LA FAMIGLIA VIVIAN

[99] LA FAMIGLIA VIVIAN

Dal nome proprio Viviano, diffusosi in tutta Italia dopo il 1000 sull’onda ed influsso di un personaggio (Vivien) della poesia epica-cavalleresca. Il capostipite dei Vivian di Montebello Γ¨ l’omonimo figlio di Giovanni citato in un documento notarile del 1430. In seguito i nomi Giovanni e Vivian si alterneranno piΓΉ volte tra i membri di questa famiglia. Nei primi anni della loro segnalazione in Montebello abitano nella contrΓ  di Vigazzolo, fianco a fianco dei Prosdocimi o Perdocimo, con le famiglie dei quali combinano alcuni matrimoni, soprattutto con il ramo dei Danesato. Sono dei buoni proprietari terrieri, specialmente Jacobo, e le loro campagne si trovano tra il GuΓ  ed il Chiampo. Nei primi anni del β€˜600, ossia nel 1602, Gian Domenico Γ¨ consigliere del Comune di Montebello, seguito nel 1614 da Orazio e Giovanni, da Francesco nel 1618 e nel 1621, da Bernardino nel 1631, da Iseppo nel 1644, da Girolamo nel 1660, da Mattio nel 1663, ancora da Girolamo nel 1667. Mattio Vivian Γ¨ sindaco di Montebello nel 1620. Nel 1755 e nel 1773 sono consiglieri comunali rispettivamente Francesco e Antonio. Intanto una famiglia dei Vivian dalla abituale contrΓ  di Vigazzolo si trasferisce nella contrΓ  dei Ronchi ai confini con il comune di Brendola. Nel 1795 Battista Vivian ha lo β€œjuspatronato della chiesetta di Sant’Egidio, ma questa non Γ¨ aperta al culto ai residenti della omonima contrada. Su sollecitazione degli abitanti la fa riaprire e la mette a disposizione dei fedeli. Negli ultimi 11 anni del 18Β° secolo vengono eseguite ben due rilevazioni per il Dazio della Macina. In una di queste sono segnati nella terza classe (gli infimi), Matteo Vivian di professione muratore giornaliero, Bernardo, Domenico, Paolo, Battista, Girolamo, tutti coloni, Antonio del fu Iseppo bottaio giornaliero. Alcune famiglie Vivian, dopo piΓΉ di 600 anni, sono ancora presenti nel Comune di Montebello a testimonianza del loro attaccamento a questo paese.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Tra il Quattrocento e il Cinquecento i Vivian si insediarono a Montebello nella contrΓ  di Vigazzolo (a cura del redattore).

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DON GIUSEPPE CAPOVIN

[67] DON GIUSEPPE CAPOVIN – Prevosto a Montebello dal 1877 al 1908
Don Giuseppe Capovin Γ¨ nato a Schio il 23 Ottobre 1834 dal farmacista Pietro Capovin e da Cecilia Sartori. Fu consacrato sacerdote nel 1857 e, per circa vent’anni, prestΓ² servizio nella sua Schio con entusiasmo e grande passione. Nel 1861 fondΓ² con altri la Compagnia di S. Luigi; dal 1864 fu cappellano delle suore Canossiane; nel 1869 fondΓ² la Congregazione delle Figlie di Maria, la prima della Diocesi aggregata alla primaria di Roma, e ne fu anche il direttore; nel 1870 introdusse gli Esercizi per le operaie presso le Canossiane, nel 1876 istituΓ¬ la Congregazione di S. Angela Merici la prima in Diocesi e ne fu anche il direttore.
Durante il suo apostolato nella sua cittadina natale ha lasciato un segno profondo, e, come dice don Giovanni Prosdocimi nella sua memoria, «… seppe tanto entrare nelle anime da spandere a Schio un vero profumo di virtΓΉ, della quale non pochi ricordano ancora il fascino …»
Ma ecco, come succede spesso ancora oggi, venne il momento di dover abbandonare la sua missione a Schio per iniziarne una nuova in un’altra Parrocchia. Era il 1877 e venne informato dal Vescovo Mons. A. Farina che sarebbe divenuto Prevosto di Montebello. La scelta non entusiasmΓ² don Giuseppe Capovin che supplicΓ² il Vescovo di ripensarci. Ma alla fine, con molta trepidazione, accettΓ² l’incarico.
In un prezioso libricino, dove don Capovin annotava i suoi pensieri, scriveva rivolgendosi a se stesso: « Che temi? PerchΓ© ti angusti? Stolto. Sei tu che scegliesti quella via che chiaramente or ti vedi aperta innanzi, o non fu piuttosto Iddio che ti impose per dovere di percorrerla? Oh sΓ¬, oh mio GesΓΉ, lo conosco. DimenticherΓ² me stesso per seguire puntualmente l’additatomi sentiero. La sua novitΓ  mi sorprende e mi conturba! Non importa. So con chi cammino e mi basta.Β Β»
E quando la sera del Sabato 14 Settembre 1877 arrivò a Montebello e fu accolto con una grande festa ne rimase commosso e poi annotò: « Alla stazione: Sindaco, Giunta, fabbricieri, musica, popolo: mio Dio quali momenti per me! »
Si mise subito all’opera aiutato da altri sacerdoti che lo apprezzarono e stimarono fin dal suo insediamento, ma non tardarono ad arrivare le prime difficoltΓ . Costituita la Congregazione delle Figlie di Maria, che, all’inizio, raccoglieva solo poche giovani ragazze, ci furono proteste da parte della Giunta e della Fabbriceria che rassegnarono presto le dimissioni. Don Giuseppe Capovin non si scompose e ai suoi piΓΉ stretti collaboratori disse: Β« Ma che si pensa da quei signori? Forse che io con un drappello di bimbe devote vada congiurando contro l’unitΓ  della patria? Β»
Nel suo apostolato non smise mai di predicare con ardore la divina parola del Vangelo e di abbellire la Chiesa che, ripeteva: «… non Γ¨ mai abbastanza ricca e bella, perchΓ© Γ¨ la casa di Dio, ed Γ¨ il solo luogo in terra dove il popolo tutto sentendosi indistintamente padrone, Γ¨ veramente fratello!Β Β»
Il 26 aprile 1885 venne inaugurato l’altare dell’Immacolata Concezione, splendido lavoro di Francesco Cavallini di Pove e, nello stesso giorno, fu istituita la festa Quinquennale in onore di Maria.
Nel 1887 venne inaugurato il nuovo Oratorio della Sacra Famiglia che egli fece erigere in soli nove mesi, suscitando grande entusiasmo nei fedeli. Esso fu fatto su disegno del maestro muratore Giuseppe Guarda di Montebello.
Fece risorgere l’Ospedale e il Ricovero che versavano in pietose condizioni, affidandone nel 1902 la direzione alle Suore di S. Dorotea. NΓ© trascurΓ² i suoi figli piΓΉ poveri e abbandonati offrendo loro tutto ciΓ² che poteva.
Non si stancava mai di studiare e passava lunghe ore con i suoi libri, leggendo, cercando, tanto da diventare un esperto di storia, sia sacra che profana. Arricchiva continuamente la sua biblioteca di nuovi libri che divorava con molta passione. Amava moltissimo la sua terra: ne aveva studiato a fondo la storia mettendo assieme tutte le notizie, anche le più insignificanti, con molta precisione e passione. Scrive ancora don Giovanni Prosdocimi: « fortunato chi saprà servirsi di tanta dovizia di ricerche per compilare la storia di questo bello e storico paese! ». Aveva alcuni sacerdoti collaboratori ma lui li guidava con fermezza, ma con rispetto e spesso diceva loro: « Non abbiate timore, avanti! Il biasimo e le dicerie cadranno sempre sopra di me, ed io, lo sapete, non ne faccio conto. »

Umberto Ravagnani (dal NΒ° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: 125 anni fa, in occasione delle celebrazioni pasquali, il Prevosto Don Giuseppe Capovin faceva stampare questo bigliettino per la popolazione di Montebello Vicentino (collezione privata Umberto Ravagnani).

Con l’occasione la redazione augura una BUONA PASQUA a tutti i lettori

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