VILLA FARINA A MONTEBELLO

[142] LA VILLA FARINA A MONTEBELLO

Della villa Farina il nostro Bruno Munaretto fa solo un brevissimo accenno nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“. Ci viene in aiuto il prof. Remo Schiavo, letterato, filosofo e storico montecchiano morto, a 87 anni, il 12 novembre 2015. Ecco quindi, dal libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte“, il suo punto di vista su questo bellissimo edificio.

« Della villa Farina ora casa Canonica conosciamo l’anno di erezione, 1908, il committente comm. Gio. Batta Farina e l’architetto Giovanni Carraro di Lonigo. La riteniamo come l’esempio più bello ed elegante del liberty a Montebello. Secondo Munaretto ed altri storici che l’hanno preceduto esistevano qui due contrade distrutte al tempo della guerra della Lega di Cambrai ed erano documento dell’espansione del paese verso l’antica mansio, Mason, o verso le vie di comunicazione dell’epoca romana e medioevale. Le contrade non erano più risorte tanto che nella ricostruzione settecentesca della Prepositurale si volse la facciata al lato opposto del paese ossia verso il centro politico. L’inversione di tendenza cominciò agli inizi del Novecento ed e ancora in fase di sviluppo. L’avvio fu dato dalla famiglia Farina che volle una villa « moderna » ossia dotata di tutte le comodità, dai termosifoni ai bagni, e non il palazzetto inserito tra le altre dimore del paese, il che permetteva pure di avere un giardino sempre di gusto raffinato e nella parte posteriore alla villa un piccolo parco. Un maestro di questo nuovo tipo di villa per il vicentino era stato Antonio Caregaro Negrin, ben noto a Montebello per l’edificio delle Scuole Elementari, considerato allora tra i più belli e moderni della provincia e ancora progettista della guglia di Sorio a commemorazione della celebre battaglia risorgimentale.
La famiglia Farina che aveva una bella casa antica a Sorio di Gambellara, aveva un palazzetto anche a Lonigo in Via Roma, la via più elegante della città. Molto probabilmente il ramo della famiglia leonicena indusse il comm. Gio Batta a chiamare Giovanni Carraro allora famosissimo per aver dato il volto nobile della Lonigo ottocentesca dal teatro Comunale al palazzo della Borsa, da Villa Mugna al palazzo Calzavara. Il Carraro era ingegnere del Comune e di fatto sovrintendeva alle strade, agli argini e ai ponti del Gua’ e a tutti gli edifici pubblici ma si occupò più dell’edilizia privata per le migliori famiglie leonicene a cominciare dalla villa San Fermo. Di solito Carraro è un eclettico che si adatta sempre ad una situazione preesistente ma quando può operare senza inceppi di edifici vicini rivela il suo gusto chiaramente liberty che a Vicenza era sempre un compromesso con un’antica educazione classicista.
I due piccoli pilastri d’ingresso di villa Farina sono tra le invenzioni più originali ed eleganti del Carraro. Nelle fasce alternate di mattone e pietra s’inserisce una bella nota di colore che prepara alla fascia scolpita destinata a reggere gli anelli del cancello. Qui ogni reminescenza degli antichi capitelli classici viene totalmente rinnegata per una soluzione sommitale ove la forza della pietra viene alleggerita dalla sinuosa decorazione floreale. Il cancello in ferro battuto pure su disegno del Carraro rivela l’inesauribile fantasia appresa nelle botteghe artigianali del vicentino e dalle scuole di disegno del capoluogo.
Tutta la cancellata ripeteva con qualche variazione il motivo del cancello. Purtroppo agli inizi della guerra fu requisita e distrutta come se fosse stata un ornamento superfluo. Il giardinetto del Carraro prevedeva un ampio viale che a forcipe partiva dal cancello per finire davanti alla gradinata della villa con un’aiuola al centro. La facciata mantiene ancora la triplice partizione: corpo centrale ed ali lievemente arretrate ma è chiaro il gusto liberty nel piccolo portico d’ingresso che sostiene il pergoletto del piano superiore, nelle finestre e nel coronamento ad arco del settore centrale limitato da pinnacoli assai originali e graziosi. Al piano terra le finestre si aprono con semplice cornice in pietra sul bugnato gentile con un ritmo molto allentato: al centro la porta è affiancata da due finestre strette ed allungate per portare luce alla sala. L’ordine delle finestre e delle porte è ripetuto al piano superiore ma su parete liscia solcata da una fascia alla base del timpano arcuato delle finestre. Sopra il pergoletto la porta e le due finestre vicine paiono l’estrema variazione di una serliana. Ampio lo sporto del tetto sostenuto da leggere mensole. Di solito nelle ville liberty sotto il cornicione corre un’ampia fascia dipinta a fiori e frutta. Anche Carraro stende una zona cromatica sotto il cornicione ma il dipinto viene interrotto dalle mensole. Sulle falde del tetto di ardesia, i coppi non piacevano più, si alza la torretta, un ricordo del castello medioevale in una delle varie componenti del liberty vicentino. La torretta ripete il motivo del cornicione. La pianta della villa ripete lo schema della casa veneta: salone al centro e quattro sale ai lati. L’unica novità è lo scalone messo in bella evidenza a collegare i due saloni. Purtroppo tutto l’arredo liberty della villa è andato perduto nel cambio di proprietà della famiglia Farina alla Parrocchia. A nostro avviso la vecchia Canonica in Via general Vaccari a parte i ricordi storici aveva nella sua severa bellezza di casa veneta lo stile adatto ad una casa del clero. Non la villa Farina che non riesce a mascherare il tono mondano e civettuolo come si addiceva al tempo della costruzione e all’uso che se ne faceva. I pavimenti a piastrelle sono ancora quelli originali come i ferri battuti dello scalone. A parte alcune stanze arredate con i mobili del Prevosto nell’ala sinistra e stato sistemato l’Archivio della Prepositurale di grandissima importanza per la storia di Montebello. I mobili ottocenteschi sono probabilmente dello stesso artigiano che ha eseguito quelli della sacrestia. Appare chiaro che sono stati pensati per la vecchia Canonica e che qui sono stati adattati alla bell’e meglio e con un certo gusto. Fu merito dei Prevosti di Montebello di stendere in varie occasioni memorie storiche del passato, conservate nell’Archivio ancora manoscritte utilissime però a chi ha steso la storia di Montebello. » (1)

Note:
(1) SCHIAVO R., Montebello Vicentino – Storia e Arte, Montebello Vicentino, 1992.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Facciata: Ben scandito da loggetta e balaustra il settore centrale emerge con forza dalle ali laterali e si alza sopra il tetto con due agili pinnacoli. Nel suo eclettismo il Carraro fonde i due motivi del liberty quello floreale nelle modanature di porte e finestre e quello medioevale con la torretta a ricordo degli antichi castelli. Il Villino ha il suo giardino con viali sinuosi disegnato dallo stesso Carraro.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Ingresso: Secondo l’antica tradizione veneta il Carraro oltre al disegno della villa progetta ingressi, cancelli, giardino. Non mancano d’interesse questi pilastri d’ingresso per il gusto cromatico delle fasce bianche e rosse e per gli strani elementi di coronamento che derivano chiaramente dall’architettura orientale. Il cancello di grande finezza inventiva aveva il suo adeguato compimento nella cancellata di recinzione purtroppo requisita durante la guerra.

Umberto Ravagnani

Foto: La villa Farina a Montebello Vicentino (APUR – Umberto Ravagnani – 2009).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, artista buono, generoso, sensibile, autore di molte bellisime opere pittoriche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (info a fondo pagina).

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LA CHIESA DI SAN GIOVANNI

[139] LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA A MONTEBELLO

Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesetta di San Giovanni Battista.

« L’antica chiesetta di S. Gio. Batta di cui si ha notizia ancora dal 1439, come si ricava da un testamento fatto in Montebello il 29 agosto di quell’anno, appartenne all’antichissimo ospitale che sorgeva vicino, in cui, oltre gli ammalati poveri della parrocchia, venivano accolti anche i pellegrini che transitavano per Montebello. essa, che fu riedificata nel secolo XVII con il campanile a pigna, ebbe sempre gran cura la confraternita detta di S. Gio. Batta, la quale aveva le proprie rendite e fu soppressa con decreto napoleonico nel 1806. In quella occasione i ministri del Demanio asportarono dalla chiesetta tutto ciò che vi era di prezioso e di utile (1) e, solo nel 1810, quando fu definita la questione che vertiva intorno ad essa con la dichiarazione che era veramente dell’ospitale, fu restituito il calice. Purtroppo un bel reliquiario andò perduto e gli antichi registri rimasero da prima presso il comune di Vicenza, ed ora si conservano nella Biblioteca Bertoliana di quella città. Da allora però, oltre alla chiesa decadde pure anche l’ospitale, per cui, tanto la prima che il secondo, furono sostenuti con le oblazioni dei Montebellani, Intanto circa il 1868, l’ospitale era stato trasportato in Via Vigazzolo ora Trento e, nel 1873, le casette che si addossavano ad esso furono abbattute per ampliare la piazza. La chiesa poi, che in quei tempi era in pessimo stato, fu restaurata a cura della Società Operaia Cattolica di Montebello. Altri restauri inoltre le furono eseguiti circa il 1910 e, alcuni anni fa, il compianto Gio. Batta Zonato restaurava pure il campanile a pigna. L’interno della chiesa, di stile barocco e ad una sola nave, ha un unico altare eretto nel 1676 dalla Confraternita di S. Gio. Batta con le offerte di alcune pie persone. L’altare di belle forme e con colonne, è in marmo bianco e diaspro di Sicilia. Esso è adornato da una pala rappresentante la nascita del Precursore, lavoro di pregio dovuto all’Abate Conte Clemente Muzzi, il quale lo eseguì nel 1676. Nell’interno della chiesa figura pure la statua di S. Gio. Batta, opera dello scultore Orazio Marinali, la quale fu benedetta dal Vescovo di Vicenza Mons. Sebastiano Venier il 13 settembre 1708. Il soffitto poi è decorato con stucchi di settecentesco sapore e da un bel quadro di buon autore rappresentante l’entrata in cielo di S. Giovanni Battista. Questa chiesa, che sorge in piazza Umberto l, il 18 settembre 1921 fu venduta dalla Congregazione di Carità di Vicenza alla Fabbriceria della chiesa prepositurale. Sopra la porta d’ingresso, circa cinquant’anni fa, si poteva leggere la seguente iscrizione: «Nicolao Frigo – Vita innocenti – Vitiis nocenti – Moribus claro religione clarissimo – Anno MDCLXVII – Pridie nonas augusti e terris in coelum profecto – Franciscus Vivianus – Tanto Dei servo – Et suo preceptori humanissimo hoc observantiae pignus». Questa lapide, in cui figura il busto del pio sacerdote, il quale, come attesta il Capovin, era nativo di Montebello, come risulta da un atto notarile esteso nel 1654 in cartapecora, ora si trova murata nella parete esterna dell’Ospitale-Casa di Ricovero. É bene però che chi ne ha interesse si adoperi affinchè questa lapide ritorni al suo posto primiero. »

Umberto Ravagnani

Note:
(1) La causa per cui avvenne questa rapina fu l’empietà di uno il quale ipocritamente denunciò al Demanio che la suddetta chiesa non era dell’ospitale ma bensì della Confraternita.

Foto: La Chiesetta di San Giovanni Battista all’inizio degli anni 60 del Novecento (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota del redattore: nel diario del Prevosto Don Mario Cola, tra le sue “Cronache Parrocchiali” del 1960 si legge: La BIBLIOTECA Parrocchiale – sistemata nell’ex-bar sotto la chiesa di S. Giovanni, rimesso a nuovo ed ornato con eleganza, funziona dal Natale ultimo scorso. Cercheremo di aggiornarla colle migliori pubblicazioni, nella speranza che i nostri parrocchiani non vadano ad abbeverarsi in acque inquinate o putride, ma a fonti di acqua pura, fornita da letture sane e formative.

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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