PER NON DIMENTICARE

[24] “UT LUCEAT” (Per non dimenticare)
FRANCESCO BONOMO nasce il 30 ottobre 1736 a Montebello da Domenico e Lucia Simonato, primo di sette figli. Dopo aver frequentato la scuola pubblica perfeziona la sua formazione sotto la guida del dotto Prevosto Don Pietro Caprini, “dottore in ambo le leggi” (1), per il quale il Bonomo conserverΓ  una profonda stima ed una devozione filiale. Completata la sua istruzione, assume l’incarico di Cancelliere (2) della ComunitΓ , compito che assolverΓ  sino alla caduta della Serenissima Repubblica Veneta. E’ un fedele figlio della Serenissima, un amante della sua civiltΓ  e delle sue tradizioni, accoglie con freddo distacco le novitΓ  rivoluzionarie giacobine, mentre accetta volentieri l’ordinata amministrazione asburgica, anche perchΓ© questa dimostra un atteggiamento rispettoso verso la religione. Nonostante ciΓ² rimpiange fino all’ultimo giorno della sua vita l’amata Repubblica.

Egli Γ¨ abitualmente ricordato per la “Cronaca” nella quale annota con meticolosa precisione gli avvenimenti che si sono succeduti a Montebello dal 1797 al 1815 in conseguenza delle guerre napoleoniche. Questa cronaca, ai piΓΉ sconosciuta, verrΓ  pubblicata per stralci nel nostro notiziario. Nessuno ha ricordato che il Bonomo, come cancelliere della ComunitΓ  ha avuto l’opportunitΓ  di consultare l’archivio del Comune e del Vicariato che fino al 1807 conservava tutta la sua documentazione a partire dal 1437 ed anche qualche documento piΓΉ antico scampato all’incendio della casa della comunitΓ  avvenuto in quell’anno. La conoscenza di quanto conservato nell’archivio fa crescere in lui l’interesse per la memoria degli avvenimenti, che hanno significativamente influito sulle vicende della comunitΓ  di Montebello e lo avvia con scrupolosa attenzione alla ricerca dei documenti che confermano ed avvalorano storicamente i fatti narrati dagli anziani del paese.
Inizia quindi la stesura delle “Memorie manoscritte di Montebello” che, per quanto ci Γ¨ rimasto, testimoniano una ricerca precisa, non conclusa, che doveva fornire un’analitica narrazione documentata delle vicende del paese dal XΒ° secolo in poi. A queste “Memorie” hanno attinto a piene mani, dopo di lui, quanti hanno indagato sulla storia del paese, a partire dall’Abate MaccΓ , a Don Giobatta Dal PrΓ , a Mons. Antonio Capovin e via, via a seguire fino ai giorni nostri. Il MaccΓ , nella sua “Storia del territorio Vicentino” tomo VI, cita quasi costantemente la fonte alla quale attinge le notizie. Gli altri citano l’autore solo per gli avvenimenti a lui contemporanei, mentre si appropriano indebitamente del suo certosino ricercare negli anni piΓΉ dimenticati del medioevo. Alla luce dei documenti consultati si puΓ² tranquillamente affermare che nessuna delle “Storie di Montebello” fino ad ora pubblicate, sarebbe stata possibile senza il contributo determinante del nostro Cancelliere.
Il Bonomo invecchia serenamente nell’avita dimora (3), confidando nella Provvidenza, avendo come unico rimpianto, mai assopito, l’ingloriosa fine dell’amata Repubblica. Egli muore il 15 febbraio 1830 e nel registro dei morti della parrocchia il sacerdote cosΓ¬ ne fa memoria: “… fu Cancelliere del Comune e scrisse la cronaca di Montebello Β« integer vitae sclerisque purus Β» cristiano esemplarissimo, sia pace alla sua anima benedetta“.

Note:
(1) Diritto civile ed ecclesiastico
(2) Addetto alla redazione, registrazione e spedizione di documenti
(3) L’abitazione delle signorine Zonato in Via Gen. Vaccari ora di proprietΓ  della Parrocchia

Da. Luce. Li. (dal NΒ° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura:Β Uno stralcio delle memorie del Bonomo dove, alla data del 4-5 novembre 1796, riporta l’arrivo di Napoleone a Montebello e, il 15-16-17 successivi ricorda la famosa battaglia di Arcole (Verona) dove Napoleone ebbe la meglio sugli Austriaci (composizione a cura del redattore).
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LA FESTA DI SAN GIOVANNI

[18] LA FESTA DI SAN GIOVANNI
El barilotto (la festa di San Giovanni a Montebello)

Dalle numerose sagre che si festeggiavano un tempo a Montebello l’unica sopravissuta fino ai nostri giorni Γ¨ quella di San Giovanni Battista che si celebra il 24 di giugno. San Giovanni B. non Γ¨ nΓ© il santo patrono della parrocchia nΓ© uno dei suoi numerosi compatroni, come mai la festa in suo onore resiste all’usura del tempo?
Spiegazioni logiche non ne troviamo a meno che non vogliamo dar credito alla tradizione popolare che da secoli si tramanda di generazione in generazione tra gli abitanti del paese: “Erano gli ultimi anni dell’impero romano e notizie terrificanti di violenze, stragi, distruzioni e saccheggi venivano diffuse con terrore dalle popolazioni in fuga dalla Venezia orientale. Un terribile flagello avanzava inesorabile con la sua furia sterminatrice, era Attila il re degli Unni con la sua orda di terrificanti diavoli insaziabili di bottino e di sangue umano. La sua furia distruttrice era tale che significativamente gli si attribuiva il detto Β« dove passa il mio cavallo non cresce piΓΉ l’erba Β». La paura e il terrore andavano via, via, aumentando con l’avvicinarsi del pericolo; Oderzo era giΓ  caduta, Vicenza era assediata. Nella notte si vedevano i bagliori dei fuochi posti attorno alla cittΓ  e qualcuno diceva di sentire i lamenti degli assediati emergere dai ghigni e dagli schiamazzi degli assedianti ebbri di vino e assetati di sangue. Pochi giorni dopo Vicenza cadeva e lentamente l’orda sterminatrice si rimetteva in viaggio lungo la via Postumia per dirigersi verso Verona. Gli abitanti del paese erano terrorizzati, pensavano di fuggire e trovare riposo nelle fitte selve circostanti il paese, ma se i terribili predoni si fossero fermati lΓ¬ magari per riposare, li avrebbero scovati e sterminati. Quella notte gli uomini del paese tennero consiglio, fecero riparare le donne e i fanciulli nelle selve invitandole a pregare la Madonna e i Martiri, mentre loro iniziavano ad ammassare lungo le rive dell’AldegΓ  ogni genere di materiale combustibile: legna, sterpi, rovi, paglia, pece e dopo questa barriera posizionarono delle botti riempite con stracci, cuoio, olio, carne e pesci essiccati. Quando in lontananza sentirono il rumore del pericolo che avanzava, appiccarono il fuoco a quanto avevano preparato e si davano un grande da fare per alimentarlo. Le fiamme si alzarono ben presto avvolgendo ogni cosa e nascondendo le case. Le botti in fiamme emanavano fetidi odori accompagnate da volute di fumo nerastro, un silenzio tombale regnava ovunque, anche gli uccelli avevano smesso il loro canto. Le avanguardie dell’esercito Unno, giunte nei pressi del GuΓ , a quella vista e a quei fetidi odori portati dal vento, pensarono che fosse giΓ  transitato qualche altro gruppo della loro orda e che avesse razziato il paese. Vista la cerchia delle boscose colline che precludeva il cammino verso nord pensarono bene di proseguire verso la comoda pianura che fiancheggiava il GuΓ . Giunsero cosΓ¬ a Lonigo e lo distrussero per proseguire poi per Cologna, che subΓ¬ la stessa sorte. Montebello per l’astuzia dei suoi abitanti e per il volere Divino, invece fu salvo. Si disse che quel giorno fortunato fosse il 24 di giugno e da quell’anno si cominciΓ² a festeggiare lo scampato pericolo e la salvezza del paese. Successivamente con l’introduzione dei Santi nel calendario, il ricordo della nativitΓ  di San Giovanni B. coincise con l’anniversario dello scampato pericolo ecco spiegato il perchΓ© questa Sagra sia stata ininterrottamente festeggiata fino ai giorni nostri“.
La ricorrenza Γ¨ stata celebrata con maggiore solennitΓ  da quando la Confraternita di S. G. B., che gestiva l’ospedale posto nei pressi della piazza, incominciΓ² a partecipare pubblicamente alla festa con i propri festeggiamenti in onore del Patrono. I Confratelli ben presto dimenticarono dello statuto che proibiva di festeggiare con “sbari” e sfoggio di “luminarie” la solennitΓ . Anzi incrementarono sempre di piΓΉ questa abitudine, che concludeva la serata, dopo la processione di tutti i membri rivestiti nella loro cappa bianca. I preparativi per la festa talvolta si conclusero tragicamente come racconta il Dal PrΓ  nella sua cronaca: “… nel 29 giugno 1845 mentre nell’Oratorio di S. G. B. si cantava in suo onore la S. Messa, ed intanto si facevano gli apparecchi nella piazza, per l’illuminazione che doveva seguire alla sera ad onore dello stesso, nel negozio della dispensa delle privative, un zolfanello, gettato casualmente ove vi erano alcuni pacchi di polvere da fucile, questi prendevano fuoco ed esplodendo ferirono gravemente il dispensiere Carlo Baldo di anni 64 ed il giovane Pietro Buffoni suo assistente di anni 34 di Vicenza che poi morirono il 9 luglio seguente”.
La sagra di S. Giovanni si Γ¨ sempre conclusa nel passato con l’incendio del “barilotto” assurto a simbolo dello strattagemma escogitato dagli abitanti per salvare il paese. Il barilotto era preparato con cura, al centro della piazza, costipando una vecchia botte con stracci, scarpe vecchie inservibili, ritagli di carname, olio esausto, “renghe“, “scopetoni” e pece secondo un cerimoniale codificato da secoli. Terminato il concerto bandistico il barilotto veniva acceso e solo quando l’acro odore e il denso fumo si erano sparsi per tutta la piazza, poteva iniziare lo spettacolo pirotecnico con girandole, mortaretti, bengala, cascate di fuoco e strabilianti fuochi che guizzavano nel cielo. Solamente i tre potenti “sbari” con la “cannonΓ ” finale potevano dichiarare chiusa la festa ed invitare tutti al rientro in casa.
Spiace constatare che da qualche anno le manifestazioni per i festeggiamenti si siano spostate dall Piazza, ove sempre si sono tenute, per migrare in altri siti che nulla hanno in comune con la tradizione legata alla Sagra.
Un proverbio veneto recita: “Piuttosto che perder ‘na tradizion xΓ¨ mejo brusare on paese“. I discendenti dei montebellani che hanno preferito salvare il paese dalla distruzione giusto 1550 anni or sono gradirebbero che non andasse perduta la tradizione fin qui conservata. Se va persa la memoria della festa ed il legame con il nucleo che l’ha sempre caratterizzata non tarderΓ  ad essere dimenticata come Γ¨ avvenuto con tutte le altre.

Da Luce Li (dal NΒ° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Ricostruzione di fantasia a cura del redattore.
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