Categoria: <span>FATTI DI CRONACA</span>

TRA EROISMO E DISTRUZIONE

[506] TRA EROISMO E DISTRUZIONE – Storia di un valoroso soldato montebellano

Tra le pagine di un vecchio ruolo matricolare possono sembrare nascoste soltanto informazioni amministrative: un nome, alcune date, i reparti di appartenenza, le promozioni e gli eventi principali della carriera militare. Ma, quando quel documento riguarda un soldato della Grande Guerra, ogni riga può diventare il punto di partenza per ricostruire una storia fatta di sacrifici, coraggio e momenti difficili.
È il caso di Vittorio Soldà, nato a Montebello Vicentino l’8 giugno 1893, figlio di Antonio e Santa Castegnaro. Era un giovane uomo all’inizio della propria vita adulta, quando gli eventi internazionali portarono l’Europa verso un conflitto destinato a coinvolgere milioni di persone. Il 30 aprile 1914 Vittorio Soldà era già caporale nel 60° Reggimento Alpini, Battaglione Vicenza. Gli Alpini erano un reparto nato per operare soprattutto negli ambienti montani, dove la guerra aveva caratteristiche completamente diverse rispetto ai combattimenti in pianura. Non bastava affrontare il nemico: bisognava anche resistere alla durezza dell’ambiente, ai percorsi difficili, alle condizioni meteorologiche e alle enormi difficoltà logistiche.
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale nel maggio del 1915, molti giovani soldati si trovarono improvvisamente coinvolti in una guerra che avrebbe trasformato per sempre il loro modo di vivere. Il fronte alpino divenne una lunga linea di combattimento tra rocce, vallate e cime strategiche. In quelle zone ogni posizione conquistata aveva un valore enorme, perché permetteva di controllare il territorio circostante e condizionare le operazioni militari. Vittorio Soldà continuò il suo servizio distinguendosi all’interno del reparto. Il 15 aprile 1916 venne promosso caporal maggiore. Era un riconoscimento della sua esperienza e delle responsabilità che aveva ormai acquisito dopo mesi trascorsi in guerra. Proprio in quel periodo gli Altipiani vicentini furono investiti da una delle offensive più importanti del conflitto: la Strafexpedition, l’offensiva austro-ungarica iniziata nel maggio del 1916. L’obiettivo degli imperiali era sfondare il fronte italiano e aprirsi un varco verso la pianura veneta. Tra le montagne coinvolte negli scontri, il Monte Cimone di Tonezza occupava una posizione particolarmente importante.
Il Cimone era una cima delle Prealpi Venete alta 1.226 metri e situata a nord di Arsiero, tra la Val d’Astico e la Val Posina. La sua posizione permetteva di controllare importanti vie di comunicazione e per questo motivo venne contesa con grande accanimento dai due eserciti. La sua importanza strategica fu riconosciuta anche dagli stessi austro-ungarici, che arrivarono a considerarla una sorta di fortezza naturale sul fronte italiano.
Per i soldati che combatterono lassù, però, quella montagna non rappresentava soltanto un punto strategico. Era anche un luogo di sofferenza e di perdite continue. Non a caso venne indicata dai militari con il soprannome di “Monte Tomba”, a causa del numero elevato di caduti lasciati sul terreno.
Il 25 maggio 1916 la vetta del Cimone cadde nelle mani austro-ungariche, dieci giorni dopo l’inizio della Strafexpedition. Gli imperiali riuscirono a mantenere il controllo della posizione, mentre gli italiani tentarono più volte di riconquistarla. I soldati della Brigata Bisagno provarono ad avvicinarsi alla cima utilizzando scale e corde, ma gli attacchi vennero respinti. La posizione dominante degli avversari rendeva ogni tentativo estremamente difficile e costoso. La situazione cambiò il 23 luglio 1916, quando le truppe italiane prepararono un nuovo assalto. In campo entrarono i battaglioni alpini Val Leogra e Clapier insieme ai reparti di fanteria 153° e 154°. La battaglia fu intensa e combattuta in condizioni estremamente difficili, tra trincee, rocce e terreno accidentato.
Fu proprio durante questa giornata che Vittorio Soldà compì l’azione per la quale avrebbe ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La motivazione ufficiale racconta che, al comando di una squadra composta da uomini nuovi e appartenenti a un reparto che non conosceva, riuscì a superare le difficoltà del terreno e a guidare i suoi soldati contro una trincea nemica fortemente occupata. Il suo comportamento, secondo la motivazione della decorazione, riuscì a trasmettere ai suoi uomini lo slancio necessario per superare la resistenza avversaria.
Dietro il linguaggio sintetico del documento militare si può comprendere la difficoltà di quel momento. In un assalto, soprattutto in una guerra combattuta in montagna, il ruolo di chi comandava una squadra era fondamentale. La capacità di mantenere la calma e guidare gli altri poteva determinare il successo o il fallimento di un’azione. Per quell’episodio sul Monte Cimone, avvenuto il 23 luglio 1916, Vittorio Soldà venne quindi decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La conquista italiana della vetta, tuttavia, non rappresentò la fine della battaglia per quella montagna. Gli austro-ungarici non rinunciarono alla posizione e, dopo aver constatato la difficoltà di una riconquista attraverso un attacco diretto, decisero di ricorrere a una soluzione estrema: minare la cima stessa del Monte Cimone.
Umberto Ravagnani

BIBLIOGRAFIA:  – O.Gianesato, “I soldati di Montebello chiamati alle armi nella guerra 1915-18”, 2014.
– G.Tomasoni, C.Nuvoli, “La Grande Guerra raccontata dalle cartoline”, Lavis (Tn), 2004.
FOTO: Il Sacrario dei Caduti del Monte Cimone (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

L’ULTIMO ASSALTO

[503] L’ULTIMO ASSALTO
Quando il dovere supera la paura

L’autunno del 1918 stava lentamente avvolgendo le campagne francesi. I boschi di Bois de la Bovette, dopo quattro anni di guerra, non avevano più l’aspetto dei luoghi attraversati un tempo da contadini e viandanti. Gli alberi erano spezzati dall’artiglieria, il terreno scavato da crateri, l’aria impregnata dell’odore acre della polvere da sparo. Ogni metro conquistato era costato settimane di combattimenti, eppure la guerra non sembrava ancora disposta a concedere tregua. In quel paesaggio sconvolto, il 2 ottobre 1918, un sergente montebellano guidava il proprio plotone verso una postazione di mitragliatrice tedesca. Aveva soltanto ventitré anni. Si chiamava Eugenio Marana.
Oggi il suo nome compare in poche righe di archivio, tra un elenco di decorati al valore e i registri dei caduti della Grande Guerra. Sono documenti essenziali, asciutti, scritti con il linguaggio impersonale dell’amministrazione militare. Eppure, dietro quelle parole essenziali, si intravede una storia che parla di coraggio, responsabilità e di una generazione cresciuta troppo in fretta, costretta a diventare adulta mentre l’Europa bruciava.
Eugenio Marana nacque il 12 gennaio 1895. Era figlio di Girolamo Marana e di Francesca Dalla Valle. Di lui, prima della guerra, le fonti oggi conosciute non raccontano molto. Sappiamo che di mestiere faceva il contadino, ma non sappiamo quali fossero i suoi interessi o quali sogni coltivasse. Non conosciamo il colore della sua voce, né il contenuto delle eventuali lettere inviate a casa. La documentazione conservata ci restituisce soltanto ciò che la storia ufficiale ha ritenuto necessario tramandare.
Ed è proprio questo silenzio a rendere ancora più potente ciò che invece conosciamo.
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale, nel maggio del 1915, Eugenio aveva vent’anni. Come centinaia di migliaia di giovani italiani, vide la propria vita cambiare improvvisamente direzione. Nel giro di pochi mesi il mondo quotidiano lasciò spazio all’uniforme, all’addestramento e alla disciplina militare. La guerra, che molti immaginavano breve, si trasformò invece in un conflitto destinato a durare anni e a coinvolgere intere generazioni.
Il suo percorso nell’Esercito emerge lentamente dai documenti. Il 1° settembre 1916 fu promosso sergente. Era una responsabilità importante. Il sergente non era soltanto un graduato: era il comandante più vicino ai soldati, colui che divideva con loro ogni marcia, ogni trincea e ogni assalto. Doveva mantenere l’ordine, trasmettere gli ordini degli ufficiali e, soprattutto, essere il primo a dare l’esempio quando il combattimento diventava più difficile. Eugenio prestava servizio nella Brigata “Napoli”, composta dal 75° e dal 76° Reggimento Fanteria. Per quella brigata, come per gran parte dell’Esercito italiano, i primi anni di guerra furono segnati dalle interminabili battaglie combattute lungo il fronte dell’Isonzo e nelle zone montane del Nord-Est. Era una guerra fatta di attese, di fango, di freddo, di avanzate misurate in poche decine di metri e di sacrifici enormi per conquistare posizioni che spesso venivano perdute nel giro di pochi giorni. Poi arrivò l’autunno del 1917.
La Battaglia di Caporetto sconvolse il fronte italiano e costrinse l’esercito a una lunga ritirata fino al Piave. Fu uno dei momenti più drammatici della storia nazionale. Eppure proprio da quella crisi nacque una nuova organizzazione delle forze italiane. Mentre il fronte interno veniva consolidato, gli Alleati decisero di rafforzare la cooperazione militare.
Nell’aprile del 1918 il II° Corpo d’Armata italiano, comandato dal generale Alberico Albricci, ricevette l’ordine di partire per la Francia. Tra le brigate scelte figurava anche la “Napoli”. Per Eugenio e per i suoi compagni significava lasciare definitivamente il fronte italiano per raggiungere un teatro di guerra completamente diverso.
Il viaggio verso la Francia rappresentò qualcosa di più di un semplice spostamento militare. Era il segno concreto dell’impegno italiano all’interno dello sforzo comune degli Alleati. Migliaia di fanti attraversarono le Alpi per combattere accanto ai francesi proprio mentre l’esercito tedesco stava tentando la sua ultima grande offensiva.
Le cronache militari raccontano che i reparti italiani si distinsero rapidamente. Tra il giugno e il luglio del 1918 furono protagonisti della difesa del settore di Bligny e della Montagna di Reims, opponendosi con determinazione agli attacchi tedeschi durante la Seconda battaglia della Marna. Fu uno scontro durissimo, nel quale le brigate italiane conquistarono la stima degli alleati francesi per la tenacia dimostrata. Ma la guerra non finì a Bligny.
Respinta l’offensiva tedesca, gli Alleati passarono al contrattacco. Cominciò una lenta e continua avanzata che, settimana dopo settimana, costrinse le truppe tedesche a ripiegare. Anche la Brigata “Napoli” seguì quell’avanzata, combattendo nel settore dell’Aisne. Fu lì che entrò in scena il Bois de la Bovette.
Oggi quel nome è poco conosciuto, ma nell’autunno del 1918 identificava uno dei tanti punti in cui la guerra continuava a consumarsi con straordinaria violenza. Boschi, piccoli rilievi e postazioni fortificate trasformavano ogni avanzata in una prova estenuante. Le mitragliatrici dominavano il terreno. Bastavano pochi uomini ben nascosti per arrestare l’intero slancio di una compagnia. Il 2 ottobre la Brigata “Napoli” era impegnata proprio in quel settore.
Le fonti ufficiali non descrivono minuto per minuto ciò che accadde. Non raccontano la disposizione dei reparti, né le condizioni atmosferiche o la durata dello scontro. Conservano però il fatto essenziale, quello che convinse i superiori a proporre Eugenio Marana per una decorazione al valore.
La motivazione, pubblicata nel Bollettino Ufficiale n. 75 del 17 settembre 1920 e riportata anche nel volume I vicentini decorati al valore militare nella guerra 1915-18, recita: « Scoperta una mitragliatrice nemica, alla testa del proprio plotone arditamente si spingeva avanti per catturarla, ma colpito da una granata avversaria, lasciava la vita sul campo. » Sono appena ventisei parole.
Eppure bastano per restituire l’essenza di quell’ultimo combattimento. Eugenio non rimase nelle retrovie. Non si limitò a impartire ordini. Guidò personalmente il proprio plotone verso la posizione nemica. La formula “alla testa del proprio plotone” ha un significato preciso nel linguaggio delle ricompense militari: indica un comandante che affronta il medesimo rischio dei propri uomini, avanzando con loro sotto il fuoco avversario. L’obiettivo era una mitragliatrice.
Durante la Prima guerra mondiale queste armi rappresentavano uno degli ostacoli più temuti dalla fanteria. Potevano bloccare un’intera avanzata e costringere i soldati a rimanere immobili sotto il tiro nemico. Neutralizzarle significava spesso decidere l’esito di un attacco. Fu tentando di conquistarne una che Eugenio Marana trovò la morte.
Una granata esplose durante l’azione e lo colpì mortalmente. Aveva ventitré anni. Mancavano poco più di cinque settimane all’armistizio dell’11 novembre 1918 che avrebbe posto fine ai combattimenti sul fronte occidentale. Come accadde a migliaia di altri soldati, la pace arrivò troppo tardi. Il suo sacrificio venne ufficialmente riconosciuto due anni dopo con il conferimento della Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Non era un riconoscimento attribuito automaticamente ai caduti. Veniva concesso sulla base di una precisa ricostruzione dell’azione compiuta e rappresentava il modo con cui l’Esercito intendeva fissare nella memoria un comportamento ritenuto esemplare.
Dopo la guerra molti dei militari italiani caduti sul fronte francese furono raccolti nel Cimitero Militare Italiano di Bligny, costruito per riunire le sepolture sparse nei luoghi dei combattimenti della Marna e dell’Aisne. È molto probabile che anche Eugenio Marana vi riposi oggi, insieme a migliaia di commilitoni del II Corpo d’Armata. Tuttavia questa circostanza richiede ancora la conferma attraverso il registro originale delle sepolture, poiché la documentazione consultabile finora non consente di affermarlo con assoluta certezza. A oltre un secolo di distanza, la sua vicenda continua a riemergere grazie ai documenti. Ogni archivio aggiunge un tassello. Un registro anagrafico restituisce la data di nascita. Un foglio matricolare racconta la promozione a sergente. Un bollettino ufficiale conserva le parole della decorazione. Un volume dedicato ai decorati vicentini impedisce che quel nome venga dimenticato. Sono frammenti, apparentemente piccoli, ma sufficienti a ricostruire il profilo di un uomo. Non quello di un eroe costruito dalla retorica, bensì quello di un giovane che attraversò uno dei periodi più difficili della storia italiana, assunse responsabilità sempre maggiori e rimase accanto ai propri uomini fino all’ultimo combattimento. Forse è proprio questo l’aspetto che colpisce di più.
Le grandi guerre vengono spesso raccontate attraverso le strategie dei generali, le decisioni dei governi o le date delle grandi battaglie. Ma la loro vera dimensione umana si ritrova nelle storie individuali, in quei nomi che rischiano di diventare soltanto un’incisione su una lapide o una riga in un registro militare. Eugenio Marana è uno di quei nomi. Un giovane diventato sergente durante la guerra, partito con la Brigata “Napoli” verso la Francia e caduto nel Bois de la Bovette mentre guidava il proprio plotone contro una mitragliatrice nemica. Di lui la storia non ha conservato molte parole. Quelle poche, però, continuano ancora oggi a raccontare una vita intera.
Umberto Ravagnani

BIBLIOGRAFIA:  – O.Gianesato, “I soldati di Montebello chiamati alle armi nella guerra 1915-18”, 2014.
– E.Gasparella, “Come si visse la Guerra 15/18 Memorie”, 1928.
– G.Tomasoni, C.Nuvoli, “La Grande Guerra raccontata dalle cartoline”, Lavis (Tn), 2004.
FOTO: Eugenio Marana in una foto restaurata da una cartolina postale del 1920.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

UNA STORIA DIMENTICATA

[502] UNA STORIA DIMENTICATA
La lunga vita del Capomastro

La storia di Giuseppe Guarda attraversa quasi novant’anni di vita italiana. Comincia in un piccolo paese del Vicentino alla fine dell’Ottocento e si conclude nell’estate del 1980, dopo che il mondo attorno a lui era cambiato più volte. Quando morì, il 4 agosto 1980, aveva ottantanove anni e quasi due mesi. Aveva visto nascere il nuovo secolo, aveva assistito a due guerre mondiali e aveva attraversato decenni di trasformazioni che avevano modificato profondamente il volto dell’Italia.
A Montebello Vicentino, dove era nato l’8 giugno 1891, Giuseppe era conosciuto anche con un soprannome che accompagnava la sua famiglia: “Capomastro”. Era parente dell’omonimo costruttore dell’Oratorio della Sacra Famiglia, anche lui etichettato come “Capomastro” ma figlio di Giovanni Battista. Nei paesi di allora i soprannomi avevano spesso un’importanza particolare. Servivano a distinguere le famiglie, a identificarle immediatamente all’interno della comunità. Talvolta finivano quasi per affiancare il cognome stesso, diventando parte della memoria collettiva locale. Nella ormai scomparsa (aggiornata) lapide, nel cimitero di Montebello, stava scritto “Famiglia Guarda Capimastri”.
Figlio di Achille Guarda e di Angela Castaman, Giuseppe crebbe in una realtà molto diversa da quella che conosciamo oggi. Le campagne dominavano il paesaggio, il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni e gli spostamenti erano limitati. Per molti giovani della sua generazione, il mondo sembrava fermarsi poco oltre i confini del proprio paese. Eppure, proprio mentre Giuseppe stava diventando adulto, l’Italia iniziava a guardare sempre più oltre i propri confini. Il giovane Regno d’Italia cercava un ruolo tra le potenze europee e perseguiva ambizioni coloniali che avrebbero portato il Paese a confrontarsi con l’Impero Ottomano.
Nel Ruolo Matricolare di Giuseppe compare una delle prime informazioni significative della sua esperienza militare: la partecipazione alla campagna di guerra italo-turca del 1911-1912. Nel 1911 aveva vent’anni. Era ancora un ragazzo secondo i criteri dell’epoca, ma abbastanza grande da essere coinvolto negli eventi che stavano prendendo forma. La guerra italo-turca scoppiò il 29 settembre 1911 e terminò il 18 ottobre 1912. L’obiettivo dell’Italia era ottenere il controllo della Tripolitania e della Cirenaica, territori appartenenti all’Impero Ottomano che in seguito sarebbero stati associati alla Libia italiana.
Le fonti non permettono di sapere in quale reparto fosse inquadrato né in quali località abbia operato. Non possiamo confermare dettagli ulteriori. Possiamo però affermare con certezza che prese parte a quella campagna e che si trovò coinvolto in una guerra combattuta lontano dalla sua terra d’origine.
Per un giovane proveniente da Montebello Vicentino, il distacco doveva essere notevole. La distanza geografica era enorme, ma ancora più grande era probabilmente la distanza culturale e ambientale. Molti soldati italiani si trovarono per la prima volta davanti a paesaggi, condizioni climatiche e realtà completamente diverse da quelle conosciute. Quella guerra occupa un posto particolare nella storia. Fu infatti uno dei primi conflitti in cui vennero impiegati gli aeroplani per scopi militari. Si trattava di una novità assoluta che, all’epoca, suscitò curiosità e interesse. Senza che i contemporanei potessero immaginarlo pienamente, quelle innovazioni anticipavano alcuni aspetti delle guerre che avrebbero segnato il resto del secolo.
Terminata la campagna, Giuseppe tornò alla vita civile. Nel 1911 risulta residente a Montebello Vicentino e per alcuni anni la documentazione non registra altri eventi militari rilevanti. Sembrava una fase di relativa tranquillità.
Ma l’Europa stava cambiando rapidamente.
Nel 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale. Inizialmente l’Italia rimase neutrale, osservando gli sviluppi del conflitto. Nel corso dei mesi successivi, tuttavia, il quadro politico cambiò e il Paese si preparò all’ingresso in guerra. Anche per Giuseppe arrivò il momento di tornare in uniforme. Il 22 aprile 1915 fu richiamato alle armi nel 113° Reggimento Fanteria della Brigata Mantova. Aveva quasi ventiquattro anni e possedeva già una precedente esperienza militare. Questo elemento lo distingueva da molti giovani che stavano affrontando per la prima volta la vita di caserma e la disciplina dell’esercito.
La guerra che lo attendeva era però diversa da quella combattuta in Africa. Non si trattava di una campagna relativamente circoscritta, ma di un conflitto destinato a coinvolgere milioni di uomini. Le operazioni militari si sarebbero svolte in ambienti difficili, spesso caratterizzati da montagne, alture e posizioni fortificate.
I documenti non raccontano la sua quotidianità durante quei mesi. Non sappiamo quali fossero le sue impressioni, né quali rapporti avesse con i commilitoni. Tuttavia, le successive annotazioni permettono di intuire che il suo percorso all’interno dell’esercito stava assumendo un’importanza crescente. Il 1° dicembre 1915 venne promosso sergente. La promozione non rappresentava soltanto un avanzamento formale. Un sergente era chiamato a svolgere funzioni essenziali per la vita del reparto. Doveva trasmettere ordini, coordinare uomini e contribuire alla gestione delle attività quotidiane. In un esercito impegnato in guerra, tali responsabilità assumevano un valore ancora maggiore.
L’avanzamento suggerisce che Giuseppe fosse considerato affidabile dai superiori. Le fonti non spiegano i motivi specifici della promozione, ma il passaggio a un grado superiore indica chiaramente una crescita del suo ruolo.
Il conflitto continuava nel frattempo a richiedere uomini preparati e capaci di assumere incarichi sempre più impegnativi. Le necessità operative spinsero l’esercito a formare nuovi ufficiali, individuando personale che avesse dimostrato competenza ed esperienza. Anche Giuseppe entrò in questo percorso. Il 31 luglio 1916 fu nominato allievo ufficiale di complemento nel 113° Reggimento Fanteria. Si trattava di un passaggio importante. Diventare allievo ufficiale significava essere avviato verso funzioni di comando. Non era un riconoscimento automatico. Comportava nuove responsabilità e una preparazione adeguata ai compiti che lo attendevano.
La sua situazione cambiò rapidamente.

Il giorno successivo, il 1° agosto 1916, risulta in servizio presso il 32° Reggimento Fanteria della Brigata Siena.
Dietro questa annotazione si può cogliere uno degli aspetti tipici della vita militare durante la guerra: il continuo adattamento. Cambiare reparto significava inserirsi in una nuova realtà, conoscere nuovi superiori e collaborare con uomini provenienti da contesti differenti. A quel punto Giuseppe aveva accumulato un bagaglio di esperienza significativo. Aveva partecipato alla campagna italo-turca, era stato richiamato durante la Prima guerra mondiale e aveva ottenuto avanzamenti progressivi all’interno dell’esercito. Gli anni successivi furono particolarmente intensi per le forze armate italiane. Le difficoltà del conflitto richiedevano ufficiali preparati e capaci di assumere responsabilità dirette. Il riconoscimento più importante della sua carriera documentata arrivò il 26 maggio 1918. In quella data venne promosso sottotenente di complemento dell’Arma di Fanteria.
Aveva ventisei anni. Per un giovane nato in un piccolo paese veneto, si trattava di un traguardo rilevante. Il grado di sottotenente comportava responsabilità di comando e un ruolo di riferimento per i soldati affidati alla sua guida.
La promozione avvenne in una fase cruciale della guerra. Il conflitto sarebbe terminato pochi mesi dopo, ma nel maggio del 1918 il suo esito non era ancora scritto. Gli ufficiali erano chiamati a svolgere compiti delicati in un contesto che continuava a essere estremamente complesso. Le informazioni disponibili si fermano sostanzialmente qui. Oltre questo punto, il Ruolo Matricolare non fornisce ulteriori dettagli sul suo percorso militare. Non possiamo confermare quali incarichi abbia ricoperto successivamente né quali siano stati gli sviluppi della sua vita professionale. Possiamo però osservare il quadro complessivo. Giuseppe Guarda apparteneva a quella generazione che vide l’Italia passare dalle ambizioni coloniali della guerra di Libia alle immense prove della Prima guerra mondiale. Nel giro di pochi anni attraversò esperienze che modificarono il destino di milioni di persone.
Dopo la fine del conflitto, la sua vita proseguì ancora per molti decenni. Sappiamo che visse abbastanza a lungo da assistere ai profondi cambiamenti del Novecento. Quando nacque, i fratelli Wright non avevano ancora compiuto il loro primo volo. Quando morì, nell’agosto del 1980, l’uomo aveva già camminato sulla Luna da oltre un decennio. Tra questi due estremi si colloca l’esistenza di Giuseppe Guarda, il “Capomastro” di Montebello Vicentino. Un uomo la cui storia ci è arrivata attraverso poche annotazioni ufficiali, ma che permette ancora oggi di intravedere il percorso di un soldato e di una generazione intera. Le date registrate nei documenti raccontano promozioni, trasferimenti e incarichi; dietro quelle righe emerge invece il cammino di una persona che attraversò quasi novant’anni di storia italiana, conservando il proprio posto nella memoria della comunità che lo aveva visto nascere.
Umberto Ravagnani

BIBLIOGRAFIA:  – O.Gianesato, “I soldati di Montebello chiamati alle armi nella guerra 1915-18”, 2014.
– E.Gasparella, “Come si visse la Guerra 15/18 Memorie”, 1928.
– G.Tomasoni, C.Nuvoli, “La Grande Guerra raccontata dalle cartoline”, Lavis (Tn), 2004.
FOTO: 1) Cartolina d’epoca, Cartolina diffusa nel 1911 – 1912 che esalta “i valorosi combattenti nel nome d’Italia nostra in Tripolitania e in Cirenaica”.
2) La lapide della tomba della famiglia Guarda, nel cimitero di Montebello Vicentino, com’era fino al gennaio 1995, prima del completo restauro (cortesia di Martine Audain).

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

GEMMA CENZATTI E ADA NEGRI

[501] GEMMA CENZATTI E ADA NEGRI
Due donne, due visioni, un tempo condiviso

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l’Italia vive una stagione di passaggi decisivi. Le città si espandono, l’industria cresce, le idee politiche si moltiplicano e, lentamente, anche il ruolo delle donne inizia a cambiare. In questo scenario si incontrano due percorsi che, pur diversi per visibilità pubblica, risultano profondamente intrecciati: quello dell’insegnante e intellettuale Gemma Cenzatti e quello della poetessa Ada Negri. La loro amicizia, documentata attraverso uno scambio epistolare durato circa un decennio, offre uno sguardo concreto sulla vita culturale dell’epoca e sulle sfide affrontate dalle donne che cercavano spazio nella società. Gemma Cenzatti nasce nel 1872 a Pojana Maggiore, in provincia di Vicenza, in una famiglia numerosa e legata al mondo agricolo. Essere l’ultima di undici figli significa crescere in un contesto dove le risorse sono limitate e le opportunità, soprattutto per una ragazza, non sono scontate. Il padre, originario di Montebello Vicentino, lavora come affittanziere, cioè gestisce terreni presi in affitto e li concede ad altri contadini. È un ruolo importante ma fragile, perché dipende dalle condizioni economiche e dai raccolti.
Nonostante queste difficoltà, Gemma sviluppa presto una forte inclinazione per lo studio. Nell’Italia di fine Ottocento l’istruzione femminile è ancora limitata: molte ragazze frequentano solo la scuola elementare, mentre l’accesso agli studi superiori è raro. Quando nel 1888 Gemma chiede di essere ammessa al ginnasio di Este, incontra una resistenza significativa. Pur avendo superato l’esame di ingresso, viene inizialmente esclusa proprio perché donna. Solo dopo l’intervento del Ministero ottiene il diritto di frequentare. Questo episodio, apparentemente circoscritto, riflette un cambiamento più ampio: sempre più donne iniziano a rivendicare il diritto allo studio.
Gemma prosegue il suo percorso con determinazione. Frequenta il liceo classico a Padova e poi l’università, dove studia filosofia e lettere. Si tratta di un ambiente ancora prevalentemente maschile, ma lei riesce a distinguersi per i risultati. Nel 1898 si laurea con una tesi dedicata al poeta francese Lamartine e ai suoi rapporti con l’Italia. L’anno successivo ottiene l’abilitazione all’insegnamento, aprendo così la strada alla sua carriera educativa.
Nel frattempo, qualche anno prima, nel 1870, nasce a Lodi Ada Negri, in una famiglia molto modesta. Il padre è vetturino, la madre tessitrice. L’infanzia di Ada si svolge in gran parte nella portineria di un palazzo dove la nonna lavora come custode. Questo ambiente, semplice ma ricco di osservazioni quotidiane, diventa una sorta di palestra per il suo sguardo sul mondo. Fin da piccola impara a osservare le persone, i gesti, le differenze sociali.
Anche Ada riesce, con impegno, a studiare e diventare maestra. L’insegnamento rappresenta per lei non solo un lavoro, ma anche un punto di partenza per la scrittura. Inizia a comporre poesie che parlano della realtà sociale: operai, povertà, fatica quotidiana. Questi temi, trattati con intensità emotiva, la rendono presto una voce riconoscibile nel panorama letterario italiano. Alla fine dell’Ottocento il suo nome è già noto e associato agli ambienti sensibili alle questioni sociali.
All’inizio del Novecento, entrambe le donne si trovano, in modi diversi, legate a Milano. La città è uno dei centri più dinamici del paese, caratterizzata da un forte sviluppo industriale e da un intenso fermento culturale. Qui operano figure come Anna Kuliscioff, impegnata nella lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne, e Alessandrina Ravizza, attiva nel campo dell’assistenza sociale. Gemma si inserisce pienamente in questo contesto. Trasferitasi a Milano, entra in contatto con la Società Umanitaria, un’istituzione nata nel 1893 con l’obiettivo di promuovere l’istruzione e migliorare le condizioni delle classi popolari. Qui insegna storia del costume in una scuola professionale femminile. Questa disciplina non riguarda solo gli abiti, ma permette di capire come vivono le persone nelle diverse epoche, quali sono le differenze sociali e come cambiano i ruoli tra uomini e donne.
Ada, invece, vive un rapporto più intermittente con Milano. Dopo il matrimonio con Giovanni Garlanda, si trasferisce spesso lontano dalla città, in particolare a Valle Mosso, nelle Prealpi piemontesi. Questa distanza geografica si traduce anche in una certa distanza dalla vita culturale milanese, che Ada osserva da lontano con curiosità ma anche con un senso di esclusione. È proprio in questo contesto che nasce e si sviluppa l’amicizia tra le due. Dal 1904 iniziano a scambiarsi lettere con regolarità. Per Ada, Gemma diventa una figura fondamentale: una confidente, una lettrice attenta, una presenza stabile in un momento della vita segnato da incertezze. Per Gemma, Ada è una voce autorevole della letteratura, ma anche un’amica con cui condividere riflessioni personali e culturali.
Le lettere mostrano un rapporto intenso e sincero. Ada si apre con grande franchezza, raccontando le difficoltà della vita familiare, le preoccupazioni per la figlia Bianca e i momenti di crisi interiore. In alcuni passaggi emerge un forte senso di inquietudine: teme di non riuscire più a scrivere come un tempo, si interroga sul proprio talento, cerca nuove forme espressive. Gemma, da parte sua, appare più stabile e inserita nella realtà milanese. Insegna, scrive articoli, mantiene rapporti con altri intellettuali. Nelle lettere svolge spesso il ruolo di interlocutrice critica, offrendo osservazioni e consigli sui testi di Ada. Il loro dialogo non è mai superficiale: tocca questioni letterarie, ma anche temi legati alla condizione femminile e alla società.
Le due discutono spesso di altre scrittrici contemporanee. Tra i nomi citati compare Grazia Deledda, che qualche anno più tardi riceverà il Premio Nobel per la letteratura. Viene menzionata anche Sibilla Aleramo, il cui romanzo Una donna affronta il tema della libertà personale femminile, suscitando ampio dibattito.
Nelle lettere trovano spazio anche riferimenti agli eventi del tempo. Le due amiche commentano fatti di cronaca e tragedie naturali, segno di una partecipazione attiva alla vita del paese. Questo intreccio tra dimensione privata e contesto storico rende la loro corrispondenza particolarmente significativa. Il rapporto epistolare prosegue fino al 1914. L’ultima lettera conosciuta è scritta da Ada da Zurigo, dove si è recata per raggiungere la figlia dopo la separazione dal marito. Questo momento segna anche una svolta nella sua vita personale.
Negli anni successivi, le strade delle due donne si allontanano progressivamente. Le loro scelte politiche, in particolare, divergono. Ada Negri, pur provenendo da ambienti vicini al socialismo, negli anni del regime fascista riceve riconoscimenti ufficiali e nel 1940 entra a far parte dell’Accademia d’Italia, diventando la prima donna a ottenere questo incarico.
Gemma Cenzatti, invece, mantiene una posizione critica nei confronti del regime. Continua a lavorare nel campo dell’istruzione e diventa preside della Scuola Superiore Femminile A. Manzoni di Milano. Il suo impegno è rivolto soprattutto alla formazione delle giovani donne. Tuttavia, negli anni Trenta, il controllo politico sulla scuola si intensifica. Gemma rifiuta di aderire al partito fascista e nel 1935 viene destituita per “incapacità professionale” dal suo incarico, una motivazione formale che nasconde ragioni politiche. La perdita del lavoro ha conseguenze pesanti. Senza uno stipendio e senza pensione, affronta anni difficili dal punto di vista economico. Dopo la Seconda guerra mondiale ottiene un risarcimento, ma le sue condizioni di salute sono ormai compromesse. Muore nel 1948.
Ada Negri, scomparsa nel 1945, ha continuato la sua attività letteraria fino agli ultimi anni della vita. La sua figura resta legata alla poesia e alla capacità di raccontare la realtà sociale con intensità emotiva. Tuttavia, il suo percorso rimane complesso, segnato da scelte che hanno suscitato interpretazioni diverse nel tempo.
Le storie di Gemma Cenzatti e Ada Negri, considerate insieme, mostrano due modi diversi di affrontare le sfide di un’epoca in trasformazione. Entrambe cercano di costruire uno spazio per sé in una società che offre ancora poche possibilità alle donne. Una lo fa attraverso la scuola e l’impegno civile, l’altra attraverso la scrittura e la letteratura. La loro amicizia rappresenta un punto di incontro tra questi due percorsi. Nelle lettere si riconosce una fiducia reciproca che supera le differenze di vita e di carattere. È proprio questo dialogo, fatto di parole sincere e di confronto continuo, a restituire oggi il senso più autentico della loro esperienza.
Umberto Ravagnani

BIBLIOGRAFIA: – A. Negri « Lettere a Gemma Cenzatti », pubblicata in ADA NEGRI, « La vita di un giorno », Milano, Agnesi, 2017.
– V. Maggiolo, L. Silva – “Gemma Cenzatti: da Este a Milano, un’intellettuale tra Otto e Novecento“, in Terra d’Este – Rivista di storia e cultura, anno XXXIV – n. 67, Este.
NOTE: ⁕ Vedi anche l’articolo n. [94] LA FAMIGLIA CENZATTI di Ottorino Gianesato e l’articolo n. [397] GEMMA CENZATTI di Umberto Ravagnani.
FOTO: 1) La copertina del libro “Alfonso De La Martine e l’Italia” tesi di laurea di Gemma Cenzatti.
2) La poetessa Ada Negri (rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

IL BERSAGLIERE CICLISTA

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


L’ARTIGLIERE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


TRA ORDINE E CAOS

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


RESISTENZA ESTREMA

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


TRA STORIA E RICORDI

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


UN RAGAZZO DEL ’98

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


MEDAGLIA D’ARGENTO

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


MONTEBELLO 1915-18

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


L’AVVENTURA DI UN TENORE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


QUANDO NON C’ERANO I MEDIA

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


L’ESTATE AMARA DI GUZZONI

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


IL CAPITANO NELLA NEVE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


UNA VITA CONTROCORRENTE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


UN TRENO SENZA SPERANZA

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


DA MONTEBELLO AL FRONTE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


UN SEGRETO TRA I GELSI

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


GLI ARCHI SCOMPARSI

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


MONTEBELLO NON DIMENTICA

[451] MONTEBELLO NON DIMENTICA – Giulio, storia di un ragazzo

Era un ragazzo di nome Giulio, uno di quelli che passano quasi inosservati, con la vita segnata più dai doveri che dai sogni. Non c’erano fanfare ad accompagnarlo, nessuna fotografia in posa con la divisa lucida. Solo la carta, l’inchiostro, le firme, e quel piccolo paese dove era nato e cresciuto: Montebello Vicentino, un angolo quieto del Veneto, dove il tempo sembrava ancora dettato dal suono delle campane e dalle stagioni.
Giulio Faggionato nasce il 15 ottobre 1895. Figlio di Luigi, cursore del Comune — una figura essenziale, ma umile, il messo che porta ordini, trasmette atti, consegna comunicazioni ufficiali — e di Palma Biasin, donna di casa. Vivono in località Mira, una zona semplice, senza lussi, dove il lavoro è fatica ma anche identità. Fin da giovane, Giulio impara ad ascoltare il linguaggio della burocrazia. Fa lo scrivano nel municipio, probabilmente con le maniche rimboccate, il calamaio vicino e lo sguardo attento sui registri. Era un compito silenzioso ma centrale. Come il padre, anche lui mette le parole al servizio del paese. Nei registri comunali dell’anagrafe di fine Ottocento, la firma di Luigi Faggionato, il padre di Giulio, ricorre spesso, testimone presente in atti di nascita e di morte. Giulio cresce tra quelle carte, imparando a dare ordine al mondo attraverso la scrittura. Poi arriva il 1914. E con lui, la guerra.
Il 10 dicembre, Giulio è dichiarato soldato di seconda categoria. Nessuno si illude: la neutralità italiana è appesa a un filo, e quel filo si spezzerà presto. Infatti, appena un mese dopo, la chiamata arriva. È il momento di lasciare l’inchiostro per l’elmetto. Di salutare il municipio e imbracciare il fucile.
La sua prima assegnazione è al 5° Reggimento Fanteria, Brigata Aosta. Ma dura poco. Passa quasi subito al 149°, parte della Brigata Trapani, Milizia Mobile. E due giorni prima dell’ingresso ufficiale dell’Italia nel primo conflitto mondiale, Giulio è già in marcia verso il fronte.
Nel 1915, la Brigata Trapani è schierata a Monte Sei Busi, nei pressi di Redipuglia, e poi a Vermegliano. Sono nomi che oggi dicono poco, ma all’epoca erano sinonimi di morte lenta. Trincee fangose, piogge infinite, bombardamenti continui. I soldati dormivano con il fucile in mano e il pensiero altrove, forse a casa, forse al prossimo pasto. La guerra qui non era un’epopea, era logoramento quotidiano.
All’inizio del 1916, la Trapani viene sostituita e si ritira per qualche settimana nelle retrovie. Palazzotto, Cadorlina, Bozzatta, Papariano… piccoli paesi che diventano rifugi precari per uomini stremati. Ma il riposo è breve: a fine maggio, la brigata sale in treno e torna a Vicenza. Stavolta si combatte sui monti di Recoaro, poi sull’Altopiano di Asiago, sul Monte Lemerle, nel pieno della Strafexpedition — l’offensiva austriaca che cerca di sfondare le linee italiane in Trentino.
Giugno 1916. Il 149° e il 150° Reggimento della Brigata Trapani sono costretti a retrocedere a Salcedo. Da lì, si spostano a Bressanvido per riorganizzarsi. Giulio, con loro, cambia ancora una volta posizione. Quando riparte per il fronte, lo fa in silenzio, come tante altre volte. Direzione: Monte Sabotino, alle spalle di Gorizia.
Poi accade qualcosa. Un buco nei documenti, una di quelle omissioni che la guerra lascia dietro di sé come scie di polvere. Giulio non è più con la Brigata Trapani. È passato al 270° Reggimento Fanteria, Brigata Aquila. Non sappiamo quando, né perché. Ma lo ritroviamo lì, nel giugno del 1917, di nuovo sull’Altopiano di Asiago, dove tutto sembra tornare — le montagne, il freddo, la tensione.
Nella notte tra il 6 e il 7 giugno, il 270° Fanteria raggiunge la prima linea in località Gaiga, vicino a Canove di Roana. È una zona difficile, montuosa, dove ogni spostamento è faticoso e il nemico può essere ovunque. Le pattuglie si muovono con cautela, ma sono azioni sterili, che non cambiano il corso del conflitto.
Tre giorni dopo, il 10 giugno 1917, Giulio Faggionato muore in combattimento. Colpito alla testa da schegge di granata, cade nella Val d’Assa, a pochi chilometri da dove era arrivato. Ha solo ventidue anni.
Nessuna medaglia. Nessun telegramma a effetto. Viene sepolto in uno dei tanti piccoli cimiteri di guerra, a pochi passi dalle trincee, là dove la terra non è più terra ma memoria confusa. Poi il silenzio. Il conflitto continua. Altri morti, altri nomi. Giulio è solo uno fra tanti. Ma la sua storia non finisce lì.
Quando la guerra finalmente si chiude, l’Italia avvia un lungo processo di ricostruzione, anche morale. I caduti vengono riesumati dai cimiteri improvvisati sparsi sul fronte. I più trovano sepoltura nei nuovi sacrari militari. Altri, come Giulio, tornano a casa.
Nel 1923, sei anni dopo la sua morte, la salma viene traslata da quel campo di battaglia lontano e riportata a Montebello Vicentino. È un gesto semplice, ma carico di significato. Quel ragazzo partito da scrivano e morto da soldato può finalmente riposare dove è nato.
Il 10 dicembre di quell’anno, il prevosto di Montebello, Antonio Zanellato, scrive nei registri parrocchiali:
L’Anno del Signore 1923, il 10 Dicembre, Faggionato Giulio figlio di Luigi e di Biasin Palma, di questa Parrocchia, celibe, soldato del 270° Fanteria, morto in Val d’Assa per ferite alla testa da schegge di granata il 10 Giugno 1917 all’età di 22 anni, fu trasportato e sepolto in Montebello.
Non c’è retorica, solo i fatti. Ma dentro quelle righe c’è una vita intera: un ragazzo che scriveva per il suo paese, che si è trovato in trincea, che ha camminato tra montagne e silenzi, che è morto senza clamore e che alla fine ha trovato la via del ritorno.
Oggi, il suo nome forse non dice molto. Ma raccontarlo serve a non dimenticare. Perché dietro ogni caduto, c’è sempre una storia. E quella di Giulio merita di essere ascoltata. UMBERTO RAVAGNANI – OTTORINO GIANESATO

FOTO: Giulio Faggionato (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
BIBLIOGRAFIA: O.GIANESATO, MONTEBELLO E I SUOI CADUTI NELLA GUERRA 1915-18, 2014.
M.RIGONI STERN, 1915-1918 LA GUERRA SUGLI ALTIPIANI, 2000.

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

LA SOLENNE 2025

[450] LA SOLENNE 2025
La fede che non sbiadisce

Montebello è pronto. Le strade sono ornate con fiori freschi, le finestre decorate con drappi colorati, e nell’aria si respira quell’attesa che precede gli eventi davvero importanti.
Domenica 4 maggio è uno di quei giorni speciali: dopo dieci anni di attesa – e un’assenza forzata dovuta alla pandemia – torna la “Solenne”, la processione in onore della Madonna di Montebello. È la 28ª edizione, e il paese è pronto a celebrarla con il cuore. Ma la Solenne è molto più di una processione. È un evento che affonda le sue radici nel profondo della storia e nell’anima della comunità. Non è solo un rito religioso: è un momento collettivo in cui il paese ritrova se stesso. È l’occasione per stringersi attorno alla propria identità, per ricordare chi si è, da dove si viene, e per guardare avanti con la forza del passato alle spalle.
Ogni cinque anni, Montebello si ferma e si raccoglie. I bambini crescono con la Solenne come punto di riferimento: c’è chi ricorda la prima volta da piccolo, sulle spalle del padre, chi la collega a un evento importante della propria vita, una comunione, un matrimonio, o anche un lutto. La Solenne scandisce il tempo con un passo lento ma costante, come il battito regolare di un cuore che non smette mai di pulsare.
Dietro a questa celebrazione c’è un lavoro lungo e minuzioso. Ogni dettaglio viene curato con attenzione: la statua viene sistemata e pulita, i paramenti religiosi verificati uno a uno, le confraternite richiamate all’ordine, i cori si preparano per settimane. Ma ciò che rende la Solenne davvero unica è la partecipazione della gente. Non ci sono spettatori: tutti fanno parte della scena. Gli anziani, i giovani, le famiglie, i bambini… tutti insieme, uniti, sotto lo stesso cielo, seguono la Madonna tra canti, preghiere e silenzi carichi di significato.
Questa festa non è nata per caso. La devozione della comunità verso la Madonna risale a un’epoca lontana, quando il paese fu messo alla prova da eventi drammatici. Sul finire del Settecento, Montebello si trovò a fronteggiare due catastrofi che avrebbero potuto spezzarne lo spirito. Invece, contribuirono a rafforzarlo.
Nel 1791, un’epidemia di tifo colpì con ferocia. Le persone si ammalavano in fretta, i giovani erano i più colpiti, e la medicina del tempo era impotente. I medici non potevano far nulla, e la paura si diffondeva come il contagio. Le strade si svuotarono, le case si chiusero nel silenzio e nello sgomento. In quel buio, la gente si aggrappò all’unica speranza rimasta: la fede. Le preghiere diventarono incessanti, si recitavano rosari notte e giorno, si invocava la Madonna con voce tremante. E accadde qualcosa di inspiegabile: l’epidemia si fermò, bruscamente, senza un motivo razionale. Per gli abitanti, non ci furono dubbi. Era un miracolo.
Due anni dopo, un’altra emergenza colpì Montebello. Questa volta fu la siccità. I campi si seccavano sotto il sole implacabile, la terra si spaccava, e la fame sembrava imminente. Di nuovo, la popolazione si rivolse alla Madonna. Organizzarono una processione speciale, portarono la statua per le strade del paese. Quella sera stessa, il cielo cambiò volto: nuvole nere si addensarono e la pioggia cadde, abbondante. I raccolti furono salvi. Il paese, ancora una volta, si sentì protetto.
Da quella riconoscenza nacque un culto profondo. I fedeli iniziarono a offrire ceri, doni, denaro. Parte di questi vennero destinati alla costruzione di un nuovo altare in marmo, per rendere onore alla Madonna. Ma la costruzione della nuova chiesa assorbì le risorse, e il progetto restò sospeso.
Solo nel 1811, grazie alla generosità di un devoto di nome Antonio Bevilacqua, si riuscì ad acquistare un altare in marmo proveniente dal monastero del Corpus Domini di Vicenza, chiuso nel frattempo. L’altare era una vera opera d’arte, realizzata dagli scultori Orazio Marinali e Giovanni Cassetta. Ma c’era un problema: era troppo grande per la cappella di Montebello. Si tentarono degli adattamenti, prima con un rivestimento in mattoni, poi con una decorazione dorata in legno. Ma nulla convinceva davvero. Il risultato era goffo, e la gente lo sentiva. Il nodo venne sciolto nel 1885, quando il prevosto don Giuseppe Capovin decise di intervenire. Affidò il restauro a Francesco Cavallini, uno scultore esperto di Pove del Grappa. Cavallini riprogettò l’altare con intelligenza e sensibilità, rispettando le proporzioni dello spazio e riuscendo nell’impresa: l’altare, finalmente, sembrava nato per stare lì.
Durante i lavori, la statua della Madonna fu spostata temporaneamente nella vecchia chiesa di San Francesco. Ma don Capovin capì che il ritorno non poteva essere anonimo. Così propose qualcosa di nuovo: una grande processione pubblica per riportare la statua al suo posto. Era il 26 aprile, e Montebello rispose con entusiasmo. Il paese si mobilitò: archi fioriti lungo le strade, case addobbate, cori, preghiere. Migliaia di persone arrivarono anche dai paesi vicini. Fu un giorno indimenticabile. Quel momento fu così sentito e partecipato, che don Capovin comprese quanto la comunità avesse bisogno di un appuntamento simile. Così nacque l’idea di renderlo un rito stabile: ogni cinque anni, la prima domenica di maggio, la Madonna sarebbe tornata in processione tra la sua gente. Nasceva ufficialmente la “Festa della Solenne”.
Da quel giorno del 1885, la Solenne non è mai venuta meno. Ha resistito a tutto: due guerre mondiali, cambiamenti sociali profondi, e perfino alla recente pandemia. Solo nel 2020, a causa del Covid, fu necessario sospendere tutto. Ma quello fu solo un momento di pausa, non una fine. Ora, Montebello è di nuovo pronto.
Ogni volta che arriva, la Solenne non è mai identica alla precedente. Eppure, porta sempre con sé lo stesso spirito. È una memoria viva, che si rinnova e cresce. È un patto rinnovato tra la gente e la propria storia. È una promessa mantenuta, anno dopo anno, decennio dopo decennio.
Nel giorno della Solenne, Montebello si trasforma. Le strade, i volti, i canti, tutto parla di appartenenza. È come se il tempo si fermasse, e la comunità, intera, potesse guardarsi negli occhi e dire: “Siamo ancora qui. Insieme.” Ed è proprio in questo gesto collettivo che si trova la forza di un paese. Un paese piccolo, forse, ma con una storia grande, che continua a camminare al passo lento e solenne della sua devozione.
E così, ogni cinque anni, Montebello scrive una nuova pagina del suo libro. Lo fa con le mani unite, i piedi in cammino, gli occhi rivolti alla statua della Madonna. Perché, alla fine, la Solenne è proprio questo: la fede che non si spegne, la storia che non si dimentica, e un popolo che, anche dopo 140 anni, continua a credere nella bellezza di ritrovarsi e camminare insieme.

  4 maggio 2025 - XXVIIIa LA SOLENNE A MONTEBELLO - L'arco del Ponte del Marchese
  4 maggio 2025 - XXVIIIa LA SOLENNE A MONTEBELLO
  4 maggio 2025 - XXVIIIa LA SOLENNE A MONTEBELLO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

FOTO: La Solenne del 2025 (foto Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

NOTTE CHIARA A MONTEBELLO

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


OBIETTIVO MONTEBELLO

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


L’INFERNO DEGLI ALPINI

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


I GIARDINETTI DEL PONTE

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


VERSO UN NUOVO INIZIO

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


AL FRONTE SENZA RITORNO

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


1921: ITALIA NEL CAOS

 

⁕  AREA RISERVATA  ⁕

Per visualizzare questo articolo è necessario registrarsi o accedere con le proprie credenziali. La registrazione è semplice e gratuita: dal menu in alto oppure dalla barra laterale, scegli AREA RISERVATAREGISTRAZIONE; inserisci i tuoi dati e premi su REGISTRAZIONE; ti verrà posta una semplice domanda e, dopo aver inviato la risposta al nostro indirizzo, in breve tempo, riceverai l'approvazione della tua richiesta. Potrai quindi entrare nell'area riservata con ACCEDI usando l'indirizzo e-mail e la password scelti nella fase precedente.

 

AUREOS 2001-2020. . . . . . . . . .AUREOS 2021-2022. . . . . . . . . .AUREOS 2023-2024. . . . . . . . . .

Gli articoli dal 2001 al 2020 compreso sono stati raccolti in un volume riccamente illustrato, disponibile presso la nostra redazione (AUREOS 2001-2020) e sono ancora consultabili online previa registrazione al sito. Il libro con la raccolta degli articoli del 2021 e 2022 è disponibile a partire dal 17 febbraio 2024, il nuovo notiziario con gli articoli del 2023 e 2024 sarà disponibile a partire dal 1 marzo 2025.


Per copiare il contenuto chiedi agli Autori