[506] TRA EROISMO E DISTRUZIONE – Storia di un valoroso soldato montebellano

Tra le pagine di un vecchio ruolo matricolare possono sembrare nascoste soltanto informazioni amministrative: un nome, alcune date, i reparti di appartenenza, le promozioni e gli eventi principali della carriera militare. Ma, quando quel documento riguarda un soldato della Grande Guerra, ogni riga può diventare il punto di partenza per ricostruire una storia fatta di sacrifici, coraggio e momenti difficili.
È il caso di Vittorio Soldà, nato a Montebello Vicentino l’8 giugno 1893, figlio di Antonio e Santa Castegnaro. Era un giovane uomo all’inizio della propria vita adulta, quando gli eventi internazionali portarono l’Europa verso un conflitto destinato a coinvolgere milioni di persone. Il 30 aprile 1914 Vittorio Soldà era già caporale nel 60° Reggimento Alpini, Battaglione Vicenza. Gli Alpini erano un reparto nato per operare soprattutto negli ambienti montani, dove la guerra aveva caratteristiche completamente diverse rispetto ai combattimenti in pianura. Non bastava affrontare il nemico: bisognava anche resistere alla durezza dell’ambiente, ai percorsi difficili, alle condizioni meteorologiche e alle enormi difficoltà logistiche.
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale nel maggio del 1915, molti giovani soldati si trovarono improvvisamente coinvolti in una guerra che avrebbe trasformato per sempre il loro modo di vivere. Il fronte alpino divenne una lunga linea di combattimento tra rocce, vallate e cime strategiche. In quelle zone ogni posizione conquistata aveva un valore enorme, perché permetteva di controllare il territorio circostante e condizionare le operazioni militari. Vittorio Soldà continuò il suo servizio distinguendosi all’interno del reparto. Il 15 aprile 1916 venne promosso caporal maggiore. Era un riconoscimento della sua esperienza e delle responsabilità che aveva ormai acquisito dopo mesi trascorsi in guerra. Proprio in quel periodo gli Altipiani vicentini furono investiti da una delle offensive più importanti del conflitto: la Strafexpedition, l’offensiva austro-ungarica iniziata nel maggio del 1916. L’obiettivo degli imperiali era sfondare il fronte italiano e aprirsi un varco verso la pianura veneta. Tra le montagne coinvolte negli scontri, il Monte Cimone di Tonezza occupava una posizione particolarmente importante.
Il Cimone era una cima delle Prealpi Venete alta 1.226 metri e situata a nord di Arsiero, tra la Val d’Astico e la Val Posina. La sua posizione permetteva di controllare importanti vie di comunicazione e per questo motivo venne contesa con grande accanimento dai due eserciti. La sua importanza strategica fu riconosciuta anche dagli stessi austro-ungarici, che arrivarono a considerarla una sorta di fortezza naturale sul fronte italiano.
Per i soldati che combatterono lassù, però, quella montagna non rappresentava soltanto un punto strategico. Era anche un luogo di sofferenza e di perdite continue. Non a caso venne indicata dai militari con il soprannome di “Monte Tomba”, a causa del numero elevato di caduti lasciati sul terreno.
Il 25 maggio 1916 la vetta del Cimone cadde nelle mani austro-ungariche, dieci giorni dopo l’inizio della Strafexpedition. Gli imperiali riuscirono a mantenere il controllo della posizione, mentre gli italiani tentarono più volte di riconquistarla. I soldati della Brigata Bisagno provarono ad avvicinarsi alla cima utilizzando scale e corde, ma gli attacchi vennero respinti. La posizione dominante degli avversari rendeva ogni tentativo estremamente difficile e costoso. La situazione cambiò il 23 luglio 1916, quando le truppe italiane prepararono un nuovo assalto. In campo entrarono i battaglioni alpini Val Leogra e Clapier insieme ai reparti di fanteria 153° e 154°. La battaglia fu intensa e combattuta in condizioni estremamente difficili, tra trincee, rocce e terreno accidentato.
Fu proprio durante questa giornata che Vittorio Soldà compì l’azione per la quale avrebbe ricevuto la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La motivazione ufficiale racconta che, al comando di una squadra composta da uomini nuovi e appartenenti a un reparto che non conosceva, riuscì a superare le difficoltà del terreno e a guidare i suoi soldati contro una trincea nemica fortemente occupata. Il suo comportamento, secondo la motivazione della decorazione, riuscì a trasmettere ai suoi uomini lo slancio necessario per superare la resistenza avversaria.
Dietro il linguaggio sintetico del documento militare si può comprendere la difficoltà di quel momento. In un assalto, soprattutto in una guerra combattuta in montagna, il ruolo di chi comandava una squadra era fondamentale. La capacità di mantenere la calma e guidare gli altri poteva determinare il successo o il fallimento di un’azione. Per quell’episodio sul Monte Cimone, avvenuto il 23 luglio 1916, Vittorio Soldà venne quindi decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La conquista italiana della vetta, tuttavia, non rappresentò la fine della battaglia per quella montagna. Gli austro-ungarici non rinunciarono alla posizione e, dopo aver constatato la difficoltà di una riconquista attraverso un attacco diretto, decisero di ricorrere a una soluzione estrema: minare la cima stessa del Monte Cimone.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – O.Gianesato, “I soldati di Montebello chiamati alle armi nella guerra 1915-18”, 2014.
– G.Tomasoni, C.Nuvoli, “La Grande Guerra raccontata dalle cartoline”, Lavis (Tn), 2004.
FOTO: Il Sacrario dei Caduti del Monte Cimone (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
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Il giorno successivo, il 1° agosto 1916, risulta in servizio presso il 32° Reggimento Fanteria della Brigata Siena.
Nelle lettere trovano spazio anche riferimenti agli eventi del tempo. Le due amiche commentano fatti di cronaca e tragedie naturali, segno di una partecipazione attiva alla vita del paese. Questo intreccio tra dimensione privata e contesto storico rende la loro corrispondenza particolarmente significativa. Il rapporto epistolare prosegue fino al 1914. L’ultima lettera conosciuta è scritta da Ada da Zurigo, dove si è recata per raggiungere la figlia dopo la separazione dal marito. Questo momento segna anche una svolta nella sua vita personale.



