[451] MONTEBELLO NON DIMENTICA – Giulio, storia di un ragazzo

Era un ragazzo di nome Giulio, uno di quelli che passano quasi inosservati, con la vita segnata più dai doveri che dai sogni. Non c’erano fanfare ad accompagnarlo, nessuna fotografia in posa con la divisa lucida. Solo la carta, l’inchiostro, le firme, e quel piccolo paese dove era nato e cresciuto: Montebello Vicentino, un angolo quieto del Veneto, dove il tempo sembrava ancora dettato dal suono delle campane e dalle stagioni.
Giulio Faggionato nasce il 15 ottobre 1895. Figlio di Luigi, cursore del Comune — una figura essenziale, ma umile, il messo che porta ordini, trasmette atti, consegna comunicazioni ufficiali — e di Palma Biasin, donna di casa. Vivono in località Mira, una zona semplice, senza lussi, dove il lavoro è fatica ma anche identità. Fin da giovane, Giulio impara ad ascoltare il linguaggio della burocrazia. Fa lo scrivano nel municipio, probabilmente con le maniche rimboccate, il calamaio vicino e lo sguardo attento sui registri. Era un compito silenzioso ma centrale. Come il padre, anche lui mette le parole al servizio del paese. Nei registri comunali dell’anagrafe di fine Ottocento, la firma di Luigi Faggionato, il padre di Giulio, ricorre spesso, testimone presente in atti di nascita e di morte. Giulio cresce tra quelle carte, imparando a dare ordine al mondo attraverso la scrittura. Poi arriva il 1914. E con lui, la guerra.
Il 10 dicembre, Giulio è dichiarato soldato di seconda categoria. Nessuno si illude: la neutralità italiana è appesa a un filo, e quel filo si spezzerà presto. Infatti, appena un mese dopo, la chiamata arriva. È il momento di lasciare l’inchiostro per l’elmetto. Di salutare il municipio e imbracciare il fucile.
La sua prima assegnazione è al 5° Reggimento Fanteria, Brigata Aosta. Ma dura poco. Passa quasi subito al 149°, parte della Brigata Trapani, Milizia Mobile. E due giorni prima dell’ingresso ufficiale dell’Italia nel primo conflitto mondiale, Giulio è già in marcia verso il fronte.
Nel 1915, la Brigata Trapani è schierata a Monte Sei Busi, nei pressi di Redipuglia, e poi a Vermegliano. Sono nomi che oggi dicono poco, ma all’epoca erano sinonimi di morte lenta. Trincee fangose, piogge infinite, bombardamenti continui. I soldati dormivano con il fucile in mano e il pensiero altrove, forse a casa, forse al prossimo pasto. La guerra qui non era un’epopea, era logoramento quotidiano.
All’inizio del 1916, la Trapani viene sostituita e si ritira per qualche settimana nelle retrovie. Palazzotto, Cadorlina, Bozzatta, Papariano… piccoli paesi che diventano rifugi precari per uomini stremati. Ma il riposo è breve: a fine maggio, la brigata sale in treno e torna a Vicenza. Stavolta si combatte sui monti di Recoaro, poi sull’Altopiano di Asiago, sul Monte Lemerle, nel pieno della Strafexpedition — l’offensiva austriaca che cerca di sfondare le linee italiane in Trentino.
Giugno 1916. Il 149° e il 150° Reggimento della Brigata Trapani sono costretti a retrocedere a Salcedo. Da lì, si spostano a Bressanvido per riorganizzarsi. Giulio, con loro, cambia ancora una volta posizione. Quando riparte per il fronte, lo fa in silenzio, come tante altre volte. Direzione: Monte Sabotino, alle spalle di Gorizia.
Poi accade qualcosa. Un buco nei documenti, una di quelle omissioni che la guerra lascia dietro di sé come scie di polvere. Giulio non è più con la Brigata Trapani. È passato al 270° Reggimento Fanteria, Brigata Aquila. Non sappiamo quando, né perché. Ma lo ritroviamo lì, nel giugno del 1917, di nuovo sull’Altopiano di Asiago, dove tutto sembra tornare — le montagne, il freddo, la tensione.
Nella notte tra il 6 e il 7 giugno, il 270° Fanteria raggiunge la prima linea in località Gaiga, vicino a Canove di Roana. È una zona difficile, montuosa, dove ogni spostamento è faticoso e il nemico può essere ovunque. Le pattuglie si muovono con cautela, ma sono azioni sterili, che non cambiano il corso del conflitto.
Tre giorni dopo, il 10 giugno 1917, Giulio Faggionato muore in combattimento. Colpito alla testa da schegge di granata, cade nella Val d’Assa, a pochi chilometri da dove era arrivato. Ha solo ventidue anni.
Nessuna medaglia. Nessun telegramma a effetto. Viene sepolto in uno dei tanti piccoli cimiteri di guerra, a pochi passi dalle trincee, là dove la terra non è più terra ma memoria confusa. Poi il silenzio. Il conflitto continua. Altri morti, altri nomi. Giulio è solo uno fra tanti. Ma la sua storia non finisce lì.
Quando la guerra finalmente si chiude, l’Italia avvia un lungo processo di ricostruzione, anche morale. I caduti vengono riesumati dai cimiteri improvvisati sparsi sul fronte. I più trovano sepoltura nei nuovi sacrari militari. Altri, come Giulio, tornano a casa.
Nel 1923, sei anni dopo la sua morte, la salma viene traslata da quel campo di battaglia lontano e riportata a Montebello Vicentino. È un gesto semplice, ma carico di significato. Quel ragazzo partito da scrivano e morto da soldato può finalmente riposare dove è nato.
Il 10 dicembre di quell’anno, il prevosto di Montebello, Antonio Zanellato, scrive nei registri parrocchiali:
“L’Anno del Signore 1923, il 10 Dicembre, Faggionato Giulio figlio di Luigi e di Biasin Palma, di questa Parrocchia, celibe, soldato del 270° Fanteria, morto in Val d’Assa per ferite alla testa da schegge di granata il 10 Giugno 1917 all’età di 22 anni, fu trasportato e sepolto in Montebello.”
Non c’è retorica, solo i fatti. Ma dentro quelle righe c’è una vita intera: un ragazzo che scriveva per il suo paese, che si è trovato in trincea, che ha camminato tra montagne e silenzi, che è morto senza clamore e che alla fine ha trovato la via del ritorno.
Oggi, il suo nome forse non dice molto. Ma raccontarlo serve a non dimenticare. Perché dietro ogni caduto, c’è sempre una storia. E quella di Giulio merita di essere ascoltata. UMBERTO RAVAGNANI – OTTORINO GIANESATO
FOTO: Giulio Faggionato (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
BIBLIOGRAFIA: O.GIANESATO, MONTEBELLO E I SUOI CADUTI NELLA GUERRA 1915-18, 2014.
M.RIGONI STERN, 1915-1918 LA GUERRA SUGLI ALTIPIANI, 2000.
Umberto Ravagnani
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