UNA SOSPETTA MALVERSAZIONE

[191] UNA SOSPETTA MALVERSAZIONE COMUNALE CINQUECENTESCA
(ossia appropriazione indebita di denaro pubblico fatta da dipendenti o amministratori)

Il 5 aprile 1579, il notaio montebellano Nicolò Roncà del fu Daniele fu testimone di una Convicinia (assemblea) straordinaria trascritta nel “Liber Collectarum” ossia Libro delle Riunioni (raccolta di documenti andata distrutta – n.d.r.).
Nell’assemblea furono eletti sette uomini per riesaminare quanto fatto e prodotto dall’Amministra- zione Comunale di Montebello nel periodo che va dal 1565 al 1578. Nell’occasione vennero pure nominati procuratori del Comune Gio.Pietro Barbizza e Marc’Antonio Valentini con il compito di comparire davanti ai Rettori del Territorio di Vicenza (Amministrazione Provinciale) e dare spiegazioni in merito alla sparizione di alcune pagine dei Libri Contabili Comunali che risultavano strappate.
Gli anni incriminati furono però solo tre: il 1565 quando fu esattore (Decano) Rizzardo Cazzolato, il 1567 quando lo stesso incarico venne ricoperto da Bernardino Magistrelli ed il 1569 con esattore (Decano) Chiarello de’ Chiarelli. Negli anni citati il notaio comunale era Gabriel Nardo.

L’ANTEFATTO
Tutto diventò più difficile quando, per la mancanza di quelle pagine, non fu possibile eseguire i conteggi necessari per la stesura del bilancio. Dell’oscura faccenda ne venne a conoscenza l’Amministrazione del Territorio (Provincia) che ora chiedeva chiare delucidazioni e giustificazioni.
A far scoppiare il bubbone fu l’esattore (Decano nel 1575 e 1578) Rizzardo Vivian, indicato come probabile autore della manomissione dei libri dell’amministrazione comunale che per mascherare le sue ruberie non trovò niente di meglio che far sparire le tracce del maltolto.
Pertanto gli intervenuti all’Assemblea pretesero che a Rizzardo Vivian fossero addebitate tutte le differenze e mancanze di cassa relative alle carte strappate contenenti numerose partite contabili.
Nel momento dell’Assemblea il Decano era Nicolò Rolandi e i consiglieri: Gio.Pietro Barbizza, Bernardin Gaboardo, Jeronimo Vivian, Francesco Miolo in nome di Paolo suo figlio e Giovanni Cazzolato in nome di Jacobo Zambelin.
Non si conosce l’epilogo di questa vicenda dai gravi risvolti penali. Comunque il principale accusato, Rizzardo Vivian, sparì dall’Amministrazione Comunale di Montebello e nell’agosto dello stesso anno morì a Montecchio Maggiore per mano dei Chiarello con i quali era in atto una faida.
Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Disegno: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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UNA BORSA PIENA DI SOLDI

[180] UNA MISTERIOSA BORSA PIENA DI SOLDI

La modesta e semplice costruzione della chiesa di Sant’Egidio, per alcuni montebellani S.Zilio, è arrivata ai giorni nostri dopo aver subito nel 1656 la spogliazione dei beni (pochissimi) da parte della “Serenissima”. Lontana dal centro abitato di Montebello più di un chilometro, lungo la vecchia “Strada Regiaa ridosso dell’argine di destra del torrente Guà, è comunque coraggiosamente sopravvissuta alla cementificazione selvaggia dei nostri tempi. Di questa chiesetta si è già occupato AUREOS con il bellissimo ed esauriente articolo del 9 maggio 2019 (leggi l’articolo).
Quello qui di seguito narrato è uno dei rari fatti di cui sono stati protagonisti i frati della chiesa di Sant’Egidio ed ha come filo conduttore un interrogatorio che si era reso necessario dopo che il 24 novembre 1524 era morto fra’ Battista da Cerea (?) dei padri carmelitani.
In quell’anno era Priore del convento di sant’Egidio il reverendo padre frate Jeronimo e la morte inattesa del confratello Battista aveva dato origine a numerose e fantasiose storie circa una borsa “piena” di soldi che il defunto aveva sempre con sé. Il Priore, onde evitare illazioni e mettere a tacere le malelingue di alcuni montebellani, si era valso dei servigi del notaio Daniele Roncà con studio in contrà Borgolecco. Scopo principale era ottenere, tramite il professionista, delle dichiarazioni di alcuni abitanti di Montebello che aiutassero a fugare i sospetti di appropriazione indebita pendenti sul suo conto e quindi far luce sulla vicenda.
Interrogatorio “extra causa” circa il fu frate Battista da Cerea (?), laico, ordine dei carmelitani di sant’Egidio, Magistro Valerio cerugico (medico chirurgo) di Montebello invitato e diligentemente interrogato sopra l’infrascritta causa disse che nell’anno 1544, il cui mese non ricorda, fu chiamato dal predetto domino Padre Priore di detto loco di sant’Egidio in nome (per conto) di detto domino frate Battista, feritosi mentre andava a cavallo. Dicendo che il magistro Valerio doveva andare nel detto luogo di sant’Egidio per curarlo e medicarlo, poiché detto frate Battista era rimasto ferito venendo cavalcando da Vicenza a detto luogo di sant’Egidio, Quando il magistro Valerio arrivò e si avvicinò a detto frate Battista, esso frate disse el m’è cascà il cavalo sopra questa gamba che io ho male”. E detto cerugico vide la ferita e la curò. Il frate pose mano alla borsa e diede 5 Mocenighi (monete) a detto cerugico (1 Mocenigo veneziano = mezza Lira ossia 10 Soldi). Il cerugico interrogato sopra quanti Ducati si trovassero in detta borsa disse che potevano essere 6 o 7 Ducati (1 Ducato = circa 6 Lire o Troni), ma che non poteva dire quanti senza aver visto dentro se c’erano Marcelli o Mocenighi e altro (1 Marcello = 1 Lira o Tron ossia 20 Soldi) (1). Interrogata poi domina Silvestra vedova di Iseppo Chiarello rispose che aveva sentito Padre Battista dire al Padre Priore:spenda tuto quelo fa bisogno circa la mia cura che resti sodisfato”. Disse poi di aver venduto dei polli per il detto Padre Battista e di aver ricevuto il denaro da detto Padre Priore. Disse anche che detto Padre Battista era arrivato a sant’Egidio circa un mese fa, nulla facente per utilità, e che solo una volta all’inizio aver visto il frate questuare.

L’epilogo di questa vicenda resta sconosciuto, non avendo lo scrivente trovato alcun altro documento che menzionasse questa vicenda.

(Dal libro di Ottorino Gianesato  “Montebello nella quotidianità del ‘500“).

Note:
(1) Lira Tron o Trono è il nome con cui viene comunemente denominata la Lira emessa dal doge Nicolò Tron nel 1472 e incisa da Antonello della Moneta. È comunemente considerata la prima lira emessa in Italia. Indicativamente, nel ‘500, con 20 Ducati, equivalenti a 124 Lire o Troni, si poteva acquistare 1 campo a Montebello (n.d.r.).

Foto: L’interno della Chiesetta di Sant’Egidio in una foto del 2011 (APUR – Umberto Ravagnani 2011).

Umberto Ravagnani

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IL CAPITELLO DELLA PEROSA

[156] IL CAPITELLO Dl CONTRADA PEROSA (1)

Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Il capitello della Perosa – L’inizio dei lavori per la sua costruzione avvenne nel maggio del 1952. Fu costruito per la necessità di un ritrovo per le contrade lontane dalla Chiesa dove alla sera si recitavano i fioretti.
Il Prevosto di allora lo fece costruire proprio per questo motivo. Inizialmente fu posto sotto gli alberi del bosco un quadro della Madonna Pellegrina. Vedendo le persone di diverse contrade felici di questa iniziativa, si pensò di fare una cosa in grande, un capitello, ma mancavano i fondi per costruirlo. Allora le donne cominciarono a preparare dolci e venderli in piazza la domenica. In questo modo si potè iniziare a costruire un primo capitello. Espedito Perlotto, insieme ad altre persone si mise all’opera gratuitamente. Per impedire che il monte franasse fu costruito dietro al capitello un barbacane. La campana per la Madonna l’offrì la superiora dell’ospedale di Treviso, tutta in legno e vetro. Restava il problema della statua della Madonna. Una sera, mentre si recitava il S. Rosario si vide nel piccolo argine vicino, una scatola ben chiusa. Venne aperta e dentro fu trovata la statua della Madonna du Sacre Coeur. Una vecchietta fece un’offerta consistente perché si innalzasse un capitello degno della BONTÀ della Madonna e molti altri la imitarono ».

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello della Contrada Perosa in una foto del 2015 (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota:
(1) La Contrada Perosa è certamente tra le più antiche di Montebello. La troviamo citata, oltre 600 anni fa, in un atto di vendita del notaio Antonio Revese, stipulato in Vicenza, il 28 maggio 1418:

« ANNO 1418 – 28 MAGGIO Atto del Notaio Antonio figlio di Enrico Revese (de’ Aurificibus) –  V E N D I T A
In Vicenza, nel Palazzo del Comune, sopra il poggiolo presso la Torre.

Presenti: Enrico figlio di Nicolò Revese (padre del notaio), cittadino di Vicenza, Gerardo notaio del fu Bartolomeo de Caltrano ambi cittadini abitanti di Vicenza.

Per il prezzo di 40 Ducati d’oro, Battista del fu domino Zamboneto de Betone, cittadino e abitante di Vicenza nella Sindicaria di S. Giacomo, fu d’accordo con Giovanni di Vitale di Montebello di vendergli:

– una pezza di terra di 3 campi nelle pertinenze di Montebello in CONTRA’ VIA STRETTA, presso Bartolomeo di Giacomo e presso Pietro del fu Baldo,
– una pezza di terra di un campo nella CONTRA’ DI PEROSA presso Bartolomeo del fu Bartolomeo,
– un campo ed un quarto in CONTRA’ DEL BORGO presso Nicolò del fu Gaspare di Montebello, presso Giovanni del fu Bartolomeo del fu ser Lancio di Montebello e presso Giovanni di Michele,       
– un campo nella CONTRA’ DEL SUDENTRO presso le acque Delgade, presso i beni della Chiesa di S. Maria, presso l’acqua del Rodegoto ».

Ottorino Gianesato (“Nome e Cognome”, 2007).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

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LA FAMIGLIA MARENDOLI

[111] LA FAMIGLIA MARENDOLI (REPELE E ZANINELLO)

E’ sicuramente una delle famiglie più antiche residenti in Montebello. Il particolare nome Marendolo consente di individuare facilmente i componenti di questo casato, che salvo clamorose scoperte d’archivio a smentire questa affermazione, sono segnalati già alla metà del 1200 con il notaio Marendolo di Otolino Marendolo. Nel 1334 compare come redattore di un atto di compravendita il notaio Viviano di Otolino detto “Conte de’ Gandolfino” di Montebello che potrebbe essere parente del Marendolo prima menzionato. Un altro notaio Marendoli roga nei primi decenni del ‘500 sempre a Montebello.
Desta grande curiosità il significato del patronimico (1) Marendolo (che diverrà poi cognome). Dalla consultazione di testi di tradizioni e nomi locali si evince che col nome “marendolo”, in alcune zone del vicentino si individua il frutto del biancospino del quale ricordo, durante la mia infanzia, ne erano ghiotti tutti i bambini, chiamandolo però banalmente “pereto”. Ho incontrato nei documenti di Montebello solo un altro Marendolo, ossia Marendolo Cazolo (Cazzolato), ed a onor del vero mi ha creato qualche problema di omonimia, poi risolto. Durante il 1400 ed il 1500 gli appartenenti a questa grande famiglia sono residenti nelle contrà della Centa ed in quella della Chiesa Parrocchiale. Nei primi anni del ‘500 Margherita, figlia di Alovisio Pietro-Marendoli sposa Jacobo de’ Danese dei Prosdocimi, avo dello scrivente. Dopo questo periodo compare nelle scritture notarili il soprannome “Repele” ad affiancare sia il nome di Alovisio che il nome di suo figlio Pietro, nonché quello di Bartolomeo, nipote del detto Alovisio. Con il risultato dell’estinzione del cognome Marendoli, causata anche dal contemporaneo cambiamento intervenuto nei discendenti del ramo di Zanino (notaio), fratello di Alovisio, che assumono il nuovo cognome Zaninello.
In pratica nell’Estimo o Balanzon del 1544-45 compaiono tre distinte famiglie: quella di Julia figlia di Julio Repele, quella di Gaspare Repele e quella di Gregorio e Francesco Zaninello. In questo periodo il numero dei discendenti del vecchio casato si contrae poiché alcuni dei suoi componenti sceglie la vita ecclesiastica. Un nipote del notaio Zanino (o Zaninello), figlio di suo figlio GioMaria, diventa frate Filippo del Convento di San Francesco di Montebello, mentre un altro nipote (figlio di Jacobo) diventa il presbitero Pio. I beni posseduti elencati nell’Estimo cinquecentesco sono di tutto rispetto solo per il ramo dei Repele che complessivamente ha circa 40 campi, mentre il ramo dei Zaninello risulta possedere solo la casa adibita a propria abitazione, di scarso valore per giunta. Nell’Estimo del 1665 non figura alcun componente della famiglia Repele e tantomeno di quella degli Zaninello: trasferiti o estinti?

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Nome o cognome derivati dal nome del padre per mezzo di un suffisso (ndr).

Figura: Il biancospino è una pianta perenne della famiglia delle Rosacee, utilizzata per la cura del sistema circolatorio. Il frutto del biancospino, in alcune zone del vicentino viene detto “marendolo” (a cura del redattore).

AI LETTORI:
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LA FAMIGLIA CENZATTI

[94] LA FAMIGLIA CENZATTI O CENZATO

Verso la fine del Trecento, San Vincenzo diventa Patrono di Vicenza,  in sostituzione dei Santi Felice e Fortunato. Questa operazione è favorita dai Nobili Visconti di Milano, in quel periodo signori di Vicenza, che dotano la neonata Chiesa di San Vincenzo di numerosi beni, soprattutto in Montebello. Anche in Montebello questo nome prende piede nei primi decenni del Quattrocento e,  nel 1450, si legge di un tale Michele figlio di Vincenzo. A due transazioni notarili del 1479 partecipa “Cenzeto” figlio di Nicolò dalla Selva, così chiamato in una, mentre nell’altra figura come Vincenzino figlio di Nicolò Cenzeto. Nel 1485, in un altro rogito, appare scritto Vincenzo del fu Nicolò detto “Cenzeto”. Non è molto ben chiaro se le nove famiglie estimate nel 1544-45 siano tutte legate da vincoli di parentela. In quella rilevazione si trovano elencati più rami con il cognome Cenzati o Zensati che sono collocati nell’omonima contrà della Selva, nella contrà della Piazza (nel centro di Montebello) e nella contrà di Borgolecco. L’alternanza dei nomi di battesimo come Michele e Nicolò, spesso presenti nelle famiglie dei Cenzati, sancirebbe la discendenza da un unico capostipite, pur mancando i documenti per la conferma. La suddetta rilevazione evidenzia poi lo spostamento dei Cenzati dalla Selva verso il centro abitato nel quale hanno trovato la definitiva abitazione, per scomparire poi totalmente dall’iniziale insediamento sulle colline. Figura di spicco dei Cenzati è il Presbitero Vincenzo del fu Bernardino che alla metà del ‘500 officia nella vicina Chiesa di San Giorgio di Sorio. Nelle liste dei consiglieri comunali di Montebello stanno scritti  Pellegrino nel 1655, Domenico e Francesco nel 1682 e nuovamente Domenico nel 1689. Il notaio Paolo Cenzati (o Cenzatti) è attivo in Montebello nella prima metà del Settecento ed il figlio Domenico nella seconda, garantendo il loro operato alla comunità per circa 90 anni  fino ai primi anni dell’Ottocento. Negli elenchi del Dazio Macina di fine Settecento Domenico Cenzati è naturalmente segnato nella Prima Classe dei benestanti a capo di una famiglia di ben 11 componenti.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Casa Cenzatti Conforti, in via Marconi. E’ considerata una delle più vecchie case di Montebello, probabilmente risalente al Seicento (a cura del redattore).

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LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

[87] LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

Quella dei Chiarello è senza dubbio una delle dieci famiglie storiche di Montebello. E’ facile intuire che il suo nome deriva dal patronimico Chiarello, abbastanza diffuso nel ‘400, favorito dalla diffusione del culto a Santa Chiara di Assisi vissuta nel secolo precedente. Il capostipite è Chiarello del fu Bartolomeo, segnalato in un documento del 1418. Un Chiarello del fu Pietro di Montebello è testimone di un rogito rogato a Vicenza, ma dubito che si tratti di un parente di quello prima citato.
Figura di spicco agli inizi del ‘400 è Antonio detto “Matuscola” di professione notaio. Questo curioso soprannome locale, definisce bonariamente una persona un po’ bizzarra, non certo un soggetto insano di mente. I notai che all’epoca hanno avuto a che fare con questo soprannome si sono divertiti a scriverlo ora Mazuchello, ora Matuchelle ed altri termini, ma Matuscola è l’esatta forma, al punto che diventa un cognome che resisterà, accostato a Chiarello, fino agli inizi del ‘500 dove Chiarello figlio di Antonio è segnalato come Chiarello Matuscola. Nei primi decenni del 1500 nasce un nuovo soprannome a scalzare il primitivo Matuscola e cioè “Million“, (Antonio Matuscola detto “Million“), nome questo che sarà acquisito da un un ramo dei Chiarello e che sopravviverà fino ai giorni nostri al pari di Chiarello stesso. Il secolo menzionato non si apre sotto i migliori auspici per i Chiarello, poichè nel 1503 Bernardino e Francesco, padre e figlio, muoiono in una rissa sotto i colpi di Gaspare Braga, che per questo verrà bandito da Montebello. L’omicida farà ritorno al suo paese solo dopo il “perdono” dei Chiarello ed un congruo risarcimento di 100 Ducati d’oro.
Nel “Balanzon” (1) cinquecentesco i Chiarello ed i Million sono estimati in posti diversi, nella contrà della Centa i primi, in quella di Borgolecco i secondi, quasi a voler confermare la separazione avvenuta anche nel cognome. Gli eredi di Francesco Chiarello, Guglielmo del fu Agnolo, Francesco del fu Antonio notaio detto “Rosso” e Bernardino del fu Antonello sono tra i più abbienti del paese, al punto che solo Melchiore Veronese e qualche notabile di Vicenza possono vantare pari ricchezze in Montebello. Antonello padre di Bernardino altri non è che il fratello e figlio delle vittime del fattaccio appena narrato. Complessivamente i patrimoni dei quattro Chiarello, di cui sopra, sono estimati quasi 4.000 Ducati e ben 11 le famiglie (Chiarello e Million) iscritte nei ruoli del fisco veneziano. Chiarello Camillo è attivo come notaio, nel suo studio in contrà della Piazza, per quasi 50 anni a cavallo del Cinquecento con il Seicento; lunga vita la sua, ma più breve di quella del notaio Francesco Million che, in Montebello prima e soprattutto in Vicenza poi, esercita la professione per ben 63 anni. Tra i due si inseriscono altri uguali professionisti ossia Giacomo Million, Matteo Chiarello, Chiarello Million (o Millioni come altre volte scritto). In un rogito del notaio di Montebello Bernardin Brunello, si legge che nel 1662 Antonio Million è debitore verso Chiarello Million di 100 Ducati d’oro per una condanna criminale subita in precedenza (risarcimento danni e cauzione). Non è specificato il reato. Nell’anno 1630, quello della terribile epidemia di peste, sono consiglieri comunali Chiarello e Gio. Maria Million, mentre Zaccaria Million lo è nel 1657, nel 1661 Tomaso Chiarello, nel 1669 Giacomo Million, nel 1671 Sebastiano Million, nel 1705 Marco Million, nel 1727 Antonio Million. Appare evidente da questa elencazione come col passar degli anni la famiglia Chiarello sia praticamente scomparsa da Montebello. Sono sei (tre per parte) i nuclei estimati nella seconda metà del ‘600 dei Chiarello e dei Million. Alla fine del settecento non compare alcuna famiglia Chiarello nelle Liste del Dazio Macina. In queste elencazioni nessuna famiglia Million fa parte né dei benestanti, né dei mediocri o medi, tutte quelle descritte appartengono alla folta schiera degli “infimi” (1.836 abitanti in Montebello su 2.391). Tra gli “infimi” si trova infatti la famiglia di Antonio Million di professione colono, come lo è Giuseppe Million, un altro Antonio Million, i fratelli Giovanni e Domenico Million invece fanno di mestiere i “saltari” (guardie campestri), Bortolo Million il tessitore.
Attualmente i cognomi Chiarello e Million sono presenti in Montebello, ma se per i secondi non vi è dubbio che siano i discendenti dei Million in oggetto, per i primi resta tutto da verificare in considerazione che il cognome Chiarello è nato anche in altri paesi in tempi più o meno paralleli.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il patronimico Chiarello deve la sua origine al culto, molto diffuso nel Quattrocento, di Santa Chiara D’assisi che si festeggia l’11 Agosto. L’icona rappresenta un episodio della vita della Santa, attestato dai processi per la sua canonizzazione. Si racconta che Santa Chiara, inferma nel letto, avesse bisogno di una tovaglietta, ma non essendoci chi gliela portasse, le si avvicinò un gatta, cominciò a tirare e trascinare la tovaglietta per portagliela come poteva. Ma la Santa la rimproverò perché la gatta la trascinava per terra. Allora la gatta, come se avesse compreso, cominciò ad avvolgere la tovaglietta perché non toccasse a terra e gliela portò. (a cura del redattore).

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NOTAIO CHIARELLO CAMILLO (1)

[85] I NOTAI DI MONTEBELLO NEL SEICENTO
Notaio CHIARELLO CAMILLO del fu MARC’ANTONIO (attivo tra il 1570 e il 1620, prima parte)

Riportiamo qui un estratto di alcuni atti notarili rogati a Montebello, nelle date indicate, dal Notaio Chiarello Camillo del fu Marc’Antonio che risulta essere domiciliato in Contrà della Piazza (corrispondente all’attuale Piazza Italia N.d.R.). Nel Fondo dei Notai defunti, presso l’Archivio di Stato di Vicenza, sono presenti 12 volumi di atti rogati da Chiarello Camillo. Nel 1600 Montebello aveva una popolazione di circa 2000 abitanti e furono attivi ben 25 Notai, addirittura 7 contemporaneamente nel biennio 1690-1692. Tale abbondanza di Notai nel corso del Settecento si riduceva lentamente, tanto che nel secolo successivo la figura di questo professionista scompariva nella maggior parte delle piccole e medie comunità. Attualmente in provincia di Vicenza i Notai sono presenti in meno di 30 Comuni.

17 DICEMBRE 1600 ALESSANDRO REGAU’ è il Vicario di Montebello.
ANNO 1601 GIROLAMO PALMIERI è detto “pignata”.
5 MARZO 1601 Frà MARCO GUGLIELMO è Padre Guardiano nel Convento di S. Francesco.
ANNO 1601 Il Rev. BELLISARIO MAGISTRELLI, Prevosto nella Chiesa di Santa Maria di Montebello, “recupera” una pezza di terra da FRANCESCO CASTELLAN, posta nella Contrà delle Bassure alla Miera (Mira).
ANNO 1601 SILVESTRO BRAGHETTO è “ciroicho” (medico che pratica i salassi).
ANNO 1601 GIACOMO BRUSCO fa l’oste.
ANNO 1601 In un atto si legge: Contrà del Prà Buso alla Selva.
ANNO 1601 GIO. BATTA FASOLATO è detto “Vanzan“.
ANNO 1601 Dopo la morte di ZANDOMENGO ORBANOTO gli eredi fanno la divisione dei beni, nella Contrà dell’Agugliana ossia degli Orbani. Una porzione di casa è detta “la cosina” (cucina).
ANNO 1601 Nella Contrà del Maso, alla Selva,  una pezza di terra è detta “il Bertusan”.
ANNO 1602 Nella Contrà del Legnon appresso la Fossa del Legnon.
15 GENNAIO 1602 Il Conte VICENZO BRASCO riceve in questa data la dote della moglie CATERINA SANGIOVANNI, ossia 3500 Ducati.
ANNO 1602 Tre paia di scarpe “da homo” sono stimate 8 Troni (Lire).
16 GIUGNO 1602 Si riunisce il “clan” dei BILLO, una delle famiglie più numerose di Montebello,  per spartirsi l’eredità  del loro parente VIAL BILLO morto senza eredi diretti.  Questi i partecipanti: ZUANE del fu ZAMARIA BILLO, GREGORIO del fu AGNOLO BILLO, PELLEGRIN del fu GIACOMO BILLO, GASPARO e FRANCESCO del fu GERONIMO BILLO, GIACOMO figlio di donna PASQUA BILLO, ZAMARIA BILLO.
29 DICEMBRE 1602 In piazza, sopra il balcone della bottega di ANTONIO GRESTA, “merzaro” si redige un atto notarile (non sarà l’unico scritto in questo posto insolito – n.d.r.) avente come parti interessate alcuni clienti del commerciante.
28 APRILE 1603 Nella lite scoppiata tra MORANDIA del fu LODOVICO BRAGHETO e CATERINA del fu GIACOMO DANESATO (mio avo – n.d.r.) moglie di EVANGELISTA TANFURINI da Valdagno, la prima ha la peggio restando ferita. Inevitabile la denuncia contro CATERINA che si vede condannata a pagare un risarcimento di 50 Troni (Lire).

Continua …
Ottorino Gianesato
(Fondo dei Notai defunti – Archivio di Stato di Vicenza)

Figura: Il sigillo tabellionato che il notaio Chiarello Camillo inseriva nei documenti che produceva (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BRAGHETTI

[83] LA FAMIGLIA BRAGHETTI (SGREVA)

I Braghetti, al pari dei Marendoli, costituiscono senz’altro una delle più antiche famiglie di Montebello. In particolare i primi sono citati in un atto del Trecento come confinanti dei beni dei Della Scala, a quel tempo Signori di Verona e di Vicenza. Nei documenti dell’Ufficio del Registro di Vicenza rogati nei primi decenni del Quattrocento vi si legge spesso il nome di Cristoforo detto “Braga” del fu Bartolomeo. Questo soprannome, con chiari riferimenti all’indumento maschile, sarà accostato ai membri di questa famiglia fino ai primi anni del ‘500, periodo in cui si trasforma in cognome, facendo chiamare “Braghetti” i suoi componenti.
Nel corso della sua storia questa famiglia è sempre stata dotata di grandi risorse economiche, vantando tra i suoi appartenenti notai e persone di spicco nell’amministrazione del comune di Montebello. Verso il 1430 si incontra il notaio Giovanni detto “Zaneto” figlio di Cristoforo del fu Bartolomeo poc’anzi citato. La sua attività si protrae fino oltre la metà del ‘400, ma non è conosciuto l’anno preciso in cui conclude il suo operato, poichè la documentazione dell’Ufficio del Registro prodotta tra il 1457 ed il 1520 è andata distrutta. Si sa che Giovanni detto “Zaneto” ed il fratello Martino hanno l’appalto della riscossione della “Decima” relativa al Comune di Zermeghedo e di buona parte di quello di Montebello. La quota detenuta dai due fratelli è del 50% mentre l’altra metà è di pertinenza dei nobili Regaù. In occasione del suo testamento Martino Braga dimostra una grande generosità sia verso i poveri del paese sia verso la Chiesa di Santa Maria di Montebello, non trascurando la Chiesa di San Bernardino, così chiamata prima di essere dedicata a San Francesco.
Sono numerosi i testamenti dettati dai membri della famiglia Braghetti, e questo fatto è favorito dalla presenza di un notaio tra i componenti della stessa. In quasi tutti questi atti i Braghetti chiedono, dopo la morte, di essere messi nel sepolcro di famiglia esistente all’interno della Chiesa di San Bernardino, ed in segno di riconoscenza e di riverenza verso questo edificio sacro vi fanno costruire all’interno una cappella dedicata a Sant’Antonio.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie è immancabile una pecora nera, impersonata da Gaspare Braga che, nel 1503, aiutato dal padre Antonio e dal fratello Nicolò, uccide in una rissa Bernardino e Francesco Chiarello, rispettivamente padre e figlio. L’omicida finisce al bando e la sua famiglia, previo perdono dei Chiarello, deve sborsare ai parenti delle vittime la bella somma di 100 Ducati, che a quel tempo è più o meno il valore di 5 campi.
Il cospicuo numero dei Braghetti rende inevitabile il ricorso ai soprannomi per distinguere l’uno e l’altro ramo, cosicché le mende “Panaro”, “Bedo”, “Mattiello” e “Sgreva” sono spesso accostati al cognome Braghetti. Il soprannome Sgreva appare verso la metà del ‘500 ad individuare il ramo di Gio. Maria Braghetti e nel corso del ‘600 diventa un definitivo cognome.
Il nuovo cognome Sgreva viene utilizzato quindi da questo ramo dell’antica famiglia, mentre il vecchio resiste con il notaio “Mattiello” Braghetti, buon professionista e amabile artista della penna. Cosicché tra il 1627 ed il 1630 convivono in Montebello due notai, Mattiello Braghetti e Giacomo Sgreva, che pochi decenni prima costituivano un’unica famiglia ed un unico appellativo, un altro notaio, Annibale Sgreva roga in Montebello per una decina d’anni alla metà del ‘700.
La lunga serie di consiglieri comunali degli Sgreva inizia nel 1602 con Battista e prosegue nel 1606 con Cristoforo, nel 1614 con Nicolò, e sempre nel 1614 ricompare come consigliere uno dei Braghetti, Gio. Maria. Sempre degli Sgreva è consigliere in Montebello nel 1644 Bartolomeo, nel 1651 Domenico, seguito da Francesco nel 1675. Cristoforo Sgreva, figlio di Gasparo è sindaco di Montebello, nel 1610. Durante i primi mesi della grande epidemia di peste del 1630, Giacomo Sgreva (con Francesco Million e Giovanni Ponza) vince l’asta per la “Decima dei Minudi”, ma sarà lui pure vittima del morbo. Nell’Estimo del 1544-45 le famiglie Braghetti estimate sono cinque ed in quello del 1665 diventano sette, queste però con il cognome Sgreva. A questa ultima data anche l’ultimo dei Braghetti Gio. Maria, (vivo nel 1637) era scomparso.
Nell’estimo seicentesco figura Domenico Sgreva che svolge un’insolito abbinamento di attività di dettagliante: oste e “beccaro”, insufficiente, a suo dire, a garantire sicurezza e benessere alla sua numerosa famiglia composta da 10 persone. Il 18° secolo mostra una minore partecipazione degli Sgreva all’amministrazione del comune cosicché si registrano gravati di questa carica solo Michele nel 1729 e Francesco nel 1760, e tra i due si intercala il notaio Annibale, come già citato in precedenza.
Il secolo si chiude con Ottavia Sgreva che fa parte dello sparuto gruppo dei benestanti Montebellani, con Battista povero colono, con Francesco e Antonio della stessa condizione, con un altro Francesco ed un altro Antonio che di mestiere fanno i postiglioni, ed infine un altro Battista, più sfortunato, tra i questuanti.
Attualmente non figurano abitanti di Montebello, salvo errori, che portano il cognome Sgreva. Pare che gli ultimi siano emigrati nel corso del ‘900 soprattutto verso Vicenza, nell’elenco telefonico della quale compaiono numerosi.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Sfogliando le vecchie documentazioni notarili ci si imbatte frequentemente in lunghissimi conteggi, prove di calligrafia di apprendisti scrivani, alberi genealogici, poesie ed annotazioni che attirano spesso la curiosità del lettore. Ma ciò che appare sulle pagine del notaio Bernardin Mattielli Braghetti desta anche stupore ed ammirazione in chiunque abbia l’occasione di visionare i suoi carteggi. Il citato professionista, durante la stesura dei suoi rogiti, lasciava sempre un angolo di pagina in bianco che provvedeva, in seguito, a riempire con un disegno ad inchiostro, quasi sempre sono figure riprese dai libri di “devozione“. Nel caso di questo suo atto notarile redatto nel 1620 in Montebello vediamo una bella immagine di San Giovanni Battista. Questo notaio fu attivo tra il 1617 e il 1630 (a cura del redattore).

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UN GREGGE INVADENTE

[80] UN GREGGE INVADENTE

Il 16 Ottobre 1534 Bartolomeo detto “Mio” figlio di Domenico Cazzolato si trovava in certi suoi prati nella Contrà dell’Albiera (1) per caricare del fieno su di un carro. Vedendo il pastore Antonio figlio di Michele de’ Losi di Campo d’Albero pascolare le sue pecore sopra i suoi prati disse al pecoraio: ”para fora quelle piegore!”. Ma il pastore non si curò di farlo al che Bartolomeo discese dal carro e con la forca cacciò le pecore fuori dai suoi prati. Antonio, armato di “spontone” (lancia) si scagliò allora contro Bartolomeo che si difese e questo con un coltellaccio lo ferì tanto gravemente da causarne la morte il 1° Novembre successivo.

Dopo il processo Bartolomeo Cazzolato fu bandito.

Bartolomeo Cazzolato 6 anni dopo, probabilmente dopo aver scontato la pena, partecipò alla spedizione punitiva contro i Gualdo che gli valse una nuova condanna ad un lustro di bando (questo episodio verrà raccontato più avanti). Sicuramente la scontò solo in parte o non la scontò affatto, (forse in seguito ad un ricorso) dato che nel 1542 partecipò ad una sparatoria a Montebello.  Ma la striscia delittuosa dei Cazzolato doveva continuare …

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta n° 1126 sentenze dal 1535 al 1537)

Note:
(1) Contrà dell’Albiera o dell’Alberia appare, per la prima volta, in un atto notarile del Notaio Antonio Revese di Vicenza del 1418. In tale atto venivano dati in affitto da Gasparo de Braschi a Domenico di Montebello alcuni campi nella zona della contrà del Corso, della contrà della Fontanina, della contrà del Borgo, della contrà del Legnon e, appunto, nella contrà dell’Albiera, per cui si presume che tale contrada si trovasse tra l’attuale Borgo, la contrada Frigon e la contrada Fara. (N.d.R)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio narrato nell’articolo (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BICELATO

[79] LA FAMIGLIA BICELATO O BIZELATO

Gli appartenenti a questa famiglia, forse di origine cimbra, sono segnalati nella zona della Selva e Agugliana fin dal primo Quattrocento.  Il capostipite è Nicolò Bicele che appare in due documenti rispettivamente del 1423 e 1433. L’origine di questo cognome è da attribuirsi al toponimo cimbro “bizele”, ossia piccolo prato. In alcuni documenti dello stesso secolo, sempre nell’alta collina montebellana, abitano alcune famiglie chiamate dal Prà, che potrebbero essere dei potenziali parenti dei Bicele, nel caso in cui il notaio rogante dell’epoca avesse tradotto in Veneto il toponimo. Come per quasi tutte le famiglie della Selva e dintorni, è assai problematico ricostruirne la genealogia considerati il loro continuo spostamento e lo scarso ricorso ai notai. A chi conosce l’Estimo del 1544-45 salta subito agli occhi come in questo manchi la famiglia Dal Maso, presente anche ai giorni nostri in Montebello e della quale la memoria storica ne fa uno dei nuclei più vecchi del paese. Una delle risposte potrebbe arrivare dai Bicelati, forti del fatto che uno di loro è nominato, sempre nel “Balanzon” (1), Lorenzo dal maso del fu Meneghin Bizelato. Questa è una delle ipotesi che giustificherebbe la scomparsa del cognome Bicelato, assieme ad un’altra che vuole il nuovo cognome Covolato sostituto del primo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Molto probabilmente il cognome Bicelato nasce nell’alta collina montebellana, nella zona di Selva o Agugliana (foto a cura del redattore).

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INVENTARIO SANGIOVANNI (1)

[47] UN INVENTARIO IN CASA SANGIOVANNI (prima parte)
Il Notaio Paolo Cenzati (1) ci accompagna in una lunga e interessante visita virtuale alla casa “dominicale” dei Conti Sangiovanni, a due passi dalla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria di Montebello. L’occasione ci è data dall’incarico che esso Notaio ha ricevuto da Lodovico e fratelli Sangiovanni, eredi del defunto Conte Giulio. A Farci da guida, anche perché chiamati come testimoni, due servi di casa Sangiovanni: Francesco Bugno del fu Antonio da Strà (Venezia) e Paolo Cheramin del fu Gio. Batta proveniente da Este (Padova). La visita proseguirà poi nella Contrà della Prà, dove i Sangiovanni possedevano due fattorie. Sarà quindi la volta del palazzetto sito in Contrà Santi Apostoli, Sindacaria san Michele a Vicenza. Nessuna stanza, nessun oggetto nemmeno i più nascosti verranno tralasciati dalla loro ispezione.
Per consentire una migliore comprensione, gli oggetti dell’inventario descritti in questa ricerca sono riportati ora nella loro forma originale, ora nella forma corretta.

MONTEBELLO, OGGI 18 MAGGIO 1740

“INVENTARIO DI TUTTI I MOBILI ESISTENTI IN DETTA CASA E COSI’ DI TUTTI GLI ARNESI INSERVIENTI D’USO DI CAMERA. BOVARIE ET ATTREZZI RURALI NIENTE ECCETTUATO”

IN SALA A PIE’ PIANO (pianterreno)

Una tavola di nogara (noce) in due pezzi, un tappeto di lana a filo e fiori
Due tavole di nogara
Una tavola rotonda in due pezzi
Due banchetti di pezzo (abete) con poggio antichi
4 caregoni di nogara “da poggio” antichi (fungevano da attaccapanni – n.d.r.)
20 careghini da tavola di nogara impagliati
Una restelliera (rastrelliera) di ferro con 6 alabarde
Altre due restelliere di ferro con 12 schioppi lunghi e corti ad “azzarino” (acciarino)
Altre due restelliere di legno con 13 schioppi antichi corti ad una canna
Due carte geografiche
Altre due carte sopra (le) porte
Tre quadri in tela “Frutti e Volatili” sopra (la) porta

IN CAMERA CONTIGUA VERSO SERA 

Un letto fornito di cavalletti tole e stramazzi (tavole e materazzi), due capezzali, due cuscini tutto (di) lana
Valanzana (tessuto leggero di Valenza – Spagna – n.d.r.) e perponta (trapunta) e sopracoperta di lana a filo
fiori verdi a fondo giallo.
Un acquarolo di stagno
Un tavolino di nogara
Un armaro di nogara con 4 canti (cassetti) fornimento (ferramenta) di otton con serradura
Uno specchio piccolo, soaza (cornice) nera
Una carega da “poggio” di nogara antica
Tre prettine (tipo di sedia – n.d.r.) di nogara vecchie antiche et un’altra “da comodo” (per sedersi)
7 carte diverse
Una testiera da perrucca (serie di teste finte su cui poggiare le parrucche – n.d.r.)

NELLA CAMERA ANNESSA ALLA MEDESIMA VERSO SERA

Un letto fornito di cavalletti, tole, pagliazzo (pagliericcio) (n.d.r.), due stramazzi, capezzale e tre cuscini di lana
Una valanzana, una sopracoperta a fiori di lana a filo verde e giallo con suo “bancale” (intelaiatura del letto – n.d..r.)
Un acquarolo di stagno
Uno sgabello di nogara vecchio
Un quadro in “pezza” di Santa Maria Annunziata appo (presso) il letto
Un quadro con figura di San Gennaro
8 quadri in tela “Paesi e Figure” senza soaza
Uno specchio piccolo con soaza azzurra e dorata
Tre tavolini di nogara
5 careghe da “poggio”
9 careghe prettine
2 careghe impagliate
Uno sbevaglino e scopetta sopra un tavolino (risulta sconosciuto il termine sbevaglino, ma probabilmente accostato
alla scopetta dovrebbe essere un oggetto per la pulizia, forse paletta (n.d.r.)

SOTTO IL CAMINO

Ferro da fuoco, paletta e becca cenere (raccogli cenere) vecchi
Due tavolini di nogara ornati “per zogar” (per giocare a carte, dadi o altro) all’ombra

NELLA CAMERA APPO LA SALA VERSO MATTINA

Una lettiera di nogara antica e vecchia con colonne “a ciel” con pagliarizzo vecchio e rotto, letto di pena (piume d’oca) e sopracoperta vecchia color cannella e suo capezzale (di) lana
Una tavola di nogara con suo bauletto sopra pure di nogara
Due tavolini di nogara
Una tavola rotonda in due pezzi con tappeto sopra (di) bombaso (bambagia) e filo
Un tavolino di pezzo piccolo
Due casse e un banchetto (di) nogara
Due prettine (di) nogara
Una scagnetta (di) pezzo (piccolo scranno di abete – n.d.r.)
Un treppiedi di nogara con cappotto e brocca di stagno
Una carega di nogara impagliata
Un quadro di tela appo (presso) il letto, soaza di peraro (cornice di legno di pero – n.d.r.)
Sotto il camino un ferro da fuoco e becca cenere ed una coltrina (tenda – n.d.r.) vecchia di panno rossa

IN SALETTA CONTIGUA TRA DETTA CAMERA E CUCINA

Una tavola rettangolare di nogara vecchia per la servitù
Casse di nogara e pezzo antiche e vecchie
Una credenza di nogara vecchia

NEL CAMERINO CONTIGUO SOPRA LA CUCINA

Un secchiello d’acqua santa di stagno
Uno sgabello di nogara vecchio
Un tavolino di peraro ornato
Un armaro di peraro con tre canti (cassetti) forniti di ottone con sopra scrignetto coperto di pelle
Un armaro di pezzo sotto il camino
Una cassa di nogara piccola e vecchia
Due tavolini piccoli
Un tavolino di nogara vecchio
Due cadreghe da “poggio” vecchie coperte di pelle
Due prettine di nogara vecchie

NELL’ALTRO CAMERINO CONTIGUO SOPRA LA CUCINA VERSO IL GIARDINO

Un letto cavalletti,tolle, suo bancale, pagliazzo, uno stramazzo, capezzale (di) lana, una perponta e sopra coperta a fiori lana e filo
Un secchiello d’acqua santa di ottone
Uno sgabello di nogara con crocefisso sopra
Un bauletto di nogara
Tre tavolini di nogara
Un armaretto di pezzo con “scanziera” (scaffale) di libri
Una cadrega da “poggio” di nogara coperta di pelle
6 prettine di nogara
Una scagnetta di nogara
Una testiera da perrucca
9 quadretti in carta assortiti (stampe)

NELL’ALTRO CAMERINO APPO LA SALETTA SOPRA IL GIARDINO

Un letto, cavalletti, tolle pagliazzo, due stramazzi, capezzale, 4 cuscini (di) lana e uno di valanzana, una perponta, una sopracoperta a fiori di lana e filo verde e bianco
Un secchiello d’acqua santa
Uno sgabello di nogara
Una cadrega da “poggio” coperta di pelle
Un tavolino ed una prettina di nogara
Quadretti in carta assortiti (stampe)
Uno specchio piccolo con soaza dorata

NELL’ARMARO IN SALA DI SOPRA ANTEDETTA

Una valanzana, 3 perponte, 4 cuscini di lana (evidentemente materiali di riserva – n.d.r.)

SOTTO LA SCALA DI PIETRA A PIE’ PIANO (pianterreno) 

Un centenaro da olio di pietra (orcio)

IN SALETTA CONTIGUA TRA DETTA CAMERA E CUCINA

6 careghe prettine di nogara vecchie
2 scagni (scranni)
Lavello, secchiello e brocca di rame con suo ferro

IN SALETTA ANNESSA APPO LA SCALA PER SALIRE NEL SECONDO APPARTAMENTO

Un tavolino di peraro nero
Una portiera di panno rosso con suo ferro (provvista di maniglie e serrature – n.d.r.)
Arazzi vecchi che erano sopra detta camera ove sono i libri e le scritture

N.B.Le portiere ricoperte di tessuti pregiati venivano considerate alla stregua dei mobili e pertanto inventariate.

IN CUCINA VERSO MATTINA

Una tavola con mesa (recipiente di legno – n.d.r.) per fare il pane
Una gramola “da pan snodata” (impastatrice)
Una cassa vecchia e “banca de tola de pezzo” (panca di legno di abete – n.d.r.)
4 prettine di nogara
Un centenaro de preda (un orcio di pietra – n.d.r.) da olio
6 stagnade grandi e piccole (tegami e pentole)
3 caldieri di rame (pentoloni per fare la polenta – n.d.r.) mezzani e piccoli
4 secchi di rame
Una stagnadella (tegamino) di rame lustra (lucida)
Una cestella di rame forà (probabilmente scolapaste)
Una cazza con manico in rame (recipiente per travasare l’acqua dai secchi – n.d.r.)
Un secchiello di ottone mezzano
Due grate di rame con manico in ferro
Tre antiani (tegami – n.d.r.) e baccine (bacili) di rame
Una baccina (bacile) di otton
Una raminella (pentolina) di rame
Tre fogare (scaldaletti – n.d.r.)
Due frissore (dette anche “farsore” cioè padelle per friggere – n.d.r.)
Una gradella (graticola)
4 treppiedi “sortiti” (assortiti)
Tre cadene da fogo
Una mogiecca (pinza per la brace – n.d.r.) una paletta e un badile
Una grattacasola (grattugia)
Due cavedoni (alari del camino – n.d.r.) di ferro, menarosto (girarrosto) e 4 spiedi

NELLA SALA DI SOPRA

Un tavolone di nogara vecchio con due tappeti
Una tavola di nogara rotonda in due pezzi
Un armaro grande di nogara
5casse rotte di nogara vecchie
2 casse rotte di pezzo vecchie
3 careghe “da poggio” di nogara vecchie antiche
3 prettine
Un baule e una cassetta di pezzo vecchia ferrata (cinta di ferro

NELLA CAMERA CONTIGUA ALLA DETTA SALA VERSO SERA

Un letto fornido (completo) di cavalletti, tole, bancale, pagliazzo, due stramazzi, capezzale, un cuscino di lana
Una valanzana, una preponta vecchia e sopracoperta di bombaso a filo stricata vecchia
Un acquarolo di stagno
Due quadretti, uno in tola (dipinto su legno) l’altro in tella (su tela)
Uno sgabello di nogara vecchio
Un tavolino di peraro ornato color nero
Un altro tavolino di nogara con scrignetto sopra vecchio
Una testiera da “perrucca” (parrucca)
Una cassa di nogara antiva
Due prettine di nogara
Uno specchio piccolo con soaza nera

NELL’ALTRA CAMERA CONTIGUA ALLA SUDDETTA VERSO SERA

Un letto, cavalletti e tolle con bancale, paglie rizzo, due stramazzi, capezzale di lana
Un acquarolo di stagno
Un quadro con pittura ”I TRE RE MAGI” in tola (dipinto su legno)
Uno sgabello di nogara vecchio
Un armaro di nogara
5 casse di nogara vecchie
2 tavolini di nogara
Una cassetta piccola di nogara
Uno specchio piccolo con soaza nera
4 cadreghe prettine, compresa una di comodo
Un cadregon “da poggio” antico coperto di pelle

NELLA CAMERA CONTIGUA APPO LA SALA DI SOPRA VERSO MATTINA

Due lettiere antiche con colonnelli (baldacchini), due pagliazzi, due letti di pena (imbottiti di piume) uno stramazzo di lana, due capezzali, uno di pena e l’altro di lana, una valanzana, una perponta e sopra coperte di tela vecchie
Uno sgabello rotto di nogara
Tre casse di nogara e una di pezzo vecchie
Un casson di nogara vecchio antichissimo

IN SALETTA CONTIGUA VERSO MATTINA

Un armaro di pezzo
Una burattina di pezzo (setaccio di abete – n.d.r.)
2 cassoni di pezzo da farina
2 casse di nogara vecchie e rotte
Un cadregon di nogara “da poggio” vecchio
Una prettina

NEL CAMERINO CONTIGUO SOPRA LA CUCINA

Un letto,cavalletti, tolle, pagliazzo, due stramazzi, capezzale, due cuscini di lana intima ordata vecchia, due valanzane, una perponta vecchia con sopra- coperta a fiori lana e filo

IN LISSIARA (lavanderia) E FORNO

Una caldiera di rame
117 tondi di stagno da tovagliolo
12 fiammenghine (tipo di piatto – n.d.r.)
13 piatti da cappon
2 sottoreali (vassoi piccoli o supporti dei reali grandi? – n.d.r.)
3 reali grandi (vassoi o piatti da portata – n.d.r.)
2 pianedelle (coppe)
2 cerchi da tavola
2 megiolare (vassoi, “cabarè”)
Una scaldadora di stagno a 6 tondi (per tenere calde le pietanze – n.d.r.)
2 sottocoppe piccole
Un piatto reale e uno da capponi
6 candelieri di ottone
22 paia di … (illeggibile) di drappello (tessuto leggero di seta e canevella usati (forse asaciugapiatti, salviette o stracci – n.d.r.)
20 paia come sopra da cucina
46 mantille e credenziare di lino e canevo intovagliati (tovaglie e copritavoli di lino e canapa – n.d.r.)
16 tovaglioli di fiandra damascati (di lino)
Un mantille e 4 sugamani di fiandra damascati
46 tovaglioli sforzati di lino meneghino (di Milano)
4 mantilli come sopra
6 sugaman come sopra
210 tovaglioli sforzati ordinari
14 mantilli da cucina
80 canevazze (asciuga piatti/asciugamani di canapa – n.d.r.)
20 paia di forette (cuscini) tra grandi e piccole
50 tovaglioli schietti (grezzi) per cucina (tovaglioli semplici ad uso della servitù – n.d.r.)
44 sacchi usati e vecchi
5 mastelli da lissia (da bucato) grandi e piccoli parte cinti di ferro e parte non
2 gabbie da pollame
4 tolle da lavare (assi da lavare)

Continua nel prossimo numero con l’inventario nelle due fattorie, di proprietà Sangiovanni, in campagna alla Prà di Sopra e alla Prà di Sotto …

Note:
(1) Il Notaio Paolo Cenzati ha rogato dal 1715 al 1759.

Ottorino Gianesato (dal N° 6 di AUREOS – Maggio 2005)

Figura: Villa Sangiovanni all’inizio del Novecento. Il corpo centrale della villa è quello originale Quattrocentesco, mentre le due ali laterali sono state aggiunte nel 1856-57 da Giuseppe Pasetti, il nuovo proprietario della villa. In primo piano il famoso pozzo di villa Sangiovanni, sistemato, negli anni 50 del Novecento, nel giardino davanti alla Chiesa Parrocchiale (ricostruzione grafica a cura del redattore).

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