FESTE CENTENARIE (1)

[36] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO

Con questo numero iniziamo la pubblicazione del volumetto stampato dalla Parrocchia nel 1905 in occasione del VII centenario dell’erezione della Prepositurale di Santa Maria. Questa breve sintesi di storia politica e religiosa del paese Γ¨ frutto di Mons. Giuseppe Capovin, Prevosto di Montebello dal 1877 al 1908 Mons. Capovin fu pastore d’anime esemplare in momenti sociali ed economici particolarmente difficili, era attento alle necessitΓ  di “tutti” i suoi parrocchiani, anche a quelli che osteggiavano la religione, e con affabilitΓ  sovveniva materialmente e spiritualmente i piΓΉ bisognosi. Il suo fare sincero e disinteressato, animato da una caritΓ  e spiritualitΓ  che sorgeva spontaneamente dal profondo del suo intimo, generΓ² nei suoi parrocchiani una stima ed un rispetto che si trasformarono ben presto in venerazione. Questa sua grande spiritualitΓ  non gli impedΓ¬ di prestare attenzione alle memorie storiche ed artistiche del paese. Fece ricopiare numerose cronache e documenti antichi perchΓ© non andassero perduti e si battΓ¨ a lungo per salvare dall’incuria l’antica Chiesa di San ZenoneSan Francesco, ma purtroppo poco dopo che i proprietari gli cedettero l’edificio la morte lo colse e si suoi sforzi furono vanificati. Come ben sappiamo, il suo successore la rase al suolo per dare avvio ad una filantropica istituzione (asilo infantile) che poteva senz’altro essere edificata in altri siti, considerato che a quell’epoca non mancavano gli spazi necessari.

FESTE CENTENARIE
(Prima parte)

AI SUOI DILETTI PARROCCHIANI
NEL VII CENTENARIO
DALLA EREZIONE
DELLA PREPOSITURALE DI S. MARIA
IN MONTEBELLO VICENTINO
QUESTI CENNI STORICI
CON PAZIENTE STUDIO RACCOLTI
DEDICA CON PATERNO AFFETTO
GIUSEPPE CAPOVIN
PREVOSTO

Β« Montebello, grossa borgata del Vicentino, la quale si stende ai piedi dell’ ultimo sprone delle Prealpi, su cui torreggia tuttora il Castello dei suoi antichi signori, a buon diritto vanta remotissime origini.
Ivi infatti nell’epoca del Romano Impero esisteva un vicus, ovvero borgo chiamato Β« ad Auraei o ad Auraeos Β» presso il quale I’Itinerario di Antonino del secolo IV segna Mutatio che era un aggregamento di vari fabbricati per contenere numerosi cavalli di ricambio, di buoi, muli, vetture e carri di varie forme per uso di pubblici Corrieri, dei viaggiatori e delle merci, o dove vi erano costantemente ufficiali investiti di potere e dignitΓ  per invigilare i Veredari ossia i conduttori di pubbliche o private vetture e gli schiavi o servi assunti al pubblico servizio e che erano pagati dalle Provincie, il che faceva Montebello un luogo importante (Filiasi – Storia dei Veneti).
Passava invero per esso la via Gallica, grande arteria, che metteva in comunicazione Milano con Aquileia e per l’Illirico con Costantinopoli. E Montebello con la sua Mutatione era uno dei due luoghi di fermata tra Verona e Vicenza.
Che avvenisse di Montebello nelle varie irruzioni barbariche, specialmente del secolo V, Γ¨ ovvio supporlo, ove si noti, che per il suo sito si trovava proprio sul loro passaggio ed esposto quindi alle loro devastazioni, scendendo esse in gran parte pel Friuli a desolare le nostre regioni. Fu perΓ² fortuna per gli abitanti suoi l’aver pronto e sicuro rifugio nei monti vicini coperti di boscaglie; passata indi la bufera ritornarono in buona parte a rialzare le mura delle loro, abitazioni. Per questo si trova Montebello sussistere nel secolo IX durante l’impero di Lotario I, come luogo sΓ¬ importante da essere pomo di discordia tra Vicentini, del cui territorio faceva parte, e Veronesi che si sforzavano di ammetterlo al proprio, come fecero l’anno 840, secondo narra l’antico Cronista Bonamente Aliprandi. (Castellini – Storia di Vicenza – libro III in Nota).
Al principio del secolo X vennero a desolare, dalla parte del Friuli, i nostri paesi i feroci Ungheri a varie riprese. Montebello fu uno dei più devastati, trovandosi sulla via del loro passaggio. Fu allora che a salvezza e rifugio dei pochi abitanti sfuggiti alle spade di quei barbari, si costruì il Castello, al quale più tardi se ne aggiunse un altro poco lungi.
Sino dal secolo decimo, come si ricava da documenti di quel tempo, furono signori di Montebello, i Conti di Padova e di Vicenza, discendenti dai Candiani Dogi di Venezia, i quali dal Conte Uberto Maltraverso sulla fine del secolo XII furono denominati Maltraversi di Montebello. Conservarono essi questo feudo sino all’unno 1265-1266, nei quali tanto i Maltraversi di Lozzo, come la linea di Montebello lo vendevano al Comune di Vicenza con tutti, i diritti annessi. (Dall’Archivio di Torre manoscritto del Vigna V. 8).
Quantunque il piΓΉ antico documento, riguardante Montebello, sotto il suo aspetto religioso, risalga all’anno 1205, pure da ciΓ² che Γ¨ stato premesso Γ¨ facile argomentare come i suoi abitanti fino dalla seconda metΓ  del secolo IV siano venuti a cognizione del Vangelo. Essendovi poi in esso la Mutatio, necessariamente dovevano ivi fermarsi gli Evangelizzatori di questa Provincia, e i Vescovi che si portavano dall’Illirico e dalla parte Orientale del Veneto a Milano, sede dell’Impero d’Occidente, dopo Valentiniano I, i quali animati del loro zelo, si mettevano a contatto de’ suoi abitanti per communicar loro la buona novella.
Si aggiunga che i diversi ufficiali e i numerosi servi pubblici addetti alla Mutatione, dichiarata che fu religione dello stato la Cristiana dagli Imperatori Valentiniano, Graziano e Teodosio si fecero un dovere ed un onore di abbracciarla pur essi in ossequio ai loro Sovrani Β».

Continua nel prossimo numero …

(dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Mons. Giuseppe Capovin in una cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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DAL PROF. TERENZIO CONTERNO (1)

[28] CENNI GEOLOGICO-STRATI-GRAFICI DEL TERRITORIO DI MONTEBELLO VICENTINO
I territori del nostro comune che affiorano dai depositi alluvionali della pianura, appartengono al Semigraben (fossa) dell’Alpone – Chiampo. Essi sono di etΓ  EOCENICA MEDIA e SUPERIORE cioΓ¨ vanno da 52 a 36 milioni di anni fa.
Dobbiamo pensare ad un mare non molto profondo il cui fondo si Γ¨ abbassato in seguito alle falde di Castelvero e del Chiampo. In questa fossa tettonica si sono riversate lave basaltiche sottomarine spesso trasformate dal rapido raffreddamento in ialoclastiti; abbiamo poi la presenza di tufi sottili (localitΓ  Boccara), ma soprattutto di brecce esplosive dei neks che sono brandelli di lava cementati fra loro e danno origine ad una roccia che poi si frattura facilmente (come possiamo osservare lungo le mura che circondano la zona Gamba).
Questo mare Eocenico era meno profondo verso il Nord, com’Γ¨ naturale, perchΓ© la spinta della zolla africana dava origine all’orogenesi alpina creando delle anticlinali (pieghe) che man mano emergevano dal mare stesso fino a raggiungere le altezze attuali. L’unica parte del territorio che in questo periodo emergeva dal mare era la cima del Monte Calvarina ed il terreno circostante fin poco sopra l’abitato di S.Margherita. LΓ  possiamo osservare che le lave sono piΓΉ rossicce che non verso RoncΓ  perchΓ© si sono ossidate al contatto con l’ossigeno dell’aria ed il ferro in esse contenuto si Γ¨ parzialmente trasformato in limonite (ruggine rossa). Col dott. De Zanche ho studiato l’orizzonte di RoncΓ  “Biarritziano” che Γ¨ la parte finale dell’Eocene Medio e che passa dal castello di Illasi, al vecchio castello di Soave, RoncΓ , Ponte Cocco, San Bortolo di Arzignano. Era una specie di spiaggia dove pullulava la vita che e sempre rigogliosa intorno a zone di attivitΓ  vulcanica. Parlo di questo piano perchΓ© Ponte Cocco Γ¨ poco a Nord di Montebello e proprio sotto al versante Nord dell’Agugliana. Dunque il pacco di vulcaniti compreso tra il Biarritziano e l’Eocene Superiore di Agugliana Γ¨ certamente dell’Eocene Medio. L’affioramento sedimentario di Agugliana (Eocene Superiore detto PRIABONIANO il cui fossile guida Γ¨ il Nummulites Fabiani) ha un’etΓ  compresa tra 40 e 36 milioni di anni ed Γ¨ il residuo di un piΓΉ vasto orizzonte asportato dall’erosione. CiΓ² si puΓ² vedere in tutta la sua potenza proprio presso il passo di Priabona, strato che per la sua completezza ha dato il suo nome a questo periodo geologico. Dobbiamo pensare che, una volta terminata l’attivitΓ  vulcanica circa 40 milioni di anni fa, sul fondo marino in quiete ricominciarono a depositarsi calcari, ricci di mare, nummuliti, discocicline, pecten, tutti fossili oggi facilmente rintracciabili e che hanno dato origine ad uno strato di circa 50 metri di spessore massimo. In questi calcari in gran parte asportati si Γ¨ verificato il solito fenomeno del Carsismo che ha dato origine al locale “Buso del gatto” nel territorio di Agugliana, una lunga cavitΓ  con stalattiti e stalagmiti, che permette il deflusso delle acque della polije sovrastante (chiamata la Campagnola) che altrimenti diventerebbe un lago come era un tempo passato. Questo antico lago aveva una superficie di circa 0,5 Km2 ed era di forma ellittica; dopo la bonifica ha dato origine ad ottime coltivazioni agrarie. Noto che alcuni lembi dello strato Priaboniano sono franati fino nei pressi del ristorante “La Marescialla” a quota notevolmente inferiore. Evidentemente il torrente Rio con gli anni ha scavato la valle che poi ha causato il crollo di questi lembi.
Per quanto riguarda i terreni alluvionali della pianura, essi sono composti da ghiaie piΓΉ o meno grossolane depositate dai torrenti GuΓ  e Chiampo. Queste ghiaie sono perΓ² interrotte da depositi argillosi che permettono la formazione della 1A – 2A – 3A etc. falda acquifera. Ho notato questo fenomeno quando Γ¨ stato fatto il carotaggio nel “Bacino” in occasione della realizzazione del diaframma di rinforzo della diga, sopra la quale corre la statale 11, che crea l’invaso di espansione del GuΓ . Il nuovo sbarramento in cemento armato Γ¨ stato fatto arrivare fino alla prima stratificazione argillosa sotto la ghiaia. Prima di questo lavoro le acque del bacino passavano attraverso i ciottoli sotto la statale 11 e riemergevano al Borgo, con il fenomeno dei fontanazzi, preannunciando preoccupanti pericoli. Ora trovano l’argilla (impermeabile) sul fondo e la barriera di cemento armato di fronte e pertanto non filtrano piΓΉ. Osservo che questi strati argillosi sono la nostra fortuna perchΓ© riportano in superficie le acque piovane di montagne che appunto danno origine alle risorgive (vedi Trissino, Vicenza, Brendola, Almisano, e Milano che Γ¨ nato proprio in quel luogo per l’abbondanza di acqua risorgiva). E’ tutta una linea che dal Piemonte va fino in Friuli. Attingendo alle falde piΓΉ profonde l’acqua Γ¨ meno inquinata ma piΓΉ ricca di calcare perchΓ© compie un percorso piΓΉ lungo attraverso le ghiaie depositate dai nostri fiumi che traggono origine da bacini imbriferi caratterizzati da molti calcarei.

Prof. Terenzio ConternoΒ (dal NΒ° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: Terenzio Conterno durante una passeggiata culturale il 13 febbraio 2005 (foto a cura del redattore).
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