IL PONTE DI SANT’EGIDIO (2)

[49] IL PONTE PALLADIANO DI SANT’EGIDIO A MONTEBELLO (seconda parte)

Per dare un ulteriore impulso alla progettata costruzione in pietra del ponte di Sant’Egidio a Montebello, il Maggior Consiglio, il 24 Aprile del 1575, inoltrava una nuova richiesta al Governo della Repubblica affinchΓ© venisse concesso il quarto delle condanne, per i successivi 10 anni, da destinare all’esecuzione dei lavori di detto ponteΒ (1). Questo Γ¨ il documento:

24 Aprile (ASVI, Liber Partium III, pag. 142).
Fu con ottimo consiglio giΓ  supplicato all’Ill.mo Dominio per questa cittΓ  che per riparatione delli ponti et per poterli fabricar di preda il quarto delle condannason li fosse aplicado, ma perchΓ¨ le tante inondation da molti anni in qua seguite, et che ogni hora piΓΉ accrescono et moltiplicano con grandissimo danno di tutto questo territorio, li ponti non solamente con quella quantitΓ  di denari del quarto non s’hanno potuto fabricar de preda ma ne anche conservarli abastanza et ripararli di legno, essendo stati piΓΉ volte rovinati et condotti via totalmente sΓ¬ come Γ¨ ben notorio. PerΓ² desiderando li spett. vostri Deputati proveder secondo la necessitΓ  de casi emergenti, di modo che si possano stabilire li ponti per utilitΓ  et commodo publico hanno determinato et cosΓ¬ l’anderΓ  parte che sia suplicado all’Ill.mo Dominio che voglia far gratia di conceder per anni 10 proximi un altro quarto delli denari delle condanason che si faranno per li Clar.mi Rettori et Consolato da essi depositati in tutto come nelle parte del primo quarto, li quali denari siano specialmente aplicadi a fabricar ponti di preda, nΓ¨ possano questi esser posti ad altro uso, nΓ¨ per ripararli nΓ¨ per fabricarli di legno, et sia fabricato di preda quel ponte prima e dopo successivamente altri che sarΓ  giudicato piΓΉ necessario ad arbitrio et elettione di Clar.mi Rettori pro tempore secondo la quantitΓ  di denari sopradetti che si troverΓ  esser raccolta et preparada.
Quae per Mag.cos DD. Deputatos omnibus suffragiis admissa fuit animo. Ballotata in Consiglio predicto obtinuit quia habuit sufragia pro 78 contra 6 non obstante contraditione Domini Mathei Calidonii contraditoris.
Deinde proposita fuit pars tenoris infrascripti videlicet: Attrovandosi una bona quantitΓ  di denari depositata sul Sacro Monte del quarto dele condanationi aplicado a far ponti e repararli, et parendo alli Vostri Deputati che saria benissimo fatto spenderli nel fabricar un ponte di preda, e per diversi rispeti parendo alli Clar.mi Rettori che si debba principiar da quel ponte di Montebello, vi propongono et cosΓ¬ L’anderΓ  parte che li vostri Deputati ellegino doi presidenti qual habbiano carico di far fabricar di preda detto Ponte di Montebello, conferendo il modo e quanto occorrerΓ  in tal negotio alla giornata con li vostri Deputati alli quali per hora gli si dii duc. dosento delli deti denari per dar principio in si fatta opera tanto necessaria et importante, e delli quali habbian a renderne conto distinto et particulare. Quae quidem pars admissa fuit omnibus suffragiis per Mag.cos D. Deputatos animo. Die vero presenti antequam vota miterentur contradixit D. Matheus Calidonius et exactis suffragiis obtinuit nam habuit pro 76 contra 12.

A seguito di tale richiesta, lo stesso Maggior Consiglio nominΓ² quale nuovo Provveditore ai lavori il conte Lelio Gualdo assegnandogli 200 ducati per dare inizio ai lavori. Era costui della nobile famiglia Gualdo insediatasi a Montecchio Maggiore all’incirca nel 1530, dove Francesco Gualdo vi costruì  la propria dimora, la stessa dove due anni dopo fu ospitato l’Imperatore Carlo V d’Asburgo in viaggio da Vienna diretto a Bologna dove doveva incontrare Papa Clemente VII. Da due iscrizioni che erano state murate sulle facciate nord e sud del ponte di Sant’Egidio e riportate integralmente dal carmelitano scalzo padre Angiolgabriello di Santa Maria, al secolo Paolo Calvi, il quale scrisse tra il 1772 e il 1782 un’importante raccolta di biografie di scrittori vicentini, dal titolo β€œBiblioteca e storia di quei scrittori cosΓ¬ della cittΓ  come del territorio di Vicenza”, risulta l’assegnazione dei lavori al suddetto Conte Gualdo nonchΓ© il concorso di Andrea Palladio alla costruzione del ponte. Le due iscrizioni, secondo quanto riportato da padre Angiolgabriello di Santa Maria nel Vol. IV a pag. 188 della sua opera, recitano cosΓ¬:

β€œHermolai Pisauri Praefecti, decori Civitatis Vicetia. D. Andrea Palladio Architecto. MDLXXV.” (su di un lato del ponte).

β€œPublico commodo, perpetuoq. ornamento Civitas aedificandum curavit Laelio Gualdo Comite, atque Equite, semper Praesidente electo – MDLXXV.” (sul lato opposto)

Relativamente all’aspetto che doveva avere tale ponte nel 1575, abbiamo due schizzi pressochΓ© uguali, uno dei quali si trova nell’Archivio di Stato di Vicenza e l’altro nell’Archivio di Stato di Verona. Ho riportato nell’articolo precedente una ricostruzione a partire da quello presente a Verona e giΓ  pubblicato nel libro β€œIl triangolo di Montebello” dell’esimio prof. Luigi Bedin (tavola n. 40). Da tale schizzo e, soprattutto da un documento riportato dal suddetto padre Angiolgabriello di Santa Maria, nella sua raccolta di biografie, che riporta una relazione dei Provveditori Bernardino Sangiovanni e Galeazzo Angussola, successori del Conte Lelio Gualdo per i lavori del ponte, si puΓ² avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto e delle dimensioni del ponte stesso, come erano nel 1575. Ecco la prima parte del documento:

β€œDovendosi dar principio al finire il ponte sulla GuΓ  a Montebello ci ha parso a proposito de la presente scrittura di raccontare l’ordine e il modo che si doveva tenere, e perciΓ²: Dell’anno 1575 essendo stato dissegnato per il Palladio un ponte di pietra de cinque archi sopra il torrente de la GuΓ  a Montebello et sopra la strada regia, cioΓ¨ di un arco grande nel mezzo, un mezzano et un piccolo per parte, largo per il far la strada piedi 12, et essendone sta fatti tri soli in detto anno, cioΓ¨ il grande et li doi mezani uno per parte, il grande longo pie 36 et alto da terra piedi 24 in 25 et dal letto di esso torrente piedi 17 in 18, et li mezzani longi piedi 32 l’uno et alti da terra piedi 22 et dal detto letto piedi 15 in 16 venivano ad essere tutti tre uniti al mezzo di esso torrente, come appare nel secondo disegno …”

Da questo documento risulta che il progetto originario del Palladio prevedeva un ponte con cinque arcate, divise da 4 piloni, ma nel 1575 il ponte si presentava, come si puΓ² vedere anche nel disegno, costruito solo nella sua parte centrale, cioΓ¨ con l’arco maggiore e due archi minori laterali, staccato dalle rive e quindi ancora inutilizzabile. I piloni misuravano 8 piedi ognuno (mt. 2,85). L’arcata centrale era larga 36 piedi (mt. 12,85), mentre quelle laterali erano larghe 32 piedi (mt. 11,42). L’altezza dal letto del fiume era di 25 piedi (mt. 8,92) per quella centrale e 18 piedi (mt. 6,42) per le due laterali. La strada che vi passava sopra era larga 12 piedi (mt. 4,28). Nel disegno, appena sotto il ponte, vi Γ¨ la scritta: « Ponte de la GuΓ  a Montebello fatto del anno 1575Β Β». Sono anche ricordati i nomi dei proprietari dei terreni a ridosso del GuΓ  ed Γ¨ indicato il sito della cappella di S.Β Egidio (da tale Santo il ponte ha preso il nome), mentre in alto Γ¨ la scritta « 2Β° disegno. 1575, 3 archi fatti nel mezzo del torrenteΒ Β» il che conferma che in quell’anno furono eseguite soltanto le tre arcate mediane riportate nello schizzo, senza alcun congiungimento con la strada regia. Nel disegno si notano, inseriti sulla parte alta dei pilastri centrali, due dei quattro tabernacoli, che ornavano il ponte; gli altri due erano, nella stessa posizione ma nella facciata opposta. In questo particolare il ponte doveva essere molto simile a quello sul fiume Tesina a Torri di Quartesolo, anch’esso del Palladio e tutt’ora utilizzato. Nel cap. XIIII del Libro III de β€œI quattro Libri dell’Architettura” il Palladio dice riferendosiΒ  a un suo progetto per β€œalcuni gentil’huomini”: β€œS’havrebbe questo ponte potuto ornar con nicchi al diritto de’ pilastri, e con statue, e vi sarebbe stata bene Γ  lungo i suoi lati una cornice; il che si vede che fecero alcuna volta anco gli Antichi …”. Il Palladio, osservando i suoi progetti, inseriva sempre questi particolari ornamentali.

Note:
(1) Era usanza del Governo della Serenissima di riservare un quarto delle entrate derivanti da condanne pecuniarie ai lavori di ricostruzione di opere pubbliche importanti, come appunto i ponti sui fiumi.

Continua nel prossimo numero …

Umberto Ravagnani (dal NΒ° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Il Ponte palladiano di Torri di Quartesolo mostra, ancora oggi, la sua struttura originale con due delle quattro nicchie che il Palladio ha messo ad ornamento del ponte stesso e di quello di Montebello (foto a cura dell’autore)

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