BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

[130] BREVE STORIA DI ZERMEGHEDO

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia di Zermeghedo e della sua Chiesa (1).

Da un atto di vendila esteso il 14 gennaio 1265 si rileva che Guidone quondam Nicolò da Lozzo, oltre che ai suoi beni di Montebello e della Mason, vendette pure alla città di Vicenza quelli ch’egli teneva in Zermeghedo. Questo allora, da poco erasi costituito in libera parrocchia; pure cio nonostante, le prime notizie del suo rettore si hanno solo il 28 marzo 1351, epoca in cui nel codice F. dei feudi tra l’altro leggesi: « Vacantibus sacerdotali beneficio et prebenda in ecclesia Sancti Michaelis de Germezedo Dyoc. Vinc. per absentiam ultimi rectoris ecclesiae praedictae ». Da questo documento si ricava inoltre che al parroco di Zerrneghedo spetta il titolo di Rettore, come infatti apparisce da vari scritti originali, e da una bolla del Pontefice Clemente X in data del 1675 in cui citasi: « Bartolomeo Brondin Rectori Paroehialis Ecclesiae Sancti Michaelis loci Zermeghedi ». Quantunque, ancora dal principio della seconda metà del secolo XIII, Zermeghedo fosse libera parrocchia, pure, nella visita pastorale fatta a questa chiesa il 30 novembre 1521 s’intitola: « Capela Prepositure de Montebello ». Ciò dimostra che la parrocchia di S. Michele, sebbene allora fosse indipendente da molto tempo, pure riconosceva per matrice, la chiesa prepositurale di Montebello. Ed invero a quell’epoca il Rettore di Zermeghedo era obbligato ad assistere alla messa del Sabato Santo, nella chiesa dove pure si recava a ricevere gli Olii Sacri di Montebello. Inoltre la chiesa di S. Michele Arcangelo, nel giorno del Sabato Santo, non poteva suonare le campane prima di quelle della Matrice. A tali obblighi era pure soggetta anche l’Agugliana, di cui, come oratorio di Zermeghedo, si fa cenno nell’inventario della Parrocchia di S. Michele, esteso il 3 giugno 1444 e che cosi incomincia: « In Christi nomine amen. Inventarium omnium bonorum mobilium, et immobilium ecclesiae Sancti Michaelis de Zermegedo factum per honestum virum presbiterum Paulum Ioannis de Leonessa rectorem suprascriptae ecclesiae ». La chiesa parrocchiale di Zermeghedo sorge sul colle ed è di recente costruzione, come lo dice la scritta in lettere di bronzo posta sulla facciata: « Deo O.M. et S. Michaeli Arc. A.D. MCMXII ». La facciata del tempio, sorto su disegno dell’ingegnere Borgo di Vicenza, è stile romanico-bizantino. Essa però è male proporzionata. L’interno semplice con quattro cappelle e l’altare maggiore, è illuminato da varie bifore. L’altare maggiore, in marmo rosso di Piana ed in marmo lumachella di Novale, è ornato da due angeli in pietra, eseguiti dallo scultore Federico Marzot, il quale riprodusse quelli della chiesa del Seminario di Vicenza dovuti allo Spazzi. Fra gli altri tre altari è particolarmente ricordato il secondo, a destra di chi entra in chiesa, adorno da una pala rappresentante la Vergine in trono col Bambino ed i Santi Catterina e Michele Arcangelo. Questo lavoro viene attribuito al pittore Scabari, che fiori nel 1600. Ultimamente, e cioè nel 1927, furono eseguiti gli stalli del coro dal falegname Silvestro Lovato di Montebello su disegno del Prof. Gianfrancesco Ghirotti di Vicenza. Oltre alla chiesa di S. Michele Arcangelo esiste tuttora la vecchia parrocchiale costruita nel secolo XVIII. Essa però non è più ufficiata. La stessa sorte ha serruito pure il piccolo oratorio dedicato a S. Gaetano Thiene nel 1687 dalla famiglia Regaù originaria da Zermeghedo. Questo pittoresco villaggio, durante il dominio della Veneta Repubblica, era eretto in comune e dipendeva dal Vicariato di Montebello, ma durante il predominio francese fu soppresso, e solo con la venuta dell’Austria, fu nuovamente istituito, e tale rimase anche con la venuta del Regno d’Italia. Con Regio Decreto del 28 marzo 1929 il comune di Zermeghedo fu soppresso e aggiunto a quello di Montebello. Durante la grande guerra questa frazione diede alla causa nazionale dei suoi figli, alcuni dei quali caddero sul campo, altri morirono per cause di guerra. Eccone i nomi: Albiero Giuseppe, Beggio Attilio, Bolcato Luigi, Braggion Giuseppe, Bruttomesso Rodolfo, Cecchin Giacomo, Consolaro Giuseppe, Feltre Vittorio, Pesavento Luigi, Tadiello Antonio. Zermeghedo conta pure un decorato al valor militare. Esso è Franchetto Agostino, di cui trascrivo la motivazione: Franchetto Agostino da Zermeghedo – Sergente Maggiore 6° Reggimento Alpini – Medaglia d’argento. – « Durante un nostro contrattacco, sostituiva brillantemente e successivarnente il comandante di plotone e della compagnia caduti durante l’azione, dimostrando fermezza e coraggio mirabili – Monte Badonecche, 4 dicembre 1917. – B. U. 35 del 30 maggio 1919, pag. 2441 ». Alla memoria dei suoi Caduti, Zermeghedo murò due lapidi, una sulla facciata dell’ex municipio con incisi i nomi dei Caduti e l’altra sul fianco sinistro della chiesa parrocchiale con la seguente Iscrizione :

PREGHIAMO
GLI ALLORI – SEMPITERNI
PEI FORTI
CADUTI SULLE CONTESE FRONTIERE
RICONQUISTATE
ALLA PATRIA COMUNE
RIAPERTE
ALLA ENERGIA MULTIFORME
DELLA NAZIONE

Note:
(1) Quando il nostro compaesano Bruno Munaretto scrisse il suo racconto, questo Comune era stato soppresso da alcuni anni e aggregato a quello di Montebello.

Foto: Zermeghedo – 1955 ca. (foto: APUR – Umberto Ravagnani).
Umberto Ravagnani


ZERMEGHEDO oggi …

 

Nota:
Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione.

E’ possibile scaricare qui il Bando 2019.

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DISORDINI A MONTEBELLO (2)

[65] DISORDINI A MONTEBELLO (seconda parte)

Nei giorni successivi continuano le dimostrazioni contro l’occupante austriaco da parte di persone appartenenti al cosiddetto “partito sovversivo“. Il Commissario Delegato Distrettuale di Lonigo cerca di procurarsi informazioni dai suoi “confidenti“, senza per altro giungere all’identificazione dei rivoltosi …

Vicenza, 25 Giugno 1865
All’Imperial Regio Delegato Provinciale Sig. Ceschi a Santa Croce di Vicenza

Come già era a prevedersi il partito sovversivo, a fronte delle più energiche disposizioni di sorveglianza emesse, volle festeggiare l’anniversario della Battaglia di Solforino (sic!) facendo scoppiare ieri sera dei petardi ed accendendo alcuni fuochi del Bengala. Però la politica dimostrazione fu in gran parte repressa mentre da impiegato del mio ufficio a da guardie e militari di Polizia potè recuperarsi una cosiddetta bomba e impedirsi l’accensione di altre materie preparate a guisa di fuochi d’artificio pure in tempo ritirati.

L’Imperial Regio Commissario Superiore di Polizia

Vicenza, 12 Luglio 1865
All’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Lonigo

Tengo a notizia quanto riferisce nel rapporto 26 corrente N. 134 in punto alla dimostrazione che anche la sera del 24 detto vennero in Montebello collo sparo di 4 petardi nel centro del paese e coll’accensione di un fuoco sul monte Toja (1). Siccome ella esprime la fiducia di ottenere qualche indizio sugli autori delle medesime, così attendisi di conoscere l’esito delle incamminate pratiche. Procurarsi poi di verificare se il fuoco sul monte Toja (1) sia stato acceso in scopo di dimostrazione anti-politica o per antico costume di festeggiare la ricorrenza di San Giovanni Battista, come avviserebbe il comandante della Gendarmeria nella sua relazione.

Sig. Giovanni Battista Cavaliere di Ceschi a Santa Croce – Imperial Regio Delegato Provinciale – Cavaliere Maltese – Commendatore dell’Ordine Pontificio di S.Gregorio.

Lonigo, 16 Luglio 1865
All’Inclito Imperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza – Rapporto N. 136

Gli autori delle dimostrazioni successe in Montebello nel giorno 4 Giugno e nella sera del 24 detto, sono tutt’ora ignoti. Il confidente che ho saputo procurarmi m’indicò fino ad oggi gli individui che potrebbero giudicarsi tali a priori, vale a dire perché altri non ne avrebbero la capacità o tendenza e mi additò due case nelle quali in passato sarebbero stati fabbricati dei petardi ed altri oggetti consimili e sarebbero quelle delle sorelle Fraccari e del farmacista De Lorenzi. Una fanciulla che va a scuola con altre dalla moglie di un certo Giacomo Bastianello, abitante in piano della prima di dette case, avrebbe parlato di essere stata testimone di veduta, sebbene poi nell’esame al pari delle sue compagne, (sia) stata mantenuta negativa. Che però qualche cosa siasi di vero puolsi ritenere dalla circostanza che la moglie del Bastianello, pure assunta in esame dalla locale Imperiale Regia Pretura, si astenesse dal fare qualsiasi deposizione perché zia delle Fraccari. Osservo che l’abitazione delle sorelle Fraccari è stata prima di ogni altra pratica perquisita dietro mio incarico, da questo scrittore (scrivente) (Barini ?) coll’assistenza della Gendarmeria, ma senza utili risultati e che avendo le medesime una piccola Bottega di caffè io non dubitai di farla chiudere pur di costringerle a qualche utile deposizione, ma anche ciò indarno, mentre poi sulle più vive rimostranze della Deputazione Comunale e del Clero mi decisi a permetterne, dopo 2 giorni, la riapertura, stantechè le Fraccari avrebbero altrimenti mancato di ogni mezzo si sussistenza ed anche perché se in quella casa fossero stati costruiti dei petardi, ciò non potrebbe essere stato eseguito da esse giovani ragazze inesperte e senza cognizione de’ tempi e delle idee storte che regnano in alcuni individui. Ad ogni modo ho preferito che alla direzione dell’esercizio venga assunta persona che pel mantenimento dell’ordine possa offrire una morale guarentigia, migliore di quella che è da attendersi dalle dette ragazze. In quanto al farmacista De Lorenzi qualche propalazione a di lui carico dovrebbe attendersi da una certa Celeste Figaro e da un certo Santo Bevilacqua, che un tempo trovavansi nella di lui casa, la prima come domestica, ed il secondo come facchino, non potendosi oggi dire di più, perché ancora troppo vaghe le riporte del confidente. Ecco, a quel punto sono arrivate le mie investigazioni: farle progredire di più era impossibile, stante la grande cautela da usarsi e stante il sommo riserbo di cui fa mostra il confidente, col probabile intento di cavarne dalle sue deposizioni il maggior utile possibile. Fino ad oggi però io non gli diedi che 3 Fiorini e mezzo, in più riprese. In riserva di partecipare l’Esimio Imperial Regio Delegato in qualsiasi ulteriore esito delle mie prestazioni, ho l’onore frattanto di riscontrare così la sua rispettata del 12 corrente.

L’Imperial Regio Commissario Delegato Distrettuale

Vicenza, 18 ? Luglio 1865
All’Ill.mo Signor Commissario Distrettuale di Lonigo

Si tengono a notizia i cenni da Lei Offerti col rapporto 16 corrente N. 136 sull’esito negativo delle indagini fino ad ora attivate per la scoperta degli autori delle dimostrazioni antigovernative perpetrate in Montebello nei giorni 4 e 24 dello scorso Giugno.
Nel rapporto medesimo Ella manifesta qualche generico sospetto che la casa delle sorelle Fraccari e la Farmacia De Lorenzi possano essere stati i luoghi in cui vennero fabbricati i petardi, appoggiandosi in ciò ad un confidente. Senza escludere quanto al primo luogo che ove si trovano cinque ragazze giovanissime non sarebbe probabile una cooperazione da parte delle medesime, mentre altrettanto non potrebbe dirsi riguardo al De Lorenzi. Ma il sospetto a carico di questi deriverebbe da qualche propulsione di certa Celeste Figaro e di Santo Bevilacqua, già domestici del De Lorenzi. Ora siccome quanto costa vennero entrambi allontanati da quella casa da oltre un anno per infedeltà, così è naturale che le deposizioni che avessero a fare in aggravio del già loro padrone non avrebbero tutta la necessaria efficacia. Ciò si acconcia per metterla in guardia, Signor Commissario, sul conto del confidente cui si è appoggiato, il quale forse potrebbe essere uno fra i tanti furbi che, senza nulla scoprire di positivo, mira soltanto di ottenere un’immeritata mercede.
L’opinione pubblica addita come autori di quei disordini alcuni giovinastri del luogo, che a Lei non dovrebbe essere difficile d’identificare per designarli alla speciale attenzione del Comandante in loco della Gendarmeria, il quale, in simile ricorrenza, dovrà tenerli particolarmente d’occhio e seguirne le mosse per coglierli nell’attenzione dei loro colpevoli disegni e così finirla una volta con queste dimostrazioni che fanno seriamente compromettere la tranquillità e la sicurezza del paese. Ad ogni modo Ella disporrà un’attenta vigilanza anche sul farmacista De Lorenzi e sulle sorelle Fraccari, nonché sul rispettivo esercizio di farmacia e di caffè, per quella misura che la fede politica potesse rendersi necessaria a tutela del buon ordine.

L’imperial Regio Delegato Provinciale Giovanni Battista Ceschi a Santa Croce (2)

 Continua …

Note:
(1) Non esiste, nella toponomastica di Montebello, il Monte Toja. Certamente trattasi della collina del Castello indicata poi come località a mezzo miglio dalla piazza. Il fatto che il toponimo Monte Toja figuri anche nella corrispondenza successiva, è dovuto probabilmente al primitivo errore del rapporto del Capoposto.
(2) Negli ultimi vent’anni di dominazione austriaca Giovanni Battista Ceschi era lImperial Regio Delegato Provinciale di Vicenza.

Ottorino Gianesato (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: La scritta Viva Verdi oppure W Verdi che comparve sui muri di Milano, Venezia e in molti centri minori del Lombardo-Veneto, nell’ultimo periodo di occupazione austriaca, aveva un duplice significato: da un lato inneggiava al famoso compositore Giuseppe Verdi e quindi appariva politicamente priva di rilievo, dall’altro W VERDI aveva una valenza nascosta e poteva essere letta come W Vittorio Emanuele Re D’Italia, e quindi avere un preciso significato politico anti-austriaco (a cura del redattore).

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