IL CAPITELLO Dl AGUGLIANA

[155] IL CAPITELLO Dl AGUGLIANA

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Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Il capitello è dedicato a Gesù Redentore. Nel 1896 Don Beniamino Rancan, zelantissimo parroco per quarantaquattro anni di Agugliana, lasciò in testamento al fratello Candido di fare un capitello dedicato a Gesù Redentore. Il lavoro fu eseguito nel 1896. Recentemente è stato restaurato, i sassi sono stati smossi e il tetto ricoperto ».

Sulla base è riportata l’iscrizione che ricorda il desiderio di Don Beniamino Rancan che venisse costruito questo capitello:

DON BENIAMINO RANCAN
NATO IN S. PIETRO MUSSOLINO
LI 18 LUGLIO 1819
ZELANTISSIMO PARROCO DI AGUGLIANA
PER BEN 44 ANNI MORTO NEL BACIO DEL SIGNORE
ADDÌ 31 LUGLIO 1894
LASCIÒ IN TESTAMENTO AL FRATELLO CANDIDO
DA FARSI QUESTO CAPITELLO
LAVORO CHE SI ESEGUÌ NEL 1896

Anche Bruno Munaretto fa un breve accenno a questo capitello nel suo libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932:

« …Vicino [alla chiesa di Agugliana] si estende la Campagnola, non più malsana acquitrina, ma fertile campagna, ricca di messi e prospera di viti. E dove forse, nei tempi lontani, sorgeva il tempio dedicato alla mitologica dea pagana, ora si eleva un piccolo tabernacolo con la bianca statua del Redentore benedicente le terre opime, i casolari sparsi, la gente laboriosa, umile e forte di questi colli, dalle cui vette, nelle giornate tersissime, l’occhio spazia lontano, fino alla Veneta Laguna ». (1)

Per completezza, in tempi più recenti, Remo Schiavo nel suo libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte”, così si esprime: « Capitello a Gesù Redentore, 1896. Agugliana – A prima vista parrebbe la piccola edicola appartenere a data più antica per le vistose citazioni rinascimentali e per le eleganti proporzioni, in realtà si vede però quel trito decadentismo tipico dell’architettura vicentina di fine Ottocento legata ad un eclettismo di dubbio gusto. Modesta e di fattura artigianale la statua del Redentore ».

NOTA:
(1) « Il sito di forma quasi circolare, conosciuto comunemente col nome di Campagnola, rassomiglia al bacino di un modesto laghetto, formatosi sul cratere di un vulcano spento. Taluni vogliono che in tempi andati, ivi esistesse il “Lacus Dianae” ovvero il lago di Diana, sulle cui rive, circondate da fitte boscaglie, sorgeva un tempietto dedicato alla mitologica dea dei boschi e della caccia. Ed invero se l’origine vulcanica dei nostri colli non esclude che la Campagnola, in epoche lontane, fosse occupata da un lago originato sul cratere di un vulcano spento, pure il supposto tempio dedicato alla dea pagana, ed il suo nome dato al modesto laghetto, sono infondata opinione di taluni, per l’assoluta mancanza di tutto ciò che si rende necessario a provare, per quanto parzialmente, la veridicità dell’asserzione. Taluni opinarono che dall’antica e supposta denominazione di “Lacus Dianae” traesse origine, dopo varie storpiature il nome di Lagugiana e più tardi quello attuale di Agugliana. Altri però, e più giustamente, dicono che Agugliana tragga le origini del suo nome da Aguglia o Aquila, denominazione che in seguito si trasformò in quella di Aquilaria e finalmente di Agugliana. E’ certo che delle due opinioni, la seconda è la più attendibile ».

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello di Agugliana in una foto del 2010 (APUR – Umberto Ravagnani).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

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A LUISA

[46] A LUISA (1)

Mi manca la tua voce dalla vibrante intonazione: un’essenziale “Luisa” dall’altra parte del telefono o un semplice “Ciao Silvana”. E’ solo questo mezzo comunicativo che si è interrotto fra noi, e che ogni tanto segnalava il desiderio di dirsi cose giornaliere di tipo domestico, anche se noi, francamente, ci sentivamo domestiche parziali e un po’ forzate. Non erano solo le bollette che ci preoccupavano, anche se “ricordi?” talvolta ci sfiorava il rischio di restare a corto per spese impreviste. Nella convivenza con i reciproci rampolli e nei rapporti parentali ci ponevamo alle volte domande: si rimaneva ora sospese con dubbi e perplessità, ora ci suggerivamo qualche possibile soluzione. Negli incontri con tuo cugino Luigi, fin dall’infanzia, era sorto un dialogare forte: e  infatti fra voi due nel tempo si sono mantenute vive le discussioni. Devo darti atto, anche se in certe giornate ti vedevo e ti sentivo stanca, la voce più lenta, un pallore più accentuato, per il mal di testa, per aver dormito poco di notte (forse ne era causa anche il tuo essere una lettrice instancabile), avevi dentro di te la forza di andare avanti, forte dei tuoi caffè e cioccolata. Ma non solo! Eri certamente un “osso duro” e saltavano fuori crude “parolazze”. Se avevi il sentore o la certezza che le persone con cui avevi a che fare, non erano corrette, o volevano darla a bere, oh sì, perché i gradassi non li sopportavi. Avevamo interessi comuni per la storia medioevale e contemporanea: certi professori con i loro testi erano considerati da te il “non plus ultra”, delle vere pietre miliari nel percorso degli studi storici. Qualche anno fa si erano aperte anche per noi, insieme con i colleghi professori Felice e Luigi, le porte dell’Archivio di Stato di Vicenza per seguire il corso di scrittura paleografica. Le difficoltà di comprensione non mancavano, ma è stato possibile decifrare alcuni documenti, anche se tu, con goliardiche sganasciate, volentieri avresti disertato le grafie, parecchio ostiche. Ultimamente eri molto interessata alla Resistenza: peccato che, al di là dei libri che si trovavano in circolazione, e nonostante ti fossi data da fare per cercare testimonianze in ambito locale, le risposte in tal senso, sono state carenti. E sulla scomparsa chiesa di S. Francesco del tuo Montebello: numerose le telefonate per contattare gli eredi degli ultimi proprietari, per poter riunire il materiale rimasto! E per risalire alle origini dei potenti Malaspina, di cui vediamo ancora sostanziosi resti nel centro del paese, come il palazzo in parte sottostante al Ponte del Marchese, ti sei spinta fino ad Arcole. Non lo dico perché non sei più tra noi colleghi, insegnanti e soci dell’Associazione “Amici di Montebello” di cui hai fatto parte, dandoti da fare per ricordare istituzioni, personaggi forti della storia locale e raccogliere materiale documentario. Per la verità, tornano a tuo onore la correttezza nei rapporti umani, il senso della dignità, lealtà verso le persone che se ne rivelavano meritevoli. Per questo godi della gratitudine dei tuoi allievi e colleghi. Si faceva intensa la tua espressione, fino ad ammutolire, consapevole com’eri, della traumaticità dell’evento, quando sentivi della malattia di una persona conosciuta o di una situazione familiare difficile. Non era nel tuo stile proferire sentenze, piuttosto la tua sensibilità ti portava a un rispettoso silenzio. Grazie alla tua iniziativa di organizzare viaggi culturali scolastici nella bella Italia, abbiamo allargato il nostro orizzonte, allora piuttosto paesano, per conoscere luoghi stupendi come ambiente e paesaggio, e interessanti per la loro storia e cultura. Senza dimenticare la possibilità che tali viaggi hanno offerto, di stabilire relazioni più amichevoli fra noi, fra i nostri alunni. Prima della malattia era nelle tue intenzioni approfondire, per la prossima Solenne, il lavoro sui Capitelli che, dati i tempi stretti che ti erano stati concessi e le controverse posizioni che l’avevano caratterizzato, era risultato un po’ affrettato per la Solenne 2005. Rimane la passione con cui hai colto la pietà popolare espressa nei Capitelli e che hai dedicato alla ricerca svolta con i tuoi alunni. Visto che il mio lavoro, unito al tuo nel libretto della Solenne, ha riguardato gli Oratori di Montebello, penso che sarai d’accordo con me se mi limiterò a qualche “errata corrige” che ci era stata segnalata. Sento nella mia mente le note della tua voce, divenuta sempre più frammentata negli ultimi tempi. La flebile emissione ora evocava qualche episodio dell’infanzia: indimenticabili quei pochi, ma focali minuti di quando eri salita, tutta fiera, su un carrarmato degli Americani, alla fine dell’ultima guerra. Ora era dolce alle mie orecchie il tuo dire all’infermiera, (alla quale mi presentavo), per parlare degli anni passati insieme,a scuola: “Anni d’oro!” Da qualche parte, per me imperscrutabile, dell’etere, assapori ora la vista del “tuo” bel capitello delle Carpane: quando lo vedo nell’imboccare la stradella, stai certa, il mio pensiero si troverà sulla tua stessa lunghezza d’onda, non dimentica del tuo saggio “A chi tocca tocca”, simbolicamente molto vicino al titolo scelto da Hemingwai per il suo libro “Per chi suona la campana”. Poco distante, verso Verona, scorgi la chiesetta di S. Abbondio, sulla collinetta della Motta, dove sorgeva il castello dei conti di San Bonifacio. Proprio un anno fa, a Settembre, nell’ultima escursione fatta insieme, ammirammo i suoi affreschi, il Crocifisso sopra l’altare, la Madonna col bambino scolpita in legno. Ricordammo le lotte tra i conti di San Bonifacio, baluardo guelfo, nella Marca Veronese e Trevisana, contro i ghibellini di Ezzelino da Romano, sostenuti dall’imperatore Federico II°. Non potè mancare l’episodio che ebbe come protagonista Cunizza, di dantesca memoria. Non innamorata del marito “combinato” per motivi politici, d’accordo con il  Poeta Sordello, spinto dal padre di lei, fuggì dal castello del conte Rizzardo di San Bonifacio per rientrare nel territorio di suo fratello Ezzelino III°. Così ripresero le ostilità tra i due potenti. Cara Luisa, non è stato casuale l’accenno a quell’imperatore Federico II° di Svevia, da te tanto stimato, al punto che ti inchinasti davanti alla sua tomba siciliana, rendendogli l’omaggio di una rosa rossa.

Con affetto
la tua amica Silvana.

Marchetto Silvana (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Note:
(1) Si tratta di un commovente articolo a ricordo della prof.ssa Luisa Dima Franchetto, con la quale, l’autrice prof.ssa Silvana Marchetto, ha scritto l’opuscolo dal titolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” pubblicato nel 2005, in occasione della “Solenne” (N.d.R).

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