UNA DOMESTICA PERICOLOSA

[234] UNA DOMESTICA PERICOLOSA


La storia che vi proponiamo questa settimana si svolge alla fine del 1937 e le ‘vittime’ di questa singolare disavventura sono il commerciante Giovanni Zin (omonimo del più celebre nostro compaesano e geniale matematico) e sua moglie Lucia Cengio, residenti a Montebello Vicentino. I due, in quel periodo, abitavano, per motivi di lavoro e temporaneamente, a Milano, in via Tertulliano 60, poco lontano da Porta Vittoria.
Avevano accettato in casa, come domestica, una giovane ragazza, figlia di un loro conoscente, certi della sua onestà e bravura. In effetti, fin dai primi giorni di servizio, la giovane si era dimostrata zelante e cordiale verso i nuovi ‘padroni’, i quali erano molto soddisfatti del suo servizio e dei suoi modi premurosi ed educati.
Passato un po’ di tempo, una sera, mentre la domestica serviva la cena, la signora Lucia notò in lei qualcosa di diverso dal solito: sembrava nervosa, un po’ taciturna, e le chiese « che cos’hai, non stai bene? » Lei rispose « non ho niente, sono solo un po’ stanca ». Finita la cena le chiesero di poter bere un buon caffè, come erano soliti fare. Dopo alcuni minuti la ragazza tornò in sala e servì ai signori Zin il caffè caldo e fumante. Giovanni ne bevve subito un sorso ma, appena lo ebbe ingurgitato, avvertì un senso di repulsione e, rivolto a sua moglie Lucia, le disse allarmato: « non lo bere: è avvelenato! ». Giovanni pensò immediatamente a disintossicarsi con una scodella di latte, che è un ottimo depurativo, in modo da liberarsi del sorso di caffè contaminato.
Ripresisi dallo spavento i coniugi Zin interrogarono subito la domestica per capire che cosa era successo. Erano sicuri della sua buona fede ma non riuscivano a togliersi dalla testa il sospetto che la ragazza all’improvviso, per qualche ragione sconosciuta, avesse deciso di avvelenarli. Rimasero sconcertati dalla confessione della giovane governante. Ingenuamente disse loro di essersi ingolosita della bellissima biancheria di seta che aveva visto nel loro armadio e che, desiderosa di averla per sé, aveva pensato di avvelenare i suoi padroni mettendo delle gocce di acido nitrico nel loro caffè. Una volta che fossero morti, si sarebbe impossessata degli indumenti preziosi e sarebbe fuggita. Gli Zin, rimasero turbati, ma seppero trattenersi dall’inveire contro la ragazza e decisero di accompagnarla a letto. Le rimasero accanto finché non si addormentò. La mattina seguente, con un piccolo strattagemma, la portarono al Commissariato di Porta Vittoria e raccontarono il fatto al responsabile dott. Brienza. Interrogata la sventurata servetta, questa non esitò a confermare il racconto già fatto agli Zin, aggiungendo che era stata indotta a commettere il tremendo atto da una giovane cameriera che aveva incontrato, per caso, qualche giorno prima. Quest’ultima le disse che era riuscita, dopo aver uccisa la sua padrona, ad entrare in possesso della sua bella biancheria di seta.
Non potendo identificare in nessun modo la fantomatica cameriera ‘istigatrice’, il Commissario realizzò che la domestica degli Zin si era inventata tutto. Considerato quanto terribile fu il gesto premeditato rispetto a quello che voleva ottenere, la ragazza fu, senza esitazione, internata in un istituto psichiatrico.
(Dal Corriere della Sera del 16/12/1937)
Riassunto e adattamento di Umberto Ravagnani

Foto: Giovanni Zin e la moglie Lucia Cengio (Rielaborazione grafica di Umberto Ravagnani).

Umberto Ravagnani

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DISORDINI A MONTEBELLO (3)

[66] DISORDINI A MONTEBELLO (ultima parte)

Infine interviene il Sindaco di Montebello, Gaetano Scevarolli, per rassicurare l’Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza Giovanni Battista Ceschi (1) sulla tranquillità del proprio paese, facendosi carico di « impedire qualunque disordine » e aggingendo che « potrebbe quasi rendersi garante » che in futuro non sarebbero più avvenuti simili spiacevoli episodi.

Montebello, 20 Luglio 1865
All’Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza

Al grosso interessamento di Lei, Inclito Cav. Delegato, si unisce pur quello del sottoscritto, non solo, ma eziandio della maggioranza della popolazione, desiderando tutti veder cessate una volta queste dimostrazioni, le quali senza scopo non fanno che compromettere la tranquillità del paese. Scoprire gli autori delle medesime è opera di qualche difficoltà, dopo le solenni e pubbliche pratiche adottate dall’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo, di perquisizioni, di richiami, di chiudimento di negozi etc. etc. le quali non fecero altro che metterli in guardia, concertando e assicurando fra loro i mezzi di difesa e distruggendo ogni traccia che potesse comprometterli. Tuttavia chiunque abbia pur poca conoscenza del paese non esiterebbe ad indicazione quali autori 14 o 15 giovanotti di nessuna educazione e di una squisita leggerezza, i quali, senza capir niente, fanno tali dimostrazioni, non per altro, se non perché sentono dire che vengono fatte in altri luoghi. Molti di questi giovani furono presi di mira dall’Ill.mo Commissario Distrettuale di Lonigo, ma non si riuscirà per certo a raccogliere alcuna prova che valga a riconvincerli del fatto, onde il sottoscritto prevede che tanto il processo giudiziario, quanto il processo politico non daranno alcuna utile risultanza.
L’Imperial Regio Commissario di Lonigo nell’inserito suo rapporto manifesterebbe il sospetto che la Bottega di Caffè delle sorelle Fraccari e la Farmacia De Lorenzi fossero stati i luoghi in cui vennero fabbricati i petardi, si appoggia alle dichiarazioni di un confidente. Il sottoscritto esclude tale sospetto, solo si permette l’osservazione che ove ciò fosse anche vero, nel primo luogo ove si hanno 5 ragazze giovanissime non si può supportare una cooperazione da parte delle medesime, mentre altrettanto non potrebbe dirsi riguardo al farmacista De Lorenzi. Ma anche di questo fatto mancano le prove ed è difficile che si possano in alcuna guisa raccogliere. A carico del farmacista De Lorenzi qualche propalazione il Regio Commissario si attenderebbe da Celeste Figaro e da Santo Bevilacqua. Questi erano domestici del De Lorenzi, scacciati di casa come ladri da oltre un anno, e perciò si crede che nulla sappiano, e se anche qualche deposizione avessero a fare, le loro deposizioni non possono meritare tutta la fiducia.
Non vorrebbe il sottoscritto che il confidente a cui il Regio Commissario Distrettuale si è appoggiato fosse uno fra i tanti furbi che si trovano in questo paese, il quale nulla sapendo, e senza essere in grado di nulla scoprire, cerchi soltanto di intascare i Fiorini che il Commissario va somministrandogli. Spiace al sottoscritto di non potere offrire dati positivi sugli autori di queste dimostrazioni che ormai il buon senso della popolazione respinge e condanna.
La pubblicità del processo che da più di un mese si agita e la malattia sofferta che tutt’ora non gli permette sortire di casa, gli frapposero all’interno gravissime difficoltà. Non trascurando però il sottoscritto ogni mezzo per assicurare la tranquillità del proprio paese e, per impedire quindi qualunque disordine, potrebbe quasi rendersi garante presso la Vostra persona che in avvenire non faranno più per rinnovarsi consimili dispiacenti dimostrazioni. Di ciò lo rende sicuro la esperimentata influenza in altre occasioni sull’animo di questi giovani che si sospettano autori.

EsprimendoLe Cav. Delegato i sentimenti della più viva gratitudine per quella bontà e fiducia di cui si vede Onorato, ha il pregio di aver con tali cenni riscontrata la di Lei pregiata requisitoria del 18 corrente di cui si ritorna il comunicato.

Il Deputato Politico (Sindaco di Montebello – n.d.r.) Gaetano Scevarolli

Note:
(1) L’Imperial Regia Delegazione Provinciale fu un organo istituito in ogni provincia del Regno Lombardo-Veneto annesso all’Austria. Iniziò la sua attività nel 1816 ricoprendo perlopiù compiti di gestione amministrativa del territorio e controllo sui sudditi. Negli ultimi vent’anni di dominazione austriaca il Delegato di Vicenza, era Giovanni Battista Ceschi.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: Moneta da 1 Fiorino (Florin in tedesco). Il Fiorino fu usato nell’Impero austro-ungarico tra il 1754 ed il 1892. Quello in figura, usato a partire dal 1860, aveva un peso di 12,34 gr., un diametro di 29 mm., uno spessore di 2 mm., era in argento 900/1000 e valeva 2,857 Lire austriache o italiane. Mostra l’effigie di Francesco Giuseppe I e l’aquila bicipite (a cura del redattore).

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DISORDINI A MONTEBELLO (2)

[65] DISORDINI A MONTEBELLO (seconda parte)

Nei giorni successivi continuano le dimostrazioni contro l’occupante austriaco da parte di persone appartenenti al cosiddetto “partito sovversivo“. Il Commissario Delegato Distrettuale di Lonigo cerca di procurarsi informazioni dai suoi “confidenti“, senza per altro giungere all’identificazione dei rivoltosi …

Vicenza, 25 Giugno 1865
All’Imperial Regio Delegato Provinciale Sig. Ceschi a Santa Croce di Vicenza

Come già era a prevedersi il partito sovversivo, a fronte delle più energiche disposizioni di sorveglianza emesse, volle festeggiare l’anniversario della Battaglia di Solforino (sic!) facendo scoppiare ieri sera dei petardi ed accendendo alcuni fuochi del Bengala. Però la politica dimostrazione fu in gran parte repressa mentre da impiegato del mio ufficio a da guardie e militari di Polizia potè recuperarsi una cosiddetta bomba e impedirsi l’accensione di altre materie preparate a guisa di fuochi d’artificio pure in tempo ritirati.

L’Imperial Regio Commissario Superiore di Polizia

Vicenza, 12 Luglio 1865
All’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo

Tengo a notizia quanto riferisce nel rapporto 26 corrente N. 134 in punto alla dimostrazione che anche la sera del 24 detto vennero in Montebello collo sparo di 4 petardi nel centro del paese e coll’accensione di un fuoco sul monte Toja (1). Siccome ella esprime la fiducia di ottenere qualche indizio sugli autori delle medesime, così attendisi di conoscere l’esito delle incamminate pratiche. Procurarsi poi di verificare se il fuoco sul monte Toja (1) sia stato acceso in scopo di dimostrazione anti-politica o per antico costume di festeggiare la ricorrenza di San Giovanni Battista, come avviserebbe il comandante della Gendarmeria nella sua relazione.

Sig. Giovanni Battista Cavaliere di Ceschi a Santa Croce – Imperial Regio Delegato Provinciale – Cavaliere Maltese – Commendatore dell’Ordine Pontificio di S.Gregorio.

Lonigo, 16 Luglio 1865
All’Inclito Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza – Rapporto N. 136

Gli autori delle dimostrazioni successe in Montebello nel giorno 4 Giugno e nella sera del 24 detto, sono tutt’ora ignoti. Il confidente che ho saputo procurarmi m’indicò fino ad oggi gli individui che potrebbero giudicarsi tali a priori, vale a dire perché altri non ne avrebbero la capacità o tendenza e mi additò due case nelle quali in passato sarebbero stati fabbricati dei petardi ed altri oggetti consimili e sarebbero quelle delle sorelle Fraccari e del farmacista De Lorenzi. Una fanciulla che va a scuola con altre dalla moglie di un certo Giacomo Bastianello, abitante in piano della prima di dette case, avrebbe parlato di essere stata testimone di veduta, sebbene poi nell’esame al pari delle sue compagne, (sia) stata mantenuta negativa. Che però qualche cosa siasi di vero puolsi ritenere dalla circostanza che la moglie del Bastianello, pure assunta in esame dalla locale Imperiale Regia Pretura, si astenesse dal fare qualsiasi deposizione perché zia delle Fraccari. Osservo che l’abitazione delle sorelle Fraccari è stata prima di ogni altra pratica perquisita dietro mio incarico, da questo scrittore (scrivente) (Barini ?) coll’assistenza della Gendarmeria, ma senza utili risultati e che avendo le medesime una piccola Bottega di caffè io non dubitai di farla chiudere pur di costringerle a qualche utile deposizione, ma anche ciò indarno, mentre poi sulle più vive rimostranze della Deputazione Comunale e del Clero mi decisi a permetterne, dopo 2 giorni, la riapertura, stantechè le Fraccari avrebbero altrimenti mancato di ogni mezzo si sussistenza ed anche perché se in quella casa fossero stati costruiti dei petardi, ciò non potrebbe essere stato eseguito da esse giovani ragazze inesperte e senza cognizione de’ tempi e delle idee storte che regnano in alcuni individui. Ad ogni modo ho preferito che alla direzione dell’esercizio venga assunta persona che pel mantenimento dell’ordine possa offrire una morale guarentigia, migliore di quella che è da attendersi dalle dette ragazze. In quanto al farmacista De Lorenzi qualche propalazione a di lui carico dovrebbe attendersi da una certa Celeste Figaro e da un certo Santo Bevilacqua, che un tempo trovavansi nella di lui casa, la prima come domestica, ed il secondo come facchino, non potendosi oggi dire di più, perché ancora troppo vaghe le riporte del confidente. Ecco, a quel punto sono arrivate le mie investigazioni: farle progredire di più era impossibile, stante la grande cautela da usarsi e stante il sommo riserbo di cui fa mostra il confidente, col probabile intento di cavarne dalle sue deposizioni il maggior utile possibile. Fino ad oggi però io non gli diedi che 3 Fiorini e mezzo, in più riprese. In riserva di partecipare l’Esimio Imperial Regio Delegato in qualsiasi ulteriore esito delle mie prestazioni, ho l’onore frattanto di riscontrare così la sua rispettata del 12 corrente.

L’Imperial Regio Commissario Delegato Distrettuale

Vicenza, 18 ? Luglio 1865
All’Ill.mo Signor Commissario Distrettuale di Lonigo

Si tengono a notizia i cenni da Lei Offerti col rapporto 16 corrente N. 136 sull’esito negativo delle indagini fino ad ora attivate per la scoperta degli autori delle dimostrazioni antigovernative perpetrate in Montebello nei giorni 4 e 24 dello scorso Giugno.
Nel rapporto medesimo Ella manifesta qualche generico sospetto che la casa delle sorelle Fraccari e la Farmacia De Lorenzi possano essere stati i luoghi in cui vennero fabbricati i petardi, appoggiandosi in ciò ad un confidente. Senza escludere quanto al primo luogo che ove si trovano cinque ragazze giovanissime non sarebbe probabile una cooperazione da parte delle medesime, mentre altrettanto non potrebbe dirsi riguardo al De Lorenzi. Ma il sospetto a carico di questi deriverebbe da qualche propulsione di certa Celeste Figaro e di Santo Bevilacqua, già domestici del De Lorenzi. Ora siccome quanto costa vennero entrambi allontanati da quella casa da oltre un anno per infedeltà, così è naturale che le deposizioni che avessero a fare in aggravio del già loro padrone non avrebbero tutta la necessaria efficacia. Ciò si acconcia per metterla in guardia, Signor Commissario, sul conto del confidente cui si è appoggiato, il quale forse potrebbe essere uno fra i tanti furbi che, senza nulla scoprire di positivo, mira soltanto di ottenere un’immeritata mercede.
L’opinione pubblica addita come autori di quei disordini alcuni giovinastri del luogo, che a Lei non dovrebbe essere difficile d’identificare per designarli alla speciale attenzione del Comandante in loco della Gendarmeria, il quale, in simile ricorrenza, dovrà tenerli particolarmente d’occhio e seguirne le mosse per coglierli nell’attenzione dei loro colpevoli disegni e così finirla una volta con queste dimostrazioni che fanno seriamente compromettere la tranquillità e la sicurezza del paese. Ad ogni modo Ella disporrà un’attenta vigilanza anche sul farmacista De Lorenzi e sulle sorelle Fraccari, nonché sul rispettivo esercizio di farmacia e di caffè, per quella misura che la fede politica potesse rendersi necessaria a tutela del buon ordine.

L’imperial Regio Delegato Provinciale Giovanni Battista Ceschi a Santa Croce (2)

 Continua …

Note:
(1) Non esiste, nella toponomastica di Montebello, il Monte Toja. Certamente trattasi della collina del Castello indicata poi come località a mezzo miglio dalla piazza. Il fatto che il toponimo Monte Toja figuri anche nella corrispondenza successiva, è dovuto probabilmente al primitivo errore del rapporto del Capoposto.
(2) Negli ultimi vent’anni di dominazione austriaca Giovanni Battista Ceschi era lImperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: La scritta Viva Verdi oppure W Verdi che comparve sui muri di Milano, Venezia e in molti centri minori del Lombardo-Veneto, nell’ultimo periodo di occupazione austriaca, aveva un duplice significato: da un lato inneggiava al famoso compositore Giuseppe Verdi e quindi appariva politicamente priva di rilievo, dall’altro W VERDI aveva una valenza nascosta e poteva essere letta come W Vittorio Emanuele Re D’Italia, e quindi avere un preciso significato politico anti-austriaco (a cura del redattore).

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