UNA TRAGICA DISCUSSIONE

[107] UNA DISCUSSIONE FINITA TRAGICAMENTE

Il IΒ° di Novembre del 1759 Zuanne C. di Battista detto β€œCrivellaro”, Bernardin V. e Giacomo P. facevano ritorno insieme dalla Fiera dei Santi di Arzignano. Probabilmente lungo il tragitto qualcosa deve esser andato storto, forse vecchie ruggini affiorate improvvisamente, tantΓ¨ che giunti nei pressi dell’abitazione dei fratelli Baldan, Zuanne C. uccise con una archibugiata Bernardin V., non contento, estratto un acuminato coltello colpΓ¬ tre volte Giacomo P. e se ne fuggΓ¬. Alle grida delle vittime e allo sparo uscirono gli abitanti del posto che riconobbero l’assassino. Fu il chirurgo di Montebello, Gio. Batta Donadelli, su denuncia del Degano di Montorso a eseguire la ricognizione sui due corpi (l’autopsia n.d.r.). Nel 1760 Zuanne C. ritenuto colpevole, fu bandito dal Serenissimo Dominio, con la clausola che se fosse rientrato nei confini, una volta catturato, gli sarebbe toccata la forca.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘700)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: Β« Quella in cui viviamo Γ¨ senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile Γ¨ statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacitΓ  di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. CosΓ¬ in Cina l’uso delle bacchette Γ¨ stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli …Β Β» (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BILLO

[82] LA FAMIGLIA BILLO

Bisogna arrivare alla seconda metΓ  del Quattrocento per trovare a Montebello una famiglia con questo cognome: Jacobo figlio di Vitale Billo del fu Francesco.
L’origine del cognome Billo va ricercata dopo il Mille, quando chi portava il nome tedesco Willhelm (Guglielmo) veniva chiamato con questo diminutivo affettivo. Ancor oggi Bill Γ¨ il diminutivo inglese di William, Guglielmo in italiano. Un’altra scuola di pensiero di chi studia onomastica avverte della somiglianza del diminutivo Bille, derivato da Amabile, che potrebbe, a seguito della cattiva dizione veneta, essersi mutato in Billo.
E’ stato arduo per me ricondurre Billo al nome Guglielmo, per la mancanza di un qualsiasi soprannome ad accompagnare i nomi di battesimo, aggravato dal fatto che nessun Guglielmo esisteva nella genealogia della famiglia. Analizzando poi tutti i nomi dei Montebellani, che non sono riuscito ad accoppiare ad altrettanti cognomi, mi sono accorto che esiste un Francesco figlio di Guglielmo che dovrebbe essere il medesimo Francesco da me indicato nell’albero come capostipite dei Billo.
Alla metΓ  del β€˜500 troviamo le 5 famiglie Billo tutte residenti nella ContrΓ  della Chiesa, fianco a fianco con quelle dei Pajarin e dei Nardi, ma nessuna con grosse disponibilitΓ  economiche. Circa 120 anni dopo sono 7 quelle estimate dal fisco veneziano e quasi tutte ancora fedeli alla ContrΓ  della Chiesa. Nel 1602 Francesco Billo Γ¨ il primo e l’unico della famiglia, in quel secolo, ad essere consigliere del comune. Per trovarne un altro con lo stesso incarico bisogna aspettare Giovanni nel 1703, seguito da Giacomo Antonio nel 1755. Nelle liste del Dazio Macina di fine secolo non si legge alcun Billo, salvo un tale Stefano Billa (con la « aΒ Β» finale) di professione tessaro il cui cognome va verificato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La ContrΓ  della Chiesa (o della Cesa) nel XVI e XVII secolo era l’area adiacente alla Chiesa di Santa Maria di Montebello, qui vista dal ‘Brolo‘ dei nobili Sangiovanni, in una ricostruzione a partire da un’antica mappa. Sullo sfondo il muretto della stradella delle Carpane. La Chiesa, a quel tempo, aveva l’abside orientata ad est e l’ingresso era ad ovest. All’interno delle mura che circondavano la Chiesa vi era anche il Cimitero (a cura del redattore).

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LITE TRA VICINI DI CASA

[75] LITE TRA VICINI DI CASA
UNA MINACCIA DIGERITA MALE

Simone ferraro detto β€œGrapina” figlio di Foino da Monteforte, abitante a Montebello, fu rinviato a giudizio con la grave accusa di aver favorito l’uccisione di Antonio Trentin. Nel processo che si tenne qualche mese dopo Simone si difese affermando di aver visto Antonio Trentin, suo vicino di casa nonchΓ© suo parente consanguineo, pochi giorni prima di morire. In quell’occasione la vittima procedeva sulla strada armato di spada e β€œpilla di ferro” (asta) dirigendosi verso di lui. Pertanto, temendo di essere assalito, si era ritirato in casa. In seguito Antonio ebbe a dire contro di lui reincontrandolo: « no passerΓ  sta sera che ghe farΓ² tagiar le gambeΒ Β». Queste affermazioni non impedirono al giudice di condannare Simone al bando perpetuo per complicitΓ  grave nel delitto.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta nΒ° 1131 dal 1546 al 1559)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (a cura del redattore).

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FURTI SACRILEGHI REITERATI

[62] FURTI SACRILEGHI REITERATI

MARCO figlio di BATTISTA VECCHIO e BORTOLAMIO figlio di FRANCESCO VISENTIN, entrambi di Montorso, formavano una bella lega dedita ai furti e alle ruberie di ogni genere. Il 13 Settembre 1769 Marco Vecchio, salito con una scala sopra il tetto della Parrocchiale del suo paese, tolse alcuni coppi ed attraverso il varco si calΓ² con una corda all’interno della Chiesa seguito subito dal compare. Dall’altare di San Carlo asportarono tre tovaglie, altre tre da quello di San Giuseppe, due da quello del Rosario ed una da quello di San Rocco. Da un β€œarmaretto” presero vari fili di perle false e due anelli d’argento.
Due o tre giorni dopo tentarono di rubare nella Chiesa di Agugliana di Montebello. Con la stessa tecnica entrarono nel luogo sacro, ma rubarono solo la corda che stava attaccata alla campana. Il 18 Settembre penetrarono nella Chiesa di Sarego dalla quale sottrassero due tovaglie fornite di merli, tre ghirlande d’argento, tre fili di perle due dei quali falsi, una corona di vetro con un Cristo, tre medaglie d’argento, una rosetta e due anelli con pietre buone, il tutto dall’altare della Beata Vergine del Rosario. Dall’altare del Nome di GesΓΉ altre tre tovaglie, pure tre tovaglie da quello di Santa Maria Maddalena, una dall’altare di San Pietro ed una sopraccoperta di persiana dall’altare del Santissimo. Con la refurtiva si portarono a Verona e Marco Vecchio passΓ² poi a Mantova, da dove tornΓ² senza aver potuto vendere nemmeno una tovaglia. Pensarono allora di portare tutto nella Chiesa di Montorso, e cosΓ¬ in seguito lasciarono le tovaglie davanti alla porta del campanaro. Poco tempo dopo Bortolamio Visentin fu incarcerato nelle prigioni di Verona. Il compagno Battista Vecchio, anche lui scoperto, passΓ² nelle mani della Giustizia. Il Giudice li condannΓ² entrambi a tre anni di galera.

Ottorino Gianesato (dal NΒ° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Ricostruzione di fantasia del furto sacrilego nella Chiesa di Agugliana di Montebello (a cura del redattore).

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