GLI INCENDI IN AUSTRALIA

[165] L’INCENDIO DEI BOSCHI VICINO A CURROWAN NELLA DIOCESI DI WOLLONGONG (AUSTRALIA)
Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

LINO TIMILLERO ci ha inviato questo interessante suo articolo sugli incendi boschivi che stanno devastando molte regioni dell’Australia in questo periodo e che da quelle parti chiamano “Bush Fires“:

« Dopo aver seguito sui Media Australiani lo sviluppo dei “Bush Fires” nelle zone sinistrate dagli Incendi, ho pensato di cercare la maniera più semplice per raccontare ai miei ‘Amici di Montebello’ quel che sta succedendo alle Foreste Pluviali ed ai semplici Boschi nell’entroterra Australiano. Ed ai piccoli Paesi e Villaggi spersi tra questi Boschi dove non é facile incontrare mezzi di trasporto, siano automobili, motociclette od autocarri.
Era una calda giornata di tardo Novembre ed un forte vento preannunciava una pericolosa Estate. La gente che abitava nelle cittadine lungo la Costa più d’un centinaio di Km. a Sud di Sydney, si stavano preparando per la Stagione delle Vacanze. Tre, quattro mesi che avrebbero permesso ai negozianti delle zone balneari di poter tirare avanti per gli altri mesi dell’anno quando, di turisti non se ne sarebbero visti così tanti come nelle vacanze scolastiche che sarebbero iniziate all’inizio di Dicembre del 2019. Da quelle parti arrivavano turisti anche da Canberra, la Capitale Australiana. Percorrendo la ‘Kings Highway’, si può arrivare alle cittadine sulla Costa in poco più di due ore.
Mentre la giornata procedeva normalmente, un temporale si andava ingrandendo sopra alla foresta nel retroterra verso Ovest. Senza che nessuno vedesse nulla, un Fulmine colpì un albero e si accese un fuocherello. I tuoni dal rumore assordante, si udivano ovunque. Sembrava un temporale come ogni altro temporale.
All’interno della foresta, due boscaioli preparavano un nuovo sentiero da usare il giorno dopo per inoltrarsi di più nel Bosco. I  boscaioli odierni nelle foreste Australiane, oltre che a segare gli alberi con moto-seghe di diversa grandezza, devono anche preparare le strade, con mezzi cingolati, per i semi-articolati che entreranno nel Bosco per poi trasportare i tronchi d’alberi tagliati nella nuova sezione e portarli alla Segheria vicino ad uno dei Paesi della Costa. Si erano fermati verso le 12.30 per il pranzo e per bere un po’ d’acqua. Il più anziano dei due, annusò per primo il fumo. “Dove c’è fumo c’è fuoco”! Questa è la parola d’ordine! Parcheggiarono i loro mezzi: Caterpillars, Ruspe e Trattori in una zona sicura, raccolsero le loro cose e subito partirono da dov’erano per recarsi alla Segheria.
Nel frattempo, quel fuocherello acceso per caso dal Fulmine, alimentato dal vento, si era sparso nel sottobosco e le sterpaglie, l’erba e gli alberelli che cominciavano stentatamente a crescere, secchi come erano, bruciavano facilmente. Il fumo cominciò ad alzarsi e a disperdersi nel cielo le cui nuvole erano già scure a causa del temporale. Ma con il fumo si spargevano ovunque anche le scintille! E le scintille accendevano le secche foglie degli alberi accanto, senza dover attendere nessun attimo. Senza distiguere la differenza tra le piante di Eucalyptus: tutte erano pronte a bruciare! Da mesi non pioveva. Gli alberi stentavano a stare dritti ed a non seccarsi per mancanza della minima umidità nel terreno. Dai rami erano già cadute, in grande quantità, le foglie, perse a causa della prolungata siccità. Quello, fin dai primi momenti, era il fumo annusato dal più anziano dei due boscaioli. Che si trovavano nel Bimberamala National Park e, propriamente, nella Foresta di Currowan, così chiamata dal nome di un torrente che la attraversa. Anche un piccolo insieme di case ed Imprese Agricole vicine al corso del Currowan creek si chiamava Currowan. Molto raramente, in quel torrente, scorreva l’acqua. Da molti mesi l’acqua era diventata molto conservata in ogni attivita quotidiana.
A questo punto, quando si sapeva dell’Incendio che già bruciava, si misero al lavoro le “Rural Fire Brigades” della zona. Tali gruppi di Vigili del Fuoco, sono totalmente Volontari. Sono sorti per la immediata necessità di tentare di spegnere qualsiasi Incendio. Difatti, I Pompieri della più vicina Città avrebbero impiegato troppo tempo prima di arrivare e, nel frattempo, il fuoco avrebbe bruciato e consumato ogni cosa.
Essendo un Corpo ben organizzato, le “Rural Fire Brigades”, praticano periodiche esercitazioni per essere pronti ad ogni evenienza.
Purtroppo, l’Incendio che iniziò quel caldo e ventoso 26 Novembre, a causa di un insieme di  circostanze che si manifestarono catastrofiche, tale Incendio assunse dimensioni enormi. Mentre scrivo, Domenica 12 di Gennaio 2020, il “Bush Fire” sta bruciando ininterrottamente da 46 giorni. Era a Currawan e dopo qualche giorno si unì con un altro piccolo incendio. Ed ancora con un altro formatosi a Tianjara e dimostratosi ancora più catastrofico. Si cominciò a sentir parlare di vittime dell’incendio: 2 “Fire Fighters” perirono all’interno della cabina del loro  autocarro, schiacciata dalla caduta di un grosso albero in fiamme. Altre vittime mentre cercavano di fuggire all’ultimo momento. Ed altri Incendi, quasi allo stesso tempo, bruciavano in altri Stati dell’Australia. In South-Australia, vicino ad Adelaide. In Victoria tutta la zona dell’East-Gippsland era in fiamme. A questo punto, esiste il forte timore che il “Currowan Fire” si unisca con il “Gippsland Fire” creando così un Inferno di proporzioni Apocalittiche. Dalla ‘South-Coast’ del Nuovo Galles del Sud  alla East-Coast del Victoria.
Ed i Volontari, che stanno combattendo questo enorme Incendio da così tanti giorni, non sono rimborsati in nessun modo! Uomini con famiglie giovani, morti compiendo il dovere che avevano scelto di fare per il bene della Comunità!!!
I turisti che erano andati ugualmente in quei luoghi, pensando che i fuochi si sarebbero in qualche modo estinti, sono rimasti bloccati dalla temporanea, a volte prolungata, chiusura delle vie di ritorno. A Malacoota, in Victoria, la spiaggia ricercata dai “Surf-riders” era piena di gente che non aveva altro posto donde sentirsi sicura e lontana dal fuoco e dalle scintille sospinte ounque dal vento.
In una Università, uno studioso di fenomeni naturali, ha chiamato questo un particolare Sistema di “Bushfire-generated Storm” chiamato: ’Pyro-cumulo-nimbus’. Se ho ben capito, si dovrebbe trattare di Incendi alimentati dalla enormità del calore formato dagli Incendi stessi! Quindi, se non comincia a PIOVERE, che il Signore aiuti e mantenga sicure tutte quelle persone che ancora stanno combattendo il più grande “Bush-Fire” della Storia Australiana.
Anche nella Cappella del Centro Italiano, come in tutta la Diocesi di Wollongong, di cui Currowan fa parte, é stata fatta una Colletta a favore delle persone sinistrate dagli Incendi, con generosa partecipazione ». (Linus Downunder – Coniston, 12-1-2020 – San Modesto!!!)

Umberto Ravagnani

Foto: L’incendio dei boschi vicino a Currowan (Australia) (ABC-NEWS – Gennaio 2020).

 

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VILLA FARINA A MONTEBELLO

[142] LA VILLA FARINA A MONTEBELLO

Della villa Farina il nostro Bruno Munaretto fa solo un brevissimo accenno nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“. Ci viene in aiuto il prof. Remo Schiavo, letterato, filosofo e storico montecchiano morto, a 87 anni, il 12 novembre 2015. Ecco quindi, dal libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte“, il suo punto di vista su questo bellissimo edificio.

« Della villa Farina ora casa Canonica conosciamo l’anno di erezione, 1908, il committente comm. Gio. Batta Farina e l’architetto Giovanni Carraro di Lonigo. La riteniamo come l’esempio più bello ed elegante del liberty a Montebello. Secondo Munaretto ed altri storici che l’hanno preceduto esistevano qui due contrade distrutte al tempo della guerra della Lega di Cambrai ed erano documento dell’espansione del paese verso l’antica mansio, Mason, o verso le vie di comunicazione dell’epoca romana e medioevale. Le contrade non erano più risorte tanto che nella ricostruzione settecentesca della Prepositurale si volse la facciata al lato opposto del paese ossia verso il centro politico. L’inversione di tendenza cominciò agli inizi del Novecento ed e ancora in fase di sviluppo. L’avvio fu dato dalla famiglia Farina che volle una villa « moderna » ossia dotata di tutte le comodità, dai termosifoni ai bagni, e non il palazzetto inserito tra le altre dimore del paese, il che permetteva pure di avere un giardino sempre di gusto raffinato e nella parte posteriore alla villa un piccolo parco. Un maestro di questo nuovo tipo di villa per il vicentino era stato Antonio Caregaro Negrin, ben noto a Montebello per l’edificio delle Scuole Elementari, considerato allora tra i più belli e moderni della provincia e ancora progettista della guglia di Sorio a commemorazione della celebre battaglia risorgimentale.
La famiglia Farina che aveva una bella casa antica a Sorio di Gambellara, aveva un palazzetto anche a Lonigo in Via Roma, la via più elegante della città. Molto probabilmente il ramo della famiglia leonicena indusse il comm. Gio Batta a chiamare Giovanni Carraro allora famosissimo per aver dato il volto nobile della Lonigo ottocentesca dal teatro Comunale al palazzo della Borsa, da Villa Mugna al palazzo Calzavara. Il Carraro era ingegnere del Comune e di fatto sovrintendeva alle strade, agli argini e ai ponti del Gua’ e a tutti gli edifici pubblici ma si occupò più dell’edilizia privata per le migliori famiglie leonicene a cominciare dalla villa San Fermo. Di solito Carraro è un eclettico che si adatta sempre ad una situazione preesistente ma quando può operare senza inceppi di edifici vicini rivela il suo gusto chiaramente liberty che a Vicenza era sempre un compromesso con un’antica educazione classicista.
I due piccoli pilastri d’ingresso di villa Farina sono tra le invenzioni più originali ed eleganti del Carraro. Nelle fasce alternate di mattone e pietra s’inserisce una bella nota di colore che prepara alla fascia scolpita destinata a reggere gli anelli del cancello. Qui ogni reminescenza degli antichi capitelli classici viene totalmente rinnegata per una soluzione sommitale ove la forza della pietra viene alleggerita dalla sinuosa decorazione floreale. Il cancello in ferro battuto pure su disegno del Carraro rivela l’inesauribile fantasia appresa nelle botteghe artigianali del vicentino e dalle scuole di disegno del capoluogo.
Tutta la cancellata ripeteva con qualche variazione il motivo del cancello. Purtroppo agli inizi della guerra fu requisita e distrutta come se fosse stata un ornamento superfluo. Il giardinetto del Carraro prevedeva un ampio viale che a forcipe partiva dal cancello per finire davanti alla gradinata della villa con un’aiuola al centro. La facciata mantiene ancora la triplice partizione: corpo centrale ed ali lievemente arretrate ma è chiaro il gusto liberty nel piccolo portico d’ingresso che sostiene il pergoletto del piano superiore, nelle finestre e nel coronamento ad arco del settore centrale limitato da pinnacoli assai originali e graziosi. Al piano terra le finestre si aprono con semplice cornice in pietra sul bugnato gentile con un ritmo molto allentato: al centro la porta è affiancata da due finestre strette ed allungate per portare luce alla sala. L’ordine delle finestre e delle porte è ripetuto al piano superiore ma su parete liscia solcata da una fascia alla base del timpano arcuato delle finestre. Sopra il pergoletto la porta e le due finestre vicine paiono l’estrema variazione di una serliana. Ampio lo sporto del tetto sostenuto da leggere mensole. Di solito nelle ville liberty sotto il cornicione corre un’ampia fascia dipinta a fiori e frutta. Anche Carraro stende una zona cromatica sotto il cornicione ma il dipinto viene interrotto dalle mensole. Sulle falde del tetto di ardesia, i coppi non piacevano più, si alza la torretta, un ricordo del castello medioevale in una delle varie componenti del liberty vicentino. La torretta ripete il motivo del cornicione. La pianta della villa ripete lo schema della casa veneta: salone al centro e quattro sale ai lati. L’unica novità è lo scalone messo in bella evidenza a collegare i due saloni. Purtroppo tutto l’arredo liberty della villa è andato perduto nel cambio di proprietà della famiglia Farina alla Parrocchia. A nostro avviso la vecchia Canonica in Via general Vaccari a parte i ricordi storici aveva nella sua severa bellezza di casa veneta lo stile adatto ad una casa del clero. Non la villa Farina che non riesce a mascherare il tono mondano e civettuolo come si addiceva al tempo della costruzione e all’uso che se ne faceva. I pavimenti a piastrelle sono ancora quelli originali come i ferri battuti dello scalone. A parte alcune stanze arredate con i mobili del Prevosto nell’ala sinistra e stato sistemato l’Archivio della Prepositurale di grandissima importanza per la storia di Montebello. I mobili ottocenteschi sono probabilmente dello stesso artigiano che ha eseguito quelli della sacrestia. Appare chiaro che sono stati pensati per la vecchia Canonica e che qui sono stati adattati alla bell’e meglio e con un certo gusto. Fu merito dei Prevosti di Montebello di stendere in varie occasioni memorie storiche del passato, conservate nell’Archivio ancora manoscritte utilissime però a chi ha steso la storia di Montebello. » (1)

Note:
(1) SCHIAVO R., Montebello Vicentino – Storia e Arte, Montebello Vicentino, 1992.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Facciata: Ben scandito da loggetta e balaustra il settore centrale emerge con forza dalle ali laterali e si alza sopra il tetto con due agili pinnacoli. Nel suo eclettismo il Carraro fonde i due motivi del liberty quello floreale nelle modanature di porte e finestre e quello medioevale con la torretta a ricordo degli antichi castelli. Il Villino ha il suo giardino con viali sinuosi disegnato dallo stesso Carraro.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Ingresso: Secondo l’antica tradizione veneta il Carraro oltre al disegno della villa progetta ingressi, cancelli, giardino. Non mancano d’interesse questi pilastri d’ingresso per il gusto cromatico delle fasce bianche e rosse e per gli strani elementi di coronamento che derivano chiaramente dall’architettura orientale. Il cancello di grande finezza inventiva aveva il suo adeguato compimento nella cancellata di recinzione purtroppo requisita durante la guerra.

Umberto Ravagnani

Foto: La villa Farina a Montebello Vicentino (APUR – Umberto Ravagnani – 2009).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, artista buono, generoso, sensibile, autore di molte bellisime opere pittoriche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (info a fondo pagina).

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