NUOVO ORGANO PER MONTEBELLO

[236] UN NUOVO ORGANO PER MONTEBELLO


Verso la metà degli anni 50 del Novecento si cominciò a pensare alla sostituzione del vecchio organo della Chiesa Prepositurale. Dal 1953 era Prevosto, a Montebello, don Mario Cola di San Bonifacio, il quale avrebbe condotto questa Parrocchia fino al 1978. Nel suo diario, già iniziato dal suo predecessore don Antonio Zanellato, nell’anno 1957, a proposito dell’organo, così scriveva:

« La nostra Chiesa ne aveva estremo bisogno – era fornita prima con un “De Lorenzi” che gravava con un’impalcatura sull’altare maggiore, rendendolo pesante.1 Si pensò a una trasformazione radicale, liberando l’altare Maggiore di tutto. Le trattative dopo vari assaggi, ebbero luogo fin dal luglio 1957 con la ditta Vincenzo Mascioni di Covio (Varese),2 rinomato e preciso. Si praticò un arco sulla parete che comunica coll’Oratorio, accompagnando l’Architettura, incompleta nella parte superiore dello sfondo della Chiesa. Il primo disegno comportava una grata che nascondeva le canne, come si vede dalla fotografia, ma non piacque a nessuno. Fu necessario riprendere un nuovo disegno, a canne libere, come si vede sotto. Ciò portò ad un ritardo nella esecuzione e nella inaugurazione, che ebbe luogo il 28 maggio 1959. La spesa passò da £ 5.900.000 a £ 6.300.000.
Ora la struttura è perfetta e di comune soddisfazione. Vedi gli atti relativi all’organo nella cartella in Archivio, e i particolari dell’inaugurazione alla pagina seguente.
Il vecchio organo fu ceduto per £ 300.000 a una Chiesa di Bologna-Borgo Panigale a ½ Guarini di Bassano»

Incollato sul diario poi troviamo un breve articolo a stampa che ricorda il giorno preciso dell’inaugurazione:
L’inaugurazione ufficiale dell’Organo fu fatta il 28 Maggio 1959, festa del Corpus Domini, giorno di pioggia, alla presenza delle autorità, di molto popolo e di numerosi sacerdoti. Il concerto fu tenuto dal Maestro Renzo Buja del Conservatorio di Padova. Presenti anche i Signori Mascioni, costruttori del magnifico strumento. Ora loderemo più solennemente il Signore. (Libero adattamento Umberto Ravagnani)

Note:
1) In una splendida cartolina dei primi anni 50 si può notare com’era effettivamente sistemato il vecchio organo: era appoggiato su un soppalco che fungeva anche da ‘coro’, appeso sul fondo della Chiesa, come si può vedere nell’immagine, di un precedente articolo: “EL CORO SORA L’ALTARE”.
2) La ditta Mascioni è una delle più antiche fabbriche d’organi d’Europa ed è attiva a partire dal 1829. L’arte organaria si tramanda di padre in figlio, da sei generazioni la Famiglia Mascioni costruisce organi e da 40 anni restaura organi storici. Da anni si occupa della manutenzione degli organi della Basilica di San Pietro in Vaticano e degli organi del Duomo di Firenze; ha inoltre ottenuto di recente l’incarico formale per la ricostruzione dell’organo per la Basilica del Santuario di Fatima in Portogallo. Sono quasi 1200 gli organi costruiti sinora.

Il nuovo organo costruito per la Chiesa di Montebello è numerato come ‘opera 767’, ha 2 tastiere e 23 registri.

Foto:
1) L’immagine mostra la prima proposta della ditta Mascioni per il nuovo organo di Montebello (Rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).
2) La versione definitiva del nuovo organo di Montebello della ditta Mascioni (Rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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EL CORO SORA L’ALTARE

[227] EL CORO SORA L’ALTARE MAGGIORE

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)


Continua con un altro episodio la storia di Lino Timillero, di qualche settimana fa, del periodo in cui, a Montebello, c’era “el cinema a l’aperto”…

« … E se jera rivà al ’54, come che go dito!!! L ano dopo saria stà ano de Solenne de la Madona!! De Novenbre xe rivà Don Francesco. Dopo on poco chel jera rivà, na matina el xe vegnù ale Scole Elementari. El gavea dimandà de ndare par le classe dei tusiti de nove e diese ani, e, par ultima cuela dei tusi de la cuinta. El dimandava al Maestro de farghe cantare ‘Fratelli d’Italia’, e el se metea a caminare inframeso ai banchi! El gavea on cuaderneto ndove cal scrivea calcossa. Dele volte, el fasea anca cantare ‘Il Piave Mormorava’. Dopo el gà parlà on pochetin col Maestro, e, fate le so ciacole, el xe ndà via. Co jera ora de nar casa, i Maestri ne ga dito, a zerti tusiti, che ale dò de dopo magnà i gavea da ndare al asilo dale Suore che Don Francesco el ne nsegnava a cantare par la Solenne..! No xe mancànissun! Cuà salta fora naltra roba che xe bravi cuei che se ricorda!!! El Coro che jera tacà par aria de drio al Altare Maggiore!! Cuei tusiti che ga cantà la Messa par la Festa della Solenne del 1955 (mile novezento e zincuanta zincue ), xe stà i ultimi a cantare sol Coro tacà sù par aria!! Sù dale Suore, Don Francesco el sonava l Armonio a pedali. Co jera caldo, el suava. Ma nialtri no vedivimo gnente de cuel chel fasea coi sò pié parche jera tuto cuerto da la so tonega!!!Par farne star chieti, vignea el Maestro Gobbo. El se sentava da na parte! Co na ocià de traverso, no se movea nissun!!! Don Francesco ne nsegnava tuto on tochetin ala volta. Tri giorni ala setimana: Marti, Mercore e Zobia.Co ghe parea a lù che gavissimo nparà mezzo Gloria, el ne lo fasea cantare tuto drio man!!! La Messa del Perosi! In Latin!!! El pì difizile xe stà el Credo!!! E ghemo fato le prove fin a Marso del 1955. A metà Cuaresema, navimo a far le prove anca de sera, in Cesa. Do volte ala setimana. Se fasea le prove coi omini! Sù, sol Coro! Là par aria!!! Bepi Crosara jera l’Organista. E Doro Timinelo el doparava la mantesa che fasea aria par l Organo Par nar sol Coro se pasava de drio al Altar Magiore, se nava sù par le scale. Rivà in zima, se nava zò tri scalini e ghe jera la mantesa co dù maneghi lunghi. On poco pì vanti ghe jera naltra porta che la ndava ntel Coro. Zerte volte i omini i se spetava par far nare rento prima i Tenori. Dopo i Baritoni e dopo i Bassi! Ciò!!! No ghe jera mia tanto posto par moverse!!! Nialtri tusiti navimo rento cuando ca volivimo parché pasavimo dapartuto!! Jerimo metà Soprani e metà Contralti. A ne piasea a nar vedere Doro Timinelo tirar sù e zò i maneghi dela mantesa!!! Lora, Don Fracesco, on Sabo, dopo che se jerimo confesà, el ne gà ciamà, nialtri del Coro. El ne gà portà sù davanti ai maneghi dela mantesa. Pian pianelo el ne ga dito che Doro Timinelo, el fasea aria cola mantesa. L’aria la nava drento al Organo. Bepi Crosara tocava i tasti del Organo e se verzea na valvoleta par tasto. Cussì pasava l aria sù par le cane del Organo e vignea fora la Musica!!! Don Francesco el se metea in pié de drio a Bepi Crosara par darne segno de cuando cantare. Fazile ?! Le cane del Organo le jera sconte da on cuadro grando. Co se jera in Cesa, nol parea gnanca vero chel podesse star sù là par aria!!! L Organo de stiani col Coro!!! Na maravejia! E na maravejia xe stà ver vudo Don Francesco a nsegnarne a cantare! La Messa del Perosi! Me la recordo ncora desso!!! In Latin! A zincue voci!!!
E anca el Magnificat, parché navimo a cantare anca i Vesperi par lù, ala Domenega, dopo magnà!!! (cussì, co jerimo pì grandi, se nava a gratis a vedare el Calcio). » (Linus DownUnder – Lino Timillero, Coniston 5-1-2019)

Foto:
1) L’interno della Chiesa Prepositurale nei primi anni ’50 del Novecento. Notare la presenza del coro ligneo a balconata dietro l’altare e la balaustra marmorea che separa la navata dal presbiterio, ora scomparsi (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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SANTA MARIA DI MONTEBELLO (1)

[146] LA CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEBELLO (Prima parte)

Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesa Prepositurale di Montebello.

« L’antica chiesa di S. Maria, sorta sotto gli auspici del Conte Uberto Maltraverso, presso a poco dove sorge quella attuale, a causa delle angherie guerresche a cui fu soggetta nel corso dei secoli ed ancor più per vetustà, al principio del secolo XV era talmente malconcia, che nel 1447 fu rifatta dal Comune e dagli uomini di Montebello, come lo prova una iscrizione che fu posta sul pilastro sinistro del coro e che così diceva : « MCCCCXLVII Com. et homines de M. B. fec. fieri hanc ecclesiam ». Pare tuttavia che la chiesa sia stata compiuta solo nel 1459, perchè nell’interno della facciata si leggeva quest’altra iscrizione: « Zanantonio f. 1459 Maistro Manfredin da Ravena di Bnd. f. » i quali probabilmente saranno stati i capi maestri che diressero il lavoro.
Giova ricordare però che alla nuova chiesa si diede una posizione del tutto diversa dalla antecedente, essendochè quella costruita al principio del secolo XII aveva la facciata prospettante verso mattina, mentre questa, costruita nel 1447, ebbe la facciata rivolta verso tramontana. La nuova prepositurale poi, oltre alla navata maggiore, ne ebbe una seconda a sinistra dell’ingresso, con tre cappelle corrispondenti ad altrettanti altari, il primo dei quali era dedicato a S. Brigida, il secondo a S. Maria della Concezione ed il terzo a S. Martino Vescovo di Tours. A questi altari, quando nel 1499. essendo aumentata la popolazione, si allungò la chiesa, ne furono aggiunti altri due e cioè uno dedicato a S. Giuseppe e l’altro a S. Francesco di Paola. Infine, di lì a qualche tempo, sulla parete sinistra del coro, fu eretto un altro altare dedicato alla S. Croce. L’altare maggiore poi era dedicato all’Assunzione della Vergine, la quale figura insieme con gli Apostoli nella pala di sconosciuto autore che ancora si conserva nel tempio attuale con alcune altre già appartenenti a quella vetusta chiesa demolita nel 1791, perchè cadente, sproporzionata e priva di ogni gusto d’arte. (1)
La prima pietra per la costruzione del coro e delle sacrestie della chiesa attuale, fu posta, fra il giubilo dell’intera popolazione e con le cerimonie che prescrive il sacro rito, il 18 ottobre 1776. Essa porta scolpita la seguente iscrizione: « Annuente Marco Cornelio – Episcopo Vicentino – Franciscus Scortegagna – Praepositus – lapidem – Die XVIII Octobris – Anno Salutis Hunc posuit MDCCLXXVI ». Giova ricordare però che il coro e le sacrestie della nuova chiesa sorsero quasi vicine alla facciata dell’antecedente, la quale occupava quell’area di terreno che oggidì accoglie il frutteto, il giardino e la villa del commendator Farina (l’attuale Casa Canonica n.d.r.).
Quindi la chiesa attuale risultò alquanto più vicina all’imbocco della via Giuseppe Vaccari, allora detta della Chiesa; e ciò con generale approvazione dei Montebellani, perchè quella parte di paese che dalla prepositurale si estendeva fino al Ponte Nuovo più non esisteva, perchè incendiata durante le guerresche vicende della Lega di Cambrai.
Intanto il 15 agosto 1784, compiuta l’erezione delle sacrestie e del coro, questo fu benedetto per cui si incominciò ad ufficiare. Inoltre nel luglio del 1791 furono tolti gli altari dalla vecchia chiesa di cui fino allora avevano usufruito i fedeli e quindi nell’anno stesso la medesilna fu demolita, e i materiali che si ricavarono adoperati nella costruzione del tempio attuale. Peccato che la commissione eletta per la fabbrica della Chiesa, abbia ceduto come materiale da costruzione al signor Vincenzo Squarcina levatario del lavoro, anche le numerose lapidi che coprivano le tombe delle più benemerite famiglie della parrocchia, per cui andarono disperse preziose memorie per la storia locale. (2) » (Continua…)

Umberto Ravagnani

Note:
(1) Altre pale che si conservano oggidì sono: La pala della S. Croce di sconosciuto autore, la pala di S. Martino di Giacomo Ciesa e la pala di San Carlo dipinta da Alessandro Bianchi nel 1624.
(2) Fra le lapidi della demolita chiesa, due solamente furono salvate e cioè una riguardante Francesco Cenzatti e l’altra il Prevosto Pietro Dottor Caprini di cui Francesco Bonomo illustrò la vita e le opere in un manoscritto che si conserva nell’archivio prepositurale. Ecco la lapide: « D. O. M. Pietro Caprini I. M. D. Huius Ecclesiae – Preposito Virtute doctrina ac summa – erga pauperes liberalitate – Ornato – Praesides Communitatis Montisbelli – Anno MDCCLXI posuere – XIII Kal. Maii ». Fra le iscrizioni di lapidi scomparse ci è rimasta questa curiosa epigrafe: « Al nome de Idio MDLXXXV. Essendo Chiaramonte Chiarello Omo d’arme – presentato a Vicenza in Sala Bernarda – per morte de omo – la sorte volse – che all’ora di terza campana – gli fu tratta una arcafusata e fu colto in la testa – il che morse de anni XXXII: Et io Chiarello – padre del sepulto citadino di Vicenza – feci fare ».

Foto: La Chiesa di Santa Maria a Montebello (APUR – Umberto Ravagnani – 2008).

 

Per chi volesse approfondire l’argomento sono disponibili i seguenti volumi del prof. LUIGI BEDIN:
L. BEDIN, Santa Maria di Montebello, Vol I, 2011, Montebello Vicentino;
L. BEDIN, Santa Maria de Montebello, Vol II, 2018, Vicenza;

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della città assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era già generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolò a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionò centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero però lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciò divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioè Pievi, perché le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile è però determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che là pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchè quel sito anche oggidì lo si ammira per l’amenità e fertilità, stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che là pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata — la Contracta Caminate — e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresì dell’ attuale via Borgolecco e reso così il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioè che anche oggidì appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolò allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non già nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensì in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioè presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma però colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sé ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioè si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma è duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte più importante. Il Documento tradotto dal latino suona così: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sé e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciò per volontà dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. Ciò lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresì come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioè Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si può determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioè Montebello assumeva quasi l’aspetto di città, e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in più rami, il giuspatronato restò in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioè la metà per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del Podestà di Vicenza, che suona così: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
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