UNA DONNA CONTESA

[184] L’ALBERGO, IL MERCATO E UNA DONNA CONTESA

I rogiti cinquecenteschi del notaio Nicolò Roncà non sono solo semplici e freddi documenti, ma spesso costituiscono una finestra aperta sulla vita e le vicende della comunità montebellana.
Nel 1559, tale Silvestro Bettega detto “Tamagno del fu Stefano, era il gestore dell’albergo di Montebello. Proveniente da Fossacan di Lonigo, non si poteva certo lamentare degli introiti garantiti dalla numerosa clientela del suo albergo.
Dei cospicui ulteriori guadagni possibili se ne accorse anche Antonio del fu Francesco detto Fetta” de’ Miolati, che considerando la grande mole di persone che transitavano per Montebello, di molto superiore alla capacità ricettiva dell’albergo, pensò di aprire un nuovo esercizio nella sua casa. Per realizzare la sua idea doveva però chiedere il permesso, a pagamento, al gestore del citato albergo locale.
Silvestro Bettega accettò la proposta per la cifra di Lire 12 mensili con inizio del contratto dal giorno 15 febbraio 1559 e validità fino alla fine di dicembre dello stesso anno. Impose però delle limitazioni: Antonio non avrebbe potuto dare né alloggio né cibo ai forestieri transitanti da Verona a Vicenza e viceversa. E non ultimo avrebbe potuto esercitare l’attività di albergatore solo con quei viandanti provenienti dai paesi limitrofi che sarebbero stati presenti a Montebello per il mercato con l’obbligo di vendere il vino allo stesso prezzo praticato dal suo albergo.
Questo documento del 1559 conferma che a Montebello si teneva il mercato più di cento anni prima di quello ufficialmente istituito con il permesso della “Serenissima Repubblica”, e reso possibile con l’allargamento della piazza praticato nella seconda metà del ‘600.
Si sa che tre anni più tardi Silvestro Bettega era ancora in affari a Montebello. Infatti nel 1562 Silvestro era presente alla lettura della sentenza arbitraria emessa dai giudici Domenico Nievo, Fabio Sangiovanni e Francesco Sala al termine di una vicenda dai contorni non proprio chiari.
Tutto fa supporre che, causa del contendere tra Domenico Galiotto e Stefano figlio Silvestro Bettega detto “Tamagno”, sia stata Bartolomea figlia di detto Domenico e moglie di Francesco di Gasparo Nardi.
Il Notaio Roncà dice che la lite riguarda certe differenze. Nel linguaggio notarile di quel tempole differenzealtro non sono che i danni materiali e morali che devono essere ripianati dalle parti colpevoli.

Poiché i giudici sentenziarono che Bartolomea avrebbe dovuto vivere con il marito Francesco e che i contendenti avrebbero dovuto riporre le armi, tutto fa credere che ci troviamo davanti ad una mancata promessa di matrimonio o ad un tradimento (il 1562 e 1563 sono gli ultimi anni del Concilio di Trento in cui si dettano nuove regole per il matrimonio). Si ipotizza pertanto che Bartolomea fosse stata ambita da due diversi pretendenti o che forse avesse lasciato Stefano Bettega. L’unione della citata donna con Domenico Nardi aveva scatenato l’ira del pretendente rifiutato (Stefano) che non si rassegnava al voltafaccia e minacciava l’uso delle armi.
I giudici ordinarono a Domenico Galiotto (detto Pelizon ?) di pagare al Bettega 100 Ducati entro il mese di aprile di quell’anno ed altri 40 Ducati a Gasparo Nardi, padre di Francesco, per le spese giudiziarie sostenute. Condannarono poi Gasparo Nardi e Silvestro Bettega a pagare gli arbitri convenuti come segue: 3 capretti – 3 pezze di formaggio di pecora da libbre 6 l’una – 3 mazzi di asparagi “domestici” nel termine di tre giorni. Condannarono Gaspare, Silvestro, Stefano e Domenico a pagare il presente notaio con 2 Scudi d’oro, 2 paia di capponi nonché 12 Grossi (48 Lire) per l’onorario dell’Ufficiale.

Tratto da: “Montebello nella quotidianità del ‘500” di OTTORINO GIANESATO

Foto: Una cartolina postale di Montebello Vicentino dei primi anni del ‘900. A sinistra il famoso albergo Due Ruote che si dice abbia ospitato anche Gabriele D’Annunzio con Eleonora Duse nei loro incontri amorosi. Da notare il bellissimo balcone con il parapetto in ferro battuto ancora oggi visibile (APUR – Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani

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LA STALLETTA DEL VICARIO (3)

[59] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (ultima parte)

Senza data (fine Maggio primi di Giugno 1682)

Illustrissimi Signori Deputati

Li Governatori della Comunità di Montebello, umilissimi servi delle Vostre Signorie Illustrissime, con occasione del mercato che si fa ogni mercordì, hanno fatto acquisto d’alcune case dell’Hospital di San Zuanne di detto loco e l’hanno spianate per far una piazza spaciosa capace per il traffico et augumento del mercato stesso. Per ridur a perfezione la medesima vi manca il levar una certa stalletta del Vicariato restata in ivi in isola che serve anco di poco beneficio al Vicariato stesso mentre ha due sole poste e la tezzetta non è capace di più di un carro di fieno in circa. Supplicano pertanto le Signorie Vostre Illustrissime a volerli permettere di poterla spianare per ridurla in piazza offerendosi pronti a riedificarne una simile in altro sito commodo e che sarà di più utile e beneficio al medesimo Vicariato. In tal modo consoleranno una comunità sempre ossequiosa alla città et a quest’ultimo consesso e viveranno perenne memoria de’ posteri con eterna loro obbligazione. Grazie

Il 4 Giugno 1682 i deputati vicentini informarono della supplica il Vicario di Montebello che certamente era già a conoscenza dei passi intrapresi dai consiglieri montebellani:

Spettabile diletto Vicario

La sua comunità fa a noi istanza quale spettabile leggerà nell’acclusa scrittura che a lei mandiamo ad effetto che ben informate d’ogni particolare contenuto in essa ci scrivi quello è e quello ella stima esser bene con dirci la sua opinione a niuno palese. Con quell’occasione si contenterà di vedere e ben esaminar i Quartieri (caserme) di codesto luogo e minutamente descritto il loro stato così circa le fabbriche come circa gli utensili, portarci pure il medesimo con due lettere alla notifica perché possiamo deliberare, sopra alcune cose a noi rapportate, quello stimeranno concludere.

Il Vicario di Montebello, conte Antonio Sangiovanni, il giorno dopo (resterà in carica fino l 21 Settembre di quell’anno) si premurò sollecitamente di fornire ai deputati della città quanto da loro richiesto:

In esecuzione della lettera di Vostre Signorie Illustrissime, scritta a Vicenza li 4 corrente, ho veduto li Quartieri de’ soldati e trovati in cattivo stato, come vedranno dall’ingiunta nota, come parimenti ho veduto la supplica delli Governatori di questo loco e bene esaminato là quale contiene verità dell’angustia e ristrettezza della stalla e tezza, ma non nella situazione perché sono circondate dal recinto della corticella delle case del Vicariato che s’unisce da due bande con le medesime case serrandole dentro e non sono in isola come dicono, né sono di così poco beneficio perché o piccole o grandi che siano sono necessarie: questa corticella è ben di poco rilievo e comodo non potendovisi voltare né anco un carro e però considerare tutte le cose per mio lebile sentimento, già che mi fanno l’onore di ricercarmelo, dirò che quanto vogliono effettuare quello che promettono con risarcirne il Vicariato di quanto gli levano, se gli può farle gratia perché le medesime case del Vicariato acquisteranno anco bene a vista, essendola di queste levate dalle muraglie stalla e tezza rimettendosi sempre a più savio parere con che rimettendoli la corte come concordano.

Il conte Antonio Sangiovanni non fu quindi del tutto convinto che l’abbattimento della stalla e tezza giovasse granchè. Mantenne quindi una posizione neutrale tanto che rimise nelle mani dei deputati la decisione finale. La deputazione vicentina ritardò non poco a dare il via ai lavori di spianatura della piazza di Montebello, al punto che si arrivò all’anno successivo inoltrato per sapere che nulla era stato ancora approvato costringendo la comunità montebellana a riunirsi in consiglio:

9 Maggio 1683

La piazza serviente ad uso del mercato, nel stato che s’attrova, riesce talmente imperfetta, insufficiente e mostruosa et in altro modo non si può ridurre alla necessaria perfezione che coll’aggiungervi et unirsi la poca terra della corte annessa alle case del Vicariato. Perciò effettuare riesce necessario la demolizione della stalletta et poche muraglie che circondano detta corte. La gratia di questa demolizione e concessione di detta corte in piazza può ricevere questa Spettabile Comunità dalla Magnifica Città (Vicenza) ogni volta che la comunità medesima provvederà il Vicariato d’altra stalla sufficiente et equivalente et ne farà libera et perpetua consegna all’Illustrissimo Vicario presente et successori. Et essendovi l’occasione di far tale provvisione mentre il Reverendo Signor Domino Nicolò Bimbin (aveva la casa in contrà San Francesco proprio di fronte alla parte posteriore del palazzo comunale – morirà nel 1694) offerisce alla comunità la vendita di una stalla con solaro di sopra commodo di tenirvi fieno assai commoda e vicina al Vicariato.

L’anderà dunque parte in questo honorando consiglio che sia a nome di questa spettabile comunità fatto l’acquisto di detta stalla offerta dal detto Reverendo Bimbino per quel prezzo che sarà stimato da due murari periti da eleggersi uno per parte con specifica ampia autorità alli egregi consiglieri e governatori presenti di stabilir immediate il detto contratto et celebrare ogni pubblica et privata scrittura con tutte le condizioni che stimeranno necessarie per esser aggregate alle case del Vicariato a disposizione commodo et uso dell’Illustrissimi Signori Vicari con tale assegno la comunità possa demolir la stalletta et muraglie oltre motivate.

Ballottata la parte suddetta ottenne però:
A FAVORE n° 17
CONTRO n° 28 

Onde NON restò presa la suddetta parte
GioBatta Million, nodaro della comunità

La proposta che nel consiglio del 9 Maggio era stata bocciata, fu ripresentata il 12 Giugno seguente e approvata, come mise nero su bianco il nodaro Million:

Adì 12 Giugno 1683

Fu di nuovo proposta all’honorando Consiglio dei 60 la retroscritta parte di far compra della stalletta del reverendo Nicolò Bimbino e di demolir la stalla del Vicariato, essendo da me nodaro infrascritto stata letta ad alta voce e reballotata ottenne però:

(a favore) nel bussolo bianco voti n° 43
(contro) nel bussolo rosso voti n° 9

Per la qual ballottazione restò presa la suddetta parte et concessa facoltà alli governatori di far detta compra.
(Libro de’ registri delle convicinie e consigli della Spettabile Comunità di Montebello)

Intanto il pubblico perito montebellano Antonio Nardo (futuro notaio dal 1686 al 1692) il 13 Settembre 1683 stilò il disegno, qui allegato, che gli fu commissionato dalla comunità del suo paese: è’ l’ultima rappresentazione grafica della piazza prima che le togliessero gli ostacoli esistenti ed assumesse lo spazio e i connotati che la caratterizza tutt’oggi. In quello stesso mese il Vicario Giuseppe Brasco terminò il suo mandato (era subentrato al conte Antonio Sangiovanni), ma sotto la sua reggenza la situazione non progredì e solo con l’arrivo a Montebello del suo sostituto il conte Fabio Trissino si sbloccò l’acquisto della stalla del reverendo Bimbino. Il 19 Novembre 1683 Il conte Fabio Trissino attestò alla Deputazione vicentina che la Comunità di Montebello aveva acquistato per l’utilizzo dei vicari stalla da cavalli, tezza da fieno e caneva sufficienti al bisogno”. Finalmente la domenica del 5 Dicembre i consiglieri del comune poterono annunciare alla popolazione che le autorità vicentine avevano dato l’assenso alla demolizione della stalletta ed annesse costruzioni:

Domenica 5 Dicembre 1683
In Montebello

All’umilissime istanze fatte dai Signori Consiglieri alli Illustrissimi Signori Deputati della città nostra di Vicenza. hanno Sue Signorie Illustrissime condisceso che sia levata la stalletta di questo Vicariato hora cadente e rovinosa, esistente nel mezzo della piazza fatta da nuovo col spianato delle case (che) erano del Pio Ospitale di San Zuanne di questo loco nel modo già stabilito da questo pubblico. Ma questa permissione è stata concessa con condite (condizioni) che si debba perticar (misurare) il sito e suolo di tezza et tezzetta perché sempre appuri la grandezza e lunghezza di quella e si possa sempre vedere quello fu il loco di detta stalletta e di più vogliono Sue Signorie Illustrissime la materia (le macerie) per servirsene nelli Quartieri. L’anderà dunque parte che sii impartita facoltà et autorità ali Signori Gio.Maria Dal Cortivo e Francesco Dalla Grana, consiglieri attuali, di poter portarsi a nome di questo pubblico alla Camara degli Illustrissimi Signori Deputati et ivi sottoscrivere e prestar l’assenso ad ogni scrittura, cos’ pubblica come privata che venisse fatta in tal proposito, acciò sempre habbi a sortir la sua piena esecuzione dandoli ampia facoltà di far tutto ciò occorresse con l’obbligation, condition suddette et far anco seguir perticazione.

Ballottata ottenne: PRO VOTI n° 41
CONTRO VOTI n° 3

Lo stesso giorno (5 Dicembre 1683) in cui il Consiglio Comunale di Montebello nominava due rappresentanti affinchè presso le autorità cittadini definissero gli ultimi dettagli per la demolizione degli edifici del Vicariato., il Perito Antonio Nardo (i) procedette alla misurazione della corticella.

Io Antonio Nardo, faccio fede io infrascritto Pubblico Agrimensore a qualunque bisogno haver il giorno suddetto, ad istanza di questa Spettabile Comunità, misurato il sito della corte, tezza e forno del Vicariato di questo loco e … dentro li suoi confini come dal Disegno esistente a sì previsto da me = Tavole 25 e Piedi 2.

Con questo ultimo documento i due rappresentanti del comune si presentarono nella “Camera” dei Deputati della Città di Vicenza e Il 18 Dicembre 1683 arrivò la risposta alle richieste di cui si facevano portatori:

Adì 18 Dicembre 1683 in Vicenza

Gli Illustrissimi Domini Deputati infrascritti, intervenendo alle umilissime istanze di Gio.Maria Dal Cortivo e di Francesco Dalla Grana consiglieri eletti dalla Spettabile Comunità di Montebello, eletti specialmente a questo effetto con Parte di quel Consiglio del 5 Dicembre, come appare dalla copia autentica tratta dal Signor Gio.Battista Million, nodaro della  stessa. Veduta la perticazione del sito della stalletta del Vicariato di detto loco, fattolo stesso giorno per Antonio Nardi, pubblico agrimensore, qual è di Pertiche 25 ( ossia Tavole 25 = metri quadrati 115 circa) e Piedi 2 compresa la  corte hanno concesso facoltà et autorità alla detta Comunità di poter levar via detta stalletta et riddur il tutto in uso piazza pubblica et ciò è stato fatto per esser aggiustata la stalla in altro sito della casa del Vicariato stesso di soddisfazione del Signor Vicario come da suo attestato trasmesso a questa Camera. Promettendo li suddetti Dal Cortivo e dalla Grana per nome della Comunità di far condurre li materiali di detta stalletta nelli Quartieri della città a libera disposizione della medesima, a beneficio de’ Quartieri stessi.

Scipion Velo Deputato, Carlo Chieregato Deputato, Sale deputato, Ghellini Deputato e altri

EPILOGO DELLA STALLETTA

Nel 1684, diversamente da quanto ordinato dai Deputati di Vicenza i materiali delle demolizioni non finirono nei Quartieri di città, ma bensì nel “Quartiero grandedi Montebello detto anchelo stallonee lì vi rimasero per poco tempo. Come già scritto a pagina 28 di un mio lavoro del 2009 “Miscellanea di Storia Montebellana”, quello stesso anno il conte Cristoforo Valmarana chiese “licenza di potersi valere delle pietre, sive sassi” della stalletta disfatta con patto di restituzione. Il nobile menzionato ottenne il permesso e ne fece prelevare ben 37 carri (nel 1687 ne rese solo 22). Non si sa dove siano stati impiegati quei materiali. Dato che la villa Valmarana ora Zonin fu inaugurata nel 1707 a fianco dello “stallone”, ma il cui inizio dei lavori deve essere avvenuto parecchi anni prima, viene spontaneo chiedersi: le pietre della stalletta rivivono ancora nelle mura del palazzo o dei suoi annessi?

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione di fantasia della Piazza Italia dopo la rimozione della Stalletta (a cura del redattore).

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LA STALLETTA DEL VICARIO (2)

[57] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (seconda parte)

Inevitabilmente la nuova stalla restrinse il passaggio verso la caserma scatenando le rimostranze dell’Ufficiale che comandava la guarnigione, proteste che arrivarono fino in città al capitanio di Vicenza, Gabriel Zorzi, che così replicò agli amministratori di Montebello:

17 Maggio 1677 – Vicenza
Gabriel Zorzi, Capitanio

Ci espongono riverentemente gli intervenienti di questa Magnifica Città come a Montebello si fanno lecito, col fabricar d’una stalla, d’occupare in buona parte la Strada Pubblica che conduce al Quartiero destinato per la squadra dei soldati. La qual cosa ci è molto spiaciuta per il grande pregiudizio che ne risente il pubblico. Però di supporto ricercato come gli uomini suddetti et anco gli operai desistere debbano da simile indebita operazione e ciò in pena di 200 Ducati e maggiore da esser in caso d’involta applicato ad arbitrio et altre pene corporali.

 Su ordine e commissione dei Deputati, il 26 maggio 1677, il Pubblico Perito Bortolo Munari produsse un disegno rappresentante la piazza di Montebello e dintorni, per dare chiarezza all’ordine del capitano. In esso Il perimetro della nuova stalla si nota nitido proprio al centro della mappa stessa. (il disegno in questione si può vedere nell’opera del 2001 a cura di Vantini, Dainese e AgnolinDALLA MANSIONE DEL TEMPIO ALLA CASA DI RIPOSO SAN GIOVANNI BATTISTA” figura n° 22 pagina 208. Questa mappa, nell’opera appena citata, ha lo scopo di mettere in risalto gli edifici della piazza e alcune costruzioni circostanti come il “Quartier Piccolo”, la chiesa di San Francesco ed altri, ma la sua redazione seicentesca è legata alla vicenda della nuova stalla).

Pertanto tutto restò come prima, ossia senza la nuova stalla, con le casette dell’Ospedale San Giovanni, con la corte e relativi edifici del Vicario a occupare tanto spazio vitale allo svolgimento di un bel mercato. Dovettero trascorrere più di tre anni prima che la situazione si sbloccasse. Se per la stalla e la tezza del Vicariato non si facevano passi in avanti, almeno per quel che riguarda le casette del Pio Ospedale di San Giovanni Battista, si arrivò finalmente alla decisione del comune di acquistarle e procedere alla loro eliminazione dalla piazza. A questo fine il 14 Settembre 1681 si riunì il Consiglio dei 60 per procedere nei dettagli all’agognata operazione (1).

Consiglio di 60
Adì, 14 Settembre 1681

Il mercato introdotto in questa Nostra Terra si va, Lode à Dio, sempre più avanzando con universal comodo, e beneficio e si può sperare che col progresso del tempo possi ridursi ancora a miglior accrescimento, quando questa Spettabil Communità procurasse quei mezzi che lo po(sso)no condurre a così desiderabile fine.Necessarissima sopra tutte le cose riesce a luochi dove si fa Mercato una Piazza comoda, capace, e sufficiente per capire le genti che concorrono a detto Mercato, le Biade, le Merci, Frutti, e altro, che giornalmente vedono capitarsi sopra i Mercati medesimi, ad’ogni altro modo noi siamo privi totalmente di Piazza, a segno che siamo necessitati ridursi insieme con le Persone Forensi (nel senso di forestiere non certo del foro o dei tribunali – n.d.r.) che concorrono sopra la Strada Reggia con strettezza di sito e incommodo universale. Ora abbiamo pronta l’occasione di farsi una Piazza sufficiente e capace con spesa insensibile di questa nostra Comunità, e con utile ancora del Pio Ospitale di S. Giovanni. Si può dunque fare una Piazza spaziosa e sufficiente per i bisogni del Mercato col demolire le Casette di detto Pio Ospitale di S. Giovanni, principiando dal muro delle Case del Vicariato e terminando alla Porta grande che conduce alla Chiesa di detto Pio Ospitale. Ricava detto Ospitale d’Affitto di tutte le dette Casette circa Ducati 25 annui, ma sostiene all’incontro il peso di restaurarle di quando in quando con spesa considerabile. Contribuisce detto pio Ospitale al Sacerdote che officia la detta Chiesa di S. Giovanni Battista Ducati vinti (20) annui. Contentano dunque il Gastaldo e Governatori del medesimo Ospitale permetter che siano demolite dette Case ogni volta che la Communità assumerà l’obbligo di pagar in luoco e a sollievo del detto Ospitale ogn’Anno li Ducati 20 al Religioso Officiante in detta Chiesa e gli lascierà ancora la materia (le macerie) tutta di dette Case perché possino con quella i Reggenti di detto Ospitale fabricare nelle case che resteranno a drittura della Porta altre Botteghe da affittar a benefficio dell’Ospitale e commodo degl’abitanti del luoco. L’occasione è ottima e per la Communità e per l’Ospitale, perché la Communità con la sola spesa d’annui Ducati 20 goderà il beneficio d’una Piazza tanto necessaria, e da desiderarsi anco con spesa maggiore, darà causa di maggior concorso di Populo al Mercato, e maggior rendita ricaverà l’affittanza della Piazza medesima, e l’Ospitale si libererà dell’aggravio di mantenire le dette Case ormai vecchie e in assai cattivo stato, ridurrà quella benedetta Chiesa per altro ristretta e quasi sepolta dentro al recinto di dette Case, e occolta agl’occhi di tutti in isola, e alla discoperta, la libererà da strepiti e disturbi, che anco nel tempo del Santo Sacriffizio delle Messe potranno gl’Abitanti di dette Case e (esser privati) de fettori che causano l’imondizie di detti abitanti e animali immondi, che in quelle ricettano e con la materia delle Case che si demoliranno costruirà nove (nuove) Botteghe nel sito già accennato. L’anderà dunque Parte, che dando i reggenti dell’Ospitale suddetto libertà alla Communità di demolir le dette Case siano demolite subito passato il giorno di S. Martino prossimo, e che il sito di dette Case con Corte di detto Ospitale restino convertiti in Pubblica Piazza a comodo e beneffizio d’altri che concorrono al nostro mercato, e la Communità all’incontro assuma l’obbligo di pagar a sollievo di detto Ospitale Ducati 20 annui al Sacerdote che pro tempore Officierà detta Chiesa, e innoltre la materia tutta di dette case resti, come si è detto di sopra, al medesimo Ospitale. Commettendo a Governatori di questa Communità la pontual esecuzione di quanto resta con la presente Parte positiva preso e terminato. Chi vuol la Parte ponga nel Bossolo bianco, e chi non nel Bossolo rosso.

Ballotata ottenne Pro balle ……………………………………. n° 37

Contro nel bossolo rosso Balle ………………………………… n° 7

Onde restò presa la Parte stessa
Registrata la sopradetta Parte nel presente Libro per me Giacomo Gaeton (2) Nodaro Pubblico e di detta Spettabil Communità d’ordine delli Signori Consiglieri e Governatori della medesima questo dì 6 Giugno 1684. Tratta la presente dal Libro delli Consigli esistente appresso la Spettabil Communità di Montebello dell’Anno 1675 a.c. 117 (esistente dall’anno 1675 alla carta o pagina 117 – n.d.r.) per me sottoscritto questo dì primo Maggio 1744.
Gio. Maria Nardo Nodaro di detta Communità (è il figlio di Nardo(i) Antonio autore del disegno allegato – n.d.r.).

Note:
(1) Il documento, quì di seguito trascritto con alcune osservazioni e piccolissime correzioni, è custodito presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello ed è già stato riprodotto nella sua forma a stampa originale nel libro di Vantini – Dainese – Agnolin edito nel 2001, come ricordato in apertura di questo lavoro.
(2) E’ un errore di stampa dell’epoca (1744). Il Notaio si chiamava Giacomo Gratton e rogò dal 1674 al 1687.

Continua con la terza parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione di fantasia della stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (a cura del redattore).

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LA STALLETTA DEL VICARIO (1)

[55] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (Prima parte)

Questa modesta e breve ricerca ha preso vita soprattutto grazie alla Busta n° 603 Calto n° 46 esistente presso l’ARCHIVIO TORRE della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. Processetto concernente supplica della Comunità di Montebello per disfare certa stalletta vicino al Vicariato e riedificarla in altro sito”. Alcuni passi sono stati tratti da alcuni documenti esistenti presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello, in particolare la Convicinia del Consiglio dei 60 del 14 Settembre 1681 (già pubblicata nella sua forma originale a stampa nell’opera edita nel 2001 a cura di Vantini – Dainese – Agnolin “Dalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San Giovanni Battista”) e da me trascritta. Altre ulteriori particolari informazioni provengono dall’Archivio di Stato di Vicenza, ossia dal fondo Notai Defunti e dal Corpo Territoriale dello Stato.

 Il 14 Aprile 1656 il consiglieri comunali di Montebello, facendo riferimento ad una passata sessione del Consiglio dei 60 (9 Dicembre 1650), nominarono procuratore della comunità il Rev. Gio. Maria Zanni, dottore in Sacra Teologia e predicatore. Con questa investitura Il religioso fu incaricato a recarsi nella città di Venezia, dovendo in quella sede intercedere presso il Serenissimo Principe affinchè fosse concesso al Comune di Montebello di tenere un mercato nei giorni di mercoledì di cadauna settimana (dovevano essere un riconoscimento e un permesso ufficiali perché, in verità un documento della seconda metà del ‘500 fa credere che già allora si tenesse il mercato sempre nel giorno di mercoledì). Tutto lascia supporre che Il permesso sia stato concesso poichè qualche lustro più tardi si presentò il grave problema di rendere più spaziosa la modesta piazza per potere ospitare meglio e in maggior numero i banchi del mercato. Una delibera del 14 Settembre 1681 del Consiglio Comunale autorizzò l’allargamento della piazza mediante la demolizione di alcune casette di proprietà del Pio Ospitale di San Giovanni che esistevano tra la cosiddetta “porta grande” che portava alla chiesa ed il muro della casa del Vicariato. Proprio la corte, la stalla, la tezza, il pozzo ed il forno del Vicariato rimasero gli ultimi ostacoli presenti nella piazza ad impedire la creazione di uno spazio più armonico e grande. Gli amministratori comunali montebellani erano consapevoli che la demolizione delle casette, se non accompagnata dal contemporaneo abbattimento dei suddetti manufatti, ben poco avrebbe giovato. Quindi per ottenere questo risultato già nel 1677 i consiglieri avevano dato inizio alla costruzione di una nuova stalla nel retro del palazzo del comune lungo la Contrà di San Francesco, proprio a due passi dal “Quartier Piccolo” dei soldati della cavalleria veneziana. Il nuovo edificio sarebbe stato offerto al Vicario in sostituzione di quello da demolire da lui usato fino a quel momento.

Continua con la seconda parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione della piazza di Montebello nel 1683, con la stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (da un disegno dell’epoca, l’originale del quale si trova alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza).

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