MALEDETTA STRADA STRETTA

[185] QUELLA MALEDETTA STRADA STRETTA

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Il 19 Dicembre 1793 Francesco Galiotto da Montecchio Maggiore si stava recando a Montebello, con alcuni suoi congiunti, conducendo due carri di fieno. I due pesanti mezzi furono raggiunti da un piΓΉ veloce carretto tirato da due cavalli e condotto da Bastian Pesavento di Montebello. Quest’ultimo voleva poterli sorpassare, ma non fu possibile perchΓ© in quel punto la strada si restringeva. I parenti del Galiotto dissero che a loro giudizio poteva passare senza per altro andare coi cavalli contro i rovi ai lati della strada, ma non fu dello stesso avviso il Pesavento. Si fece allora avanti Francesco Galiotto che guidava il secondo carro e con una β€œfossina” (forca) sulle spalle gli si parΓ² davanti. Alla vista del nuovo venuto il Pesavento esclamΓ² β€œmostro della Madonna” e contemporaneamente, estratta una pistola, lasciΓ² partire un colpo che ferΓ¬ il Galiotto. Ma costui, seppur ferito, lo disarmΓ² e con la stessa arma gli vibrΓ² alcune botte sulla testa. Quindi, i due avvinghiati come serpi, caddero nel fosso, il Pesavento sotto ed il Galiotto sopra che seguitava a tempestarlo di colpi con il calcio della pistola finchΓ© questa non si spezzΓ² in due. Il Pesavento, ormai sopraffatto, estrasse dalla β€œscarsella” (tasca) un coltello con quale ferΓ¬ a morte il suo antagonista. Si fece poi strada vibrando fendenti contro il padre ed un fratello della vittima senza colpirli e scappΓ². Fu inseguito e raggiunto dai due che lo catturarono e malmenarono e lo condussero nella prigione di Montecchio Maggiore.
Dopo l’inevitabile processo fu assolto per aver agito in stato di legittima difesa.

Tratto da: “Il ‘700 giorno per giorno” di OTTORINO GIANESATO

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio raccontato nell’articolo (a cura del redattore).

Nota: Per rassicurare i lettori su questi violenti fatti di cronaca voglio citare un articolo di Mind (Mente & Cervello) del mese di giugno 2018, dal titolo “Il declino della violenza” di Steven Pinker docente di psicologia alla Harvard University di Cambridge: Β« Quella in cui viviamo Γ¨ senza dubbio una delle epoche meno violente della storia … Oggi per un cittadino europeo il rischio di morire per mano di un proprio simile Γ¨ statisticamente 60 volte inferiore rispetto al 1300 … Quando consultiamo le cronache medievali dell’Europa occidentale, constatiamo che l’autocontrollo lasciava a desiderare. In quei racconti abbondano i dettagli che dimostrano che la gente veniva alle mani per un nonnulla, faceva i bisogni dove capitava o pugnalava gli altri nel bel mezzo di un pranzo, tutti segnali che la capacitΓ  di controllo della mente di controllare il comportamento era molto debole. CosΓ¬ in Cina l’uso delle bacchette Γ¨ stato imposto dall’imperatore per mettere fine al problema mortale dei litigi durante i pasti, favorito dalla presenza dei coltelli …Β Β» (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani

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BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

[130] BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia di Zermeghedo e della sua Chiesa (1).

Da un atto di vendila esteso il 14 gennaio 1265 si rileva che Guidone quondam NicolΓ² da Lozzo, oltre che ai suoi beni di Montebello e della Mason, vendette pure alla cittΓ  di Vicenza quelli ch’egli teneva in Zermeghedo. Questo allora, da poco erasi costituito in libera parrocchia; pure cio nonostante, le prime notizie del suo rettore si hanno solo il 28 marzo 1351, epoca in cui nel codice F. dei feudi tra l’altro leggesi: « Vacantibus sacerdotali beneficio et prebenda in ecclesia Sancti Michaelis de Germezedo Dyoc. Vinc. per absentiam ultimi rectoris ecclesiae praedictaeΒ Β». Da questo documento si ricava inoltre che al parroco di Zerrneghedo spetta il titolo di Rettore, come infatti apparisce da vari scritti originali, e da una bolla del Pontefice Clemente X in data del 1675 in cui citasi: Β« Bartolomeo Brondin Rectori Paroehialis Ecclesiae Sancti Michaelis loci ZermeghediΒ Β». Quantunque, ancora dal principio della seconda metΓ  del secolo XIII, Zermeghedo fosse libera parrocchia, pure, nella visita pastorale fatta a questa chiesa il 30 novembre 1521 s’intitola: « Capela Prepositure de MontebelloΒ Β». CiΓ² dimostra che la parrocchia di S. Michele, sebbene allora fosse indipendente da molto tempo, pure riconosceva per matrice, la chiesa prepositurale di Montebello. Ed invero a quell’epoca il Rettore di Zermeghedo era obbligato ad assistere alla messa del Sabato Santo, nella chiesa dove pure si recava a ricevere gli Olii Sacri di Montebello. Inoltre la chiesa di S. Michele Arcangelo, nel giorno del Sabato Santo, non poteva suonare le campane prima di quelle della Matrice. A tali obblighi era pure soggetta anche l’Agugliana, di cui, come oratorio di Zermeghedo, si fa cenno nell’inventario della Parrocchia di S. Michele, esteso il 3 giugno 1444 e che cosi incomincia: « In Christi nomine amen. Inventarium omnium bonorum mobilium, et immobilium ecclesiae Sancti Michaelis de Zermegedo factum per honestum virum presbiterum Paulum Ioannis de Leonessa rectorem suprascriptae ecclesiaeΒ Β». La chiesa parrocchiale di Zermeghedo sorge sul colle ed Γ¨ di recente costruzione, come lo dice la scritta in lettere di bronzo posta sulla facciata: « Deo O.M. et S. Michaeli Arc. A.D. MCMXIIΒ Β». La facciata del tempio, sorto su disegno dell’ingegnere Borgo di Vicenza, Γ¨ stile romanico-bizantino. Essa perΓ² Γ¨ male proporzionata. L’interno semplice con quattro cappelle e l’altare maggiore, Γ¨ illuminato da varie bifore. L’altare maggiore, in marmo rosso di Piana ed in marmo lumachella di Novale, Γ¨ ornato da due angeli in pietra, eseguiti dallo scultore Federico Marzot, il quale riprodusse quelli della chiesa del Seminario di Vicenza dovuti allo Spazzi. Fra gli altri tre altari Γ¨ particolarmente ricordato il secondo, a destra di chi entra in chiesa, adorno da una pala rappresentante la Vergine in trono col Bambino ed i Santi Catterina e Michele Arcangelo. Questo lavoro viene attribuito al pittore Scabari, che fiori nel 1600. Ultimamente, e cioΓ¨ nel 1927, furono eseguiti gli stalli del coro dal falegname Silvestro Lovato di Montebello su disegno del Prof. Gianfrancesco Ghirotti di Vicenza. Oltre alla chiesa di S. Michele Arcangelo esiste tuttora la vecchia parrocchiale costruita nel secolo XVIII. Essa perΓ² non Γ¨ piΓΉ ufficiata. La stessa sorte ha serruito pure il piccolo oratorio dedicato a S. Gaetano Thiene nel 1687 dalla famiglia RegaΓΉ originaria da Zermeghedo. Questo pittoresco villaggio, durante il dominio della Veneta Repubblica, era eretto in comune e dipendeva dal Vicariato di Montebello, ma durante il predominio francese fu soppresso, e solo con la venuta dell’Austria, fu nuovamente istituito, e tale rimase anche con la venuta del Regno d’Italia. Con Regio Decreto del 28 marzo 1929 il comune di Zermeghedo fu soppresso e aggiunto a quello di Montebello. Durante la grande guerra questa frazione diede alla causa nazionale dei suoi figli, alcuni dei quali caddero sul campo, altri morirono per cause di guerra. Eccone i nomi: Albiero Giuseppe, Beggio Attilio, Bolcato Luigi, Braggion Giuseppe, Bruttomesso Rodolfo, Cecchin Giacomo, Consolaro Giuseppe, Feltre Vittorio, Pesavento Luigi, Tadiello Antonio. Zermeghedo conta pure un decorato al valor militare. Esso Γ¨ Franchetto Agostino, di cui trascrivo la motivazione: Franchetto Agostino da Zermeghedo – Sergente Maggiore 6Β° Reggimento Alpini – Medaglia d’argento. – Β« Durante un nostro contrattacco, sostituiva brillantemente e successivarnente il comandante di plotone e della compagnia caduti durante l’azione, dimostrando fermezza e coraggio mirabili – Monte Badonecche, 4 dicembre 1917. – B. U. 35 del 30 maggio 1919, pag. 2441Β Β». Alla memoria dei suoi Caduti, Zermeghedo murΓ² due lapidi, una sulla facciata dell’ex municipio con incisi i nomi dei Caduti e l’altra sul fianco sinistro della chiesa parrocchiale con la seguente Iscrizione :

PREGHIAMO
GLI ALLORI – SEMPITERNI
PEI FORTI
CADUTI SULLE CONTESE FRONTIERE
RICONQUISTATE
ALLA PATRIA COMUNE
RIAPERTE
ALLA ENERGIA MULTIFORME
DELLA NAZIONE

Note:
(1) Quando il nostro compaesano Bruno Munaretto scrisse il suo racconto, questo Comune era stato soppresso da alcuni anni e aggregato a quello di Montebello.

Foto: Zermeghedo – 1955 ca. (foto: APUR – Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani


ZERMEGHEDO oggi …

 

Nota:
Per chi Γ¨ interessato, da parecchi anni Γ¨ stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad ArquΓ  Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione.

E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiositΓ , proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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OMICIDIO PRESSO CASA QUINTA

[112] MOLTI GLI INDIZIATI, UNO SOLO L’OMICIDA

Il 28 Novembre 1775, nel luogo β€œLa Pontara del Quinto” (Casa Quinta) tra i paesi di Meledo e di Montebello, morΓ¬ ucciso da una fucilata NicolΓ² Longo senza che nessuno fosse stato presente al fatto. Si sparse allora una voce che l’omicidio fosse stato commissionato da Orsola Lazzaretti. Vedova Castraman da Locara per vendicare la nipote Manina Brugnolo che, tempo prima, era stata colpita col fiancone di uno schioppo dal Longo. Numerosi altri indizi indicarono come mandanti i persecutori del Longo cioΓ¨ Domenico Pesavento da Sarego, Carlo Dal Bon detto β€œCola” da RoncΓ , e Gianantonio Dall’ava da Lonigo.
Il primo per essere stato nel passato al servizio della Castraman e che, nel San Martino scorso, in una osteria di Montebello, aveva scaricato il suo schioppo con una palla d’oncia e 40 pallettoni contro il Longo che fecero un gran numero di β€œimpressioni” e ferite (rilevate e trovate all’atto dell’esame del cadavere del Longo stesso).
Altro indizio contro Domenico, l’essere stato visto, sette od otto giorni prima del fattaccio, andare verso il ponte della Fracanzana dove il Longo aveva avuto numerosi e sospetti incontri. In quanto a Carlo costui aveva servito quell’autunno come β€œguardacampagna” in Montebello ed aveva deposto, otto giorni dopo l’uccisione, di non essersi trovato nel luogo del delitto, seppur si sapeva che proprio da quΓ¬ si era allontanato.
Gli indizi a carico di GianAntonio detto β€œMoro” attuale servitore della Castraman, erano pesanti. Giorni prima infatti aveva rilasciato alcune dichiarazioni bellicose contro il Longo espressioni che avevano fatto il giro della piazza di Montebello. Fu altresΓ¬ visto, sei o sette giorni prima del delitto, in compagnia di Domenico Pesavento sopra il ponte della Fracanzana dopo le ore 24 e, la mattina seguente l’omicidio β€œprendere servizio in Montebello senza che comparisca il mattino”.
Gli inquirenti dichiararono autore del delitto GianAntonio Dall’Ava che fu condannato a cinque anni al remo sopra una galera. Tutti assolti gli altri imputati.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘700)

Figura: LocalitΓ  Casa Quinta a Monticello di Fara (a cura del redattore).

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