INVENTARIO SANGIOVANNI (3)

[53] UN INVENTARIO IN CASA SANGIOVANNI – MOBILI, ARGENTI, GIOGIE (gioielli), ET ALTRO (ultima parte)
18 Maggio 1740IN CITTA’ (Vicenza), NELLA CASA SITA IN CONTRA’ SANTI APOSTOLI SINDACARIA DI S. MICHELE

NEL PRIMO MEZZA’ A PE’ PIANO VERSO LEVANTE, VERSO LI (CONTI) CAPRA

Un letto, cavalletti, tolle, pagliarizzo, due stramazzi, capezzale, 5 cuscini di lana, coperte di valanzana e una perponta, e sopra coperta a fiori di lana e filo, una testiera da letto.
Uno scabello di peraro usato e un fornimento di ottone.
Un secchiello d’acqua santa di stagno.
10 caregoni coperti di pelle di “Bulgaro” (vacchetta – n.d.r.) con fornimenti di ottone antichi.
2 careghini (di) nogara impagliati con rimesso (strisce di legno – n.d.r.).
Un armaro di nogara con tre canti (cassetti – n.d.r.) con pomoli di ottone.
Una tavola di nogara mezzana.
Un treppiedi di nogara, cadino (catino) e brocca di magiolica (majolica) per lavar le mani.
Un armaro portabiti di legno.
Uno specchio sopra (l’)armaro con soaza (cornice) nera.
5 quadri pitture diverse con soaza dorata.
Coltrine (tende) di bombace a fili stricate.
Una scagna di nogara con suo comodo.

NELL’ALTRO CAM(ER)INO ALLA PARTE OPPOSTA

Un caldiero da lissia (da bucato) di rame grande.
Tavole, carnavaro (recipiente per la carne lavorata – n.d.r.), zocco con i suoi cavalletti per far salami.

IN SALETTA DIPINTA NEL PRIMO APPARTAMENTO DI SOPRA

5 banchetti di pezzo da sedere.

IN CAMERA CONTIGUA SOPRA LA CORTE (APPRESSO CASA CAPRA)

Letto, cavalletti, tole, pagliazzo, due stramazzi, capezzale, due cuscini di lana, una imbotida e sopra coperta a fiori … e fondo scuro, terzoli e fiori.
Uno scabello (di) peraro usado fornido di ottone.
3 quadri pittura in tella con sue soaza.
Uno specchio (con) soaza (cornice) nera.
Altro piccolo con “foggia” (foglia ?).
6 Caregoni coperti di “Bulgaro” antichi fornidi di ottone.
2 Tavolini di peraro con sopra scrignetto.
Altro tavolino di nogara.
Un armaro da habiti.
Una prettina di nogara.
Una scagna di pezzo “da comodo
Un sottocamin tela pittura.
Due cavedoni di ferro coronati di ottone, ferro da fuoco, paletta, forchetta e mogiecca (pinza) tutto di ferro.
Treppiedi di nogara, cadin e brocca di stagno con secchietto di rame per lavar le mani.
Un follo (mantice – n.d.r.).
Muri coperti di coridoro vecchio (tessuto).

NELLA SALA (DEL) PRIMO APPARTAMENTO

Muri coperti di coridoro (tessuto) buono.
24 caregoni (di) nogara coperti di “Bulgaro” e broche (chiodi) di ottone.
2 Ritratti sopra (la porta) con soaza.

IN CAMERA CONTIGUA VERSO LI CAPRA

Muro coperto di corridori (tessuti) buoni.
Uno specchio grande con soaza dorata.
13 quadri buoni pittura in tella, soaza dorata.
Un tavolino di “vimeno” sotto lo specchio.
Un armaro di nogara con rimesso e fornimenti di ottone.
Un tavolino piccolo con rimesso di peraro.
18 caregoni di “Bulgaro” (vacchetta – n.d.r.) con broche (chiodi) e pomoli di ottone.
Una portiera di panno rosso vecchia con suo ferro (maniglia).

NELL’ALTRA CAMERA CONTIGUA ALLA SALA VERSO MATTINA

Muri coperti di arazzi vecchi
Letto, cavalletto, tolle, paglia rizzo, due stramazzi, capezzale, tre cuscini di lana, una preponta e sopra coperta blu setta.
Una portiera di panno rosso con i suoi ferri.
18 careghe “da poggio” coperte di “arazzetto” vecchio.
2 poltrone coperte di “Bulgaro”.
2 careghini con rimesso di nogara e sedere di paglia.
Una prettina di nogara con comodo.
3 tavolini di peraro neri.
Un armaro compagno (nel senso di uguale cioè nero – n.d.r.) di peraro con fornimenti di ottone.
Uno scabello (di) nogara piccolo.
Un tavolino (di) nogara piccolo.
2 testiere da perrucca (parrucca).
Uno specchio grande (con) soaza nera con contorni dorati.
Un armaro di pezzo dipinto con sopra scrigno (di) peraro e fornimenti di ottone.
Un treppiedi per lava le mani.
Un secchiello di acqua santa.
2 ritratti sopra le porte, soaze antiche.
Sotto (il camino) dipinto, un ferro da fuoco, paletta, mogiecca (pinza) e forchetta.
Un armaro di nogara con 3 canti (cassetti) e due “nicchi” (nicchie) fornimenti di ottone.

NELLA CAMERA O SIA MEZZANO IN DETTO APPARTAMENTO SOPRA IL BROLETTO

2 armari di nogara da scritture.
2 armari di pezzo.
2 scanzie da libri e processi.
Tutte le scritture e processi della casa con istrumenti ed altro.
120 libri stampati d’historie e altro buoni e vecchi.
8 antichi manoscritti.
Una carega “da poggio” di nogara e una prettina.
Un ritratto e altro quadro pittura in tella con soaza.
L’ARBORE DELLA FAMIGLIA (l’albero genealogico).
2 pistole vecchie e altre due all’antica.
Uno schioppo curto.
Una sabola (sciabola) antica.
Una canna d’India con pomolo d’argento.

IN SALA DI SOPRA

Una tavola ovale di nogara con coperta sopra a fiori lana fillo color verde e fondo senza cappi.
Una tavola tonda di nogara in due pezzi.
5 casse di nogara diverse.
2 armari grandi.
6 careghe “da poggio” di nogara.
7 prettine di nogara.
9 ritratti pittura in tela con soaze.
2 portiere di panno rosso con suoi ferri.

IN CAMERA CONTIGUA ALLA PARTE VERSO LI CAPRA

Un letto, cavalletti e tolle, paglia rizzo, due stramazzi e cuscino di lana, una preponta e una valanzana con sopra coperta di seta color turchino.
3 tavolini di nogara.
Mezza (!) tavola rotonda di nogara (era chiamata anche mezzaluna – n.d.r.).
2 casse di nogara.
Un armaro con rimesso di nogara, pomoli di bosso.
Uno specchio (con) soaza nera (con) “sfrisetto” (sfumatura – n.d.r.) giallo appo (presso) il lume.
8 careghe di “Bulgaro” con broche e pomoli di ottone.
Una prettina di nogara con comodo.
Una testiera da perrucca.
Altro specchio piccolo con soaza nera.
Uno scrignetto sopra il tavolino.
Un armaro di pezzo.
Una portiera di panno rosso con i suoi ferri.
6 ritratti pittura (su) tela parte con soaza e parte non.
8 altri pezzi quadri pittura diversi.

NELL’ALTRA CAMERA DI LA’ DELLA SALA VERSO MATTINA

Un letto cavalletti e tolle, pagliazzo, due stramazzi, capezzale e due cuscini di lana e sopra coperta a fiori lana e fillo.
Uno scabello di nogara.
Un tavolino piccolo con sopra scrigno vecchio.
4 casse di nogara.
2 armari di nogara con quattro cassettoni cadauno.
3 prettine di nogara.
4 quadri, pitture con soaze diverse.
1 sottocamin tela pittura.
5 ferri da fuoco vecchi.

NEI CAMERINI CONTIGUI DELLE SERVE

Letto, cavalletti, tolle, lettiera, due stramazzi, due capezzali, due cuscini di lana, due valanzane, due preponte e sopra coperte rigate.
2 ginocchiatoi (inginocchiatoi) di nogara vecchi.
2 tavolini di nogara vecchi.
3 quadri pittura su tella con soaza nera.

IN CUCINA

4 cadene da fogo.
2 gradele (graticole).
2 treppiedi di ferro.
1 menarosto con 4 spiedi.
1 paletta da fuoco.
1 salaro (contenitore per il sale – n.d.r.).
6 secchi di rame con manico di ferro.
3 stagnade (pentoline di rame stagnato).
3 caldieri di rame mezzani e uno piccolo.
Una raminella piccola.
Una cazza di rame.
Una conca di rame.
3 Antiani di rame stagnadi (pentole).
Una leccarda di rame.
3 cazze di ferro forate.
2 gratacasole di ferro.
3 scaldaletti di rame.
Un paro di cavedoni di ferro (alari del camino).
Un coperchio di ferro con giungi catena.
3 frissore (padelle per friggere).
Una padella da castagne.
2 mortari (mortai) di pietra piccoli.
Una caponara (stia per pollame. n.d.r.) di pezzo grande.
2 armari di pezzo.
Una cassa di pezzo.
Una tavola di nogara.
Un treppiedi di ferro da frizzer.
3 stadelle diverse (bilance).
Una cogoma (cuccuma) di rame.
60 tondi da tovagliolo.
12 fiammenghine (piatti).
4 piatti da cappon.
3 reali (vassoi da portata).
2 megiolare.
2 sottocoppe.
Un salarin.

IN SALETTA CONTIGUA ALLA CUCINA

Un secchio.
Una conca di rame con ferro.
Due casse e una credenza di nogara vecchie con un forziero.

IN SALETTA SOPRA LA SCALA

Mezza tavola rotonda.
Una cassa di nogara.

IN CAMERA CONTIGUA BASSA SOTTO IL TETTO

Una lettiera di nogara vecchia, pagli rizzo, letto di pena, capezzale di lana, valanzana e preponta.
Una moscarola.
3 graffioni di ferro (uncini ?).
Una cassa di nogara vecchia.
Un bauletto di nogara.

IN PRIMO GRANARO SOPRA LA CUCUNA

Una burattina (setaccio) con suo fullon (mantice).
Un casson di farina.
Un casson di pezzo vecchio da biada per pollame.

NELL’ALTRO GRANARO

Un mezzo staro di rame con palcone (pala) di legno.
Un carettello da acetodi legno duro cinto di ferro.
Un casson di pezzo da biade.
2 mese (casse di legno) da pan.
1 gramola da pan.
2 casse di pezzo.
Un paro di cavalletti con due tolle da letto.

IN CAMERA DELLA SERVITU’ A PIE’ PIANO

Letto, tolle, cavalletti, paglia rizzo, stramazzi, due capezzali, due cuscini di lana, una schiavina.
Un tavolino di nogara vecchio.
5 caregoni “da poggio” di nogara coperti di pelle.
3 prettine vecchie.

IN CANEVA

8 carettelli da mezzo carro (botti su carro da litri 456 circa l’uno di legno duro cinti di ferro.
3 carettelli piccoli.
Una tinella di legno duro cinta di ferro.
Un tinazzo di legno duro cinto di ferro di due botti (litri 1824 circa).

IN RIMESSA

Una carrozza con specchi in parte dorata.
Una burba per campagna (calesse a due ruote detto anche biroccio – n.d.r.).
Un armaro di pezzo vecchio da colori.
Fornamenti (finimenti) da campagna di corame (cuoio) per 4 cavalli con sella.
2 fornamenti da città forniti di ottone.

IN STALLA

4 cavalle.
Un letto per carozziero, pagliazzo letto di pena e capezzale di lana, una coperta.
Una mastella da acqua per cavalli cinta di ferro.
2 secchie di larese (legno di larice) cinte di ferro.
Un badile.
2 forche.
Striglie, bruschette, sponga (spugna) per cavalli.
Un ferrale (ossia ferale, la lanterna usata di notte dai carrettieri – n.d.r.).

DELLE COSE SOTTODESCRITTE MANCA LA STANZA DI COLLOCAZIONE

6 paia di lenzuola di drappello da patroni.
6 paia di lenzuola di canevo per la servitù.
12 sugaman.
2 credenziere per dette.
24 tovaglioli.
4 mantilli da tavola.
3 valanzane.
3 perponte.

LE ARGENTERIE

6 candelieri d’argento lavorati.
2 candelieri d’argento schietti (non lavorati, grezzi).
3 sottocoppe d’argento.
2 fruttiere in argento lavorate.
Un baccin grande d’argento lavorato.
Una brocca da caffè piccola in argento ( è la prima volta che trovo citato il caffè nei documenti notarili, La prima Bottega di Caffè era stata aperta a Venezia nel 1640, ma è solo nel Settecento che questa bevanda si diffonde nei salotti dei nobili – n.d.r.)
Un mochedor d’argento (spegni candele – n.d.r.).
2 salarini d’argento.
2 cucchiaroni d’argento.
Un pecher d’argento (grande bicchiere – n.d.r.).
12 possade (posate, coltelli da tavola – n.d.r.) d’argento.
5 possade d’argento diverse e vecchie.
Una spada d’argento.
2 sottocoppe d’argento.
2 candelieri d’argento.
Una croce di diamanti con galano (fiocco) e cordoncino.
Un paio di orecchini con diamanti di due pietre, buccola, mandola e galano.
Un anello di zaffille (zaffiro ?) con una pietra sola.

Paolo CENZATI Nodaro (Notaio) in Montebello
Archivio di Stato di Vicenza – Busta n° 13342 – 18 maggio 1740

Ottorino Gianesato (dal N° 6 di AUREOS – Maggio 2005)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’inventario delle proprietà della famiglia Sangiovanni in città (illustrazione a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

IL PONTE DI SANT’EGIDIO (2)

[49] IL PONTE PALLADIANO DI SANT’EGIDIO A MONTEBELLO (seconda parte)

Per dare un ulteriore impulso alla progettata costruzione in pietra del ponte di Sant’Egidio a Montebello, il Maggior Consiglio, il 24 Aprile del 1575, inoltrava una nuova richiesta al Governo della Repubblica affinché venisse concesso il quarto delle condanne, per i successivi 10 anni, da destinare all’esecuzione dei lavori di detto ponte (1). Questo è il documento:

24 Aprile (ASVI, Liber Partium III, pag. 142).
Fu con ottimo consiglio già supplicato all’Ill.mo Dominio per questa città che per riparatione delli ponti et per poterli fabricar di preda il quarto delle condannason li fosse aplicado, ma perchè le tante inondation da molti anni in qua seguite, et che ogni hora più accrescono et moltiplicano con grandissimo danno di tutto questo territorio, li ponti non solamente con quella quantità di denari del quarto non s’hanno potuto fabricar de preda ma ne anche conservarli abastanza et ripararli di legno, essendo stati più volte rovinati et condotti via totalmente sì come è ben notorio. Però desiderando li spett. vostri Deputati proveder secondo la necessità de casi emergenti, di modo che si possano stabilire li ponti per utilità et commodo publico hanno determinato et così l’anderà parte che sia suplicado all’Ill.mo Dominio che voglia far gratia di conceder per anni 10 proximi un altro quarto delli denari delle condanason che si faranno per li Clar.mi Rettori et Consolato da essi depositati in tutto come nelle parte del primo quarto, li quali denari siano specialmente aplicadi a fabricar ponti di preda, nè possano questi esser posti ad altro uso, nè per ripararli nè per fabricarli di legno, et sia fabricato di preda quel ponte prima e dopo successivamente altri che sarà giudicato più necessario ad arbitrio et elettione di Clar.mi Rettori pro tempore secondo la quantità di denari sopradetti che si troverà esser raccolta et preparada.
Quae per Mag.cos DD. Deputatos omnibus suffragiis admissa fuit animo. Ballotata in Consiglio predicto obtinuit quia habuit sufragia pro 78 contra 6 non obstante contraditione Domini Mathei Calidonii contraditoris.
Deinde proposita fuit pars tenoris infrascripti videlicet: Attrovandosi una bona quantità di denari depositata sul Sacro Monte del quarto dele condanationi aplicado a far ponti e repararli, et parendo alli Vostri Deputati che saria benissimo fatto spenderli nel fabricar un ponte di preda, e per diversi rispeti parendo alli Clar.mi Rettori che si debba principiar da quel ponte di Montebello, vi propongono et così L’anderà parte che li vostri Deputati ellegino doi presidenti qual habbiano carico di far fabricar di preda detto Ponte di Montebello, conferendo il modo e quanto occorrerà in tal negotio alla giornata con li vostri Deputati alli quali per hora gli si dii duc. dosento delli deti denari per dar principio in si fatta opera tanto necessaria et importante, e delli quali habbian a renderne conto distinto et particulare. Quae quidem pars admissa fuit omnibus suffragiis per Mag.cos D. Deputatos animo. Die vero presenti antequam vota miterentur contradixit D. Matheus Calidonius et exactis suffragiis obtinuit nam habuit pro 76 contra 12.

A seguito di tale richiesta, lo stesso Maggior Consiglio nominò quale nuovo Provveditore ai lavori il conte Lelio Gualdo assegnandogli 200 ducati per dare inizio ai lavori. Era costui della nobile famiglia Gualdo insediatasi a Montecchio Maggiore all’incirca nel 1530, dove Francesco Gualdo vi costruì  la propria dimora, la stessa dove due anni dopo fu ospitato l’Imperatore Carlo V d’Asburgo in viaggio da Vienna diretto a Bologna dove doveva incontrare Papa Clemente VII. Da due iscrizioni che erano state murate sulle facciate nord e sud del ponte di Sant’Egidio e riportate integralmente dal carmelitano scalzo padre Angiolgabriello di Santa Maria, al secolo Paolo Calvi, il quale scrisse tra il 1772 e il 1782 un’importante raccolta di biografie di scrittori vicentini, dal titolo “Biblioteca e storia di quei scrittori così della città come del territorio di Vicenza”, risulta l’assegnazione dei lavori al suddetto Conte Gualdo nonché il concorso di Andrea Palladio alla costruzione del ponte. Le due iscrizioni, secondo quanto riportato da padre Angiolgabriello di Santa Maria nel Vol. IV a pag. 188 della sua opera, recitano così:

Hermolai Pisauri Praefecti, decori Civitatis Vicetia. D. Andrea Palladio Architecto. MDLXXV.” (su di un lato del ponte).

Publico commodo, perpetuoq. ornamento Civitas aedificandum curavit Laelio Gualdo Comite, atque Equite, semper Praesidente electo – MDLXXV.” (sul lato opposto)

Relativamente all’aspetto che doveva avere tale ponte nel 1575, abbiamo due schizzi pressoché uguali, uno dei quali si trova nell’Archivio di Stato di Vicenza e l’altro nell’Archivio di Stato di Verona. Ho riportato nell’articolo precedente una ricostruzione a partire da quello presente a Verona e già pubblicato nel libro “Il triangolo di Montebello” dell’esimio prof. Luigi Bedin (tavola n. 40). Da tale schizzo e, soprattutto da un documento riportato dal suddetto padre Angiolgabriello di Santa Maria, nella sua raccolta di biografie, che riporta una relazione dei Provveditori Bernardino Sangiovanni e Galeazzo Angussola, successori del Conte Lelio Gualdo per i lavori del ponte, si può avere un’idea abbastanza precisa dell’aspetto e delle dimensioni del ponte stesso, come erano nel 1575. Ecco la prima parte del documento:

Dovendosi dar principio al finire il ponte sulla Guà a Montebello ci ha parso a proposito de la presente scrittura di raccontare l’ordine e il modo che si doveva tenere, e perciò: Dell’anno 1575 essendo stato dissegnato per il Palladio un ponte di pietra de cinque archi sopra il torrente de la Guà a Montebello et sopra la strada regia, cioè di un arco grande nel mezzo, un mezzano et un piccolo per parte, largo per il far la strada piedi 12, et essendone sta fatti tri soli in detto anno, cioè il grande et li doi mezani uno per parte, il grande longo pie 36 et alto da terra piedi 24 in 25 et dal letto di esso torrente piedi 17 in 18, et li mezzani longi piedi 32 l’uno et alti da terra piedi 22 et dal detto letto piedi 15 in 16 venivano ad essere tutti tre uniti al mezzo di esso torrente, come appare nel secondo disegno …”

Da questo documento risulta che il progetto originario del Palladio prevedeva un ponte con cinque arcate, divise da 4 piloni, ma nel 1575 il ponte si presentava, come si può vedere anche nel disegno, costruito solo nella sua parte centrale, cioè con l’arco maggiore e due archi minori laterali, staccato dalle rive e quindi ancora inutilizzabile. I piloni misuravano 8 piedi ognuno (mt. 2,85). L’arcata centrale era larga 36 piedi (mt. 12,85), mentre quelle laterali erano larghe 32 piedi (mt. 11,42). L’altezza dal letto del fiume era di 25 piedi (mt. 8,92) per quella centrale e 18 piedi (mt. 6,42) per le due laterali. La strada che vi passava sopra era larga 12 piedi (mt. 4,28). Nel disegno, appena sotto il ponte, vi è la scritta: « Ponte de la Guà a Montebello fatto del anno 1575 ». Sono anche ricordati i nomi dei proprietari dei terreni a ridosso del Guà ed è indicato il sito della cappella di S. Egidio (da tale Santo il ponte ha preso il nome), mentre in alto è la scritta « 2° disegno. 1575, 3 archi fatti nel mezzo del torrente » il che conferma che in quell’anno furono eseguite soltanto le tre arcate mediane riportate nello schizzo, senza alcun congiungimento con la strada regia. Nel disegno si notano, inseriti sulla parte alta dei pilastri centrali, due dei quattro tabernacoli, che ornavano il ponte; gli altri due erano, nella stessa posizione ma nella facciata opposta. In questo particolare il ponte doveva essere molto simile a quello sul fiume Tesina a Torri di Quartesolo, anch’esso del Palladio e tutt’ora utilizzato. Nel cap. XIIII del Libro III de “I quattro Libri dell’Architettura” il Palladio dice riferendosi  a un suo progetto per “alcuni gentil’huomini”: “S’havrebbe questo ponte potuto ornar con nicchi al diritto de’ pilastri, e con statue, e vi sarebbe stata bene à lungo i suoi lati una cornice; il che si vede che fecero alcuna volta anco gli Antichi ”. Il Palladio, osservando i suoi progetti, inseriva sempre questi particolari ornamentali.

Note:
(1) Era usanza del Governo della Serenissima di riservare un quarto delle entrate derivanti da condanne pecuniarie ai lavori di ricostruzione di opere pubbliche importanti, come appunto i ponti sui fiumi.

Continua nel prossimo numero …

Umberto Ravagnani (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Il Ponte palladiano di Torri di Quartesolo mostra, ancora oggi, la sua struttura originale con due delle quattro nicchie che il Palladio ha messo ad ornamento del ponte stesso e di quello di Montebello (foto a cura dell’autore)

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …