LA FAMIGLIA DAL PISSOLO

[93] LA FAMIGLIA DAL PISSOLO (PISSOLATO E ZATO)

L’importanza di questa antica famiglia montebellana Γ¨ sancita, soprattutto nel β€˜400 e β€˜500, dalla presenza di alcuni notai tra le sue fila. Il cognome nasce dal toponimo β€œpissolo” ossia sorgente, luogo ancor oggi vitale ubicato a pochi passi dalla contrΓ  di Vigazzolo sul fianco della collina del castello. Il suo capostipite, o meglio il suo membro piΓΉ antico ritrovato nei documenti Γ¨ Giovanni, padre di Antonio notaio. Il nome Giovanni ed il mestiere paterno Γ¨ confermato anche da un altro appartenente allla famiglia che, tra l’altro, Γ¨ il solo notaio con il contemporaneo Gio. Michele β€œda Montebello” (Prosdocimi) ad averci tramandato una qualche sorta di raccolta di documenti. Nel collegio dei notai Giovanni dal Pissolo (junior) figura aver rogato tra il 1485 ed il 1487 solo perchΓ© il suo fascicolo di documenti Γ¨ stato prodotto in questo periodo, esistono perΓ² altri rogiti in altri fondi che ne farebbero protrarre l’attivitΓ  almeno fino al 1500. Uno di questi Γ¨ una costituzione di dote datata 19 Ottobre 1499 del Convento dei Carmini di Vicenza.

L’intreccio di matrimoni tra appartenenti a famiglie di notai non risparmia nemmeno i Dal Pissolo, fatto questo comune tra quei casati che volevano garantirsi l’ereditarietΓ  nel lucroso mestiere. Ne Γ¨ un esempio il matrimonio tra Domenica figlia di Antonio Dal Pissolo e Bernardino figlio di Miglioranza della famiglia Prosdocimi del 1485 circa. Nei primi anni del β€˜500, in piena fase di nascita dei cognomi, Dal Pissolo si trasforma in Pissolato, tipica modificazione veneta nella quale il suffisso –ato sta per figlio di … o appartenente alla famiglia di … A Montebello questo tipo di cognome con il suffisso –ato Γ¨ stato di gran lunga il piΓΉ utilizzato non solo per cambiare patronimici, ma anche per indicare, come per i Pissolato la provenienza da un certo luogo. Ecco che gli abitanti del Covolo diventano Covolati, quelli della Bellocaria Belocati e quelli del Pissolo Pissolati appunto. Pochi anni prima dell’Estimo del 1544-45 un ramo dei Pissolato, soprannominato Zato, (scritto ora con una ora con due T) acquisisce la β€œmenda”  (soprannome) come cognome definitivo. Da quel momento in avanti scompariranno i Pissolato, forse per naturale estinzione forse perchΓ© emigrati, e sopravviverΓ  il piΓΉ recente Zatto. In occasione di quel rilevamento fiscale i Pissolato abitano nella contrΓ  di Vigazzolo, probabilmente nei pressi di quel luogo che li ha cognominati, e il loro patrimonio (sono due fratelli) comprende oltre 40 campi. A quattro passi da loro, nella contrΓ  della CaminΓ , vivono gli Zato che invece possiedono, oltre alla modestissima casa 4 campi.

Nel corso del β€˜600 non trovo alcuna famiglia Pissolato in Montebello, mentre nell’Estimo del 1665-69 figura l’unica famiglia Zatto, quella capeggiata da Bortolo, che abitando nella contrΓ  del Castello, che si puΓ² individuare anche nella contrΓ  della CaminΓ , vive in una casa di due stanze con mezzo campo a fianco, supportato dalla proprietΓ  di una ulteriore pezza di terra di un campo e mezzo. Questa Γ¨ l’ultima rilevazione in Montebello riguardante l’antica famiglia dal Pissolo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Il Pissolo nella contrΓ  di Vigazzolo (ora via Roma e via Trento) di cui si parla nell’articolo (a cura del redattore).

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INSEDIAMENTI ED ACQUE

[2] INSEDIAMENTI ED ACQUE

Il 5 luglio scorso abbiamo avuto il piacere di proporre alla collettivitΓ  di Montebello una conferenza tenuta dalla nostra socia e concittadina, la Prof.ssa Sandra Vantini dell’UniversitΓ  di Verona, da sempre cultrice della storia del nostro paese.
La Conferenza verteva sui corsi d’acqua che attraversano il nostro territorio, su come nei secoli siano stati modificati dalla natura e dall’uomo e come di conseguenza abbiano influenzato la vita degli abitanti della zona. Se i corsi d’acqua sono essenziali per la vita dell’uomo e le irrigazioni dei campi, Γ¨ pur vero che l’uomo teme le piene, gli straripamenti e i disastri delle inondazioni. Una profonda modificazione, storicamente registrata da Paolo Diacono nella sua Β« Historia Longobardorum Β» risale al 589 quando si Γ¨ verificata la Rotta, cioΓ¨ la grande alluvione con lo straripamento del fiume Adige, che cambiΓ² il suo corso verso Albaredo e Legnago mentre prima passava per la cittΓ  di Este.
I corsi d’acqua che attraversano Montebello e vanno ad alimentare un fiume importante come l’Adige sono: il Chiampo/AldegΓ  e il Rodegoto, affluente che nasce a Montorso e finisce nel Chiampo.
Il GuΓ , invece, dopo aver preso varie denominazioni con la confluenza in altri fiumi (Frassine, Gorzone) giunge a sociare autonomamente in mar Adriatico.
La separazione tra questi due bacini idrografici Γ¨ sempre stata incerta e problematica. I primi documenti che parlano di questi fiumi risalgono alla fine del XI secolo. Nel 1321, fu concesso che le acque del fiume GuΓ  defluissero verso l’Alpone e quindi nell’Adige. Nel 1380 un’altra direttiva degli Scaligeri stabilisce che l’AldegΓ , cioΓ¨ il Chiampo, non giri verso l’Alpone bensΓ¬ verso il GuΓ , sottopassando la strada Regia: Γ¨ evidente il tentativo di portare le acque in un altro bacino idrografico “scaricando” il problema su un altro territorio.
E’ presumibile che le popolazioni dalla parte di Padova non siano state molto felici di questo, per cui nel 1411, in epoca veneziana, troviamo un documento che stabilisce che le acque vengano divise a metΓ  e cioΓ¨ una parte nell’Alpone e l’altra parte nel GuΓ . Qui entra in evidenza il famoso Triangolo di Montebello, che altro non sarebbe che un manufatto per separare in modo uguale la corrente, ovviare ai disastri delle piene e quindi agli allagamenti.
Nel 1530 diciotto senatori veneziani, rappresentanti di vari territori della Serenissima, partono a cavallo per fare una ricognizione sul territorio e chiarire il problema, arrivando alla conclusione che le acque dell’AldegΓ  e una parte di quelle del GuΓ  confluiscano nell’Alpone. Questa decisione ha avuto una cartografia (1535): Γ¨ una pergamena in cui, tra l’altro si vede, il famoso Triangolo.
Nemmeno questa situazione perΓ² era ideale, perché ovviamente portava troppa acqua nell’Adige.

Nel 1593 si richiede un nuovo sopralluogo che il Senato veneto approva: così altri dieci rappresentanti arrivano fino a Montebello dove alloggiano nella casa del Nobile Sangiovanni.

Nel 1600 viene istituito il Magistrato all’Adige e viene stabilita una tassazione per poter effettuare le opere. In quegli anni si ripetono le rotte del Chiampo/AldegΓ , come si puΓ² vedere anche nella carta dello Zanovello del 1692.
In una carta successiva la situazione Γ¨ considerata dal punto di vista del Marchese Malaspina, o piΓΉ precisamente evidenziando come egli desiderasse modificare la situazione dato che le sue proprietΓ  si trovavano a ridosso del Chiampo, appena sotto il ponte del Marchese (nei prΓ  di Stocchero per capirci).
Egli arriva a chiedere di poter spostare il suo molino e di far andare l’acqua derivata dal suo funzionamento dall’AldegΓ  nel GuΓ .
La cartografia utilizzata per documentare il tema delle acque a Montebello ha messo in luce come anche nel nostro paese fosse praticata nel 1500, la coltura del riso: quindi anche noi abbiamo avuto le nostre risaie, che si trovavano nei campi della PrΓ , dove c’era l’acqua sorgiva.
La conferenza si Γ¨ chiusa ricordando come in passato, nel 1700, l’acqua per uso domestico nel paese, fosse prelevata, da pozzi e da fontane, come quella del “Pissolo” (vedi illustrazione), e solo famiglie nobili come i Valmarana potevano pensare di farla arrivare in casa attraverso una lunga tubazione.

L.A. (dal NΒ° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)
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