LA SOLENNE DEL 2000

[208] LA SOLENNE DEL 2000 A MONTEBELLO


L’augurio dei Sacerdoti e del comitato
Carissimi, con grande gioia ci stiamo disponendo a celebrare la Festa della Solenne in onore della Madonna. Con la preghiera e la riflessione, ci prepareremo a questo avvenimento spirituale. Avremo il modo di comprendere di più e meglio il Mistero di Dio, che ha avvolto con la sua potenza l’umile fanciulla di Nazareth e con il Suo “Si” è diventata Madre del figlio dl Dio e Madre dell’umanità. La storia di Montebello è segnata profondamente dalla devozione alla Madonna. Dal 26 Aprile 1885 ad oggi, la Popolazione ha rinnovato il voto fatto allora dal PREVOSTO MONS. CAPOVIN con entusiasmo e con fede. Sono in programma appuntamenti di vita spirituale intensi e significativi.
II Comitato dei festeggiamenti, vuole realizzare con la consueta signorilità manifestazioni culturali e folcloristiche, per dare alla “Solenne” un tono veramente “Giubilare”. Questa Festa infatti ha il potere di unire cuori e volontà in una generosa gara di preparativi e iniziative che richiamano al Paese natio tanti cittadini di Montebello che in questi anni sono emigrati, sia nei paesi vicini come in paesi lontani e per l’occasione ritornano a Montebello. I nostri padri ci hanno consegnato come segno della loro fede questa Venerata Immagine della Madonna di Montebello. A Lei affidiamo la nostra comunità e tutte le nostre famiglie. A tutti i cittadini di Montebello, vicini e lontani, porgiamo il nostro saluto e l’augurio che la Madonna li benedica e la Festa porti gioia e felicità in tutti i cuori. II Comitato e i Sacerdoti.

La Benedizione del Santo Padre
Revdo don Antonio Mozzo Prevosto
Parrocchia Santa Maria Assunta
36054 Montebello Vicentino

Occasione Festa quinquennale in onore della Madonna in codesta parrocchia Santa Maria Assunta di Montebello Vicentino sommo Pontefice rivolge beneagurante pensiero et mentre formula voti che manifestazione religiosa ravvivi per intercessione Vergine Maria singolare testimone mistero di Cristo et luminoso modello Chiesa in cammino propositi testimonianza evangelica in odierna società come pure rafforzi autentica devozione mariana invia at lei sacerdoti et fedeli implorata benedizione apostolica.
Cardinale Angelo Sodano – Segretario di Stato

La Devozione a Maria nel nostro paese
I Montebellani sono sempre stati sentitamente devoti alla Madonna e ne hanno tramandato il culto fino ai nostri giorni. Alla Madonna banno consacrato la Prima chiesa e il primo altare. Possiamo ben dire quindi che Maria prendeva materno possesso della nostra terra fin dagli inizi del cristianesimo. A rendere popolare la venerazione alla Santa Vergine hanno assai contribuito le confraternite religiose. Le Più antiche sono:
La Congregazione di “S. MARIA DELLA CONCEZIONE
La Congregazione del “S. ROSARIO
La Confraternita della “SS. VERGINE DEL MONTE CARMELO”.
La Congregazione di Maria della Concezione fu istituita nel 1476 In breve divenne fiorentissima per il grande numero di iscritti e per molte ricche donazioni. Fu soppressa con una legge del Regno Italico nell’anno 1807, con grande dispiacere di tutti gli abitanti. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, sorse la Congregazione del “S. Rosario”, pure con molti iscritti e ricche rendite. Il cronista F. Bonomo così scrive: “Il Prevosto e i Massari della chiesa deliberarono di istituire la Confraternita del “S. Rosario”, il che fu nell’anno medesimo (1571), ed altresì innalzare nella prepositurale un altare dedicato alla Madonna del Rosario. Ciò seguì in capo a sei anni, e nel 1583 facevano dipingere da Giobatta Maganza la bella Pala che ancora qui si conserva. Si tratta della stessa pala che noi Possiamo ammirare nel primo altare a destra entrando in chiesa. Nel 1750 venne istituita la Confraternita della “SS. Vergine del monte Carmelo” per opera del Rev. Giuseppe Maria Battinelli bresciano dell’ordine dei carmelitani che aveva predicato la quaresima nella chiesa prepositurale Per festeggiare l’avvenimento, nel luglio di quell’anno fu portata in processione l’immagine della Madonna, come descrive il cronista F. Bonomo: “… giorno 19, terza domenica di luglio, se ne celebra per la prima volta la festa colla S. Messa cantata, panegirico e processione coll’Immagine di Maria Santissima. Grandissimo il numero dei forestieri accorsi alla nuova solenne, Dopo le Sacre Funzioni ebbe luogo la Corsa dei Barberi, cioè il Pallio”.
Più recente è 1a “Congregazione delle Figlie di Maria”, istituita il secolo scorso e fiorente fino al 1970 con oltre un centinaio di iscritti. A questa si deve un particolare fervente impulso di iniziative di devozione mariana, specie nelle celebrazioni delle feste in onore della Madonna.

Storia della Madonna di Montebello
L’immagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della “Concezione”. È da suppone, quindi, che In tal nome le sia stato dato subito o poco dopo, quando nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva Portare un tal titolo. Il lavoro eseguito nel XV secolo, lascia libero campo tanto all’una che all’altra ipotesi. Quanto nel 1834, Mons. Cappellari, Vescovo di Vicenza, compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una immagine effigiata in quelle forme, per cui da quel tempo, anche fra il popolo, andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto “la nostra Madonna”, senza altri titolo che aggiunti, finché, nel 1885 la si disse “Madonna di Montebello”, conserva tuttora e che suona con quello antico della parrocchiale dedicata a “Santae Mariae de Montebello”. La statua della Madonna fu Portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. In quell’occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia; ogni qualvolta poi il popolo venne a trovarsi in simile necessità, ricorse fiducioso alla Vergine, la quale quasi sempre, esaudì le fervide preghiere dei Montebellani. (Da Memorie storiche di Bruno Munaretto).

Origini della Quinquennale
La statua interamente scolpita in legno di tiglio, che rappresenta la Vergine seduta col bambino sulle ginocchia, era stata rivestita, nel 1700, da vesti di seta e di broccato. Le furono tolte e si vide così netta e bella l’opera del 1400. Poi furono ripristinate le dorature delle vesti e del manto ed apparve in tutta la sua bellezza, specialmente nei panneggiamenti e del collo, per opera di Faustino dalla Vecchia. Il 26 Aprile 1885 1’immagine di Maria fu trasportata solennemente dalla chiesa di S. Francesco, dove aveva sostato durante i lavori, alla Prepositurale. Era Prevosto Mons. Capovin. Il trasporto riuscì davvero trionfale. Il paese si vestì a festa; le vie furono addobbale con fiori, archi di verde e, alla sera, con fiaccole multicolori. Dopo la solenne Processione Mons. Prevosto parlò alla folla e la sua parola commossa elettrizzò l’uditorio. Egli propose di rinnovare ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, quel trionfo mariano. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta del suo pastore e sorse così la “SOLENNE”.
(Dal libretto preparato e distribuito dalla Parrocchia di Montebello in occasione della Solenne del 2000).

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2000 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 23 Aprile – Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi. Papa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

25 Luglio Un Concorde dell’Air France si schianta poco dopo il decollo da Parigi, uccidendo le 109 persone a bordo e 5 che si trovavano a terra, vi è una sola sopravvissuta. Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA).
3 Agosto George W. Bush accetta la nomination presidenziale repubblicana alla convention di Filadelfia.
12 Agosto il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents; tutti i membri dell’equipaggio muoiono nonostante i tentativi di salvataggio.
19 Agosto Papa Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, incontra a Tor Vergata (Roma) circa un milione di giovani per una veglia di preghiera. Il giorno successivo, il Pontefice celebra una Santa Messa nello stesso luogo, sempre davanti a circa un milione di persone.
14 Settembre Va in onda la prima puntata del nuovo reality show “Il Grande Fratello”.
22 Settembre Esce fuori produzione la Fiat 126.
7 Novembre Hillary Rodham Clinton viene eletta al Senato degli Stati Uniti, diventando la prima First Lady ad ottenere un incarico parlamentare.
14 Dicembre Viene pubblicata la legge 376, che punisce il doping. La pena prevista è la reclusione da tre mesi a tre anni e il pagamento di un’ingente multa. Nel mirino non solo gli atleti, ma anche medici e allenatori.

FILM
1) Il gladiatore; 2) Chiedimi se sono felice; 3) Erin Brockovich – Forte come la verità; 4) Autumn in New York; 5) Billy Elliot; 6) Cast Away; 7) Chocolat; 8) Mission Impossible 2; 9) Pane e tulipani; 10) La tigre e il dragone; 11) Traffic; 12) L’ultimo bacio.

MUOIONO
19 Gennaio Bettino Craxi, politico.
2 Aprile Tommaso Buscetta, primo pentito di mafia.
13 Aprile Giorgio Bassani, scrittore.
5 Maggio Gino Bartali, campione di ciclismo.
9 Giugno Paolo Frajese, giornalista.
29 Giugno Vittorio Gassman, attore.

PREMI NOBEL
Pace: Kim Dae-Jung.
Letteratura: Gao Xingjian.
Medicina: Arvid Carlsson, Paul Greengard, Eric R. Kandel.
Fisica: Zhores I. Alferov, Herbert Kroemer, Jack S. Kilby.
Chimica: Alan J. Heeger, Alan G. MacDiarmid, Hideki Shirakawa.
Economia: James J. Heckman, Daniel L. McFadden.

SANREMO
1) “Sentimento” Piccola Orchestra Avion Travel; 2) “La tua ragazza sempre” Irene Grandi; 3) “Innamorato” Gianni Morandi.

SPORT
Olimpiadi: L’Italia è protagonista alle XXVII Olimpiadi di Sidney con 13 medaglie d’oro, 8 d’argento e 13 di bronzo.
Ciclismo: Stefano Garzelli vince il Giro d’Italia, mentre al Tour de France Lance Armstrong bissa il successo.
Calcio: La Lazio vince il suo secondo Scudetto. Il sogno Europeo svanisce per l’Italia con il pareggio della Francia ai tempi di recupero e il golden goal di Trezeguet al primo tempo supplementare.
Automobilismo: Dopo 21 anni la Ferrari torna a vincere il Mondiale Piloti con Michael Schumacher.
Vela: Luna Rossa vince la Louis Vitton Cup, ma si arrende a Black Magic (Nuova Zelanda), nella finale di Coppa America.

Umberto Ravagnani

Foto: Nella Chiesa Prepositurale di Montebello dopo la processione con le fiaccole (8 maggio 2000 – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2000 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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UN FATTACCIO DI CRONACA

[34] MONTEBELLO NELLA CRONACA NERA DEL SETTECENTO
Siamo a Montebello alla fine dell’inverno del 1777 quando un certo Bortolo Va. del fu Antonio, persona di ottima famiglia, tradisce le sue origini compiendo un efferato delitto. Per la verità, il nostro personaggio, non era mai stato quello che viene comunemente definito uno ‘stinco di santo‘, tanto che il giudice, nel processo seguito al fattaccio che andrò a raccontare, lo definiva così: “… persona di depravati costumi, rea di altre delinquenze, dedita alli vizi ed altre trappole, oziosa dopo aver smesso il mestiere di sarte che esercitava“. Ma veniamo ai fatti.
Nella mattina che precedette “la fatal notte“, cioè il 7 Marzo 1777, il citato Bortolo, constatata l’assenza del Reverendo Gio. Batta Longhin e della sua perpetua Sabina, vedova di Antonio Pajarin, col pretesto di “provvedersi” dell’erba per i suoi conigli che si trovava nell’orto del religioso contiguo alla casa, s’introdusse invece nelle stanze della stessa (in Contrà di Vigazzolo N.d.R.). Era chiaro lo scopo della sua intromissione: spiare l’interno per poi, al momento opportuno, ritornarvi e sottrarre denaro e preziosi. Mise in opera il suo piano la sera stessa di quel venerdì, sabato 8 entrante. Munitosi di una trivella e di uno scalpello, si recò nella casa del settuagenario religioso e della sua serva sessantacinquenne, e qui, nella porta della cucina praticò un foro largo abbastanza per introdurre un braccio e togliere il catenaccio che la teneva bloccata. Entrato nella casa passò dalla camera della perpetua Sabina, la quale, svegliata dal rumore fatto per scassinare la porta, si alzò, ed accortasi di quanto stava succedendo, muta dal terrore, tentò di correre dal suo padrone per avvisarlo del pericolo. Fu purtroppo ben presto raggiunta nella sala dal Bortolo. L’uomo estratto da una tasca un coltello a serramanico, non esitò a colpirla al collo con tre fendenti che la fecero cadere a terra fulminata all’istante (due colpi furono dichiarati mortali, come apparve dalla successiva visita del chirurgo legale). L’omicida cercò quindi in cucina qualche altro coltello con l’intenzione di eliminare l’inerme religioso ed aver così campo libero nel mettere sottosopra la casa alla ricerca del denaro. Trovò in un cassetto di un tavolo quanto voleva e, arrivato nella camera del prete, dimenò sul corpo del malcapitato che si trovava a letto, un gran numero di coltellate sino a che “non lo sentì più agitare” (sempre dalla visione fatta in seguito dal chirurgo legale i colpi inferti furono venti, tre dei quali mortali). Si trasferì poi, con l’ausilio di un lume, nella camera contigua a quella del Religioso, mise a soqquadro ogni cosa e si appropriò infine del denaro maledetto e di altri oggetti.
Dopo il barbaro massacro Bortolo Va. fu visto in giro col volto pallido e spaurito e, quel che più conta, due persone riferirono aver notato quest’ultimo con un dito fasciato e le maniche della sua camicia sporche di sangue: “violenti indizi di una tal verità che di quello si fosse scoperto reo“. Si mise subito in azione la macchina della Giustizia che procedette ad una perquisizione della casa del presunto omicida. Nell’abitazione del Bortolo furono rinvenuti il coltello a serramanico usato contro la perpetua, la trivella, lo scalpello, i suoi vestiti intrisi di sangue, nonché un candeliere di ottone del prete, Troni 1064 e Soldi 9, denaro e cose sicuramente frutti della ruberia. L’inquisito si difese adducendo di aver subito un’aggressione quel venerdì sulla Strada Regia verso Vicenza al “Capitel della Sartora” (1) e che la ferita ad un dito della mano sinistra gli era stata inferta coi denti da un assalitore. Gli inquirenti stabilirono che corrispondeva al vero solo la morsicatura, prodotta però dal prete in un estremo tentativo di difesa prima di soccombere sotto le stilettate dell’omicida. Al Bortolo non restò altro che confessare quanto commesso, nel vano tentativo di avere uno sconto della grave pena a cui sarebbe sicuramente stato condannato. Poco tempo dopo iniziò il processo a suo carico che si concluse il 14 Giugno 1777. In “arengo” (2), al suono della campana e della tromba, il Podestà e Capitano di Vicenza Vido Marcello sentenziò che a Bortolo Va. del fu Antonio abitante a Montebello, fosse comminata la pena capitale.
LA SENTENZA: “… che il condannato Bortolo Va. sia condotto al luogo solito di giustizia (di solito in Campomarzo a Vocenza N.d.R.), dove per il Ministro di quella (il boia N.d.R.) sopra un paro di eminenti forche sia impiccato per la gola sinché muoia e che il di lui cadavere sia esposto nella predetta strada nelle pertinenze del luogo del commesso delitto (Montebello N.d.R.) sino alla total sua consumazione, e che i suoi beni, tanto presenti che futuri, s’intendano confiscati, giusta la legge“.
Tre giorni dopo, il 17 Giugno Bortolo Va. fu condotto al patibolo. Così appare nelle scritture del libro della Confraternita di S. Giovanni Decollato detta de’ Negri che contiene i nomi di coloro che sono stati giustiziati in Vicenza dal 1603 al 1777 (3).
Quella di Bortolo Va. non fu l’unica esecuzione capitale eseguita quel giorno. A fargli ‘compagnia‘ altri tre condannati a morte e cioè: Iseppo Ni. da Trissino, accusato di uxoricidio, Gio. Batta Bi. da Quargnenta, uccisore di un “cavallaro in quel di Arzignano, e pure di Arzignano era originario Antonio Be. reo di aver assalito ed ammazzato un viandante a Tavernelle.
Come già detto il Bortolo Va. non era proprio uno ‘stinco di santo’, infatti, in precedenza, il 24 Agosto 1774, tra le 23 e le 24, tale Giacomo Busato si trovava all’Osteria di Bonifacio Biasin in Montorso assieme ad altre persone. Come tutti i presenti aveva bevuto e ad un certo punto decise di far ritorno a casa. Fatti pochi passi fu raggiunto dal solito Bortolo Va. (in quest’altro documento viene riportato anche il soprannome di “Pettenella“), figlio di Antonio, da Montebello, che lo fermò ordinandogli, schioppo alla mano, di tornare indietro a pagare la sua parte. Il Busato asserì di aver già pagata la sua porzione di quanto bevuto, ricevendo come risposta dal Bortolo un colpo con il calcio dello schioppo che provocò lo sparo dell’arma. Il Busato fu colpito alla spalla sinistra da una palla (pallottola N.d.R.) che gli procurò una ferita della grandezza di un Ducato (4), in seguito alla quale, il 12 Febbraio 1775, morì al Pio Ospitale. Denunciato e processato il Bortolo Va. fu assolto con la formula dubitativa “… non c’è per ora più [nulla per] dare a procedere“.
Nell’arco dei 175 anni abbracciati dal lunghissimo elenco della Confraternita di S. Giovanni Decollato, citato sopra, figurano eseguite 230 condanne a morte. Quella del Bortolo Va. fu la numero 230. Da notare che i numeri uno e due dell’elenco dei condannati nel 1603, anno in cui iniziarono le registrazioni, furono sempre due abitanti di Montebello, ossia Lugrezia Sp. e suo genero Nicolò (manca il cognome di quest’ultimo ed il capo d’imputazione di entrambi).
Un’altra esecuzione di un montebellano avvenne il 2 Gennaio 1636, a farne le spese tale Giacomo Bu., del quale, come pure dei suoi succitati, mancano le conferme documentali della loro reale provenienza, dato che i cognomi delle famiglie di appartenenza non figurano tra quelli citati negli Estimi e negli atti notarili. Molto probabilmente si dovette pertanto trattare di persone di passaggio, o tutt’al più presenti in paese per un breve periodo.

Note:
(1) Si tratta probabilmente di uno dei capitelli, non più esistenti, lungo la strada che da Montebello andava verso Vicenza (N.d.R.)
(2) Probabilmente derivato dal germanico “hring” (cerchio, anello), idicava l’assemblea giudicante (N.d.R.)
(3) I componenti di questa Confraternita avevano l’ingrato compito di assistere spiritualmente e di accompagnare i condannati fino all’ultimo istante della loro vita (N.d.R.)
(4) Un Ducato d’oro misurava 21 mm. di diametro (N.d.R.)

Ottorino Gianesato (dal N° 5 di AUREOS – Dicembre 2004)

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio a cura del redattore.
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LA FESTA DI SAN GIOVANNI

[18] LA FESTA DI SAN GIOVANNI
El barilotto (la festa di San Giovanni a Montebello)

Dalle numerose sagre che si festeggiavano un tempo a Montebello l’unica sopravissuta fino ai nostri giorni è quella di San Giovanni Battista che si celebra il 24 di giugno. San Giovanni B. non è né il santo patrono della parrocchia né uno dei suoi numerosi compatroni, come mai la festa in suo onore resiste all’usura del tempo?
Spiegazioni logiche non ne troviamo a meno che non vogliamo dar credito alla tradizione popolare che da secoli si tramanda di generazione in generazione tra gli abitanti del paese: “Erano gli ultimi anni dell’impero romano e notizie terrificanti di violenze, stragi, distruzioni e saccheggi venivano diffuse con terrore dalle popolazioni in fuga dalla Venezia orientale. Un terribile flagello avanzava inesorabile con la sua furia sterminatrice, era Attila il re degli Unni con la sua orda di terrificanti diavoli insaziabili di bottino e di sangue umano. La sua furia distruttrice era tale che significativamente gli si attribuiva il detto « dove passa il mio cavallo non cresce più l’erba ». La paura e il terrore andavano via, via, aumentando con l’avvicinarsi del pericolo; Oderzo era già caduta, Vicenza era assediata. Nella notte si vedevano i bagliori dei fuochi posti attorno alla città e qualcuno diceva di sentire i lamenti degli assediati emergere dai ghigni e dagli schiamazzi degli assedianti ebbri di vino e assetati di sangue. Pochi giorni dopo Vicenza cadeva e lentamente l’orda sterminatrice si rimetteva in viaggio lungo la via Postumia per dirigersi verso Verona. Gli abitanti del paese erano terrorizzati, pensavano di fuggire e trovare riposo nelle fitte selve circostanti il paese, ma se i terribili predoni si fossero fermati lì magari per riposare, li avrebbero scovati e sterminati. Quella notte gli uomini del paese tennero consiglio, fecero riparare le donne e i fanciulli nelle selve invitandole a pregare la Madonna e i Martiri, mentre loro iniziavano ad ammassare lungo le rive dell’Aldegà ogni genere di materiale combustibile: legna, sterpi, rovi, paglia, pece e dopo questa barriera posizionarono delle botti riempite con stracci, cuoio, olio, carne e pesci essiccati. Quando in lontananza sentirono il rumore del pericolo che avanzava, appiccarono il fuoco a quanto avevano preparato e si davano un grande da fare per alimentarlo. Le fiamme si alzarono ben presto avvolgendo ogni cosa e nascondendo le case. Le botti in fiamme emanavano fetidi odori accompagnate da volute di fumo nerastro, un silenzio tombale regnava ovunque, anche gli uccelli avevano smesso il loro canto. Le avanguardie dell’esercito Unno, giunte nei pressi del Guà, a quella vista e a quei fetidi odori portati dal vento, pensarono che fosse già transitato qualche altro gruppo della loro orda e che avesse razziato il paese. Vista la cerchia delle boscose colline che precludeva il cammino verso nord pensarono bene di proseguire verso la comoda pianura che fiancheggiava il Guà. Giunsero così a Lonigo e lo distrussero per proseguire poi per Cologna, che subì la stessa sorte. Montebello per l’astuzia dei suoi abitanti e per il volere Divino, invece fu salvo. Si disse che quel giorno fortunato fosse il 24 di giugno e da quell’anno si cominciò a festeggiare lo scampato pericolo e la salvezza del paese. Successivamente con l’introduzione dei Santi nel calendario, il ricordo della natività di San Giovanni B. coincise con l’anniversario dello scampato pericolo ecco spiegato il perché questa Sagra sia stata ininterrottamente festeggiata fino ai giorni nostri“.
La ricorrenza è stata celebrata con maggiore solennità da quando la Confraternita di S. G. B., che gestiva l’ospedale posto nei pressi della piazza, incominciò a partecipare pubblicamente alla festa con i propri festeggiamenti in onore del Patrono. I Confratelli ben presto dimenticarono dello statuto che proibiva di festeggiare con “sbari” e sfoggio di “luminarie” la solennità. Anzi incrementarono sempre di più questa abitudine, che concludeva la serata, dopo la processione di tutti i membri rivestiti nella loro cappa bianca. I preparativi per la festa talvolta si conclusero tragicamente come racconta il Dal Prà nella sua cronaca: “… nel 29 giugno 1845 mentre nell’Oratorio di S. G. B. si cantava in suo onore la S. Messa, ed intanto si facevano gli apparecchi nella piazza, per l’illuminazione che doveva seguire alla sera ad onore dello stesso, nel negozio della dispensa delle privative, un zolfanello, gettato casualmente ove vi erano alcuni pacchi di polvere da fucile, questi prendevano fuoco ed esplodendo ferirono gravemente il dispensiere Carlo Baldo di anni 64 ed il giovane Pietro Buffoni suo assistente di anni 34 di Vicenza che poi morirono il 9 luglio seguente”.
La sagra di S. Giovanni si è sempre conclusa nel passato con l’incendio del “barilotto” assurto a simbolo dello strattagemma escogitato dagli abitanti per salvare il paese. Il barilotto era preparato con cura, al centro della piazza, costipando una vecchia botte con stracci, scarpe vecchie inservibili, ritagli di carname, olio esausto, “renghe“, “scopetoni” e pece secondo un cerimoniale codificato da secoli. Terminato il concerto bandistico il barilotto veniva acceso e solo quando l’acro odore e il denso fumo si erano sparsi per tutta la piazza, poteva iniziare lo spettacolo pirotecnico con girandole, mortaretti, bengala, cascate di fuoco e strabilianti fuochi che guizzavano nel cielo. Solamente i tre potenti “sbari” con la “cannonà” finale potevano dichiarare chiusa la festa ed invitare tutti al rientro in casa.
Spiace constatare che da qualche anno le manifestazioni per i festeggiamenti si siano spostate dall Piazza, ove sempre si sono tenute, per migrare in altri siti che nulla hanno in comune con la tradizione legata alla Sagra.
Un proverbio veneto recita: “Piuttosto che perder ‘na tradizion xè mejo brusare on paese“. I discendenti dei montebellani che hanno preferito salvare il paese dalla distruzione giusto 1550 anni or sono gradirebbero che non andasse perduta la tradizione fin qui conservata. Se va persa la memoria della festa ed il legame con il nucleo che l’ha sempre caratterizzata non tarderà ad essere dimenticata come è avvenuto con tutte le altre.

Da Luce Li (dal N° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Ricostruzione di fantasia a cura del redattore.
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