LA FAMIGLIA BELOCATO

[78] LA FAMIGLIA BELOCATO

Cognome di dubbia origine che individua gli abitanti della Bellocaria, toponimo ancor oggi vitale. In verità ho trovato prima i nomi Beloquo e Belocho anzichè Bellocaria, il che mi fa credere che siano stati questi abitanti a dare il nome al sito. Pietro Beloquo figlio di Gerardo appare già in un documento del 1439. Il significato di Bellocaria è poco chiaro e dà adito a spiegazioni, a dir poco, fantasiose.

1) Il vicino paese di Locara un tempo si scriveva L’ochara e indicava il posto dove si allevavano o si trovavano le oche, quindi questa potrebbe essere l’origine di Bellocaria; nel nostro caso il termine Γ¨ preceduto dalla parola bello che renderebbe il posto ancor piΓΉ gradito.

2) Altra ipotesi Γ¨ che derivi da Bel-loco, nel senso di bel posto.

3) Oppure luogo della guerra (dal latino bellum e locus o loca al plurale).

Sono tre le famiglie citate nell’Estimo del 1544-45, ma solo una, quella di Antonio Belocho dimostra di avere delle proprietΓ  di un certo valore. Tra l’altro in questa compilazione si assiste alla trasformazione di Belocho in Belocato o Beluchato. Infatti al suddetto Antonio Belocho del fu Jeronimo sono affiancati gli eredi di Agnolin Beluchato che sono in veritΓ  i nipoti di Antonio stesso.
Nel Seicento Battista Bellocato di mestiere fa il falegname e nel frattempo la sua famiglia si Γ¨ trasferita nella contrΓ  di Borgolecco. Quella di Battista Γ¨ l’unica famiglia Belocato ad apparire nell’Estimo del 1665-69. Dopo questa segnalazione il cognome sembra essere del tutto scomparso da Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Ricostruzione della mappa di Montebello del 1544 con i nomi delle contrade dell’epoca (a cura dell’autore).

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UNA ZUFFA TRA I CAMPI

[71] UNA ZUFFA TRA I CAMPI
UNA DISCUSSIONE FINITA IN TRAGEDIA

 

Nel 1548 ilΒ  Decano di Orgiano denunciΓ² Giovanni figlio di Domenico Β detto β€œde la Croda” di Montebello.

Il 30 Luglio Pietro del fu Lorenzo Foletto di Orgiano con Bartolomeo del fu Giovanni Rezaore di Grancona, suo servo, vennero a parole con il denunciato mentre facevano la paglia nei campiΒ  del Nobile Gio. Jeronimo Orgiano.
La disputa degenerΓ² e Bartolomeo fu ucciso da Giovanni figlio di Domenico.
Dopo il processo l’omicida fu bandito in perpetuo.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta nΒ° 1132 dal 1546 al 1549)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (a cura del redattore).

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DON GIUSEPPE CAPOVIN

[67] DON GIUSEPPE CAPOVIN – Prevosto a Montebello dal 1877 al 1908
Don Giuseppe Capovin Γ¨ nato a Schio il 23 Ottobre 1834 dal farmacista Pietro Capovin e da Cecilia Sartori. Fu consacrato sacerdote nel 1857 e, per circa vent’anni, prestΓ² servizio nella sua Schio con entusiasmo e grande passione. Nel 1861 fondΓ² con altri la Compagnia di S. Luigi; dal 1864 fu cappellano delle suore Canossiane; nel 1869 fondΓ² la Congregazione delle Figlie di Maria, la prima della Diocesi aggregata alla primaria di Roma, e ne fu anche il direttore; nel 1870 introdusse gli Esercizi per le operaie presso le Canossiane, nel 1876 istituΓ¬ la Congregazione di S. Angela Merici la prima in Diocesi e ne fu anche il direttore.
Durante il suo apostolato nella sua cittadina natale ha lasciato un segno profondo, e, come dice don Giovanni Prosdocimi nella sua memoria, «… seppe tanto entrare nelle anime da spandere a Schio un vero profumo di virtΓΉ, della quale non pochi ricordano ancora il fascino …»
Ma ecco, come succede spesso ancora oggi, venne il momento di dover abbandonare la sua missione a Schio per iniziarne una nuova in un’altra Parrocchia. Era il 1877 e venne informato dal Vescovo Mons. A. Farina che sarebbe divenuto Prevosto di Montebello. La scelta non entusiasmΓ² don Giuseppe Capovin che supplicΓ² il Vescovo di ripensarci. Ma alla fine, con molta trepidazione, accettΓ² l’incarico.
In un prezioso libricino, dove don Capovin annotava i suoi pensieri, scriveva rivolgendosi a se stesso: « Che temi? PerchΓ© ti angusti? Stolto. Sei tu che scegliesti quella via che chiaramente or ti vedi aperta innanzi, o non fu piuttosto Iddio che ti impose per dovere di percorrerla? Oh sΓ¬, oh mio GesΓΉ, lo conosco. DimenticherΓ² me stesso per seguire puntualmente l’additatomi sentiero. La sua novitΓ  mi sorprende e mi conturba! Non importa. So con chi cammino e mi basta.Β Β»
E quando la sera del Sabato 14 Settembre 1877 arrivò a Montebello e fu accolto con una grande festa ne rimase commosso e poi annotò: « Alla stazione: Sindaco, Giunta, fabbricieri, musica, popolo: mio Dio quali momenti per me! »
Si mise subito all’opera aiutato da altri sacerdoti che lo apprezzarono e stimarono fin dal suo insediamento, ma non tardarono ad arrivare le prime difficoltΓ . Costituita la Congregazione delle Figlie di Maria, che, all’inizio, raccoglieva solo poche giovani ragazze, ci furono proteste da parte della Giunta e della Fabbriceria che rassegnarono presto le dimissioni. Don Giuseppe Capovin non si scompose e ai suoi piΓΉ stretti collaboratori disse: Β« Ma che si pensa da quei signori? Forse che io con un drappello di bimbe devote vada congiurando contro l’unitΓ  della patria? Β»
Nel suo apostolato non smise mai di predicare con ardore la divina parola del Vangelo e di abbellire la Chiesa che, ripeteva: «… non Γ¨ mai abbastanza ricca e bella, perchΓ© Γ¨ la casa di Dio, ed Γ¨ il solo luogo in terra dove il popolo tutto sentendosi indistintamente padrone, Γ¨ veramente fratello!Β Β»
Il 26 aprile 1885 venne inaugurato l’altare dell’Immacolata Concezione, splendido lavoro di Francesco Cavallini di Pove e, nello stesso giorno, fu istituita la festa Quinquennale in onore di Maria.
Nel 1887 venne inaugurato il nuovo Oratorio della Sacra Famiglia che egli fece erigere in soli nove mesi, suscitando grande entusiasmo nei fedeli. Esso fu fatto su disegno del maestro muratore Giuseppe Guarda di Montebello.
Fece risorgere l’Ospedale e il Ricovero che versavano in pietose condizioni, affidandone nel 1902 la direzione alle Suore di S. Dorotea. NΓ© trascurΓ² i suoi figli piΓΉ poveri e abbandonati offrendo loro tutto ciΓ² che poteva.
Non si stancava mai di studiare e passava lunghe ore con i suoi libri, leggendo, cercando, tanto da diventare un esperto di storia, sia sacra che profana. Arricchiva continuamente la sua biblioteca di nuovi libri che divorava con molta passione. Amava moltissimo la sua terra: ne aveva studiato a fondo la storia mettendo assieme tutte le notizie, anche le più insignificanti, con molta precisione e passione. Scrive ancora don Giovanni Prosdocimi: « fortunato chi saprà servirsi di tanta dovizia di ricerche per compilare la storia di questo bello e storico paese! ». Aveva alcuni sacerdoti collaboratori ma lui li guidava con fermezza, ma con rispetto e spesso diceva loro: « Non abbiate timore, avanti! Il biasimo e le dicerie cadranno sempre sopra di me, ed io, lo sapete, non ne faccio conto. »

Umberto Ravagnani (dal NΒ° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: 125 anni fa, in occasione delle celebrazioni pasquali, il Prevosto Don Giuseppe Capovin faceva stampare questo bigliettino per la popolazione di Montebello Vicentino (collezione privata Umberto Ravagnani).

Con l’occasione la redazione augura una BUONA PASQUA a tutti i lettori

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