PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

[19] PROVERBI E MODI DI DIRE (2)

Brendola scura piova sicura“, “Lonigo ciaro para soto el caro“, “Caligo a l’Agoiana piova par ‘na setimana“.
Questi tre proverbi sono di chiara origine contadina e davano precise indicazioni sull’andamento del tempo e sulle conseguenti attivitΓ  lavorative in anni lontani in cui non c’erano nΓ© “Lunari” nΓ© i Colonnelli dell’aeronautica a pronosticare il tempo.
I proverbi sopra citati sono il frutto di pazienti, innumerevoli osservazioni meteorologiche che hanno impegnato intere generazioni a riconoscere i segni premonitori del tempo ed a codificarne le conseguenze. Un proverbio veneto recita: “I nostri veci i stava col cul a la piova cento ani prima de fare on proverbio” e questo la dice lunga sulla pazienza e sulla ponderazione che erano richieste per valutare gli avvenimenti, interpretandone anche i minimi particolari e le eventuali sfumature per non lasciare quindi nulla al caso.
Il primo proverbio assicura una pioggia abbondante quando i monti circostanti la rocca e le frazioni di Brendola si ammantano di imponenti cumuli di nubi nere che non lasciano filtrare i raggi del sole e tutto avvolgono e confondono tanto che non si riesce a distinguere la linea di separazione tra la dorsale dei monti ed il cielo, fintanto che non giunga il primo bagliore di un lampo. Poco dopo, ecco giungere il fragore del tuono, qualche minuto ancora di attesa e poi ecco le prime gocce che via via si fanno piΓΉ numerose e piΓΉ grosse. Il vento non sarΓ  impetuoso, la pioggia ristoratrice sarΓ  abbondante, i contadini non dovranno temere per le colture e quasi a rassicurarli di ciΓ², mentre la pioggia si allontana, compare a sud-est del paese un grande arcobaleno che congiunge le terre dell’Arcomagna (1) con quelle del Borgo del Bacino.
Il secondo proverbio ammonisce i contadini di porre al riparo nei porticati o nelle barchesse i carri agricoli con il loro fragrante carico di fieno od i raccolti messi ad essicare sul “seleze” (2) quando il celeste cielo estivo, in direzione di Lonigo, muta il suo colore in un grigio cangiante con varie sfumature bronzee. Le nubi si dilatano basse su tutto l’orizzonte, avanza una leggera bava d’aria, si nota poi un baluginare sempre piΓΉ consistente, il fragore dei tuoni si fa sempre piΓΉ forte la cinerea cappa del cielo s’incupisce sempre piΓΉ, mano a mano che avanza. La pioggia non sempre Γ¨ abbondante. Talvolta un vento forte sospinge la nuvolaglia dapprima a nord-ovest verso la Selva e l’Agugliana e poi verso l’alta Valle del Chiampo, e ridiscende dalla valle foriero di grandine. Un tempo decisamente poco apprezzato perchΓ© puΓ² danneggiare le colture, mentre non garantisce un sufficiente ristoro per quelle in via di sviluppo. Questo moto del tempo era nel passato denominato anche “Tempo che vien dal Ferrarez” (3).
Ancora meno apprezzato Γ¨ il “Tempo che vien dal Garda” per il quale non c’Γ¨ stata necessitΓ  di qualificarlo in un proverbio tanto si presenta brutto, con i suoi nuvoloni scuri screziati di un bianco argenteo. Il vento impetuoso quasi da tempesta squassa le fronde delle piante, l’acqua cade con violenza da battere il terreno e scorre via senza essere assorbita e poi … “dulcis in fundo” cade quasi sempre la grandine copiosa e consistente. Qualche volta la grandine prende la via di nord-ovest, sembra seguire predeterminati corridoi “le fasce“, allora Γ¨ accompagnata da scarsa pioggia e da forte vento Γ¨ “la tempesta secca” tanto temuta perchΓ© “dove la passa gnente la lassa“.
Il terzo proverbio ricorda che quando la nebbia si dirada nelle campagne si infittisce sempre piΓΉ a mano che sale la collina, giunta in quel di San NicolΓ² d’Agugliana ricopre fittamente ogni cosa lasciando poco o nulla a vedere, il tempo subirΓ  di lΓ¬ a breve un profondo mutamento. La nebbia si condenserΓ  sempre piΓΉ fino a formare una minuta pioggerellina che lentamente prenderΓ  maggiore consistenza ed intensitΓ  fino a trasformarsi in una pioggia regolare, senza violenti scrosci, che perdurerΓ  per parecchi giorni o come precisa il proverbio per una settimana. Il fenomeno della nebbia nella sommitΓ  delle nostre colline Γ¨ un evento piuttosto raro in quanto di norma, per il fenomeno dell’inversione termica, quando la nebbia si presenta fitta a livello del suolo e nelle basse quote, in collina si godono tiepide giornate dal clima primaverile anche in pieno inverno. In queste situazioni, dalla sommitΓ  del Monte Cucco (Monte del Lago) o dell’Agugliana, lo sguardo puΓ² spaziare lontano fino a perdersi all’orizzonte. La nebbia sottostante sembra un mare a volte calmo a volte tempestoso, dal quale emergono come tante isole le dorsali delle colline piΓΉ alte o le cime dei monti. Ad un occhio attento non sfuggirΓ  verso sud-sud-ovest la dorsale dell’Appennino emiliano, ad ovest la zona di Botticino con le sue cave di marmo, a nord-ovest la catena del Baldo e poi volgendo lo sguardo verso nord l’altipiano Lessinico, il gruppo del Carega, il Sengio Alto, il Pasubio, il Monte Maggio, il Toraro, l’altipiano dei Sette Comuni con le cime del Verena, di Portule, di Cima Dodici, delle Melette ed oltre queste intravederΓ  due guglie delle Pale. Poi volgendo ancora lo sguardo verso est, si avrΓ  modo di mirare il Monte Grappa, il Cesen, il Pizzoc, le vette Feltrine, il Bosco del Montello, la foresta del Cansiglio con il sovrastante monte Cavallo ed il vicino Col Nudo. La vista si perderΓ  verso est, riuscendo ad intravedere in alcune giornate anche il Carso Triestino.
Queste visioni, di una beltΓ  quasi irreale, ci portano in una condizione particolare di bel tempo che ha altri riferimenti nei nostri tipici proverbi e dei quali faremo menzione in un prossimo numero del notiziario.

Note:
(1) LocalitΓ  del comune di Brendola
(2) Parte selciata dell’aia dove si spandevano i raccolti per asciugarli dall’umiditΓ  residua e favorirne quindi una migliore conservazione nei granai.
(3) Che si origina dalle parti di Ferrara.

L.D. (dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Selva di Montebello vista dall’Agugliana (Foto a cura del redattore).
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