[514] SOTTO IL FUOCO NEMICO
Losson di Piave, il giorno del coraggio

A volte, per raccontare una vita vissuta durante la guerra, non servono decine di pagine. Possono bastare un nome, una matricola, alcune date e una motivazione scritta su un documento ufficiale. È quello che accade con Ilario Guarda, un soldato nato ad Agugliana di Montebello Vicentino il 23 luglio 1894, figlio di Luigi e Maria Guarda, la cui vicenda militare è rimasta legata all’8º Reggimento artiglieria campale e, soprattutto, a un episodio avvenuto a Losson di Piave nel giugno del 1918.
Nel 1914 Guarda risultava residente a Montebello Vicentino. Aveva vent’anni quando, l’8 settembre, venne chiamato alle armi e assegnato all’8º Reggimento Artiglieria Campale, nelle batterie. Da quel momento la sua vita entrò nella dimensione dell’esercito e, poco dopo, in quella della guerra. Il ruolo matricolare conserva il passaggio con una precisione quasi impersonale: il 29 maggio 1915 Ilario Guarda si trovava in territorio dichiarato in stato di guerra.
Quelle poche parole raccontano però un cambiamento profondo. Un giovane che fino a poco tempo prima apparteneva alla vita civile di Montebello Vicentino era ormai inserito in una macchina militare impegnata nel conflitto. Il 31 maggio 1916 venne inoltre trattenuto alle armi. La sua esperienza non sarebbe quindi durata pochi mesi: il servizio continuava mentre la guerra sul fronte italiano entrava nel suo terzo anno.
Per comprendere meglio dove si trovava Ilario, bisogna conoscere almeno in parte la storia del reparto. L’8º Reggimento artiglieria era stato costituito a Verona il 1º luglio 1860, riunendo sette batterie preesistenti del Corpo d’artiglieria, una batteria toscana e tre batterie emiliane. Alcune di queste formazioni avevano già partecipato alla prima e alla seconda guerra d’indipendenza.
La storia del reggimento era quindi strettamente legata alle vicende militari dell’Italia appena unificata. Le sue batterie furono impiegate nelle Marche, in Umbria e nelle regioni meridionali durante i combattimenti legati al raggiungimento dell’unità nazionale. A Mola di Gaeta la 6ª batteria conquistò per il proprio stendardo una Medaglia di Bronzo. Nel 1866 la 5ª batteria, con sei pezzi, partecipò al combattimento del Ponte sul Torre e alla conquista di Versa, mentre nel 1870 il reggimento fu coinvolto nei combattimenti presso Porta San Pancrazio, durante la presa di Roma.
Nel 1882 la denominazione divenne 8º Reggimento artiglieria da campagna. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, il reparto era inquadrato tra le truppe suppletive del I Corpo d’armata, alle dipendenze della 4ª Armata. Nel corso del conflitto avrebbe affrontato combattimenti molto duri, tra cui il sacrificio del I Gruppo a San Daniele del Friuli.
È dentro questa storia che bisogna collocare Ilario Guarda. Non come una figura separata dal suo reparto, ma come uno dei tanti uomini attraverso i quali la storia militare diventava esperienza concreta. E per lui il momento più importante documentato dalle fonti arriva nel 1918.
La data è il 16 giugno. Il luogo, Losson di Piave. In quei giorni si combatteva la Battaglia del Solstizio e la batteria nella quale prestava servizio Guarda venne battuta dall’artiglieria e dalla fucileria avversarie.
La motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare racconta proprio quel momento. Mentre la batteria era sottoposta al fuoco nemico, Guarda sostituì il caporale puntatore. È un dettaglio preciso, ma decisivo per comprendere il riconoscimento che gli sarebbe stato attribuito.
La motivazione ufficiale descrive il suo comportamento come ammirevole, sereno e ardito, sottolineando il modo in cui affrontò il pericolo. Ma soprattutto ricorda che incitava i compagni con l’esempio e con la parola. In altre parole, non viene ricordata soltanto l’azione compiuta da Guarda, ma anche la sua capacità di sostenere gli uomini che combattevano accanto a lui.
Non sappiamo cosa pensasse in quei momenti. Le fonti disponibili non conservano le sue parole personali e non permettono di ricostruire le sue emozioni. Non è possibile sapere cosa avesse vissuto prima di quel giorno o cosa accadde esattamente dopo. La storia documentata si ferma a ciò che la motivazione ufficiale ha scelto di ricordare.
Ed è proprio questo che rende importante mantenere una certa cautela. La tentazione, quando si racconta la storia di un soldato, è quella di riempire i silenzi con dettagli plausibili. Ma plausibile non significa documentato. Nel caso di Ilario Guarda, invece, sono proprio i fatti certi a essere sufficienti.
Sappiamo che era stato chiamato alle armi nel 1914. Sappiamo che nel 1915 risultava in territorio dichiarato in stato di guerra e che nel 1916 era stato trattenuto alle armi. Sappiamo che nel giugno 1918 si trovava a Losson di Piave con l’8º Reggimento artiglieria campale. E sappiamo che, mentre la batteria veniva colpita dal fuoco avversario, assunse il posto del caporale puntatore e sostenne i compagni.
Per quell’azione gli venne conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Il riconoscimento è riportato nel Bollettino Ufficiale n. 65 del 16 agosto 1919, a pagina 4555. Nella documentazione esaminata viene inoltre segnalato che la medaglia non compare nell’elenco dello storico Bruno Munaretto perché è stato registrato erroneamente tra i di decorati di Agugliaro. E’ chiaro che i compilatori dei ruoli matricolari hanno confuso Agugliana con Agugliaro, errore che si è poi ripetuto nei bollettini del “Nastro Azzurro”. Il dato della decorazione resta comunque attestato nella documentazione indicata.
Il destino dell’8º Reggimento sarebbe proseguito molto oltre la vicenda di Guarda. Nel primo dopoguerra entrò, nel 1926, nella Divisione Militare Territoriale di Verona, che nel 1934 divenne Divisione di fanteria “Del Pasubio”. Nel 1935 il reparto assunse la denominazione di 8º Reggimento artiglieria del “Pasubio”.
Durante la Seconda guerra mondiale l’unità venne impiegata nella campagna di Russia. Lo stendardo fu decorato con una Medaglia d’Argento per le operazioni condotte con la Divisione “Pasubio” dall’agosto 1941 al maggio 1942, durante l’avanzata fino al Don. Poi arrivò il terribile calvario della battaglia difensiva del Don, dal 1º dicembre 1942 al 15 gennaio 1943, nel quale il reggimento andò pressoché distrutto. Lo stendardo riuscì però a essere portato in salvo, scortato dall’ultimo cannone, trascinato a braccia per 280 chilometri.
Sono avvenimenti appartenenti a una generazione successiva, ma fanno parte della lunga storia dell’unità nella quale aveva prestato servizio Ilario Guarda. Dopo la guerra il reparto sarebbe stato ricostituito a Livorno nel 1947 e avrebbe attraversato altre trasformazioni nell’organizzazione dell’Esercito Italiano, fino alle vicende che lo avrebbero portato alla sede di Persano presso Salerno nel 2001, alle dipendenze della Brigata “Garibaldi”.
Eppure, per comprendere davvero la storia di Ilario Guarda, non è necessario seguire tutto il percorso del reggimento. Il punto centrale rimane quel giorno del giugno 1918.
Losson di Piave può essere ricordato come uno dei luoghi della Battaglia del Solstizio, ma nella vicenda personale di Ilario assume un significato più preciso. È il luogo in cui il suo nome viene associato a un comportamento riconosciuto ufficialmente come valoroso. Una batteria sottoposta al fuoco. Un incarico assunto nel momento del pericolo. Un soldato che, secondo la motivazione, trova anche il modo di sostenere i compagni.
Non sappiamo quanto durò quell’azione. Non sappiamo cosa accadde nei minuti successivi. Non sappiamo quali fossero i pensieri del soldato Guarda. Ma non è necessario inventarli per capire il peso di ciò che è rimasto scritto.
La guerra è spesso raccontata attraverso le grandi operazioni, i reparti e le date. Ilario Guarda permette invece di guardarla da una distanza più ravvicinata. La sua storia riporta l’attenzione su un singolo uomo, su una batteria e su un momento nel quale il comportamento individuale venne notato e riconosciuto.
Il suo nome è arrivato fino a noi attraverso documenti militari che, a prima vista, potrebbero sembrare soltanto elenchi amministrativi. In realtà, dentro quelle righe c’è la traccia di una vita attraversata dalla guerra. Una vita della quale oggi non conosciamo ogni dettaglio, ma di cui possiamo ancora riconoscere un momento preciso.
Ilario Guarda rimane così legato a Montebello Vicentino, al suo reggimento e a Losson di Piave. Il giovane chiamato alle armi nel 1914 era diventato, quattro anni dopo, il soldato ricordato nella motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
E forse è proprio questo il modo più corretto di conservarne la memoria: senza aggiungere ciò che le fonti non dicono, ma senza lasciare che ciò che dicono venga dimenticato.
Umberto Ravagnani
BIBLIOGRAFIA: – O.Gianesato, “I soldati di Montebello chiamati alle armi nella guerra 1915-18”, 2014.
– E.Gasparella, “Come si visse la Guerra 15/18 Memorie”, 1928.
– G.Tomasoni, C.Nuvoli, “La Grande Guerra raccontata dalle cartoline”, Lavis (Tn), 2004.
IMMAGINE: 1) Ricostruzione di fantasia della pericolosa operazione di guerra, contro il nemico, a Losson di Piave (elaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Lo stemma dell’8° Reggimento artiglieria terrestre “Pasubio”. (Rielaborazioni digitali di Umberto Ravagnani).
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