ESCURSIONE AL PONTE DI SANT…

[244] “ESCURSIONE” AL PONTE DI SANT’EGIDIO

L’8 febbraio 1629, la missione di un gruppo di persone che da Vicenza si recò a Montebello in visita al ponte sul Guà di Sant’Egidio certamente non si fece mancare nulla. Dopo le numerose piene, urgeva che qualche esperto verificasse le condizioni statiche del manufatto duramente provato e con grave minacciava di crollare.
Per l’organizzazione di questo viaggio fu nominato un responsabile, tale Ippolito Bozza, sempre di Vicenza, che doveva provvedere, oltre che ai mezzi di trasporto e al vitto, anche alla sicurezza dei partecipanti. Tra questi ultimi il conte Girolamo Godi e Alessandro Trenti in veste di supervisori.
Per il vitto, Ippolito Bozza, forse per non dover dipendere totalmente da quanto Montebello poteva offrire in quegli anni di carestia, o forse perché tra i partecipanti c’erano delle buone e nobili forchette, pensò bene di procurarsi in città quanto necessario. Solo un anno più tardi scoppiò la peste di manzoniana memoria, preceduta e aggravata da lunghi anni di penuria alimentare.
Il “capo gita” , dopo aver sborsato 40 Troni per il noleggio di due carrozze, sufficienti a trasportare i 12 partecipanti alla “missione”, passò all’acquisto delle vettovaglie da consumarsi quella giornata.
Comperò pertanto “un gallo d’India” (tacchino – n.d.r.) del valore di 4 Troni e altri 7 ne pagò per della non quantificata carne di vitello “a lesso et rosto”.
Vi aggiunse “due capponi” del valore di 5 Troni e non poteva mancare “il figà di vitello et mas-cio per Troni 16 (fegato di vitello e maiale – n.d.r.)
Forse per la merenda, procurò “un salado in budel gentili” (salame – n.d.r.) per la cifra di 2 Troni e del “formaglio bresciano” (formaggio – n.d.r.) del valore di 48 Soldi ossia 2.8 Troni. Il tutto da mangiarsi con del “ pan di Vicenza” pagato 2 Troni.
Immancabile la frutta per il fine pasto costituita da “peri garzegnoli” (allora tipici frutti di S. Giovanni Ilarione – n.d.r.) del valore di 12 Soldi.
Tutto questo ben di Dio fu consegnato, all’arrivo a Montebello, all’osto che doveva preparare e cuocere le pietanze, e per questo scopo, non fu mancato di consegnare anche “naranzi , canella, et garofoli (chiodi di garofano – n.d.r.)
Dalla nota delle spese redatta a fine giornata da Ippolito Bozza, si apprende che l’oste in Montebello fu remunerato con Troni 10.8 per “pan, vin, fuogo (fuoco – n.d.r.) , riscaldare il cucinato, accomodar de’ piatti et altro.
Furono poi sborsati 8 Soldi per una “buona mancia” fatta ad un “famiglio” (inserviente – n.d.r.) e Troni 1.12 per “il stalazo de’ cavalli” (custodia e sosta dei cavalli – n.d.r) nonché “legna et carbon per cusinare la suddetta roba”.
La “missione” venne complessivamente a costare Troni 80.6

Non poco se si pensa che in quel tempo la somma sopra indicata rappresentava la paga di quasi 3 mesi di un lavoratore dei campi.
La visita servì solo a constatare e confermare quanto assodato tre anni prima dai periti veneziani Marco Barbaro, Nicolò Dandolo e Giacomo Moro e che cioè andavano ridotti gli spessori dei piloni del ponte per far meglio defluire le acque delle piene. In seguito non si fece però alcun intervento, ed ecco spiegato lo scopo di questo nuovo sopralluogo nel 1629.
Con il risultato che una settimana più tardi, il 15 febbraio, il perito Ercole Peretti produsse un disegno del ponte con le opportune modifiche da apportare per impedire il repentino innalzarsi dello strato della ghiaia che aveva otturato due terzi degli archi del manufatto.

OTTORINO GIANESATO

Foto: Il canale di scolo del Bacino sfocia nel Guà, nei pressi del ponte di Sant’Egidio, in una foto del 2007 (Umberto Ravagnani).

Disegno: 1629 – Riproduzione manuale del disegno originale del ponte di Sant’Egidio fatto dal perito Ercole Peretti (Ottorino Gianesato)

Umberto Ravagnani

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VILLA CAPRA A MONTEBELLO

[144] LA VILLA PALFY DAŇN-VERONESI PESCIOLINI A MONTEBELLO (nota come villa CAPRA)

Purtroppo anche nel caso di questa ottocentesca villa di Montebello, il nostro concittadino Bruno Munaretto non ci dice molto. Nel suo libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 ecco cosa riferisce a proposito di villa Capra.

« Questa villa fu eretta nel 1872 dal Conte Palfly Daňn Magnate Ungherese su disegno dell’architetto Caregaro Negrin di Vicenza. Essa sorge in collina, è di forme eleganti ed è circondata da parco. Attualmente ne è proprietario il Conte Capra di Vicenza ».

Fortunatamente esiste una raccolta quasi completa delle opere realizzate dall’architetto Caregaro Negrin, progettista a Montebello, oltre che di villa Capra, anche di villa Pasetti, dell’Obelisco di Sorio-Montebello e della “Scuola vecchia  Elementare” (1). Bernardetta Ricatti, laureatasi nell’anno accademico 1969-70 con una tesi proprio su Caregaro Negrin, è anche l’autrice del libro “Antonio Caregaro Negrin un architetto vicentino tra eclettismo e liberty“, dove prende in considerazione le sue opere e le illustra con perizia. Di villa Capra così scrive:
« A 68. 1872 – Montebello Vicentino (VI). Villa Palfy Daňn, ora Veronesi Pesciolini. Sul colle di Montebello, che scende dolcemente verso il paese, sorge la villa che domina il parco romantico al quale si accede mediante una maestosa cancellata limitata da due robusti pilastri, i cui capitelli sono impreziositi da una cornice ad archetti ciechi e da lanterne. Il disegno del Caregaro Negrin mette in luce l’articolazione dei tre piani dell’edificio, semplice nella struttura architettonica. La facciata a mezzodì presenta un corpo centrale rialzato e leggermente aggettante rispetto alle due ali ed è collegato al parco con una loggia alla quale si accede per mezzo di una gradinata a due rampe ad andamento curvilineo accompagnate da ringhiera in ferro battuto. La bifora centrale è tipica dello stile lombardesco, mentre il bugnato delle due ali, ora scomparso per l’applicazione del nuovo intonaco. è di gusto neoclassico. L’ingresso della facciata a nord comunica col parco con un ponte in pietra dalla elegante balaustra traforata. Si devono al Nostro (Caregaro Negrin n.d.r.) anche le costruzioni rustiche. L’architettura della villa, esaltata dal contorno della natura, presenta alcuni elementi decorativi che anticipano certe forme moderniste: le sagome delle finestre, in particolare, sono assunte da edifici boitiani, come per esempio dall’Ospedale Civile di Gallarate (MI), realizzato nel 1871… ».

Note:
(1) Per quanto riguarda l’arch. Caregaro Negrin e la Scuola Elementare di Montebello ne abbiamo parlato lungamente nel libro da poco uscito, di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa, LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO.

Umberto Ravagnani

Immagine: Dai disegni originali di villa Palfy Daňn dell’arch. Antonio Caregaro Negrin, datati 1873, l’imponente e maestosa facciata (APUR – Umberto Ravagnani).

Foto: Particolare dell’entrata della villa Capra in via Marconi, anch’essa attribuita all’arch. Antonio Caregaro Negrin (APUR – Umberto Ravagnani 2004)

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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VILLA FARINA A MONTEBELLO

[142] LA VILLA FARINA A MONTEBELLO

Della villa Farina il nostro Bruno Munaretto fa solo un brevissimo accenno nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“. Ci viene in aiuto il prof. Remo Schiavo, letterato, filosofo e storico montecchiano morto, a 87 anni, il 12 novembre 2015. Ecco quindi, dal libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte“, il suo punto di vista su questo bellissimo edificio.

« Della villa Farina ora casa Canonica conosciamo l’anno di erezione, 1908, il committente comm. Gio. Batta Farina e l’architetto Giovanni Carraro di Lonigo. La riteniamo come l’esempio più bello ed elegante del liberty a Montebello. Secondo Munaretto ed altri storici che l’hanno preceduto esistevano qui due contrade distrutte al tempo della guerra della Lega di Cambrai ed erano documento dell’espansione del paese verso l’antica mansio, Mason, o verso le vie di comunicazione dell’epoca romana e medioevale. Le contrade non erano più risorte tanto che nella ricostruzione settecentesca della Prepositurale si volse la facciata al lato opposto del paese ossia verso il centro politico. L’inversione di tendenza cominciò agli inizi del Novecento ed e ancora in fase di sviluppo. L’avvio fu dato dalla famiglia Farina che volle una villa « moderna » ossia dotata di tutte le comodità, dai termosifoni ai bagni, e non il palazzetto inserito tra le altre dimore del paese, il che permetteva pure di avere un giardino sempre di gusto raffinato e nella parte posteriore alla villa un piccolo parco. Un maestro di questo nuovo tipo di villa per il vicentino era stato Antonio Caregaro Negrin, ben noto a Montebello per l’edificio delle Scuole Elementari, considerato allora tra i più belli e moderni della provincia e ancora progettista della guglia di Sorio a commemorazione della celebre battaglia risorgimentale.
La famiglia Farina che aveva una bella casa antica a Sorio di Gambellara, aveva un palazzetto anche a Lonigo in Via Roma, la via più elegante della città. Molto probabilmente il ramo della famiglia leonicena indusse il comm. Gio Batta a chiamare Giovanni Carraro allora famosissimo per aver dato il volto nobile della Lonigo ottocentesca dal teatro Comunale al palazzo della Borsa, da Villa Mugna al palazzo Calzavara. Il Carraro era ingegnere del Comune e di fatto sovrintendeva alle strade, agli argini e ai ponti del Gua’ e a tutti gli edifici pubblici ma si occupò più dell’edilizia privata per le migliori famiglie leonicene a cominciare dalla villa San Fermo. Di solito Carraro è un eclettico che si adatta sempre ad una situazione preesistente ma quando può operare senza inceppi di edifici vicini rivela il suo gusto chiaramente liberty che a Vicenza era sempre un compromesso con un’antica educazione classicista.
I due piccoli pilastri d’ingresso di villa Farina sono tra le invenzioni più originali ed eleganti del Carraro. Nelle fasce alternate di mattone e pietra s’inserisce una bella nota di colore che prepara alla fascia scolpita destinata a reggere gli anelli del cancello. Qui ogni reminescenza degli antichi capitelli classici viene totalmente rinnegata per una soluzione sommitale ove la forza della pietra viene alleggerita dalla sinuosa decorazione floreale. Il cancello in ferro battuto pure su disegno del Carraro rivela l’inesauribile fantasia appresa nelle botteghe artigianali del vicentino e dalle scuole di disegno del capoluogo.
Tutta la cancellata ripeteva con qualche variazione il motivo del cancello. Purtroppo agli inizi della guerra fu requisita e distrutta come se fosse stata un ornamento superfluo. Il giardinetto del Carraro prevedeva un ampio viale che a forcipe partiva dal cancello per finire davanti alla gradinata della villa con un’aiuola al centro. La facciata mantiene ancora la triplice partizione: corpo centrale ed ali lievemente arretrate ma è chiaro il gusto liberty nel piccolo portico d’ingresso che sostiene il pergoletto del piano superiore, nelle finestre e nel coronamento ad arco del settore centrale limitato da pinnacoli assai originali e graziosi. Al piano terra le finestre si aprono con semplice cornice in pietra sul bugnato gentile con un ritmo molto allentato: al centro la porta è affiancata da due finestre strette ed allungate per portare luce alla sala. L’ordine delle finestre e delle porte è ripetuto al piano superiore ma su parete liscia solcata da una fascia alla base del timpano arcuato delle finestre. Sopra il pergoletto la porta e le due finestre vicine paiono l’estrema variazione di una serliana. Ampio lo sporto del tetto sostenuto da leggere mensole. Di solito nelle ville liberty sotto il cornicione corre un’ampia fascia dipinta a fiori e frutta. Anche Carraro stende una zona cromatica sotto il cornicione ma il dipinto viene interrotto dalle mensole. Sulle falde del tetto di ardesia, i coppi non piacevano più, si alza la torretta, un ricordo del castello medioevale in una delle varie componenti del liberty vicentino. La torretta ripete il motivo del cornicione. La pianta della villa ripete lo schema della casa veneta: salone al centro e quattro sale ai lati. L’unica novità è lo scalone messo in bella evidenza a collegare i due saloni. Purtroppo tutto l’arredo liberty della villa è andato perduto nel cambio di proprietà della famiglia Farina alla Parrocchia. A nostro avviso la vecchia Canonica in Via general Vaccari a parte i ricordi storici aveva nella sua severa bellezza di casa veneta lo stile adatto ad una casa del clero. Non la villa Farina che non riesce a mascherare il tono mondano e civettuolo come si addiceva al tempo della costruzione e all’uso che se ne faceva. I pavimenti a piastrelle sono ancora quelli originali come i ferri battuti dello scalone. A parte alcune stanze arredate con i mobili del Prevosto nell’ala sinistra e stato sistemato l’Archivio della Prepositurale di grandissima importanza per la storia di Montebello. I mobili ottocenteschi sono probabilmente dello stesso artigiano che ha eseguito quelli della sacrestia. Appare chiaro che sono stati pensati per la vecchia Canonica e che qui sono stati adattati alla bell’e meglio e con un certo gusto. Fu merito dei Prevosti di Montebello di stendere in varie occasioni memorie storiche del passato, conservate nell’Archivio ancora manoscritte utilissime però a chi ha steso la storia di Montebello. » (1)

Note:
(1) SCHIAVO R., Montebello Vicentino – Storia e Arte, Montebello Vicentino, 1992.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Facciata: Ben scandito da loggetta e balaustra il settore centrale emerge con forza dalle ali laterali e si alza sopra il tetto con due agili pinnacoli. Nel suo eclettismo il Carraro fonde i due motivi del liberty quello floreale nelle modanature di porte e finestre e quello medioevale con la torretta a ricordo degli antichi castelli. Il Villino ha il suo giardino con viali sinuosi disegnato dallo stesso Carraro.
Giovanni Carraro. Villino Farina ora Casa Canonica. Ingresso: Secondo l’antica tradizione veneta il Carraro oltre al disegno della villa progetta ingressi, cancelli, giardino. Non mancano d’interesse questi pilastri d’ingresso per il gusto cromatico delle fasce bianche e rosse e per gli strani elementi di coronamento che derivano chiaramente dall’architettura orientale. Il cancello di grande finezza inventiva aveva il suo adeguato compimento nella cancellata di recinzione purtroppo requisita durante la guerra.

Umberto Ravagnani

Foto: La villa Farina a Montebello Vicentino (APUR – Umberto Ravagnani – 2009).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, artista buono, generoso, sensibile, autore di molte bellisime opere pittoriche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (info a fondo pagina).

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