LINO ZECCHETTO

[215] LINO ZECCHETTO, un eroe della Resistenza


Una ricerca approfondita sulla vita di questo eroe della Resistenza Γ¨ stata effettuata dallo storico montebellano Bruno Munaretto ma, a causa della sua tragica e prematura morte1, non ha potuto portarla a termine. Michele Crispino, lucano di origine, Γ¨ stato docente per molti anni nella scuola vicentina e si Γ¨ assunto il compito di completare l’opera incominciata dal Munaretto. Nell’introduzione del suo libro “Lino Zecchetto“, egli ha riassunto in modo eccellente la storia di questo giovane eroe montebellano:
« Il 29 aprile del 1945, cioΓ¨ a soli pochi giorni dalla Liberazione, in un terreno antistante la casa della famiglia Dalla Valle, in contrada Selva del territorio di Montebello Vicentino, in cui avevano trovato rifugio una ventina di soldati tedeschi della ‘SS’ in disperata fuga per tentare di salvarsi dall’arrivo, nella zona, dei carri armati alleati, cadeva colpito a morte il giovane Lino Zecchetto. Dolorosa e pietosa insieme la sua fine, quasi una beffa della sorte, che si era presa gioco di chi, in altri momenti e piΓΉ di uno, aveva corso il rischio di essere catturato e passato per le armi dai tedeschi o dalle guardie repubblicane fasciste. Ferito ad una gamba da una bomba a mano scagliatagli contro dai soldati asserragliati nella casa e che sparavano all’impazzata, avrebbe forse potuto essere salvato e vedere cosΓ¬ realizzato il suo ardente sogno di un’Italia finalmente libera dall’oppressore nemico. Ma cosΓ¬ non volle il suo generoso gesto di aiuto per chi correva un grave pericolo. La morte in tal modo sottrasse uno dei figli migliori al trionfo della causa nazionale; vi aveva contributo con tutte le sue forze ed energie, con la sua ardente e fiorente giovinezza.
Chi era Lino Zecchetto? Da un primo, rapido profilo di lui, sappiamo che, ufficiale di fanteria dell’esercito italiano datosi alla macchia subito dopo 1’8 settembre del β€˜43, si era dedicato ben presto a costituire i primi nuclei partigiani nel basso vicentino. Passato nel gennaio del ’44 a formare con altri la brigata β€œMartiri di Grancona” della divisione β€œVicenza” della quale divenne in seguito capo di stato maggiore, svolse una costante e spesso rischiosa attivitΓ  di organizzazione, intensificando contemporaneamente, come si rileva dai documenti e fatti di quei tempi, una diligente azione di collegamento fra le varie brigate, cosΓ¬ da apportare un prezioso contributo all’incremento delle formazioni partigiane operanti nella zona. Coraggioso e temerario in azioni di sabotaggio e in colpi di mano, intesi a procurare armi ed esplosivi, diffuse sempre il suo amore per la libertΓ  e protese la sua generosa mano, ovunque fΓ²sse necessario, per la causa della libertΓ . Nei giorni della insurrezione, allorchΓ© le armate alleate avanzavano nella Val Padana, nel proposito di liberare alcune famiglie prigioniere di paracadutisti tedeschi, mentre alla testa di alcuni uomini si lanciava risolutamente all’assalto del nemico, in un terreno scoperto e quindi di facile bersaglio, veniva colpito a morte. Pur tra lo strazio della carne e gli spasimi dell’agonia, trovava la forza di incitare i suoi ad andare avanti per snidare dal luogo i tedeschi occupanti.
Vediamo, quindi, in lui prima di ogni altra cosa la figura dell’eroico combattente e comandante partigiano, perito tragicamente qualche giorno dopo la Liberazione. Ma a comporre il suo ritratto, che Γ¨ molto piΓΉ ricco, contribuisce la sua precedente vita, dall’infanzia al suo arruolamento nelle file dell’esercito italiano, quale sergente prima del 780 reggimento Lupi di Toscana, poi quale ufficiale di complemento inviato al fronte, in Croazia. I due momenti della sua vita, di studio e poi di militare al fronte, rappresentano un ideale legante con l’azione di comandante partigiano e ne fanno un fulgido esempio da additare all’ammirazione di tutti. Si intende piΓΉ esattamente dire che l’esperienza vissuta in famiglia, poi quella fatta sui banchi di scuola e successivamente nelle varie associazioni religiose (Azione Cattolica, San Vincenzo ed altro), preparano e forgiano l’uomo, infondendogli quello spirito e quella serietΓ  di principi e convinzioni che lo porteranno in seguito a fare una ben precisa scelta. Nessuna frattura, quindi, si coglie diciamo tra il primo ed il secondo Lino, in quando l’uno Γ¨ lo specchio riflesso dell’altro. Tracciare, sia pure su distinti piani, una biografia ordinata di lui significa fare un ritratto completo dell’uomo, le cui facce sono perfettamente combacianti, o per meglio dire l’una, la seconda, costituisce la necessaria integrazione dell’altra. Di questo siamo oltremodo convinti e cercheremo, pertanto, di dimostrarlo, riprendendo le varie tappe e momenti della sua vita e proponendoli alla lettura non solo di chi vuole conoscere una pagina dolorosa e triste del nostro passato non lontano (il 29 aprile 1995 si compiono ben 50 anni dalla sua morte), ma anche di chi nutre fiducia nei valori dell’uomo di tutti i tempi, quindi anche del nostro, nel quale gli stessi talvolta sembrano appannati, affievoliti in parte, ma non affatto spenti. La lettura dei due diari di Lino Zecchetto, le numerose lettere ai familiari, dal fronte e dalle scuole militari di Bergamo e di Salerno, agli amici, a don Mario Urbani, assistente di Azione Cattolica della sede di San Felice, di Vicenza, i suoi pensieri e giudizi, sparsi qua e lΓ  su brevi fogli e su pagine scolastiche, non possono non colpire l’attenzione di chi legge e vuole avere una compiuta immagine di un giovane ancora vivo, oggi, nel ricordo di quanti lo conobbero, lo frequentarono e vivamente ne apprezzarono l’intelligenza e la vivacitΓ  di ingegno, le dote morali e umane, che facevano agli occhi di tutti un elemento di sicuro avvenire. Si deve a Bruno Munaretto, di Montebello Vicentino, anche lui militante nelle formazioni partigiane del periodo della Resistenza, la paziente raccolta e stesura di molte pagine dattiloscritte, da servire per una futura biografia di Lino Zecchetto. Questa perΓ² non ha potuto vedere la luce, per l’immatura morte dell’autore. Al suo prezioso materiale e corredo di notizie ha copiosamente attinto chi ha cercato di prendere in mano il tutto per portare a compimento l’opera progettata, stimolato in questo dall’amore devoto per Lino del fratello Bruno e degli altri familiari. Rimanevano in veritΓ  soltanto alcuni vuoti, che del resto non Γ¨ stato difficile colmare, esaminando i numerosi appunti presi dal Munaretto e gli stessi fogli scritti, bisognosi soltanto di un riordino e controllo finale in vista della pubblicazione. Gran parte delle pagine relative alla vita di macchia di Lino, di preparazione, di collegamento e di azioni partigiane appartengono quindi al Munaretto, che noi abbiamo pubblicato quasi integralmente, lasciando in questo modo a lui il merito e il beneficio della ricerca, nonchΓ© la testimonianza diretta riportata. Il Munaretto, come giΓ  si Γ¨ scritto, fece parte della resistenza in quel di Montebello ed in piΓΉ sappiamo che, a liberazione avvenuta, sarΓ  chiamato ad essere il primo sindaco di questo centro. Si hanno tracce di un suo piΓΉ ampio progetto, mirante a scrivere una specie di storia di tutta la resistenza nella zona, il che gli avrebbe reso non poco onore. I limiti perΓ² della biografia di Lino hanno imposto la necessitΓ  di un qualche pur doloroso taglio Β». (Michele Crispino, “Lino Zecchetto“, Vicenza, 1995)

È doveroso ricordare che oltre al comandante Lino Zecchetto furono colpiti a morte dai tedeschi in fuga, anche i montebellani Mario Dalla Gassa e Bruno Pelosato, come ricordano le croci poste nel luogo del triplice delitto che si trova in un terreno di proprietΓ  dell’azienda vitivinicola Menti Vini, a Selva di Montebello.

Umberto Ravagnani

Foto:
1) L’ufficiale di fanteria Lino Zecchetto (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Una lapide, posta in un terreno di proprietΓ  Menti a Selva di Montebello, ricorda l’episodio, qui raccontato, nel quale furono uccisi i montebellani Lino Zecchetto, Mario Dalla Gassa e Bruno Pelosato (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani, 2015).

Note:
1) Bruno Munaretto Γ¨ deceduto nel 1981 in seguito ad un incidente stradale nel quale aveva riportato gravi ferite. Aveva settant’anni.

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