LA SOLENNE DEL 1970

[177] LA SOLENNE DEL 1970 A MONTEBELLO

Dal diario della Parrocchia di Montebello Vicentino, tenuto da Don Antonio Zanellato che fu Prevosto dal 1919 al 1952, e continuato da Don Mario Cola, Prevosto dal 1953 al 1978, leggiamo la cronaca delle giornate dedicate alla Solenne nel 1970:

« 1970 – … Devo aggiungere che l’illuminazione della Chiesa e del Campanile fu fatta dai ferrovieri locali, gratis, per concessione del loro capo Sig. Campesan. Per riconoscenza li ho invitati a cena il mercoledì 3 Giugno, ed è stato un incontro molto cordiale.
Questa volta non è stato invitato il Vicario perché venivano in pochi, ma ci fu il compenso di una partecipazione maggiore della parrocchia.
Il carro era tirato da un cavallo bianco: aggiungo alcune fotografie che illustrano il grande avvenimento. Presenti anche due carabinieri in alta tenuta. Per i programmi vedi cartella della Quinquennale e quella dei bollettini parrocchiali. Meglio posticipare la Processione alle 15.30, e che ci sia un tecnico alla porta della Chiesa per gli altoparlanti, che uniscono la preghiera comune della Processione. Curare meglio il trasporto degli ammalati. Il Canto fu tutto in italiano: in latino il Magnificat del Perosi al pomeriggio. »

DALLA VOCE DEI BERICI
MONTEBELLO VICENTINO 3-5-1970 – Oggi in parrocchia festa della Madonna

La « solenne »: è chiamata così l’odierna festa della Madonna di Montebello che ritorna ogni cinque anni e che è giunta alla diciassettesima edizione. La sua origine risale al prevosto Capovin, che nel trasporto dell’immagine da una cappella del paese alla chiesa parrocchiale, commosso per la partecipazione della folla, stabilì di rinnovare la processione ogni quinquennio. Alla celebrazione odierna sarà presente S.E. Mons. Mason. Il programma dettagliato è stato pubblicato su grandi manifesti. Il tributo di affetto e di venerazione che la parrocchia rende alla Beata vergine sua protettrice è veramente imponente. Vie infiorate, archi, banda, chiesa illuminata allo esterno, partecipazione cordiale di tutti i cittadini rendono più festosa la solennità. Non c’è famiglia che non si senta legata alla sua Madonna.

DALLA VOCE DEI BERICI
MONTEBELLO VIC. – Felice riuscita della quinquennale festa della Madonna.

Preparata da S.E. Mons. Edoardo Mason, vescovo missionario (dopo l’ingresso solenne fatto da S.E. Mons. Fanton per una breve assenza del primo, il giovedì 30 aprile), la festa quinquennale della Madonna di Montebello è riuscita vera apoteosi celeste. Le cerimonie sono culminate la domenica 3 maggio con la celebrazione di dodici sacerdoti nati o passati per ministero nella parrocchia, e la solenne processione del pomeriggio, attraverso le vie addobbate.
E non si pensi ad una sagra: la frequenza ai Sacramenti è stata come quella pasquale, con la presenza di Confessori straordinari, per cui la gioia del cuore si associa a quella esterna, espressa in archi costruiti con arte, nella banda, nei fuochi artificiali, ecc.
Le famiglie hanno invitato i parenti lontani, venuti anche dall’estero, e Montebello è ritornato in quei giorni una unica e mirabile famiglia spirituale. Le persone si sono calcolate alla solenne processione sulle 5.000. Gli ammalati, riuniti in chiesa, il lunedì seguente, hanno avuto il conforto di ammirare la vergine e di fare la S. Comunione per le mani di S.E. Mons. Vescovo.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1970 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 29 Marzo – Presidente della Repubblica: Giuseppe SaragatPapa: Giovanni Battista Montini con il nome di Paolo VI.


DAL MONDO - Leggi tutto...

22 Gennaio 1970 Primo volo commerciale di un Boeing 747, da New York a Londra in 6 ore
5 Febbraio Viene trasmesso, per la prima volta, il Telequiz “Rischiatutto”.
5 Marzo entra in vigore il “Trattato di non proliferazione nucleare”.
10 Aprile Si scioglie il gruppo musicale dei Beatles.
14 Aprile Grave guasto dell’Apollo 13, navicella spaziale americana in orbita terrestre, con rientro il 17 aprile e fortunoso salvataggio dei piloti.
7 Giugno Si tengono per la prima volta le elezioni regionali.
11 Settembre Un tornado a Venezia e l’8 ottobre un’alluvione a Genova, causano gravi perdite di vite umane.

FILM
1) Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto; 2) Airport; 3) Gli Aristogatti; 4) Il Giardino dei Finzi Contini; 5) Zabriskie Point; 6) Uomini Contro; 7) Andromeda; 8) Asterix e Cleopatra; 9) Strategia del ragno.

MUOIONO
2 Giugno Giuseppe Ungaretti, poeta.
18 Settembre Jimi Hendrix, chitarrista e cantante USA.
25 Settembre Erich Maria Remarque, scrittore tedesco.
9 Novembre Charles de Gaulle, generale e statista francese.

NASCONO
13 Gennaio Marco Pantani, campione di ciclismo.
29 Aprile Andre Agassi, tennista statunitense.
4 Giugno Deborah Compagnoni, sciatrice italiana.
25 Agosto Claudia Schiffer, top model tedesca.

PREMI NOBEL
Pace: Norman E. Borlaug.
Letteratura: Aleksandr Isayevich Solzhenitsyn.
Medicina: Julius Axelrod, Ulf von Euler, Bernard Katz.
Fisica: Hannes Olof Gösta Alfven, Louis Eugène Félix Néel.
Chimica: Luis Leloir.
Economia: Paul A. Samuelson.

 SANREMO
1) “Chi non lavora non fa l’amore” Adriano Celentano – Claudia Mori; 2) “La prima cosa bella” Nicola Di Bari – Ricchi e Poveri; 3) “L’arca di Noè” Sergio Endrigo – Iva Zanicchi.

SPORT
Pallacanestro: 9 Aprile L’ italiana esulta per la conquista della Coppa dei Campioni da parte dell’ “Ignis Varese” che domina a Sarajevo la “Stella Rossa”. Il 26 settembre vincerà anche la Coppa Intercontinentale contro lo Slavia Praga.
Calcio: il Cagliari di Gigi Riva conquista il suo primo Scudetto, lasciando Juventus ed Inter in lotta per la seconda posizione. Il 17 giugno la Nazionale Italiana merita il plauso internazionale per la prova di carattere offerta in occasione dell’incontro vinto 4 a 3 contro la Nazionale della Germania Ovest. Allo stadio “Azteca” di Città del Messico (tempio mondiale del football), il 21 giugno la Squadra Brasiliana vince la Coppa Rimet battendo la nostra Nazionale per 4 a 1.

Umberto Ravagnani

Foto: Il corteo della Solenne il 3 maggio 1970 con la Madonna sul carro trainato da un cavallo dal bianco mantello (dal diario di Don Antonio Zanellato e Don Mario Cola – Archivio Parrocchiale di MB – elaborazione grafica digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1970 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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NOTAIO CHIARELLO CAMILLO (1)

[85] I NOTAI DI MONTEBELLO NEL SEICENTO
Notaio CHIARELLO CAMILLO del fu MARC’ANTONIO (attivo tra il 1570 e il 1620, prima parte)

Riportiamo qui un estratto di alcuni atti notarili rogati a Montebello, nelle date indicate, dal Notaio Chiarello Camillo del fu Marc’Antonio che risulta essere domiciliato in Contrà della Piazza (corrispondente all’attuale Piazza Italia N.d.R.). Nel Fondo dei Notai defunti, presso l’Archivio di Stato di Vicenza, sono presenti 12 volumi di atti rogati da Chiarello Camillo. Nel 1600 Montebello aveva una popolazione di circa 2000 abitanti e furono attivi ben 25 Notai, addirittura 7 contemporaneamente nel biennio 1690-1692. Tale abbondanza di Notai nel corso del Settecento si riduceva lentamente, tanto che nel secolo successivo la figura di questo professionista scompariva nella maggior parte delle piccole e medie comunità. Attualmente in provincia di Vicenza i Notai sono presenti in meno di 30 Comuni.

17 DICEMBRE 1600 ALESSANDRO REGAU’ è il Vicario di Montebello.
ANNO 1601 GIROLAMO PALMIERI è detto “pignata”.
5 MARZO 1601 Frà MARCO GUGLIELMO è Padre Guardiano nel Convento di S. Francesco.
ANNO 1601 Il Rev. BELLISARIO MAGISTRELLI, Prevosto nella Chiesa di Santa Maria di Montebello, “recupera” una pezza di terra da FRANCESCO CASTELLAN, posta nella Contrà delle Bassure alla Miera (Mira).
ANNO 1601 SILVESTRO BRAGHETTO è “ciroicho” (medico che pratica i salassi).
ANNO 1601 GIACOMO BRUSCO fa l’oste.
ANNO 1601 In un atto si legge: Contrà del Prà Buso alla Selva.
ANNO 1601 GIO. BATTA FASOLATO è detto “Vanzan“.
ANNO 1601 Dopo la morte di ZANDOMENGO ORBANOTO gli eredi fanno la divisione dei beni, nella Contrà dell’Agugliana ossia degli Orbani. Una porzione di casa è detta “la cosina” (cucina).
ANNO 1601 Nella Contrà del Maso, alla Selva,  una pezza di terra è detta “il Bertusan”.
ANNO 1602 Nella Contrà del Legnon appresso la Fossa del Legnon.
15 GENNAIO 1602 Il Conte VICENZO BRASCO riceve in questa data la dote della moglie CATERINA SANGIOVANNI, ossia 3500 Ducati.
ANNO 1602 Tre paia di scarpe “da homo” sono stimate 8 Troni (Lire).
16 GIUGNO 1602 Si riunisce il “clan” dei BILLO, una delle famiglie più numerose di Montebello,  per spartirsi l’eredità  del loro parente VIAL BILLO morto senza eredi diretti.  Questi i partecipanti: ZUANE del fu ZAMARIA BILLO, GREGORIO del fu AGNOLO BILLO, PELLEGRIN del fu GIACOMO BILLO, GASPARO e FRANCESCO del fu GERONIMO BILLO, GIACOMO figlio di donna PASQUA BILLO, ZAMARIA BILLO.
29 DICEMBRE 1602 In piazza, sopra il balcone della bottega di ANTONIO GRESTA, “merzaro” si redige un atto notarile (non sarà l’unico scritto in questo posto insolito – n.d.r.) avente come parti interessate alcuni clienti del commerciante.
28 APRILE 1603 Nella lite scoppiata tra MORANDIA del fu LODOVICO BRAGHETO e CATERINA del fu GIACOMO DANESATO (mio avo – n.d.r.) moglie di EVANGELISTA TANFURINI da Valdagno, la prima ha la peggio restando ferita. Inevitabile la denuncia contro CATERINA che si vede condannata a pagare un risarcimento di 50 Troni (Lire).

Continua …
Ottorino Gianesato
(Fondo dei Notai defunti – Archivio di Stato di Vicenza)

Figura: Il sigillo tabellionato che il notaio Chiarello Camillo inseriva nei documenti che produceva (a cura del redattore).

AI LETTORI:
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LA STALLETTA DEL VICARIO (1)

[55] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (Prima parte)

Questa modesta e breve ricerca ha preso vita soprattutto grazie alla Busta n° 603 Calto n° 46 esistente presso l’ARCHIVIO TORRE della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. Processetto concernente supplica della Comunità di Montebello per disfare certa stalletta vicino al Vicariato e riedificarla in altro sito”. Alcuni passi sono stati tratti da alcuni documenti esistenti presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello, in particolare la Convicinia del Consiglio dei 60 del 14 Settembre 1681 (già pubblicata nella sua forma originale a stampa nell’opera edita nel 2001 a cura di Vantini – Dainese – Agnolin “Dalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San Giovanni Battista”) e da me trascritta. Altre ulteriori particolari informazioni provengono dall’Archivio di Stato di Vicenza, ossia dal fondo Notai Defunti e dal Corpo Territoriale dello Stato.

 Il 14 Aprile 1656 il consiglieri comunali di Montebello, facendo riferimento ad una passata sessione del Consiglio dei 60 (9 Dicembre 1650), nominarono procuratore della comunità il Rev. Gio. Maria Zanni, dottore in Sacra Teologia e predicatore. Con questa investitura Il religioso fu incaricato a recarsi nella città di Venezia, dovendo in quella sede intercedere presso il Serenissimo Principe affinchè fosse concesso al Comune di Montebello di tenere un mercato nei giorni di mercoledì di cadauna settimana (dovevano essere un riconoscimento e un permesso ufficiali perché, in verità un documento della seconda metà del ‘500 fa credere che già allora si tenesse il mercato sempre nel giorno di mercoledì). Tutto lascia supporre che Il permesso sia stato concesso poichè qualche lustro più tardi si presentò il grave problema di rendere più spaziosa la modesta piazza per potere ospitare meglio e in maggior numero i banchi del mercato. Una delibera del 14 Settembre 1681 del Consiglio Comunale autorizzò l’allargamento della piazza mediante la demolizione di alcune casette di proprietà del Pio Ospitale di San Giovanni che esistevano tra la cosiddetta “porta grande” che portava alla chiesa ed il muro della casa del Vicariato. Proprio la corte, la stalla, la tezza, il pozzo ed il forno del Vicariato rimasero gli ultimi ostacoli presenti nella piazza ad impedire la creazione di uno spazio più armonico e grande. Gli amministratori comunali montebellani erano consapevoli che la demolizione delle casette, se non accompagnata dal contemporaneo abbattimento dei suddetti manufatti, ben poco avrebbe giovato. Quindi per ottenere questo risultato già nel 1677 i consiglieri avevano dato inizio alla costruzione di una nuova stalla nel retro del palazzo del comune lungo la Contrà di San Francesco, proprio a due passi dal “Quartier Piccolo” dei soldati della cavalleria veneziana. Il nuovo edificio sarebbe stato offerto al Vicario in sostituzione di quello da demolire da lui usato fino a quel momento.

Continua con la seconda parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione della piazza di Montebello nel 1683, con la stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (da un disegno dell’epoca, l’originale del quale si trova alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza).

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LE DUE SPETIARIE

[37] LE DUE SPETIARIE (Farmacie)
Illustrissimi et Eccellentissimi Signori Capi dell’Eccellentissimo Consiglio dei X

Piangono genuflessi all’auguste appendici del Trono, Nostro Principe Serenissimo, due afflitti padri di Famiglia: ANDREA BELLATI Dottore e GAETANA di lui moglie. Piangono i loro sventurati figlioli, questi e quelli tutti sudditi Vostri e, tra gli affanni di una più che tirannica perversione, implorano Pietà e implorano Giustizia.
Verso il 1720 Andrea Bellati, medico condotto di Montebello, consegnò questa supplica al citato organo giudiziario di Venezia. Ma che cosa aveva spinto il medico-fisico di Montebello, paese nel quale svolgeva egregiamente la sua professione, a ricorrere disperato alla giustizia del Consiglio dei Dieci di Venezia? La risposta è nella supplica stessa. In essa, infatti, Il dottore narra, passo dopo passo, le sue traversie e le angherie subite da parte della famiglia Castellani.
Nei primi anni del ‘700 la ricca famiglia Castellan(i), che vantava in Montebello le più disparate attività, decise di investire una ingente somma di denaro in una nuova “speziaria”, ossia farmacia, in concorrenza con quella antica esistente di proprietà dei signori Donadelli. Gli affari non andarono proprio a gonfie vele poiché la clientela preferiva rivolgersi alla vecchia bottega che dava evidentemente maggiori garanzie e merce ad un prezzo più conveniente. La scelta della vecchia speziaria era poi benedetta dal medico condotto Andrea Bellati che in questa indirizzava i suoi pazienti.
Inizialmente i Castellani ed il loro socio Fuga cercarono di dirottare i clienti verso la loro farmacia malignando sul conto dei Donadelli. Quest’ultimo pertanto dovette allora cautelarsi con la lettera dell’influente “avogador” (avvocato) Mutio Querini datata 6 Marzo 1709. Vista l’impossibilità di attaccare i Donadelli, i Castellani e socio spostarono il tiro delle loro frecciate velenose sul medico condotto reo di incanalare i malati verso i concorrenti. A sua volta il medico condotto cercò protezione tramite il suo avvocato il quale ottenne con una “Ducale” (sentenza) del 12 Agosto 1709 la cessazione delle ostilità dei Castellani contro il professionista, nelle persone di Cristoforo, Il padre, e Antonio e Tomaso i suoi figlioli “tutti soggetti che per l’abbondanza delle ricche fortune ostentando posto di grande superiorità cospirarono per l’esterminio” (di Andrea Bellati). Quest’ultimo fu invitato un giorno a casa dei Castellani che avevano promesso una composizione amichevole della faccenda. Al rifiuto del medico di voler instaurare con loro una nuova collaborazione, lo sequestrarono rinchiudendolo in una stanza e “quivi violando le leggi più sacre dell’ospitalità con l’armi alla mano e, massime Tomaso con bestemmie le più esecrabili e strapazzi contro la mia reputazione, protestarono (minacciarono) di volermi levar la vita o almeno di cacciarmi in esilio da quel paese qualvolta io non mi risolvessi di far ogni sforzo per deviare gli ammalati e gli avventori della spetiaria del Donadelli e ridurli alla sua”. Il dottor Bellati, uomo d’onore e fermo nella Giustizia, non cambiò atteggiamento continuando a frequentare sempre la vecchia farmacia. Inviperitisi i Castellani incominciarono a perseguitare il malcapitato medico non più di nascosto, ma palesemente. Ardirono introdursi nell’abitazione di Bellati dove, fattisi consegnare con l’inganno la chiave della sua stanza dalla moglie Gaetana, misero a soqquadro ogni cosa alla ricerca di chissà quale prova che potesse comprometterlo. Fu solo grazie all’intercessione di un Cavaliere che ritornò in possesso della chiave rubata. Il medico tentò di mettere fine alla persecuzione a cui era sottoposto chiedendo un nuovo incontro chiarificatore ai Castellani, mediante il quale ottenere “per gratia ciò che loro dovevan chedere a me per Giustizia“.
Pur di fronte ad una simile sottomissione i persecutori ricusarono apertamente l’incontro chiarificatore e proseguirono nello spargere scellerate informazioni sul dottore per ridurlo alla disperazione. Non potendo più resistere a tanta perfidia il medico condotto voleva ricorrere al Doge, ma il suo desiderio gli fu impedito per mezzo di persone armate, che lo attorniavano dovunque muovesse un passo, per impedirgli di lasciare il paese e andare a Venezia. Una persona importante si accorse delle vessazioni a cui era sottoposto il dottor Bellati e lo fece chiamare con una lettera pubblica dal Podestà. Ottenne allora il permesso di recarsi a Venezia dove all’autorità competente raccontò per filo e per segno ciò che stava subendo al suo paese. I signori Girolamo Marcello e Girolamo Bondumier, (magistrati) avvisati dai Castellani dell’arrivo del dottore, dall’alto della loro carica, lo rassicurarono che i suoi avversari si erano impegnati a lasciarlo finalmente in pace. Riappacificazione che non avvenne.
Alla fine di quell’anno, infatti, si riunì la “Pubblica Vicinia” (assemblea) composta da 200 capifamiglia di Montebello per riconfermare o meno l’incarico di medico condotto al signor Bellati. Durante l’assemblea Gio. Batta Castellani ed il suo dipendente Federico dalla Grana sollevarono un tale tumulto e scompiglio che il Vicario (1) ed i consiglieri comunali abbandonarono la riunione lasciando sospesa la rielezione del medico “contro il sentimento universale (la folla) che mi acclamava a viva voce”. Senza perder tempo, per procurarsi i voti dei capifamiglia della Pubblica Vicinia, i Castellani donarono ai votanti delle biade, ma contro ogni loro macchinazione ed aspettativa il dottore venne rieletto. I Castellani passarono allora alle maniere forti per ottenere quanto si erano prefissati, collocando allo scopo un cavaliere sul selciato davanti al loro palazzo col preciso incarico di impedire il passaggio del medico condotto in visita ai pazienti. Tutto questo accadeva sulla pubblica via la Strada Regia! Non potendo esercitare appieno la sua professione il medico Bellati ritornò a Venezia per protestare alla Giustizia la sua insostenibile situazione. Fu rassicurato, da un Cavaliere Veneto che si era interposto, di poter contare in futuro dell’amicizia dei Castellani. Al suo ritorno a Montebello fu subito smentito poiché ”fui dal Signor Tomaso Castellan, d’indole più di tutti feroce, con indegni soprannomi di spia, ladro e becco, scelleratamente diffamato pubblicamente”. Il dottore ricorse al Vicario di Montebello che, dall’alto della sua carica, diffidò i Castellani dal continuare nella loro folle condotta. Tomaso Castellan per liberarsi da questo laccio giudiziario confessò la sua ingiustizia, ma “questo non fu altro che un sonnifero”. Nell’autunno di quell’anno furono tese “mortali insidie” alla vita del medico ed a quella di un suo famigliare e pertanto il 26 Agosto 1719 (così si legge in una nota a parte N.d.R.) venne istruito un processo penale contro la casa Castellani. Processo che per la prepotenza degli stessi giacque a lungo impedito. Intanto era nuovamente arrivato il tempo per una nuova “ballottazione” della condotta medica in Montebello e allo scopo i Castellani ripresero a fare donazioni, le più disparate, ai votanti ed utilizzare “altri mezzi i più indiretti e scandalosi contro la carità, contro la pubblica libertà, contro ogni Divina et umana legge”. Arrivarono a comprare il Vicario (2) che impedì ai figli del medico di partecipare alla Pubblica Assemblea durante la quale avveniva la votazione, affinchè la loro presenza non muovesse a compassione i capifamiglia e, quel che è più grave, il medesimo acconsentì poi che i “bossoli” (le urne) venissero coperti da fazzoletti, non permettendo al popolo “di veder qual fosse il si o il no” per manipolare quindi il risultato finale. I medico denunciò che “Il Castellan (Tomaso) avendo una spetiaria che è la sepoltura delle sue sostanze” era riuscito a riunire in un’osteria numerose persone e a convincere ben 50 votanti ad assecondarlo (3).
Avvenne che la sera del 20 Ottobre il dottor Bellati, accompagnando il Conte Giulio Sangiovanni alla veglia del Marchese Malaspina in Montebello, passò davanti alla bottega di Girolamo Garzetta dove si trovava anche Antonio Castellani. Costui riconobbe il medico e, staccata dal fianco una pistola proibita dalle leggiper assalirlo, fu prontamente fermato dal Garzetta che lo fece rientrare in bottega e gli tolse l’arma dalle mani. Seppur presenti all’accaduto parecchie persone, il dottore, facendo finta di non vedere e di non sentire, continuò il suo cammino. Fece altrettanto il Conte Sangiovanni e finita la veglia al Marchese, Bellati se ne tornò a casa per un’altra strada per evitare altre insidie. Probabilmente fu l’ultimo sopruso a spingere il medico a ricorrere al Doge (4) con la supplica che così conclude: “Motivo per cui Principe Serenissimo, noi tutti, Padre, Madre e figlioli siamo venuti ai piedi Vostri dell’Augusto Regnante, degnatevi in queste umilissime angustie di esaudire le lacrime di noi inconsolabili, troncate con la spada vendicatrice il filo a sì lunga persecuzione, soccorreteci con quel sacro Zelo con cui Voi amate di vedere immutabile ne’ vostri sudditi la quiete, la libertà, l’honore, la sicurezza et ogni altra possibile felicità acciò noi tutti con la mente libera sgombra di così tetre aggitationi, con più fervore possiamo inalzare a Dio benedetto i debiti voti per la conservazione di Vostra Serenità, di Vostre Eccellenze, e di questo Serenissimo Dominio. Gratie”.
Non ho trovato documenti che possano fornire la conclusione di questa annosa vicenda. Si sa che nel 1712, nel pieno del conflitto tra il dottor Bellati e i Castellani, questi ultimi avevano proposto come candidato medico-fisico il signor Angelo Giacomazzi, al quale la General Vicinianon affidò l’incarico. I carteggi consultati evidenziano poi che l’antica farmacia risultava operante e gestita da Antonio Donadelli, mentre suo fratello Bortolamio nel 1722, poco prima di morire, praticò in Montebello la professione di medico chirurgo, forse al posto di Bellati. Vincenzo Fuga (socio dei Castellani nella nuova speziaria) nel 1751 risulta essere proprietario di una speziaria in piazza a Montebello con annesse altre tre botteghe. A conferma di quanto fosse difficile in quel tempo trovare un dottore competente e bene accetto dalla popolazione come il signor Bellati, si evince da alcuni atti notarili come fosse frequente l’avvicendamento della condotta medica. Nel 1756 il medico-fisico di Montebello era Agostino Caprin, originario di Posina. Il primo Gennaio1763 il neo eletto medico condotto Gio. Donato Maule fece redigere dal notaio Domenico Cenzatti una dichiarazione mediante la quale alcuni testimoni confermavano la sua operatività iniziata avanti il principio della Messa Prima”. Alla fine di quell’anno il dottor Maule non fu riconfermato ed al suo posto arrivò il medico Domenico Caprin, quasi sicuramente parente del predecessore Agostino. Alla conclusione del 1764 anche il dottor Caprin non venne rieletto a causa dell’opposizione di due influenti elettori: Pietro Cortivo e Gian Carlo Cappelletti. La mancata conferma scatenò la rabbia di Domenico Caprin che il 17 Gennaio 1765 sparò o fece sparare alcuni colpi di fucile contro le finestre delle case di Cortivo, di Cappelletti nonchè del nuovo medico-fisico facendo poi affiggere dei fogli di carta con violente minacce contro i tre citati malcapitati. Domenico Caprin seppur riconosciuto come autore o perlomeno mandante delle deplorevoli azioni contestategli, al processo fu inaspettatamente assolto. Nonostante questo fatto increscioso Domenico Caprin fu successivamente riconfermato nella condotta medica di Montebello, come si legge nell’Anagrafe del Dazio Macina del 1789, a dimostrazione della sua provata professionalità.

Fonti: Archivio di Stato di Venezia – Dieci Savi alle Decime – busta n° 1614
Archivio di Stato di Vicenza – Notai vari che hanno rogato in Montebello nel ‘700
Ottorino Gianesato – il ‘700 giorno per giorno – Le Raspe (2005)

Note:
(1) nel 1709 il Nobile Francesco Ghellini (N.d.R.)
(2) nel 1719 il Nobile Vittorio Sangiovanni (N.d.R.)
(3) Nella supplica non si parla della conferma o meno della condotta medica, ma si può supporre che sia stata rinnovata al dottor Bellati poiché la vicenda si arricchì di un nuovo grave fatto (N.d.R.)
(4) Il doge di Venezia all’epoca era Giovanni II Corner (doge dal 1709 al 1722) (N.d.R.)

Ottorino Gianesato (dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio a cura del redattore.
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