5-12-19-26 Novembre 2025 LEZIONI SULLA SALUTE (2a serie)

QUARTA LEZIONE: Quali saranno le malattie del futuro? (Scarica la locandina)
IL MEDICO Maria Grazia Maggio: Allora, questa sera vorrei ragionare con voi su un tema che sembra quasi da sfera di cristallo: quali saranno le malattie del futuro? Me lo chiedo spesso, anche per capire se noi, con l’esperienza di oggi, riusciamo a immaginare che cosa ci aspetta. Non è un gioco, ma un tentativo di allargare un po’ lo sguardo, perché — diciamocelo — vedere “più in là del naso” è una qualità, non un difetto. Se chi governa fosse davvero visionario, probabilmente vivremmo tutti meglio… ma questa è un’altra storia.
Vorrei cominciare da voi: quali malattie vi aspettate nei prossimi decenni? Non parlo solo di malattie nuove, ma anche di quelle già note che potrebbero cambiare volto. Le malattie respiratorie, per esempio, saltano fuori subito: insufficienza respiratoria, asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, tumori ai polmoni… tutte condizioni che l’inquinamento peggiora parecchio. E infatti, se pensiamo che in tanti Paesi si parla continuamente di ridurre l’inquinamento, eppure noi temiamo un aumento delle patologie respiratorie, la domanda viene spontanea: perché non riusciamo a risolvere questo problema? Spesso la risposta, purtroppo, gira attorno ai soldi.
L’inquinamento, però, non si ferma ai polmoni. Aumentano anche le allergie: quelle respiratorie e quelle da contatto. Se i prodotti chimici diventano più aggressivi, la pelle si irrita più facilmente, e il nostro sistema immunitario rischia di ritrovarsi sopraffatto. La pelle, poveretta, è sempre la stessa da migliaia d’anni, mentre le sostanze che la bombardano diventano ogni anno più complesse. Un equilibrio un po’ fragile, ecco.
LA PSICOLOGA CARLOTTA: Quando parliamo di indebolimento del sistema immunitario, non possiamo ignorare anche ciò che succede nella testa delle persone. Io guardo i giovani di oggi, immersi nell’elettronica e spesso isolati: mantenere un equilibrio psichico non sarà affatto semplice. Le cosiddette “neurodivergenze”, cioè quei funzionamenti neurologici diversi dalla media come l’autismo, aumenteranno soprattutto perché siamo diventati più bravi a diagnosticarle. Prima si diceva “è lo scapestrato” o “è il ritardato”, oggi per fortuna capiamo cose che prima non vedevamo.
Aumenteranno anche i disturbi della personalità, perché le persone hanno bisogno di confini chiari — non muri, ma confini. Prima la società era troppo rigida, oggi è troppo permissiva. E quando tutto è possibile, è difficile trovare un appiglio. Sull’intelligenza artificiale, invece, non mi preoccupo molto: è uno strumento, come un coltello, dipende da chi lo usa. Mi preoccupano di più le malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson: le individueremo prima, sì, ma l’inquinamento ha un impatto enorme su di loro. E poi, ricordiamolo, non siamo fatti per vivere cent’anni.
IL MEDICO MARIA GRAZIA: È vero: oggi viviamo più a lungo, ma come viviamo? Le malattie croniche, come l’insufficienza cardiaca, si possono controllare per un po’, ma non si possono allungare all’infinito. Il corpo ha dei limiti. Eppure ci sono dati interessanti, come quello dei centenari: in Italia ce ne sono oltre 23.000, e la maggior parte sono donne. La genetica, evidentemente, qualcosa conta.
Sul fronte dei tumori, io sono ottimista. La ricerca negli ultimi decenni ha fatto passi enormi. Quando mi sono laureata, il tumore al seno aveva tassi di mortalità altissimi; oggi il 95% delle donne guarisce. Questa è scienza, non magia. Certo, contano anche gli stili di vita e il fatto che sempre più persone si curano seguendo davvero le indicazioni degli specialisti.
Sul piano psicologico, invece, temo che la fragilità aumenterà. Siamo bombardati da troppi stimoli. Se oggi la TV ci dà dieci notizie al giorno, domani ce ne darà cinquecento: diventa difficile capire cosa è importante e cosa no. Ci saranno persone molto capaci di selezionare, sì, ma anche persone sempre più confuse e vulnerabili. L’intelligenza artificiale non mi spaventa: è artificiale, siamo noi a dirle cosa fare. Può migliorare la qualità della vita, se la usiamo bene.
Un tema serio per il futuro è la malnutrizione. Attenzione: non parlo solo di chi non mangia, ma anche di chi mangia male. Da una parte c’è l’obesità, dall’altra la fame. È un problema globale enorme, che richiederebbe una classe dirigente illuminata. E poi c’è la questione delle nascite nei Paesi poveri: dove la natalità è troppo alta, la fame aumenta. La cultura ha un ruolo gigantesco. Noi, nel giro di due generazioni, abbiamo cambiato tutto.
Le malattie metaboliche, come il diabete, saranno un disastro. Già oggi sono diffuse, figuriamoci tra vent’anni se non cambiamo abitudini. I bambini obesi di oggi saranno gli adulti malati di domani. Il cibo viene sprecato, e noi intanto ci ammaliamo per eccesso. È un paradosso che fa male solo a dirlo.
Anche i sensi si stanno modificando. La vista peggiora per l’uso continuo di schermi piccoli: il telefonino ha cambiato il modo in cui i bambini usano gli occhi. L’udito pure: musica alta, cuffie, rumori continui… l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che i bambini sentono meno rispetto al passato. Uno non ci pensa, ma un timpano non è fatto per vibrare tutto il giorno.
Dobbiamo parlare anche dei vaccini. Sono una delle scoperte più grandi della storia della medicina. Hanno eliminato malattie come il vaiolo e ridotto drasticamente il morbillo. Eppure oggi sempre più genitori esitano: e quando cala la copertura vaccinale, le malattie infettive tornano. Un vaccino costa poco ed evita migliaia di morti. E poi c’è il tema della solidarietà: vaccinarsi protegge gli altri, non solo se stessi.
LA PSICOLOGA CARLOTTA: Sì, ma se le persone non sono disposte a mettersi in discussione, diventa tutto inutile. Posso avere davanti anche dieci persone con problemi seri: se non vogliono lavorarci, dopo il primo colloquio spariscono. E dobbiamo smontare l’idea che andare dallo psicologo sia una cosa terribile. Non è una chemioterapia! A volte fa male, certo, ma è un male che ti porta avanti. Io stessa ho fatto psicoterapia, ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita, pur essendoci arrivata in un momento difficile. Con gli psicologi si costruisce un percorso insieme: non è come con i farmaci, dove la dose è quella. Si può irrobustire il percorso o renderlo più leggero, l’importante è iniziare.
IL MEDICO MARIA GRAZIA: Mi chiedo spesso se siamo davvero tutti più fragili. Io, sinceramente, non credo. Penso che la nostra forza venga dall’adolescenza, da quella fase in cui avevamo un sogno e ci spaccavamo la schiena per raggiungerlo. Oggi molti ragazzi non riescono a immaginarsi un futuro. E se non hai una meta, è difficile avere voglia di faticare. E noi genitori? Li accontentiamo troppo. Uno starnuto fa scattare il panico. Ma il corpo deve anche imparare a sopportare un po’. La fatica serve. E lo studio è il primo posto dove impararla. Non per prendere sei, ma per arrivare al massimo delle proprie possibilità. Il talento non basta: conta quanto ci credi. E i genitori devono essere autorevoli, non “budini”.
LA PSICOLOGA CARLOTTA: E qui torniamo al tema della serata: le malattie del futuro. Per crescere adulti sani abbiamo bisogno di confini, non muri. L’adolescenza serve a fare qualche casino, fa parte del gioco, ma ci vogliono limiti chiari. Proteggere troppo i bambini non li aiuta. Se non vedono mai il dolore, quando lo incontreranno saranno “carne viva”. Bisogna allenarli alle emozioni: una perdita, un cambiamento, una difficoltà. È dura per noi adulti, certo, perché richiede impegno costante, ma quello che raccogliamo dopo è molto più solido.
Umberto Ravagnani
Sintesi di quanto abbiamo avuto il piacere di ascoltare nella 4a lezione della seconda serie 2025 di “Lezioni sulla salute” di Maria Grazia Maggio e Carlotta Guardamagni.
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