VIVERE IN AUSTRALIA

[212] VIVERE IN AUSTRALIA
LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


LINO TIMILLERO, montebellano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato un nuovo articolo sulle sue esperienze in quel lontano Continente:
« Cari amici, ho pensato di farvi sapere come ci si può trovare quando si vive per molti anni in una lontana nazione, dove si parla un’altra lingua e dove le usanze della popolazione sono ben diverse da quelle a cui si era abituati. Certo, vi potrò dire di come io mi trovo! Non degli altri, perché ognuno ha le proprie esperienze ed il proprio modo di vivere! Ma c’è sempre una similitudine nei nostri rapporti con la realtà che ci circonda. Vi voglio parlare della mia esperienza con la lingua Inglese e di come essa possa influire sul nostro modo di percepire le quello che c’è attorno a noi. La cosa più difficile è la pronuncia! Se si arriva in Australia da bambini, si frequenteranno le Elementari, fino alla sesta. Poi, obbligatoria c’è l’equivalente delle Medie e per chi vuole, il Liceo, dove si può scegliere quali rami di studio seguire. Fino alla pubertà non ci sarà alcuna differenza sulla pronuncia dei bambini! Detto questo, avrete già capito che, più vecchi si arriva in questa terra, più sarà difficile parlare pronunciando l’Inglese nel giusto modo. Ancora adesso, dopo più di 50 anni, faccio arrabbiare mia moglie (venuta da bambina). Il bello è che lei pensa che io sbagli apposta!!! La cosa più difficile è il ricordarsi di pronunciare la H!!! Tutte le parole che sono scritte con la lettera H davanti devono far sentire la H nella pronuncia perché ci sono parole simili senza la H e quindi si viene fraintesi! Voi sapete chi era la Maestra Carlotto! La mia Maestra di prima elementare! Ebbene, ricordo ancora adesso come Lei insisteva, … A,B,C,D,E,F,G,H, ci diceva! Ed aspirava quella H come si dovrebbe fare con l’Inglese!!! La seconda cosa che io, ancora oggigiorno, non pronuncio a giusto modo e la S finale delle parole che terminano con la S!!! La S, nella maggior parte dei casi, ci dà la quantità: Dog = Cane; Dogs = Cani! Si capisce che, se non si pronuncia la Esse, si rimane con un Cane invece di 2 Cani o di molti Cani!!! Con la S si definisce il plurale delle cose! Comprendete ora la difficoltà, per le persone anziane, e non tanto anziane, ad impadronirsi dell’Inglese!!!??? Ma, una volta che si riesce a leggerla nei giornali o sui libri, ed a capirla propriamente, la lingua Inglese dà grandi soddisfazioni! Leggere l’Inglese non ha niente a che fare con la pronuncia! Si può pronunciare, mentalmente, una parola. L’importante è capire il significato di tale parola. Quando si è capaci di LEGGERE l’Inglese, si apre davanti la Letteratura, non solo dell’Inghilterra, ma degli Stati Uniti, dell’Irlanda, con James Joyce, della Scozia con Sir Walter Scott (Ivanhoe), dell’Australia, del Sud Africa e di molte altre Nazioni dove si usa l’Inglese!!! Di certo capirete che non sono qui a scrivervi, per sembrarvi un sapientone!!! Come ti ho accennato, scrivo solamente per darvi una idea di come, noi Italiani, ci possiamo trovare qui, in Australia. Se poi si va sul mondo del lavoro, anni or sono, chi sapeva parlare bene l’Inglese diventava, in molti casi, capo-squadra, perché la manovalanza aveva bisogno di essere guidata da chi poteva dir loro quello che la direzione voleva fosse fatto! Detto questo, posso tornare alla mia esperienza con la Lingua. Essendo noi una famiglia religiosa, frequentavamo la Cappella del Sacro Cuore, dove erano presenti i Missionari Scalabriniani. I nostri due figli frequentavano la scuola elementare cattolica della Parrocchia di ‘Saint Francis Xavier(San Francesco Saverio ndr). Quando fu ora per loro di prepararsi alla Prima Comunione, ci fu suggerito di andare in Chiesa nella Parrocchia. Cosa a cui, noi genitori, essendo coinvolti nell’andamento della Scuola stessa, aderimmo immediatamente. Fu allora, andando alla Santa Messa, celebrata ovviamente in Inglese, che mi accorsi della vastità degli Inni Sacri cantati dai fedeli! E li imparai con gioia! Specialmente perché c’erano Inni come ‘Pange Lingua’, o ‘Adoro te Devote’ ed ‘Anima Christi’, che io conoscevo in Latino da quando andavo, bambino, in Chiesa a Montebello. La stessa melodia con parole in Inglese!!! Una meraviglia!!! (Mia moglie era su col coro che cantava). In special modo l’Inno del tempo di Avvento: “Veni Veni Emanuel, Captivum Solve Israel…” E, certe volte, a seconda dei Sacerdoti Australiani, veniva anche cantata in Latino!! Ed io cantavo! Beato di poter finalmente cantare quello che avevo imparato da bambino, quando Don Francesco a Montebello ci insegnava quegli Inni Sacri!! (Qualcuno mi guardava, pensando che io fossi un Prete in visita alla Parrocchia). Quando arrivò, per i nostri figli, il tempo di prepararsi alla Santa Cresima, trovai, negli inni dedicati allo Spirito Santo, un’altra sorpresa! Una Laude di Bianco da Siena: “Discendi Amor Santo…” Tradotta in Inglese con: “Come Down O Love Divine…” E la melodia è veramente magnifica. Composta da Ralph Vaugham Williams, compositore Inglese, figlio di un ‘Pastore’ protestante. Ed è stato tradotto Dante Alighieri. In un Canto del Paradiso, il Poeta dice della Madonna: “Vergine Madre Figlia del Tuo Figlio…” Che è diventato: “Blessed Virgin Mary, Daughter of Your Son…” Anche questo inno ha una bella melodia! E poi, essendo l’Inglese quasi cugina della lingua Tedesca, è ancora più facile tradurre parte degli Inni religiosi di ‘Bach’ con la splendida musica del grande Compositore. Ecco come io ho trovato un modo per perfezionare un po’ il mio Inglese, cantando in Chiesa.
Scrivere l’Inglese, è tutta un’altra cosa!!! Su trenta Italiani, in special modo se già sposati quando erano arrivati, se ne troverà uno che saprà scrivere l’Inglese!!! Prendete il mio caso. A parte il fatto che mia moglie, se dovessi scrivere in Inglese, lo farebbe per me, io potrei farlo. Ma con il dizionario accanto. E poi dovrei far leggere alla mia cara moglie ogni parola!!! Qui lo chiamano “Spelling”! Anche per gli Australiani, non è facile scrivere correttamente!! Però, perché, come ho detto, leggo molto, mia moglie si è accorta che un po’ non saprò scriverlo, ma mi fa leggere qualsiasi cosa che lei scrive. Se qualcosa non va, glielo faccio notare!! E, nella maggior parte dei casi, non sbaglio! Come capirete, a volte, l’Inglese degli Italiani parlato qui, diventa ‘Italiese’. Ne troverete vari esempi nelle mie ‘storiete’. È un Inglese mescolato in uno strano modo con l’Italiano, aggiungendo una O, una E od una A. (Esempio: ‘Bag’ = Borsa. In Italiese diventa “Bega”) Non mi allungo perché avrete già letto e capito quello che intendo dire. Nella mia terza età, sono tornato, da diversi anni, a frequentare la Cappella del Sacro Cuore. Ogni mese, il Missionario Scalabriniano celebra la Santa Messa per la Madonna di Monte Berico, colà collocata dall’Associazione dei Vicentini di Wollongong. Finisco qui. Un caro saluto ». Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 10-2-2019

Foto:
1) La Cattedrale di San Francesco Saverio a Wollongong.
2) L’interno della Cattedrale di San Francesco Saverio a Wollongong.

Umberto Ravagnani

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UN’AMERICANA A MONTEBELLO

[194] UN’AMERICANA A MONTEBELLO

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sui suoi ricordi d’infanzia a Montebello:

« El fradelo de na me paesana, col jera cuà a Wollongong a catare i so parenti, el me ga contà na bela ‘storieta’ de cuando ca lù el jera ncora xovane. A Montebelo, cuando ca Pierino, cussì el se ciamava, el gavea disisete ani, jera rivà na dona co dù fioi, on toso e na tosa, dala Merica, par catar parenti. La fiola la gavarà vudo cuindese ani e so fradelo cuasi tredese. I vignea da la California e so marìo de la dona el jera restà là parche el gavea massa laoro da fare e nol podea movarse. Pierino el me contava cal gavea scomizià a laorare da Pelizari ca no jera gnanca on ano.
El jera stà tanto fortunà, parchè stiani no ghe jera mia tanto laoro in giro! Come ca ve podarì maginare, sendo el ‘Tabachin’ vizin a ndove ca stava de casa i parenti dela Mericana, Pierino el fasea finta de nar conprarse on par de sigarete, par vedare se ghe jera la tosa in giro. Solo par curiosare e par sentirla parlare! No ghe jera mia Mericani tuti i ani a Montebelo! E la tosa la parlava chel Talian ca solo i Mericani lo parlava cussì, metendo le parole ala roversa, ca te vignea da ridere, ma te saravi suito la boca parchè la se metea a sbraitare co so fradelo. So fradelo magari el ghe disea ca la sbaliava, ma par Merican, e lora i nava vanti a dirsele in Merican ca nesun capia gnente, ma la jera na belessa a star là solo par sentirli parlare el Merican! La tosa la se ciamava Riccarda, e la volea ca se disesse el so nome propio con ‘due c’, no come ca femo nialtri. Alora Pierino, co i gavea on poca depì confidensa, el ghe ga dimandà a la tosa parchè so fradelo el se ciamava Ronny, ala Mericana, e ela Riccarda, al Italiana. La tosa la ghe ga dito: “In Inglese essere solo Richard, no avere Riccarda!” Ma se podea capire cuel ca la disea! Vialtri ve ricordeo cossa ca volea dire nar mati par el ‘Rock and Roll’, e no capirghene na parola de cuel ca i cantava? Cuelo el gavea in mente Pierino: farse dire da ‘Riccarda’ la tradusion de le canson Mericane! Par cuei ca se recordarà, ghe jera anca “The Everly Brothers” ca cantava el ‘Rock and Roll’, e ghe jera na canzon ca cantava luri ca la ghe piasea, ma proprio tanto, a Pierino: “Ebony Eyes” la se ciamava! La jera on ‘Lento’, e Pierino, no avendo el magna dischi, cuando cal la sentia el se fermava e el stava fermo fin ca la finia! Sensa capirghene na parola! Nialtri ca semo in Australia da tanti ani, chi pì chi manco, l’Inglese lo capimo. Ma lora, chi lo capia? E Pierino manco de tuti! Col jera cuà par catar i parenti, el se lamentava. El disea cal gavaria fato mejio a essar vegnù cuà anca lù cuando ca jera vegnù so sorela e so cognà, pì de cuaranta ani fa!!! Almanco desso el savaria on poco de Inglese anca lù! Ntanto, la ‘Riccarda’ la gavea fato micisia co le tose ca stava de casa lì vizin.
La nava tanto dacordo co na fiola de ‘Stocchero’, ca mi ve go contà la storia de cuando ca ghe jera da luri cuel profugo dal Polesine cal se ciamava Leone, ve ricordeo? So sorela de Bepe Stocchero la se ciamava Rosa Maria, e la jera vecia come la Mericana, come ca le fusse stà gemele! Na sera, sol inbrunire, la Mericana – cussì me contava Pierino – la jera drio nare casa de so zii nsieme co la Rosa Maria. La Riccarda la ga visto Pierino vegner su dala piassa e la lo ga ciamà: “Tu venire sentire disco? Cantare Elvis. Tu piacere Elvis?” E Pierino a dirghe suito de sì, ca ghe piasea Elvis (e tuto cuel ca la volea). Elvis el cantava “In the Ghetto”!!! Bela!!! Ve ricordeo? Col ne la contava, parea ca Pierino el fusse ncora lì, a Montebelo, in casa da so zii de la Mericana, (ca i gavea el giradischi), co la Riccarda ca ghe contava par Talian cuel ca cantava Elvis!!! Cuando ca ghe mancava poco parchè Pierino el nasse casa a Montebelo, mi so ndà a catarlo par saludarlo. Ierimo sentà xo torno la tola in casa da so sorela ca la gavea parecià el café fato co la cogoma, come sti ani. La gavea prunti anca dei bei tochetini de buzolà cal jera propio bon. Pierino el me ga dito: “Ogni tanto, chela Mericana la vien ncora a Montebelo. Ogni tri ani, me dise cuei ca la vede. A mi me piasaria dimandarghe parchè ela la se ciama Riccarda, come so cugin, cal gà cuasi la stessa età.” Salta fora so cognà: “A te lo digo mi el parchè”. Tuti du nialtri se ghemo messi a vardarlo! Pierino el ghe fa: “Come feto ti a saverlo?” So cognà el ghe dise: “Da come ca go capio mi, vialtri si drio a parlare dei fioi dei fradei P~~~~! Uno el ghe ga messo nome Riccardo al so secondo toso. So sorela, prima da ndare in Merica, la ga vudo na tosa e la ghe ga messo nome Riccarda! La guera, la jera finia da gnanca na setimana, ma se trovava ncora in giro, palotole e zerte balete nere, grande fa bronbe, ca nesun savea cossa ca le jera e le vegnea butà xo dai aparechi cuando ca i bonbardava.” Ma Pierino el salta fora par dirghe a so cognà: “Sa centrela la guera?” So cognà ghe dise a Pierino: “Se te porti pasiensa, a te capirè sa centra la guera!” dise so cognà. “Ndove ca stava i P~~~~! , ghe jera na corte e là ghe laorava el Maniscalco. Ve ricordeo chi cal jera el Maniscalco? El ferava i cavai e anca i mussi e conpagnia bela. In pì el fasea laori da fabro, de cuei ca se rangiava a far de tuto. Nialtri tosati, se catava su de tuto in giro par le strade, vizin al ponte. Parfin torno al canpanile parche na volta, on aparechio Merican, dopo ser passà sora el ponte del Guà, el se ga girà e el xe vegnù a mitraliare el canpanile de la Cesa!” So cognà de Pierino el nava vanti sensa ca nesun lo fermasse: “On jorno, dopo magnà, se ghemo catà in zincue, siè tosati torno ala mantesa del Maniscalco. Da na parte ghe jera on muceto de chele balete nere e anca el toso pì xovane del vecio P~~~~! Tuti se volea girare el manego dela mantesa par vedare el fogo scaldare i feri dei cavai ca ghe jera in meso ala carbonela. Tuto on colpo, se ga sentio on boto forte e el toso pì xovane del P~~~~ el xe cascà par tera, lì, vizin ala mantesa, e, pien de sangue, nol se ga pì alzà! No ve digo cuel ca xe capità parchè le xe robe da gnanca credarghe! Zighi dapartuto! Chi ga messo la baleta nera ntela mantesa, chi selo stà cuel disgrazià. El ga da essar stà mato!!!” … So cognà de Pierino el ga finio disendo: “El toso se ciamava Riccardo. Dopo, co xe nate le creature dei so fradei pì veci, tuti du i ghe ga messo nome Riccardo e Riccarda. Uno xe restà a Montebelo e chel altra la xe na in Merica co so mama!” Dopo on pochetin, se ghemo saludà e mi ghe go dito a Pierino de saludarme Montebelo! » (Linus DownUnderLino Timillero Coniston 22-5-2018)

Foto: Riccarda a Montebello all’epoca dei fatti narrati (rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani
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LINO TIMILLERO RACCONTA

[188] LINO TIMILLERO RACCONTA

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sui Circoli e le Associazioni di Italiani in Australia e nel mondo:

« El mese de Agosto de st’Inverno passà, gaveo cuasi finio de vangare l’orto par pareciare da metar xo on poco de luame. La matina jero ‘ndà da ‘Bunning’ a conprare cuei sachi de ‘Fertiliser’ xa prunti: on poco de vaca, de piegora e anca de schiti de galina. Gò scominzià a smissiare tuto co la tera… e gà tacà a piovare! Vardè ca no me son mija sbaljà! Cuà in Australia, el mese de Agosto, el xe come cal fusse Febraro, in tuta l’Europa, l’America e conpagnia bela! Jera cuasi le do. Me mojere la me ciama e la me dise de narghe a inpostare na letara. La casseta de la Posta la xe lì a dù passi. Me togo sù l’onbrela, verzo el ‘tilt-a-door’ del garage, e vago sù sola pontareta par metare la letara ‘nte la casseta de la Posta: cuà le xe tute piturà de Rosso.
On poco pì vanti, finisse la pontara, e se pol vedare el mare. Vago sù, tanto par vedare come cal jera el tenpo. No se podea gnanca vedare el mare, cal xe lì, poco distante. Nuvole e Oceano, i jera tuta na confusion! E vignea xo na pioveta ca la disea: xe inverno, e te fasso vedar mi cuanto ca tiro vanti! Ma cuà a Wollongong, semo fortunà parche no jazza mai!!! Da nialtri, el Meteo, el xe comandà dal Polo Sud. L’Antartico, el xe on poco pì soto de la Tasmania, e dal Polo in sù, no ghe xe gnente in mezo! Xe cuando ca riva el Nigno o la Nigna, ca le robe le se mete a ‘ndare par traverso. Co ghe xe el primo el xe massa suto, e no piove par setimane; co se soto la seconda, la Nigna, lora el piove anca on fià massa! L’Oceano del South Pacific, el va da l’Australia al Cile e in mezo no ghe xe gnente.
Sicome ca el piovea, so ‘ndà soto casa a farme na docia in pressia. Me go vestio e so ‘ndà sù in casa par darghe na ocià al ‘Giornale di Vicenza’ so l’Internet. Vardà cuelo, me taco so l’Ente ‘Vicentini nel Mondo’, parchè me jera vegnù in mente de vardare cuante ‘Associazioni’ e ‘Circoli’ ghe xe in giro pal mondo! Savio cuante? 42!!! Cuarantadò!!! Tante!!!
Tirando via le dò ca xe in Italia, la pì parte, le xe so l’Emisfero Meridionale. Ciò!!! Ondese in Brasile!!! Sete in Australia!!! Do in Argentina! Una in Venezuela, una in Uruguai e una in Sud Africa! Se vulì, provè a vardare anca vialtri!!! Me go meravejià ca du ‘Circoli’ brasiliani e un argentin, i gà el ‘site’ so l’Internet, ca spiega tuto cuel ca i farà in tei dodese misi de l’ano. A parte el fato ca nialtri disemo Argentina e luri, i Argentini, i dise Arghentina parchè i parla ‘Castigliano’, xe da dirghe: Bravi!!! El ‘Circolo’ de Buenos Aires el gà parfin on ‘Gruppo Teatrale’ de nome “Luigi Meneghello”! E ghe xe anca el ‘Circolo’ de Cordoba in Arghentina!
El xe pì sù, verso le Ande, distante da la Capitale, ma come ca dise luri, nel Centro Geografico de l’Arghentina!!!
De preciso, no sò cuanto ca sia distante Cordoba da Buenos Aires, ma vardando la cartina, me par cal sia come da Sydney a Melbourne. Cuasi 800 (otozento) km. E son vegnù a savere ca dù fradei da Cordoba, i gà zugà el calcio co la scuadra de la U.S. Montebello, la scuadra de calcio del me paese! A cuei tenpi, jera Presidente de la U.S. Montebello el Sior Gioanin, un dei tri fradei da Montebelo ca mi ve gò contà on poca de la so storia.
Vedio, la saria na gran bela roba se calche d’un de Buenos Aires,o de Cordoba, o anca de Montevideo, i ne contasse cossa ca ghe xe e come ca la và da chele parte là!
Cuà in Australia, mi gò vudo la fortuna da essar stà a trovar tuti i ‘Circoli’! O par na storia o par naltra, so ‘ndà fin a Adelaide, el ‘Circolo’ pì distante da Wollongong. Forse, ‘ndando vanti col tempo, saltarà fora on ‘Circolo’ anca a Perth, in Western Australia, e, magari, un a Hobart, in Tasmania. Se el bon Dio el volarà, saremo ‘ncora cuà! Ma sarà tanto difizile parchè anca nialtri ‘Vicentini’, ca se vojia o no se vojia, semo drio diventar veci, e co se diventa veci, no se xe pì boni de far cuel ca se fasea da xovani! E se i xovani no i se fa vanti, finirà anca calche ‘Circolo’. Ma no stemo lì a parlar de brute robe. Tiraremo vanti come ca se podarà, e la Madona de Monte Berico, speremo ca la ne jiuta, ma Tanto!!!
Ve digo la santa verità, par mi, Myrtleford, el primo ‘Circolo’ fondà in Australia, el xe cuelo ca me piase de pì de tuti! El paese el xe in Victoria, de là del confine col New South Wales e ‘vanti on zentenaro de km., e fora via de la Freeway ca va a Melbourne. In giro ghe xe tanti monti e on bel fiume cal se fà cativo col piove tanto! Là se cata ‘ncora i magnari come ca i fasea na volta! Ghe xe Vicentini ca i xe là da tanti ani. Fameie ca jera rivà là dal ’20 e dal ’30. Tradision mantegnù vive da ‘lora, par generasion ca gà inparà a caminare e a parlar dialeto, tuto insieme, e a rispetare tuti e tuto! E sicome ca i jera tanti, i se fa rivare da l’Italia parfin la Prugna, chel bon licuore ca me mama me mandava a conprare da Zonin, co jero toseto. Par no parlare de le soprese e dei saladi! I fa su el mas-cio come cal fasea su i saladi el mazin ca vignea a far su el mas-cio a casa nostra depì de sesanta ani fa! Cuando ca go sajià na mortadela fata là, so restà a boca verta: come cala fusse sta fata su la setimana prima a casa de me mama! E co se và in giro par Myrtleford, ghe xe el giarin de fianco de le strade, come a Montebelo o a Villaverla. Vialtri ‘desso dirì: “Parchè Villaverla?”. El signor Revrenna, Presidente dei “Vicentini’ de Myrtleford par tanti ani, el xe nato a Villaverla! E a Cordoba? Come se le le robe de na volta a Cordoba? E a Buenos Aires? E a Montevideo?
‘Desso ca ghe xe el Papa Italo-Arghentino, parchè calche dun no ne conta come ca và le robe da vialtri in Sud America, in Sud Africa e anca da le altre parte, ‘ndove ca ghe xe “Vicentini”.
Sol nostro caro Periodico, vien messe su le novità dei Circoli come ca le ghe vien riportà a luri, ma nialtri in giro pal mondo, no savemo mia cossa ca ghe xe tra Cordoba e Buenos Aires.
A Myrtleford, na volta i laorava tanto sol tabaco. ‘Desso cuelo el xe cuasi finio e i se ga messi a tirar su visele, castagnare, nogare e parfin chela roba ca i dopara par fare la Bira!
A Wollongong, la ‘Steelwork’ desso la gà gnanca metà de tuti omini ca i gavea na volta. Le Inprese taliane le xe diventà australiane o le se stà vendù! Port Kembla la xe drio riprenderse desso, dopo ca tante Industrie ca fasea anca porcarie tra fumi e “licuami” ghe gà tocà de sarar su e spetare de essar licuidà e anca pezo!
Ma se tira vanti. ‘Desso, da veci, ma senpre zercando de star su col morbin!!!

(Linus DownUnderLino Timillero Coniston 15-10-2015) »

Umberto Ravagnani

Foto: Lino Timillero a Montebello il 19 settembre 2019 mentre ci racconta della sua esperienza in Australia. A destra Ferruccio Zecchin attuale Presidente di “Vicentini nel Mondo“. In secondo piano Maria Grazia Maggio Presidente degli “Amici di Montebello” (Foto Adelino Fioraso).

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LA FESTA DEL 25 APRILE

[178] LA FESTA DEL 25 APRILE

Dal libro di Amelio Maggio e Luigi MistrorigoMontebello Novecento” leggiamo un bel ricordo di quel giorno speciale del 1945:

« … Tutti, giovani ed anziani, uomini e donne, uscirono dalle proprie case, lungo le strade e le vie e nella piazza del Municipio [di Montebello Vicentino]. La gente, nel muoversi di qua e di là, tra un sorriso, un abbraccio e un evviva, sembrava come impazzita di gioia, per il momento magico che stava vivendo. E c’era d’aspettarselo, dopo tanti affanni, angosce, lutti, rovine, sacrifici ed umiliazioni. Tuttavia il momento più alto di tanta esplosione di gioia, di felicità, lo si ebbe verso le nove di quel mattino del 25 aprile, allorché una camionetta americana, con a bordo quattro soldati, cercò di penetrare nell’affollata piazza del Municipio, distribuendo cioccolatini. Ben presto venne circondata e assediata da una folla in delirio che solo voleva manifestare a quei soldati la propria riconoscenza per l’avvenuta liberazione. Applausi, grida di tripudio, baci ed abbracci, non fecero che succedersi, in maniera affettiva, verso quei quattro giovani militari che, forse, per averlo sperimentato in altre contrade di quell’Italia martoriata, potevano attendersi tanto calore ed affetto. Dopo tutto, erano i nostri liberatori. Senza il loro sacrificio, nazismo e fascismo non sarebbero stati eliminati dalla faccia del vecchio continente. »

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sulla festa del 25 aprile molto sentita anche in Australia:

IN AUSTRALIA LA FESTA NAZIONALE HA UN SENSO CHE NEL MIO PAESE NON RITROVO PIÙ Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« IL 25 APRILE SI CELEBRANO LA LIBERAZIONE DI UN’ITALIA OGGI DIVISA E I CADUTI IN GUERRA DEL CONTINENTE OCEANICO, ONORATI IL GIORNO PRIMA CON TOCCANTI CERIMONIE IN TUTTE LE SCUOLE. ATMOSFERE MOLTO DIVERSE, ACCENTUATE DALL’IMBARAZZO CHE MOLTI EMIGRANTI ITALIANI PROVANO DI FRONTE ALLE NEWS IN ARRIVO DALLA TERRA DELLE ORIGINI. E IN MEZZO A LORO QUALCUNO NATO DALLE PARTI DI SCHIO RACCONTA DI AVERE FATTO LE VALIGIE, NELL’ULTIMO DOPOGUERRA, DOPO L’INCONTRO AL BAR CON CHI LO AVEVA TORTURATO IN PRIGIONE…

Il giorno di San Marco, 25 aprile, è festa grande, festa del patrono, a Venezia! E in tutta Italia è festa nazionale, la festa della Liberazione che commemora la fine della seconda guerra mondiale. E non è che qualcuno vada al lavoro, magari “gratis et amore Dei”, se non approva tale festa nazionale. Non sia mai detto.
Anche in Australia il 25 aprile è festa nazionale, e in “tutta l’Australia”! Per altre occasioni, ogni stato ha le proprie date, anche le vacanze scolastiche sono differenziate, da stato a stato. Basti pensare che, fino a una sessantina d’anni or sono, la linea ferroviaria che va da Sydney a Melbourne aveva uno scartamento differente tra i due stati: quando si arrivava ad Albury – Wodonga, le due cittadine poste sul confine, si doveva letteralmente cambiare treno. Era come andare in Russia un secolo fa. Ancora, oggigiorno, si mantiene, a oltranza, la differenza tra gli ippodromi del Nuovo Galles del Sud e del Victoria: nel primo stato i cavalli corrono in senso orario, nel secondo vanno invece in senso inverso. Il 25 aprile, in Australia e in Nuova Zelanda, è chiamato ANZAC Day. Tradotte letteralmente, le parole le cui iniziali compongono questo acronimo vogliono dire: giorno dedicato ai corpi di armata dell’Australia e della Nuova Zelanda. Si capisce che è Festa Nazionale anche in Nuova Zelanda, perché tale giorno commemora la sconfitta che gli eserciti delle due nazioni del continente oceanico subirono in Turchia, più precisamente a Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli, il 25 aprile 1915, durante la Grande Guerra.
Ma da una tale sconfitta nacque tra le due nazioni una fratellanza che è continuata nella seconda guerra mondiale e in altre, svariate occasioni. Chi mi legge penserà: cosa ci viene a raccontare questo? Io ho pensato che, ancora adesso, dopo tutti gli anni che si celebra il 25 aprile in Italia, il senso di tale giornata rischia di perdere il suo originario, vero significato. Cosa può infatti pensarne un italiano che da anni è in giro per il mondo, emigrato una vita fa, senza sua colpa, solo per cercare di migliorare le sue possibilità di trovare un lavoro meglio retribuito? Non importava dove questo lavoro si trovasse nel mondo, a nord, a sud, in un’America o nell’altra. O in Australia, dove vivo io e con me tantissimi italiani partiti allo stesso modo dal nostro Paese, portandosi, nella valigia, anche quel pezzo d’Italia troppo grande per nasconderlo tutto nel nostro cuore. Ora, con gente come noi, non occorre che uno si metta a parlare di quel che succede a Roma, e perché.
A tanti, e io sono fra quelli, interessa la divisione generatasi in casa nostra! Oh, chiedo scusa, quella che “era” anche casa nostra! Si rendono conto, gli italiani, che con la tecnologia del giorno d’oggi, ogni atto, ogni parola e ogni fatto – che siano cose buone o cattive – viene integralmente riportato e diffuso dai media? Non pensano, certi italiani, alle figure meschine che fanno fare alla nazione? Ammesso ci sia ancora una nazione che si chiama Italia.
Certe persone che hanno fatto parte dei governi passati non hanno dato certo un buon esempio. Ma stiamo pure in Australia. Come ho potuto conoscere io persone che avevano partecipato agli anni più difficili dell’ultima guerra, così è capitato ad altre persone, e quello che hanno sentito non varia di molto da quanto ho sentito io. In ogni parte del mondo si può parlare con vicentini di quelle generazioni e sentire fatti accaduti dalle nostre parti. Ma si può parlare anche con abruzzesi, e sentire delle cose del tutto simili, e così vale per toscani della Garfagnana, triestini, istriani e friulani. Per me, gli istriani sono quelli che hanno sofferto più degli altri, ma chi sono, io? Io sono un emerito nessuno al confronto di chi ha dovuto sopportare la ferocia di quei giorni di sangue. E allora mi chiedo perché, dopo più di 70 anni, si deve ancora leggere sui giornali che a Schio non mancano mai dimostrazioni contro la Liberazione? Sono rimaste ben poche le persone che, da Schio, sono venute qui nel dopoguerra. C’era chi abitava a Corrimal, chi a Tarrawanna, chi a Fairy Medow… Le loro storie andranno perdute. Io potrei raccontarne solamente dei brevi brani perché, come mi disse uno di loro, non voleva mettersi a piangere davanti a me. Lo stesso che poi mi confidava: “Un giorno ho visto uno che mi aveva torturato in prigione, era lì a guardare la partita di calcio… Decisi di partire…”.
Io, quando ero uno scolaretto delle elementari, cantavo la canzone del Piave davanti al monumento ai Caduti. Con i miei compagni di scuola. E sentivo un che di patriottico nel mio essere. Ancor più forte provavo questo sentimento cantando “Fratelli d’Italia”. In Australia, le scuole rendono dunque omaggio ai Caduti il giorno antecedente il 25 Aprile. In tal modo, tutti possono assistere alle marce dei reduci, il 25 aprile, sapendo di cosa si tratta. Io stesso, quando i miei figli erano alle elementari, li portavo a vedere i vari gruppi che sfilavano per la via centrale della città. I miei figli sono nati in Australia, e questa è la “loro terra”. Da Canberra, la capitale, fino al più piccolo paese con un Monumento ai Caduti, all’alba di ogni 25 aprile avviene una toccante cerimonia tramite cui ricordare coloro che morirono per la Patria. Non per parlare di guerra, ma di Pace! Non desidero aggiungere alcun paragone, ma posso dire che, ora più che mai, non rimpiango la decisione che presi tanti anni orsono. (Linus DownUnder, Lino che vive sotto l’equatoreLino Timillero, Vicentini nel mondo – Ott. 2019)»

Umberto Ravagnani

Foto: La celebrazione del 25 aprile a Montebello davanti al monumento ai Caduti circa 50 anni fa. In primo piano, al centro, FIORELLO BOSCARDIN sindaco dal 1964 al 1975 (cortesia Marco Boscardin. Elaborazione grafica digitale e colore di Umberto Ravagnani).

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RIFLESSIONE SUGLI ABORIGENI

[174] “THE EMU* IN THE SKY”

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sulla sua esperienza con gli Aborigeni, i nativi australiani, popolo in possesso di una ricca cultura orale e valori spirituali basati sulla venerazione della terra:

« Dopo aver visto su ‘facebook’ di qualche Veneto una fotografia rappresentante un gruppo di Aborigeni legati con catene al collo, ai piedi ed alle mani e con delle spiegazioni che lasciavano capire aspramente cosa pensasse chi aveva messo tale ‘foto’ in circolazione, ho pensato di scrivere qualcosa sulla mia percezione della presenza Aborigena nella mia permanenza in Australia.
Nel 1967, anno in cui arrivai, in Australia vi fu un ‘Referendum’ sulla questione aborigena. Io non ne seppi nulla! Certo! Sapevo ben poche parole di quell’Inglese parlato attorno a me. In più, lavoravo in un’Impresa dove la maggioranza degli operai era Italiana. C’erano anche Spagnoli, Jugoslavi ed un miscuglio di altre Nazionalità. Tutti, come io stesso, pensavano a lavorare, lavorare ed a quello che avevamo lasciato ‘Indietro’. Non pensavamo, di certo, a qualcosa di cui sapevamo assolutamente nulla! Mi trovavo a Whyalla, nel ‘South Australia’. Adelaide è il nome della città Capitale dello Stato. Adelaide è conosciuta col nomignolo ‘City of Churches’ che vuol dire ‘Città di tante Chiese’.
Whyalla si trova, per chi volesse cercarla sulla carta geografica dell’Australia, a metà dello ‘Spencer Gulf’. Il suolo è totalmente rosso. Proprio rosso terracotta. Poche miglia all’interno, ci sono le Miniere del Minerale di Ferro: ‘Iron Knob’ è il nome della più conosciuta.
A Whyalla vidi per la prima volta degli Aborigeni! Ogni quindicina, di Mercoledì, si prendeva la paga. Abitavo nel Campo, fatto di baracche, che si trovava a ridosso della ‘Steel Work’, a circa quattro Km. dal centro del Paese.
Si dormiva e si mangiava al Campo. Ogni giorno di paga si andava a fare quelle spese di cose necessarie: lamette da barba, detersivo, sapone e altre cose che servono normalmente. Bisognava fare in fretta perché i negozi chiudevano alle 17.30. E si doveva tornare al Campo per la cena.
Per andare, eravamo quattro amici, si chiamava un Taxi. Per tornare, dopo aver bevuto un bicchiere di birra al ‘Pub’, si andava al ‘Taxi Stand’ per prenderne uno e tornare al Campo. Parlavamo Italiano. Tra di noi, c’erano ragazzi da ogni regione d’Italia, che altro si poteva parlare!!? Al più, qualche parola in dialetto, perché quella mi scappava sempre!
Una volta, mentre aprivo la porta del Taxi per salire con gli amici, una donna Aborigena mi spinse da parte in malo modo. Mi disse qualcosa che non capii e salì sul Taxi con un’altra Aborigena! Il tassista non disse nulla e se ne partì lasciandoci sul marciapiede ad aspettare un altro Taxi!
Qualche anno dopo, quando lavoravo a Port Kembla N.S.W. già da tempo, venni a sapere che anche lì attorno c’erano degli Aborigeni. Abitavano in una zona semi industriale. Le loro case erano dello Stato. Vivevano in quel posto senza che nessuno ne tenesse cura. Poco lontano c’era la discarica dei rifiuti della Città di Wollongong.
Circa 25 anni fa, l’Impresa dove lavoravo, aveva la maggior parte degli operai che si davano da fare attorno ad uno dei ‘Blast-Furnaces’ per riparazioni periodiche. Con quattro saldatori, io ero rimasto al ‘Work- Shop’, continuando il nostro lavoro ma pronti ad ogni emergenza che venisse dall’Alto-Forno. Un mattino, verso le dieci, arrivò un semi-articolato con varie Putrelle e lamiere da scaricare. L’operaio incaricato a manovrare il carro-ponte era al ‘Forno’ anche lui, così, avendo anch’io il permesso di usare il carro-ponte, mi accinsi a scaricare il materiale dal semi-articolato. L’autista era entrato nel capannone con una bella manovra in retro-marcia. Scese dalla cabina del camion con le sue carte in mano e si diresse verso di me. Ancora adesso, quando ci penso, spero che quell’autista non si sia accorto dell’espressione del mio viso.
Mi trovai dinanzi un Aborigeno. Vestito come tutti gli operai. Alto come me. Con i capelli ondulati, un po’ grigi. Parlava con l’accento australiano che viene parlato nell’“out-back”, dove ci sono i piccoli centri abitati sparsi nell’interno dell’Australia!
Come se mi avesse conosciuto da sempre, mi disse il suo nome ( Jack ) e mi chiese il mio. Lui ci scherzò sopra perché Lino per le massaie Australiane, è Linoleum, quel materiale che una volta serviva a ricoprire i pavimenti delle cucine!
Anche se non dovetti più scaricare i semi-articolati, divenimmo amici perché ricevevo le bollette del materiale quando veniva col suo camion, scambiando così le solite frasi di saluto, parlando di ‘Rugby’ e del dannato Governo!!
E lessi su dei libri perché, nel 1967 ci fu il ‘Referendum’!!!
Fino a quel periodo, gli Aborigeni non erano riconosciuti dalla Costituzione Australiana!!! Legalmente, non erano mai stati in nessuno dei Censimenti fatti in Australia!!! Non avevano il Voto alle Elezioni!!! Nel ‘Referendum’ il 92% votò a favore degli Aborigeni! Per me, dopo aver conosciuto Jack, la questione Aborigena divenne fonte di curiosità. Anche perché, a volte, capitavano varie dimostrazioni. Specialmente quando gli Aborigeni le organizzavano richiedendo il possesso della terra che dovrebbe appartenere a loro!!! Al giorno d’oggi, gli storici hanno calcolato che ci fossero 280.000 Aborigeni quando arrivarono gli Inglesi nel 1788. Nel 1920, quando cessarono i massacri, ne furono calcolati 60.000 ancora in vita.
Pur non essendo nei Censimenti, gli Aborigeni hanno combattuto nelle guerre dell’Australia: contro i Boeri in Sud Africa, nella Ia e nella IIa Guerra Mondiale, nella Guerra in Corea e anche quella del Viet Nam. Con tanti di loro morti! Per una Patria che non voleva neanche contarli!!! Difatti, il numero esatto degli Aborigeni morti in Guerra non si potrà mai sapere perché l’esercito non aveva alcun modo di controllare le date di nascita!!
Ora gli Storici hanno cominciato a cercare di analizzare e capire la complessità di oltre 50.000 anni di Storia Aborigena e della loro Spiritualità. E la popolazione in generale, si rende conto del male che fu fatto. Ciò nonostante, esistono ancora persone che fanno del Razzismo il loro pane quotidiano!
Guardando il cielo notturno sopra Coniston, dove abito, posso individuare la Croce del Sud. Tale Costellazione è parte integrale, con l’“Union Jack” inglese, della bandiera Australiana. Anche gli Aborigeni hanno un nome astronomico per la stessa zona del cielo notturno: “The Emu* in the Sky”, che comprende la Croce del Sud con altre Stelle in modo da formare una Costellazione più grande e più bella!
La stragrande maggioranza degli Aborigeni vive nel Nord dell’Australia: North Queensland, Northern Territory e Western Australia. Là vive anche l’Emu*, un uccello che non vola, come lo Struzzo e quasi della stessa altezza. Gli Aborigeni, quando erano a corto di cibo, lo cacciavano per mangiarlo e ne raccoglievano anche le uova per sfamarsi. Lassù nel cielo rimarrà sempre “The Emu* in the Sky”! (Emu* si pronuncia Imiu).
(Linus DownUnderLino Timillero Coniston 15-2-2019»

Umberto Ravagnani

Foto: Uno dei tanti camionisti abirigeni che lavorano in Australia (elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

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GLI INCENDI IN AUSTRALIA

[165] L’INCENDIO DEI BOSCHI VICINO A CURROWAN NELLA DIOCESI DI WOLLONGONG (AUSTRALIA)
Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO ci ha inviato questo interessante suo articolo sugli incendi boschivi che stanno devastando molte regioni dell’Australia in questo periodo e che da quelle parti chiamano “Bush Fires“:

« Dopo aver seguito sui Media Australiani lo sviluppo dei “Bush Fires” nelle zone sinistrate dagli Incendi, ho pensato di cercare la maniera più semplice per raccontare ai miei ‘Amici di Montebello’ quel che sta succedendo alle Foreste Pluviali ed ai semplici Boschi nell’entroterra Australiano. Ed ai piccoli Paesi e Villaggi spersi tra questi Boschi dove non é facile incontrare mezzi di trasporto, siano automobili, motociclette od autocarri.
Era una calda giornata di tardo Novembre ed un forte vento preannunciava una pericolosa Estate. La gente che abitava nelle cittadine lungo la Costa più d’un centinaio di Km. a Sud di Sydney, si stavano preparando per la Stagione delle Vacanze. Tre, quattro mesi che avrebbero permesso ai negozianti delle zone balneari di poter tirare avanti per gli altri mesi dell’anno quando, di turisti non se ne sarebbero visti così tanti come nelle vacanze scolastiche che sarebbero iniziate all’inizio di Dicembre del 2019. Da quelle parti arrivavano turisti anche da Canberra, la Capitale Australiana. Percorrendo la ‘Kings Highway’, si può arrivare alle cittadine sulla Costa in poco più di due ore.
Mentre la giornata procedeva normalmente, un temporale si andava ingrandendo sopra alla foresta nel retroterra verso Ovest. Senza che nessuno vedesse nulla, un Fulmine colpì un albero e si accese un fuocherello. I tuoni dal rumore assordante, si udivano ovunque. Sembrava un temporale come ogni altro temporale.
All’interno della foresta, due boscaioli preparavano un nuovo sentiero da usare il giorno dopo per inoltrarsi di più nel Bosco. I  boscaioli odierni nelle foreste Australiane, oltre che a segare gli alberi con moto-seghe di diversa grandezza, devono anche preparare le strade, con mezzi cingolati, per i semi-articolati che entreranno nel Bosco per poi trasportare i tronchi d’alberi tagliati nella nuova sezione e portarli alla Segheria vicino ad uno dei Paesi della Costa. Si erano fermati verso le 12.30 per il pranzo e per bere un po’ d’acqua. Il più anziano dei due, annusò per primo il fumo. “Dove c’è fumo c’è fuoco”! Questa è la parola d’ordine! Parcheggiarono i loro mezzi: Caterpillars, Ruspe e Trattori in una zona sicura, raccolsero le loro cose e subito partirono da dov’erano per recarsi alla Segheria.
Nel frattempo, quel fuocherello acceso per caso dal Fulmine, alimentato dal vento, si era sparso nel sottobosco e le sterpaglie, l’erba e gli alberelli che cominciavano stentatamente a crescere, secchi come erano, bruciavano facilmente. Il fumo cominciò ad alzarsi e a disperdersi nel cielo le cui nuvole erano già scure a causa del temporale. Ma con il fumo si spargevano ovunque anche le scintille! E le scintille accendevano le secche foglie degli alberi accanto, senza dover attendere nessun attimo. Senza distiguere la differenza tra le piante di Eucalyptus: tutte erano pronte a bruciare! Da mesi non pioveva. Gli alberi stentavano a stare dritti ed a non seccarsi per mancanza della minima umidità nel terreno. Dai rami erano già cadute, in grande quantità, le foglie, perse a causa della prolungata siccità. Quello, fin dai primi momenti, era il fumo annusato dal più anziano dei due boscaioli. Che si trovavano nel Bimberamala National Park e, propriamente, nella Foresta di Currowan, così chiamata dal nome di un torrente che la attraversa. Anche un piccolo insieme di case ed Imprese Agricole vicine al corso del Currowan creek si chiamava Currowan. Molto raramente, in quel torrente, scorreva l’acqua. Da molti mesi l’acqua era diventata molto conservata in ogni attivita quotidiana.
A questo punto, quando si sapeva dell’Incendio che già bruciava, si misero al lavoro le “Rural Fire Brigades” della zona. Tali gruppi di Vigili del Fuoco, sono totalmente Volontari. Sono sorti per la immediata necessità di tentare di spegnere qualsiasi Incendio. Difatti, I Pompieri della più vicina Città avrebbero impiegato troppo tempo prima di arrivare e, nel frattempo, il fuoco avrebbe bruciato e consumato ogni cosa.
Essendo un Corpo ben organizzato, le “Rural Fire Brigades”, praticano periodiche esercitazioni per essere pronti ad ogni evenienza.
Purtroppo, l’Incendio che iniziò quel caldo e ventoso 26 Novembre, a causa di un insieme di  circostanze che si manifestarono catastrofiche, tale Incendio assunse dimensioni enormi. Mentre scrivo, Domenica 12 di Gennaio 2020, il “Bush Fire” sta bruciando ininterrottamente da 46 giorni. Era a Currawan e dopo qualche giorno si unì con un altro piccolo incendio. Ed ancora con un altro formatosi a Tianjara e dimostratosi ancora più catastrofico. Si cominciò a sentir parlare di vittime dell’incendio: 2 “Fire Fighters” perirono all’interno della cabina del loro  autocarro, schiacciata dalla caduta di un grosso albero in fiamme. Altre vittime mentre cercavano di fuggire all’ultimo momento. Ed altri Incendi, quasi allo stesso tempo, bruciavano in altri Stati dell’Australia. In South-Australia, vicino ad Adelaide. In Victoria tutta la zona dell’East-Gippsland era in fiamme. A questo punto, esiste il forte timore che il “Currowan Fire” si unisca con il “Gippsland Fire” creando così un Inferno di proporzioni Apocalittiche. Dalla ‘South-Coast’ del Nuovo Galles del Sud  alla East-Coast del Victoria.
Ed i Volontari, che stanno combattendo questo enorme Incendio da così tanti giorni, non sono rimborsati in nessun modo! Uomini con famiglie giovani, morti compiendo il dovere che avevano scelto di fare per il bene della Comunità!!!
I turisti che erano andati ugualmente in quei luoghi, pensando che i fuochi si sarebbero in qualche modo estinti, sono rimasti bloccati dalla temporanea, a volte prolungata, chiusura delle vie di ritorno. A Malacoota, in Victoria, la spiaggia ricercata dai “Surf-riders” era piena di gente che non aveva altro posto donde sentirsi sicura e lontana dal fuoco e dalle scintille sospinte ounque dal vento.
In una Università, uno studioso di fenomeni naturali, ha chiamato questo un particolare Sistema di “Bushfire-generated Storm” chiamato: ’Pyro-cumulo-nimbus’. Se ho ben capito, si dovrebbe trattare di Incendi alimentati dalla enormità del calore formato dagli Incendi stessi! Quindi, se non comincia a PIOVERE, che il Signore aiuti e mantenga sicure tutte quelle persone che ancora stanno combattendo il più grande “Bush-Fire” della Storia Australiana.
Anche nella Cappella del Centro Italiano, come in tutta la Diocesi di Wollongong, di cui Currowan fa parte, é stata fatta una Colletta a favore delle persone sinistrate dagli Incendi, con generosa partecipazione ». (Linus Downunder – Coniston, 12-1-2020 – San Modesto!!!)

Umberto Ravagnani

Foto: L’incendio dei boschi vicino a Currowan (Australia) (ABC-NEWS – Gennaio 2020).

 

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DA MONTEBELLO A WOLLONGONG

[149] DALL’ORATORIO DI MONTEBELLO A WOLLONGONG  Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

IL CALCIO È UNA MALATTIA DI FAMIGLIA

« A Montebello, nel 1952, il cappellano don Giuseppe ai bambini che frequentavano l’oratorio offriva una “galletta” ciascuno, verso le quattro del pomeriggio. Non c’era alcun bisogno di chiamarci! Con la coda dell’occhio, pur giocando, guardavamo la porta della canonica. Appena quella si apriva per lasciar intravedere don Giuseppe, noi già si correva verso di lui per essere i primi a ricevere la galletta. Erano americane! Una volta alla settimana don Giuseppe ci dava anche un cioccolatino gianduiotto, un pò amarognolo, ma buono con la “Galetta”. Tutte cose americane! Nessuno di noi ragazzini ha mai potuto indovinare quale fosse il giorno in cui ci sarebbe stato il gianduiotto. Se c’eri, lo prendevi. Se non c’eri lo perdevi! Nel 1954 arrivò don Francesco e gli americani avevano finite le “gallette” da darci. Già dagli ultimi sei mesi della permanenza di don Giuseppe, non venivano più distribuite. Ma il pallone c’era soltanto all’oratorio! Dove altro si poteva andare per giocare a calcio? Durante l’estate seguente, don Francesco ricominciò a distribuire le medesime “gallette”, e anche il ‘saltuario’ gianduiotto! Nessuno di noi si azzardò a chiedere il perché o il percome. Giocavamo e mangiavamo, per poi ricominciare a giocare a calcio. Non si poteva chiedere di più. Ed eravamo più che contenti. L’anno dopo finirono le gallette, ma don Francesco organizzò un torneo di calcio per ragazzi dai 10 ai 15 anni, da disputarsi durante i pomeriggi ‘infrasettimanali’ con squadre dei paesi vicini: Gambellara e Zermeghedo. Don Francesco procurò anche la maglie per le due squadre dell’oratorio, biancorosse per la Audax-Baby, la mia squadra, e bianconere per l’altra squadra, che era quella di mio fratello Albano. Entrambe le squadre erano di età mista. Mio fratello ha due anni più di me, ma con noi c’erano “Cianeto”, Renzo e Ruggero, che erano della sua età. In finale andarono le due squadre dell’oratorio, le nostre. Vinse la squadra di mio fratello. All’oratorio io continuai a giocare le solite partitelle, mentre Albano trovava lavoro alle Alte di Montecchio. E cominciò a giocare con la Ronzani di Vicenza. Da lì, ancora giovane, passò al Marzotto di Valdagno. Un giorno, infatti, dei Signori del Marzotto vennero a parlare con nostra madre per poter avere Albano con loro. Stipendiato dal Marzotto.
Anche se allora non erano grandi somme di denaro. La mamma acconsentì, e mio fratello si accordò con la ditta che lo aveva assunto: al mattino lavorava con loro e al pomeriggio andava a Valdagno per gli allenamenti. Nelle giovanili. Ma con qualche giornata da riserva in serie B. Poi dovette partire per il militare. Riuscì a giocare con il Civitavecchia, in Serie C, per tutta la naja. Intanto il Marzotto, in quei due anni, andò di male in peggio. Albano tornò dal militare per rimettersi a lavorare, ma continuò ancora con la squadra di Valdagno per qualche anno, finché Rita Pavone non si mise a cantare “La partita di pallone”. Poco dopo io partii per l’Australia. L’ultima mia partita di calcio la giocai a Whyalla, in South-Australia. Indossavo la maglia dello ‘Steel-United’, la squadra dell’acciaieria di quella città. Quando vidi che un compagno di squadra si spezzò la gamba destra, mi venne da pensare: mica son venuto qui per finire come lui. E smisi di giocare. Due domeniche prima avevo pure segnato un bel goal. In squadra eravamo cinque italiani e sei tra inglesi, scozzesi e un australiano. Sergio Balatti era il centravanti e io giocavo da ala tornante. Sergio era arrivato da piccolo con la sua famiglia, dalla Valtellina. Parlava come gli australiani e diceva a noi cosa fare. Noi ancora non parlavamo inglese. Ma la palla è rotonda! Sia che la chiami palla oppure ball, è sempre da mettere dentro la porta avversaria. Conservo ancora il piccolo articolo di giornale in cui si parla della vittoria dello ‘Steel-United’ e del goal che io segnai, e ho avuto la fortuna di poterlo mostrare al mio ‘Grand-Son’, mio nipote, che ha 15 anni e gioca bene al calcio, con il suo ‘Catholic College”. I miei due figli hanno giocato al calcio da quando il primo aveva 12 anni ed il secondo 9. Prima con il Wollongong Olimpic, club riservato soltanto agli “junior”. Quando cominciarono a frequentare l’Edmund Rice College’, famoso per le vittorie nella competizione di rugby, loro continuarono invece a giocare al “soccer” (pronunciato soccher), come qui chiamavano il calcio. Che all’epoca era considerato uno sport minore, sia a livello scolastico che a livello nazionale. Io stesso, quando i miei figli erano adolescenti, ritornai al calcio. Fu padre Nazareno, da Mussolente, e quindi vicentino, a chiedermi di aiutare il gruppo giovanile del Centro Italiano, formando una squadra per partecipare al torneo di calcio delle denominazioni cristiane dell’Illawarra. In altre parole, i figli degli Italiani di Wollongong avevano formato l’Italo-Australian ‘Youth Club’, con base al centro italiano dei padri scalabriniani, e lì dovevano giocare contro squadre di club anglicani, metodisti, battisti, luterani, presbiteriani e via dicendo. Era il 1982, Italia campione del mondo! Dopo un paio di settimane, tutto questo diventò semplicemente il Churches-Competition, che letteralmente significa il torneo delle chiese.
Ci si allenava due sere la settimana. La mia presenza era necessaria soprattutto per avere un adulto sempre nei pressi. Facevo anche da allenatore, ma più per far capire a certi giovani che avevano giocato a rugby la differenza del fuorigioco fra il calcio e il rugby. Più di qualche goal non fu segnato proprio perché la regola del fuorigioco era molto dura da comprendere per i giocatori che avevano sempre giocato al Rugby. Agli allenamenti, per fortuna vicino a casa mia, mi portavo dietro i figli. Vicino al campo da calcio abitava un loro compagno di scuola, così anche Carlo si univa ai miei David ed Anthony per la durata della seduta. Carlo, figlio di abruzzesi, era soprannominato F.C. che stava per Football Club. In quel periodo, avevamo due automobili, indispensabili per andare a lavorare. Io avevo comperato una 500 Fiat da pochi dollari per mia moglie, perché portasse i figli alla scuola cattolica. La dovetti usare io perché non riusciva a cambiare le marce senza ‘grattare’. I nostri figli ricordano quell’auto ancora adesso. Era una decapottabile. Dei giovani dello Youth Club, qualcuno divenne avvocato, altri commercialisti o impresari, altri ancora semplici operai alla ‘SteelWork’. Molti hanno bambini. Un gruppo di quei professionisti ha poi ripreso a radunarsi in un campetto da calcio semi-abbandonato, di nuovo a correre dietro un pallone. Tra di loro. Dopo una settimana chiusi dentro gli uffici. E si portavano i figli dietro. E giocavano a calcio con i loro bambini. Uno dei miei figli finì di giocare a calcio con l’Università di Wollongong. Ora, dopo il lavoro, è allenatore patentato. L’altro invece ha smesso dopo essersi fratturato la gamba destra giocando al calcio. Io ero presente quando accadde. Ma anche dopo questo mio figlio non riesce a restare lontano dal calcio, tanto che adesso è presidente del “Port Kembla Puma Amateur Club”. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Giugno 2019).

Umberto Ravagnani

Foto: Il campo sportivo dell’Oratorio di Montebello, attivo dagli anni 50 del Novecento (APUR – Umberto Ravagnani – 2015).

 

 

ATTENZIONE: abbiamo in programma per il 19 Settembre 2019 una serata con LINO TIMILLERO (scarica la locandina)

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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I TAGLIATORI DI CANNA

[121] LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)
I TAGLIATORI DI CANNA

« El Sig. Scalzotto, el scriveva le so storie in dialeto e nialtri in giro pal mondo podivimo lezerle. Lù el ne contava dei mestieri de na volta. El Moleta, el Marangon, el Strazaro, el Maniscalco e altri ancora… Anca quà, in Australia, ghe xe on mestiere che no lo fà pì nesun: el tajador de cana da zucaro! Quanti tusi da la nostra Provincia xe vegnesti quà, proprio par tajar la cana, no gavarì mai gnanca na scianta de idea. Se i gavese savudo quanto che jera duro “tajar cana”, de sicuro no i saria gnanca partii! Adeso ghe xe le machine… ma alora…! La storia che ve conto ‘sta volta, la xe quela de du fradei da Valli. Penso che la vaga ben anca par i soci de la sezion dei Vicentini nel Mondo de Valli del Pasubio.
I du fradei se ciama Dalla Pozza, Valentino e Matteo, partii dal paese ai primi del ‘50. Quando che i nostri emigranti rivava qui, pena finia la seconda guera mondiale, ‘ndava quasi tuti al Norte Quinseland! Tra TausviI (Townsville) e Chens (Cairns), che vuria dire vizin al Tropico de Capricorno. Provè vialtri a partire da Valli, o da Recoaro, o da l’Altopian de Asiago, suito dopo la Befana, e sentarì che difarenza! Matteo el jera vegnù quà nel ‘52. So fradelo, Valentino, el jera xa quà, ma a lù ghe gà tocà spetare quasi un ano parchè i gavea sbaglià de farghe na carta. Prima de partire, el se gavea ingrasà on poco, e so mama la jera contenta parchè la vedea che el fiolo el saria almanco partio pien de salute. Fin che’l jera so la nave, Mateo el xe sta sfortunà parchè ghe fasea male el mare e nol podea magnar tanto: podì imaginarve… El xe riva a Silkwood e a spetarlo ghe jera so fradeto col ‘Farmista’, (qua l’azienda Agricola se ciama Farm=farma, el paron el xe Farmer=farmista, el canpo da tajare se ciama paddok= padico). La cana la gà on giro che la crese, la maura e la xe pronta in tri ani, da quando che i mete xo i “gropi” a quando che i la taja. Par quelo el laoro el xe continuo; pianta, crese e taja tuto el tempo de l’ano. Co i gà scomizià a laorare, i ghe dà on cortelaso da cana che el jera lungo quasi na iarda = tre piè = 75 cm. Da na parte el jera lama de fero e el resto manego. In prizipio, Mateo nol jera bon de starghe drio. I jera na squadra de quatro: prima i dovea pareciare i “Faier- breich” ch’el saria on strozo largo on du metri, dopo, i ghe dava fogo a le foie de la cana pi basse e seche, cusi scapava via i zorsi grosi e i sarpenti velenosi! El sarpente Taipan el xe pi velenoso de tuti i sarpenti: gnanca meza beconà, e te si xà morto! Dopo, in quatro par padico, i scomiziava a tajar la cana. Uno drio che l’altro, on poco sposta de fianco, come quando che se tajava l’erba par fare el fen par le vache. La cana, man man che i ‘ndava vanti, i la butava xo tuta conpagna parchè i gavea da tajarghe tute le zime e meterla sui vagonzini che i corea so na ferovia picola mesa zò a man anca quela. La cana la podea rivare anca quatro metri alta e grosa come on tubo da na incia e meza: inch=police.
I laorava a cotimo, on tanto al vagonzin che i tegnea quasi quatro tone par uno. Co jera caldo, i fasea 6 ore ala matina, dale quatro ale diese, dopo i ‘ndava a magnare, e i tacava de novo dale do fin ale oto de sera. Quando che le jornate le se scurzava, e fasea manco caldo, i laorava dodese ore drio fila; i se fermava a mezodì par magnare on bocon in presia e via, suito a laorare. Però… sabo e domenega, casa. La intorno, ghe jera paesi che se ciamava: Gordonvale, lngham, Silkwood, e Innisfail, el paese pi grando. La domenega i ‘ndava a Mesa. Ghe jera Padre Orsi (Scalabriniano) che el disea Mesa metà in lnglese e metà in Italian, e ghe jera cusì tanti italiani che ghe gà tocà slungare la Ciesa parchè, se no, co pioveva se bagnava metà gente. E co pioveva, el pioveva ben!!! Par forsa!!! La cana la gà bisogno de acua. Se no la gà acua no la crese!!! Il padico i lo dividea a tochi grandi come canpi e co i tajava la cana, el jera on canpo drio che l’altro. Dopo tri misi, Mateo el ghe stava ben drio a chialtri e zerte volte el rivava lù par primo in fondo al canpo. Lù el jera xa drio guzarse el cortelaso cola lima che ghe jera là in fondo, prima che rivase i altri. Però, nol jera pi graseto. El se gavea fato magro come on ciodin. Lù e so fradelo, i ghe gavea mandà a so mama na fotografia fata insieme. So mama, a vedarli tuti dù magri come ciodini, la se gavea disperà parchè la pensava che i fuse malà tuti dù. lnveze, laorando cusì duro, i gavea perdesto el cician, ma i gavea trovà le sterline australiane. Mateo el se gavea pagà i debiti e el ghe gavea zà conprà la ticheta (biglieto) par far rivare la morosa. El farmista dei dù fradei Dalla Pozza, el se ciamava Fontana e el vigneva da Malo. El jera rivà a Silkwood prima del 1930, forse par scaparghe via al fasismo. Anca lù, el gavea scomizià a tajar la cana. Dopo, co’n poche de sterline, el se gavea conprà na farmeta; pagà quela, el ghin gavea conprà naltra, e vanti cusì, fich’el xe diventa paron de la farma ch’el gavea deso, cussì granda che no se podea vedere dove che la finia e ghe ocoreva senpre pì de 250 omini par starghe drio a tajar la cana. Quando che ghe ocoreva omini, el zercava senpre omini de la provicia de Vicenza, o Trevisani e Friulani. Se el podea catarli, el jera contento, parchè el savea ben che, almanco par on par de ani, i gavaria tajà la cana par lù. Mateo e Valentino i gavea sentio dire che a Port Kembla, vizin a Sydney, i zercava omini parchè ghe ocoreva tanta man de opera par la Steelwork. E i gavea anca sentio dire da “radio scarpa”, che jera rivà na Inpresa dal’ltalia, e anca quei zercava operai. I se ga parlà, I ga discutesto, e ‘sta volta, prima xe partio Mateo. Dopo tri dì e tre note, el xe rivà col treno a Sydney. El gà dormio in stazion. La matina drio el ga catà el treno che ‘ndava a Port Kembla, el se ga trovà el “Job” (lavoro). Dopo xe rivà so fradelo, xe rivà anca le done. Adeso, dopo tuti i ani che xe pasà, tuti dù i ringrazia el Signore, parchè i xe ancora quà coi fioi, le fiole e tanti nevodeti. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Dicembre 2015)

Umberto Ravagnani

Figura: Tagliatori di canna in Australia. Moltissimi italiani hanno lavorato duramente in queste piantagioni.

Nota: Lino Timillero ci informa che « Valentino Dalla Pozza è deceduto sei mesi or sono, ultra novantenne. Matteo è ancora con noi. Con i due Fratelli ho lavorato per tanti anni. Ambedue furono nel primo comitato dei Vicentini di Wollongong! Se tu ricercassi on-line “Luciano Dalla Pozza”,  troveresti che è uno Specialista in Oncologia (Leucemia nei bambini). Il Dott. Luciano è figlio di Matteo!!! »

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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LA STORIA DE TONI E MARIA (3)

[119] LA STORIA DE TONI E MARIA (3)

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)

La storia de Toni e Maria (di Lino Timillero – terza parte)

« Jerimo resta’ che Toni e Maria i ghe gavea fita’ el garage de casa sua a un tosato che lavorava co la EPT. Par el pì, le case del paese dove che jera la Steel Works, le gavea sta baraca col porton grando che ghe pasase una machina, fora, de drio casa, e la’ ghe jera anca el ceso: na baracheta picola co drento un bidon ‘ndove che se fasea i bisogni e che i vegnea a tor su’ ‘na volta la setimana a la matina presto. A quel che jera drento intel bidon i ghe ciamava “night soil” che voria dire luame de note, ma che nialtri savemo ben come che la se ciama! ‘Sto Paese el xe a na otantina de chilometri soto de Sydney che adeso xe diventa’ una sita’ granda parchè la se ga mesa insieme co tanti altri paeseti che jera visin e i ga fato un Comune solo. La’ no jaza mai de inverno parche’ ghe xe l’oceano e sempre bone arie. In tenpo de guera, i australiani i portava i prisonieri in Australia, e tanti todeschi i finia a lavorare alla Stell Works. I ghe domandava se i savea fare l’”iron worker” e via suito a Port Kembla. I ghe gavea parecia’ un campo de prigionia fato su’ de barache e ghe jera parfin i segnai in todescho che i mostrava dove che se ‘ndava, de qua’ e de la’. Par darve ‘na idea, la stazion de Vicenza xe la Steel Works e il campo dei prisonieri xe la ERETENIA.

Co’ xe finia la guera, il ga serca’ de tegnerse prisonieri pi’ che i podea, al manco fin che fose riva’ casa i so solda’ par avere la man de opera da continuare la produzion de lamiere e putrele. Dopo, xe riva’ la EPT, e i gavea cussi’ tanti omini da l’Italia che la diresion de la Steel Works la ga’ deciso de darghe el canpo dei prisonieri a luri. Ghe jera ‘na baraca granda co la cusina da ‘na parte e con tole e banche par sentarse cussi’ tutti i omini che stava ‘nte le barache i magnava al campo e i dormiva a seconda de le stanse, du, quatro e anche diese insieme. E a la matina i jera pronti de andar a lavorare a pie’ chi ai alto forni par la manutension, chi ‘n dove che i ingrandiva el porto dove che rivava le navi che portava el minerale de fero.

El tosato che dormiva e magnava da Toni, non ghe saria piasesto de vivere al campo. Ghe saria costa’ de manco, ma ghe jera massa zente e po’ ghe gavaria toca’ parlar italian parche’ ghe jera tanti calabresi e siciliani e da tute le altre parti de l’Italia e non se capia gnente. A sto tosato, che se ciamava Gioanin, proprio par caso, on giorno ghe xe riva’ tri paesani che jera fradei. Come lu i vegnea da Montebelo e i gavea in scarsela el contrato de la SAE da ‘ndare a lavorare in linea a montare tralici e tirare i cavi de la corente. El lavoro el jera sta’ rimanda’ parche’ la nave che portava el fero par i tralici la se gavea rota e la jera ferma a Ceylon, cusi’, ai tri fradei ghe ga toca’ ‘ndare a stare al campo e lavorare a la Steel Works. A la sera, dopo el laoro, i ‘ndava da Toni e da Maria par far due ciacole insieme con Gioanin e par zugare un poco con Joe che el jera diventa’ pi’ grandeto e le suore a la scuola catolica le jera drio pareciarlo par fare la Prima Comunion. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Luglio 2015)

Umberto Ravagnani

Figura: Interno dell’acciaieria Steelwork a Port Kembla – Wollongong (Nuovo Galles del Sud – AUSTRALIA). Moltissimi italiani hanno trascorso buona parte della loro vita lavorando duramente in questa grande industria siderurgica.

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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LA STORIA DE TONI E MARIA (1)

[117] LA STORIA DE TONI E MARIA (1)

Come già anticipato nell’articolo precedente vi proponiamo una serie di vicende, realmente accadute, raccontate in dialetto dal nostro compaesano Lino Timillero, partito da Montebello poco più di 50 anni fa per cercare fortuna in Australia (leggi qui la sua testimonianza sul viaggio e sui primi anni di duro lavoro in questo continente lontano).

LINO TIMILLEROCONISTON, Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)

La storia de Toni e Maria (di Lino Timillero – prima parte)

« Oncò, tanto par scumiziare le me “storiete“, voria contarve come che i se trova i vicentini che xe tanti ani che i xe via da casa. Quà ghe xe tante copie, mario e mojere, che parla ancora come quando che i xe partii da casa 50-60 ani fà.
Toni, el gà sempre lavorà ala “Steelwork” che la saria la pì grande Feriera de l’Australia. El gà scomizià a lavorare al “Blast Fournace”, che el saria l’Alto Forno, dal primo dì, e el xe restà là fin che el xe ‘ndà in pension. Podì imaginarve come ch’el jera restà el primo dì quando che el gà visto la ghisa corere in giro pai canali, vegnesta fora dal’”opening” del forno e girare de quà e de là fin che la se spartiva e de qua ‘ndava la “slega e de là la ghisa. Ghe jera un gran caldo, però bisognava star querti parchè jera fasile restar brusà.
El Foreman (capo) el gaveva meso Toni a lavorare insiem a ‘naltro italian, un anzianoto che laorava zà da on puchi de ani e che el parlava l’inglese abastanza ben. Dopo on paro de ani, Toni el ga scomizià a laorare co la manutension. Ogni tanto, bisognava che i fermase el forno par justare quel che se rompeva. Bisognava che i metese a posto i carei che caricava el forno, opure che i justase i quarei dentro i canai dove che corea la ghisa o tante altre robe… Alora no se vardava le ore. Se ‘ndava sempre vanti a laorare “overtime”, che ‘l saria ore estra e alora se ciapava ore dopie e anca triple. Toni el jera sposà co Maria e i gavea on bel toseto. Ancora no i savea se i gavaria mandà el toseto ale scole catoliche o a quele statali. Ghe jera quasi on ano de tempo prima che rivase l’ora ma Toni el gavea zà pensà de far contenta la Maria e de far nare “Joe” a le scole catoliche, anca se ghe gavaria tocà pagare on tanto al mese. Però là ghe jera le suore e el toseto el gavaria imparà anca on poca de religion.
Intanto, dopo esere stà in afito par on par de ani, i jera stà fortunà che la banca ghe gavea inprestà i schei par comprare la casa, Pian pianelo, senpre stando tenti a no fare el paso pì longo de la gamba, e ricordandose del Signore in celo, i se gavaria fato la so strada. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Gennaio 2015) continua…

Umberto Ravagnani

Figura: L’acciaieria Steelwork a Port Kembla – Wollongong (Nuovo Galles del Sud – AUSTRALIA). La spiaggia che si nota nella foto, continua per alcuni chilometri a Nord ed è un posto meraviglioso per gli amanti del surf.

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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