UN DERAGLIAMENTO SOSPETTO

[209] DERAGLIAMENTO SOSPETTO


Nella brulla campagna estiva, appena fuori dal centro di Montebello Vicentino, la notte tra sabato 4 e domenica 5 giugno 1921 passava tranquilla come tante altre. Il periodo storico era piuttosto travagliato a causa del fatto che la prima guerra mondiale, da poco tempo terminata, aveva creato molte difficoltà economiche e generato un profondo malessere sociale. Una pesante inflazione e una produzione agricola ridotta al minimo peggioravano ancora di più la già grave situazione.
Poco dopo l’una e mezza, mentre il treno diretto 184 proveniente da Vicenza, oltrepassata la stazione di Montebello si dirigeva verso quella di Lonigo, il suo caratteristico ritmico rumore cambiò improvvisamente e si tramutò in uno sferragliare anomalo, assordante, che non prometteva nulla di buono. Qualcosa o qualcuno aveva provocato un disastro: il treno, uscito dai binari, era deragliato finendo in parte sulla scarpata, alta in quel punto una decina di metri rispetto alla campagna circostante.
Su alcuni giornali di quel periodo viene riportata la notizia dell’accaduto con interpretazioni diverse. Amelio Maggio nel suo libro Montebello Novecento riporta che un quotidiano vicentino (non indica quale) così dava la notizia:
Il treno ebbe un arresto fulmineo. La macchina fu travolta sul fianco sinistro lungo la scarpata sottostante. Fortunatamente, la vettura letto di testa più pesante si era affondata fino a metà delle ruote nella ghiaia, servendo da poderoso cuscinetto alle vetture che venivano dopo. Senza questo provvidenziale ostacolo, il disastro avrebbe assunto, certamente, proporzioni più grandiose. Le rotaie per molti metri erano state strappate e lanciate lontano. Il fuochista, essendo precipitato con la macchina, vi rimase letteralmente schiacciato; altri cinque passeggeri rimasero gravemente feriti. Fu posta una taglia di ventimila lire sugli attori del delitto”.
Quindi, secondo quel quotidiano, si pensò subito ad un atto di sabotaggio e considerando il periodo che vedeva contrapposte forze politiche che spesso si confrontavano duramente non c’è da meravigliarsi.
Ecco come il quotidiano cattolico Il Corriere Veneto raccontava i fatti:
La notte tra il sabato e la domenica, verso le ore una e mezza di notte il treno diretto 184 che parte da Vicenza alle 0.37, giunto nel tratto di linea Montebello-Lonigo e precisamente tra le fattorie Benetti e Farina, sbalzava improvvisamente fuori dalle rotaie tra il panico dei viaggiatori. La macchina, il tender1, il carro bagagli e la vettura postale precipitarono da una scarpata nella discesa del Guà, rovesciandosi. Il macchinista, con un balzo, si portò fuori dalla macchina rimanendo miracolosamente incolume. Il fuochista, invece, Ferrara Guido di Milano, che trovavasi alla sinistra della macchina, si ebbe il corpo tagliato in due. Le altre vetture del treno sbalzarono dalle rotaie sprofondando nella ghiaia. […] I viaggiatori scesi dalle vetture, al lume di qualche lanterna, avevano già cominciato a prestare i primi soccorsi ai feriti”. Non veniva fatto alcun cenno sulle possibili cause del deragliamento.
La Provincia di Vicenza riportava altri particolari dell’accaduto senza attribuire ad alcuno specifiche responsabilità sull’incidente. Secondo il quotidiano « lime, mazze, dadi, bulloni, chiavi inglesi » rinvenuti in prossimità delle rotaie, probabilmente, erano stati lasciati, al termine della giornata, da una squadra di lavoranti che avevano l’incarico di riparare un tratto di binario. Conclude affermando che “È inammissibile che i lavori siano stati troncati con la rotaia in istato di inefficienza. Probabilmente, se il treno fosse passato in quel punto a più lenta velocità, nulla sarebbe accaduto”. Questa affermazione è un po’ ambigua e non chiarisce il pensiero del giornalista.
Infine il Prevosto Mons. Antonio Zanellato, a Montebello dal 1919 al 1952, nel suo diario dove registrava i fatti più salienti che accadevano in paese, così raccontava l’episodio:
Alle ore 2 del mattino alquanto oltre il sottopassaggio della Fracanzana verso Verona, un treno diretto deragliava sulla sua sinistra precipitando la macchina sulla sua sinistra ai piedi della scarpata. Si ruppero le catene. Il vagone della posta rimase inclinato sulla sommità della scarpata, gli altri rimasero sul binario. Rimase morto il fuochista Ferrara, che dopo dalla cella mortuaria del cimitero fu solennemente portato alla stazione per essere trasferito al suo paese. Alla stazione si tennero parecchi discorsi con carenza di cenno cristiano. Accompagnò il funebre corteo il Prevosto.
L’incidente fu assodato [essere] doloso e fu posta la taglia di L. 20.000 sugli autori del delitto, che tuttavia rimasero sconosciuti.2 La fotografia seguente fu presa la mattina seguente nel luogo del disastro”.
Nella stessa pagina con la cronaca dell’incidente, il Prevosto Zanellato annotava il risultato delle elezioni politiche di tre settimane prima a Montebello Vicentino:
15 maggio 1921 – Dati statistici: Popolazione 4472 – Assenti 213 – All’estero 319 – Totale 5004
Iscritti:  I Sez. 729 – II Sez. 715 – III Sez. (Selva) 304 – Totale: 1748
Votanti:  I Sez. 422 – II Sez. 583 – III Sez. (Selva) 199 – Totale: 1104
Elezioni politiche che danno per Montebello il seguente risultato:

15-5-1921 Popolari Comunisti Fascisti Blocco3 Socialisti Indip.
I Sezione4 92 160 55 104 10
II Sezione4 254 141 45 134 8
III Sezione 105 26 56 11 1
Totale 451 327 156 149 19

In conclusione, considerando il periodo piuttosto confuso a causa del malessere sociale e delle recenti elezioni politiche, il cui esito non prometteva nulla di buono, non è da escludere che nel caso del disastro ferroviario si sia trattato di un atto criminoso. I risultati delle votazioni a livello nazionale consacrarono l’ascesa del fascismo. Vennero eletti tre deputati fascisti Farinacci, Grandi e Bottai. A Roma venne fondato il Partito nazionale fascista. Mussolini, in quell’occasione, dichiarò di voler arrivare al governo con la forza. Erano certo momenti difficili e alcune organizzazioni clandestine, che la pensavano diversamente, erano disposte a tutto pur di riportare la situazione secondo il loro punto di vista. A sostegno dell’ipotesi attentato, oltre alla situazione politica e alla taglia di 20.000 Lire emessa dalle autorità, vi è anche il fatto che negli elenchi ufficiali degli incidenti ferroviari non è riportato l’episodio. Come regola interna non vengono considerati gli atti intenzionali, quali attentati o suicidi, in quanto tali eventi sono espressamente esclusi dalla definizione di incidente ferroviario (che viene precisato come evento improvviso indesiderato e non intenzionale). Purtroppo la reale causa del disastro non è mai stata accertata.

Umberto Ravagnani

Foto:
Una rara cartolina postale, emessa a ricordo del disastro ferroviario di Montebello (Foto Leone Verlato – 1921. Rielaborazione digitale Umberto Ravagnani).

Note:
1) È definito tender il veicolo destinato a trasportare il combustibile e l’acqua necessari per il funzionamento di una locomotiva a vapore.
2) La cronaca è stata scritta qualche giorno dopo l’accaduto e le indagini sulle responsabilità erano appena iniziate.
3) I Blocchi Nazionali furono un’aggregazione politica italiana di destra realizzata su proposta di Giovanni Giolitti in occasione delle elezioni politiche italiane del 1921.
4) È riportato un piccolo errore dei conteggi in questa sezione ma questo non cambia il risultato.

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A PROPOSITO DI SICCITA’

[131] LA SICCITA’ DEL 2018/2019 E QUELLA DEL 1778-1779

In questo periodo siccitoso i programmi televisivi delle previsioni meteorologiche sono assai gettonati. Molti si aspettano che dalla bocca degli ufficiali dell’Aeronautica o da quella delle annunciatrici di turno esca finalmente la buona notizia che pioverà. Nel medesimo tempo non si contano quelli che ripetono, fino alla noia, di non ricordare di aver vissuto una simile penuria di acqua piovana. Memoria un po’ corta perché nel non lontanissimo inverno 2001-2002 si è avuta una situazione meteorologica che ricalca quella attuale, almeno per le precipitazioni. Certamente il caldo anomalo va in direzione opposta del clima che nel 1700 mise a dura prova le popolazioni del nostro territorio. Infatti nel periodo che va da dall’inizio del 1700 fino al 1780 fu il freddo a farla da padrone. Basti pensare che nel 1709 nevicò fino agli ultimi giorni di febbraio e, per il tremendo freddo che andò crescendo per tutto l’inverno, morirono in provincia di Vicenza circa 1500 persone. Anche gli anni seguenti non furono migliori. Caratteristica del 1712 fu una primavera rigida e nevosa seguita da intense piogge che provocarono l’annegamento di numerose persone e di animali.
Il 1715 ebbe un periodo invernale del tutto simile a quello del 1709, situazione che si ripresentò nel 1735.
A trasmetterci queste notizie sono stati i numerosi cronisti locali di quell’epoca e del secolo successivo come il LANZI, il FAVETTA, o il BOCCHESE.
Oltre ai citati cronisti ci sono stati anche dei parroci di “campagna” che, sensibili alle evoluzioni del clima con i riflessi che si potevano avere per i prezzi delle biade, annotarono quà e là nei Registri Parrocchiali l’andamento delle stagioni.
E’ il caso di Don DOMENICO FRIZZIERO, parroco di San Pietro di Montecchio Maggiore, che, a cavallo del Settecento con l’Ottocento, scrisse nel Libro dei Morti tutte le variazioni climatiche che si verificavano. Naturalmente erano, grosso modo, le stesse di Montebello.
Eccone uno spezzone che per le precipitazioni ricorda e ricalca incredibilmente le situazioni dell’inverno del 2001-2002 e quella del 2018-2019.

« Dalli 13 dicembre, cioè la notte Santa Lucia sino questo 10 aprile 1779 non ha mai piovuto: sempre sereno con venti, tanto che sono morte le viti, cosa che alcuni delli vecchi presenti mai più s’arricordano, se non che l’anni della venuta dei Francesi in Italia nel 1735, che nell’inverno sono stati due mesi senza pioggia.

 Ma l’ammirevole è che quest’anno sono 4 mesi che non piove

 In questi quattro mesi non vi fu altro che qualche giornata, ma assai interpollata (sic!) con qualche nebbia e quindici o venti giorni di sereno.
Li 11 aprile “ad pretendam pluviam” (implorando la pioggia – n.d.r.) s’è fatta nella parrocchia l’esposizione del Venerabile, così il 12 e li 13.
Li 26 s’è fatta pubblica processione della Reliquia di Santa Croce .
Li 27 s’è passata la Beata Vergine Incoronata, nel qual giorno è venuta poca pioggia.
Li 29 Aprile si fece pubblica processione della Santissima Spina da questa Chiesa (San Pietro) e portata alla Chiesa di sopra (San Vitale).
Li 3 maggio 1779 è venuta una sufficiente pioggia, cosicchè andò bene al fondo, ma per altro ancora siamo scarsi d’acqua in maniera che li pozzi sono tutti in secca, sicchè per li bovi conviene che vadino per acqua colle botti, due anco tre miglia fuori del paese, anco per macinare.

Ho scritto li 9 maggio 1779 »

Ottorino Gianesato

Immagine: Montebello durante uno dei recenti periodi di siccità (a cura di Umberto Ravagnani).

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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SE QUESTA NON E’ SFORTUNA!

[122] SE QUESTA NON E’ SFORTUNA!

RETROSCENA DEL BOMBARDAMENTO AEREO ALLEATO DEL 15 OTTOBRE 1944 CON OBIETTIVO IL PONTE FERROVIARIO IN CONTRADA RONCHI Dl MONTEBELLO VICENTINO

La “Cronaca di vita della scuola” (Classe IIIa Mista – anno scolastico 1944-45), a firma dell’insegnante Adele Filippi, condensa in poche agghiaccianti righe i terribili momenti passati dagli abitanti di Montebello Vicentino a causa dei bombardamenti aerei alleati:

15 ottobreIIa incursione aerea su Montebello

16 ottobrel’incursione di ieri ha alquanto impressionato il paese che comincia sfollare nei paesi vicini. Gli alunni si presentano a scuola in numero ridottissimo. Oggi ho solo tre presenti. Si continua ugualmente, ma con che profitto? (1)

Il Prevosto dell’epoca Mons. Zanellato, nel suo Diario, parla di cinque vittime civili nonchè la distruzione e il danneggiamento di case e campagne. Alla fine della guerra, i danneggiati dai bombardamenti aerei chiesero alle autorità competenti la rifusione di quanto perso o subito, previa presentazione di una corposa documentazione. Tra i carteggi esibiti dai danneggiati vi è anche una pagina della GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA del 25 marzo 1942 che, col freddo e caratteristico linguaggio burocratico, ci rivela le iniziative vessatorie di cui furono oggetto i beni posseduti nel paese di origine da due emigranti di Montebello in quel tempo residenti negli Stati Uniti d’America.

IL PREFETTO DELLA PROVINCIA Dl VICENZA

Visto l’art. 296 della “Legge di guerra(2) approvata con Regio Decreto 8 Luglio 1938 (lo stesso anno della promulgazione delle leggi razziali ndr) n. 1415 modificata con legge 19 dicembre 1940 no 1994; Visto il Regio Decreto 10 giugno 1940 n. 566 che ordina I’applicazione della legge medesima; Ritenuta I’opportunità di avvalersi della facoltà prevista dall’art, 295 della legge predetta;

DECRETA

Art. 1sono sottoposti a sequestro i beni sotto indicati di proprietà del suddito degli Stati Uniti Dal Cengio Stella di Fabiano, casa in Via Maggiore del Comune di Montebello Vic. del valore di Lire 50.000.
Art. 2 – è nominato sequestratario dei beni indicati nell ‘articolo precedente l’Ente di gestione e liquidazione immobiliare (E.G.E.L.I.) – Vicenza 25 febbraio 1942. Seguono altri due articoli di decreto.

IL PREFETTO DELLA PROVINCIA Dl VICENZA

Visto l’art. 296 della “Legge di guerra (2) … (come sopra)

DECRETA

Art. 1 sono sottoposti a sequestro i beni sotto indicati appartenenti al suddito degli Stati Uniti Pajusco Emilio fu Primo: terreno in Comune di Montebello V.no per ettari 1.59.15 Rendita 242,56. Lire 35.000 Casa in Comune di Montebello V.no Via Maggiore civico no 106 col reddito imponibile di Lire 180, Lire 15.000 (valore della casa ndr). Libretto deposito postale no 06081, Montebello V.no Lire 6.247,20.
Art. 2 – come sopra scritto. Seguono altri due articoli di decreto.

Le sventure del citato Pajusco Emilio non erano finite poiché le bombe sganciate dagli aerei alleati il 15 ottobre 1944 colpirono i suoi terreni, evidentemente ubicati in Contrada Ronchi, sito non specificato nell’atto di sequestro del 1942. A guerra finita Dal Cengio Stella, ai sensi del trattato di Armistizio e di Pace, ottenne il dissequestro dei beni, mentre Pajusco Emilio, per ottenere il ristoro, dovette presentare anche un dettagliato rendiconto dei guasti provocati ai suoi terreni dalle bombe alleate. Nei documenti non si fa cenno del suo denaro depositato presso le poste: si suppone gli sia stato restituito. Quello sotto descritto, a firma di Pajusco Emilio, è solo uno dei tanti inventari dei danni inviati dagli abitanti di Montebello Vicentino alle autorità competenti:

– Metri lineari 170 di rete metallica alta metri 1,50
– 20 piante adulte da frutto in sorte
– 30 viti fruttifere
– Riattamento del terreno.

Ottorino Gianesato (ASVi – Archivio di Stato di Vicenza, Danni di Guerra, Busta 126)

Note:
1) Dal libro LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE Dl MONTEBELLO VICENTINO di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa, Amici di Montebello, Montebello Vic., 2018.

2) La “Legge di guerra“, approvata con Regio Decreto 8 Luglio 1938 (pubblicata nel Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE n. 211 del 15 settembre 1938 – Anno XVI), agli articoli 295 e 296 recitava così:

Art. 295(Sequestro dei beni nemici).
I beni appartenenti allo Stato nemico, che non, siano soggetti a confisca a norma degli articoli 292 e 293, e i beni appartenenti a persone di nazionalità nemica possono essere sottoposti a sequestro. Il sequestro preveduto dal comma precedente può essere ordinato anche per i beni, per i quali vi sia fondato motivo di sospettare che appartengano a persone di nazionalità nemica, ancorchè figurino appartenenti a persone di diversa nazionalità. Non possono formare oggetto di sequestro i beni, che, alla data dell’applicazione di questa legge, siano destinati all’esercizio del culto cattolico o di uno dei culti ammessi nello Stato. Il sequestro non pregiudica i diritti dei terzi.

Art. 296(Decreto di sequestro e nomina del sequestratario).
Il sequestro è disposto dal prefetto, con decreto che ha effetto dalla sua data. Con lo stesso decreto il prefetto nomina il sequestratario, scegliendolo, preferibilmente, tra i funzionari dello Stato o di enti pubblici, in attività di servizio o a riposo. Eccezionahnente, possono essere nominati sequestratari i detentori dei beni sequestrati. Se beni appartenenti ad una persona di nazionalità nemica si trovano nel territorio di più provincie, il Ministro delle finanze ha facoltà di nominare un sequestratario unico, in sostituzione di queli nominati dai prefetti, a norma delle disposizioni precedenti. In tal caso, il Ministro stabilisce a quale intendente di finanza spetti la vigilanza. Nel caso preveduto dal comma precedente, il sequestratario, con l’autorizzazione dell’intendente di finanza, può delegare un suo rappresentante nel luogo dove non ha la sua residenza (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani (Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 211 del 15/9/1938)

Foto: La Via Maggiore, a Montebello Vicentino, nel periodo di cui si parla nell’articolo. In realtà, a partire dal 1938, era già stata dedicata al Gen. Giuseppe Vaccari, morto il 6 settembre 1937 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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I TAGLIATORI DI CANNA

[121] LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)
I TAGLIATORI DI CANNA

« El Sig. Scalzotto, el scriveva le so storie in dialeto e nialtri in giro pal mondo podivimo lezerle. Lù el ne contava dei mestieri de na volta. El Moleta, el Marangon, el Strazaro, el Maniscalco e altri ancora… Anca quà, in Australia, ghe xe on mestiere che no lo fà pì nesun: el tajador de cana da zucaro! Quanti tusi da la nostra Provincia xe vegnesti quà, proprio par tajar la cana, no gavarì mai gnanca na scianta de idea. Se i gavese savudo quanto che jera duro “tajar cana”, de sicuro no i saria gnanca partii! Adeso ghe xe le machine… ma alora…! La storia che ve conto ‘sta volta, la xe quela de du fradei da Valli. Penso che la vaga ben anca par i soci de la sezion dei Vicentini nel Mondo de Valli del Pasubio.
I du fradei se ciama Dalla Pozza, Valentino e Matteo, partii dal paese ai primi del ‘50. Quando che i nostri emigranti rivava qui, pena finia la seconda guera mondiale, ‘ndava quasi tuti al Norte Quinseland! Tra TausviI (Townsville) e Chens (Cairns), che vuria dire vizin al Tropico de Capricorno. Provè vialtri a partire da Valli, o da Recoaro, o da l’Altopian de Asiago, suito dopo la Befana, e sentarì che difarenza! Matteo el jera vegnù quà nel ‘52. So fradelo, Valentino, el jera xa quà, ma a lù ghe gà tocà spetare quasi un ano parchè i gavea sbaglià de farghe na carta. Prima de partire, el se gavea ingrasà on poco, e so mama la jera contenta parchè la vedea che el fiolo el saria almanco partio pien de salute. Fin che’l jera so la nave, Mateo el xe sta sfortunà parchè ghe fasea male el mare e nol podea magnar tanto: podì imaginarve… El xe riva a Silkwood e a spetarlo ghe jera so fradeto col ‘Farmista’, (qua l’azienda Agricola se ciama Farm=farma, el paron el xe Farmer=farmista, el canpo da tajare se ciama paddok= padico). La cana la gà on giro che la crese, la maura e la xe pronta in tri ani, da quando che i mete xo i “gropi” a quando che i la taja. Par quelo el laoro el xe continuo; pianta, crese e taja tuto el tempo de l’ano. Co i gà scomizià a laorare, i ghe dà on cortelaso da cana che el jera lungo quasi na iarda = tre piè = 75 cm. Da na parte el jera lama de fero e el resto manego. In prizipio, Mateo nol jera bon de starghe drio. I jera na squadra de quatro: prima i dovea pareciare i “Faier- breich” ch’el saria on strozo largo on du metri, dopo, i ghe dava fogo a le foie de la cana pi basse e seche, cusi scapava via i zorsi grosi e i sarpenti velenosi! El sarpente Taipan el xe pi velenoso de tuti i sarpenti: gnanca meza beconà, e te si xà morto! Dopo, in quatro par padico, i scomiziava a tajar la cana. Uno drio che l’altro, on poco sposta de fianco, come quando che se tajava l’erba par fare el fen par le vache. La cana, man man che i ‘ndava vanti, i la butava xo tuta conpagna parchè i gavea da tajarghe tute le zime e meterla sui vagonzini che i corea so na ferovia picola mesa zò a man anca quela. La cana la podea rivare anca quatro metri alta e grosa come on tubo da na incia e meza: inch=police.
I laorava a cotimo, on tanto al vagonzin che i tegnea quasi quatro tone par uno. Co jera caldo, i fasea 6 ore ala matina, dale quatro ale diese, dopo i ‘ndava a magnare, e i tacava de novo dale do fin ale oto de sera. Quando che le jornate le se scurzava, e fasea manco caldo, i laorava dodese ore drio fila; i se fermava a mezodì par magnare on bocon in presia e via, suito a laorare. Però… sabo e domenega, casa. La intorno, ghe jera paesi che se ciamava: Gordonvale, lngham, Silkwood, e Innisfail, el paese pi grando. La domenega i ‘ndava a Mesa. Ghe jera Padre Orsi (Scalabriniano) che el disea Mesa metà in lnglese e metà in Italian, e ghe jera cusì tanti italiani che ghe gà tocà slungare la Ciesa parchè, se no, co pioveva se bagnava metà gente. E co pioveva, el pioveva ben!!! Par forsa!!! La cana la gà bisogno de acua. Se no la gà acua no la crese!!! Il padico i lo dividea a tochi grandi come canpi e co i tajava la cana, el jera on canpo drio che l’altro. Dopo tri misi, Mateo el ghe stava ben drio a chialtri e zerte volte el rivava lù par primo in fondo al canpo. Lù el jera xa drio guzarse el cortelaso cola lima che ghe jera là in fondo, prima che rivase i altri. Però, nol jera pi graseto. El se gavea fato magro come on ciodin. Lù e so fradelo, i ghe gavea mandà a so mama na fotografia fata insieme. So mama, a vedarli tuti dù magri come ciodini, la se gavea disperà parchè la pensava che i fuse malà tuti dù. lnveze, laorando cusì duro, i gavea perdesto el cician, ma i gavea trovà le sterline australiane. Mateo el se gavea pagà i debiti e el ghe gavea zà conprà la ticheta (biglieto) par far rivare la morosa. El farmista dei dù fradei Dalla Pozza, el se ciamava Fontana e el vigneva da Malo. El jera rivà a Silkwood prima del 1930, forse par scaparghe via al fasismo. Anca lù, el gavea scomizià a tajar la cana. Dopo, co’n poche de sterline, el se gavea conprà na farmeta; pagà quela, el ghin gavea conprà naltra, e vanti cusì, fich’el xe diventa paron de la farma ch’el gavea deso, cussì granda che no se podea vedere dove che la finia e ghe ocoreva senpre pì de 250 omini par starghe drio a tajar la cana. Quando che ghe ocoreva omini, el zercava senpre omini de la provicia de Vicenza, o Trevisani e Friulani. Se el podea catarli, el jera contento, parchè el savea ben che, almanco par on par de ani, i gavaria tajà la cana par lù. Mateo e Valentino i gavea sentio dire che a Port Kembla, vizin a Sydney, i zercava omini parchè ghe ocoreva tanta man de opera par la Steelwork. E i gavea anca sentio dire da “radio scarpa”, che jera rivà na Inpresa dal’ltalia, e anca quei zercava operai. I se ga parlà, I ga discutesto, e ‘sta volta, prima xe partio Mateo. Dopo tri dì e tre note, el xe rivà col treno a Sydney. El gà dormio in stazion. La matina drio el ga catà el treno che ‘ndava a Port Kembla, el se ga trovà el “Job” (lavoro). Dopo xe rivà so fradelo, xe rivà anca le done. Adeso, dopo tuti i ani che xe pasà, tuti dù i ringrazia el Signore, parchè i xe ancora quà coi fioi, le fiole e tanti nevodeti. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Dicembre 2015)

Umberto Ravagnani

Figura: Tagliatori di canna in Australia. Moltissimi italiani hanno lavorato duramente in queste piantagioni.

Nota: Lino Timillero ci informa che « Valentino Dalla Pozza è deceduto sei mesi or sono, ultra novantenne. Matteo è ancora con noi. Con i due Fratelli ho lavorato per tanti anni. Ambedue furono nel primo comitato dei Vicentini di Wollongong! Se tu ricercassi on-line “Luciano Dalla Pozza”,  troveresti che è uno Specialista in Oncologia (Leucemia nei bambini). Il Dott. Luciano è figlio di Matteo!!! »

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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LA FAMIGLIA GIUSTI

[105] LA FAMIGLIA GIUSTI

L’origine deriva chiaramente dal patronimico comportamentale (1) Giusto (Justo), nome assai raro in quel di Montebello nei secoli presi in considerazione. Nonostante l’unicità di questo nome, è stata abbastanza ardua la ricostruzione dell’albero di questa famiglia che sembra dapprima sovrapporsi e poi staccarsi da un’altra, quella dei Marzochini. (Silvestro figlio di Justo de’ Marzochini, 1473). Le famiglie dei Marzochini non sono originarie di Montebello e vi arrivano in due tempi diversi. Una di loro, quella di Andrea, risulta in un rogito essere arrivata da Verona (dalla provincia forse) per insediarsi nella Selva di Montebello mentre un’altra era già presente ed abitava nella contrada della Morsolina. La successiva separazione dei Marzochini origina anche il cognome Ventura, oltre che Giusti, ed i componenti di queste tre famiglie abitano nelle vicine contrà della Pozza e contrà di Borgolecco. Un altro ramo dei Marzochini continua intanto ad abitare nelle colline che circondano la Selva. Alla fine del ‘400 Pietro del fu Giusto è gastaldo dell’Ospedale di San Giovanni di Montebello. Giusto Giusti fa parte dei consiglio comunale nel 1606, Antonio nel 1643 e nel 1657, Bortolo nel 1656, Francesco nel 1660. La medesima carica è occupata nel 1706 da Paolo, e nel 1783 da Giovanni. Il medesimo Giovanni fa parte della ristretta lista dei benestanti, ma non se ne conosce la professione. Tra le famiglie di seconda classe un omonimo Giovanni fa il gastaldo e Gio. Maria il carrettiere. Altri tre capifamiglia Giusti sono elencati tra gli infimi, ed esercitano tutti la professione di colono.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Nome originato dal modo di comportarsi nel rapporto con altre persone (N.d.R.).

Figura: Verso la fine del Quattrocento almeno tre famiglie con questo cognome erano residenti nelle contrà della Pozza (all’incirca l’attuale via Montegrappa) e di Borgolecco (a cura del redattore).

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