IL CAPITELLO DI RONCHI

[159] IL CAPITELLO Dl CONTRADA RONCHI A MONTEBELLO

Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Secondo le testimonianze raccolte, anche la Madonna che si trova in questo capitello, fa parte del gruppo di quattro acquistate dal Prevosto e destinate a “illuminare i punti più bui del paese”. La scritta testimonia anche le sofferenze di questa contrada patite specialmente nell’ultimo anno di guerra, quando nel nostro paese, c’erano continui mitragliamenti e bombardamenti. Dopo la ricostruzione delle case, il 16 Aprile del 1957 fu edificato il capitello, in segno di ringraziamento e di speranza. Con la scritta alla base della costruzione:

DOVE FUROR DI GUERRA ROVINE E MORTE RIPETUTAMENTE DISSEMINÒ, A MATERNA PROTEZIONE DÉ RICOSTRUITI FOCOLARI IL TUO CELESTIALE SEMBIANTE O VERGINE IMMACOLATA GLI ABITANTI DI RONCHI QUI VOLLERO SICURO PEGNO DI PACE E D’AMORE” ».

A proposito dei bombardamenti su Montebello nel 1944, riportiamo quanto scritto dal prof. Amelio Maggio nel libro “Montebello Novecento“, il quale riassumeva quanto riportato nel suo diario Mons. Antonio Zanellato che abbiamo ricordato nel precedente articolo:

I bombardamenti aerei su Montebello. Montebello s’accorse di essere entrato nel mirino degli aerei alleati in una giornata di pieno sole del mese di agosto 1944. Era un giorno feriale, un martedì, nel pieno della mattinata. I pochi sfaccendati dei giardinetti del ponte “Marchese”, che a quell’ora stavano godendosi l’ombra degli ippocastani, a un tratto, avvertirono i ronzii d’aerei provenire dalla volta azzurra del cielo, splendente quanto mai. Erano ronzii insoliti rispetto a quelli degli aerei tedeschi, ai quali da tempo ci si era fatto l’orecchio, e che di solito volavano a quota più bassa. Ma da mesi, ormai, aerei tedeschi se ne vedevano assai pochi volare in cielo. Non parliamo di quelli italiani che, dopo l’otto settembre, erano completamente spariti. Trascorsero ancora pochi istanti e poi quei ronzii divennero sempre più forti ed assordanti. Comparvero nel cielo due formazioni di apparecchi angloamericani da bombardamento, una di sei aerei e una di dodici e, dopo aver fatto un giro sopra il centro del paese, sganciarono 48 bombe in prossimità del ponte sul Guà e sul ponte della ferrovia ai Ronchi. Agli impauriti dei giardinetti del ponte non fu difficile capire che si era trattato di aerei da combattimento alleati venuti appositamente a colpire i ponti sul “Guà” della statale 11 e della ferrovia Milano – Venezia. Infatti osservando in quella direzione, potevano benissimo constatare grandi colonne di fumo e di sabbia, come mai era accaduto prima di allora. Improvvisamente i montebellani scoprirono, a malincuore, che il loro paese stava per diventare il bersaglio preferito dell’aviazione alleata. In pratica, Montebello era diventato un obiettivo militare di prima grandezza. Bisognava prenderne atto, anche perché quel primo bombardamento, in data 31.8.44, aveva mancato in pieno la distruzione dei ponti menzionati. Le bombe, infatti, erano andate ad esplodere o sul letto del torrente oppure sulle case vicine ai due mancati bersagli. Rimasero invece colpite parecchie persone di cui quattro morirono, poco dopo, per le ferite riportate e alcune case dei Ronchi furono sinistrate. Era facile, pertanto, pensare che gli aerei alleati sarebbero ritornati ancora, proprio con l’intento di far centro. A parte i due ponti menzionati, Montebello si prestava a venir colpito dall’aviazione militare anche per via delle sue arterie stradali, in modo particolare il tratto della statale Il, che va dal ponte “Marchese” a quello sul Guà. In questo tratto di strada, l’osservazione aerea aveva notato che si poteva colpire, con estrema facilità, ogni sorta di transito. In quel punto, infatti, l’arteria stradale si eleva di sei sette metri sul livello delle campagne sottostanti perché diventa, al tempo stesso, una diga. Nei periodi di piena, essa accoglie le acque straripanti del Guà e dell’Acquetta. Trovarsi lungo quella strada – diga, che ai suoi lati risulta spoglia di tutto, era allora come offrirsi spontaneamente al bersaglio di qualsiasi aereo, piccolo o grande che fosse. Impossibile tentare da quel luogo una qualsiasi fuga precipitosa. Era la domenica del 15 ottobre 1944. La giornata era lucida, soleggiata, tipica del migliore autunno. Doveva mancare poco alle ore undici, ora in cui presso la chiesa prepositurale stava per aver luogo la Santa Messa. Una colonna di salmerie tedesche, in parte appiedate e in parte su carri trainati da cavalli e muli, stava uscendo dal viale della stazione per dirigersi lungo la strada – diga di cui si è appena accennato, alla volta di Vicenza. Neanche a farlo apposta, non appena la colonna si trovò a percorrere tale tratto stradale, vide piombarsi addosso una formazione di 18 aerei da bombardamento e da mitragliamento americani. A quel punto della strada, neanche valeva gridare “si salvi chi può”. Nel giro di pochi secondi, la mal capitata colonna tedesca si trovò nel pieno di un vero e proprio uragano di fuoco, nella completa impossibilità di trovare un qualsiasi riparo. Agli aerei americani risultò un fin troppo facile obiettivo da bombardare e mitragliare. Furono sufficienti pochi minuti per annientarla completamente. Fu una vera e propria carneficina. Lo spettacolo che si presentò, non appena gli aerei presero ad andarsene via, fu tra i più allucinanti che si possono immaginare. Si videro dappertutto cavalli e muli uccisi, corpi di soldati morti od orrendamente feriti, martoriati, in un crescendo di urla strazianti. Sei soldati germanici feriti sono stati portati nel nostro ospedale e poi a quello di Lonigo. La casa di proprietà sorelle Zonato fu in parte atterrata e molte altre gravemente lesionate. Cinque furono le vittime. Gli abitanti delle contrade colpite avvertirono ben presto che non potevano più, d’ora in poi, abitare in quella zona. A partire dal pomeriggio di quella triste giornata di sangue, alcune famiglie cominciarono a sfollare lontano“.

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello della Contrada Ronchi in una foto del 2015 (APUR – Umberto Ravagnani).

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

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IL CAPITELLO Dl AGUGLIANA

[155] IL CAPITELLO Dl AGUGLIANA

Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Il capitello è dedicato a Gesù Redentore. Nel 1896 Don Beniamino Rancan, zelantissimo parroco per quarantaquattro anni di Agugliana, lasciò in testamento al fratello Candido di fare un capitello dedicato a Gesù Redentore. Il lavoro fu eseguito nel 1896. Recentemente è stato restaurato, i sassi sono stati smossi e il tetto ricoperto ».

Sulla base è riportata l’iscrizione che ricorda il desiderio di Don Beniamino Rancan che venisse costruito questo capitello:

DON BENIAMINO RANCAN
NATO IN S. PIETRO MUSSOLINO
LI 18 LUGLIO 1819
ZELANTISSIMO PARROCO DI AGUGLIANA
PER BEN 44 ANNI MORTO NEL BACIO DEL SIGNORE
ADDÌ 31 LUGLIO 1894
LASCIÒ IN TESTAMENTO AL FRATELLO CANDIDO
DA FARSI QUESTO CAPITELLO
LAVORO CHE SI ESEGUÌ NEL 1896

Anche Bruno Munaretto fa un breve accenno a questo capitello nel suo libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932:

« …Vicino [alla chiesa di Agugliana] si estende la Campagnola, non più malsana acquitrina, ma fertile campagna, ricca di messi e prospera di viti. E dove forse, nei tempi lontani, sorgeva il tempio dedicato alla mitologica dea pagana, ora si eleva un piccolo tabernacolo con la bianca statua del Redentore benedicente le terre opime, i casolari sparsi, la gente laboriosa, umile e forte di questi colli, dalle cui vette, nelle giornate tersissime, l’occhio spazia lontano, fino alla Veneta Laguna ». (1)

Per completezza, in tempi più recenti, Remo Schiavo nel suo libro “Montebello Vicentino – Storia e Arte”, così si esprime: « Capitello a Gesù Redentore, 1896. Agugliana – A prima vista parrebbe la piccola edicola appartenere a data più antica per le vistose citazioni rinascimentali e per le eleganti proporzioni, in realtà si vede però quel trito decadentismo tipico dell’architettura vicentina di fine Ottocento legata ad un eclettismo di dubbio gusto. Modesta e di fattura artigianale la statua del Redentore ».

NOTA:
(1) « Il sito di forma quasi circolare, conosciuto comunemente col nome di Campagnola, rassomiglia al bacino di un modesto laghetto, formatosi sul cratere di un vulcano spento. Taluni vogliono che in tempi andati, ivi esistesse il “Lacus Dianae” ovvero il lago di Diana, sulle cui rive, circondate da fitte boscaglie, sorgeva un tempietto dedicato alla mitologica dea dei boschi e della caccia. Ed invero se l’origine vulcanica dei nostri colli non esclude che la Campagnola, in epoche lontane, fosse occupata da un lago originato sul cratere di un vulcano spento, pure il supposto tempio dedicato alla dea pagana, ed il suo nome dato al modesto laghetto, sono infondata opinione di taluni, per l’assoluta mancanza di tutto ciò che si rende necessario a provare, per quanto parzialmente, la veridicità dell’asserzione. Taluni opinarono che dall’antica e supposta denominazione di “Lacus Dianae” traesse origine, dopo varie storpiature il nome di Lagugiana e più tardi quello attuale di Agugliana. Altri però, e più giustamente, dicono che Agugliana tragga le origini del suo nome da Aguglia o Aquila, denominazione che in seguito si trasformò in quella di Aquilaria e finalmente di Agugliana. E’ certo che delle due opinioni, la seconda è la più attendibile ».

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello di Agugliana in una foto del 2010 (APUR – Umberto Ravagnani).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

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IL CAPITELLO Dl VIA TRENTO

[154] IL CAPITELLO Dl VIA TRENTO

Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Si tratta più di una cappella che di un capitello.
Descrizione: all’interno sono disposti dieci sedie con due inginocchiatoi un po’ mal ridotti, ma di ottima fattura. Il gradino che porta all’altare è in pietra rossa di Asiago, l’abside è quadrangolare.
Il dipinto è a olio su tela e rappresenta la Madonna, il Bambino e due angeli che suonano il liuto e il flauto. Lo sfondo e la cornice sono dorati, si possono datare tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900.
La facciata presenta una porta ad arco con rosone. La recinzione è in ferro battuto con motivi floreali. L’altare è in legno (poi ricoperto) e nella parte anteriore è in marmo policromo e composito. L’unica notizia certa è che nel 1905 si trova segnato nella mappa catastale. Tutte le testimonianze raccolte sono concordi nell’attribuire la costruzione a “Bepi capomastro” (Giuseppe Guarda) che, avendo la madre inferma, voleva darle la possibilità di avere la Madonna vicina.
Ogni anno, il 15 Agosto, in via Trento si faceva festa, con addobbi, musica, balli, bancarelle e naturalmente preghiere. “Assunta in cielo, sagra al Capitello”. La “sagra” venne interrotta negli anni ‘50, perché il Prevosto preferiva che la Madonna Assunta venisse festeggiata in Parrocchia.
Nel 1996-97 fu restaurato. Le finestre furono ricoperte con vetro policromo e, su interessamento del Prevosto Don Antonio Mozzo, il dipinto fu sistemato a Padova e protetto da una lastra di vetro ».

 

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello di via Trento e il dipinto al suo interno, in una foto del 2015 (APUR – Umberto Ravagnani).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

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ATTIVITA’ SVOLTE NEL 2005

[42] ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE NELL’ANNO 2005
L’Associazione “Amici di Montebello” desidera far conoscere le iniziative e le attività realizzate nel corso di quest’anno 2005 che sta per concludersi. Erano stati programmati incontri, visite guidate, ricerche storiche nel nostro paese: obiettivi che sono quasi del tutto raggiunti con un positivo riscontro nelle persone che hanno aderito a tali proposte. Iniziamo con l’esporre in ordine cronologico le gite e visite effettuate.
13 Febbraio 2005 – In occasione della Sagra (festa) di San Valentino escursione attraverso le colline da Montebello a Zermeghedo e salendo per i ripidi sentieri su fino all’Agugliana in visita all’antichissima chiesa dei Santi Nicolò e Valentino, e, rispettosi della tradizione, conclusione gastronomica nello stand allestito dalla Proloco.
8 Maggio 2005 – Visita al Santuario della Madonna dei Miracoli di Lonigo con l’assistenza della prof.ssa Nicolin Nicoletta Tonelato esperta conoscitrice dei tesori in esso contenuti e in particolare dei bellissimi ex voto su tavolette di legno.
15 Maggio 2005 – Visita alla Pieve romanica di Colognola ai Colli e alla chiesa della Madonna della Strà di Belfiore (Vr).
12 Giugno 2005 – Gita sui colli Euganei e visita al Museo dei fossili di Cinto Euganeo (Pd) che espone una ricchissima collezione di reperti provenienti dall’area di Cava Bomba, accompagnati dal geologo prof. Terenzio Conterno. Il pomeriggio salita al monte Gemola ove sorge la Villa Beatrice d’Este costruita nel XVII° secolo sopra i resti dell’antico Monastero risalente al XII° secolo.
26 Giugno 2005 – La prof.ssa Alessandra Vantini ci ha guidati alla scoperta della Verona medioevale rappresentata dalle chiese di S. Fermo e di Sant’Anastasia, le Porte Borsari e dei Leoni, Piazza Erbe con i palazzi scaligeri e naturalmente la casa di Giulietta.
3 Luglio 2005 – Visita a Vicenza della mostra “La villa da Palladio a Carlo Scarpa” ospitata nel Palazzo Barbaran da Porto che illustrava l’evoluzione della villa veneta come centro economico, sociale e artistico nei secoli dal Cinquecento all’Ottocento.
11 Settembre 2005 – Visita a Cividale del Friuli per conoscere la civiltà longobarda che qui ebbe un centro di primaria importanza nell’Italia dei secoli VI-VII-VIII, e con la visita al Museo archeologico, al Museo Paleocristiano, al Ponte del Diavolo, a S. Maria in Silvis e conclusione alla città fortificata di Palmanova.
9 Ottobre 2005 – Visita al Museo della civiltà paleoveneta di Adria (Ro). Questo Museo ospita una esclusività mondiale perché espone una biga che fu ritualmente sepolta con tre cavalli per onorare la morte di un guerriero. Abbiamo ospitato in sede la conferenza del nostro socio Ottorino rag. Gianesato sul tema “L’amministrazione della giustizia durante la Repubblica di Venezia” con particolari riferimenti a fatti ed episodi accaduti in quei secoli a Montebello. L’Associazione ha poi fatto dono alla nostra Biblioteca Civica di due lavori opera della paziente ricerca nell’Archivio Notarile Vicentino del sopraccitato Ottorino Gianesato, illustrante il primo la situazione patrimoniale dei cittadini di Montebello nel 1500 dal titolo “I numeri della storia“, e il secondo aspetti del vivere quotidiano dei montebellani del 1600 riferito ad cognizione sociale dal titolo “Diario di un secolo“. Come non ricordare poi la collaborazione dell’Associazione con la Parrocchia per la pubblicazione di un opuscolo dal titolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” scritto dalle nostre socie Dima prof.ssa Luisa e Marchetto prof.ssa Silvana in occasione della quinquennale festa della “Solenne“. In tempo di computer e internet il socio Umberto Ravagnani ha creato il sito dell’Associazione: http://www.amicidimontebello.it Qui si possono trovare pubblicati tutti i numeri del nostro giornalino “Aureos” nonché foto di Montebello degli inizi del Novecento ed altre utili informazioni. Nel concludere questa rassegna ci piace ricordare ai nostri lettori che tutti possono partecipare con scritti e ricerche all’approfondimento della storia del nostro paese e alla salvaguardia delle nostre memorie augurandoci nel contempo di vederli accorrere numerosi alle iniziative che proporremo il prossimo anno.

(dal N° 7 di AUREOS – Dicembre 2005)

Figura:  Silvana Marchetto, che assieme a Luisa Dima Franchetto, ha pubblicato l’opuscolo “La religiosità popolare nei capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino“, frutto di un’accurata ricerca a quattro mani (foto a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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