LA STALLETTA DEL VICARIO (1)

[55] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (Prima parte)

Questa modesta e breve ricerca ha preso vita soprattutto grazie alla Busta nΒ° 603 Calto nΒ° 46 esistente presso l’ARCHIVIO TORRE della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. β€œProcessetto concernente supplica della ComunitΓ  di Montebello per disfare certa stalletta vicino al Vicariato e riedificarla in altro sito”. Alcuni passi sono stati tratti da alcuni documenti esistenti presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello, in particolare la Convicinia del Consiglio dei 60 del 14 Settembre 1681 (giΓ  pubblicata nella sua forma originale a stampa nell’opera edita nel 2001 a cura di Vantini – Dainese – Agnolin β€œDalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San Giovanni Battista”) e da me trascritta. Altre ulteriori particolari informazioni provengono dall’Archivio di Stato di Vicenza, ossia dal fondo Notai Defunti e dal Corpo Territoriale dello Stato.

Β Il 14 Aprile 1656 il consiglieri comunali di Montebello, facendo riferimento ad una passata sessione del Consiglio dei 60 (9 Dicembre 1650), nominarono procuratore della comunitΓ  il Rev. Gio. Maria Zanni, dottore in Sacra Teologia e predicatore. Con questa investitura Il religioso fu incaricato a recarsi nella cittΓ  di Venezia, dovendo in quella sede intercedere presso il Serenissimo Principe affinchΓ¨ fosse concesso al Comune di Montebello di tenere un mercato nei giorni di mercoledΓ¬ di cadauna settimana (dovevano essere un riconoscimento e un permesso ufficiali perchΓ©, in veritΓ  un documento della seconda metΓ  del β€˜500 fa credere che giΓ  allora si tenesse il mercato sempre nel giorno di mercoledΓ¬). Tutto lascia supporre che Il permesso sia stato concesso poichΓ¨ qualche lustro piΓΉ tardi si presentΓ² il grave problema di rendere piΓΉ spaziosa la modesta piazza per potere ospitare meglio e in maggior numero i banchi del mercato. Una delibera del 14 Settembre 1681 del Consiglio Comunale autorizzΓ² l’allargamento della piazza mediante la demolizione di alcune casette di proprietΓ  del Pio Ospitale di San Giovanni che esistevano tra la cosiddetta β€œporta grande” che portava alla chiesa ed il muro della casa del Vicariato. Proprio la corte, la stalla, la tezza, il pozzo ed il forno del Vicariato rimasero gli ultimi ostacoli presenti nella piazza ad impedire la creazione di uno spazio piΓΉ armonico e grande. Gli amministratori comunali montebellani erano consapevoli che la demolizione delle casette, se non accompagnata dal contemporaneo abbattimento dei suddetti manufatti, ben poco avrebbe giovato. Quindi per ottenere questo risultato giΓ  nel 1677 i consiglieri avevano dato inizio alla costruzione di una nuova stalla nel retro del palazzo del comune lungo la ContrΓ  di San Francesco, proprio a due passi dal β€œQuartier Piccolo” dei soldati della cavalleria veneziana. Il nuovo edificio sarebbe stato offerto al Vicario in sostituzione di quello da demolire da lui usato fino a quel momento.

Continua con la seconda parte …

Ottorino Gianesato (dal NΒ° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione della piazza di Montebello nel 1683, con la stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (da un disegno dell’epoca, l’originale del quale si trova alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza).

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IL CASTELLO DI MONTEBELLO

[25] GHE GERA ‘NA VOLTA (2)
IL CASTELLO DI MONTEBELLO

Lo storico montebellano Bruno Munaretto, nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“, pubblicate nel 1932, ci racconta cosΓ¬ le vicende che hanno interessato il nostro castello: Β« Il castello, che sorge in sommitΓ  del colle sovrastante le contrade Roma e Trento, fu eretto subito dopo il 1000 sul luogo in cui sorgeva l’antichissimo distrutto per ordine di Mario dei Marii cittadino di Vicenza. Le sue mura ferrigne, in parte cadute, in cui si abbarbica l’edera e fiorisce il cardo, chiudono uno spazio che si divide in tre parti, corrispondenti ad altrettanti cortili. L’entrata del castello, a cui si accede per una comoda strada fiancheggiata da cipressi, Γ¨ posta tra levante e mezzogiorno ed appartiene all’epoca scaligera. Il primo cortile verso levante, in cui vi erano gli alloggiamenti per i soldati, che furono abbattuti per ordine del generale veneto Alviano, durante la Lega di Cambrai, Γ¨ coltivato a vigneto con un piccolo pozzo nel mezzo, costruito nella seconda metΓ  del secolo scorso (XIXΒ° secolo N.d.R.). Il cortile centrale Γ¨ coperto in gran parte d’erba e, qui e lΓ  d’arbusti e da qualche pianta d’alto fusto. Nell’angolo, tra levante e settentrione, sorge la piccola chiesetta di S. Daniele Levita e Martire, vegliata dagli svelti cipressi e dal pino ombrellifero. Verso mezzogiorno vi Γ¨ un fabbricato di stile gotico con finestre archiacute eretto nel 1843 dal signor Carlo Annibale Pagani. Esso Γ¨ formato da sette stanze al pianterreno e di altrettante al piano superiore, le quali sono abbandonate e rovinose. Ivi nell’aprile del 1848 alloggiarono i magnanimi crociati. Fra questo fabbricato e la casa ad uso agricolo in cui certo all’epoca della Veneta Repubblica abitava il castellano, sorge un altro portone, il quale in alto porta la campana che serve alla chiesetta di S. Daniele. Questa campana che fu rifusa nel 1540 e porta la scritta “a fulgore e tempestate libera nos Domine“, quando il temporale infuria, spande lontano i suoi rintocchi.
Il terzo cortile verso sera si conserva ancora nel suo stato primitivo. Esso Γ¨ assai ristretto nel confronto degli altri due e sulle sue mura, quantunque mezzo diroccate, sorgono ancora le antiche merlature e corre tutto intorno il camminamento di ronda. Nell’angolo tra sera e tramontana s’innalza una tozza torraccia coperta di tegole, la quale costituisce la parte piΓΉ antica del castello risalendo appunto al secolo XIΒ°. Essa ha quattro poggiuoli prospettanti i quattro punti cardinali ed Γ¨ internamente vuota. In questo cortile, al principio del secolo scorso, si potevano osservare i resti di un grande affresco che rappresentava soldati e guerrieri a cavallo, e che occupava buona parte della muraglia verso levante. Di quella pittura oggidΓ¬ non rimane traccia alcuna. Degno di menzione Γ¨ il pozzo scavato nel tufo vulcanico profondo circa 70 metri, ricco di acqua eccellente, intorno a cui la fantasia popolare ha tessuto le sue leggende. Ed invero queste mura diroccate, questi fabbricati vuoti, questi cortili deserti ci trasportano col pensiero a tempi lontani in cui il castello era oggetto di epiche lotte. E tendendo l’orecchio ci sembra di riudire il cozzo delle armi, le grida dei combattenti ed il gemito dei moribondi, mentre la fantasia si popola di mille fantasmi facendo rivivere tempi lontani, di orge, di soprusi, di violenze, vendette ed assassinii che si succedevano con vertiginosa alternativa. Fu in queste mura fra l’altro, che Egano, conte di Arzignano, fu ucciso dal nipote Napoleone il Rosso, ambizioso di succedergli nella signoria. Ma ascoltando ancora, ci sembra di riudire il canto appassionato del trovatore che accompagna la sua voce agli accordi del liuto, mentre da una delle finestre scardinate e vuote, come occhi sbarrati che contemplino il loro trapasso, appare nella fantasia la figura vaporosa di una bella innamorata. Dietro a quella come un commento orchestrale in sordina, nel chiaro-scuro delle deserte stanze vagano ombre di uomini che furono celebri nelle armi o si distinsero per pietΓ  di costumi dedicandosi alla vita ecclesiastica o claustrale. Allora si ricorda il valore di Uberto Maltraverso e di Pietro Conte di Montebello, e le loro figure si circondano di uno stuolo di armati, ritti a cavallo e pronti, ad un loro cenno, a lanciarsi in battaglia. Allora Angelo dei Maltraversi, Patriarca di Grado, e Giulio Conte di Montebello Vescovo di Ferrara, appariscono circondati da una aureola di santitΓ  e, dalla chiesetta vegliata dai cipressi, giunge il salmeggiar lento e cadenzato dei frati.
Ma ora tutto tace, tutto Γ¨ deserto ed il castello stesso Γ¨ un gigante sull’orlo della rovina. E dire ch’esso rappresenta la pagina piΓΉ bella della storia del nostro paese e l’unico monumento medioevale di cui Montebello possa andare orgoglioso. L’abbandono in cui Γ¨ lasciato e la decadenza verso cui sempre piΓΉ s’incammina, fanno sperare, che come si Γ¨ fatto altrove, anche qui sorga un gruppo di animosi che tolga da certa completa rovina questo storico edificio, per conservarlo e consegnarlo ai posteri in tutta la sua bellezza.
In questo terzo cortile vi Γ¨ pure un’altra torricella coperta a cupola, che fa parte del fabbricato eretto dal Pagani. Essa sorge verso mezzogiorno e termina con un terrazzino a cui si accede per una scala a chiocciola assai malconcia. Da lassΓΉ si gode un magnifico panorama. A settentrione l’occhio spazia sulle fertili vallate del Chiampo e del GuΓ  chiuse dalla barriera delle Prealpi Vicentine, le quali durante la grande guerra conobbero l’eroismo dei soldati d’Italia. A mattina la cittΓ  di Vicenza si profila con le sue torri alle pendici dei Berici pittoreschi. A mezzogiorno la ferace pianura Padano Veneta si perde a vista d’occhio, mentre a sera le ultime propaggini dei Monti Lessini, ai cui piedi si adagia Montebello sgroppano festevoli al piano festonato di viti e ricco di casolari.
Il castello, attualmente proprietΓ  del Conte Ludovico Miari, fu venduto dalla Veneta Repubblica al Comune di Montebello nel 1597. Il nostro paese, a sua volta, nel 1676, lo vendeva al signor Francesco Viviani, a cui nel 1828 successero i Pagani e quindi nel 1869 i Dalla Negra. Da questi ultimi il castello nel 1870 fu venduto al Conte Mocenigo, dal quale nel 1890 lo acquistava la Marchesa Anna Miari Carlotti. Questa nel 1922, lo vendeva al Conte Ludovico Miari attuale proprietario.
Alla parrocchia di Montebello oggidΓ¬ non spetta che il diritto di portarsi processionalmente alla chiesetta del Castello due volte l’anno e cioΓ¨ nel mercoledΓ¬ delle Rogazioni ed il 28 di Agosto Β».

(U.R. dal NΒ° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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