ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2007

[52] CARI AMICI

Dopo una lunga pausa torniamo con il nostro notiziario, il numero 8, per presentavi interessanti articoli e anche, semplicemente, per dirvi che la nostra Associazione Γ© sempre viva e attiva.
Anche il 2007 Γ¨ stato un anno che ci ha visti impegnati in alcune visite a luoghi di interesse storico e artistico. In particolare abbiamo avuto modo di visitare il Museo di Adria dove, tra l’altro, abbiamo potuto ammirare una spettacolare mostra di reperti rinvenuti nei territori dell’ex Jugoslavia, dove le civiltΓ  che qui hanno transitato nella loro propaggine storica hanno lasciato mirabili tracce, in grande parte la greca e romana. Una mostra β€œprestata” ad Adria e che, vista la consistenza e l’eccezionalitΓ  dei pezzi, non sarΓ , probabilmente, piΓΉ visibile in Italia.
Come sempre ci siamo concentrati nelle visite a luoghi a noi vicini. Abbiamo visitato il Museo di Este dove molti dei pezzi che vi si trovano sono β€œvicini” in quanto riferibili alla nostra civiltΓ : i Paleoveneti.
Abbiamo visitato quel β€œgioiellino” che Γ¨ la chiesetta di Sant’Apollinare a Monticello di Lonigo, che rischia di passare inosservato in questa nostra frettolosa epoca che tutto fagocita e non ci lascia, spesso, il tempo di cogliere le testimonianze artistiche cosΓ¬ cospicuamente presenti nel nostro territorio e che Associazioni come la nostra si propongono di far conoscere.
Continuano le ricerche storiche sul nostro paese da parte del socio Ottorino Gianesato. Egli Γ¨ giunto, inseguendo a ritroso le tracce della lunga storia del nostro paese, allo studio degli archivi notarili del 1400.
Nel mese di giugno abbiamo presentato, in una serata che ha avuto una grande partecipazione, il libro di poesie del poeta montebellano Bartolomeo Guelfo nato nel 17Β° secolo. Poesie sconosciute in quanto mai pubblicate prima e giunte e noi per vie che meriterebbero di essere raccontate a parte.
Ci ha fatto piacere rendergli omaggio dopo due secoli di oblio, anche perchΓ© lo stesso in una sua poesia si chiede se il destino delle sue rime sarebbe stato il β€œfuoco”.
La nostra attivitΓ , dunque, continua con passione da parte del nostro gruppo mentre speriamo di fare cosa gradita nel tenere informato delle nostre proposte ed iniziative chi ci segue.

Luciana Albiero (dal NΒ° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura:Β  La presentazione del libro di poesie di Bartolomeo Guelfo nella Chiesa San Giovanni Battista a Montebello. Relatori la prof.ssa Nicoletta Nicolin Tonelato e il prof. Guerrino Maccagnan che ha curato l’edizione critica del libro. (foto a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiositΓ , proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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LA NOVA CESA

[13] LA NOVA CESA

La nova cesa” cosΓ¬ possiamo sintetizzare la composizione in rime che l’anonimo poeta (si sottoscrive un servitor fervente), nei primi anni del 1800 (1), colmo d’entusiasmo dedica alla nuova chiesa di Montebello ormai completata (2). La poesia, conservata nell’archivio della Chiesa Prepositurale, si compone di 36 quartine binate, in rima libera, scritta in lingua dialettale. Narra della inadeguatezza della vecchia chiesa costruita nel 1436 (3) a soddisfare le esigenze dei fedeli, l’impegno di tutta la comunitΓ  a sostenere lo sforzo economico per finanziare l’opera, l’orgoglio della popolazione per aver costruito un edificio che si distingue per la imponenza, che riceve le lodi dei forestieri e che viene ammirato ed invidiato da tutte le comunitΓ  circostanti. Conclude manifestando la soddisfazione di lasciare questo patrimonio cosΓ¬ importante alle future generazioni.
L’autore sicuramente non rientra nella cerchia dei noti montebellani (4) “che per diletto proprio e/o altrui” hanno composto odi, poesie, memorie e cronache in quanto le loro composizioni sono sempre scritte in corretta e talvolta forbita lingua italiana dell’epoca. Escludiamo anche che possa essere uno dei sacerdoti presenti in quel periodo in paese in quanto la composizione sarebbe stata sicuramente piΓΉ leziosa, ricca di fronzoli e riferimenti biblici mitologici come era ancora in uso in quel periodo tra le persone di una certa cultura. Il nostro anonimo poeta invece usa la lingua dialettale, che presenta sfumature padovane-veneziane in alcuni vocaboli, e la trascrive, saremo portati a dire (5), con alcuni errori ortografici, diretta trasposizione della lingua parlata, derivanti forse da un’istruzione autodidatta.
Il pregio di questa composizione non Γ¨ certo da ricercarsi nella perfezione delle rime o nella terminologia usata, ma nella visione dello spaccato storico in cui viene vissuto l’avvenimento da parte di tutta la comunitΓ . La quale dopo un iniziale entusiasmo, seguito da una momentanea titubanza, ci dimostra essere unita, attiva solidale e fiduciosa oltre che sulle proprie forze soprattutto sull’aiuto che la Provvidenza non nega a chi in Lei confida. (Parvusaldus)

Note
(1) Tale presunta datazione della composizione Γ¨ suffragata dal riferimento al Vescovo di Vicenza Marco Zaguri presente negli anni 1803-1812
(2) In quel periodo rimane ancora da completare la monumentale facciata che sarΓ  realizzata negli anni 1874
(3) Faccioli nel suo “Museo lapidario Vicentino” riporta la seguente iscrizione collocata nella vecchia chiesa di Montebello: “Maistro Manfredin de ravena fecit A.D. MCDXXXVI”
(4) Questi sono: Francesco Bonomo, Domenico Cenzatti, Pompeo Conforti, Bartolomeo Guelfo, Celeste Bonvicini)
(5) Attualmente alcuni esperti della lingua veneta, ritenendola essenzialmente usata nella forma parlata, ammettono la sua libera materializzazione nella forma scritta che puΓ² non essere rispettosa delle regole ortografiche della lingua italiana.

Quatro ciacoe ala bona, soa costruzion dea nova cesa de Montebelo – “Fine Setesento – Inissio Otosento”

Sonè campane a festa,
sonè a gran distesa,
desighe a tuti cuanti
che ancΓ² la nostra cesa

essendo stΓ  rifata
e tuta rinovΓ 
dal Vescovo Zaguri
se stΓ  assai lodΓ .

La cesa del paese
la iera tuta bruta,
e se sentia el bisogno
de rinoarla tuta.

El cuerto nol tegnea,
i muri se sgrostava,
vegnea drento l’acua
se el ciel piovesinava.

No se podea restare,
ne in pace, ne contenti
la Cesa la parea
na vecia … sensa denti!

E po la iera picola
la iera insufinente
in te le grande feste
a contegner la zente.

E alora se decide
se no xe tanta spesa,
de metarse al laoro
per rinoar la Cesa.

E far cussì pi granda
la casa del Bon Dio,
slongandola davanti
e … anca par de drio.

Ed eco se scominsia:
se scava el fondamento
se tira su le piere
del vecio pavimento.

Tirando zo el coerto
se buta tuto a tera,
e par che so la Cesa
passada sia la guera

I veci i se spaenta
e i dise tuti cuanti
metemo on freno al prete
senΓ² el ne magna i campi!

Ma dopo i la capisse
che pur fasendo spese
la Cesa fata nova
le on vanto del paese.

I vol che nel rifarla
la vegna fora bela,
e che se spenda pure
ma no la sia pi cuela.

E se se fa dei debiti
nel fare nove spese,
no se ga mai sentio
che gai falio le Cese!

Laorando tuti insieme
con fede e con amore,
se fa bela e granda
la casa del Signore.

Alra se se impegna
uniti nel laoro,
de rinoar la Cesa
da la faciata al coro.

Ghe cuei che cava i sassi
chi porta i materiali
e chi che soto al caro
i taca i animali.

Chi gΓ  le vache magre
i dopara i vedei,
e se laora gratis
parchè xe pochi i schei.

Par descargar la roba
che riva da lontan,
co sona la campana,
se core a dar na man.

I bravi muradori
a forza de laoro
con malta e con cemento
i mete a posto el coro.

A man che se vΓ  vanti
se vede on cambiamento
e no la par pi bela
col novo pavimento?

Insoma cuΓ  cristiani
penseghe pure on toco:
vardè i laori fati
de vecio ghe xe poco!

Do’ siori del paese
volendo ricordare,
on fiolo morto in guera
i gΓ  donΓ  on altare.

Adesso si la Cesa
la pol alzar la testa,
la pare na gran dama
che xe vestia d festa.

E cuei de Montebelo
i pole star contenti
che i gΓ  na bela Cesa
con tuti i so ornamenti.

Adesso resta i debiti,
ma anca se i xe tanti
no stemo scoraiarse,
vardemo sempre avanti.

Se sΓ  che per pagarli
xe bon on aiuto esterno,
ma pare che el preosto
el gabia scrito al Goerno

E infati on giorno ariva
sta bela novitΓ 
che el Goerno per la Cesa
calcossa el ghe gΓ  dΓ .

La zente la se impegna
de dare volentieri,
e in magio per la Cesa
la tiene i cavalieri.

E pΓ² i ghe dΓ  i uvi,
el late e la puina,
se tira su la oferta
del galo o la galina.

Adesso on po a la volta
se paga su le spese,
ma almanco cuei che passa
i loda stΓ² paese.

Che i ga na bela Cesa
rifata e rinovΓ ,
che podaria benissimo
star ben in una zitΓ 

E femo pure festa
e stemo col Signore:
disemo on grande grassie
che vegna su dal core.

A tuta cuea zente
che gΓ  colaborΓ 
a far pi granda e bela
la Cesa che xe cuΓ !

E come conclusion
tegnemo ben presente
che aiutar la Cesa
no ghe perdemo gnente.

E nea nostra vita
in meso a tanti guai
tegnendo su la Cesa
no ghe perdemo mai!

Firmato: on servitor fervente.

Parvusaldus (dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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CITTADINI ILLUSTRI

[6] CITTADINI ILLUSTRI

Tra i personaggi di Montebello che nei secoli passati si sono distinti nel campo delle lettere, delle arti e delle scienze, merita senz’altro menzione Bartolomeo Guelfo, poeta vissuto nel secolo diciottesimo.
Nacque a Montebello il 12 marzo 1690 da famiglia non nobile ma di discrete condizioni economiche, anche se le sue fortune erano destinate a declinare negli ultimi anni della sua vita, e per vivere svolse l’attivitΓ  di ciabattino.
Compì i suoi studi presso un Ordine Religioso, studi che interruppe intorno ai venti anni per tornare in famiglia, e che sono la base della sua preparazione letteraria. Coltivò infatti una grande passione per la poesia che espresse in numerose composizioni sia in lingua italiana che in latino. Delle varie centinaia tra canzoni, elegie, madrigali odi e sonetti, scritte da Guelfo ne sono arrivate fino a noi 172, appartenenti alla raccolta del Bonomo, altro illustre montebellano, Cancelliere della comunità che con pazienza certosina registrò tutti gli avvenimenti locali della seconda metà del Settecento fino al 1820 circa, documenti ora di proprietà della famiglia Bertolaso.
Lo stile delle sue composizioni Γ¨ piuttosto retorico e pomposo, ricco di immagini e di metafore, in linea con la corrente artistica del Barocco, corrente giΓ  peraltro superata a livello nazionale dall’Arcadia, che propugnava una scrittura piΓΉ semplice. Lo spunto delle sue composizioni Γ¨ tratto dagli avvenimenti locali, sia di carattere religioso che profano; in occasione di nozze, di predicazioni, di festivitΓ  varie, e sono spesso dedicate ai Prevosti di Montebello.
E’ utile ricordare che il genere lirico trova nel sonetto la sua forma poetica piΓΉ naturale: Γ¨ composto da due quartine e da due terzine in endecasillabi, a rime incrociate nelle quartine, a rime alternate nelle due terzine.
In definitiva il Guelfo è un valido poeta locale che possiede doti di buon rimatore, testimone della diffusione anche nei piccoli centri di provincia della cultura letteraria in auge a quei tempi. Bartolomeo Guelfo morì ultra settantenne a Montebello il 26 luglio 1765.
Nella mappa riportata nell’articolo “Insediamento ed acque“, di questo stesso numero, compare anche l’abitazione della famiglia Guelfo, casa d’angolo tra le odierne via Trento e via Pesa.

Felice Castegnaro (dal NΒ° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

N.B.: Per chi desidera approfondire l’argomento sono disponibili ancora poche copie del libro sulla vita e le poesie di Bartolomeo Guelfo presso la redazione degli Amici di Montebello.