IL CAPITELLO DELLA PEROSA

[156] IL CAPITELLO Dl CONTRADA PEROSA (1)

Dal libro “La religiosità popolare nei Capitelli e gli Oratori a Montebello Vicentino” di Dima Luisa Franchetto e Silvana Marchetto, Amici di Montebello – 2005.

« Il capitello della Perosa – L’inizio dei lavori per la sua costruzione avvenne nel maggio del 1952. Fu costruito per la necessità di un ritrovo per le contrade lontane dalla Chiesa dove alla sera si recitavano i fioretti.
Il Prevosto di allora lo fece costruire proprio per questo motivo. Inizialmente fu posto sotto gli alberi del bosco un quadro della Madonna Pellegrina. Vedendo le persone di diverse contrade felici di questa iniziativa, si pensò di fare una cosa in grande, un capitello, ma mancavano i fondi per costruirlo. Allora le donne cominciarono a preparare dolci e venderli in piazza la domenica. In questo modo si potè iniziare a costruire un primo capitello. Espedito Perlotto, insieme ad altre persone si mise all’opera gratuitamente. Per impedire che il monte franasse fu costruito dietro al capitello un barbacane. La campana per la Madonna l’offrì la superiora dell’ospedale di Treviso, tutta in legno e vetro. Restava il problema della statua della Madonna. Una sera, mentre si recitava il S. Rosario si vide nel piccolo argine vicino, una scatola ben chiusa. Venne aperta e dentro fu trovata la statua della Madonna du Sacre Coeur. Una vecchietta fece un’offerta consistente perché si innalzasse un capitello degno della BONTÀ della Madonna e molti altri la imitarono ».

Umberto Ravagnani

Foto: Il Capitello della Contrada Perosa in una foto del 2015 (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota:
(1) La Contrada Perosa è certamente tra le più antiche di Montebello. La troviamo citata, oltre 600 anni fa, in un atto di vendita del notaio Antonio Revese, stipulato in Vicenza, il 28 maggio 1418:

« ANNO 1418 – 28 MAGGIO Atto del Notaio Antonio figlio di Enrico Revese (de’ Aurificibus) –  V E N D I T A
In Vicenza, nel Palazzo del Comune, sopra il poggiolo presso la Torre.

Presenti: Enrico figlio di Nicolò Revese (padre del notaio), cittadino di Vicenza, Gerardo notaio del fu Bartolomeo de Caltrano ambi cittadini abitanti di Vicenza.

Per il prezzo di 40 Ducati d’oro, Battista del fu domino Zamboneto de Betone, cittadino e abitante di Vicenza nella Sindicaria di S. Giacomo, fu d’accordo con Giovanni di Vitale di Montebello di vendergli:

– una pezza di terra di 3 campi nelle pertinenze di Montebello in CONTRA’ VIA STRETTA, presso Bartolomeo di Giacomo e presso Pietro del fu Baldo,
– una pezza di terra di un campo nella CONTRA’ DI PEROSA presso Bartolomeo del fu Bartolomeo,
– un campo ed un quarto in CONTRA’ DEL BORGO presso Nicolò del fu Gaspare di Montebello, presso Giovanni del fu Bartolomeo del fu ser Lancio di Montebello e presso Giovanni di Michele,       
– un campo nella CONTRA’ DEL SUDENTRO presso le acque Delgade, presso i beni della Chiesa di S. Maria, presso l’acqua del Rodegoto ».

Ottorino Gianesato (“Nome e Cognome”, 2007).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (vedi a fondo pagina). L’evento è stato fissato per il 6-7-8 dicembre 2019.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

SELVA DI MONTEBELLO

[127] BREVE STORIA DI SELVA DI MONTEBELLO E DELLA SUA CHIESA

Ancora dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Selva di Montebello e della sua Chiesa.

Quantunque la frazione di Selva di Montebello, come il villaggio di Agugliana, non abbia una storia particolare che la distingue dagli altri centri, tuttavia, da un documento del 1080 riportato dall’Orsato nella sua storia di Padova, risulta che i Maltraversi erano « Comites Montisbelli et Sylvarum », e cioè Conti di Montebello e delle Selve. Ed invero il paesello di Selva, come dice lo stesso suo nome, fino dai tempi più remoti fu così denominato a causa delle fitte boscaglie che allora coprivano pressochè per intero i colli circostanti, la ridente valletta in cui si adagiano le sue abitazioni.

Sul principio del secolo XVII Selva ed Agugliana, fecero alcune istanze presso la « magnifica città di Vicenza » e presso « l’alma et inclita città di Venezia », allo scopo di svincolarsi dal comune di Montebello. Ogni tentativo peraltro riuscì vano, per cui il 15 agosto 1624, Girolamo dei Giorii e Nicolò Guarda, incaricati in proposito, compresa l’inutilità di ulteriori insistenze, decisero di rinunziare alla causa. Da allora Selva ed Agugliana più non pensarono di sottrarsi al comune di Montebello, da cui sempre dipesero per giurisdizione amministrativa.

Il primo tentativo di costruire una chiesa nella contrada di Selva, risale al principio del secolo XIX; quando cioè un membro di un ramo, ora estinto, della famiglia Maule, provvedeva con un legato, all’erezione di un oratorio, il quale però non fu costruito, perchè in progresso di tempo, la famiglia che ne patrocinava la causa decadde, e quel lascito andò disperso. Senonchè sulla prima metà del secolo scorso, il bisogno di avere un piccolo oratorio fu manifestato dall’intera popolazione. Ma, sebbene il parroco di Agugliana, Don Benedetto Pernigotto, fosse propenso alla causa, pure bisognava rendersi ragione che, prima di costruire il  nuovo oratorio, era necessario di restaurare la chiesa di S. Nicolò, assai malconcia per vetustà. Per cui anche in quei tempi, l’idea di costruire la tanto desiderata chiesetta fu pel momento abbandonata; e solo nel 1867 ai Selvesi si offrì l’occasione di tradurre in atto il loro proposito. Ed ecco in qual modo: « Ancor prima del 1866 così scrive Don Domenico Casalin nelle sue memorie di Selva ed Agugliana (1) si pensava di riattare la canonica di Agugliana. Portata la cosa come di diritto e di metodo a conoscenza del Consiglio Comunale di Montebello, fu dallo stesso riconosciuto quel bisogno, e, previo tecnico progetto, fu indetta l’asta del lavoro, il quale fu levato dal M. R. Parroco Don Beniamino Rancan per fiorini austriaci 675. Sopravvennero intanto i rovesci politici del 1866 e del progetto per alcun tempo non ne fu nulla. Finalmente, riaperte le pratiche, il Commendator Giuseppe Pasetti, di grata memoria, e a quel tempo sindaco di Montebello Vicentino, volle portarsi in persona sul luogo per vedere il da farsi. Veduta la posizione e la condizione materiale della casa canonica, propendeva il Pasetti a rifarla del tutto, trasportandola dietro alla chiesa, e, nello stesso tempo, consigliava il M. R. Parroco a rinunciare all’appaltatura del lavoro, devolvendone l’incarico ad una commissione di parrocchiani. E la commissione fu eletta nelle persone di Tibaldo Domenico, Guarda Giosuè e Benetti Marc’Antonio di Selva e di un capo delle più importanti famiglie di Agugliana.

Fu invitata la commissione a raccogliersi sotto la presidenza del Sindaco nella Sede Municipale il 20 novembre 1867, onde venir a capo di qualche cosa. Mancava il membro della commissione appartenente all’Agugliana, per qual ragione non lo si sa, e siccome si trovava sulla piazza sottostante e dopo ripetuti inviti non volle intervenire, impazientito il Benetti esclamò: S’egli, che è il più interessato per la comodità del luogo, non viene, devo mandare lassù le mie boarie? E se facessimo una chiesa in fondo alla valle? Magari – rispose il Sindaco -; fate una sottoscrizione di obbligazioni in denaro, ed invece che alla fabbrica della canonica di Agugliana, darò i 675 fiorini a quei di Selva per la costruzione della nuova Chiesa – Nè furono parole, che ne fe’ versare dalla cassa nuova chiesa comunale ben 700 fiorini pari a lire italiane 1750 ».

Il Casalin, il quale descrive con ricchezza di particolari la costruzione della chiesa di Selva, dice che l’elargizione fatta dal comune ai Selvesi fu come una scintilla che susciti un grande incendio. Difatti, quantunque la somma elargita fosse ben poca cosa, al confronto della mole del lavoro, pure le offerte di denaro, di legnami, di sabbia, di laterizi e la mano d’opera gratuita prestata da quei di Selva, furono tali che, in poco più di 10 mesi, la chiesa fu compiuta. La costruzione del tempio, incominciato il 26 marzo 1868 e finito agli ultimi di gennaio dell’anno successivo, diè luogo a questioncelle tra Selvesi ed Aguglianesi, essendochè questi ultimi mal tolleravano la divisione delle due contrade già formanti un’unica parrocchia. Ciò nonostante, la contrada di Selva nel 1870, ebbe il suo primo religioso il quale fu Don Pietro Verlato di Tezze, e da quei tempi, come curazia, fu soggetta alla parrocchia di Agugliana. La chiesa di Selva, sorta su disegno del maestro muratore Guarda Giovanni, il quale riprodusse in forme più modeste quella di Montebello, è dedicata all’Annunciazione. Il tempio, ad una sola navata, ha cinque altari fra cui quello maggiore in marmo bianco e di stile classico, ornato da bel tabernacolo e da due statue di angeli diversi tra loro per raccolto atteggiamento di preghiera. Oltre all’altare maggiore sono pure, in marmo, quello dedicato all’Immacolata e l’altro a S.Giuseppe, mentre gli altari del SS.Crocifisso e di S.Antonio sono in legno, il primo di forme povere, il secondo di stile barocco. Accanto alla chiesa, la cui facciata incompiuta prospetta in una solatia piazzetta, sorge il massiccio campanile eretto nel 1910. Il ridente villaggio di Selva, circondato per tre parti dalla verde chiostra di colline, sparse di ulivi e festonate di viti, è la méta preferita delle passeggiate dei Montebellani, i quali, oltre che la tradizionale ospitalità dei Selvesi, apprezzano pure la squisitezza di quei vini frizzanti.

Note:
(1) Queste memorie si conservano manoscritte nell’Archivio Curaziale di Selva.

Foto: Selva di Montebello (foto: APUR – Umberto Ravagnani 2018).

Umberto Ravagnani

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto… 

LA MASON DI MONTEBELLO

[124] BREVE STORIA DELLA MASON DI MONTEBELLO

Il nostro concittadino Bruno Munaretto nel suo libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932, ci fa un breve, ma completo, resoconto sulle vicende della Mansione del tempio o, come viene chiamata oggi, Mason.
« La contrada della Mason, che al tempo dei Romani fu tappa militare, oltre che nelle antiche liste del 1262, del 1264 e del 1311, è ricordata, più particolarmente, in un atto di vendita esteso il 14 gennaio 1265, epoca in cui Guidone, figlio di quondam (del fu ndr) Nicolò di Lozzo, vendeva tra l’altro alla città di Vicenza i beni da lui posseduti “in villa et pertinentiis Mansionis Templi de Montebello“. Come apparisce da quel documento, allora la Mason chiamavasi col nome più corretto di Mansione del tempio, e ciò perchè a quell’epoca ivi sorgeva una chiesetta con annesso un piccolo ospitale eretto, come quella, dai Cavalieri Templari, i quali ivi accoglievano ed ospitavano i pellegrini diretti a visitare la Terra Santa. Quando nel 1312 papa Clemente V soppresse l’ordine dei Templari, la Mason passò ai Cavalieri di Malta che la eressero in Commenda dotandola di vari beni e privilegi, e destinando inoltre alla sua chiesetta un religioso per la Messa festiva e per le officiature del Giovedì e del Sabato Santo e di certi altri giorni. Ancora dal 1189 questa contrada formava comune, come infatti apparisce da alcuni documenti. Più tardi però, la Mason appartenne in parte a Sorio ed in parte a Montebello, e tale rimase fino ai nostri giorni. La chiesetta della Mason nel 1806 fu chiusa e demaniata con tutte le altre fabbriche, campagne e livelli che possedeva. I ministri del Demanio, in quell’occasione, asportarono il calice, la campana e l’orologio che, a comodità di quella contrada, il signor Pietro Garzetta, ancora dal 17 aprile 1776, aveva posto sul campanile della medesima. Da allora il piccolo oratorio già dei Cavalieri di Malta, rimase chiuso fino al 29 maggio 1817, giorno in cui fu riaperto e benedetto dal Prevosto di Montebello Pier Antonio Dai Zovi (1). La sanguinosa battaglia dell’otto aprile 1848, che in parte si svolse su questa altura, arrecò danni ben gravi all’intera contrada, la quale fu data alle fiamme ed al saccheggio dalle soldatesche croate. Alcune case rimasero talmente danneggiate che col tempo caddero in rovina. Anche la chiesetta ebbe a soffrire danni rilevanti, ma nonostante questo, non fu restaurata; per cui col tempo andò vieppiù rovinando fintantochè, circa il 1875, la famiglia Malfatti, proprietaria della casa attigua e dei terreni annessi, ottenuta la dispensa dalla S. Sede, la faceva demolire. La chiesetta della Mason, detta anche della Commenda, era dedicata a S. Giovanni ed a S. Macario Vescovo Gerosolimitano. Essa godeva di alcune indulgenze ed aveva un solo altare in legno, sulla cui pala, dipinta da ignoto autore, oltre che ai Santi titolari, figuravano la Vergine ed il Bambino Gesù.
Tanto la chiesa demolita, come il fabbricato attiguo che tuttora esiste, un tempo non erano soggetti ad alcuna giurisdizione parrocchiale, per cui coloro i quali abitavano in quella casa potevano ricevere i Sacramenti e la sepoltura tanto a Sorio che a Montebello.
La contrada della Mason, già Mansio o tappa militare al tempo dei Romani, sorge sulle ultime propaggini di una fertile collina, presso le rive del torrente Chiampo ed a breve distanza dalla strada padana superiore ».

Note:
(1) Da un manoscritto del Prevosto Dai Zovi si rileva che anche nel 1803 il Gran Priore di Malta, dava l’elemosina al sacerdote che nelle feste celebrava la Messa nell’Oratorio della Mason.

Figura: Mappa austriaca del 1818 (Mapire – The Historical Map).

Umberto Ravagnani

Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto… 

SE QUESTA NON E’ SFORTUNA!

[122] SE QUESTA NON E’ SFORTUNA!

RETROSCENA DEL BOMBARDAMENTO AEREO ALLEATO DEL 15 OTTOBRE 1944 CON OBIETTIVO IL PONTE FERROVIARIO IN CONTRADA RONCHI Dl MONTEBELLO VICENTINO

La “Cronaca di vita della scuola” (Classe IIIa Mista – anno scolastico 1944-45), a firma dell’insegnante Adele Filippi, condensa in poche agghiaccianti righe i terribili momenti passati dagli abitanti di Montebello Vicentino a causa dei bombardamenti aerei alleati:

15 ottobreIIa incursione aerea su Montebello

16 ottobrel’incursione di ieri ha alquanto impressionato il paese che comincia sfollare nei paesi vicini. Gli alunni si presentano a scuola in numero ridottissimo. Oggi ho solo tre presenti. Si continua ugualmente, ma con che profitto? (1)

Il Prevosto dell’epoca Mons. Zanellato, nel suo Diario, parla di cinque vittime civili nonchè la distruzione e il danneggiamento di case e campagne. Alla fine della guerra, i danneggiati dai bombardamenti aerei chiesero alle autorità competenti la rifusione di quanto perso o subito, previa presentazione di una corposa documentazione. Tra i carteggi esibiti dai danneggiati vi è anche una pagina della GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA del 25 marzo 1942 che, col freddo e caratteristico linguaggio burocratico, ci rivela le iniziative vessatorie di cui furono oggetto i beni posseduti nel paese di origine da due emigranti di Montebello in quel tempo residenti negli Stati Uniti d’America.

IL PREFETTO DELLA PROVINCIA Dl VICENZA

Visto l’art. 296 della “Legge di guerra(2) approvata con Regio Decreto 8 Luglio 1938 (lo stesso anno della promulgazione delle leggi razziali ndr) n. 1415 modificata con legge 19 dicembre 1940 no 1994; Visto il Regio Decreto 10 giugno 1940 n. 566 che ordina I’applicazione della legge medesima; Ritenuta I’opportunità di avvalersi della facoltà prevista dall’art, 295 della legge predetta;

DECRETA

Art. 1sono sottoposti a sequestro i beni sotto indicati di proprietà del suddito degli Stati Uniti Dal Cengio Stella di Fabiano, casa in Via Maggiore del Comune di Montebello Vic. del valore di Lire 50.000.
Art. 2 – è nominato sequestratario dei beni indicati nell ‘articolo precedente l’Ente di gestione e liquidazione immobiliare (E.G.E.L.I.) – Vicenza 25 febbraio 1942. Seguono altri due articoli di decreto.

IL PREFETTO DELLA PROVINCIA Dl VICENZA

Visto l’art. 296 della “Legge di guerra (2) … (come sopra)

DECRETA

Art. 1 sono sottoposti a sequestro i beni sotto indicati appartenenti al suddito degli Stati Uniti Pajusco Emilio fu Primo: terreno in Comune di Montebello V.no per ettari 1.59.15 Rendita 242,56. Lire 35.000 Casa in Comune di Montebello V.no Via Maggiore civico no 106 col reddito imponibile di Lire 180, Lire 15.000 (valore della casa ndr). Libretto deposito postale no 06081, Montebello V.no Lire 6.247,20.
Art. 2 – come sopra scritto. Seguono altri due articoli di decreto.

Le sventure del citato Pajusco Emilio non erano finite poiché le bombe sganciate dagli aerei alleati il 15 ottobre 1944 colpirono i suoi terreni, evidentemente ubicati in Contrada Ronchi, sito non specificato nell’atto di sequestro del 1942. A guerra finita Dal Cengio Stella, ai sensi del trattato di Armistizio e di Pace, ottenne il dissequestro dei beni, mentre Pajusco Emilio, per ottenere il ristoro, dovette presentare anche un dettagliato rendiconto dei guasti provocati ai suoi terreni dalle bombe alleate. Nei documenti non si fa cenno del suo denaro depositato presso le poste: si suppone gli sia stato restituito. Quello sotto descritto, a firma di Pajusco Emilio, è solo uno dei tanti inventari dei danni inviati dagli abitanti di Montebello Vicentino alle autorità competenti:

– Metri lineari 170 di rete metallica alta metri 1,50
– 20 piante adulte da frutto in sorte
– 30 viti fruttifere
– Riattamento del terreno.

Ottorino Gianesato (ASVi – Archivio di Stato di Vicenza, Danni di Guerra, Busta 126)

Note:
1) Dal libro LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE Dl MONTEBELLO VICENTINO di Ottorino Gianesato – Umberto Ravagnani – Maria Elena Dalla Gassa, Amici di Montebello, Montebello Vic., 2018.

2) La “Legge di guerra“, approvata con Regio Decreto 8 Luglio 1938 (pubblicata nel Supplemento ordinario alla GAZZETTA UFFICIALE n. 211 del 15 settembre 1938 – Anno XVI), agli articoli 295 e 296 recitava così:

Art. 295(Sequestro dei beni nemici).
I beni appartenenti allo Stato nemico, che non, siano soggetti a confisca a norma degli articoli 292 e 293, e i beni appartenenti a persone di nazionalità nemica possono essere sottoposti a sequestro. Il sequestro preveduto dal comma precedente può essere ordinato anche per i beni, per i quali vi sia fondato motivo di sospettare che appartengano a persone di nazionalità nemica, ancorchè figurino appartenenti a persone di diversa nazionalità. Non possono formare oggetto di sequestro i beni, che, alla data dell’applicazione di questa legge, siano destinati all’esercizio del culto cattolico o di uno dei culti ammessi nello Stato. Il sequestro non pregiudica i diritti dei terzi.

Art. 296(Decreto di sequestro e nomina del sequestratario).
Il sequestro è disposto dal prefetto, con decreto che ha effetto dalla sua data. Con lo stesso decreto il prefetto nomina il sequestratario, scegliendolo, preferibilmente, tra i funzionari dello Stato o di enti pubblici, in attività di servizio o a riposo. Eccezionahnente, possono essere nominati sequestratari i detentori dei beni sequestrati. Se beni appartenenti ad una persona di nazionalità nemica si trovano nel territorio di più provincie, il Ministro delle finanze ha facoltà di nominare un sequestratario unico, in sostituzione di queli nominati dai prefetti, a norma delle disposizioni precedenti. In tal caso, il Ministro stabilisce a quale intendente di finanza spetti la vigilanza. Nel caso preveduto dal comma precedente, il sequestratario, con l’autorizzazione dell’intendente di finanza, può delegare un suo rappresentante nel luogo dove non ha la sua residenza (a cura del redattore).

Umberto Ravagnani (Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 211 del 15/9/1938)

Foto: La Via Maggiore, a Montebello Vicentino, nel periodo di cui si parla nell’articolo. In realtà, a partire dal 1938, era già stata dedicata al Gen. Giuseppe Vaccari, morto il 6 settembre 1937 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto… 

LA FAMIGLIA VIVIAN

[99] LA FAMIGLIA VIVIAN

Dal nome proprio Viviano, diffusosi in tutta Italia dopo il 1000 sull’onda ed influsso di un personaggio (Vivien) della poesia epica-cavalleresca. Il capostipite dei Vivian di Montebello è l’omonimo figlio di Giovanni citato in un documento notarile del 1430. In seguito i nomi Giovanni e Vivian si alterneranno più volte tra i membri di questa famiglia. Nei primi anni della loro segnalazione in Montebello abitano nella contrà di Vigazzolo, fianco a fianco dei Prosdocimi o Perdocimo, con le famiglie dei quali combinano alcuni matrimoni, soprattutto con il ramo dei Danesato. Sono dei buoni proprietari terrieri, specialmente Jacobo, e le loro campagne si trovano tra il Guà ed il Chiampo. Nei primi anni del ‘600, ossia nel 1602, Gian Domenico è consigliere del Comune di Montebello, seguito nel 1614 da Orazio e Giovanni, da Francesco nel 1618 e nel 1621, da Bernardino nel 1631, da Iseppo nel 1644, da Girolamo nel 1660, da Mattio nel 1663, ancora da Girolamo nel 1667. Mattio Vivian è sindaco di Montebello nel 1620. Nel 1755 e nel 1773 sono consiglieri comunali rispettivamente Francesco e Antonio. Intanto una famiglia dei Vivian dalla abituale contrà di Vigazzolo si trasferisce nella contrà dei Ronchi ai confini con il comune di Brendola. Nel 1795 Battista Vivian ha lo “juspatronato della chiesetta di Sant’Egidio, ma questa non è aperta al culto ai residenti della omonima contrada. Su sollecitazione degli abitanti la fa riaprire e la mette a disposizione dei fedeli. Negli ultimi 11 anni del 18° secolo vengono eseguite ben due rilevazioni per il Dazio della Macina. In una di queste sono segnati nella terza classe (gli infimi), Matteo Vivian di professione muratore giornaliero, Bernardo, Domenico, Paolo, Battista, Girolamo, tutti coloni, Antonio del fu Iseppo bottaio giornaliero. Alcune famiglie Vivian, dopo più di 600 anni, sono ancora presenti nel Comune di Montebello a testimonianza del loro attaccamento a questo paese.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Tra il Quattrocento e il Cinquecento i Vivian si insediarono a Montebello nella contrà di Vigazzolo (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della città assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era già generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolò a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionò centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero però lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciò divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioè Pievi, perché le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile è però determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che là pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchè quel sito anche oggidì lo si ammira per l’amenità e fertilità, stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che là pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata — la Contracta Caminate — e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresì dell’ attuale via Borgolecco e reso così il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioè che anche oggidì appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolò allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non già nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensì in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioè presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma però colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sé ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioè si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma è duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte più importante. Il Documento tradotto dal latino suona così: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sé e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciò per volontà dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. Ciò lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresì come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioè Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si può determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioè Montebello assumeva quasi l’aspetto di città, e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in più rami, il giuspatronato restò in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioè la metà per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del Podestà di Vicenza, che suona così: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
Se l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE su FACEBOOK