LA STORIA DE TONI E MARIA (2)

[118] LA STORIA DE TONI E MARIA (2)

LINO TIMILLEROCONISTON – Nuovo Galles del Sud (AUSTRALIA)

La storia de Toni e Maria (di Lino Timillero – seconda parte)

« Jerimo resta’ che Toni e Maria i jera pronti a mandare el so toseto ale scole catoliche. E, come che go’ dito, ghe saria costa’ on tanto al mese parche’, secondo el governo australian, le jera scole private co la responsabilita’ de 1a Diocesi.

Al steso tempo che Toni scominziava a meter su casa e bituarse on poco al vivere australian, xe riva’ da l’Italia l’impresa S.A.E., quela che fasea le linee eletriche. La se ga’ porta’ i so operai da l’Italia e i ga’ fato su’ pali e tralici par portar la corente da tute le parti. I afari ghe ‘ndava cosi’ ben che i ga deciso de impiantar su’ na Impresa in Australia con nome E.P.T. (Electric Power Transmission). ‘Sta Impresa italiana la ga’ scominsia’ a tor su’ tanti lauri anca ‘nte la feriera dove che lavorava Toni. I capi de l’EPT i voleva che Toni ‘ndase a laorar con luri ma lu non ga’ mai vusudo ‘mpiantar li’ la Steel Works perche’ ghe piasea stare ‘ndo’ ch’el jera.

Intanto Joe, el toseto de Toni e Maria, el ga’ scominzia’ el “Kindergarten” a 5 ani. Dopo el saria ‘nda’ in prima fin ala sesta… E cio’, el ga’ scominzia’ a imparare l’inglese! E quando che el zugava coi toseti el parlava inglese, la T.vu ancora no la ghe jera, si’ che’ on poco la volta Joe ghe parlava in inglese anca a so mama e a so popa’. Toni e Maria i ghe parlava in dialeto e lu el rispondea in inglese. No i lo ga’ mai ferma’ e no i lo ga’ mai sforza’ de parlarghe in dialeto parche’ i gavea paura ch’el se ciapase indrio a scola.

Intanto i inparava anca luri a capir de pi i australiani, cussi’ i se rangiava meio sul laorare e a fare el “shopping”. Toni el vignea da un paese vizin a Arzegnan e anca la Maria che 1a vignea da Nogarole. Tutti du i gar fato amicisia con un tosato che laorava par la EPT, pena riva’ da l’Italia. ‘Nte la casa che Toni gavea compra’ ghe jera el garage, ma Toni non gavea 1a machina, cosi’ i lo ga’ giusta’ su’ un pochetin, i ghe ga meso drentro un leto e una carega e i ghe ga’ fita’ el garage a sto tosato che el ghe pagava el “board” parche’ i ghe dava anca da magnare. Cosi’, co le poche sterline (australiane) che i ciapava dal tosato, i pagava la scola catolica pal toseto. » (Lino Timillero – Vicentini nel mondo – Maggio 2015) continua…

Umberto Ravagnani

Figura: Nel periodo in cui si svolse questa storia a Coniston, le aule scolastiche, i banchi, i quaderni e gli atteggiamenti degli alunni erano più o meno gli stessi che c’erano a Montebello (ricostruzione di fantasia a cura del redattore).

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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LA FAMIGLIA VALENTINI

[104] LA FAMIGLIA VALENTINI

La prima segnalazione di questa famiglia in Montebello è in un documento del 1442 dove è citato tale Miglioranza del fu Valentino. Questo patronimico diventa subito cognome ed i discendenti saranno sempre (e solo) chiamati “i Valentini”. Il padre di Valentino con tutta probabilità dovrebbe essere Bartolomeo, vivo in un atto del 1425 (Valentino figlio di Bartolomeo), ma non avendo altri e più sicuri riscontri il dubbio non è fugato. Il nome Valentino sta ad indicare una persona valida e di buona salute, usato fin dai tempi dell’Impero Romano, è tutt’ora molto diffuso. Non si può dire molto di questa famiglia, salvo che i 6 nuclei di cui si compone sono tutti residenti nella contrà del Borgo, come appare dall’Estimo del 1544-45 (1). Le possibilità economiche dei Valentini sono scarse, tanto che il ricorso dei suoi componenti ai notai è talmente rado da lasciare pochi argomenti per la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia. Cosicché i passaggi tra una generazione e l’altra appaiono assai fumosi. Le condizioni economiche dei Valentini migliorano con il passar del tempo ed alla metà del Seicento Valentin figlio di Giovanni è proprietario del mulino nella contrà della Centa che deve però vendere al Marchese Spinetta Malaspina, non potendo sostenere la spesa per la riparazione del manufatto. Il figlio di Valentin, Giovanni, muore nel 1648 di ritorno da un pellegrinaggio fatto alla Madonna di Loreto. Nello stesso secolo alcuni dei Valentini partecipano all’amministrazione del Comune montebellano mediante Marc’Antonio e Bartolomeo nel 1602, l’anno successivo con Baldo, nel 1615 con Paolino, Gio. Domenico nel 1654 e Valentino nel 1684, tutti consiglieri. Il numero delle famiglie Valentini si assottiglia al punto che verso la fine del Seicento sono solo un paio quelle residenti in Montebello. Si registra un Antonio Valentini nel 1775, consigliere comunale. Elencato tra gli infimi del Dazio Macina (2) di fine Settecento, si trova Biasio, di professione fornaio a domicilio, capo dell’unica famiglia dei Valentini rimasta in Montebello alle soglie dell’Ottocento.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) L’Estimo o Balanzon nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R.).
(2) Il Dazio Macina era una tassa sul grano macinato (N.d.R.).

Figura: A metà Cinquecento 6 nuclei con questo cognome erano residenti nella contrà del Borgo di Montebello (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA MAULE

[101] LA FAMIGLIA MAULE

E’ assai ardua la ricostruzione della storia di questa famiglia, presente in Montebello almeno da 600 anni, poiché i vari rami che si sono creati nel tempo sono dislocati anche nel vicino comune di Gambellara. Mi sono limitato pertanto a produrre una sintesi della genealogia di quei Maule che ho trovato presenti nel territorio di Montebello. Il cognome Maule è di chiara origine cimbro-tedesca ed ha significati diversi. Lo storico Albino Michelin, nelle sue ricerche di onomastica degli abitanti di Sovizzo, ci informa che anche in quel paese nel Quattrocento c’erano delle famiglie che portavano questo soprannome. lo stesso mi sono imbattuto almeno tre o quattro volte in altrettanti documenti che citavano i Maule presenti in località del vicentino, anche molto distanti tra di loro. Al Tretto di Schio una contrada porta questo nome. Gli studiosi assegnano due derivazioni diverse al nome Maule: dal germanico “mauler”, l’uomo allevatore e conducente di muli e da “maul” bocca, quest’ultima non però ad indicare una parte del corpo umano, ma a sancire la provenienza o la residenza dei soggetti nei passi, gole, o bocchette che mettono in comunicazione due versanti contrapposti di una zona di collina o di montagna. Il capostipite montebellano è nominato in un documento del 1455: Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” abitante della Selva. La scarsità di documenti relative alle famiglie della Selva e di Agugliana come i Guglielmi, i Maule, i Guarda, per citarne alcune, impedisce di conoscere più a fondo la loro storia. Si sa che i matrimoni erano frequentissimi tra gli abitanti dell’alta collina montebellana, ed erano altresì rare le unioni con le persone del piano, almeno negli anni nei quali è diretta questa ricerca. Dall’Estimo del 1544-45 si sa che sono almeno quattro le famiglie Maule della Selva, qualcuna potrebbe non esservi elencata in quanto nullatenente. Tra gli abbienti vi sono i cugini Pietro e Giovanni che per patrimonio hanno poco da invidiare ai possidenti montebellani di pianura I due non si limitano a coltivare i terreni di collina e scendono a lavorare alcuni campi nelle contrade presso l’Aldegà-Chiampo. Già nel 1607 Iseppo Maule fa parte del numero dei consiglieri comunali di Montebello, chiaro segno di integrazione con il resto della popolazione. Iseppo è imitato da Girolamo nel 1621, da Gio. Maria nel 1648, da Giacomo nel 1660, e prosegue nel secolo seguente con Gio. Batta nel 1741, con Carlo nel 1743. Le famiglie Maule iscritte nell’Estimo del 1665-65 sono 10, nessuna di queste però risulta possedere un patrimonio consistente. Alle soglie dell’Ottocento la famiglia di Mattio Maule fa parte dell’esiguo numero delle benestanti, mentre nella terza classe, quella più numerosa, si trovano quelle di Giacomo, di Antonio, Gio. Maria, Giovanni e Girolamo con i capifamiglia che esercitano tutti il mestiere di contadino. Il più sfortunato è Gio. Batta che per sopravvivere deve affidarsi alla carità del prossimo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: In un documento del 1455 un certo Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” risulta abitante a Selva di Montebello e sembra essere il capostipite di questa famiglia. Qui vediamo Selva di Montebello in una immagine di circa 80 anni fa (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA VIVIAN

[99] LA FAMIGLIA VIVIAN

Dal nome proprio Viviano, diffusosi in tutta Italia dopo il 1000 sull’onda ed influsso di un personaggio (Vivien) della poesia epica-cavalleresca. Il capostipite dei Vivian di Montebello è l’omonimo figlio di Giovanni citato in un documento notarile del 1430. In seguito i nomi Giovanni e Vivian si alterneranno più volte tra i membri di questa famiglia. Nei primi anni della loro segnalazione in Montebello abitano nella contrà di Vigazzolo, fianco a fianco dei Prosdocimi o Perdocimo, con le famiglie dei quali combinano alcuni matrimoni, soprattutto con il ramo dei Danesato. Sono dei buoni proprietari terrieri, specialmente Jacobo, e le loro campagne si trovano tra il Guà ed il Chiampo. Nei primi anni del ‘600, ossia nel 1602, Gian Domenico è consigliere del Comune di Montebello, seguito nel 1614 da Orazio e Giovanni, da Francesco nel 1618 e nel 1621, da Bernardino nel 1631, da Iseppo nel 1644, da Girolamo nel 1660, da Mattio nel 1663, ancora da Girolamo nel 1667. Mattio Vivian è sindaco di Montebello nel 1620. Nel 1755 e nel 1773 sono consiglieri comunali rispettivamente Francesco e Antonio. Intanto una famiglia dei Vivian dalla abituale contrà di Vigazzolo si trasferisce nella contrà dei Ronchi ai confini con il comune di Brendola. Nel 1795 Battista Vivian ha lo “juspatronato della chiesetta di Sant’Egidio, ma questa non è aperta al culto ai residenti della omonima contrada. Su sollecitazione degli abitanti la fa riaprire e la mette a disposizione dei fedeli. Negli ultimi 11 anni del 18° secolo vengono eseguite ben due rilevazioni per il Dazio della Macina. In una di queste sono segnati nella terza classe (gli infimi), Matteo Vivian di professione muratore giornaliero, Bernardo, Domenico, Paolo, Battista, Girolamo, tutti coloni, Antonio del fu Iseppo bottaio giornaliero. Alcune famiglie Vivian, dopo più di 600 anni, sono ancora presenti nel Comune di Montebello a testimonianza del loro attaccamento a questo paese.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Tra il Quattrocento e il Cinquecento i Vivian si insediarono a Montebello nella contrà di Vigazzolo (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA FASOLATO

[97] LA FAMIGLIA FASOLATO

Il suo nome nasce come accostamento ad una pianta (il fagiolo), un fitonimo quindi, comune ad altri cognomi nati in Montebello come Marendolo, frutto del biancospino, Castegnaro dall’albero del castagno. La prima segnalazione archivistica è in un documento del 1419 in cui si legge di tale Giordano detto ”Fasoli” proprietàrio di un paio di campi nella contrada del Frassine. Uno dei discendenti di Giordano è Giovanni, che per essere distinto dagli altri tre fratelli viene soprannominato “Bevilacqua”. Questa menda (soprannome) l’ho riscontrata altre volte in Montebello (nei Prosdocimi per esempio) e penso che fosse affibbiata per celia a persone che avevano la sola colpa di essere astemie, e per questo ritenute, a torto, di scarsa virilità. Il cambiamento da Fasoli a Fasolato avviene durante il corso del ‘400 e così vi rimane fino alla sua completa scomparsa da Montebello. Gli appartenenti a questa grande famiglia sono dispersi per tutto il territorio comunale: un paio di famiglie nella contrà della Chiesa, una nella contrà della Pozza e la più ricca, quella dei fratelli Iseppo e Bernardino, nella contrà del Vanzo ai confini con il Comune di Brendola. I due fratelli, escludendo i nobili proprietari, sono tra i cinque nuclei maggiormente estimati del paese, e la loro abitazione, più che ad una casa, assomiglia ad un palazzetto con l’immancabile colombara. La loro presenza sul suolo montebellano si assottiglia col passar del tempo. Nel corso del ‘600 troviamo Paolo consigliere del Comune con Pier Antonio, seguito da Gio. Batta che diventa notaio e roga solo per tre anni tra il 1669 e 1672 per lo più occupato a redigere i verbali del Consiglio Comunale. In seguito ad una faida con alcuni appartenenti alla famiglia Castellan, nel 1628 Andrea Fasolato rimane vittima di un colpo di archibugio sparato dal fabbro Battocco, cugino dei Castellan per l’appunto. Una parte del risarcimento avviene dopo la grande epidemia di peste, il 20 Novembre 1631, mediante il pagamento di 35 Ducati alla famiglia Franceschin che con i Fasolato era stata colpita duramente. La somma viene pagata da Alessandro Castellan. Un altro Andrea Fasolato, forse così chiamato in ricordo del parente ucciso, nel 1663 è chierico e con l’aiuto di Tomaso Castellan, può finalmente disporre dei mezzi per diventare Presbitero. Nell’estimo del 1665-69 è iscritto solo Camillo Fasolato del fu Paolo abitante nella contrà della Chiesa in comunione dei beni col fratello Battista. Le loro proprietà sono costituite dalla casa di abitazione e da più di sei campi. Nel 1758 il chierico Don Camillo Bonvicini riceve alcune pezze di terra nella contrà della Chiesa Parrocchiale per poter avanzare nella carriera ecclesiastica. Donatore suo padre Carlo Bonvicini Fasolato erede di Antonio Fasolato. Questa confluenza nel cognome Bonvicini sembra essere la ragione della estinzione in Montebello del cognome Fasolato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La località Frassine si trova tra l’argine sinistro del torrente Chiampo e la Strada Regionale 11, oltre la Padana in direzione di Verona (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA CENZATTI

[94] LA FAMIGLIA CENZATTI O CENZATO

Verso la fine del Trecento, San Vincenzo diventa Patrono di Vicenza,  in sostituzione dei Santi Felice e Fortunato. Questa operazione è favorita dai Nobili Visconti di Milano, in quel periodo signori di Vicenza, che dotano la neonata Chiesa di San Vincenzo di numerosi beni, soprattutto in Montebello. Anche in Montebello questo nome prende piede nei primi decenni del Quattrocento e,  nel 1450, si legge di un tale Michele figlio di Vincenzo. A due transazioni notarili del 1479 partecipa “Cenzeto” figlio di Nicolò dalla Selva, così chiamato in una, mentre nell’altra figura come Vincenzino figlio di Nicolò Cenzeto. Nel 1485, in un altro rogito, appare scritto Vincenzo del fu Nicolò detto “Cenzeto”. Non è molto ben chiaro se le nove famiglie estimate nel 1544-45 siano tutte legate da vincoli di parentela. In quella rilevazione si trovano elencati più rami con il cognome Cenzati o Zensati che sono collocati nell’omonima contrà della Selva, nella contrà della Piazza (nel centro di Montebello) e nella contrà di Borgolecco. L’alternanza dei nomi di battesimo come Michele e Nicolò, spesso presenti nelle famiglie dei Cenzati, sancirebbe la discendenza da un unico capostipite, pur mancando i documenti per la conferma. La suddetta rilevazione evidenzia poi lo spostamento dei Cenzati dalla Selva verso il centro abitato nel quale hanno trovato la definitiva abitazione, per scomparire poi totalmente dall’iniziale insediamento sulle colline. Figura di spicco dei Cenzati è il Presbitero Vincenzo del fu Bernardino che alla metà del ‘500 officia nella vicina Chiesa di San Giorgio di Sorio. Nelle liste dei consiglieri comunali di Montebello stanno scritti  Pellegrino nel 1655, Domenico e Francesco nel 1682 e nuovamente Domenico nel 1689. Il notaio Paolo Cenzati (o Cenzatti) è attivo in Montebello nella prima metà del Settecento ed il figlio Domenico nella seconda, garantendo il loro operato alla comunità per circa 90 anni  fino ai primi anni dell’Ottocento. Negli elenchi del Dazio Macina di fine Settecento Domenico Cenzati è naturalmente segnato nella Prima Classe dei benestanti a capo di una famiglia di ben 11 componenti.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Casa Cenzatti Conforti, in via Marconi. E’ considerata una delle più vecchie case di Montebello, probabilmente risalente al Seicento (a cura del redattore).

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LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

[87] LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

Quella dei Chiarello è senza dubbio una delle dieci famiglie storiche di Montebello. E’ facile intuire che il suo nome deriva dal patronimico Chiarello, abbastanza diffuso nel ‘400, favorito dalla diffusione del culto a Santa Chiara di Assisi vissuta nel secolo precedente. Il capostipite è Chiarello del fu Bartolomeo, segnalato in un documento del 1418. Un Chiarello del fu Pietro di Montebello è testimone di un rogito rogato a Vicenza, ma dubito che si tratti di un parente di quello prima citato.
Figura di spicco agli inizi del ‘400 è Antonio detto “Matuscola” di professione notaio. Questo curioso soprannome locale, definisce bonariamente una persona un po’ bizzarra, non certo un soggetto insano di mente. I notai che all’epoca hanno avuto a che fare con questo soprannome si sono divertiti a scriverlo ora Mazuchello, ora Matuchelle ed altri termini, ma Matuscola è l’esatta forma, al punto che diventa un cognome che resisterà, accostato a Chiarello, fino agli inizi del ‘500 dove Chiarello figlio di Antonio è segnalato come Chiarello Matuscola. Nei primi decenni del 1500 nasce un nuovo soprannome a scalzare il primitivo Matuscola e cioè “Million“, (Antonio Matuscola detto “Million“), nome questo che sarà acquisito da un un ramo dei Chiarello e che sopravviverà fino ai giorni nostri al pari di Chiarello stesso. Il secolo menzionato non si apre sotto i migliori auspici per i Chiarello, poichè nel 1503 Bernardino e Francesco, padre e figlio, muoiono in una rissa sotto i colpi di Gaspare Braga, che per questo verrà bandito da Montebello. L’omicida farà ritorno al suo paese solo dopo il “perdono” dei Chiarello ed un congruo risarcimento di 100 Ducati d’oro.
Nel “Balanzon” (1) cinquecentesco i Chiarello ed i Million sono estimati in posti diversi, nella contrà della Centa i primi, in quella di Borgolecco i secondi, quasi a voler confermare la separazione avvenuta anche nel cognome. Gli eredi di Francesco Chiarello, Guglielmo del fu Agnolo, Francesco del fu Antonio notaio detto “Rosso” e Bernardino del fu Antonello sono tra i più abbienti del paese, al punto che solo Melchiore Veronese e qualche notabile di Vicenza possono vantare pari ricchezze in Montebello. Antonello padre di Bernardino altri non è che il fratello e figlio delle vittime del fattaccio appena narrato. Complessivamente i patrimoni dei quattro Chiarello, di cui sopra, sono estimati quasi 4.000 Ducati e ben 11 le famiglie (Chiarello e Million) iscritte nei ruoli del fisco veneziano. Chiarello Camillo è attivo come notaio, nel suo studio in contrà della Piazza, per quasi 50 anni a cavallo del Cinquecento con il Seicento; lunga vita la sua, ma più breve di quella del notaio Francesco Million che, in Montebello prima e soprattutto in Vicenza poi, esercita la professione per ben 63 anni. Tra i due si inseriscono altri uguali professionisti ossia Giacomo Million, Matteo Chiarello, Chiarello Million (o Millioni come altre volte scritto). In un rogito del notaio di Montebello Bernardin Brunello, si legge che nel 1662 Antonio Million è debitore verso Chiarello Million di 100 Ducati d’oro per una condanna criminale subita in precedenza (risarcimento danni e cauzione). Non è specificato il reato. Nell’anno 1630, quello della terribile epidemia di peste, sono consiglieri comunali Chiarello e Gio. Maria Million, mentre Zaccaria Million lo è nel 1657, nel 1661 Tomaso Chiarello, nel 1669 Giacomo Million, nel 1671 Sebastiano Million, nel 1705 Marco Million, nel 1727 Antonio Million. Appare evidente da questa elencazione come col passar degli anni la famiglia Chiarello sia praticamente scomparsa da Montebello. Sono sei (tre per parte) i nuclei estimati nella seconda metà del ‘600 dei Chiarello e dei Million. Alla fine del settecento non compare alcuna famiglia Chiarello nelle Liste del Dazio Macina. In queste elencazioni nessuna famiglia Million fa parte né dei benestanti, né dei mediocri o medi, tutte quelle descritte appartengono alla folta schiera degli “infimi” (1.836 abitanti in Montebello su 2.391). Tra gli “infimi” si trova infatti la famiglia di Antonio Million di professione colono, come lo è Giuseppe Million, un altro Antonio Million, i fratelli Giovanni e Domenico Million invece fanno di mestiere i “saltari” (guardie campestri), Bortolo Million il tessitore.
Attualmente i cognomi Chiarello e Million sono presenti in Montebello, ma se per i secondi non vi è dubbio che siano i discendenti dei Million in oggetto, per i primi resta tutto da verificare in considerazione che il cognome Chiarello è nato anche in altri paesi in tempi più o meno paralleli.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il patronimico Chiarello deve la sua origine al culto, molto diffuso nel Quattrocento, di Santa Chiara D’assisi che si festeggia l’11 Agosto. L’icona rappresenta un episodio della vita della Santa, attestato dai processi per la sua canonizzazione. Si racconta che Santa Chiara, inferma nel letto, avesse bisogno di una tovaglietta, ma non essendoci chi gliela portasse, le si avvicinò un gatta, cominciò a tirare e trascinare la tovaglietta per portagliela come poteva. Ma la Santa la rimproverò perché la gatta la trascinava per terra. Allora la gatta, come se avesse compreso, cominciò ad avvolgere la tovaglietta perché non toccasse a terra e gliela portò. (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BILLO

[82] LA FAMIGLIA BILLO

Bisogna arrivare alla seconda metà del Quattrocento per trovare a Montebello una famiglia con questo cognome: Jacobo figlio di Vitale Billo del fu Francesco.
L’origine del cognome Billo va ricercata dopo il Mille, quando chi portava il nome tedesco Willhelm (Guglielmo) veniva chiamato con questo diminutivo affettivo. Ancor oggi Bill è il diminutivo inglese di William, Guglielmo in italiano. Un’altra scuola di pensiero di chi studia onomastica avverte della somiglianza del diminutivo Bille, derivato da Amabile, che potrebbe, a seguito della cattiva dizione veneta, essersi mutato in Billo.
E’ stato arduo per me ricondurre Billo al nome Guglielmo, per la mancanza di un qualsiasi soprannome ad accompagnare i nomi di battesimo, aggravato dal fatto che nessun Guglielmo esisteva nella genealogia della famiglia. Analizzando poi tutti i nomi dei Montebellani, che non sono riuscito ad accoppiare ad altrettanti cognomi, mi sono accorto che esiste un Francesco figlio di Guglielmo che dovrebbe essere il medesimo Francesco da me indicato nell’albero come capostipite dei Billo.
Alla metà del ‘500 troviamo le 5 famiglie Billo tutte residenti nella Contrà della Chiesa, fianco a fianco con quelle dei Pajarin e dei Nardi, ma nessuna con grosse disponibilità economiche. Circa 120 anni dopo sono 7 quelle estimate dal fisco veneziano e quasi tutte ancora fedeli alla Contrà della Chiesa. Nel 1602 Francesco Billo è il primo e l’unico della famiglia, in quel secolo, ad essere consigliere del comune. Per trovarne un altro con lo stesso incarico bisogna aspettare Giovanni nel 1703, seguito da Giacomo Antonio nel 1755. Nelle liste del Dazio Macina di fine secolo non si legge alcun Billo, salvo un tale Stefano Billa (con la « a » finale) di professione tessaro il cui cognome va verificato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La Contrà della Chiesa (o della Cesa) nel XVI e XVII secolo era l’area adiacente alla Chiesa di Santa Maria di Montebello, qui vista dal ‘Brolo‘ dei nobili Sangiovanni, in una ricostruzione a partire da un’antica mappa. Sullo sfondo il muretto della stradella delle Carpane. La Chiesa, a quel tempo, aveva l’abside orientata ad est e l’ingresso era ad ovest. All’interno delle mura che circondavano la Chiesa vi era anche il Cimitero (a cura del redattore).

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LA FAMIGLIA BELOCATO

[78] LA FAMIGLIA BELOCATO

Cognome di dubbia origine che individua gli abitanti della Bellocaria, toponimo ancor oggi vitale. In verità ho trovato prima i nomi Beloquo e Belocho anzichè Bellocaria, il che mi fa credere che siano stati questi abitanti a dare il nome al sito. Pietro Beloquo figlio di Gerardo appare già in un documento del 1439. Il significato di Bellocaria è poco chiaro e dà adito a spiegazioni, a dir poco, fantasiose.

1) Il vicino paese di Locara un tempo si scriveva L’ochara e indicava il posto dove si allevavano o si trovavano le oche, quindi questa potrebbe essere l’origine di Bellocaria; nel nostro caso il termine è preceduto dalla parola bello che renderebbe il posto ancor più gradito.

2) Altra ipotesi è che derivi da Bel-loco, nel senso di bel posto.

3) Oppure luogo della guerra (dal latino bellum e locus o loca al plurale).

Sono tre le famiglie citate nell’Estimo del 1544-45, ma solo una, quella di Antonio Belocho dimostra di avere delle proprietà di un certo valore. Tra l’altro in questa compilazione si assiste alla trasformazione di Belocho in Belocato o Beluchato. Infatti al suddetto Antonio Belocho del fu Jeronimo sono affiancati gli eredi di Agnolin Beluchato che sono in verità i nipoti di Antonio stesso.
Nel Seicento Battista Bellocato di mestiere fa il falegname e nel frattempo la sua famiglia si è trasferita nella contrà di Borgolecco. Quella di Battista è l’unica famiglia Belocato ad apparire nell’Estimo del 1665-69. Dopo questa segnalazione il cognome sembra essere del tutto scomparso da Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Ricostruzione della mappa di Montebello del 1544 con i nomi delle contrade dell’epoca (a cura dell’autore).

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RIMEDI DEL CINQUECENTO (3)

[72] SUGGERIMENTI DELLA SECONDA META’ DEL ‘500 PER MIGLIORARE LA VITA
DAGLI ATTI DEL NOTAIO CRISTOFANO SQUAQUARA DI BRENDOLA (1)

A guarire le maroelle: recipe faxoli et fane polvere et impastala cun melle crudo  et cun quello ungiti le maroele due volte al giorno et sarai liberato – ancora è bono l’olio de saso da ongerle – et l’olio de spigo fa el simile.

Per guarire le emorroidi: prendi dei fagioli e riducili in polvere ed impastali con miele crudo e con questo ungiti le emorroidi due volte al giorno e sarai liberato – è altresì buono l’olio di sasso (erba pignola detta anche riseto – Bot. Sedum acre) e l’olio di spigo (olio estratto dalla pianta della lavanda).
A guarire una stretta del petto: togli del sugo del “Marubio” et fane una fugaza et manzala et guarirai. Per guarire una fitta al petto: prendi del succo di “Marrubio” e usalo per fare una focaccia, mangiala e guarirai. (Il marrubio nella varietà “bastarda” è presente nei nostri paesi  col nome di erba che spussa – Bot.  Cimiciotta comune).

A chi avese l’ochio insanguinato: togli rose seche et dell’aqua rosa et fale bolir insieme tanto che resti il terzo et onzi l’ochio quando vai a dormir et guarirai.

Chi avesse un occhio arrossato: prenda rose secche e dell’acqua di rose e le faccia bollire insieme fin tanto si riducano ad un terzo, unga l’occhio quando va a dormire e guarirà.

A guarir il mal di stomacho: togli della mazorana et fala bogire in bono vino biancho et bevine uno goto ala note per tre note, guarirai.

Per guarire il mal di stomaco: prendi della maggiorana e falla bollire in buon vino bianco e bevine un bicchiere alla notte per tre notti, guarirai.

A guarir et fare andar via i pori: togli el schito fresco de galina et ligalo sul porro et guarirai. Per guarire ed eliminare le verruche: prendi lo sterco fresco di gallina e mettilo sopra la verruca e guarirai.

A tornar la aldida a uno che avesse perso lo aldire: togli el grasso de languilla grassa et falo bogire tanto che si  disfati et posalo rafredare et togli el graso de sopra et mitilo in la aurechia cun bombaso et guarirai.

Per far tornare a sentire uno che avesse perso l’udito: prendi il grasso dell’anguilla grassa e fallo bollire finchè non si sciolga e posalo a raffreddare, prendi il grasso che galleggia e mettilo sopra l’orecchio con un pezzo di bambagia e guarirai.

A trovar uno che avese robato: togli in scripto tuti quelli che ai suspitio uno bollettino per uno et va miti tutti quelli bollettini in laqua santa et quello che avrà robato subito anderà in fondo et è probato …

Per individuare uno che avesse rubato: scrivi su un pezzetto di carta, (tanti pezzetti quanti sono i sospettati) il nome del probabile ladro e metti i bigliettini nell’acqua santa,  il foglio di colui che avesse rubato andrà subito a fondo ed è provato (il colpevole).

Rimedio a far tornar la late  a una dona che lavese persa:
(1) toga de lerba de Santo Zuane et la faza bogir  et beva de quel brodo le tornerà el late.
(2)  toga ancora de la bona semenza de canevo et fane polvere et tamisala et beve de ditta polvere in bono vino de matina a dizuno in 3 over 4 matine et de quella che resta sul tamiso si deba fregar li piedi.

Rimedio per far tornare il latte ad una donna che l’avesse perso:
(1) prenda dell’erba di San Giovanni e la faccia bollire e beva di quel brodo ed il latte tornerà.
(2) prenda dei buoni semi di canapa li riduca in polvere e li passi al setaccio e beva detta polvere sciolta in buon vino di mattina a digiuno per 3 o 4 mattine,  e di quello che resta sul setaccio si unga e massaggi i piedi.

NOTA

In provincia di Vicenza il vegetale conosciuto come erba di San Giovanni indica spesso piante diverse: in quel di Breganze, l’erba de san Duane  è la salvia dei prati detta anche spuaci de prà, nella Val Leogra è l’erba da cali. In altri posti è la camomilla, in altri ancora è la verbena ed  il cacciadiavoli (Botanica – Hipericum perforatum).

Continua nel n. (4) …
Ottorino Gianesato
(Miscellanea 2018)

Curiosità: Per quanto riguarda il miele, esso ebbe una enorme diffusione fino a quando, nel Cinquecento, fu sostituito dallo zucchero di canna che poteva essere conservato più facilmente e aveva un sapore del tutto originale, ma si continuò comunque ad usare il miele come rimedio.

Note:
(1) Il notaio Cristofano Squaquara di Brendola (ma rogava anche a Montebello) inserì questi appunti tra gli atti che vanno dall’anno 1556 al 1574.

Figura: Il miele e lo zucchero di canna (a cura del redattore).

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