di storia ci arricchisce, ci rende migliori, se impariamo a mantenere la memoria di ciò che eravamo o avevamo.
Ottorino Gianesato e Umberto Ravagnani hanno frugato nella storia del recente passato di Montebello e ci hanno fatto dono del libro “Il treno dei desideri”. Non è, come sembrerebbe dal titolo, una favola, ma una storia vera che si è svolta circa un secolo fa. E’ il progetto per la realizzazione di una linea Tramviaria tra Montecchio Maggiore e Ponte Botti, vicino a Noventa Vicentina, passando per Montebello e Lonigo.
Questa opera doveva essere un volano per lo sviluppo dei paesi che avrebbe dovuto attraversare. Invece decenni di incertezze sul progetto, pareri favorevoli e contrari alla realizzazione dell’opera, campanilismi, difficoltà economiche, la crisi mondiale del ‘29 e l’arrivo del trasporto su gomma, più redditizio, agile e veloce hanno fatto abbandonare il progetto da parte della Provincia di Vicenza. Rimane solo il ricordo, attraverso questo volume che presenta i progetti dell’opera ed è ricco di rare foto d’epoca, di ciò che non è mai stato.
L’Associazione “Amici di Montebello” è orgogliosa di presentare questo volume, è orgogliosa di avere tra i suoi soci gli autori Ottorino Gianesato e Umberto Ravagnani che hanno messo a nostra disposizione il loro lavoro fatto di una lunga e minuziosa ricerca storica. A loro va il nostro più sincero “GRAZIE” perché un altro tassello della storia di Montebello ci è stato disvelato, affinché possiamo, conoscendo anche questa storia, amare ancora di più il nostro paese e averne più cura per affidarlo poi alle prossime generazioni.

Con riconoscenza
IL PRESIDENTE dell’Associazione “Amici di Montebello”
Maria Grazia Maggio

Scarica la locandina

 

ASSOCIAZIONE AMICI di MONTEBELLO

36054 Montebello Vicentino (VI)
TEL. 333-2688220
Email: info@amicidimontebello.it

( L. 974 )

2021_02_SANMARTINO

24 ottobre 2021: SAN MARTINO – SOLFERINO – CAVRIANA – LAGUSELLO

24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - La torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Entrata della torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Panorama dalla torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Panorama dalla torre verso Sirmione 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Panorama dalla torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Panorama dalla torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - La bandiera sulla torre 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Il museo del Risorgimento 
24 Ottobre 2021 - SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA - Il museo del Risorgimento 
24 Ottobre 2021 - SOLFERINO - Ristorante 'Da Renato' 
24 Ottobre 2021 - SOLFERINO - Ristorante 'Da Renato': i Capunsei burro e salvia 
24 Ottobre 2021 - CAVRIANA - Il museo archeologico 
24 Ottobre 2021 - CAVRIANA - Il museo archeologico 
24 Ottobre 2021 - CAVRIANA - Interno della Chiesa di San Biagio 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il lago 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il borgo 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il borgo 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il borgo 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il borgo 
24 Ottobre 2021 - CASTELLARO LAGUSELLO - Il borgo 

LA TORRE DI SAN MARTINO – La torre sorge sul colle più alto di San Martino che l’armata sarda, con alterne fortune, conquistò, perse e riprese più volte con cruenti assalti e ripetute cariche contro gli Austriaci. E’ stata eretta per onorare la memoria di re Vittorio Emanuele II e di quanti hanno combattuto per l’indipendenza e l’Unità d’Italia nelle Campagne dal 1848 al 1870. La torre, monumento ammirato per la sua maestosità all’esterno e per i suoi pregi artistici all’interno, immersa in un ampio parco, è espressione del sentimento patrio degli Italiani, essendo stata realizzata grazie ad una partecipata sottoscrizione nazionale. Iniziata nell’anno 1880, fu inaugurata il 15 Ottobre 1893 alla presenza di re Umberto I, della regina Margherita, ministri, i membri del Parlamento e di una grande folla accorsa da tutte le province di Italia. Alla base ha un tamburo cilindrico rastremato, coronato da merli e misura mm 22,80 mt di diametro e mt 19,80 di altezza. Da questo tamburo spicca il maschio della torre che è pure cilindrico rastremato ed ha 13 metri di diametro al basso ed 11,40 in alto. Con i medaglioni che sostengono i merli la torre torna poi ad allargarsi in modo che il diametro del terrazzo è di mt. 13,90. Il percorso che si snoda dalla sala di ingresso fino alla piattaforma superiore è impreziosito da statue di bronzo ed affreschi di pregio che rievocano fatti e protagonisti del periodo risorgimentale. La Torre ha uno sviluppo interno di 490 metri, è alta 64 e nel centro della sua eccelsa piattaforma superiore, difesa da una mura merlata, si alza l’asta per la bandiera, trovandovi altresì posto un grande faro che nella notte irradia i colori della bandiera italiana. Dall’alto del monumento si possono ammirare magnifici panorami sulla sottostante pianura. Quasi ai piedi della torre vi è la villa Contracagna, in passato di proprietà dei Conti Tracagni, che il giorno della battaglia fu obiettivo di ben sette assalti dell’armata sarda contro le truppe austriache.

IL MUSEO DI SAN MARTINO – Alle spalle della Torre vi è il Museo che conserva i cimeli, i documenti ed i ricordi della battaglia del 24 Giugno 1859, nonché significative testimonianze di altri eventi della storia del Risorgimento. Realizzato nel 1939, il museo consta di tre sale ove sono esposti anche alcuni esemplari dei cannoni impiegati nella battaglia. Vi fanno bella mostra, poi, armi, divise, carte topografiche e testimonianza di vita quotidiana dei combattenti. Fanno corona alcuni pregevoli dipinti di pregio che raffigurano i maggiori protagonisti della battaglia. Il percorso museale è accompagnato da didascalie che illustrano i reperti esposti.

LA CAPPELLA OSSARIO DI SOLFERINO – Ad est del museo si diparte, in leggera salita, un suggestivo viale di cipressi che porta alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, trasformata dalla Società, dopo averla acquistata dalla Curia Vescovile di Mantova, in Chiesa-ossario. Al lato sinistro dell’ingresso vi è un busto bronzeo di Napoleone III collocato in occasione del centenario della morte dell’Imperatore, mentre sulla destra, vi è una piccola piramide di pietra che ricorda il generale francese Auger ferito il 24 giugno a Cà Morino e quindi morto a Castiglione delle Stiviere. Sulla facciata della chiesa campeggiano due mosaici raffiguranti, l’uno, San Pietro e l’altro il Redentore, sovrastati da una statua della Madonna con ai lati due angeli della Resurrezione. All’interno, nell’abside, sono custoditi 1413 teschi ed innumerevoli ossa dei caduti. Cinque busti di altrettanti generali francesi che caddero sul campo nella Campagna d’Italia si fronteggiano all’ingresso del Tempio.

MUSEO DI CAVRIANA – 1964/65 – Il Gruppo Archeologico Cavriana nacque nel 1964/65 per iniziativa di Leonildo Grazioli che raccolse intorno a sé un gruppo di giovani con l’intento di recuperare e conservare molto ordinatamente il materiale di interesse archeologico che allora affiorava copioso durante la ripresa agricola del dopoguerra. 2011 – In questo arco di tempo nei nove Comuni del comprensorio Alto Mantovano sono stati indentificati e indagati oltre 60 siti di interesse archeologico. Tra essi si distinguono gli scavi condotti tra il 1966 ed il 2005 nei siti palafitticoli di Bande di Cavriana e Castellaro Lagusellodal 2011 inseriti nel patrimonio mondiale UNESCO – l’identificazione di tre siti neolitici, il recupero dei resti di nove “ville Rustiche”, di un’edicola votiva e di due necropoli di epoca romana. Già nel primo Atto Costitutivo era prevista la valorizzazione di quanto rinvenuto e nel 1969 venne aperto al pubblico il primo ANTIQUARIUM che successivamente, nel 1983, si sviluppò con l’inaugurazione del MUSEO ARCHEOLOGICO DELL’ALTO MANTOVANO, oggi articolato su 13 sale e dotato di una biblioteca specializzata, ricca di circa 5000 volumi, uffici, archivi, sale studio, depositi e laboratorio didattico.

CASTELLARO LAGUSELLO – La storia Età del bronzo, insediamenti su palafitte sono presenti intorno al lago. Età romana, tracce di un abitato sono state rinvenute in una località vicina. 1145, in un documento di Papa Eugenio che riporta l’elenco delle pievi dipendenti dalla diocesi di Verona, viene citata per la prima volta la plebem de Castellaro. La costruzione del borgo fortificato si fa risalire all’XI- XII secolo. 1391, Gian Galeazzo Visconti cede il fortilizio a Francesco Gonzaga, ma se lo riprende l’anno dopo e lo tiene fino al 1405, quando Castellaro passa di nuovo ai Gonzaga restando in loro possesso sino al 1441. In quell’anno il baricentro si sposta di nuovo da Mantova a Verona, sotto la sovranità della Repubblica Veneta. 1637, la Serenissima si disfa della piccola fortezza che agli inizi del Seicento aveva perso del tutto la sua funzione difensiva. Castellaro e il lago vengono messi all’asta e comprati, per 545 ducati, dai conti Arrighi. La struttura rimane quella della corte medievale, con mura merlate atte a contenere le case dei contadini con i loro orti, e la curtis alta, la residenza gentilizia, al posto del presidio militare.

Slide: Alcune riprese fotografiche effettuate durante la gita sociale (Umberto Ravagnani – 2021)

( L. 270 )

2021_01_ORVIETO

7-8 settembre 2021: ORVIETO

7-8 Settembre 2021 - ORVIETO
7-8 Settembre 2021 - Vista panoramica da ORVIETO
7-8 Settembre 2021 - Vista panoramica da ORVIETO
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Piazza Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Il Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Il Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Interno del Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Interno del Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Interno del Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Interno del Duomo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Museo archeologico
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Interno di una tomba etrusca
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Museo archeologico: Antefissa
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Museo archeologico: 3 dadi (V sec. A.C.)
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Dal fondo del Pozzo di San Patrizio (248 gradini)
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Piazza Duomo la torre dell'orologio
7-8 Settembre 2021 - ORVIETO - Necropoli del “Crocifisso del Tufo”

ORVIETO – Le Origini di Orvieto

L’origine di Orvieto molto probabilmente è da ricondursi ad epoche molto lontane, quando lo scenario geologico che caratterizzava l’intera parte centrale della penisola italiana era quello di una grande distesa di acqua, che con gli anni, vide affiorare da questo vasto mare parti di terra.
In queste terre emerse si svilupparono diversi sistemi vulcanici e, con ogni probabilità, la fragorosa azione eruttiva di alcuni di essi generò sparsi ed enormi ammassi di roccia e colate di magma.
Si ritiene che un processo simile abbia generato la rupe su cui oggi poggia la città di Orvieto. In particolare, si pensa che l’attività piroclastica esplosiva e le colate laviche generate dal complesso vulcanico di Bolsena (facente parte di altri complessi vulcanici che caratterizzavano l’ ampio “distretto vulcanico dei Vulsini“) , abbiamo generato, con l’accumulo di roccia e sedimenti piroclastici, il plateau tufaceo. L’azione degli agenti atmosferici, col tempo, ha poi modellato le pareti della rupe attuale erodendone i profili e lasciando “sospeso” il grande masso tufaceo. Al tempo stesso, questa intensa attività vulcanica, facendo fuoriuscire una grande quantità di magma, ha svuotato la grande camera magmatica del vulcano al punto da generare il collasso di alcune parti del vulcano. Esso ha creato uno sprofondamento ed una depressione detta “caldera” che, con gli anni, riempiendosi di acqua, ha dato vita al Lago di Bolsena.
Per questo si deve immaginare nel passato, uno scenario nel quale l’acqua, principale responsabile dell’ erosione della rupe, era molto presente e l’ambiente naturale che esisteva era umido e simile a quello tropicale con molto verde, zone paludose e fitta vegetazione. Testimonianza diretta di ciò ne sono i tronchi fossili ritrovati in una cavità alla base della rupe (nota come “grotta dei tronchi fossili”) le cui caratteristiche rimanderebbero ad una varietà di albero, ormai estinto, meglio noto come cipresso delle paludi.
In virtù di tutto ciò, il materiale che compone la rupe della città, essendo di origine vulcanica, ha diversi tipi di consistenza e stratificazioni, con alcuni punti più solidi ed altri meno solidi. Ciò ha anche permesso, col tempo, all’uomo di “lavorare” e modificare questi materiali più friabili creando delle cavità per buona parte della superficie della rupe, come testimoniano oggi la consistente presenza di antiche grotte, cunicoli e pozzi in passato utilizzati come luoghi per il riparo, “butti” e come luoghi per l’allevamento di volatili.

Popoli, Civiltà, Periodi Storici della città di Orvieto

Orvieto, in quasi tremila anni di storia ha attraversato diverse epoche storiche, in particolare, a partire dal IX secolo a.C. fu con la civiltà Etrusca che conobbe un periodo di grande splendore ed importanza tali da diventarne il fulcro e l’abitato più importante del vasto territorio dell’Etruria. Difatti, la città, che in epoca etrusca si chiamava Velzna, conobbe un periodo unico ed irripetibile, di grande prosperità e sviluppo.
A ulteriore testimonianza di questa sua centralità è, secondo il parere di alcuni importanti archeologi e storici, il ritrovamento, secondo alcuni studiosi, in una zona sottostante la rupe, del famoso “Fanum Voltumnae” (Il Tempio di Voltumno, ovvero il santuario federale della Lega Etrusca, un posto dove aveva luogo l’ assemblea periodica (concilium), con riti religiosi e giochi, delle dodici città sovrane etrusche, rappresentate dai loro “principes”, e luogo dove si prendevano decisioni riguardanti la politica estera le azioni militari e si eleggeva il “condottiero” della lega). Ancora oggi sono in corso scavi archeologici nella zona sottostante la rupe orvietana, vicino località San Valentino, dove sarebbe collocato il celebre Fanum. L’attuale area di scavo denominata di “Campo della Fiera”, ad oggi ha permesso di ritrovare resti di origine etrusca (templi), di epoca romana (terme, mosaici, strade) e di epoca medievale (chiesa di S.Pietro in Vetere). Le probabilità, secondo gli esperti, che questo sito coincida davvero con il Fanum sono davvero elevate anche considerando che  Voltumno (divinità legata all’agricoltura) insieme a Tinia (il “Giove Etrusco” a cui era dedicato il tempio del Belvedere) e Vei (la divinità femminile a cui è era dedicato il Santuario – necropoli di Cannicella) erano le divinità principali del territorio.

Il Periodo Etrusco – La civiltà etrusca ha lasciato ad Orvieto molte tracce della sua esistenza. Tra i vari siti archeologici della città: la Necropoli del “Crocifisso del Tufo  (sul versante della rupe che si affaccia su Orvieto Scalo e Sferracavallo), l’area con i resti del Tempio del Belvedere (zona Piazza Cahen e Pozzo di San Patrizio) oltre alla preziosa e cospicua collezione di reperti esposti nei diversi musei della città.
Orvieto rimase per lungo tempo la terra degli Etruschi fin quando gli stessi non subirono l’invasione dei Romani e la città, dopo un lungo assedio, venne distrutta e saccheggiata perdendo molto del suo prestigio e mantenendo un ruolo territoriale più marginale.
Dopo una forte rivolta, i servi di Velzna (Orvieto) erano riusciti a prendere il potere. Gli aristocratici etruschi, allora, chiesero in segreto aiuto ai romani, che inviarono nella città un esercito guidato dal console Quinto Fabio Massimo.

Monumenti e Palazzi di Orvieto oggi

Orvieto è senza dubbio una città ricca di monumenti e cose da vedere. Partendo da Piazza Cahen subito ci si può soffermare a visitare l’antica Fortezza o Rocca Albornoz che oggi ospita i giardini comunali. Nelle vicinanze da vedere i resti del tempio etrusco del Belvedere e il magico Pozzo di San Patrizio, struttura architettonica unica al mondo, con le sue due scalate ellittiche che non si incontrano mai salendo e scendendo il pozzo. Quest’ultimo è una grande opera di ingegneria di Antonio da Sangallo, risalente alla prima metà del 1500 e voluto dal papa Clemente VII. Il pozzo è visitabile percorrendo i suoi 248 scalini ed è un’opera tanto suggestiva quanto geniale nella sua ideazione.
Percorrendo poi Corso Cavour si arriva nei pressi della Torre del Moro che con i suoi 47 metri si erge dominando la città. Oggi è possibile visitare la torre dall’interno e raggiungere la sommità godendo di uno straordinario e suggestivo panorama dell’intera città. Dalla Torre del Moro si può proseguire in più direzioni, verso Piazza del Popolo dove fa bella mostra di sé l’imponente Palazzo del Popolo  (dimora del Capitano del Popolo, importante figura medievale che si faceva portavoce e sostenitore delle ragioni del popolo non nobile) oggi attrezzato centro congressuale. Proseguendo fino alla fine di Corso Cavour si giunge invece a Piazza della Repubblica dove si possono apprezzare la Chiesa di Sant’Andrea icon orvieto con la bella torre dodecagonale e il Palazzo Comunale.
Sempre dalla Torre del Moro, prendendo per via del Duomo, si arriva a Piazza del Duomo dove si trova la cattedrale, autentico capolavoro in stile gotico-romanico. Simbolo della città stessa è il Duomo, la cui costruzione inizia nel 1290. Esso si presenta maestoso con la sua facciata ornata da mosaici in oro splendente e preziosi basso rilievi. Le quattro raffinate guglie danno slancio ad una facciata tra le più belle al mondo.
All’interno del Duomo sono presenti due preziose cappelle: una, la cappella del Corporale ospita il Corporale del Miracolo di Bolsena (evento miracoloso dell’ostia consacrata che sgorgò sangue e macchiò il lino ancora oggi conservato proprio in un prezioso tabernacolo ed esposto al pubblico durante la processione del Corpus Domini), l’altra denominata di San Brizio, affrescata da Luca Signorelli nel 1500 ca., con splendide raffigurazioni religiose e scene apocalittiche.
In Piazza del Duomo sono presenti anche musei di notevole interesse, in particolare: il Museo Archeologico nazionale ed il Museo Faina, entrambi ricchi di preziosi reperti archeologici provenienti principalmente dalle necropoli etrusche del Crocifisso del Tufo e dalla necropoli Santuario della Cannicella.
Il legame di Orvieto con la chiesa e la religione non si esaurisce tuttavia con la presenza del Duomo e dei palazzi papali. Tutto il centro cittadino è costellato da numerose chiese più o meno grandi costruite in epoche e con stili diversi fra loro.
Altra chiesa da segnalare per dimensioni e importanza è quella di San Francesco, costruita nel 1240 sopra i resti di un tempio etrusco, nel punto più alto della rupe orvietana. Si tratta di una costruzione imponente che ebbe molta importanza in passato e dove nel 1297 si tenne la canonizzazione da parte del papa Bonifacio VIII di Luigi IX re di Francia. Tra le molte altre chiese sparse nel centro di Orvieto citiamo, tra le maggiori, Sant’Andrea presso Piazza della Repubblica, San Domenico presso Piazza XXIX marzo. Per gli amanti della storia infine segnaliamo due interessanti attrattive per muoversi e visitare i sotterranei di Orvieto: il Pozzo della Cava, nel cuore del vecchio quartiere medievale, il Labirinto di Adriano, i sotterranei della chiesa di S.Andrea e  le grotte ed il percorso ipogeo di Orvieto Underground, una serie di suggestivi cunicoli e cavità scavati nel tufo oggi visitabili con tours guidati.
Molti sono infine i Palazzi storici di Orvieto appartenuti a nobili famiglie orvietane che abbelliscono la città. Tra i diversi palazzi che meritano una citazione, oltre ai grandi palazzi medievali (Palazzo del Popolo, Palazzo dell’Opera del Duomo e Palazzo dei Sette), gli edifici rinascimentali di Palazzo Buzi, Palazzo Ottaviani, Palazzo Clementini, Palazzo Monaldeschi, Palazzo Comunale, Palazzo Febei, Palazzo Carvajal-Simoncelli, Palazzo Gualterio, Palazzo Crispo-Marsciano, Palazzo Simoncelli. (Da https://www.orvietoviva.com/storia-orvieto/).

Slide: Alcune riprese fotografiche effettuate durante la gita culturale ad Orvieto (Umberto Ravagnani – 2021)

( L. 272 )

Per copiare il contenuto chiedi agli Autori