FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

Β« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della cittΓ  assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era giΓ  generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolΓ² a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionΓ² centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero perΓ² lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16Β°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciΓ² divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioΓ¨ Pievi, perchΓ© le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile Γ¨ perΓ² determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che lΓ  pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchΓ¨ quel sito anche oggidΓ¬ lo si ammira per l’amenitΓ  e fertilitΓ , stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che lΓ  pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata β€” la Contracta Caminate β€” e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresΓ¬ dell’ attuale via Borgolecco e reso cosΓ¬ il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioΓ¨ che anche oggidΓ¬ appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolΓ² allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non giΓ  nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensΓ¬ in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioΓ¨ presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma perΓ² colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sΓ© ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioΓ¨ si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma Γ¨ duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte piΓΉ importante. Il Documento tradotto dal latino suona cosΓ¬: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sΓ© e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciΓ² per volontΓ  dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. CiΓ² lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresΓ¬ come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioΓ¨ Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si puΓ² determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioΓ¨ Montebello assumeva quasi l’aspetto di cittΓ , e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in piΓΉ rami, il giuspatronato restΓ² in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioΓ¨ la metΓ  per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del PodestΓ  di Vicenza, che suona cosΓ¬: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli Β».

Continua nel prossimo numero …

(dal NΒ° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
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FESTE CENTENARIE (1)

[36] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO

Con questo numero iniziamo la pubblicazione del volumetto stampato dalla Parrocchia nel 1905 in occasione del VII centenario dell’erezione della Prepositurale di Santa Maria. Questa breve sintesi di storia politica e religiosa del paese Γ¨ frutto di Mons. Giuseppe Capovin, Prevosto di Montebello dal 1877 al 1908 Mons. Capovin fu pastore d’anime esemplare in momenti sociali ed economici particolarmente difficili, era attento alle necessitΓ  di “tutti” i suoi parrocchiani, anche a quelli che osteggiavano la religione, e con affabilitΓ  sovveniva materialmente e spiritualmente i piΓΉ bisognosi. Il suo fare sincero e disinteressato, animato da una caritΓ  e spiritualitΓ  che sorgeva spontaneamente dal profondo del suo intimo, generΓ² nei suoi parrocchiani una stima ed un rispetto che si trasformarono ben presto in venerazione. Questa sua grande spiritualitΓ  non gli impedΓ¬ di prestare attenzione alle memorie storiche ed artistiche del paese. Fece ricopiare numerose cronache e documenti antichi perchΓ© non andassero perduti e si battΓ¨ a lungo per salvare dall’incuria l’antica Chiesa di San ZenoneSan Francesco, ma purtroppo poco dopo che i proprietari gli cedettero l’edificio la morte lo colse e si suoi sforzi furono vanificati. Come ben sappiamo, il suo successore la rase al suolo per dare avvio ad una filantropica istituzione (asilo infantile) che poteva senz’altro essere edificata in altri siti, considerato che a quell’epoca non mancavano gli spazi necessari.

FESTE CENTENARIE
(Prima parte)

AI SUOI DILETTI PARROCCHIANI
NEL VII CENTENARIO
DALLA EREZIONE
DELLA PREPOSITURALE DI S. MARIA
IN MONTEBELLO VICENTINO
QUESTI CENNI STORICI
CON PAZIENTE STUDIO RACCOLTI
DEDICA CON PATERNO AFFETTO
GIUSEPPE CAPOVIN
PREVOSTO

Β« Montebello, grossa borgata del Vicentino, la quale si stende ai piedi dell’ ultimo sprone delle Prealpi, su cui torreggia tuttora il Castello dei suoi antichi signori, a buon diritto vanta remotissime origini.
Ivi infatti nell’epoca del Romano Impero esisteva un vicus, ovvero borgo chiamato Β« ad Auraei o ad Auraeos Β» presso il quale I’Itinerario di Antonino del secolo IV segna Mutatio che era un aggregamento di vari fabbricati per contenere numerosi cavalli di ricambio, di buoi, muli, vetture e carri di varie forme per uso di pubblici Corrieri, dei viaggiatori e delle merci, o dove vi erano costantemente ufficiali investiti di potere e dignitΓ  per invigilare i Veredari ossia i conduttori di pubbliche o private vetture e gli schiavi o servi assunti al pubblico servizio e che erano pagati dalle Provincie, il che faceva Montebello un luogo importante (Filiasi – Storia dei Veneti).
Passava invero per esso la via Gallica, grande arteria, che metteva in comunicazione Milano con Aquileia e per l’Illirico con Costantinopoli. E Montebello con la sua Mutatione era uno dei due luoghi di fermata tra Verona e Vicenza.
Che avvenisse di Montebello nelle varie irruzioni barbariche, specialmente del secolo V, Γ¨ ovvio supporlo, ove si noti, che per il suo sito si trovava proprio sul loro passaggio ed esposto quindi alle loro devastazioni, scendendo esse in gran parte pel Friuli a desolare le nostre regioni. Fu perΓ² fortuna per gli abitanti suoi l’aver pronto e sicuro rifugio nei monti vicini coperti di boscaglie; passata indi la bufera ritornarono in buona parte a rialzare le mura delle loro, abitazioni. Per questo si trova Montebello sussistere nel secolo IX durante l’impero di Lotario I, come luogo sΓ¬ importante da essere pomo di discordia tra Vicentini, del cui territorio faceva parte, e Veronesi che si sforzavano di ammetterlo al proprio, come fecero l’anno 840, secondo narra l’antico Cronista Bonamente Aliprandi. (Castellini – Storia di Vicenza – libro III in Nota).
Al principio del secolo X vennero a desolare, dalla parte del Friuli, i nostri paesi i feroci Ungheri a varie riprese. Montebello fu uno dei più devastati, trovandosi sulla via del loro passaggio. Fu allora che a salvezza e rifugio dei pochi abitanti sfuggiti alle spade di quei barbari, si costruì il Castello, al quale più tardi se ne aggiunse un altro poco lungi.
Sino dal secolo decimo, come si ricava da documenti di quel tempo, furono signori di Montebello, i Conti di Padova e di Vicenza, discendenti dai Candiani Dogi di Venezia, i quali dal Conte Uberto Maltraverso sulla fine del secolo XII furono denominati Maltraversi di Montebello. Conservarono essi questo feudo sino all’unno 1265-1266, nei quali tanto i Maltraversi di Lozzo, come la linea di Montebello lo vendevano al Comune di Vicenza con tutti, i diritti annessi. (Dall’Archivio di Torre manoscritto del Vigna V. 8).
Quantunque il piΓΉ antico documento, riguardante Montebello, sotto il suo aspetto religioso, risalga all’anno 1205, pure da ciΓ² che Γ¨ stato premesso Γ¨ facile argomentare come i suoi abitanti fino dalla seconda metΓ  del secolo IV siano venuti a cognizione del Vangelo. Essendovi poi in esso la Mutatio, necessariamente dovevano ivi fermarsi gli Evangelizzatori di questa Provincia, e i Vescovi che si portavano dall’Illirico e dalla parte Orientale del Veneto a Milano, sede dell’Impero d’Occidente, dopo Valentiniano I, i quali animati del loro zelo, si mettevano a contatto de’ suoi abitanti per communicar loro la buona novella.
Si aggiunga che i diversi ufficiali e i numerosi servi pubblici addetti alla Mutatione, dichiarata che fu religione dello stato la Cristiana dagli Imperatori Valentiniano, Graziano e Teodosio si fecero un dovere ed un onore di abbracciarla pur essi in ossequio ai loro Sovrani Β».

Continua nel prossimo numero …

(dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Mons. Giuseppe Capovin in una cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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