LA SOLENNE DEL 1990

[199] LA SOLENNE DEL 1990 A MONTEBELLO


Da “La Voce dei Berici” del 27/5/1990 un commento sulla Solenne di Montebello Vicentino del compianto prof. Amelio Maggio:

FEDE ED ENTUSIASMO PER MARIA

Cinquemila in processione nel paese inghirlandato

Le manifestazioni in onore della Madonna, iniziate a Montebello il 3 maggio scorso con una conferenza di mons. Pietro Nonis sul tema “Maria, la Donna Icona del Mistero”, continuate per dieci giorni in un crescendo di partecipazione e devozione, hanno avuto un momento forte nella concelebrazione di mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, con i sacerdoti della zona e nella sua applauditissima conversazione sul tema “Il cristiano di fronte alle sfide del mondo contemporaneo”. Ma la giornata più importante della “Solenne” è stata vissuta domenica 13 maggio. Una memoranda e imponente solennità che, per la sua ottima riuscita e per l’entusiasmo prodotto, resterà per sempre impressa in quanti vi hanno preso parte e costituirà una pagina gloriosa nella storia del paese a testimonianza che la fede degli avi non è morta. Fin dal primo mattino, tutte le campane hanno suonato a festa. Mons. Vincenzo Fagiolo, già arcivescovo di Chieti, segretario della Congregazione per i religiosi della Città del Vaticano, ha celebrato con altri dieci sacerdoti la S. Messa pontificale contata dal coro parrocchiale e partecipata da una grande folla. Dopo la S.Messa, a ricordo della 21a Quinquennale, l’arcivescovo ha benedetto un’artistica statua di Madonna con Bambino in pietra, opera dello scultore Giuseppe Dalla Massara. Ma l’apice delle manifestazioni si è visto nel pomeriggio durante la processione con la venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca.
È stato un tributo di fede e di devozione a Maria degno dei più grandi santuari mariani. Oltre cinquemila persone hanno seguito in preghiera la processione per le vie principali del paese, trasformato in un arco trionfale di festoni bianco-celesti, inghirlandato di luci e di fiori. Agli ingressi principali del paese sono stati innalzati gli artistici tradizionali “archi di verde”. Mons. Nonis, a conclusione della Chiesa ha infervorato la gente con la sua eloquente parola, stupito lui pure da un cosi grande concorso di fedeli. « Forse, ha detto, è la più grande processione a cui ho assistito ». Le manifestazioni culturali e folkloristiche hanno riscosso ugualmente vivo successo e hanno incontrato l’approvazione del pubblico accorso sempre numeroso: entusiasmante soprattutto la magistrale esecuzione del complesso strumentale “Città di Schio”, diretto dal prof. Germano Facci. La sera di lunedì 14 maggio, infine, migliaia di persone di tutte le età con fiaccole multicolori si sono recate in processione da piazza Italia alla chiesa prepositurale innalzando lodi a Maria. È stato un altro spettacolo entusiasmante e commovente, quando in chiesa tutta la comunità si è consacrata e affidata a Maria. Il prevosto don Antonio Mozzo, novello a tanto entusiasmo, ha ringraziato di cuore e con gioia tutti quelli che hanno lavorato per la Solenne e ha espresso un sincero e doveroso riconoscimento alla popolazione che ha corrisposto con spontanea generosità avendo tramandato ininterrottamente per oltre un secolo la bella festa mariana.

Amelio Maggio

Scarica il libretto parrocchiale della Solenne 1990.

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1990 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 15 Aprile – Presidente della Repubblica: Francesco CossigaPapa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

7 Gennaio Per motivi di sicurezza viene chiusa al pubblico la Torre di Pisa
20 Gennaio A Beverly Hills viene assegnato il Globo d’oro al film di Giuseppe Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso”.
3 Febbraio Dal museo di Ercolano, in provincia di Napoli, vengono rubati più di 200 preziosi reperti di arte antica.
11 Febbraio In Sudafrica, viene liberato Nelson Mandela.
2 Marzo Nelson Mandela viene eletto vice presidente dell’African National Congress.
15 Marzo Michail Gorbacëv viene eletto come primo presidente esecutivo dell’Unione Sovietica.
18 Marzo Nella Germania Est vengono indette libere elezioni per la prima volta dopo 57 anni.
2 Agosto L’Iraq invade il Kuwait; ciò conduce alla prima Guerra del Golfo.
8 Agosto George Bush avvia l’operazione “Tempesta nel deserto”.
10 Agosto La Sonda spaziale Magellano raggiunge Venere.
18 Agosto Viene interrotta la produzione del disco a 45 giri.
23 Agosto Saddam Hussein appare alla televisione di stato irachena con alcuni “ospiti” occidentali (in realtà ostaggi), per cercare di evitare la Guerra del Golfo.
23 Agosto Germania Ovest e Germania Est, annunciano la loro unificazione per il 3 ottobre.
15 Ottobre Il leader dell’Unione Sovietica, Michail Gorbacëv, riceve il Premio Nobel per la pace, per i suoi sforzi nello smorzare la Guerra Fredda e nell’aprire la sua nazione.
2 Dicembre In Germania si tengono le prime elezioni federali dopo la riunificazione. A Berlino si celebra la cerimonia ufficiale per la riunificazione delle due Germanie. A Perugia viene rapito dall’Anonima Sequestri l’undicenne Augusto De Megni.

FILM
1) Balla coi lupi; 2) Cyrano de Bergerac; 3) Edward mani di forbice; 4) Quei bravi ragazzi; 5) La voce della luna; 6) Ghost – Fantasma; 7) Il padrino – Parte III; 8) Pretty Woman; 9) Ritorno al futuro parte III.

MUOIONO
24 Febbraio Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985.
2 Aprile Aldo Fabrizi, attore di cinema e teatro.
15 Aprile Greta Garbo, attrice svedese.
26 Settembre Alberto Moravia, scrittore.
27 Ottobre Ugo Tognazzi, attore e regista.
7 Dicembre Enrico Coveri, stilista.

NASCONO
15 Aprile Emma Charlotte Duerre Watson, attrice britannica interprete di Harry Potter.
10 Novembre Vanessa Ferrari, ginnasta.

PREMI NOBEL
Pace: Mikhail Sergeyevich Gorbachev.
Letteratura: Octavio Paz.
Medicina: Joseph E. Murray, E. Donnall Thomas.
Fisica: Jerome I. Friedman, Henry W. Kendall, Richard E. Taylor.
Chimica: Elias James Corey.
Economia: Harry M. Markowitz, Merton H. Miller, William F. Sharpe.

SANREMO
1) “Uomini Soli” Pooh; 2) “Gli amori” Toto Cutugno; 3) “Vattene amore” Amedeo Minghi – Mietta.

SPORT
Atletica: Bordin e Antibo oro agli Europei di Atletica.
Canottaggio: Continua il dominio degli Abbagnale: sesto Titolo Mondiale nel Canottaggio.
Ciclismo: Gianni Bugno vince la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, mentre il Tour de France va all’americano Greg Lemond.
Motociclismo: Loris Capirossi su Honda si afferma nella 125 e Wayne Rainey su Yamaha nella 500.
Calcio: Seconda Coppa dei Campioni consecutiva per il Milan. La Sampdoria vince la Coppa delle Coppe. Lo Scudetto va al Napoli. Ai Mondiali italiani gli Azzurri escono sconfitti in semifinale dall’Argentina che perde la finale contro la Germania.
Pallavolo: L’ “Italvolley” conquista in Brasile il suo primo Titolo Mondiale.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) La grande folla alla Solenne del 13 maggio 1990 (Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).
2) La venerata immagine che da oltre cinque secoli Montebello conserva e invoca (Archivio fotografico Crosara).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1990 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA FESTA DEL 25 APRILE

[178] LA FESTA DEL 25 APRILE

Dal libro di Amelio Maggio e Luigi MistrorigoMontebello Novecento” leggiamo un bel ricordo di quel giorno speciale del 1945:

« … Tutti, giovani ed anziani, uomini e donne, uscirono dalle proprie case, lungo le strade e le vie e nella piazza del Municipio [di Montebello Vicentino]. La gente, nel muoversi di qua e di là, tra un sorriso, un abbraccio e un evviva, sembrava come impazzita di gioia, per il momento magico che stava vivendo. E c’era d’aspettarselo, dopo tanti affanni, angosce, lutti, rovine, sacrifici ed umiliazioni. Tuttavia il momento più alto di tanta esplosione di gioia, di felicità, lo si ebbe verso le nove di quel mattino del 25 aprile, allorché una camionetta americana, con a bordo quattro soldati, cercò di penetrare nell’affollata piazza del Municipio, distribuendo cioccolatini. Ben presto venne circondata e assediata da una folla in delirio che solo voleva manifestare a quei soldati la propria riconoscenza per l’avvenuta liberazione. Applausi, grida di tripudio, baci ed abbracci, non fecero che succedersi, in maniera affettiva, verso quei quattro giovani militari che, forse, per averlo sperimentato in altre contrade di quell’Italia martoriata, potevano attendersi tanto calore ed affetto. Dopo tutto, erano i nostri liberatori. Senza il loro sacrificio, nazismo e fascismo non sarebbero stati eliminati dalla faccia del vecchio continente. »

LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sulla festa del 25 aprile molto sentita anche in Australia:

IN AUSTRALIA LA FESTA NAZIONALE HA UN SENSO CHE NEL MIO PAESE NON RITROVO PIÙ Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

« IL 25 APRILE SI CELEBRANO LA LIBERAZIONE DI UN’ITALIA OGGI DIVISA E I CADUTI IN GUERRA DEL CONTINENTE OCEANICO, ONORATI IL GIORNO PRIMA CON TOCCANTI CERIMONIE IN TUTTE LE SCUOLE. ATMOSFERE MOLTO DIVERSE, ACCENTUATE DALL’IMBARAZZO CHE MOLTI EMIGRANTI ITALIANI PROVANO DI FRONTE ALLE NEWS IN ARRIVO DALLA TERRA DELLE ORIGINI. E IN MEZZO A LORO QUALCUNO NATO DALLE PARTI DI SCHIO RACCONTA DI AVERE FATTO LE VALIGIE, NELL’ULTIMO DOPOGUERRA, DOPO L’INCONTRO AL BAR CON CHI LO AVEVA TORTURATO IN PRIGIONE…

Il giorno di San Marco, 25 aprile, è festa grande, festa del patrono, a Venezia! E in tutta Italia è festa nazionale, la festa della Liberazione che commemora la fine della seconda guerra mondiale. E non è che qualcuno vada al lavoro, magari “gratis et amore Dei”, se non approva tale festa nazionale. Non sia mai detto.
Anche in Australia il 25 aprile è festa nazionale, e in “tutta l’Australia”! Per altre occasioni, ogni stato ha le proprie date, anche le vacanze scolastiche sono differenziate, da stato a stato. Basti pensare che, fino a una sessantina d’anni or sono, la linea ferroviaria che va da Sydney a Melbourne aveva uno scartamento differente tra i due stati: quando si arrivava ad Albury – Wodonga, le due cittadine poste sul confine, si doveva letteralmente cambiare treno. Era come andare in Russia un secolo fa. Ancora, oggigiorno, si mantiene, a oltranza, la differenza tra gli ippodromi del Nuovo Galles del Sud e del Victoria: nel primo stato i cavalli corrono in senso orario, nel secondo vanno invece in senso inverso. Il 25 aprile, in Australia e in Nuova Zelanda, è chiamato ANZAC Day. Tradotte letteralmente, le parole le cui iniziali compongono questo acronimo vogliono dire: giorno dedicato ai corpi di armata dell’Australia e della Nuova Zelanda. Si capisce che è Festa Nazionale anche in Nuova Zelanda, perché tale giorno commemora la sconfitta che gli eserciti delle due nazioni del continente oceanico subirono in Turchia, più precisamente a Gallipoli, nello stretto dei Dardanelli, il 25 aprile 1915, durante la Grande Guerra.
Ma da una tale sconfitta nacque tra le due nazioni una fratellanza che è continuata nella seconda guerra mondiale e in altre, svariate occasioni. Chi mi legge penserà: cosa ci viene a raccontare questo? Io ho pensato che, ancora adesso, dopo tutti gli anni che si celebra il 25 aprile in Italia, il senso di tale giornata rischia di perdere il suo originario, vero significato. Cosa può infatti pensarne un italiano che da anni è in giro per il mondo, emigrato una vita fa, senza sua colpa, solo per cercare di migliorare le sue possibilità di trovare un lavoro meglio retribuito? Non importava dove questo lavoro si trovasse nel mondo, a nord, a sud, in un’America o nell’altra. O in Australia, dove vivo io e con me tantissimi italiani partiti allo stesso modo dal nostro Paese, portandosi, nella valigia, anche quel pezzo d’Italia troppo grande per nasconderlo tutto nel nostro cuore. Ora, con gente come noi, non occorre che uno si metta a parlare di quel che succede a Roma, e perché.
A tanti, e io sono fra quelli, interessa la divisione generatasi in casa nostra! Oh, chiedo scusa, quella che “era” anche casa nostra! Si rendono conto, gli italiani, che con la tecnologia del giorno d’oggi, ogni atto, ogni parola e ogni fatto – che siano cose buone o cattive – viene integralmente riportato e diffuso dai media? Non pensano, certi italiani, alle figure meschine che fanno fare alla nazione? Ammesso ci sia ancora una nazione che si chiama Italia.
Certe persone che hanno fatto parte dei governi passati non hanno dato certo un buon esempio. Ma stiamo pure in Australia. Come ho potuto conoscere io persone che avevano partecipato agli anni più difficili dell’ultima guerra, così è capitato ad altre persone, e quello che hanno sentito non varia di molto da quanto ho sentito io. In ogni parte del mondo si può parlare con vicentini di quelle generazioni e sentire fatti accaduti dalle nostre parti. Ma si può parlare anche con abruzzesi, e sentire delle cose del tutto simili, e così vale per toscani della Garfagnana, triestini, istriani e friulani. Per me, gli istriani sono quelli che hanno sofferto più degli altri, ma chi sono, io? Io sono un emerito nessuno al confronto di chi ha dovuto sopportare la ferocia di quei giorni di sangue. E allora mi chiedo perché, dopo più di 70 anni, si deve ancora leggere sui giornali che a Schio non mancano mai dimostrazioni contro la Liberazione? Sono rimaste ben poche le persone che, da Schio, sono venute qui nel dopoguerra. C’era chi abitava a Corrimal, chi a Tarrawanna, chi a Fairy Medow… Le loro storie andranno perdute. Io potrei raccontarne solamente dei brevi brani perché, come mi disse uno di loro, non voleva mettersi a piangere davanti a me. Lo stesso che poi mi confidava: “Un giorno ho visto uno che mi aveva torturato in prigione, era lì a guardare la partita di calcio… Decisi di partire…”.
Io, quando ero uno scolaretto delle elementari, cantavo la canzone del Piave davanti al monumento ai Caduti. Con i miei compagni di scuola. E sentivo un che di patriottico nel mio essere. Ancor più forte provavo questo sentimento cantando “Fratelli d’Italia”. In Australia, le scuole rendono dunque omaggio ai Caduti il giorno antecedente il 25 Aprile. In tal modo, tutti possono assistere alle marce dei reduci, il 25 aprile, sapendo di cosa si tratta. Io stesso, quando i miei figli erano alle elementari, li portavo a vedere i vari gruppi che sfilavano per la via centrale della città. I miei figli sono nati in Australia, e questa è la “loro terra”. Da Canberra, la capitale, fino al più piccolo paese con un Monumento ai Caduti, all’alba di ogni 25 aprile avviene una toccante cerimonia tramite cui ricordare coloro che morirono per la Patria. Non per parlare di guerra, ma di Pace! Non desidero aggiungere alcun paragone, ma posso dire che, ora più che mai, non rimpiango la decisione che presi tanti anni orsono. (Linus DownUnder, Lino che vive sotto l’equatoreLino Timillero, Vicentini nel mondo – Ott. 2019)»

Umberto Ravagnani

Foto: La celebrazione del 25 aprile a Montebello davanti al monumento ai Caduti circa 50 anni fa. In primo piano, al centro, FIORELLO BOSCARDIN sindaco dal 1964 al 1975 (cortesia Marco Boscardin. Elaborazione grafica digitale e colore di Umberto Ravagnani).

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ANCORA SUI DANNI DI GUERRA

[123] EFFETTI COLLATERALI DEI BOMBARDAMENTI AEREI A MONTEBELLO VICENTINO NELLA IIa GUERRA MONDIALE

Anche per la scuola elementare di Ca’ Sordis di Montebello, quell’ottobre 1944 fu un periodo di trepidazione e, probabilmente, anche di angoscia. La maestra Elena Camillotti Capitanio (1), che nell’anno scolastico 1944-45 seguiva le classi IIIa e IVa miste, scrisse queste parole nel suo “Giornale di Classe“:
16 ottobre – In seguito al bombarda-mento di ieri sulle contrade vicine, trovo presenti solo 2 scolari. Molti sono sfollati, altri si preparano a partire.
17-18-19 ottobre – Nessun presente
20 ottobre – Presenti uno scolaro di IVa e la sorellina di Ia.
28 ottobre – Fino ad oggi nessuno scolaro si è più presentato … (2)

Pochi mesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per i montebellani che avevano subito dei danneggiamenti causati dai bombardamenti aerei, iniziò il travagliato iter burocratico e amministrativo per ottenere un giusto risarcimento. Un percorso denso di ostacoli rappresentati dalle innumerevoli perizie ora di questa autorità, ora di quell’altra che a distanza di dieci anni dalla fine della guerra non aveva prodotto ancora effetti importanti.

Tra i proprietari di case e terreni più gravemente colpiti dalle bombe ci furono Schio Francesco e Federico fratelli di Eugenio caduto per la Patria nella Prima Guerra Mondiale (3). Durante il bombardamento del 15 ottobre 1944 e gli altri che seguirono, il fabbricato rurale di Francesco Schio venne letteralmente distrutto, fatta eccezione di pochi metri cubi di muratura. A causa di questo disastroso evento allo sfortunato agricoltore, rimasto senza casa, non restò altro che trovare accoglienza presso alcuni conoscenti di Madonna di Lonigo. Come se non bastasse, la mala sorte si accanì sui suoi terreni già bombardati coprendoli di ghiaia depositata dal torrente Guà attraverso un varco dell’argine sinistro causato dallo scoppio delle bombe sganciate dagli aerei alleati.
Francesco Schio, già il 31 Luglio 1945, presentò una prima richiesta di risarcimento per danni di guerra all’Intendenza di Finanza di Vicenza con allegata anche una lista dei beni mobili danneggiati o distrutti con la sua casa sita in Via Ronchi al civico n° 6 con relativi disegni dello Studio Tecnico dell’Ing. Augusto Tonelato. Preventivo di risarcimento per un totale di Lire 910.124 comprensivo anche dei beni quì sotto descritti:

– 2 fusti per vino vuoti
– 7 arelle (graticci) con relativi scheletri (telai, supporti)
– 40 tavole da opera di oppio (acero)
– una seminatrice
– una cucina economica
– un letto a due piazze di noce
– un letto di ferro a una piazza
– una cassa di biancheria
– un armadio di noce

Il 2 maggio 1946 con la domanda n° 17354, inviata sempre all’Intendenza di Finanza di Vicenza, Francesco Schio produsse una relazione dei danni subiti dai suoi campi ubicati nelle Contrade Ronchi e Frigon coltivati a vigneto, seminativi e a pascolo, completamente ricoperti da uno strato di ghiaia di un metro.

– abbattimento di 1 noce, 10 meli, 5 peri, 1 acero, 3 olmi, 170 viti,
– apertura di 6 crateri di 10 metri di diametro causati dal bombardamento

Stima dei danneggiamenti vari Lire 100.000 (riparati negli anni 1947-48)

Purtroppo Francesco Schio nel corso del 1950 venne a mancare senza poter vedere le sue richieste soddisfatte. (Questo è quanto evidenzia un documento dell’Ispettore Agrario Compartimentale delle Venezie del Ministero dell’Agricoltura inserito nella relazione del 1956 fatta dall’Intendenza di Finanza di Vicenza tramite il Comando della Brigata Volante della Guardia di Finanza di Lonigo).

Ottorino Gianesato (ASVi – Archivio di Stato di Vicenza, Danni di Guerra, Busta n° 70)

In data 18 aprile 1946 anche il fratello Federico presentò una perizia dei danni:

riempimento dei crateri prodotti dalle bombe m3 686 con una spesa di Lire 41.160
– viti fruttifere in accrescimento n° 269 a lire 80 l’una
– meli e peri del diametro di 15 cm. n° 8 a Lire 300 l’uno
– aceri del diametro medio di cm. 15 n° 24 a Lire 150 l’uno
– aceri (allevi) n° 13 a Lire 50 l’uno

Danni subiti dalle case al civico n° 8 di via Ronchi:

– un fusto da 3 ettolitri di vino
– un fusto da 4 ettolitri vuoto
– 2 fusti da 2 ettolitri vuoti
– un tino da 6 ettolitri
– 2 mastelli
– un telaio per bachi
– un relino (piccola arella)
– una carriola
– 6 quintali di granone
– 4 quintali di frumento
– un maiale da Kg 180

Preventivo riparazione della casa Lire 320.000.

Ottorino Gianesato (ASVi – Archivio di Stato di Vicenza, Danni di Guerra, Busta n° 75)

Note:
(1) Nel libro CARTOLINE CHE RACCONTANO … di Umberto Ravagnani, sono riportate le vicende storiche della sua famiglia. Amici di Montebello, pag. 33, Montebello Vic., 2014.
(2) Dal libro LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE Dl MONTEBELLO VICENTINO di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa, Amici di Montebello, pag. 212, Montebello Vic., 2018.
(3) Una breve storia di questo valoroso soldato montebellano, morto nel 1920 per cause di guerra, è riportata nel libro di Ottorino Gianesato I SOLDATI DI MONTEBELLO CHAMATI ALLE ARMI NELLA GUERRA 1915-18 a pag. 319, Amici di Montebello, 2014.

Foto: Le Contrade Ronchi e Frigon di Montebello Vicentino, a causa della loro vicinanza alla linea ferroviaria, furono colpite duramente nei bombardamenti aerei verso la fine della Seconda Guerra Mondiale (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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DON GIUSEPPE CAPOVIN

[67] DON GIUSEPPE CAPOVIN – Prevosto a Montebello dal 1877 al 1908
Don Giuseppe Capovin è nato a Schio il 23 Ottobre 1834 dal farmacista Pietro Capovin e da Cecilia Sartori. Fu consacrato sacerdote nel 1857 e, per circa vent’anni, prestò servizio nella sua Schio con entusiasmo e grande passione. Nel 1861 fondò con altri la Compagnia di S. Luigi; dal 1864 fu cappellano delle suore Canossiane; nel 1869 fondò la Congregazione delle Figlie di Maria, la prima della Diocesi aggregata alla primaria di Roma, e ne fu anche il direttore; nel 1870 introdusse gli Esercizi per le operaie presso le Canossiane, nel 1876 istituì la Congregazione di S. Angela Merici la prima in Diocesi e ne fu anche il direttore.
Durante il suo apostolato nella sua cittadina natale ha lasciato un segno profondo, e, come dice don Giovanni Prosdocimi nella sua memoria, «… seppe tanto entrare nelle anime da spandere a Schio un vero profumo di virtù, della quale non pochi ricordano ancora il fascino …»
Ma ecco, come succede spesso ancora oggi, venne il momento di dover abbandonare la sua missione a Schio per iniziarne una nuova in un’altra Parrocchia. Era il 1877 e venne informato dal Vescovo Mons. A. Farina che sarebbe divenuto Prevosto di Montebello. La scelta non entusiasmò don Giuseppe Capovin che supplicò il Vescovo di ripensarci. Ma alla fine, con molta trepidazione, accettò l’incarico.
In un prezioso libricino, dove don Capovin annotava i suoi pensieri, scriveva rivolgendosi a se stesso: « Che temi? Perché ti angusti? Stolto. Sei tu che scegliesti quella via che chiaramente or ti vedi aperta innanzi, o non fu piuttosto Iddio che ti impose per dovere di percorrerla? Oh sì, oh mio Gesù, lo conosco. Dimenticherò me stesso per seguire puntualmente l’additatomi sentiero. La sua novità mi sorprende e mi conturba! Non importa. So con chi cammino e mi basta. »
E quando la sera del Sabato 14 Settembre 1877 arrivò a Montebello e fu accolto con una grande festa ne rimase commosso e poi annotò: « Alla stazione: Sindaco, Giunta, fabbricieri, musica, popolo: mio Dio quali momenti per me! »
Si mise subito all’opera aiutato da altri sacerdoti che lo apprezzarono e stimarono fin dal suo insediamento, ma non tardarono ad arrivare le prime difficoltà. Costituita la Congregazione delle Figlie di Maria, che, all’inizio, raccoglieva solo poche giovani ragazze, ci furono proteste da parte della Giunta e della Fabbriceria che rassegnarono presto le dimissioni. Don Giuseppe Capovin non si scompose e ai suoi più stretti collaboratori disse: « Ma che si pensa da quei signori? Forse che io con un drappello di bimbe devote vada congiurando contro l’unità della patria? »
Nel suo apostolato non smise mai di predicare con ardore la divina parola del Vangelo e di abbellire la Chiesa che, ripeteva: «… non è mai abbastanza ricca e bella, perché è la casa di Dio, ed è il solo luogo in terra dove il popolo tutto sentendosi indistintamente padrone, è veramente fratello! »
Il 26 aprile 1885 venne inaugurato l’altare dell’Immacolata Concezione, splendido lavoro di Francesco Cavallini di Pove e, nello stesso giorno, fu istituita la festa Quinquennale in onore di Maria.
Nel 1887 venne inaugurato il nuovo Oratorio della Sacra Famiglia che egli fece erigere in soli nove mesi, suscitando grande entusiasmo nei fedeli. Esso fu fatto su disegno del maestro muratore Giuseppe Guarda di Montebello.
Fece risorgere l’Ospedale e il Ricovero che versavano in pietose condizioni, affidandone nel 1902 la direzione alle Suore di S. Dorotea. Né trascurò i suoi figli più poveri e abbandonati offrendo loro tutto ciò che poteva.
Non si stancava mai di studiare e passava lunghe ore con i suoi libri, leggendo, cercando, tanto da diventare un esperto di storia, sia sacra che profana. Arricchiva continuamente la sua biblioteca di nuovi libri che divorava con molta passione. Amava moltissimo la sua terra: ne aveva studiato a fondo la storia mettendo assieme tutte le notizie, anche le più insignificanti, con molta precisione e passione. Scrive ancora don Giovanni Prosdocimi: « fortunato chi saprà servirsi di tanta dovizia di ricerche per compilare la storia di questo bello e storico paese! ». Aveva alcuni sacerdoti collaboratori ma lui li guidava con fermezza, ma con rispetto e spesso diceva loro: « Non abbiate timore, avanti! Il biasimo e le dicerie cadranno sempre sopra di me, ed io, lo sapete, non ne faccio conto. »

Umberto Ravagnani (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: 125 anni fa, in occasione delle celebrazioni pasquali, il Prevosto Don Giuseppe Capovin faceva stampare questo bigliettino per la popolazione di Montebello Vicentino (collezione privata Umberto Ravagnani).

Con l’occasione la redazione augura una BUONA PASQUA a tutti i lettori

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DISORDINI A MONTEBELLO (1)

[64] DISORDINI A MONTEBELLO (prima parte)

Il 24 Giugno 1859 le truppe franco-piemontesi comandate da Napoleone avevano inflitto una pesante sconfitta all’esercito austriaco nei pressi di Solferino. Da questi eventi era subito nata la consuetudine di festeggiare rumorosamente la ricorrenza anche nei territori ancora occupati dagli austriaci.

Venezia, 18 Giugno 1865
Al Signor Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza

Nel 24 corrente mese cade l’anniversario della Battaglia di Solferino. E’ del tutto verosimile, e notizie confidenziali lo confermano, che il partito sovversivo voglia approfittarsi anche di questa occasione per far luogo alle sue solite perturbazioni della pubblica tranquillità. Per di ciò credo dovere ad ogni buon fine chiamare la di Lei attenzione, Signor Imperial Regio Delegato Provinciale, per sua norma, essendo del resto dalla Direzione di Polizia, già stata ingiunta agli Uffici di Polizia, l’attivazione anche in tale incontro d’una speciale sorveglianza. Essendosi già con speciali decreti chiamata l’attenzione degli Imperiali Regi Commissari Distrettuali di Lonigo, Thiene, Schio, Valdagno sulla ricorrenza del 24 corrente, e visto d’altronde che a mezzo dell’Imperial Direzione di Polizia furono quì impartite disposizioni di sorveglianza. Accolga Signor Imperial Regio Delegato Provinciale l’assicurazione della distinta mia stima.

L’imperial Regia Luogotenenza di Venezia

 

Montebello, 25 Giugno 1865
Imperial Regio 3° Reggimento di Gendarmeria Posto di Montebello – Ala di Verona – Rapporto N. 175

Al Lodevole Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo

Essendo di pattuglia il sottoscritto in questa sera 24 corrente coi soldati Bolze Giorgio e Balador Stefano della 5° Compagnia – 23° Battaglione dei Cacciatori in questo capoluogo, e mentre mi trovai ad essere dirimpetto la Lozza (Loggia del Comune – n.d.r.) in piazza osservai ed intesero che alle ore 10 ed un quarto p. m. (pomeridiane) rimpetto alle case abitate dal Mastro Ricettore del Dazio el (sic !) Ingegner Frigo Bernardo, poco lungi dalla piazza esplosero due petardi in spazio d’un minuto uno fra l’altro. Recatomi all’istante sul luogo, ma essendoci state diverse persone del paese in quella vicinanza non fu possibile scoprire l’autore. A tale vista lo scrivente invitarono (invitò) tutti gli esercenti a chiudere negozio e fu subito eseguito e tutta la gente furono (fu) pregata a recarsi alla loro (propria) casa, che anche questa eseguiva tale ordine senza difficoltà. Non essendo stata persona alcuna per la contrada, mi pare alle ore 11 p.m. per l’epoca di tre minuti scoppiarono altri due petardi: il primo rimpetto la casa di Guarda Antonio fabbro, abitante in piazza, ed il secondo nel comincio (sic !) (inizio) del paese venendo dalla stazione, vicino alla pubblica pesa. Il tutto furono scoppiati N. 4 petardi che furono dalla presente trovati e raccolti. Con di più dal monte nominato Toja ? (1) sopra i palazzi della Baronessa Ermanni (Hermann) alla distanza di mezzo miglio dalla piazza, venne da ignoti individui accendiato un barile pieno di legna catramata che durava le fiamme circa un’ora di tempo e poi furono dal sottoscritto smorzato del tutto. Al quanto si verifica poi riguardo quest’ultimo (fatto) da parte di questo Cursore Comunale appare che essere un antico costume e alli scorsi anni veniva bruciato nella pubblica piazza. Dalla attivate indagini del sottoscritto in questa notte e riguardo gli autori tanto dei petardi che detto acceso barile sul monte non fu possibile verun scoprimento. Per corrispondere alle pronte partecipazioni il sottoscritto sarebbe stato in dovere di partecipare a tal fatto subito in via telegrafica, ma avendo osservato che la plebe non ha dimostrato alcun complotto di sollevazione, così ne ho tardato fino alle ore 7 antimeridiane del 25, andando per la relativa partecipazione in via postale. All’atto che lo scrivente non manca di partecipare a codeste … gli si rimette anche i pezzi dei 4 petardi rinvenuti riservandosi per le continue indagini in proposito.

D’Apreve – Capoposto

 

Lonigo, 26 giugno 1865 (Prot. 134)
All’inclito Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza

Neppure il giorno 24 corrente ha potuto passare tutto tranquillo in Comune di Montebello, malgrado le preventive raccomandazioni di sorveglianza da me impartite a quel Posto di Gendarmeria ed a quella Deputazione Comunale fin dal 18 detto e ripetuto in seguito agli ordini dell’Esimio Imperial Regio Cav. Delegato abbassati coll’ossequio Decreto 21 successivo N. 548. Sulle ultime ore infatti, dalle 10 alle 11 pomeridiane, nell’interno del paese scoppiarono 4 petardi e sul monte Toja (1) è stato dato fuoco ad un barile di legna catramata senza che dell’una e dell’altra dimostrazione sia stato possibile scoprire gli autori: I particolari della cosa si desumono dalla relazione del 25 antedetto N. 175 del Capoposto di Gendarmeria che mi onoro di rassegnare in copia. Per oggi non mi è dato di potervi riferire di più sul delicato argomento: colla promessa di una buona mancia in denaro, ancora questa mattina mi è riuscito di procurarmi un confidente e col di lui mezzo spero di aver tra non molto una qualche trama di quei malintenzionati che si lusingano di poter continuare a prendersi gioco delle disposizioni dell’Autorità e della quiete di un paese.

L’imperial Regio Commissario Distrettuale

 Continua …

Note:
(1) Non esiste, nella toponomastica di Montebello, il Monte Toja. Certamente trattasi della collina del Castello indicata poi come località a mezzo miglio dalla piazza. Il fatto che il toponimo Monte Toja figuri anche nella corrispondenza successiva, è dovuto probabilmente al primitivo errore del rapporto del Capoposto.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia dei disordini nella Piazza di Montebello (a cura del redattore).

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I RITRATTI DI GARIBALDI

[63] I RITRATTI DI GIUSEPPE GARIBALDI

La fotografia era appena nata, nel 1840, ed era già al servizio della propaganda politica. In quel tempo nel Lombardo-Veneto non solo era proibito esporre ritratti di Giuseppe Garibaldi, ma era altresì vietato inneggiare alla sua persona nonché, per gli uomini, portare la barba acconciata alla maniera dell’eroe dei due mondi. Trovo che in quello stesso periodo il farmacista di Schio titolare della bottega detta “Alle due Colombe” fu multato di Fiorini 75 per aver esposti in vetrina 3 vasi di vetro: uno pieno di cerini verdi, uno di cerini bianchi ed uno di rossi, ossia il tricolore.
Per quanto riguarda Montebello è interessante l’episodio che qui propongo con uno scambio di informazioni tra l’Imperial Regio Commissario Superiore di Polizia (alto organo di vigilanza in epoca austriaca) e l’Imperial Regio Commissario Distrettuale (il dirigente locale del Distretto di Lonigo).

 

Vicenza, 29 Marzo 1864

All’Ill.mo Sig. Ceschi a Santa Croce
Ciambellano di S.M.I.R. di Vicenza (Sua Maestà Imperial Regia – n.d.r.)

Nella farmacia-drogheria di (De) Lorenzi a Montebello esiste esposto in pubblico il ritratto di Garibaldi. A  senso della Riverita ordinanza n. 2639 p.p. del del 28 Marzo 1862, già comunicato ai II.RR. (Imperial Regi – n.d.r.) Commissari colla circolare n. 321 del 4 Aprile 1862 ho interessato tosto quel commissariato distrettuale (Lonigo – n.d.r.) a procedere a seconda delle relative istruzioni col far ritirare tosto il detto ritratto, ciò serva a superiore doverosa conoscenza.

L’Imperial Regio Commissario Superiore di Polizia

 

Lonigo, 19 Aprile 1864

All’inclito Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza

Dietro avviso dato da codesto I.R. Commissariato di Polizia, con nota del 29 Marzo n. 374 (alleg. 2) il devoto scrivente procedeva al ritiro e sequestro di 2 ritratti di Garibaldi in fotografia che esistevano nella farmacia di Vincenzo De Lorenzi di Montebello ed in seguito ad altra nota del 4 corrente pari numero dello stesso I.R. Commissariato (alleg. B) trovava di condannare il De Lorenzi medesimo alla multa di Fiorini 5 in base al regolamento della Ministeriale del 25 Aprile 1854 e previo analogo costituto (alleg. D). Non trovando il De Lorenzi di acquietarsi ad un tale giudizio ed invocandone l’annullamento, si ha l’onore sub E (?) il di lui gravame con le sue effigie di cui si tratta, all’Esimio Imperial Regio Delegato perché si degni di provocare le decisioni dell’Eccelsa Imperial Regia Luogotenenza (Venezia – n.d.r.) aggiungendosi che per debito di giustizia il reclamante fino ad oggi non ha dato alcun motivo, colla sua condotta, a sinistre osservazioni.

L’imperial Regio Commissario Distrettuale

 

Vicenza, 23 Aprile 1864

All’Imperial Regio Commissariato di Polizia in Vicenza

In relazione al rapporto del 29 p.p.Marzo 1864 n. 374 nel quale è detto che i due ritratti erano esposti in pubblico, perché riferisca se sussiste quanto il De Lorenzi rappresentò nell’annesso verbale 11 corrente che cioè i detti ritratti erano invece appesi alle vetrine dello scrittoio o banco nell’interno dell’officina. Riprodurrà gli atti. 

L’Imperial Regio Delegato Provinciale

 

Vicenza, 24 Aprile 1864

All’Inclito Imperial Regio Sig. Cav. Delegato Provinciale di Vicenza

La persona che mi fece la confidenza e che è meritevole di tutta fede vidde (sic!) al momento che mi fece la riferita, il ritratto di Garibaldi esposto in pubblico nella farmacia De Lorenzi di Montebello e quindi è falsa la di lui asserzione indicata nell’annesso verbale. Ciò serve ad evasione del riverito attergato decreto N. 318 del 23 corrente apparendo poi che il ricorso prodotto dal De Lorenzi (è) già in contravvenzione alla Legge sul Bollo.

 L’Imperial Regio Commissario Sup. di Polizia

 

Venezia, 3 Maggio 1864

All’Ill.ma Imperial Regia Delegazione Provinciale di Vicenza

In riguardo alla incensurata condotta di Vincenzo De Lorenzi, farmacista-droghiere in Montebello, attestata dal Commissario Distrettuale di Lonigo e confermata da codesta Delegazione che fa presupporre non esservi corsa gravità d’intenzione nella contravvenzione imputatagli circa alla esposizione nell’interno della sua officina di due ritratti fotografici di Garibaldi, la Luogotenenza ha con odierna deliberazione ritenuto di passare sopra alla contravvenzione medesima, con ciò riscontrato il rapporto 27 Aprile scorso N. 331 e si ritornano gli allegati per l’analoga comunicazione a chi spetta.

L’Imperial Regia Luogotenenza di Venezia

 

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Un celebre ritratto di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi (a cura del redattore).

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