UN MONTEBELLANO DISPERSO

[211] DISPERSO DURANTE LA Ia GUERRA MONDIALE È STATA RICOSTRUITA LA STORIA DI FRANCESCO VERLATO

FRANCESCO VERLATO era figlio di Giuseppe e di Bevilacqua Maddalena – Nato ad Arzignano (VI) il 13 Ottobre 1883 – Professione “molinaio” – Matricola n° 18201 bis – Iscritto nel Comune di Sovizzo.
Dopo alcuni rinvii si presenta alla visita di leva il 3 Luglio 1916 (ha quasi 33 anni) ed è dichiarato soldato abile di Ia Categoria. Siamo in piena guerra per cui una quindicina di giorni dopo è chiamato alle armi per essere assegnato al 71° Reggimento Fanteria (Brigata Puglie) di stanza a Venezia, mentre il gemello 72° ha sede a Mantova. Dopo la necessaria istruzione, il 12 Novembre 1916, raggiunge il suo reggimento sul Carso. Nella precedente primavera di quell’anno la Brigata “Puglie”, che si trovava in Albania lungo il fiume Vojussa, è fatta rientrare in Italia e in autunno gode di un turno di riposo sulla linea del basso Isonzo tra le località di Chiopris, Gradisca, Viscone e Santa Maria La Longa. In questi luoghi resta acquartierata per istruzione e per un breve periodo ed è in uno di questi paesi che il fante Verlato Francesco si unisce ai compagni di reggimento. La Brigata Puglie nella tarda primavera del 1917 partecipa all’offensiva della decima battaglia dell’Isonzo a Sdraussina e a Medeazza. Dopo questa battaglia i fanti della “Puglie” vengono fatti spostare nelle retrovie a Santo Stefano, ma saranno di nuovo in prima linea il 17 Luglio a Castagnevizza in località Hudi Log (Bosco Malo). Uno degli innumerevoli vuoti nelle registrazioni dei fogli matricolari non permette di conoscere il momento del passaggio del fante Verlato al 160° Reggimento (Brigata Milano) che è pure dislocato sul Carso e sull’Isonzo sul Monte Santo, sul Monte San Gabriele e a Vodice. Si sa del suo nuovo inquadramento dall’Albo d’Oro dei Caduti che ne segnala la morte per malattia avvenuta il 14 Aprile 1918 in prigionia. I documenti del Distretto di Vicenza dicono che la sua cattura avvenne il 27 Ottobre 1917 durante i tragici avvenimenti di Caporetto (circa 300.000 soldati italiani fatti prigionieri tanto che la Brigata Milano nel Novembre 1917 fu sciolta). Al Comune di Montebello fu segnalata la sua morte, probabilmente in seguito alle numerose ricerche, solo qualche anno dopo la fine della guerra.
Morto il 14 Aprile 1918 come risulta dagli Atti di Morte del Comune di Montebello Vicentino Serie C – Vol, 1° – parte IIa – n°8 del 21 Ottobre 192(5)?
Tuttavia il paziente studio e le meticolose ricerche di Alberto Espen, nel suo libro “Cervarese S. Croce gioventù in battaglia” permettono di colmare alcuni buchi d ’archivio del soldato Verlato. Infatti la storia di Verlato Francesco è comune a quella del fante Grigolin Antonio, una delle tante narrate, per l’appunto, dall’esperto scrittore cervaresano.
In pratica il fante Grigolin Antonio, lui pure appartenente alla Brigata Puglie, al 71° Reggimento però, viene trasferito il 29 Maggio 1916 al 160° Reggimento (Brigata Milano), provvedimento che colpisce anche il fante montebellano Verlato. All’inizio di Giugno 1917 quattro battaglioni della “Milano” sono nelle trincee della selletta del Monte Kuk e del Monte Vodice, mentre i restanti sono tenuti di riserva a Zagomila. Una decina di giorni dopo la brigata Milano gode di un lungo periodo di esercitazioni nelle retrovie a Scriò. Seguono due mesi di infernali spostamenti e combattimenti per la Brigata Milano: i suoi fanti passano il fiume Anhovo, si attestano sul costone di Descla, occupano il paese di Lastivnica, con perdite di un migliaio di effettivi. Il 12 Settembre si sposta a Pod Sabotino e sul Monte San Gabriele. Il 27 Ottobre, in piena dodicesima ed ultima battaglia dell’Isonzo il 160° Reggimento del fante Verlato è sulle alture di San Nicolò a sostegno delle altre truppe italiane che stanno ripiegando. Presso la chiesetta di San Nicolò avviene uno scontro cruento durante il quale gli austro-ungarici catturano 600 prigionieri fra i quali sicuramente i fanti Grigolin e Verlato. Con la disfatta di Caporetto oltre 100.000 prigionieri non poterono far ritorno alle proprie case, finiti in chissà quale campo di concentramento dell’Austria, dell’Ungheria se non della Germania o della Bulgaria. Le autorità tedesche e austriache in molti casi non hanno saputo dare alcuna spiegazione sul destino toccato ai prigionieri italiani. Da alcuni documenti in possesso dei parenti del fante Verlato si desume che il luogo di prigionia sia stato in una imprecisata località dell’Ungheria, così almeno fa capire una richiesta di cibo e denaro inoltrata attraverso la Croce Rossa Ungherese mediante una cartolina postale con timbratura della città di Vienna.
Ringrazio i parenti del caduto in oggetto per avermi fornito queste Cartoline Postali che il loro caro scrisse alla moglie Albina il 10 Marzo e il 1° Aprile 1918. Erano passati solo quatto mesi dalla cattura quando il prigioniero Verlato Francesco, numero di matricola 021735, indirizzò alla sua famiglia questa accorata richiesta di denaro e pane. Era la terza volta che scriveva alla famiglia, probabilmente richiedendo sempre le stesse cose: denaro e alimentari. Non si sa se le due lettere precedenti siano mai arrivate a destinazione, o se pur in presenza di un riscontro da parte dei suoi parenti e da un successivo invio di soldi e cibo, questi non siano stati recapitati. Erano infatti frequenti i furti, sia in Italia che all’estero, delle missive destinate ai prigionieri di guerra, per il denaro che vi potevano contenere. Il suo luogo di prigionia era in Ungheria presso il campo di concentramento di Som… (illeggibile, forse Somorja o Somorje), peccato che il timbro di arrivo dell’Ufficio Postale di Montebello apposto proprio sopra la località di spedizione ne abbia compromessa la lettura. Da notare i due timbri triangolari apposti dalla “Zensur” (censura) austriaca della città di Vienna.1 Nelle poche righe che il prigioniero scrisse dal campo di concentramento ai suoi cari si legge tutta la sua disperazione. Il cibo scarseggiava e solo l’aiuto della propria famiglia poteva garantirgli la sopravvivenza. Pur a conoscenza che anche in patria la vita non era poi così facile, insisteva affinché la moglie trovasse in prestito i soldi che al suo ritorno avrebbe restituito. Forse non ricevette mai i pacchi che i suoi cari avrebbero incaricato la Croce Rossa di Lonigo di consegnargli. Nell’Aprile (Giugno ?) seguente purtroppo, forse a causa degli stenti patiti, Verlato Francesco moriva, ma solo qualche anno più tardi, dopo una speranzosa e vana attesa, la sua famiglia veniva informata del suo decesso.
(Dal libro di Ottorino GianesatoMontebello e i suoi caduti nella guerra 1915-18”, 2014)

Note:
1) Questa parte del libro di Ottorino Gianesato è stata scritta nel 2012/2013. Nel 2014, sono stati pubblicati su internet parecchi elenchi di prigionieri italiani deceduti all’estero. Nel caso di Verlato Francesco si è potuto conoscere il suo luogo di decesso nonché della sepoltura: la città si chiama Samorin in Slovacchia un tempo chiamata Somorja quando apparteneva all’Ungheria. Numero d’ordine dell’elenco: 1804. Numero della sepoltura nel cimitero di Samorin: 1824.

Foto:
1) Francesco Verlato durante la Grande Guerra (cortesia Gianni Verlato – Rielaborazione grafica e restauro Umberto Ravagnani).
2) La cartolina postale inviata dal campo di prigionia alla moglie Albina (cortesia Gianni Verlato).

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

BAMBINI DI MONTEBELLO (1)

[157] BAMBINI DI MONTEBELLO DURANTE L’ULTIMA GUERRA

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« Questo racconto lo debbo scrivere in Italiano perché saranno presenti in esso anche gli zii di una Signora tornata a Montebello da un certo numero di anni. Datasi la lunghissima assenza dal Paese, il Dialetto non è il suo preferito modo di parlare. Quindi, anche per amicizia, spero che quanto scriverò in lingua le sia gradito.

1) A Montebello, l’ultima Guerra fu veramente ‘sentita’ negli ultimi due anni. Di questi, non saranno mai dimenticati i bombardamenti aerei che causarono la morte di persone innocenti. In questo periodo, i bambini e le bambine, frequentavano la Scuola in edifici che erano stanze messe a disposizione dei Maestri in varie località del Paese. Molte persone erano terrorizzate dai bombardamenti. Tanto che, varie famiglie vivevano nelle Frazioni a nord del Paese: Selva ed Agugliana, per essere più lontani dai luoghi dove cadevano le bombe. Nostra madre, mandava anche due miei fratelli a dormire dallo zio Angelo (detto Moro), il quale aveva della terra a ‘mezzadria’, poco prima di arrivare alla Selva. Già sfollata in quella casa in collina, c’era una intera famiglia di Montebello. All’incrocio delle tre strade: Mira, Monte Grappa e contrada Selva, lì c’era l’impresa Agricola della famiglia Costa. Per due anni mio fratello frequentò la Scuola nella stalla di quell’edificio. All’interno durante i mesi più freddi. Sotto il portico quando la temperatura era appena più mite. L’Edificio Scolastico proprio, vicino alla Chiesa, era occupato dal presidio Tedesco, presente nel Paese dalla fine di Settembre del 1943, quando l’Italia venne invasa dalle truppe Naziste. Le frequenze scolastiche, come si può ben capire, erano molto saltuarie. Nelle campagne, le donne ed i bambini, dovevano fare quello che competeva agli uomini che non c’erano. Per causa della Guerra. Chi era soldato. Chi era morto, e nessuno sapeva nulla. Chi era prigioniero, e di questi si sapeva ancora meno. Ma i campi e gli animali, non aspettavano. O si coltivavano i campi o non si raccoglieva. O si accudiva la stalla e si sfamavano le mucche o non si mungeva alcun latte, né per la famiglia, né per venderlo alla latteria. Ciò nonostante, gli Scolari di ambo i sessi, sentivano la necessità di potersi, in qualche modo svagare, specialmente nei pomeriggi invernali, quand’era troppo freddo per giocare all’aperto. Mio fratello Luigi, che facilitò la mia venuta in Australia tanti anni or sono, è nato nel 1935. Aveva 9 anni nel ‘44!!! Come Riccardo, un po’ più grande ed Adriano, un po’ più giovane, gli zii della Signora a cui ho accennato all’inizio. Ed ha ancora la memoria buona Luigi!!! La sua ultima visita al Paese natio avvenne due anni or sono. Di quella sua ultima visita, mio fratello mi volle raccontare un particolare che mi sono sentito in dovere di riportare ai Montebellani di oggi.

[{ Un pomeriggio, mentre si trovava tra la porta dell’Oratorio ed il Campanile, si sentì chiamare. Era sua cugina Maria che gli chiedeva cosa stesse cercando. E si misero a parlare di com’era stata ben aggiustata la porta dell’Oratorio. Maria accennò al fatto che Adriano aveva fatto tutto quel lavoro. Qualche tempo dopo, mio fratello si trovò con Adriano che cortesemente lo invitò a pranzo. Fu così che, parlando, tornarono sui ricordi di quando erano bambini. Riccardo, il fratello di Adriano, era quasi coetaneo di mio fratello e giocavano assieme, come è cosa normalissima tra bambini. Anche e nonostante si fosse in tempo di Guerra. Essendo Adriano ben più giovane, voleva sentire da mio fratello com’erano quegli anni. Quali e come venissero fatte certe azioni quotidiane. E che giochi venissero praticati. E di tante altre cose accadute in quegli anni di Guerra, di cui, essendo bambini, non potevano afferrare la tremenda fatalità.

2) Debbo qui ricordare che Adriano e Luigi, erano avanti con gli anni, mio fratello più di Adriano che era più giovane di qualche anno! [{ “Stavo guardando la porta dell’Oratorio” disse Luigi. E Adriano: “Ho terminato di rimetterla a posto tre settimane fa”, disse, “ma sai che quasi dovevo abbandonare tutto?” “Perché, chiese Luigi, cosa c’era che non andava?” E qui, Adriano, che ha sempre lavorato il legno, si mise a spiegare a mio fratello come avesse trovato, nel legno della porta, delle indentature che non riusciva a spiegarsi come fossero presenti nello spessorato legno di cui erano fabbricate le porte. Luigi disse: “Ma come, non ti ricordi di quando SPARAVANO i bossoli con la pistola?” E Adriano:” Ma che ‘balle’ mi racconti?” “Non ti ricordi proprio?” fece ancora Luigi, eri ancora troppo piccolo. Dall’espressione del volto di Adriano, si comprendeva che, del fatto al quale accennava Luigi, Adriano non ricordava assolutamente niente. Come se, sulla lavagna della sua memoria, qualcuno avesse cancellato anche la più piccola parte di quell’episodio. Che, sotto la mia insistenza, mio fratello mi raccontò due giorni or sono, senza interruzioni di alcun tipo. {[ Quando passavano per aria i bombardieri, qualcuna delle bombe che cadevano, non scoppiava. Forse era difettosa. Oppure il colpo contro il terreno la rompeva in due senza lo scoppio. E venivano raccolte per recuperare i metalli di cui la bomba era composta. Ed anche le polveri di esplosivo che si era sparso nella zona dov’era caduta la bomba inesplosa. Si raccoglievano anche le cartuccere usate che venivano gettate dagli aerei da caccia che passavano velocissimi a bassa quota sopra la Ferrovia o sulla Provinciale. Mitragliando, a volte, anche la parte del Campanile dov’è la balaustra, come posso testimoniare io stesso. Con bambini della mia età, avevamo inventato un tipo di ‘pistola’ che poteva ‘sparare’ bossoli di moschetto! ]} Questa ‘pistola’ fu il frutto di una rimarchevole ingegnosità di pre-adolescenti che non avevano nemmeno un pallone per poter giocare! A volte, data la mancanza di cibo sufficiente, non avevano tanta voglia di correre dietro ad un pallone, anche se fosse stato a disposizione. Dentro alle bombe inesplose, c’era la *‘Balistite’*. Sembrava un pezzetto di cordicella. Un quarto di pollice di spessore e lunga 10 pollici (6 mm. e 250 mm.). Ci si deve ricordare che, tale ‘pistola’, ‘sparava’ bossoli di moschetto, non pallottole vere. Nelle cartuccere che venivano raccolte, rimanevano sempre dei bossoli o delle munizioni non usate. Oppure, i bossoli vuoti venivano trovati sul terreno. Con un pezzo di legno, era stata costruita una rozza pistola con una impugnatura e, al posto della canna da sparo, veniva posizionata la cartuccia della mitragliatrice. Questa era aperta ai due lati, non essendoci più la pallottola da una parte e la base con l’innesco dall’altra parte. Veniva fissata sulla scanalatura, preparata sopra l’impugnatura, con due fili di ferro inchiodati nel legno. Anche la cartuccia del moschetto doveva essere vuota. Questa doveva essere pressata a forza nella cartuccia della mitraglia. La *’Balistite’*, che faceva parte della bomba inesplosa, ed immediatamente nascosta nella tasca dei pantaloni del ragazzo che la trovava, veniva innescata a forza nella cartuccia da mitraglia. Luigi abitava nella casa che, a quel tempo, era l’ingresso della Villa Freschi, dove abitava, prima della Guerra, la Contessa (Eleonora Freschi-Sparavieri n.d.r.). Anche dentro la Villa, durante la Guerra, c’erano i Tedeschi ». (Lino Timillero – 19-7-2019).
(Continua…)

Umberto Ravagnani

Foto: Una falegnameria degli anni 50 del Novecento (ricostruzione di fantasia – Umberto Ravagnani).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…