SANTA MARIA DI MONTEBELLO (1)

[146] LA CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEBELLO (Prima parte)

Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesa Prepositurale di Montebello.

« L’antica chiesa di S. Maria, sorta sotto gli auspici del Conte Uberto Maltraverso, presso a poco dove sorge quella attuale, a causa delle angherie guerresche a cui fu soggetta nel corso dei secoli ed ancor più per vetustà, al principio del secolo XV era talmente malconcia, che nel 1447 fu rifatta dal Comune e dagli uomini di Montebello, come lo prova una iscrizione che fu posta sul pilastro sinistro del coro e che così diceva : « MCCCCXLVII Com. et homines de M. B. fec. fieri hanc ecclesiam ». Pare tuttavia che la chiesa sia stata compiuta solo nel 1459, perchè nell’interno della facciata si leggeva quest’altra iscrizione: « Zanantonio f. 1459 Maistro Manfredin da Ravena di Bnd. f. » i quali probabilmente saranno stati i capi maestri che diressero il lavoro.
Giova ricordare però che alla nuova chiesa si diede una posizione del tutto diversa dalla antecedente, essendochè quella costruita al principio del secolo XII aveva la facciata prospettante verso mattina, mentre questa, costruita nel 1447, ebbe la facciata rivolta verso tramontana. La nuova prepositurale poi, oltre alla navata maggiore, ne ebbe una seconda a sinistra dell’ingresso, con tre cappelle corrispondenti ad altrettanti altari, il primo dei quali era dedicato a S. Brigida, il secondo a S. Maria della Concezione ed il terzo a S. Martino Vescovo di Tours. A questi altari, quando nel 1499. essendo aumentata la popolazione, si allungò la chiesa, ne furono aggiunti altri due e cioè uno dedicato a S. Giuseppe e l’altro a S. Francesco di Paola. Infine, di lì a qualche tempo, sulla parete sinistra del coro, fu eretto un altro altare dedicato alla S. Croce. L’altare maggiore poi era dedicato all’Assunzione della Vergine, la quale figura insieme con gli Apostoli nella pala di sconosciuto autore che ancora si conserva nel tempio attuale con alcune altre già appartenenti a quella vetusta chiesa demolita nel 1791, perchè cadente, sproporzionata e priva di ogni gusto d’arte. (1)
La prima pietra per la costruzione del coro e delle sacrestie della chiesa attuale, fu posta, fra il giubilo dell’intera popolazione e con le cerimonie che prescrive il sacro rito, il 18 ottobre 1776. Essa porta scolpita la seguente iscrizione: « Annuente Marco Cornelio – Episcopo Vicentino – Franciscus Scortegagna – Praepositus – lapidem – Die XVIII Octobris – Anno Salutis Hunc posuit MDCCLXXVI ». Giova ricordare però che il coro e le sacrestie della nuova chiesa sorsero quasi vicine alla facciata dell’antecedente, la quale occupava quell’area di terreno che oggidì accoglie il frutteto, il giardino e la villa del commendator Farina (l’attuale Casa Canonica n.d.r.).
Quindi la chiesa attuale risultò alquanto più vicina all’imbocco della via Giuseppe Vaccari, allora detta della Chiesa; e ciò con generale approvazione dei Montebellani, perchè quella parte di paese che dalla prepositurale si estendeva fino al Ponte Nuovo più non esisteva, perchè incendiata durante le guerresche vicende della Lega di Cambrai.
Intanto il 15 agosto 1784, compiuta l’erezione delle sacrestie e del coro, questo fu benedetto per cui si incominciò ad ufficiare. Inoltre nel luglio del 1791 furono tolti gli altari dalla vecchia chiesa di cui fino allora avevano usufruito i fedeli e quindi nell’anno stesso la medesilna fu demolita, e i materiali che si ricavarono adoperati nella costruzione del tempio attuale. Peccato che la commissione eletta per la fabbrica della Chiesa, abbia ceduto come materiale da costruzione al signor Vincenzo Squarcina levatario del lavoro, anche le numerose lapidi che coprivano le tombe delle più benemerite famiglie della parrocchia, per cui andarono disperse preziose memorie per la storia locale. (2) » (Continua…)

Umberto Ravagnani

Note:
(1) Altre pale che si conservano oggidì sono: La pala della S. Croce di sconosciuto autore, la pala di S. Martino di Giacomo Ciesa e la pala di San Carlo dipinta da Alessandro Bianchi nel 1624.
(2) Fra le lapidi della demolita chiesa, due solamente furono salvate e cioè una riguardante Francesco Cenzatti e l’altra il Prevosto Pietro Dottor Caprini di cui Francesco Bonomo illustrò la vita e le opere in un manoscritto che si conserva nell’archivio prepositurale. Ecco la lapide: « D. O. M. Pietro Caprini I. M. D. Huius Ecclesiae – Preposito Virtute doctrina ac summa – erga pauperes liberalitate – Ornato – Praesides Communitatis Montisbelli – Anno MDCCLXI posuere – XIII Kal. Maii ». Fra le iscrizioni di lapidi scomparse ci è rimasta questa curiosa epigrafe: « Al nome de Idio MDLXXXV. Essendo Chiaramonte Chiarello Omo d’arme – presentato a Vicenza in Sala Bernarda – per morte de omo – la sorte volse – che all’ora di terza campana – gli fu tratta una arcafusata e fu colto in la testa – il che morse de anni XXXII: Et io Chiarello – padre del sepulto citadino di Vicenza – feci fare ».

Foto: La Chiesa di Santa Maria a Montebello (APUR – Umberto Ravagnani – 2008).

 

Per chi volesse approfondire l’argomento sono disponibili i seguenti volumi del prof. LUIGI BEDIN:
L. BEDIN, Santa Maria di Montebello, Vol I, 2011, Montebello Vicentino;
L. BEDIN, Santa Maria de Montebello, Vol II, 2018, Vicenza;

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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FESTE CENTENARIE (3)

[43] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Terza parte)

Nell’anno seguente 1266 anche Gilberto dei Maltraverso Conti di Montebello vendette col fondo e signoria anche il giuspatronato (per usare l’espressione dell’atto allora esteso) al Comune di Vicenza. Non cedettero però allora da parte loro i diritti di patronato i Signori di Carturo, ma solamente circa il 1290 vendendola ancor essi al Comune di Vicenza. Non tardò punto il Comune di Vicenza a far valere gli acquisiti diritti di patronato sulla Chiesa di S. Maria di Montebello, giacchè il giorno 17 Maggio 1290, per incarico del Podestà di detta Città Giovanni de Jadi qui arrivava Nicolò detto Smareglo, Notaio, per compire l’affidatagli missione.
Era la Vigilia della festa dell’Ascensione e lo Smareglo si presentò a questa Chiesa nel momento che il Parroco Tomaso e i Canonici stavano per uscire colla processione per le Rogazioni verso la campagna, preceduti dal Gonfalone e dalla Croce e seguiti dal popolo. Lo Smareglo senza far cenno a chicchessia prende tra le mani Croce e Gonfalone, protestando ad alta voce che egli voleva camminare innanzi a tutti a nome del Comune di Vicenza in segno che questo aveva il diritto di patronato sopra la Chiesa di S. Maria di Montebello. Pronunciate tali parole si pone alla testa della Processione procedendo per la via comune attraverso l’abitato, seguito dagli astanti altamente stupiti per questo fatto. Nel Venerdì poi della stessa settimana il Notaio Uguccione del fu Alberto pubblico Notaio, nella piazza di Montebello, presenti il Parroco Tomaso, i Canonici e moltissime persone, estendeva l’atto solenne di quanto avea compiuto il Notaio Smareglo in nome del Podestà e del Comune di Vicenza, di cui riconfermava i diritti che le spettavano sopra questa Chiesa (Archivio di Torre Vol. 8).
Dopo gli eventi narrati ed in capo a breve tempo pare che la cosa non sia riuscita troppo piacevole a questi abitanti, e poiché il Comune di Vicenza non ommetteva occasione per sostenere con esagerata fierezza i propri diritti, particolarmente a danno della Chiesa e dei suoi Canonici, contro i quali si permise frequenti arbitrari, non ommesso quello di volere nuovamente prender possesso di questa Chiesa, anche con forme non permesse alle autorità secolari e più ancora per le opposizioni che sempre muoveva nella elezione dei nuovi Canonici, tutto questo stancava la pazienza della Collegiata, la quale ricorse al Podestà ed al Consiglio di Padova, da cui allora dipendeva anche il Comune di Vicenza, affinchè le fosse resa giustizia. Il ricorso non fu inutile, a questi Canonici furono riconosciuti i diritti fin allora esercitati, e per quello che riguarda l’elezioni nuove, in caso di vacanza, si conchiuse che i Canonici di Montebello per scegliere coloro che riconoscevano idonei, ciò non lo potessero fare nella propria Chiesa, bensì nella Cattedrale di Vicenza, alla presenza di alcuni incaricati da quel Comune.
Sembra che la Collegiata non cessasse colla venuta del Dominio Veneto 1404, ma piuttosto circa il 1450 non restando di essa altra memoria che il titolo della dignità principale del Proposito o Prevosto che si conserva anche ai nostri giorni nei rettori della Parrocchia di Montebello. La Chiesa di S. Maria, sino alla fine del secolo XIV per le tristi vicissitudini a cui fu esposta nelle frequentissime guerre e più ancora per la edacità del tempo era ridotta in misero stato. Nel secolo seguente passate le bufere politiche del primo quarto di esso, si vide la necessità non di ristauri che troppo era malconcia, ma di una completa riedificazione. La nuova Chiesa fu costruita nel 1447 a spese del Comune e degli abitanti di Montebello, come fa fede l’Iscrizione posta nel pilastro sinistro del coro e che qui si riporta: « MCCCCXLVII. Com. et homines de MB. fec. fieri hanc Ecclesiam. »
Sembra però che il lavoro di costruzione sia stato compiuto solamente nel 1454, giacché nell’interno della facciata vi era questa scritta: « Zanantonio F. 1459 Maistro Manferdin da Ravena di B.nd F. » i quali devono essere stati probabilmente i due Capimaestri che diressero il lavoro. Conviene però notare che per questa nuova Chiesa si cambiò del tutto la posizione dell’anteriore. Il Coro cioè fu costruito prospettante ad oriente e la facciata verso tramontana. Oltre la navata principale ne ebbe una seconda a sinistra con tre arcate, ossia cappelle. Oltre l’altare maggiore posto nel coro v’erano tre Altari: il primo, cioè per chi entra in Chiesa, dedicato a S. Brigida Vergine dell’ Ordine del SS. Salvatore; il secondo a Santa Maria della Concezione; il terzo a San Martino Vescovo di Tours. E qui è da ricordare, come subito dopo il 1476 in cui il Pontefice Sisto IV aveva permesso che in tutte le Chiese dell’Orbe si celebrasse nel giorno 8 Dicembre di ogni anno la festa della Concezione, che egli chiamava Immacolata, qui sia sorta una Congregazione sotto il titolo di S. M. della Concezione, che in breve addivenne fìorentissima per il numero grande di coloro che vi si ascrissero e che poscia unita alla Confraternita della Madonna della Cintura per godere di maggiori privilegi, altri di nuovi ed affatto speciali ne otteneva da S. S. Paolo V nell’Aprile 1617. Questa Congregazione ebbe sempre vita rigorosa. Si istituirono Legati, Livelli ed ebbe molte ricche donazioni e ciò sino all’anno 1807, quando cioè per una legge del Regno Italico, fu soppressa e demaniati tutti i suoi beni con grande lamento di tutti questi abitanti. Circa l’anno 1499 aumentata di nuovo la popolazione, fu necessario di allungare la Chiesa costruita nel 1447 e si aggiunsero due nuove Arcate ossia Cappelle e due Altari: uno dedicato a San Giuseppe sposo di Maria, l’altro a S. Francesco di Paola. In seguito venne eretto un altro altare ad onore della S. Croce, e questo fu costruito sul lato sinistro del Coro prospiciente la Chiesa. Nel 1575, abbattuto l’antico campanile, se ne rifece uno di nuovo con mattoni di cotto e guglia accuminata e questo fu costruito ove oggidì sorge il fianco destro della facciata della Prepositurale. Poco dopo la famosa battaglia di Lepanto combattuta e vinta felicemente dalle armi cristiane il 7 ottobre 1571 sotto la invocazione della Madonna del S. Rosario, anche qui si istituiva una Congregazione a di lei onore, che pari a quella della Concezione, ebbe numerosissimi ascritti e possedette altresì legati, livelli e beni propri, ma che purtroppo per la legge del 1807 dovette vedere demaniati e perduti. Fu merito però di questa Congregazione l’aver fatto eseguire a proprie spese nel 1583 in onore della celeste sua Patrona, dal celebre e rinomato Gio. Batta Maganza di Vicenza, la Pala che la rappresenta e che tuttora qui si possiede ed assai ammirata dagli intelligenti del bello. Anche Montebello nel 1630 travagliato orribilmente dalla pestilenza, vide in pochi mesi morire oltre un terzo dei suoi abitanti. Ma ne ebbe conforto e sollievo quando questa Comunità ad onore di S. Rocco erigeva una Cappella con altare nell’Oratorio di S. Francesco, obbligandosi di visitarla solennemente in ogni anno nel dì della sua festa. Da vario tempo si vagheggiava ed era desiderio assai comune di questa popolazione che una nuova Chiesa si sostituisse all’antica troppo angusta, spoglia di ogni gusto d’arte, di coro, povera di luce, schiacciata quasi per il tetto assai basso, con cappelle ed altari male proporzionati, in una parola la Santa Casa del Signore nella più triste e nuda miseria. Ma dove costruire la nuova Chiesa? Pareri ed opinioni le une colle altre non mancavano, e si disputò per vario tempo; ma fortunatamente il Prevosto D. Francesco Scortegagna che da 15 anni con amore, zelo e carità reggeva questa Parrocchia e con lui consociati in uno stesso pensiero il Nob. U. Girolamo Bruto-Revese e il N. U. Giuseppe Regan che l’uno e l’altro coprivano con onore e dignità l’ufficio di Vicarii di questa Comunità, non esclusa una parte notevole degli stessi Consiglieri che risiedevano alla pubblica amministrazione, prevalse il loro desiderio, anzi la loro volontà, che cioè la nuova Chiesa fosse riedificata sul luogo stesso dove tante generazioni si erano succedute a glorificare Iddio e ad implorare le sue benedizioni e dove pure tanta parte di esse dormivano in pace il sonno di una morte cristiana.
Dietro questa ed altre ragioni ispirate parte dalla fede e parte dal cuore, sparì ogni idea di contrarietà e di opposizioni, ed il popolo fattosi una cosa sola col suo Pastore e coi suoi Reggitori, si risolvette senz’alto di affidare l’incarico per il disegno della nuova Chiesa all’Architetto Giorgio Massari di Vicenza, che in quella città ed altri luoghi aveva di sé già elevata e nobilissima fama. Approvato il disegno da una Commissione all’uopo eletta, si incominciavano a raccogliere i mezzi necessari per la nuova fabbrica e la Comunità sopra il fondo delle colte che annualmente riscuoteva una parte, l’erogava generosamente per la Chiesa, e nel giorno 18 Ottobre 1776 colle cerimonie che prescrive il sacro rito, si fece la posizione della prima pietra per la costruzione del Coro e delle Sacristie.
Annuente Marco Cornelio — Episcopo Vicentino — Franciscus Scortegagna — Prsepositus
Hunc posuit lapidem — Die XVIII Octobiis — Anno salutis MDCCLXXVI.
Qui è da ricordare che alla nuova Chiesa si diede una posizione affatto diversa dall’ antecedente. Vale a dire il Coro e le Sacrestie si fabbricarono al di là ed anzi il primo, quasi poggiato alla facciata dell’antica Chiesa, e la facciata della nuova che prospitasse a mattina colla Borgata, e ciò con generale approvazione, giacché al di là della Chiesa più non esistevano da oltre 200 anni né le abitazioni né le case di un tempo che formavano una grossa contrada incendiata e distrutta pe ragioni di guerra. Durante la erezione del Coro e delle Sacristie il popolo continuò usufruire della vecchia Chiesa, per entrare nella quale, oltre la porta già esistente sul lato sinistro, se ne aperse allora una nuova anche nel lato sinistro del vecchio Coro. La erezione del Coro, delle Sacristie fu compiuta nel 1784 e il 15 agosto fu benedetto e messo in comunicazione colla vecchia Chiesa e si incominciò ad officiare. Il Coro e le Sacristie costarono 17.000 ducati. Nel dì 11 Luglio 1791 si pose mano a togliere dalla vecchia Chiesa gli Altari e quindi si passò alla, totale sua demolizione, compiuta il 22 Dicembre dello stesso anno. Il 6 Luglio la Commissione eletta per la fabbrica, con scrittura legale conchiudeva col sig. Vincenzo Squarcina di Vicenza il contratto di affidargli il lavoro di costruzione per 17.000 ducati, ed egli s’impegnava, di dare il lavoro compiuto in greggio nel corso di 5 anni, ma chiese e gli fu concesso di poter usure i materiali della Chiesa demolita. Qui è da deplorare che non si abbia collo Squarcina fatta eccezione di rispettare e conservare le antiche lapidi che coprivano numerose tombe delle principali e più benemerite famiglie e quindi che andassero smarrite tante care e preziose memorie. Una sola però di quelle lapidi fu conservata e fortunatamente quella del Rev. Prevosto Pietro dott. Caprini che lasciò ricordi di straordinaria santità.
Nel dì 24 Luglio dello stesso anno fu trasportato con processione di numeroso popolo il S.S. Sacramento all’oratorio di S. Francesco che servì ad uso di Parrocchia fino al 14 Gennaio 1798, in cui un’altra volta con devota processione il Divin Sacramento venne riportato nella nuova Chiesa che aveva solennemente benedetta il M. R. D. Celestino Bonvicini qui nato, ma da alcuni anni Arcipr. Vicar. Foraneo di Montorso. Il Rev. Prevosto D. Francesco Scortegagna che era stato il primo ed il più fervente ispiratore della nuova Chiesa, tra il compianto dell’ intera Parrocchia era morto tranquillo e sereno nell’Agosto dell’anno stesso 1798. Fu seppellito nel nuovo Coro e bene lo ha meritato; egli fu l’ultimo dei defunti inumati in Chiesa, giacché dopo d’allora le leggi lo vietarono. La costruzione della Chiesa importò la spesa di 20.000 ducati.
Quando si inaugurava la nuova Chiesa le mancavano il soffitto, la stabilitura e il pavimento. Il primo compreso il quadro che allora lo adornava importò la spesa di 4.000 ducati e la stabilitura e pavimento provvisorio alla Veneziana altri 4.000.

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: La Solenne, Festa quinquennale istituita da Mons. Giuseppe Capovin il 26 Aprile1885 (foto a cura del redattore).

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