MONTEBELLANI … AL MARE

[181] 1568 – MONTEBELLANI … AL MARE

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Nei secoli passati erano rarissimi gli abitanti della pedemontana veneta, e non solo, che avevano avuto la fortuna di aver visto il mare. Per alcuni montebellani l’occasione di raggiungere la riva dell’Adriatico si presentΓ² nel 1568, quando, in ottemperanza ad un ordine del Doge di Venezia, dovettero recarsi nel luogo detto β€œPorto di Cortellazzo”.
Di questo ci informa NicolΓ² RoncΓ , Γ¨ il notaio di quell’epoca, che il 7 gennaio 1568 redasse un documento con il quale il Comune di Montebello nominava e dava incarico a Silvestro figlio di ser Francesco de’ Chiarelli e al decano-esattore Paulo Miolo de’ Valentini di raggiungere quella localitΓ . Il loro compito era visionare quella porzione di terreno assegnata al Comune di Montebello che in seguito alcuni suoi abitanti avrebbero dovuto scavare per contribuire a realizzare un canale. Il rogito notarile ci dice solo questo, ma Γ¨ certo che la visita dei due rappresentanti del Comune di Montebello fu seguita, qualche tempo dopo, dagli uomini del paese trasportati da carri trainati da animali, carichi di pale, picconi e carriole. Il trasferimento deve essere durato almeno qualche giorno, ma alla fine gli operai incaricati raggiunsero la localitΓ  marina per iniziare i lavori di sterro. Non fu certo una vacanza!
Da molti anni la Repubblica di Venezia tentava di risolvere il problema dell’interramento della sua laguna, ma inutilmente. Il colpevole era soprattutto il Piave che provocava numerosi e pericolosi trasporti di terra in laguna con conseguente innalzamento delle acque, ma anche il Bacchiglione, per lo stesso motivo fu oggetto di interventi e modifiche idrauliche. GiΓ  nel 1440 la Serenissima fece chiudere alcuni β€œsfoghi” che il Piave aveva sulla sua destra e mise in funzione la Tajada de rede o Taglio del re che da san DonΓ  a Passarella deviava le acque del fiume in eccesso verso l’esterno della laguna. Si ampliΓ² con grandi escavazioni un tratto del Canal d’Arco che si raccordava ad altri che sfociavano a Cortellazzo, La realizzazione di questa grande opera durΓ² un secolo e fu ultimata da Alvise Zuccarini, da cui il nome di β€œCava Zuccherina”. Il progressivo interramento ne provocΓ² perΓ² la scomparsa in meno di 50 anni, e giΓ  nel 1560 si era proceduto a una nuova regolazione del Piave. In seguito, nel 1595, Venezia al suo posto fece scavare l’attuale canale β€œCavetta” inaugurato nel 1601.
Nei trent’anni che precedettero l’arrivo dei succitati montebellani a Cortellazzo, in territorio trevigiano (da FagarΓ¨ di San Biagio di Callalta fino a Torre di Caligo), fu eretto l’argine di β€œSan Marco” che aveva la caratteristica di possedere l’argine di destra (verso la laguna) piΓΉ alto di circa m. 1,40 di quello opposto. Giusto per permettere che le acque tracimanti fossero dirette lontano dalla laguna. Quindi la Tajada de rede fu trasformata in uno scolmatore per convogliare le piene a Cortellazzo attraverso Passarella, CΓ  Pirami e Gajola (1565 – 1579) nel periodo in cui anche Montebello diede il suo contributo umano per la sua costruzione. Come sopra ribadito, questo intervento idraulico non produsse gli effetti auspicati costringendo le autoritΓ  a deviare le piene del Piave verso le paludi di Eraclea, che divennero un lago le cui acque lambivano Caorle.
I realizzatori di queste opere idrauliche e di altre come fortificazioni, strade e ponti erano dei soldati-lavoratori detti β€œguastadori” le cui armi erano vanga, piccone e carriola, precursori dei soldati della Grande Guerra 1915-1918 inquadrati nel Genio zappatori, pontieri, minatori. I documenti che parlano dei β€œguastadori”, almeno per Vicenza e provincia, sono pochi e poveri di notizie.
Si sa perΓ² da una leva di β€œguastadori” del 1580 che il loro impiego era massiccio. Anche il Vicariato di Montebello, ebbe in quell’anno, ed in quelli successivi, alcuni suoi abitanti arruolati β€œa cavar fosse” (Palmanova). I loro nomi: Salvestro del fu Antonio Nardo, Piero del fu Domenego Munaro, Polo del fu Marendolo Cazzolato, Paulo del fu Nadal Cenzato e Zuane del fu Iseppo BonadΓ¨. In occasione dell’escavazione delle fosse di Palmanova gli uomini arruolati ed impiegati in quella mansione furono 7.000 in tutta la Repubblica di Venezia, di cui 770 provenienti dal territorio vicentino.
La paga che veniva assegnata ai β€œguastadori” era di 16 Soldi al giorno per i primi due mesi e Soldi 20 (pari a 1 Lira) successivamente.

Tratto da β€œMiscellanea di storia montebellana” e β€œMontebello nella quotidianitΓ  del β€˜500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Cortellazzo (VE) alla destra del Piave nel punto in cui il fiume sfocia nell’Adriatico.
Umberto Ravagnani

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