LA CHIESA DI SAN GIOVANNI

[139] LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA A MONTEBELLO

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesetta di San Giovanni Battista.

« L’antica chiesetta di S. Gio. Batta di cui si ha notizia ancora dal 1439, come si ricava da un testamento fatto in Montebello il 29 agosto di quell’anno, appartenne all’antichissimo ospitale che sorgeva vicino, in cui, oltre gli ammalati poveri della parrocchia, venivano accolti anche i pellegrini che transitavano per Montebello. essa, che fu riedificata nel secolo XVII con il campanile a pigna, ebbe sempre gran cura la confraternita detta di S. Gio. Batta, la quale aveva le proprie rendite e fu soppressa con decreto napoleonico nel 1806. In quella occasione i ministri del Demanio asportarono dalla chiesetta tutto ciò che vi era di prezioso e di utile (1) e, solo nel 1810, quando fu definita la questione che vertiva intorno ad essa con la dichiarazione che era veramente dell’ospitale, fu restituito il calice. Purtroppo un bel reliquiario andò perduto e gli antichi registri rimasero da prima presso il comune di Vicenza, ed ora si conservano nella Biblioteca Bertoliana di quella città. Da allora però, oltre alla chiesa decadde pure anche l’ospitale, per cui, tanto la prima che il secondo, furono sostenuti con le oblazioni dei Montebellani, Intanto circa il 1868, l’ospitale era stato trasportato in Via Vigazzolo ora Trento e, nel 1873, le casette che si addossavano ad esso furono abbattute per ampliare la piazza. La chiesa poi, che in quei tempi era in pessimo stato, fu restaurata a cura della Società Operaia Cattolica di Montebello. Altri restauri inoltre le furono eseguiti circa il 1910 e, alcuni anni fa, il compianto Gio. Batta Zonato restaurava pure il campanile a pigna. L’interno della chiesa, di stile barocco e ad una sola nave, ha un unico altare eretto nel 1676 dalla Confraternita di S. Gio. Batta con le offerte di alcune pie persone. L’altare di belle forme e con colonne, è in marmo bianco e diaspro di Sicilia. Esso è adornato da una pala rappresentante la nascita del Precursore, lavoro di pregio dovuto all’Abate Conte Clemente Muzzi, il quale lo eseguì nel 1676. Nell’interno della chiesa figura pure la statua di S. Gio. Batta, opera dello scultore Orazio Marinali, la quale fu benedetta dal Vescovo di Vicenza Mons. Sebastiano Venier il 13 settembre 1708. Il soffitto poi è decorato con stucchi di settecentesco sapore e da un bel quadro di buon autore rappresentante l’entrata in cielo di S. Giovanni Battista. Questa chiesa, che sorge in piazza Umberto l, il 18 settembre 1921 fu venduta dalla Congregazione di Carità di Vicenza alla Fabbriceria della chiesa prepositurale. Sopra la porta d’ingresso, circa cinquant’anni fa, si poteva leggere la seguente iscrizione: «Nicolao Frigo – Vita innocenti – Vitiis nocenti – Moribus claro religione clarissimo – Anno MDCLXVII – Pridie nonas augusti e terris in coelum profecto – Franciscus Vivianus – Tanto Dei servo – Et suo preceptori humanissimo hoc observantiae pignus». Questa lapide, in cui figura il busto del pio sacerdote, il quale, come attesta il Capovin, era nativo di Montebello, come risulta da un atto notarile esteso nel 1654 in cartapecora, ora si trova murata nella parete esterna dell’Ospitale-Casa di Ricovero. É bene però che chi ne ha interesse si adoperi affinchè questa lapide ritorni al suo posto primiero. »

Umberto Ravagnani

Note:
(1) La causa per cui avvenne questa rapina fu l’empietà di uno il quale ipocritamente denunciò al Demanio che la suddetta chiesa non era dell’ospitale ma bensì della Confraternita.

Foto: La Chiesetta di San Giovanni Battista all’inizio degli anni 60 del Novecento (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota del redattore: nel diario del Prevosto Don Mario Cola, tra le sue “Cronache Parrocchiali” del 1960 si legge: La BIBLIOTECA Parrocchiale – sistemata nell’ex-bar sotto la chiesa di S. Giovanni, rimesso a nuovo ed ornato con eleganza, funziona dal Natale ultimo scorso. Cercheremo di aggiornarla colle migliori pubblicazioni, nella speranza che i nostri parrocchiani non vadano ad abbeverarsi in acque inquinate o putride, ma a fonti di acqua pura, fornita da letture sane e formative.

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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SELVA DI MONTEBELLO

[127] BREVE STORIA DI SELVA DI MONTEBELLO E DELLA SUA CHIESA

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Ancora dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Selva di Montebello e della sua Chiesa.

Quantunque la frazione di Selva di Montebello, come il villaggio di Agugliana, non abbia una storia particolare che la distingue dagli altri centri, tuttavia, da un documento del 1080 riportato dall’Orsato nella sua storia di Padova, risulta che i Maltraversi erano « Comites Montisbelli et Sylvarum », e cioè Conti di Montebello e delle Selve. Ed invero il paesello di Selva, come dice lo stesso suo nome, fino dai tempi più remoti fu così denominato a causa delle fitte boscaglie che allora coprivano pressochè per intero i colli circostanti, la ridente valletta in cui si adagiano le sue abitazioni.

Sul principio del secolo XVII Selva ed Agugliana, fecero alcune istanze presso la « magnifica città di Vicenza » e presso « l’alma et inclita città di Venezia », allo scopo di svincolarsi dal comune di Montebello. Ogni tentativo peraltro riuscì vano, per cui il 15 agosto 1624, Girolamo dei Giorii e Nicolò Guarda, incaricati in proposito, compresa l’inutilità di ulteriori insistenze, decisero di rinunziare alla causa. Da allora Selva ed Agugliana più non pensarono di sottrarsi al comune di Montebello, da cui sempre dipesero per giurisdizione amministrativa.

Il primo tentativo di costruire una chiesa nella contrada di Selva, risale al principio del secolo XIX; quando cioè un membro di un ramo, ora estinto, della famiglia Maule, provvedeva con un legato, all’erezione di un oratorio, il quale però non fu costruito, perchè in progresso di tempo, la famiglia che ne patrocinava la causa decadde, e quel lascito andò disperso. Senonchè sulla prima metà del secolo scorso, il bisogno di avere un piccolo oratorio fu manifestato dall’intera popolazione. Ma, sebbene il parroco di Agugliana, Don Benedetto Pernigotto, fosse propenso alla causa, pure bisognava rendersi ragione che, prima di costruire il  nuovo oratorio, era necessario di restaurare la chiesa di S. Nicolò, assai malconcia per vetustà. Per cui anche in quei tempi, l’idea di costruire la tanto desiderata chiesetta fu pel momento abbandonata; e solo nel 1867 ai Selvesi si offrì l’occasione di tradurre in atto il loro proposito. Ed ecco in qual modo: « Ancor prima del 1866 così scrive Don Domenico Casalin nelle sue memorie di Selva ed Agugliana (1) si pensava di riattare la canonica di Agugliana. Portata la cosa come di diritto e di metodo a conoscenza del Consiglio Comunale di Montebello, fu dallo stesso riconosciuto quel bisogno, e, previo tecnico progetto, fu indetta l’asta del lavoro, il quale fu levato dal M. R. Parroco Don Beniamino Rancan per fiorini austriaci 675. Sopravvennero intanto i rovesci politici del 1866 e del progetto per alcun tempo non ne fu nulla. Finalmente, riaperte le pratiche, il Commendator Giuseppe Pasetti, di grata memoria, e a quel tempo sindaco di Montebello Vicentino, volle portarsi in persona sul luogo per vedere il da farsi. Veduta la posizione e la condizione materiale della casa canonica, propendeva il Pasetti a rifarla del tutto, trasportandola dietro alla chiesa, e, nello stesso tempo, consigliava il M. R. Parroco a rinunciare all’appaltatura del lavoro, devolvendone l’incarico ad una commissione di parrocchiani. E la commissione fu eletta nelle persone di Tibaldo Domenico, Guarda Giosuè e Benetti Marc’Antonio di Selva e di un capo delle più importanti famiglie di Agugliana.

Fu invitata la commissione a raccogliersi sotto la presidenza del Sindaco nella Sede Municipale il 20 novembre 1867, onde venir a capo di qualche cosa. Mancava il membro della commissione appartenente all’Agugliana, per qual ragione non lo si sa, e siccome si trovava sulla piazza sottostante e dopo ripetuti inviti non volle intervenire, impazientito il Benetti esclamò: S’egli, che è il più interessato per la comodità del luogo, non viene, devo mandare lassù le mie boarie? E se facessimo una chiesa in fondo alla valle? Magari – rispose il Sindaco -; fate una sottoscrizione di obbligazioni in denaro, ed invece che alla fabbrica della canonica di Agugliana, darò i 675 fiorini a quei di Selva per la costruzione della nuova Chiesa – Nè furono parole, che ne fe’ versare dalla cassa nuova chiesa comunale ben 700 fiorini pari a lire italiane 1750 ».

Il Casalin, il quale descrive con ricchezza di particolari la costruzione della chiesa di Selva, dice che l’elargizione fatta dal comune ai Selvesi fu come una scintilla che susciti un grande incendio. Difatti, quantunque la somma elargita fosse ben poca cosa, al confronto della mole del lavoro, pure le offerte di denaro, di legnami, di sabbia, di laterizi e la mano d’opera gratuita prestata da quei di Selva, furono tali che, in poco più di 10 mesi, la chiesa fu compiuta. La costruzione del tempio, incominciato il 26 marzo 1868 e finito agli ultimi di gennaio dell’anno successivo, diè luogo a questioncelle tra Selvesi ed Aguglianesi, essendochè questi ultimi mal tolleravano la divisione delle due contrade già formanti un’unica parrocchia. Ciò nonostante, la contrada di Selva nel 1870, ebbe il suo primo religioso il quale fu Don Pietro Verlato di Tezze, e da quei tempi, come curazia, fu soggetta alla parrocchia di Agugliana. La chiesa di Selva, sorta su disegno del maestro muratore Guarda Giovanni, il quale riprodusse in forme più modeste quella di Montebello, è dedicata all’Annunciazione. Il tempio, ad una sola navata, ha cinque altari fra cui quello maggiore in marmo bianco e di stile classico, ornato da bel tabernacolo e da due statue di angeli diversi tra loro per raccolto atteggiamento di preghiera. Oltre all’altare maggiore sono pure, in marmo, quello dedicato all’Immacolata e l’altro a S.Giuseppe, mentre gli altari del SS.Crocifisso e di S.Antonio sono in legno, il primo di forme povere, il secondo di stile barocco. Accanto alla chiesa, la cui facciata incompiuta prospetta in una solatia piazzetta, sorge il massiccio campanile eretto nel 1910. Il ridente villaggio di Selva, circondato per tre parti dalla verde chiostra di colline, sparse di ulivi e festonate di viti, è la méta preferita delle passeggiate dei Montebellani, i quali, oltre che la tradizionale ospitalità dei Selvesi, apprezzano pure la squisitezza di quei vini frizzanti.

Note:
(1) Queste memorie si conservano manoscritte nell’Archivio Curaziale di Selva.

Foto: Selva di Montebello (foto: APUR – Umberto Ravagnani 2018).

Umberto Ravagnani

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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PER NON DIMENTICARE

[24] “UT LUCEAT” (Per non dimenticare)
FRANCESCO BONOMO nasce il 30 ottobre 1736 a Montebello da Domenico e Lucia Simonato, primo di sette figli. Dopo aver frequentato la scuola pubblica perfeziona la sua formazione sotto la guida del dotto Prevosto Don Pietro Caprini, “dottore in ambo le leggi” (1), per il quale il Bonomo conserverà una profonda stima ed una devozione filiale. Completata la sua istruzione, assume l’incarico di Cancelliere (2) della Comunità, compito che assolverà sino alla caduta della Serenissima Repubblica Veneta. E’ un fedele figlio della Serenissima, un amante della sua civiltà e delle sue tradizioni, accoglie con freddo distacco le novità rivoluzionarie giacobine, mentre accetta volentieri l’ordinata amministrazione asburgica, anche perché questa dimostra un atteggiamento rispettoso verso la religione. Nonostante ciò rimpiange fino all’ultimo giorno della sua vita l’amata Repubblica.

Egli è abitualmente ricordato per la “Cronaca” nella quale annota con meticolosa precisione gli avvenimenti che si sono succeduti a Montebello dal 1797 al 1815 in conseguenza delle guerre napoleoniche. Questa cronaca, ai più sconosciuta, verrà pubblicata per stralci nel nostro notiziario. Nessuno ha ricordato che il Bonomo, come cancelliere della Comunità ha avuto l’opportunità di consultare l’archivio del Comune e del Vicariato che fino al 1807 conservava tutta la sua documentazione a partire dal 1437 ed anche qualche documento più antico scampato all’incendio della casa della comunità avvenuto in quell’anno. La conoscenza di quanto conservato nell’archivio fa crescere in lui l’interesse per la memoria degli avvenimenti, che hanno significativamente influito sulle vicende della comunità di Montebello e lo avvia con scrupolosa attenzione alla ricerca dei documenti che confermano ed avvalorano storicamente i fatti narrati dagli anziani del paese.
Inizia quindi la stesura delle “Memorie manoscritte di Montebello” che, per quanto ci è rimasto, testimoniano una ricerca precisa, non conclusa, che doveva fornire un’analitica narrazione documentata delle vicende del paese dal X° secolo in poi. A queste “Memorie” hanno attinto a piene mani, dopo di lui, quanti hanno indagato sulla storia del paese, a partire dall’Abate Maccà, a Don Giobatta Dal Prà, a Mons. Antonio Capovin e via, via a seguire fino ai giorni nostri. Il Maccà, nella sua “Storia del territorio Vicentino” tomo VI, cita quasi costantemente la fonte alla quale attinge le notizie. Gli altri citano l’autore solo per gli avvenimenti a lui contemporanei, mentre si appropriano indebitamente del suo certosino ricercare negli anni più dimenticati del medioevo. Alla luce dei documenti consultati si può tranquillamente affermare che nessuna delle “Storie di Montebello” fino ad ora pubblicate, sarebbe stata possibile senza il contributo determinante del nostro Cancelliere.
Il Bonomo invecchia serenamente nell’avita dimora (3), confidando nella Provvidenza, avendo come unico rimpianto, mai assopito, l’ingloriosa fine dell’amata Repubblica. Egli muore il 15 febbraio 1830 e nel registro dei morti della parrocchia il sacerdote così ne fa memoria: “… fu Cancelliere del Comune e scrisse la cronaca di Montebello « integer vitae sclerisque purus » cristiano esemplarissimo, sia pace alla sua anima benedetta“.

Note:
(1) Diritto civile ed ecclesiastico
(2) Addetto alla redazione, registrazione e spedizione di documenti
(3) L’abitazione delle signorine Zonato in Via Gen. Vaccari ora di proprietà della Parrocchia

Da. Luce. Li. (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: Uno stralcio delle memorie del Bonomo dove, alla data del 4-5 novembre 1796, riporta l’arrivo di Napoleone a Montebello e, il 15-16-17 successivi ricorda la famosa battaglia di Arcole (Verona) dove Napoleone ebbe la meglio sugli Austriaci (composizione a cura del redattore).
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