LA FAMIGLIA MEJORIN

[113] LA FAMIGLIA MEJORIN-GABOARDO

La prima segnalazione dei Gaboardo sta in documento del 1429: Giovanni del fu Bonaventura detto “Gaboardo“. Il rarissimo Gaboardo è un nome di origine germanica che a sua volta trae origine dall’ebraico Gabri-el, formato da “gabar” essere forte o da “gheber” uomo ed “El” abbreviazione di “Elohim” Dio. Il suffisso “hardhu” forte, usato in molti altri nomi germanici, unito a “gabar”  diventa gabar-hardhu. Gaboardo ha perciò il significato di uomo forte o doppiamente forte.
In molti documenti della stessa epoca però,  si legge che Giovanni, chiamato anche Zanino, possiede già un cognome: Mejorin. Si arriva fino al 1541 ed anche in questa data nei documenti notarili si trova scritto Paolo del fu Nicolò del fu Tomaso Mejorin ossia Gaboardi,  e Michele del fu Bartolomeo Mejorin ossia Gaboardi, citando quindi ora l’uno, ora l’altro, ora tutti i due cognomi uniti per più di un secolo. Nel 1543 Benedetto Mejorino del fu Lodovico de’ Mejorini da Montebello è notaio, ma non nel detto paese, ed il legame di parentela con i Gaboardo sembra essere lontano.
I Gaboardo abitano nella contrà di Vigazzolo almeno con due famiglie. Una di queste prende  in seguito il cognome Bacho (o Bacco) ed in particolare uno dei suoi membri è chiamato Bacheto Bacho, mentre non viene  più utilizzato il vecchio appellativo Mejorin. Della scomparsa del vecchio cognome ne sono testimoni i notai Gio.Batta Gaboardo ed il figlio Giuseppe che in quel tempo sono conosciuti solo ed unicamente come Gaboardi. Giuseppe termina la sua attività nel 1630, forse anche lui vittima della peste di manzoniana memoria. Gio.Batta è sindaco di Montebello nel 1606 e nel 1614 consigliere comunale. Nell’estimo del 1665-69 non sono segnalati capifamiglia con questo cognome.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La contrà Vigazzolo dove abitavano i Mejorin-Gaboardo con almeno due famiglie (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA FERRO

[108] LA FAMIGLIA FERRO

L’origine del cognome è inequivocabile. Resta solo il dubbio se tale soprannome, letto in un documento del 1418 in cui si nomina tale Bartolomeo detto “Ferro” del fu Lancio, sia nato per il mestiere di fabbro esercitato dalla persona in oggetto o per altri motivi. Il nipote Bonomo (o Bonono come spesso scritto) pare aver già acquisito il nome ferro come definitivo cognome a ‘400 inoltrato. Famiglia per niente numerosa che arriva alla metà del ‘500 con tre nuclei residenti nella contrà di Vigazzolo. Dei tre solo quello di Zambono Ferro risulta godere di un certo benessere, abitando in una casa di valore e lavorando oltre 10 campi. Gregorio Ferro nel 1631 è consigliere comunale e Santo Ferro nel 1687 viene nominato rappresentante dei montebellani in una affollata “Convicinia”. Francesco figlio del detto Gregorio è  l’unico “allibrato” (1) nell’Estimo del 1665-69 dichiarando di abitare nella contrà della Pozza e di possedere oltre alla casa solo un campo e mezzo.  Bisogna arrivare al Dazio Macina di fine settecento per trovare  altri membri della famiglia Ferro,  ossia Francesco del fu Giovanni, inserito nelle liste degli “infimi” ed esercitante il povero mestiere di sarto rappezzatore e Antonio di professione colono. Questo cognome non figura tra quelli oggi presenti in Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Registrato come contribuente per il pagamento delle tasse (ndr).

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’antico mestiere del fabbro ferraio da cui, probabilmente, ha preso il cognome la famiglia descritta nell’articolo (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA DAL PISSOLO

[93] LA FAMIGLIA DAL PISSOLO (PISSOLATO E ZATO)

L’importanza di questa antica famiglia montebellana è sancita, soprattutto nel ‘400 e ‘500, dalla presenza di alcuni notai tra le sue fila. Il cognome nasce dal toponimo “pissolo” ossia sorgente, luogo ancor oggi vitale ubicato a pochi passi dalla contrà di Vigazzolo sul fianco della collina del castello. Il suo capostipite, o meglio il suo membro più antico ritrovato nei documenti è Giovanni, padre di Antonio notaio. Il nome Giovanni ed il mestiere paterno è confermato anche da un altro appartenente allla famiglia che, tra l’altro, è il solo notaio con il contemporaneo Gio. Michele “da Montebello” (Prosdocimi) ad averci tramandato una qualche sorta di raccolta di documenti. Nel collegio dei notai Giovanni dal Pissolo (junior) figura aver rogato tra il 1485 ed il 1487 solo perché il suo fascicolo di documenti è stato prodotto in questo periodo, esistono però altri rogiti in altri fondi che ne farebbero protrarre l’attività almeno fino al 1500. Uno di questi è una costituzione di dote datata 19 Ottobre 1499 del Convento dei Carmini di Vicenza.

L’intreccio di matrimoni tra appartenenti a famiglie di notai non risparmia nemmeno i Dal Pissolo, fatto questo comune tra quei casati che volevano garantirsi l’ereditarietà nel lucroso mestiere. Ne è un esempio il matrimonio tra Domenica figlia di Antonio Dal Pissolo e Bernardino figlio di Miglioranza della famiglia Prosdocimi del 1485 circa. Nei primi anni del ‘500, in piena fase di nascita dei cognomi, Dal Pissolo si trasforma in Pissolato, tipica modificazione veneta nella quale il suffisso –ato sta per figlio di … o appartenente alla famiglia di … A Montebello questo tipo di cognome con il suffisso –ato è stato di gran lunga il più utilizzato non solo per cambiare patronimici, ma anche per indicare, come per i Pissolato la provenienza da un certo luogo. Ecco che gli abitanti del Covolo diventano Covolati, quelli della Bellocaria Belocati e quelli del Pissolo Pissolati appunto. Pochi anni prima dell’Estimo del 1544-45 un ramo dei Pissolato, soprannominato Zato, (scritto ora con una ora con due T) acquisisce la “menda”  (soprannome) come cognome definitivo. Da quel momento in avanti scompariranno i Pissolato, forse per naturale estinzione forse perché emigrati, e sopravviverà il più recente Zatto. In occasione di quel rilevamento fiscale i Pissolato abitano nella contrà di Vigazzolo, probabilmente nei pressi di quel luogo che li ha cognominati, e il loro patrimonio (sono due fratelli) comprende oltre 40 campi. A quattro passi da loro, nella contrà della Caminà, vivono gli Zato che invece possiedono, oltre alla modestissima casa 4 campi.

Nel corso del ‘600 non trovo alcuna famiglia Pissolato in Montebello, mentre nell’Estimo del 1665-69 figura l’unica famiglia Zatto, quella capeggiata da Bortolo, che abitando nella contrà del Castello, che si può individuare anche nella contrà della Caminà, vive in una casa di due stanze con mezzo campo a fianco, supportato dalla proprietà di una ulteriore pezza di terra di un campo e mezzo. Questa è l’ultima rilevazione in Montebello riguardante l’antica famiglia dal Pissolo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Il Pissolo nella contrà di Vigazzolo (ora via Roma e via Trento) di cui si parla nell’articolo (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA CAZZOLATO

[86] LA FAMIGLIA CAZZOLATO

Questa famiglia ha visto nascere il suo cognome in Montebello nella prima metà del ‘500. La sua origine si deve a tale Pietro detto “Casolo” o “Cazolo” come più volte scritto, vissuto alla metà del ‘400 (nel 1469 era già morto). Tale soprannome può derivare tanto dal formaggio, quanto dal mestiere del commerciante di alimentari, il “casolin” appunto, come ancor oggi viene chiamato il dettagliante di cibarie e simili. La successiva trasformazione in –ato, usuale nel Veneto ed ancor più accentuata in Montebello, lo modifica nel definitivo Cazzolato. Uno dei suoi più vecchi componenti porta il nome di Marendolo che si perpetuerà fino alla sparizione da Montebello di questa famiglia che nulla a che spartire con quella dei Marendoli notai. Domenico Cazzolato nel “Balanzon” (1) di metà cinquecento abita nella contrà di Borgolecco ed è al secondo posto, nobili esclusi, nella scala dei più abbienti di Montebello, proprietario di oltre 50 campi. Non sono da meno altre tre famiglie dei Cazzolato che hanno tutte circa 20 campi ciascuna ed abitano nella contrà della Chiesa. L’unica famiglia a non possedere gran che è quella di Nicolò, vicino di casa del più ricco Domenico, titolare di solo 4 campi. Nel 1617 Girolamo è consigliere comunale, nel 1657 lo è Battista. L’estimo del 1665-69 rivela che per i Cazzolato i tempi migliori sono solo un ricordo poiché le loro sostanze si sono ridotte a pochi campi, pur continuando ad abitare nella contrà della Chiesa. Uno di loro riscuote dal Comune un affitto per una casa data all’Arciprete di Montebello. Nessuna altra futura registrazione di documenti in mio possesso segnala la presenza dei Cazzolato in Montebello che pertanto già agli inizi del ‘700 erano assenti dal paese di origine.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: L’origine più probabile di questo cognome è dall’antico mestiere di “casaro”, qui in una ricostruzione di fantasia (a cura del redattore).

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RIMEDI DEL CINQUECENTO (2)

[69] SUGGERIMENTI DELLA SECONDA META’ DEL ‘500 PER MIGLIORARE LA VITA
DAGLI ATTI DEL NOTAIO CRISTOFANO SQUAQUARA DI BRENDOLA (1)

A far che si trovi de lua del mese de maggio:  incalme de le vide negre sopra el calmun de la zirisara et esso calmo farà uva matura al tempo che viene bone le ciregie. A far sì che si trovi dell’uva nel mese di maggio: innesta delle viti di uva nera sopra il tronco di un ciliegio ed esso innesto farà uva che sarà matura al tempo che saranno “buone” le ciliegie.
A cazar la sede: togli le fogie de la perzigiola e metile sopra la lingua, aquieterà la sede. Per far passare la sete: prendi delle foglie di perzigiola  e mettile sopra la lingua, calmeranno la sete.
NOTA: Non ben individuata l’erba  perzigiola o porcigiola, come scritto in un’altra occasione. Potrebbe trattarsi dell’erba Porcellana chiamata anche erba masciara. In altri posti del vicentino è chiamata asperela, erba che taca, strangolaochi  ed altri nomi.

A guarire uno che fusse morsicato da scorpione:
(1) uno che sia morso da scorpione seda sopra uno asino revolto verso la coda et il dolore si torrà da lui et paserà all’asino.
(2) Ove dica nela orecchia a l’asino: avemi morso el scorpione alora el dolore si torà de lui et paserà nel asino.

Per guarire nel caso si fosse morsicati da uno scorpione.
(1) Uno che sia stato morso da uno scorpione sieda sopra la schiena  di un asino tenendo la faccia rivolta verso la coda ed il dolore si toglierà da lui e passerà all’asino.
(2) Si dica nell’orecchio dell’asino: sono stato morsicato dallo scorpione ed il dolore scomparirà e passerà nell’asino.

A conservar la uva et li malgaragni tuto l’anno. Togli aqua de cisterna et metila in una calderia  a bojlir con uno poco de miele dentro, et (quando) comenza a bojlir metile dentro el graspo de uva et un malgaragno ligato con uno filo tanto che si scoti uno poco e cavali et così si conservano tuto l’anno.

Per conservare l’uva ed i melograni tutto l’anno. Prendi acqua da una vasca e mettila in un pentolone con un poco di miele dentro. Quando incomincia a bollire  metti dentro un grappolo d’uva legato con un filo ad un frutto di melograno finchè si scottano un poco, poi toglili e così si conserveranno tutto l’anno.

A far che li capelli non diventano canuti: togli del latte di cagna et lavati over ongiti la testa over la barba et così non diventeranno canuti.

Per impedire che i capelli diventino bianchi. Prendi del latte di cagna e con questo lavati e ungiti la testa e la barba e così non imbiancheranno.

A guarire la doglia di denti: trova 20 foglie di hedera et metile a bogir in una pignatella di buon vino vecchio con una brancata di sale et fa che bogie tanto che le fogie siano ben cote et poi levale dal focho et lasale rafredare tanto che tu li posi tenir in bocha che non ti scoti et togli una gorgata di quel vino così caldo et tienilo da quella banda  dove ti dole el dente e guarirai.

Per guarire il mal di denti: prendi 20 foglie di edera e mettile a bollire in una pentolina di buon vino vecchio con una manciata di sale e fa che bolliscano finchè siano ben cotte, poi levale dal fuoco e lasciale raffreddare tanto che tu le possa tener in bocca senza scottarti, prendi una sorsata di quel vino così caldo e tienilo (in bocca) da quella parte dove di duole il dente e guarirai.

A far andar via li pelli de una persona che più non li torneranno: trova sterco di gata  et fane polvere sotilmente macinata con aceto fortisimo, stempera e lava el loco piccolo et quelli pelli anderanno via et più non torneranno.

Per depilare una persona definitivamente: prendi sterco di gatta e riducilo in polvere sottilmente macinata  ed unita ad aceto fortissimo, usa il tutto lavando sopra piccole zone (del corpo) ed i peli non ricresceranno.

Continua nel n. (3) …
Ottorino Gianesato
(Miscellanea 2018)

Note:
(1) Il notaio Cristofano Squaquara di Brendola (ma rogava anche a Montebello) inserì questi appunti tra gli atti che vanno dall’anno 1556 al 1574.

Figura: Ricostruzione di fantasia della preparazione dei rimedi (a cura del redattore).

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