TONI DA ZERMEGHEDO

[204] TONI DA ZERMEGHEDO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana la storia di quando Zermeghedo divenne una frazione di Montebello:

 « Con una decisione am-ministrativa presa dall’alto, il 28 maggio 19291, Zermeghedo cessò di godere lo status di comune. In pratica, si vedeva abbassato al rango di frazione di Montebello. Impensabile, in quel momento, da parte degli abitanti dell’ex comune, ogni forma di protesta. Ormai non si parlava più da anni di libere consultazioni. Allora non rimaneva altro che mugugnare, brontolare, esprimere il proprio dissenso sottovoce, sempre tra persone fidate. Si viveva nel pieno di un regime autoritario che non teneva in alcun conto né la storia né gli usi e costumi locali.
A tutti veniva imposto dall’alto “obbedire e tacere” Zermeghedo era allora un paese povero, tutto all’opposto di quello che risulta oggi, un paese di grande sviluppo industriale. Sennonché, la prospettiva di far parte di un comune come quello di Montebello, che a sua volta ricco non era, voleva dire per davvero venirsi a trovare alla periferia di quest’ultimo, non soltanto in senso geografico, ma pure in senso sociale.
Tuttavia, ciò che più di tutto disturbava gli abitanti di Zermeghedo era la loro perduta municipalità, la loro smarrita identità comunale. Era questo per loro un boccone amaro da digerire. Senza poi aggiungere, come spesso accade in questi casi, che al danno si univa la beffa: si intende dire che agli abitanti dell’ex comune, in non pochi casi, veniva ricordata, attraverso battutelle spiritose ed ironiche, la loro perduta autonomia comunale. Talora si esagerava un po’, da parte di quei montebellani del centro, avvezzi alle battute mordaci. Quando in pieno centro del paese s’incontrava uno che proveniva da Zermeghedo, veniva detto ad esempio: Toh! guarda chi si vede, un rappresentante della nostra colonia, la colonia dei “broccoli”. Il più esposto di tutti, a tanti lazzi, era “Toni” da Zermeghedo, procaccia presso l’ufficio postale di Montebello, bidello delle Scuole elementari di Zermeghedo, e lavorante, a tempo libero, presso la salumeria del centro del paese. Dinamico, gran lavoratore, assai simpatico nel parlare, fondamentalmente buono, Toni veniva preso di mira dalle ironie dei montebellani, soprattutto quando si concedeva una meritata sosta, al caffè Due colonne. Amava tanto giocare qualche partitella a carte, ma spesso non poteva arrivare alla fine perché disturbato dai tanti sfottò che gli giungevano addosso, sempre a proposito del fatto di appartenere a un ex comune diventato una frazione di Montebello. Ma Toni, nonostante tutto, non demordeva affatto. Sempre con fare allegro e sorridente, rispondeva a tono, battuta su battuta. Alla fine lanciava il suo grido di battaglia: “… e voi suonate le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”. Il suo auspicio trovò conferma una sera del mese di febbraio 19462, allorché a Candido, il carismatico capo della rivendicata autonomia di Zermeghedo, arrivò un telegramma da Roma che annunciava la decisione presa in un Consiglio dei Ministri, di ridare a Zermeghedo quella autonomia municipale che diciassette anni prima gli era stata tolta dal fascismo. Stavolta le campane della bella chiesa, posta sopra l’abitato, tornarono a suonare per davvero. »

Note:
1) Secondo una ricerca dello studioso Silvino Biscotto, ben documentata e riportata nel suo libro “Zermeghedo, Storia, cultura e società” (2017), il Comune di Zermeghedo venne soppresso e aggregato a quello di Montebello con decreto reale il 28 marzo 1929, nonostante le proteste della popolazione.
2) Ancora, dal libro di Silvino Biscotto leggiamo che, nel gennaio 1946 venne inoltrato  un memoriale al Prefetto di Vicenza, sottoscritto dai capofamiglia di Zermeghedo, in cui si faceva osservare che il decreto di soppressione era stato fatto contro la volontà popolare. Il ricorso fu accolto e annunciato dal Ministro Guido Gonella con telegramma datato a Roma 26 marzo 1947. Infine il decreto di ricostituzione del Comune di Zermeghedo fu emanato il 6 maggio 1947 e firmato dall’allora Presidente Enrico De Nicola.

Foto: Salumeria di Giovanni Sacchiero in Piazza Italia con al centro Toni da Zermeghedo. (Archivio fotografico Crosara – rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

[130] BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

Un click qui per ingrandire l'immagine

Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia di Zermeghedo e della sua Chiesa (1).

Da un atto di vendila esteso il 14 gennaio 1265 si rileva che Guidone quondam Nicolò da Lozzo, oltre che ai suoi beni di Montebello e della Mason, vendette pure alla città di Vicenza quelli ch’egli teneva in Zermeghedo. Questo allora, da poco erasi costituito in libera parrocchia; pure cio nonostante, le prime notizie del suo rettore si hanno solo il 28 marzo 1351, epoca in cui nel codice F. dei feudi tra l’altro leggesi: « Vacantibus sacerdotali beneficio et prebenda in ecclesia Sancti Michaelis de Germezedo Dyoc. Vinc. per absentiam ultimi rectoris ecclesiae praedictae ». Da questo documento si ricava inoltre che al parroco di Zerrneghedo spetta il titolo di Rettore, come infatti apparisce da vari scritti originali, e da una bolla del Pontefice Clemente X in data del 1675 in cui citasi: « Bartolomeo Brondin Rectori Paroehialis Ecclesiae Sancti Michaelis loci Zermeghedi ». Quantunque, ancora dal principio della seconda metà del secolo XIII, Zermeghedo fosse libera parrocchia, pure, nella visita pastorale fatta a questa chiesa il 30 novembre 1521 s’intitola: « Capela Prepositure de Montebello ». Ciò dimostra che la parrocchia di S. Michele, sebbene allora fosse indipendente da molto tempo, pure riconosceva per matrice, la chiesa prepositurale di Montebello. Ed invero a quell’epoca il Rettore di Zermeghedo era obbligato ad assistere alla messa del Sabato Santo, nella chiesa dove pure si recava a ricevere gli Olii Sacri di Montebello. Inoltre la chiesa di S. Michele Arcangelo, nel giorno del Sabato Santo, non poteva suonare le campane prima di quelle della Matrice. A tali obblighi era pure soggetta anche l’Agugliana, di cui, come oratorio di Zermeghedo, si fa cenno nell’inventario della Parrocchia di S. Michele, esteso il 3 giugno 1444 e che cosi incomincia: « In Christi nomine amen. Inventarium omnium bonorum mobilium, et immobilium ecclesiae Sancti Michaelis de Zermegedo factum per honestum virum presbiterum Paulum Ioannis de Leonessa rectorem suprascriptae ecclesiae ». La chiesa parrocchiale di Zermeghedo sorge sul colle ed è di recente costruzione, come lo dice la scritta in lettere di bronzo posta sulla facciata: « Deo O.M. et S. Michaeli Arc. A.D. MCMXII ». La facciata del tempio, sorto su disegno dell’ingegnere Borgo di Vicenza, è stile romanico-bizantino. Essa però è male proporzionata. L’interno semplice con quattro cappelle e l’altare maggiore, è illuminato da varie bifore. L’altare maggiore, in marmo rosso di Piana ed in marmo lumachella di Novale, è ornato da due angeli in pietra, eseguiti dallo scultore Federico Marzot, il quale riprodusse quelli della chiesa del Seminario di Vicenza dovuti allo Spazzi. Fra gli altri tre altari è particolarmente ricordato il secondo, a destra di chi entra in chiesa, adorno da una pala rappresentante la Vergine in trono col Bambino ed i Santi Catterina e Michele Arcangelo. Questo lavoro viene attribuito al pittore Scabari, che fiori nel 1600. Ultimamente, e cioè nel 1927, furono eseguiti gli stalli del coro dal falegname Silvestro Lovato di Montebello su disegno del Prof. Gianfrancesco Ghirotti di Vicenza. Oltre alla chiesa di S. Michele Arcangelo esiste tuttora la vecchia parrocchiale costruita nel secolo XVIII. Essa però non è più ufficiata. La stessa sorte ha serruito pure il piccolo oratorio dedicato a S. Gaetano Thiene nel 1687 dalla famiglia Regaù originaria da Zermeghedo. Questo pittoresco villaggio, durante il dominio della Veneta Repubblica, era eretto in comune e dipendeva dal Vicariato di Montebello, ma durante il predominio francese fu soppresso, e solo con la venuta dell’Austria, fu nuovamente istituito, e tale rimase anche con la venuta del Regno d’Italia. Con Regio Decreto del 28 marzo 1929 il comune di Zermeghedo fu soppresso e aggiunto a quello di Montebello. Durante la grande guerra questa frazione diede alla causa nazionale dei suoi figli, alcuni dei quali caddero sul campo, altri morirono per cause di guerra. Eccone i nomi: Albiero Giuseppe, Beggio Attilio, Bolcato Luigi, Braggion Giuseppe, Bruttomesso Rodolfo, Cecchin Giacomo, Consolaro Giuseppe, Feltre Vittorio, Pesavento Luigi, Tadiello Antonio. Zermeghedo conta pure un decorato al valor militare. Esso è Franchetto Agostino, di cui trascrivo la motivazione: Franchetto Agostino da Zermeghedo – Sergente Maggiore 6° Reggimento Alpini – Medaglia d’argento. – « Durante un nostro contrattacco, sostituiva brillantemente e successivarnente il comandante di plotone e della compagnia caduti durante l’azione, dimostrando fermezza e coraggio mirabili – Monte Badonecche, 4 dicembre 1917. – B. U. 35 del 30 maggio 1919, pag. 2441 ». Alla memoria dei suoi Caduti, Zermeghedo murò due lapidi, una sulla facciata dell’ex municipio con incisi i nomi dei Caduti e l’altra sul fianco sinistro della chiesa parrocchiale con la seguente Iscrizione :

PREGHIAMO
GLI ALLORI – SEMPITERNI
PEI FORTI
CADUTI SULLE CONTESE FRONTIERE
RICONQUISTATE
ALLA PATRIA COMUNE
RIAPERTE
ALLA ENERGIA MULTIFORME
DELLA NAZIONE

Note:
(1) Quando il nostro compaesano Bruno Munaretto scrisse il suo racconto, questo Comune era stato soppresso da alcuni anni e aggregato a quello di Montebello.

Foto: Zermeghedo – 1955 ca. (foto: APUR – Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani


ZERMEGHEDO oggi …

 

Nota:
Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione.

E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto… 

 

IL FURTO COME SECONDO LAVORO

[120] IL FURTO COME SECONDO LAVORO

Nel 1770 Cosimo  Pegoraro detto “Napoli” di professione “molinaro”, da Arzignano, era solito passare le feste in osteria “da consumar l’intero suo guadagno”.
Per meglio supplire, o meglio arrotondare, si recava al ponte di Zermeghedo in compagnia di altre persone, cosa che fece anche la sera del 25 Febbraio mettendosi sull’argine sinistro del Chiampo ad aspettare i passanti per derubarli. Al passar di Stefano Garzetta che se ne stava tornando a Montebello, uscì  da sotto il ponte dove si era nascosto e,  con la minaccia di uno stilo,  lo derubò di 6 Lire. Voleva togliergli anche il gabbano (pastrano, soprabito – ndr) e le fibbie, ma desistette perché giudicò il tutto di scarso valore. La stessa sera transitò anche Giacomo Timinello da Montebello, ed i malviventi usciti allo scoperto lo costrinsero a cedere i denari, circa 70 Lire. Nella borsa teneva anche un mandato di Licenza Vescovile ed un altro cappello che i lestofanti volevano sottrargli. Cedendo alle insistenti proteste del derubato vi rinunciarono.
Il 28 Febbraio, sempre al Ponte di Zermeghedo, passò il chirurgo di Montebello Antonio Mariotti che, assalito da quella masnada, fu minuziosamente palpato ed infine l’ammanco fu di 8 o 9 Lire  di “petizze” (monetine) ed un fazzoletto d’Indiana turchina del valore di 4 Lire.
Cosimo Pegoraro in seguito alle numerose denunce fu riconosciuto ed arrestato. Fu bandito dalla Serenissima per 10 anni.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘700)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: « Quella in cui viviamo è senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile è statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacità di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. Così in Cina l’uso delle bacchette è stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli … » (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA CASTEGNARO

[90] LA FAMIGLIA CASTEGNARO

Lascio all’amico prof. Felice Castegnaro, mio assiduo compagno di ricerche di archivio, dare ai posteri una esauriente storia della sua famiglia. Nell’attesa dell’”opera” mi limito, pertanto, a scrivere solo notizie di carattere generale.
Attualmente è un cognome portato da un gran numero di famiglie di Montebello, e lo è stato anche nel passato. A fine Settecento si contavano in Montebello più di 20 famiglie Castegnaro dislocate soprattutto nella località Castegnaria, dove sempre hanno vissuto e dalla quale hanno preso il cognome.
La presenza dei Castegnaro è segnalata già all’inizio del Quattrocento nella zona della Selva, a cavallo dei comuni di Montebello e Zermeghedo, ma certamente quì vi abitavano chissà da quanti anni, rappresentando pertanto lo zoccolo duro della popolazione montebellana attuale assieme alle famiglie Palmiero, Vivian, Pajarin, Million ed altre.
L’albero genealogico è sicuramente incompleto perché tiene conto solo dei Castegnaro presenti nei rogiti fatti in Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La contrada Castegnaria e Belloccheria, nella zona di confine tra il Comune di Montebello e quello di Zermeghedo, dove, probabilmente, un gruppo numeroso di famiglie Castegnaro abitava fin dal Quattrocento (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

UN FURTO SACRILEGO

[61] UN FURTO SACRILEGO

Il 7 Agosto 1768 GIOVANNI di DOMENICO POZZA e BORTOLAMIO ZAMBON da Zerrmeghedo pensarono di introdursi furtivamente nella Chiesa di San Gaetano Thiene situata nel loro paese e di proprietà del Nobile GIULIO CESARE MAINENTI. Con l’occasione di celebrare la festività del Santo, la Chiesa veniva addobbata con arredi preziosi che avevano suscitato la cupidigia dei due lestofanti. Verso le 3 e mezza del mattino, appoggiata una scala esternamente al campanile, Bortolamio Zambon si calò nel cortile interno dalla parte della Canova ed ebbe accesso alla casa del Mainenti. Di là, attraverso una porta segreta posta nella suddetta Chiesa, entrò e tolse il catenaccio facendo entrare il Pozza. I due asportarono una pianeta di broccato di seta, una camicia, una tovaglia di drappello, uno stagnolo di ottone (acquasantiera – n.d.r.), le cappelle d’argento di due cotte da prete, una ghirlanda d’argento ed un cuore tolti dall’immagine di San Gaetano, un velo da calice. Poi penetrarono nella camera da letto del Mainenti e presero uno stagnolo d’argento che stava attaccato al capezzale. Trattennero per qualche mese la refurtiva attendendo che le indagini non li individuassero e, non essendolo stati, 8 o 10 giorni prima della Festa di Ognissanti, andarono a Verona per vendere quanto rubato. Quì si recarono da un orefice con l’intenzione di cedergli lo stagnolo d’argento, ma costui fu un po’ titubante e manifestò l’intenzione di trattenerlo in attesa di acquistarlo. I due, temendo che l’orefice non avrebbe restituito loro lo stagnolo, preferirono andare nel Ghetto degli Ebrei dove consegnarono anche parecchia altra refurtiva ad un commerciante che, per loro sfortuna, si dileguò e non si fece più vedere. Delusi ritornarono al loro paese e da quì con i pezzi rimasti, ossia la ghirlanda ed il cuore d’argento, lo stagnolo di ottone e qualche altro oggetto, si recarono spesso a Montebello per vendere un po’ alla volta la refurtiva sacra, fintanto che non furono scoperti, denunciati e imprigionati. Bortolamio Zambon fu bandito dalla Repubblica di Venezia per 7 anni, mentre Giovanni Pozza fu condannato a 18 mesi al remo su di una galera.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa del Nobile Giulio Cesare Mainenti (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2005

[42] ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE NELL’ANNO 2005
L’Associazione “Amici di Montebello” desidera far conoscere le iniziative e le attività realizzate nel corso di quest’anno 2005 che sta per concludersi. Erano stati programmati incontri, visite guidate, ricerche storiche nel nostro paese: obiettivi che sono quasi del tutto raggiunti con un positivo riscontro nelle persone che hanno aderito a tali proposte. Iniziamo con l’esporre in ordine cronologico le gite e visite effettuate.
13 Febbraio 2005 – In occasione della Sagra (festa) di San Valentino escursione attraverso le colline da Montebello a Zermeghedo e salendo per i ripidi sentieri su fino all’Agugliana in visita all’antichissima chiesa dei Santi Nicolò e Valentino, e, rispettosi della tradizione, conclusione gastronomica nello stand allestito dalla Proloco.
8 Maggio 2005 – Visita al Santuario della Madonna dei Miracoli di Lonigo con l’assistenza della prof.ssa Nicolin Nicoletta Tonelato esperta conoscitrice dei tesori in esso contenuti e in particolare dei bellissimi ex voto su tavolette di legno.
15 Maggio 2005 – Visita alla Pieve romanica di Colognola ai Colli e alla chiesa della Madonna della Strà di Belfiore (Vr).
12 Giugno 2005 – Gita sui colli Euganei e visita al Museo dei fossili di Cinto Euganeo (Pd) che espone una ricchissima collezione di reperti provenienti dall’area di Cava Bomba, accompagnati dal geologo prof. Terenzio Conterno. Il pomeriggio salita al monte Gemola ove sorge la Villa Beatrice d’Este costruita nel XVII° secolo sopra i resti dell’antico Monastero risalente al XII° secolo.
26 Giugno 2005 – La prof.ssa Alessandra Vantini ci ha guidati alla scoperta della Verona medioevale rappresentata dalle chiese di S. Fermo e di Sant’Anastasia, le Porte Borsari e dei Leoni, Piazza Erbe con i palazzi scaligeri e naturalmente la casa di Giulietta.
3 Luglio 2005 – Visita a Vicenza della mostra “La villa da Palladio a Carlo Scarpa” ospitata nel Palazzo Barbaran da Porto che illustrava l’evoluzione della villa veneta come centro economico, sociale e artistico nei secoli dal Cinquecento all’Ottocento.
11 Settembre 2005 – Visita a Cividale del Friuli per conoscere la civiltà longobarda che qui ebbe un centro di primaria importanza nell’Italia dei secoli VI-VII-VIII, e con la visita al Museo archeologico, al Museo Paleocristiano, al Ponte del Diavolo, a S. Maria in Silvis e conclusione alla città fortificata di Palmanova.
9 Ottobre 2005 – Visita al Museo della civiltà paleoveneta di Adria (Ro). Questo Museo ospita una esclusività mondiale perché espone una biga che fu ritualmente sepolta con tre cavalli per onorare la morte di un guerriero. Abbiamo ospitato in sede la conferenza del nostro socio Ottorino rag. Gianesato sul tema “L’amministrazione della giustizia durante la Repubblica di Venezia” con particolari riferimenti a fatti ed episodi accaduti in quei secoli a Montebello. L’Associazione ha poi fatto dono alla nostra Biblioteca Civica di due lavori opera della paziente ricerca nell’Archivio Notarile Vicentino del sopraccitato Ottorino Gianesato, illustrante il primo la situazione patrimoniale dei cittadini di Montebello nel 1500 dal titolo “I numeri della storia“, e il secondo aspetti del vivere quotidiano dei montebellani del 1600 riferito ad cognizione sociale dal titolo “Diario di un secolo“. Come non ricordare poi la collaborazione dell’Associazione con la Parrocchia per la pubblicazione di un opuscolo dal titolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” scritto dalle nostre socie Dima prof.ssa Luisa e Marchetto prof.ssa Silvana in occasione della quinquennale festa della “Solenne“. In tempo di computer e internet il socio Umberto Ravagnani ha creato il sito dell’Associazione: http://www.webalice/amicidimontebello.it Qui si possono trovare pubblicati tutti i numeri del nostro giornalino “Aureos” nonché foto di Montebello degli inizi del Novecento ed altre utili informazioni. Nel concludere questa rassegna ci piace ricordare ai nostri lettori che tutti possono partecipare con scritti e ricerche all’approfondimento della storia del nostro paese e alla salvaguardia delle nostre memorie augurandoci nel contempo di vederli accorrere numerosi alle iniziative che proporremo il prossimo anno.

(dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figura:  Silvana Marchetto, che assieme a Luisa Dima Franchetto, ha pubblicato l’opuscolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino“, frutto di un’accurata ricerca a quattro mani (foto a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della città assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era già generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolò a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionò centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero però lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciò divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioè Pievi, perché le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile è però determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che là pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchè quel sito anche oggidì lo si ammira per l’amenità e fertilità, stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che là pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata — la Contracta Caminate — e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresì dell’ attuale via Borgolecco e reso così il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioè che anche oggidì appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolò allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non già nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensì in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioè presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma però colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sé ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioè si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma è duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte più importante. Il Documento tradotto dal latino suona così: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sé e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciò per volontà dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. Ciò lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresì come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioè Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si può determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioè Montebello assumeva quasi l’aspetto di città, e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in più rami, il giuspatronato restò in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioè la metà per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del Podestà di Vicenza, che suona così: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK

VIA VIGAZZOLO A MONTEBELLO

[39] TOPONOMASTICA: VIGAZZOLO (ovvero la traslazione di un toponimo nel tempo)
Oggigiorno Via Vigazzolo indica quel tratto di strada che si diparte sulla sinistra di via Trento, costeggia per un breve tratto il piede del Monte Castello per poi deviare a destra, collegandosi alla strada della Belloccheria e a quella per Zermeghedo. Nell’800 detto tratto di strada era chiamato “Strada Nuova” in quanto aveva soppiantato da poco la vecchia strada di collegamento con Zermeghedo che correva al piede del monte lambendo le contrade Perosa, Belloccheria e Costeggiola.
Dall’alto medioevo fino agli anni successivi alla seconda guerra mondiale, la Via Vigazzolo iniziava nella propaggine nord del quadrivio “Corrubium” che si originava nella vecchia piazza del paese (1) e terminava alla fine dell’abitato dove attualmente inizia la via in questione. Questa parte terminale della Via era denominata anche “Contrada del Santo” perché al centro del bivio (che a sinistra portava alla Perosa e Zermeghedo e, a destra, conduceva alla contrada Cal di Pozzo) sorgeva un capitello dedicato a Sant’Antonio da Padova comunemente detto “il Santo“. A cavallo degli anni 50/60 del secolo scorso, in una ventata di modernismo tardo nazionalista, come ad altre vie toccò anche a questa Via di essere smembrata e rinominata in Via Roma e Via Trento.
Nei documenti antichi viene abitualmente denominata “Contracta Vigazzoli” ossia Contrada del Vigazzolo. Tale nome è sempre stato interpretato dagli storici locali come corruzione del termine latino “Vicus” (quartiere – borgo – villaggio) o di “Viculus” (borgata – piccolo villaggio). Difficoltoso risulta ricostruire le fasi di corruzione del nome in quanto l’attuale si discosta notevolmente dall’iniziale presupposto. Questa interpretazione, in assenza di ulteriori documenti chiarificatori, è parzialmente condivisibile, ritengo però che foneticamente l’ipotesi più probabile e consona sia la seguente: il Vicus o viculus esistente nel tardo impero venne distinto, dagli altri presenti in loco, dai Longobardi immigrati sul finire del VI° secolo, con il suffisso “Gahagi” divenendo così Vicus Gahagi.
E’ dimostrato ampiamente a livello nazionale che “Gahagi” nel medioevo si trasforma in Gazzo e Gazzolo (Gazzo Padovano, Gazzo Veronese, Gazzolo a Zermeghedo, a Zovencedo, ad Arcole, a Lumezzane, sull’appenino Reggio-Emiliano, ecc.) ed indica un terreno boscoso (2).
Col tempo nella parlata Vicus Gazzolo viene contratto e decade la parte terminale di Vicus Vi(cus)Gazzolo diventando Vigazzolo. Pertanto tale termine significherebbe letteralmente abitato al margine del bosco e vista la sua collocazione mi sembra che tale interpretazione trovi giustificazione e sia condivisibile anche al giorno d’oggi nonostante le trasformazioni subite dalla collina nel corso dei secoli.

Note:
(1) Fino al 1680 la piazza del paese era prospicente la facciata est della Loggia comunale, era di forma trapezoidale  e si allungava verso l’attuale Via XXIV Maggio.
(2) GAHAGI (bosco, pascolo recintato, riserva del re o del nobile). Il senso originario di Gahagi si è ristretto a quello di ‘bosco o bosco recintato’, specie in Veneto e nella regione alpina ricca di boschi.

Vigi = Da Luce Li (dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figura: La portineria di Villa Miari situata nell’antica Via Vigazzolo (collezione privata del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK

VALUTAZIONI DI UN SOCIO

[22] VALUTAZIONI DI UN SOCIO E PENSIONATO

Non sono un grande amante della storia, anche perché, io e lei, non siamo mai andati d’accordo (anzi sono una frana). Però, visto che la storia del mio paese non la conosco molto, ed essendo sempre interessato a cose nuove, ho deciso di iscrivermi all’Associazione Amici di Montebello, per tentare di colmare questa lacuna verso il mio paese.
Figuratevi il mio stupore nell’apprendere che Montebello era già un centro molto importante fin dai tempi dei Romani e che la famosa strada costruita da loro, la Postumia, probabilmente passava per il paese. Scoprire che i nostri due torrenti, il Chiampo e il Guà già dal XI° secolo creavano grossi problemi alle popolazioni per le loro piene catastrofiche. Che nel millecinquecento circa vennero i Senatori della Serenissima per cercare di trovare una soluzione limitando i danni provocati nella bassa  Padovana e Veronese durante le piene, e tutto questo è documentato. Scoprire che per Montebello sono passati, e vi hanno alloggiato, personaggi che con le loro azioni hanno contribuito a scrivere la storia, altri ancora, nati qui, danno lustro alle nostre vie.
Non mi dilungo ulteriormente su queste considerazioni personali perché le cose da dire sarebbero molte. Potrei parlare della piazza di Montebello con il suo pozzo ancora visibile, della Loggia, del Pissolo con le sue funzioni, delle varie Confraternite esistite, della nostra Chiesa con le sue opere d’arte interne. Ho visto nel suo internoparte della vecchia Chiesa usata per costruire quella attuale; ho visto e toccato dei reperti paleoveneti rinvenuti sul nostro colle. Sono a conoscenza di un ritrovamento in località Legnon: pare si tratti del tetto di una casa romana sepolto sotto un metro e mezzo di terra alluvionale. Il rinvenimento è avvenuto casualmente togliendo il basamento di un traliccio dell’alta tensione.
Mi domando, come doveva essere la vita e il paesaggio a quei tempi? L’unico mio rammarico è che non so se si procederà con uno scavo archeologico per verificare l’ipotesi che i reperti recuperati suggeriscono.
Dimenticavo le uscite fatte per le vie del paese ad esplorare angoli storici, del Castello, della lunga passeggiata fatta l’anno scorso, partendo da Montebello attraverso Zermeghedo fino all’Agugliana, con ritorno a Montebello. Bella e piacevole escursione lungo le colline dei Lessini che mi hanno “svelato” aspetti di cui non avevo mai sentito parlare. Concludo ringraziando l’Associazione Amici di Montebello per le cose belle e interessanti che mi ha fatto scoprire. Sono pronto a proseguire con quest’avventura. Ciao Ciao

NONNO ADE (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: Il castello di Montebello visto da via Pegnare (Foto a cura del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK

I LONGOBARDI A MONTEBELLO II

[17] I LONGOBARDI A MONTEBELLO II

I Longobardi, costituito il ducato di Vicenza, insediano gruppi parentali (Fare) a presidio delle località e delle vie di transito più importanti. Le varie Fare di un territorio fanno a capo di un Gastaldo (1) che risiede nell’abitato più importante, in un complesso di costruzioni denominato Curtis (Corte). In questa residenza egli amministra la giustizia, incamera i tributi ed organizza il controllo e la difesa del territorio a lui soggetto e di ciò rende direttamente conto al Duca che risiede nella città.
Montebello, come attesta il Mantese, fu sede di una Curtis alla quale erano soggetti i paesi di Sorio, Gambellara, Zermeghedo e Montorso. Scarsa è la documentazione scritta che ci consenta di dare una più ampia informazione di ciò che avvenne in questo periodo storico (secoli VII e VIII). Qualche aiuto ci perviene da quanto rimane dell’antica toponomastica. Perdurano infatti, a tutt’oggi alcuni toponimi che testimoniano la presenza dei Longobardi nel nostro territorio.

Questi sono Fara, Monticello di Fara, Gazzolo (bosco) a Zermeghedo e Sorio, Gualda (foresta) al confine tra Montebello e Montecchio, Guarda (posto di guardia o di vedetta) sopra la Selva, Sarmazza (dai Sarmati popolo al seguito dei Longobardi) posta a confine tra Gambellara e Monteforte, anche Zermeghedo sembra avere la stessa origine (Sarmaticetus = piccolo insediamento di Sarmati), Guizza (da Wiffare = porre un segno ma talora anche un segno di confine. In questo caso la località delimiterebbe il territorio della longobarda Sorio da quello della latina Gambellara).
Anche la titolazione di alcune Chiese come San Giorgio di Sorio e San Michele di Zermeghedo e di Brendola sembra collegarsi

inscindibilmente con le tradizioni di questo popolo di guerrieri. E’ scarsa anche la documentazione archeologica poichè i Longobardi, ad eccezione del Gastaldo, trattandosi di piccoli gruppi di persone, preferivano vivere al di fuori del centro abitato, in ampi spazi in modo da avvertire per tempo il pericolo ed essere pronti a porvi rimedio. E sì che la Fara di Montebello doveva avere una notevole rilevanza politica e sociale se da essa sortì quell’Attaldo che fu Vescovo di Vicenza nel VII secolo. L’importanza della locale comunità longobarda sarebbe maggiormente avvalorata se trovasse conferma l’ipotesi alquanto suggestiva, che indica come originaria del luogo Immilia la figlia dell’ultimo Conte di Vicenza (2) che andò in sposa a Vitale Ugo Candiano (3). Dalla loro unione si originò la stirpe dei Maltraversi. Ecco quindi spiegato l’attaccamento dei Maltraversi (che furono anche conti di Padova e Vicenza) a Montebello e trova giustificazione anche la loro “professione di legge” quando negli atti ufficiali che li riguardano dicono di vivere secondo i regolamenti della nazione Longobarda.

Note:
(1) Dignitario con funzioni amministrative per conto del Re ed amministratore di beni demaniali.
(2) Dopo la sconfitta dei Longobardi per opera di Carlo Magno alcuni duchi furono sostituiti da conti di origine Franca, altri accettarono la nuova autorità regia e furono nominati conti.
(3) Figlio del Doge di Venezia Pietro Candiano III.

Da. Luce. Li (dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La località Fara di Montebello (Foto a cura del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK