L’ANTENATO DEL CASELLO

[193] L’ANTENATO DEL CASELLO AUTOSTRADALE DI MONTEBELLO (dal β€œcasotto” al casello)

La vicenda qui sotto narrata ebbe inizio nel 1795, circa un paio di anni prima della caduta della millenaria Repubblica di Venezia. In quell’anno si era proceduto alle ricostruzioni di alcuni ponti pericolanti di Montebello e di altri esistenti nel territorio sia vicentino che veronese. Soprattutto il ponte della Fracanzana da anni costituiva una vera spina nel fianco per la viabilitΓ . Ne furono testimoni i numerosi interventi effettuati nell’arco di pochi decenni rivolti a mantenerne l’efficienza e garantire il traffico sulla Strada Regia che tagliava in due l’abitato di Montebello. In quel tempo mancavano purtroppo quei due chilometri circa di carreggiata che oggi uniscono il ponte del Marchese Malaspina a quello della Fracanzana sulla sinistra Chiampo. Ma queste opere misero in crisi le giΓ  povere casse di Vicenza, e non solo, al punto che fu necessario ricorrere ai prestiti di alcuni privati cittadini. Pertanto per ripianare i debiti, anche per il ponte della Fracanzana, si decise di istituire un pedaggio che in pochi anni avrebbe sanato ogni pendenza.
Nel 1796 ebbe inizio l’esazione del pedaggio con la sopraintendenza del perito montebellano Domenico Cenzati. Proprio il pagamento di 327 Lire effettuato dal citato professionista a favore di un non menzionato falegname per la consegna di un casotto di legno ad uso del pedaggere, fa credere che tutto procedeva per il meglio. Infatti nel mese di settembre 1796 le entrate del pedaggio furono di Lire 1830 (circa 300 Ducati). Non male se si pensa che l’intero ponte era costato circa 5202 Ducati, stessa cifra di quello del Marchese.
Il casotto di legno si rivelΓ² da subito insufficiente e precario tanto da indurre le autoritΓ  a rimpiazzarlo con una costruzione piΓΉ idonea. Nell’immediato non fu possibile l’erezione di un nuovo casello e l’anno seguente la caduta della Repubblica di Venezia e l’arrivo dei francesi di Napoleone complicarono non poco l’esazione del pedaggio. Al perito Cenzati risultΓ² persino difficile e pericoloso portare a Vicenza i proventi del pedaggio a causa delle soldataglie francesi che non disdegnavano rapinare i viandanti.
Cinque anni piΓΉ tardi la situazione migliorΓ² e le autoritΓ  di Vicenza pensarono che era il momento propizio per dare vita al nuovo casello. A facilitare la sua realizzazione fu il riciclaggio di vecchie strutture lignee esistenti in cittΓ  come β€œla cavallerizza” che un falegname, per il prezzo di 325 Lire, disfece recuperando le assi dei solai e dei tavolati. Altri edifici di Vicenza dai quali si recuperarono dei materiali utili furono la dogana vecchia e la casara. Il 6 giugno 1801 alcuni carrettieri effettuarono sette trasporti di legname riciclato verso il ponte della Fracanzana che solo in qualche documento viene citato come ponte novo. Tra questi trasportatori: Girolamo Montagnolo, Battista Tortora, Giacomo Bressan, Giovanni Boribello, Francesco Camera e Bortolo Caltran. Nei giorni successivi le consegne dei materiali da costruzione proseguirono grazie ai carrettieri Pietro Camisan, Orazio Ferrari, Giovanni Boribello. Furono consegnati nei pressi del ponte della Fracanzana nΒ° 15.000 coppi per il costo di Lire 120. Questi laterizi erano stati comprati presso le fornaci di via Cricoli a Vicenza (strada Marosticana n.d.r.) di proprietΓ  dei nobili conti Trissino.
Alla messa in opera del nuovo casello parteciparono maestranze per lo piΓΉ montebellane, tra queste: il manovale Zuanne Perin, i muratori Paolo Scaramella e Domenico Zamperetto, il trasportatore Francesco Stocchiero, Domenico Frigo, il manovale Domenico Milion e Giuseppe Fusa. Fu compito del muratore Domenico Zamperetto costruire un camino adatto per la cottura dei cibi e per il riscaldamento durante le fredde giornate invernali.
Alla fine dei lavori, il 1Β° luglio 1801, il casello fu affidato al Sindaco di Montebello, Giuseppe Miolato, che immediatamente produsse un inventario di quanto gli veniva consegnato.
Il casello misurava metri 6,40 X 360 ed era costituito da due stanze di diversa ampiezza e come dotazioni aveva una catena di ferro con un piantone e tre “cantili (pali di castagno – n.d.r.) La stanga o sbarra era stata costruita e fornita dal falegname Gio.Batta Frigo assieme ad altri manufatti di legno per i quali fu remunerato con Lire 43.10.1
Lo storico Giovanni Mantese nelle sue β€œMEMORIE STORICHE DELLA CHIESA VICENTINA” afferma che il pedaggio si protrasse fino al 1813, ma alcuni documenti spostano almeno di qualche anno la sua esistenza. Infatti nel 1817 il montebellano Vicenzo Zanuso, conduttore del pedaggio del ponte novo, entrΓ² in conflitto con l’amministrazione di Vicenza per motivi economici. Le particolareggiate mappe austriache di quell’epoca indicano il ponte della Fracanzana come ponte del Dazio a conferma dell’esazione che vi veniva praticata per il suo attraversamento.

Riassunto di GIANESATO OTTORINO tratto dal suo lavoro β€œMONTEBELLO OSTAGGIO DEI PONTI” – 2011

Disegno: Una ricostruzione della zona del Ponte Nuovo a Montebello nell’epoca dell’episodio narrato nell’articolo (elaborazione grafica Umberto Ravagnani).

Note:
1) Il casello era ubicato approssimativamente dove, fino a qualche tempo fa, si trovava il caseggiato dell’A.N.A.S. (casa cantoniera), all’interno della quale venivano custoditi i mezzi e le attrezzature utilizzate per le operazioni di manutenzione delle strade statali. L’edificio Γ¨ stato demolito nel maggio del 2019 (N.d.R.).

Umberto Ravagnani

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MONTEBELLO NEL 1854

[48] DAL DIZIONARIO COROGRAFICO UNIVERSALE DELL’ITALIA – 1854

Pubblichiamo due pagine del Dizionario Corografico Universale dell’Italia del 1854, facenti parte del Volume Primo – Il Veneto (Stabilimento Civelli G. e C. – Milano) e, considerando l’argomento inerente il nostro Comune, vogliamo proporle ai nostri lettori per eventuali commenti.

MONTEBELLO. Comune de distretto di Lonigo, nella provincia e diocesi di Vicenza.
Gli Γ¨ aggregata la frazione di Agugliana.

  • Popolazione 3886.
  • Estimo, lire 152.594,26.
  • Numero delle Parrocchie due.
  • Confina a levante colla provincia di Verona ed Γ¨ bagnato dai fiumi Aldego e Chiampo.

Quattro strade principali la percorrono:

  1. La regia postale che da Vicenza conduce a Verona, ed Γ¨ in questo comune attraversata da tre ponti, cioΓ© uno sul piccolo torrente Signolo, di due archi circolari, con pilone nel mezzo, spalle, ali e muretti di sponda tutto di pietra, della lunghezza di metri 16, costrutto nel 1812; un altro detto della Fracanzana, sul torrente Chiampo, a un solo arco, tutto di pietra, lungo metri 27; e un terzo, detto del Marchese, sopra lo stesso torrente, anch’esso di un solo arco, tutto di pietra e lungo metri 28.
  2. La strada che da Montecchio-Maggiore conduce a Lonigo.
  3. Quella che da Montebello conduce ad Arzignano, la quale cominciando nel cosΓ¬ detto Borgato di Montebello sul fianco destro della strada postale veronese, passa vicino a Zermeghedo, poi passa per Mont’Orso e termina ad Arzignano. La sua lunghezza Γ¨ di metri 9180, ossia pertiche vicentine 4280, pari a miglia 4,5. Varca il torrente Chiampo presso Arzignano.
  4. La strada da Lonigo a Montebello. Comincia a Lonigo al ponte S. Giovanni, passa per la Favorita, CΓ  Quinto e termina al ponte della Fracanzana, ove si unisce colla strada postale per Verona. La sua lunghezza Γ¨ di metri 7680, ossia pertiche vicentine 3581, pari a miglia 4 circa.
In questo comune avvi un bosco detto Scaranto: Γ¨ in colle, di eccellente fondo, di qualitΓ  cedua. Appartiene al comune stesso che lo affitta. Il territorio Γ¨ assai ferace e produce ottimo vino. Montebello, capoluogo del comune, sta in vicinanza del fiume Aldego, sulla via postale che conduce a Verona.
Ha consiglio comunale, uffizio proprio, ospedale per gli infermi, un istituto di pubblica beneficenza detto commissaria Zigiotti dal nome del suo fondatore e una chiesa parrocchiale di gius vescovile, dedicata a Santa Maria Assunta.
Vi si tiene mercato ogni mercoledì e fiera il secondo mercoledì di luglio.
Quivi risiede un vicario foraneo da cui dipendono otto parrocchie, cioΓ© quelle di Montebello, Agugliana, Brendola, Meledo, Montecchio-Maggiore, S. Vito di Brendola, Sorio e Zermeghedo.
NOTIZIE STORICHE. Nei secoli passati Montebello era luogo fortificato: sotto la Repubblica di Venezia, fu capoluogo di un distretto composto di cinque comuni. Presentemente Γ¨ rinomato pei fatti d’arme seguiti ne’ suoi dintorni fra i Francesi e gli Austriaci negli anni 1796 e 1805. Nel primo Bonaparte respinse l’esercito nemico che gli stava di fronte; nell’altro, Seras fece prigione il generale Hillinger con 5000 soldati.
Questo borgo non dee perΓ² andar confuso con Montebello di Casteggio (Piemonte) eretto da Napoleone in ducato per rimeritare il valore del generale Victor.
Di Montebello fu il vescovo di Ferrara Guido, dell’ordine dei predicatori, uomo dotto e pio, il quale giavce sepolto nella chiesa di san Domenico di Bologna.
MONTEBELLO con MORSAI
. Due piccoli villaggi formanti una delle frazioni del comune di Cesio, nel distretto di Feltre, in provincia di Belluno. Nel primo di essi sorgeva altre volte un castellon feudale, di cui oggi appena scorgonsi le vestigia.

(dal NΒ° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: Montebello in una cartolina di fine Ottocento. Da notare la “cinta” murata che circondava il paese e il campanile della Chiesa di San Francesco (circa al centro dell’immagine), demolita nel 1909. (collezione privata del redattore).

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LE RISAIE DI MONTEBELLO

[21] LE RISAIE DI MONTEBELLO

Il riso, cereale conosciuto e coltivato sin dalla piΓΉ remota antichitΓ  in Estremo Oriente, venne introdotto dalla Spagna in Italia dagli Aragonesi, nel regno di Napoli nel XVΒ° secolo. Da qui si diffuse in Toscana e poi nella pianura padana dove avrebbe trovato il suo terreno ideale di coltura per l’abbondanza delle acque che richiede. Infatti il Piemonte e la Lombardia sono ancora oggi le regioni italiane maggiori produttrici di riso, mentre il Veneto segue a molta distanza con le risaie del Veronese, situate a Isola della Scala e a Legnago e del Vicentino a Grumolo delle Abbadesse.

Solitamente l’attivitΓ  di coltivazione del riso, proprio per la sua complessitΓ , venne iniziata e gestita nel Nord Italia, nel sec. XVIΒ°, dai possessori di grandi estensioni di terreno, quali erano gli Enti ecclesiastici da una parte, e i nobili latifondisti dall’altra.

Queste condizioni, e cioè un impresario con capitale da investire in una attività più remunerativa che non la tradizionale coltivazione di frumento e foraggi, e il possesso di vasti terreni adatti portarono alla realizzazione di risaie.

Anche a Montebello, i nobili vicentini Fracanzani e Sangiovanni, nella seconda metΓ  del XVIΒ° secolo incrementarono questa coltura. E poichΓ© qualsiasi variazione di superficie e colturale doveva avere l’autorizzazione di una specifica Magistratura della Repubblica di Venezia, e precisamente dei Provveditori ai Beni Culturali, i Fracanzani e i Sangiovanni, dovevano aver presentato domanda per ottenere l’uso delle acque necessarie all’irrigazione delle risaie.
I territori prescelti a tale scopo si trovano a Montebello nelle odierne contrΓ  della PrΓ  (allora contrΓ  del Molino) e contrΓ  della Fracanzana (allora contrΓ  del Terraglio) rispettivamente a nord e a sud del torrente Chiampo.
Un atto di Lelio dei Magistrelli, notaio di Montebello, conservato nell’Archivio di Stato di Vicenza, contiene il contratto di locazione da parte di Bernardin G. Zuane nei confronti di Giuseppe Cenzatti di Montebello e di Stefano Bertoldi di Isola Rizza (Verona), della risaia della PrΓ . Siamo nel marzo del 1571. Venivano concessi in locazione 32 campi vicentini, corrispondenti a circa 12 ettari, posti tra il torrente Chiampo a sud, e la strada interna della PrΓ  a nord. LocalitΓ  che allora veniva chiamata contrada del Molino per la presenza di un edificio adibito a mulino. La durata della locazione era fissata in 5 anni, a partire dalla festa di San Martino (11 Novembre) del 1571.
L’affitto che i conduttori si impegnavano a pagare ogni anno era di ducati 169. Inoltre dovevano condurre all’abitazione del detto Bernardin Sangiovanni (situata in Borgolecco, tuttora esistente) 12 stari (staia) di riso bianco e mondato del migliore. E in piΓΉ 2 paia di capponi grassi, alla festa di San Martino.
Vi erano comunque alcune clausole che tutelavano i conduttori in caso di danni gravi causati dal maltempo (tempesta) o dal passaggio di soldati.
La cartografia che documenta la situazione dei fiumi e delle acque a Montebello sul finire del 1500 indica espressamente la sopraddetta risaia. Sembra comunque che la coltivazione del riso a Montebello non sia continuata a lungo, e giΓ  all’inizio del 1600 le risaie vengono abbandonate e i terreni riportati alla coltivazione dei prati o del frumento.

F.C (dal NΒ° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura:Β L’area della contrΓ  della PrΓ  oggi quasi tutta coltivata a vigneto (Foto a cura del redattore).
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