LA FESTA DEL 25 APRILE

[178] LA FESTA DEL 25 APRILE

Dal libro di Amelio Maggio e Luigi MistrorigoMontebello Novecento” leggiamo un bel ricordo di quel giorno speciale del 1945:

« … Tutti, giovani ed anziani, uomini e donne, uscirono dalle proprie case, lungo le strade e le vie e nella piazza del Municipio [di Montebello Vicentino]. La gente, nel muoversi di qua e di là, tra un sorriso, un abbraccio e un evviva, sembrava come impazzita di gioia, per il momento magico che stava vivendo. E c’era d’aspettarselo, dopo tanti affanni, angosce, lutti, rovine, sacrifici ed umiliazioni. Tuttavia il momento più alto di tanta esplosione di gioia, di felicità, lo si ebbe verso le nove di quel mattino del 25 aprile, allorché una camionetta americana, con a bordo quattro soldati, cercò di penetrare nell’affollata piazza del Municipio, distribuendo cioccolatini. Ben presto venne circondata e assediata da una folla in delirio che solo voleva manifestare a quei soldati la propria riconoscenza per l’avvenuta liberazione. Applausi, grida di tripudio, baci ed abbracci, non fecero che succedersi, in maniera affettiva, verso quei quattro giovani militari che, forse, per averlo sperimentato in altre contrade di quell’Italia martoriata, potevano attendersi tanto calore ed affetto. Dopo tutto, erano i nostri liberatori. Senza il loro sacrificio, nazismo e fascismo non sarebbero stati eliminati dalla faccia del vecchio continente. »

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sulla festa del 25 aprile molto sentita anche in Australia:

IN AUSTRALIA LA FESTA NAZIONALE HA UN SENSO CHE NEL MIO PAESE NON RITROVO PIÙ Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« IL 25 APRILE SI CELEBRANO LA LIBERAZIONE DI UN’ITALIA OGGI DIVISA E I CADUTI IN GUERRA DEL CONTINENTE OCEANICO, ONORATI IL GIORNO PRIMA CON TOCCANTI CERIMONIE IN TUTTE LE SCUOLE. ATMOSFERE MOLTO DIVERSE, ACCENTUATE DALL’IMBARAZZO CHE MOLTI EMIGRANTI ITALIANI PROVANO DI FRONTE ALLE NEWS IN ARRIVO DALLA TERRA DELLE ORIGINI. E IN MEZZO A LORO QUALCUNO NATO DALLE PARTI DI SCHIO RACCONTA DI AVERE FATTO LE VALIGIE, NELL’ULTIMO DOPOGUERRA, DOPO L’INCONTRO AL BAR CON CHI LO AVEVA TORTURATO IN PRIGIONE…

Il giorno di San Marco, 25 aprile, è festa grande, festa del patrono, a Venezia! E in tutta Italia è festa nazionale, la festa della Liberazione che commemora la fine della seconda guerra mondiale. E non è che qualcuno vada al lavoro, magari “gratis et amore Dei”, se non approva tale festa nazionale. Non sia mai detto.
Anche in Australia il 25 aprile è festa nazionale, e in “tutta l’Australia”! Per altre occasioni, ogni stato ha le proprie date, anche le vacanze scolastiche sono differenziate, da stato a stato. Basti pensare che, fino a una sessantina d’anni or sono, la linea ferroviaria che va da Sydney a Melbourne aveva uno scartamento differente tra i due stati: quando si arrivava ad Albury – Wodonga, le due cittadine poste sul confine, si doveva letteralmente cambiare treno. Era come andare in Russia un secolo fa. Ancora, oggigiorno, si mantiene, a oltranza, la differenza tra gli ippodromi del Nuovo Galles del Sud e del Victoria: nel primo stato i cavalli corrono in senso orario, nel secondo vanno invece in senso inverso. Il 25 aprile, in Australia e in Nuova Zelanda, è chiamato ANZAC Day. Tradotte letteralmente, le parole le cui iniziali compongono questo acronimo vogliono dire: giorno dedicato ai corpi di armata dell’Australia e della Nuova Zelanda. Si capisce che è Festa Nazionale anche in Nuova Zelanda, perché tale giorno commemora la sconfitta che gli eserciti delle due nazioni del continente oceanico subirono in Turchia, più precisamente a Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli, il 25 aprile 1915, durante la Grande Guerra.
Ma da una tale sconfitta nacque tra le due nazioni una fratellanza che è continuata nella seconda guerra mondiale e in altre, svariate occasioni. Chi mi legge penserà: cosa ci viene a raccontare questo? Io ho pensato che, ancora adesso, dopo tutti gli anni che si celebra il 25 aprile in Italia, il senso di tale giornata rischia di perdere il suo originario, vero significato. Cosa può infatti pensarne un italiano che da anni è in giro per il mondo, emigrato una vita fa, senza sua colpa, solo per cercare di migliorare le sue possibilità di trovare un lavoro meglio retribuito? Non importava dove questo lavoro si trovasse nel mondo, a nord, a sud, in un’America o nell’altra. O in Australia, dove vivo io e con me tantissimi italiani partiti allo stesso modo dal nostro Paese, portandosi, nella valigia, anche quel pezzo d’Italia troppo grande per nasconderlo tutto nel nostro cuore. Ora, con gente come noi, non occorre che uno si metta a parlare di quel che succede a Roma, e perché.
A tanti, e io sono fra quelli, interessa la divisione generatasi in casa nostra! Oh, chiedo scusa, quella che “era” anche casa nostra! Si rendono conto, gli italiani, che con la tecnologia del giorno d’oggi, ogni atto, ogni parola e ogni fatto – che siano cose buone o cattive – viene integralmente riportato e diffuso dai media? Non pensano, certi italiani, alle figure meschine che fanno fare alla nazione? Ammesso ci sia ancora una nazione che si chiama Italia.
Certe persone che hanno fatto parte dei governi passati non hanno dato certo un buon esempio. Ma stiamo pure in Australia. Come ho potuto conoscere io persone che avevano partecipato agli anni più difficili dell’ultima guerra, così è capitato ad altre persone, e quello che hanno sentito non varia di molto da quanto ho sentito io. In ogni parte del mondo si può parlare con vicentini di quelle generazioni e sentire fatti accaduti dalle nostre parti. Ma si può parlare anche con abruzzesi, e sentire delle cose del tutto simili, e così vale per toscani della Garfagnana, triestini, istriani e friulani. Per me, gli istriani sono quelli che hanno sofferto più degli altri, ma chi sono, io? Io sono un emerito nessuno al confronto di chi ha dovuto sopportare la ferocia di quei giorni di sangue. E allora mi chiedo perché, dopo più di 70 anni, si deve ancora leggere sui giornali che a Schio non mancano mai dimostrazioni contro la Liberazione? Sono rimaste ben poche le persone che, da Schio, sono venute qui nel dopoguerra. C’era chi abitava a Corrimal, chi a Tarrawanna, chi a Fairy Medow… Le loro storie andranno perdute. Io potrei raccontarne solamente dei brevi brani perché, come mi disse uno di loro, non voleva mettersi a piangere davanti a me. Lo stesso che poi mi confidava: “Un giorno ho visto uno che mi aveva torturato in prigione, era lì a guardare la partita di calcio… Decisi di partire…”.
Io, quando ero uno scolaretto delle elementari, cantavo la canzone del Piave davanti al monumento ai Caduti. Con i miei compagni di scuola. E sentivo un che di patriottico nel mio essere. Ancor più forte provavo questo sentimento cantando “Fratelli d’Italia”. In Australia, le scuole rendono dunque omaggio ai Caduti il giorno antecedente il 25 Aprile. In tal modo, tutti possono assistere alle marce dei reduci, il 25 aprile, sapendo di cosa si tratta. Io stesso, quando i miei figli erano alle elementari, li portavo a vedere i vari gruppi che sfilavano per la via centrale della città. I miei figli sono nati in Australia, e questa è la “loro terra”. Da Canberra, la capitale, fino al più piccolo paese con un Monumento ai Caduti, all’alba di ogni 25 aprile avviene una toccante cerimonia tramite cui ricordare coloro che morirono per la Patria. Non per parlare di guerra, ma di Pace! Non desidero aggiungere alcun paragone, ma posso dire che, ora più che mai, non rimpiango la decisione che presi tanti anni orsono. (Linus DownUnder, Lino che vive sotto l’equatoreLino Timillero, Vicentini nel mondo – Ott. 2019)»

Umberto Ravagnani

Foto: La celebrazione del 25 aprile a Montebello davanti al monumento ai Caduti circa 50 anni fa. In primo piano, al centro, FIORELLO BOSCARDIN sindaco dal 1964 al 1975 (cortesia Marco Boscardin. Elaborazione grafica digitale e colore di Umberto Ravagnani).

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GLI INCENDI IN AUSTRALIA

[165] L’INCENDIO DEI BOSCHI VICINO A CURROWAN NELLA DIOCESI DI WOLLONGONG (AUSTRALIA)
Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO ci ha inviato questo interessante suo articolo sugli incendi boschivi che stanno devastando molte regioni dell’Australia in questo periodo e che da quelle parti chiamano “Bush Fires“:

« Dopo aver seguito sui Media Australiani lo sviluppo dei “Bush Fires” nelle zone sinistrate dagli Incendi, ho pensato di cercare la maniera più semplice per raccontare ai miei ‘Amici di Montebello’ quel che sta succedendo alle Foreste Pluviali ed ai semplici Boschi nell’entroterra Australiano. Ed ai piccoli Paesi e Villaggi spersi tra questi Boschi dove non é facile incontrare mezzi di trasporto, siano automobili, motociclette od autocarri.
Era una calda giornata di tardo Novembre ed un forte vento preannunciava una pericolosa Estate. La gente che abitava nelle cittadine lungo la Costa più d’un centinaio di Km. a Sud di Sydney, si stavano preparando per la Stagione delle Vacanze. Tre, quattro mesi che avrebbero permesso ai negozianti delle zone balneari di poter tirare avanti per gli altri mesi dell’anno quando, di turisti non se ne sarebbero visti così tanti come nelle vacanze scolastiche che sarebbero iniziate all’inizio di Dicembre del 2019. Da quelle parti arrivavano turisti anche da Canberra, la Capitale Australiana. Percorrendo la ‘Kings Highway’, si può arrivare alle cittadine sulla Costa in poco più di due ore.
Mentre la giornata procedeva normalmente, un temporale si andava ingrandendo sopra alla foresta nel retroterra verso Ovest. Senza che nessuno vedesse nulla, un Fulmine colpì un albero e si accese un fuocherello. I tuoni dal rumore assordante, si udivano ovunque. Sembrava un temporale come ogni altro temporale.
All’interno della foresta, due boscaioli preparavano un nuovo sentiero da usare il giorno dopo per inoltrarsi di più nel Bosco. I  boscaioli odierni nelle foreste Australiane, oltre che a segare gli alberi con moto-seghe di diversa grandezza, devono anche preparare le strade, con mezzi cingolati, per i semi-articolati che entreranno nel Bosco per poi trasportare i tronchi d’alberi tagliati nella nuova sezione e portarli alla Segheria vicino ad uno dei Paesi della Costa. Si erano fermati verso le 12.30 per il pranzo e per bere un po’ d’acqua. Il più anziano dei due, annusò per primo il fumo. “Dove c’è fumo c’è fuoco”! Questa è la parola d’ordine! Parcheggiarono i loro mezzi: Caterpillars, Ruspe e Trattori in una zona sicura, raccolsero le loro cose e subito partirono da dov’erano per recarsi alla Segheria.
Nel frattempo, quel fuocherello acceso per caso dal Fulmine, alimentato dal vento, si era sparso nel sottobosco e le sterpaglie, l’erba e gli alberelli che cominciavano stentatamente a crescere, secchi come erano, bruciavano facilmente. Il fumo cominciò ad alzarsi e a disperdersi nel cielo le cui nuvole erano già scure a causa del temporale. Ma con il fumo si spargevano ovunque anche le scintille! E le scintille accendevano le secche foglie degli alberi accanto, senza dover attendere nessun attimo. Senza distiguere la differenza tra le piante di Eucalyptus: tutte erano pronte a bruciare! Da mesi non pioveva. Gli alberi stentavano a stare dritti ed a non seccarsi per mancanza della minima umidità nel terreno. Dai rami erano già cadute, in grande quantità, le foglie, perse a causa della prolungata siccità. Quello, fin dai primi momenti, era il fumo annusato dal più anziano dei due boscaioli. Che si trovavano nel Bimberamala National Park e, propriamente, nella Foresta di Currowan, così chiamata dal nome di un torrente che la attraversa. Anche un piccolo insieme di case ed Imprese Agricole vicine al corso del Currowan creek si chiamava Currowan. Molto raramente, in quel torrente, scorreva l’acqua. Da molti mesi l’acqua era diventata molto conservata in ogni attivita quotidiana.
A questo punto, quando si sapeva dell’Incendio che già bruciava, si misero al lavoro le “Rural Fire Brigades” della zona. Tali gruppi di Vigili del Fuoco, sono totalmente Volontari. Sono sorti per la immediata necessità di tentare di spegnere qualsiasi Incendio. Difatti, I Pompieri della più vicina Città avrebbero impiegato troppo tempo prima di arrivare e, nel frattempo, il fuoco avrebbe bruciato e consumato ogni cosa.
Essendo un Corpo ben organizzato, le “Rural Fire Brigades”, praticano periodiche esercitazioni per essere pronti ad ogni evenienza.
Purtroppo, l’Incendio che iniziò quel caldo e ventoso 26 Novembre, a causa di un insieme di  circostanze che si manifestarono catastrofiche, tale Incendio assunse dimensioni enormi. Mentre scrivo, Domenica 12 di Gennaio 2020, il “Bush Fire” sta bruciando ininterrottamente da 46 giorni. Era a Currawan e dopo qualche giorno si unì con un altro piccolo incendio. Ed ancora con un altro formatosi a Tianjara e dimostratosi ancora più catastrofico. Si cominciò a sentir parlare di vittime dell’incendio: 2 “Fire Fighters” perirono all’interno della cabina del loro  autocarro, schiacciata dalla caduta di un grosso albero in fiamme. Altre vittime mentre cercavano di fuggire all’ultimo momento. Ed altri Incendi, quasi allo stesso tempo, bruciavano in altri Stati dell’Australia. In South-Australia, vicino ad Adelaide. In Victoria tutta la zona dell’East-Gippsland era in fiamme. A questo punto, esiste il forte timore che il “Currowan Fire” si unisca con il “Gippsland Fire” creando così un Inferno di proporzioni Apocalittiche. Dalla ‘South-Coast’ del Nuovo Galles del Sud  alla East-Coast del Victoria.
Ed i Volontari, che stanno combattendo questo enorme Incendio da così tanti giorni, non sono rimborsati in nessun modo! Uomini con famiglie giovani, morti compiendo il dovere che avevano scelto di fare per il bene della Comunità!!!
I turisti che erano andati ugualmente in quei luoghi, pensando che i fuochi si sarebbero in qualche modo estinti, sono rimasti bloccati dalla temporanea, a volte prolungata, chiusura delle vie di ritorno. A Malacoota, in Victoria, la spiaggia ricercata dai “Surf-riders” era piena di gente che non aveva altro posto donde sentirsi sicura e lontana dal fuoco e dalle scintille sospinte ounque dal vento.
In una Università, uno studioso di fenomeni naturali, ha chiamato questo un particolare Sistema di “Bushfire-generated Storm” chiamato: ’Pyro-cumulo-nimbus’. Se ho ben capito, si dovrebbe trattare di Incendi alimentati dalla enormità del calore formato dagli Incendi stessi! Quindi, se non comincia a PIOVERE, che il Signore aiuti e mantenga sicure tutte quelle persone che ancora stanno combattendo il più grande “Bush-Fire” della Storia Australiana.
Anche nella Cappella del Centro Italiano, come in tutta la Diocesi di Wollongong, di cui Currowan fa parte, é stata fatta una Colletta a favore delle persone sinistrate dagli Incendi, con generosa partecipazione ». (Linus Downunder – Coniston, 12-1-2020 – San Modesto!!!)

Umberto Ravagnani

Foto: L’incendio dei boschi vicino a Currowan (Australia) (ABC-NEWS – Gennaio 2020).

 

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BENEDETTO NIPOTINO

[129]CHE USA INTERNET PER FARMI RIVEDERE LA MIA MONTEBELLO! Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« Par on vecioto come mi, la par na roba gnanca vera ca me metesse a parlare de la inter-net. Sì, cuela roba ca se trova col computer! Se me credi, par mi la xe na roba stranba! Me vien a mente ‘ncora desso, cuando ca i xe ‘ndà so la Luna, e me poro pare nol ghe credea mia! E el diseva: “No, la xe na roba da no credarghe! La Luna la xe là! La vedemo cuando che la xe on cuarto, a metà, a tri cuarti e co la xe a Luna piena! Parò, stemo pì tenti cuando ca la xe sol calare, parchè alora se pol semenare, pareciar tajar le strope par ligare le visele, semenare le verdure, e parfin tajarse i caviji!”.
Na volta! Adeso xe tuto difarente! Na volta, se te gavevi da telefonarghe a cualche d’un, te tocava ‘ndare al cafè Due Colone. Desso, tuti, o cuasi, i ga el celulare! Par no parlare del ‘Feis Buk’, ‘naltra roba ca xe sol computer, e te la trovi sol inter-net!
Desso ve conto cossa ca me xe capità el dì l’altro… Sicome che me nevodo (grand-son) el jera casa da scola parché jera in vacanse, el xe vegnù a catarme dato ca anca so popà el jera in vacansa, sendo lu professor de liceo e i stà de casa su a Sydney. Adeso, me nevodo el ga ondese ani. Col jera pi picinin, mi e me mujere partivimo da Wollongong ala matina presto, par ‘ndare a Sydney a fare i baby-sitters (bambinai), on par de jorni ala setimana, da noni in pension! Col xe rivà, la machina de so popà no la jera ‘ncora ferma che lu el xe saltà fora par darghe on baseto a so nona e suito corer da mi. El me grand-son el me fa: “Nono, fame vedare inter-net sol to computer”. Mio par modo de dire, parché la lo dopra senpre me mojere. De ‘ste parole, de ‘talian ghe jera solo che Nono. Mi, pronto, ghe go tacà el computer. Lu, el me grand-son, el savea za la ‘pass-word’. Ne ga tocà spetare on pochetin fin ch’el computer el se scaldava, fasendo cuei rumoreti ca li fa solo luri. E suito xe vegnù fora i programi. “Nono, dime el nome del to paese in Italia” (anca cua, nono par ‘talian, el resto inglese, tegnivelo in mente).
Mi ghe go dito Comune di Montebello. Lu, el me grandson, el scrive sol computer, e vien fora tri o cuatro montebeli. “Cualo selo?” el dise lu, “Vicentino” ghe digo mi. Lu el toca i tasti, e vien fora la cartina co la mapa del me paese! Po’ el toca n’altro par de tasti e el me dise: ‘Nono, we google-earth”. Tuto s’on colpo, vien fora le strade, la piassa, la ciesa, tuto in piccolo. Alora lu, el me grandson, el me dise: “Biggher Nono?” (pì grande Nono?) Mi ghe rispondo: “Sì.
E lu tachete tac, e vien fora parfin i nomi de le strade, come via Borgoleco. Me nevodo el se ciama Bleik (scrito Blake). Mi ghe digo: “Come se fa a ‘ndare su e xo e de cuà e de là?”. Lul el me fa : “Like this Nono?!” E le strade le se moveva, e me parea de esare sora a on elicotero, e svolare sora al me paese. Col me ga mostrà come fare a ‘nar su e xo, so ‘ndà suito vizin a la ciesa, go trovà i giardineti e, poco pì in là, go trovà la casa ‘ndove che jero nato. La xe ‘ncora là!!! Ierimo sie fradei. E, fora del pi vecio, ierimo tuti nati là. Ghe lo gò dito a Bleik: “Vidito cuela casa lì? Lì xe nato to nono”. Suito dopo lu, me nevodo, el zercava el canpo da calcio. ‘Desso ghi’n xe parfin du, poco distanti, e ‘lora ghe go mostrà cualo chel jera el primo, ‘ndove ca zugavo anca mi co jero de la so età. ‘Bleik, dai ca te mostro Indove ca xe el Castelo de Montebelo”.
“Did you have a castle in your home town?” (te gavivi on castelo al to paese?) “Sì. Varda Indove cal xe”. E difati, el jera oncora là sol monte castelo! Ma “Ostregheta – digo – i lo ga messo a posto! Varda, Bleik, i lo ga justà su” “Cosa vol dire che i lo ga justà su, Nono?”. “Cuando ca jero grando fa ti, mi ‘ndavo su a zugare a Robin Hood e Ivanhoe. Insieme coi altri me conpagni, e corivimo su e xo come mati, coi archi e co le spade. ‘Lora, el Castelo el jera roto a tochi. Ndove ca ghe xe tuti muri de piere nere, desso te vidi ca xe sta justà, Scometo che i gavarà justà anca i solari del Torion, là ‘ndove ca se vede el pozolo che’l vanza fora dal muro de piere nere, co la so bela ringhiera”.
Poco dopo, me mojere, la Nona la ga ciamà anca ela so nevodo, par darghe on fià da bevare. Mi so ‘ndà de cua e de là, de su e de xo, e go visto, dopo tanti ani, so cuel computer, come che xe ‘desso el me Paese! I gà justà su el Castelo, ma el resto el xe tuto canbià e difarente. Me xe vegnù in mente la canson de Celentano, cuela dela “via Gluck”.
Parò, fe come mi. Se no si boni, ciamé nevoditi o nevodete, e feve mostrare come ca se fa. Ghe xe na parola, par talian: Titubante! Eco, no bisogna esare titubanti. Se se sbalia, se prova de novo. No star lì a fare, tipo “me onso o no me onso?”.
Mi, zerte volte, fasso rabiar la me dona parche’ son senpre drio ciamarla: “Come se fa cuesto come se fa cuelo?”. Intanto vago vanti e inparo. E ve conto come che va le robe cua in Australia e dei me ricordi! E podi anca vialtri mandarghe na e-meil al Periodico, come ca go fato mi la prima volta! Xe fazile! Google Earth! » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Agosto 2017).

Umberto Ravagnani

Foto: Il Castello di Montebello (foto: APUR – Umberto Ravagnani – 2015).

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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I TAGLIATORI DI CANNA

[121] LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)
I TAGLIATORI DI CANNA

« El Sig. Scalzotto, el scriveva le so storie in dialeto e nialtri in giro pal mondo podivimo lezerle. Lù el ne contava dei mestieri de na volta. El Moleta, el Marangon, el Strazaro, el Maniscalco e altri ancora… Anca quà, in Australia, ghe xe on mestiere che no lo fà pì nesun: el tajador de cana da zucaro! Quanti tusi da la nostra Provincia xe vegnesti quà, proprio par tajar la cana, no gavarì mai gnanca na scianta de idea. Se i gavese savudo quanto che jera duro “tajar cana”, de sicuro no i saria gnanca partii! Adeso ghe xe le machine… ma alora…! La storia che ve conto ‘sta volta, la xe quela de du fradei da Valli. Penso che la vaga ben anca par i soci de la sezion dei Vicentini nel Mondo de Valli del Pasubio.
I du fradei se ciama Dalla Pozza, Valentino e Matteo, partii dal paese ai primi del ‘50. Quando che i nostri emigranti rivava qui, pena finia la seconda guera mondiale, ‘ndava quasi tuti al Norte Quinseland! Tra TausviI (Townsville) e Chens (Cairns), che vuria dire vizin al Tropico de Capricorno. Provè vialtri a partire da Valli, o da Recoaro, o da l’Altopian de Asiago, suito dopo la Befana, e sentarì che difarenza! Matteo el jera vegnù quà nel ‘52. So fradelo, Valentino, el jera xa quà, ma a lù ghe gà tocà spetare quasi un ano parchè i gavea sbaglià de farghe na carta. Prima de partire, el se gavea ingrasà on poco, e so mama la jera contenta parchè la vedea che el fiolo el saria almanco partio pien de salute. Fin che’l jera so la nave, Mateo el xe sta sfortunà parchè ghe fasea male el mare e nol podea magnar tanto: podì imaginarve… El xe riva a Silkwood e a spetarlo ghe jera so fradeto col ‘Farmista’, (qua l’azienda Agricola se ciama Farm=farma, el paron el xe Farmer=farmista, el canpo da tajare se ciama paddok= padico). La cana la gà on giro che la crese, la maura e la xe pronta in tri ani, da quando che i mete xo i “gropi” a quando che i la taja. Par quelo el laoro el xe continuo; pianta, crese e taja tuto el tempo de l’ano. Co i gà scomizià a laorare, i ghe dà on cortelaso da cana che el jera lungo quasi na iarda = tre piè = 75 cm. Da na parte el jera lama de fero e el resto manego. In prizipio, Mateo nol jera bon de starghe drio. I jera na squadra de quatro: prima i dovea pareciare i “Faier- breich” ch’el saria on strozo largo on du metri, dopo, i ghe dava fogo a le foie de la cana pi basse e seche, cusi scapava via i zorsi grosi e i sarpenti velenosi! El sarpente Taipan el xe pi velenoso de tuti i sarpenti: gnanca meza beconà, e te si xà morto! Dopo, in quatro par padico, i scomiziava a tajar la cana. Uno drio che l’altro, on poco sposta de fianco, come quando che se tajava l’erba par fare el fen par le vache. La cana, man man che i ‘ndava vanti, i la butava xo tuta conpagna parchè i gavea da tajarghe tute le zime e meterla sui vagonzini che i corea so na ferovia picola mesa zò a man anca quela. La cana la podea rivare anca quatro metri alta e grosa come on tubo da na incia e meza: inch=police.
I laorava a cotimo, on tanto al vagonzin che i tegnea quasi quatro tone par uno. Co jera caldo, i fasea 6 ore ala matina, dale quatro ale diese, dopo i ‘ndava a magnare, e i tacava de novo dale do fin ale oto de sera. Quando che le jornate le se scurzava, e fasea manco caldo, i laorava dodese ore drio fila; i se fermava a mezodì par magnare on bocon in presia e via, suito a laorare. Però… sabo e domenega, casa. La intorno, ghe jera paesi che se ciamava: Gordonvale, lngham, Silkwood, e Innisfail, el paese pi grando. La domenega i ‘ndava a Mesa. Ghe jera Padre Orsi (Scalabriniano) che el disea Mesa metà in lnglese e metà in Italian, e ghe jera cusì tanti italiani che ghe gà tocà slungare la Ciesa parchè, se no, co pioveva se bagnava metà gente. E co pioveva, el pioveva ben!!! Par forsa!!! La cana la gà bisogno de acua. Se no la gà acua no la crese!!! Il padico i lo dividea a tochi grandi come canpi e co i tajava la cana, el jera on canpo drio che l’altro. Dopo tri misi, Mateo el ghe stava ben drio a chialtri e zerte volte el rivava lù par primo in fondo al canpo. Lù el jera xa drio guzarse el cortelaso cola lima che ghe jera là in fondo, prima che rivase i altri. Però, nol jera pi graseto. El se gavea fato magro come on ciodin. Lù e so fradelo, i ghe gavea mandà a so mama na fotografia fata insieme. So mama, a vedarli tuti dù magri come ciodini, la se gavea disperà parchè la pensava che i fuse malà tuti dù. lnveze, laorando cusì duro, i gavea perdesto el cician, ma i gavea trovà le sterline australiane. Mateo el se gavea pagà i debiti e el ghe gavea zà conprà la ticheta (biglieto) par far rivare la morosa. El farmista dei dù fradei Dalla Pozza, el se ciamava Fontana e el vigneva da Malo. El jera rivà a Silkwood prima del 1930, forse par scaparghe via al fasismo. Anca lù, el gavea scomizià a tajar la cana. Dopo, co’n poche de sterline, el se gavea conprà na farmeta; pagà quela, el ghin gavea conprà naltra, e vanti cusì, fich’el xe diventa paron de la farma ch’el gavea deso, cussì granda che no se podea vedere dove che la finia e ghe ocoreva senpre pì de 250 omini par starghe drio a tajar la cana. Quando che ghe ocoreva omini, el zercava senpre omini de la provicia de Vicenza, o Trevisani e Friulani. Se el podea catarli, el jera contento, parchè el savea ben che, almanco par on par de ani, i gavaria tajà la cana par lù. Mateo e Valentino i gavea sentio dire che a Port Kembla, vizin a Sydney, i zercava omini parchè ghe ocoreva tanta man de opera par la Steelwork. E i gavea anca sentio dire da “radio scarpa”, che jera rivà na Inpresa dal’ltalia, e anca quei zercava operai. I se ga parlà, I ga discutesto, e ‘sta volta, prima xe partio Mateo. Dopo tri dì e tre note, el xe rivà col treno a Sydney. El gà dormio in stazion. La matina drio el ga catà el treno che ‘ndava a Port Kembla, el se ga trovà el “Job” (lavoro). Dopo xe rivà so fradelo, xe rivà anca le done. Adeso, dopo tuti i ani che xe pasà, tuti dù i ringrazia el Signore, parchè i xe ancora quà coi fioi, le fiole e tanti nevodeti. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Dicembre 2015)

Umberto Ravagnani

Figura: Tagliatori di canna in Australia. Moltissimi italiani hanno lavorato duramente in queste piantagioni.

Nota: Lino Timillero ci informa che « Valentino Dalla Pozza è deceduto sei mesi or sono, ultra novantenne. Matteo è ancora con noi. Con i due Fratelli ho lavorato per tanti anni. Ambedue furono nel primo comitato dei Vicentini di Wollongong! Se tu ricercassi on-line “Luciano Dalla Pozza”,  troveresti che è uno Specialista in Oncologia (Leucemia nei bambini). Il Dott. Luciano è figlio di Matteo!!! »

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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LINO TIMILLERO – SCELTA SOFFERTA

[116] UNA SCELTA SOFFERTA E come ca la jera bona la polenta, brustolà so la gradela sora le bronze del fogolare.

Lino Timillero nato a Montebello Vicentino, come molti di voi sapranno, si è trasferito in Australia poco più di cinquant’anni fa in cerca di fortuna e, spesso, si fa sentire dai suoi compaesani, amici e conoscenti della sua infanzia. Nelle scorse settimane ha contattato la redazione della nostra Associazione per un suo quesito e ne abbiamo approfittato per stimolarlo a inviarci i suoi numerosi racconti in dialetto veneto, in parte pubblicati dal periodico “I Vicentini nel Mondo“, in modo che anche i suoi compaesani possano leggerli e apprezzarli. Si tratta di testimonianze che comprendono ricordi del periodo vissuto a Montebello e racconti di fatti accaduti nella città dove vive attualmente, che hanno, in qualche modo, coinvolto la numerosa comunità vicentina di emigrati in quel paese. Dal mese di gennaio 2019 inizieremo quindi a pubblicare regolarmente queste sue “storiete“, come le chiama lui, che si inseriscono benissimo tra quelle che raccontiamo qui in queste pagine. Quindi continuate a seguirci!
Nel 1997 Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo pubblicarono nel loro libro “Montebello Novecento” la testimonianza di Lino Timillero nei suoi primi anni in Australia. Nei giorni scorsi ce l’ha rimandata, riveduta e corretta in alcune parti, per la sua pubblicazione nelle pagine del nostro sito.

CONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)
« Sono partito da Montebello per l’Australia per spirito di avventura, come fa un ragazzo, con la speranza di far fortuna, il 27 febbraio 1967. Penso ancora a quella prima decisione della mia vita, incoraggiato dall’esempio di mio fratello, partito per quel lontano paese nel 1958. Mi preoccupava il lungo viaggio verso una meta ignota e la separazione da persone e cose tanto care e amate.
Oggi i viaggi intercontinentali si fanno in poche ore di volo. Anni fa non era la stessa cosa; lo sanno migliaia di emigrati, alcuni dei quali si sono di fatto sentiti più vicini a Cristoforo Colombo che non ad Achille Lauro. Anche per me il viaggio durò 33 giorni nella nave Galileo Galilei. Durante la traversata dell’oceano, più volte mi si strinse il cuore; che pensieri, che emozioni nel vedere una piccola nave sulle onde di un mare immenso e sopra un cielo infinito!
Di notte uscivo sul ponte a guardare le stelle che mutavano posizione giorno dopo giorno. L’Orsa Maggiore si abbassava sull’orizzonte e la Stella Polare spariva. Rammentavo la coraggiosa impresa di Ulisse che convinse i suoi compagni ad oltrepassare le Colonne d’Ercole per inoltrarsi verso l’ignoto, descritta da Dante Alighieri nella Divina Commedia.
Mi fece compagnia una famiglia veneziana con quattro bambini che era già stata in Australia e fu costretta a ritornare perché l’acqua alta dell’inondazione del 1966, distrusse la loro bottega nel centro di Venezia. A Sidney, venne ad accogliermi mio fratello e fu per me un grande sollievo. Per qualche giorno rimasi stordito e confuso, in mezzo a gente e cose sconosciute. Il giorno di Pasqua, mi consolai visitando lo zoo di Melbourne con la famiglia dei veneziani. Mi impressionò il centro della città; le due cattedrali, la cattolica e l’anglicana, al confronto dell’opulenza e la magnificenza dei grattacieli degli Istituti Finanziari, sembravano piccole povere casupole.
Il mio lavoro di saldatore meccanico, iniziò nell’acciaieria di Port Kembla a 80 Km. a sud est di Sydney dove mio fratello era caposquadra, ma per poco tempo. Dopo venni trasferito a Whyalla nel sud Australia, lontano circa 2500 Km. Fu un viaggio affannoso durato due giorni, sopra un’auto assieme ad un croato e uno slavo. Attraversammo l’interno dell’Australia tutto monotono e stanchevole, correndo per chilometri e chilometri senza incontrare segni di vita umana, vedendo, di tanto in tanto, pecore e miraggi di pioggia che altro non erano che vapori di calore che salivano dalla terra battuta dal sole. Nessuna indicazione, solo cartelli che avvertivano di stare attenti ai canguri che, specie di notte, possono attraversare la strada e causare incidenti. Il lavoro era pesante ma sufficientemente retribuito. Mi sentivo solo e spesso mi assaliva la nostalgia della Patria e dei miei compaesani, anche se lavoravo in ditte e con operai italiani. Subito mi sono reso conto che per migliorare la propria posizione bisognava conoscere la lingua inglese. Allora frequentai la scuola serale, e, favorito anche dalla volontà di leggere e studiare, riuscii a diventare saldatore specializzato. Nell’industria dove lavoravo, fui molto apprezzato per il mio impegno, e perciò, la mia retribuzione raggiunse alti livelli.
Nel 1968-69, fui assunto dalla Ditta Transfield, fondata da due ingegneri italiani, per la costruzione di strutture per l’estrazione del petrolio dal mare nel Bass-Strait, e, più tardi, alla costruzione dell’alto forno n. 5 a Wollongong, su disegno giapponese.
Mi sposai nel 1970 con una giovane di origine bergamasca da tempo amica della famiglia di mio fratello. Intanto la comunità italiana aumentava. Ai nuovi arrivi si aggiungevano gli italiani arrivati per primi che avevano sperimentato, in altre parti dell’Australia, i lavori pesanti come tagliare alberi nei boschi o canna da zucchero nelle sterminate campagne dell’interno. In breve tempo, feci amicizia con italiani di ogni regione e la nostalgia dei primi tempi passò. Il costante amore per la lettura perfezionò il mio inglese e favorì il colloquio con gli australiani e il mio inserimento nelle loro associazioni dove si parlava della nostra Patria e soprattutto di Venezia e della sua gloriosa storia che loro conoscevano ed apprezzavano. Fu questa la ragione della mia decisione di rimanere in questa terra di cui stimo, il modo di vivere e il rispetto verso gli immigrati, degli australiani.
Il mio primo figlio David, che ha 24 anni, insegna scienze economiche e geografia al liceo di Gilgandra a 520 Km. da casa. Il secondo, Anthony, frequenta ancora l’università. Mia moglie lavora in un ufficio statale, dove si preparano, come da voi nel volontariato, le persone che aiutano ed assistono a casa gli anziani, gli ammalati, i bisognosi di cure. Ha insegnato anche l’italiano nelle scuole elementari pubbliche, e, ora, privatamente, agli anziani e ad un sacerdote che poi verrà a perfezionarsi all’università di Siena.
Sono tornato in Patria tre volte. Ho valutato bene i pro e i contro di un mio rientro in Italia. Ho deciso di restare, anche se non è facile strappare le radici dalla terra natale. Qui a Wollongong ho un buon lavoro, il clima è ottimo; la città è bagnata dall’Oceano ed è in parte posta su ubertose colline; i figli non conoscono l’Italia e amano la terra dove sono nati. Come poter promettere ed assicurare loro un domicilio migliore? Scrivo a cuore aperto. Ho letto che l’eroismo non è fatto solo di atti eroici, ma anche di forza di spirito per vivere il quotidiano fatto di sacrifici e di rinunce. Ho imparato questo dagli italiani che sono arrivati in Australia prima di me e che sono stati molto più coraggiosi, affrontando una terra lontana e sconosciuta, superando pregiudizi e senza il conforto di parenti, come invece è stato per me. Essi hanno portato e conservato i grandi valori antichi che erano dentro di loro come le loro cose che erano dentro le valigie e i bauli. Per merito loro la comunità italiana è ammirata e apprezzata.
Nel 1983, per rafforzare i legami con Vicenza e la nostra amata provincia ed allontanare la nostalgia della Patria e della casa, abbiamo creato l’”Associazione Vicentini nel mondo” di cui io fui il primo presidente. Ora siamo un buon gruppo che rappresenta l’insieme di vita e di speranze dei vicentini in questa zona. A ottobre abbiamo partecipato al primo convegno nazionale dei vicentini d’Australia che si è tenuto a Myrtleford, cittadina del Victoria col presidente della Camera di Commercio di Vicenza Dott. Longhi. Tutti ricordano la Madonna di Monte Berico della quale ci sono tre statue, una a Sydney, una a Melbourne e una ad Adelaide. Noi vicentini di Wollongong l’abbiamo già acquistata e la collocheremo nella cappella del Sacro Cuore al Centro Italiano, sicuri della sua protezione. » (Lino Timillero)

Umberto Ravagnani

Figura: Lino Timillero a Coniston nell’orticello di casa sua in una foto recente (cortesia Lino Timillero).

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