LA FAMIGLIA MEJORIN

[113] LA FAMIGLIA MEJORIN-GABOARDO

La prima segnalazione dei Gaboardo sta in documento del 1429: Giovanni del fu Bonaventura detto “Gaboardo“. Il rarissimo Gaboardo è un nome di origine germanica che a sua volta trae origine dall’ebraico Gabri-el, formato da “gabar” essere forte o da “gheber” uomo ed “El” abbreviazione di “Elohim” Dio. Il suffisso “hardhu” forte, usato in molti altri nomi germanici, unito a “gabar”  diventa gabar-hardhu. Gaboardo ha perciò il significato di uomo forte o doppiamente forte.
In molti documenti della stessa epoca però,  si legge che Giovanni, chiamato anche Zanino, possiede già un cognome: Mejorin. Si arriva fino al 1541 ed anche in questa data nei documenti notarili si trova scritto Paolo del fu Nicolò del fu Tomaso Mejorin ossia Gaboardi,  e Michele del fu Bartolomeo Mejorin ossia Gaboardi, citando quindi ora l’uno, ora l’altro, ora tutti i due cognomi uniti per più di un secolo. Nel 1543 Benedetto Mejorino del fu Lodovico de’ Mejorini da Montebello è notaio, ma non nel detto paese, ed il legame di parentela con i Gaboardo sembra essere lontano.
I Gaboardo abitano nella contrà di Vigazzolo almeno con due famiglie. Una di queste prende  in seguito il cognome Bacho (o Bacco) ed in particolare uno dei suoi membri è chiamato Bacheto Bacho, mentre non viene  più utilizzato il vecchio appellativo Mejorin. Della scomparsa del vecchio cognome ne sono testimoni i notai Gio.Batta Gaboardo ed il figlio Giuseppe che in quel tempo sono conosciuti solo ed unicamente come Gaboardi. Giuseppe termina la sua attività nel 1630, forse anche lui vittima della peste di manzoniana memoria. Gio.Batta è sindaco di Montebello nel 1606 e nel 1614 consigliere comunale. Nell’estimo del 1665-69 non sono segnalati capifamiglia con questo cognome.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La contrà Vigazzolo dove abitavano i Mejorin-Gaboardo con almeno due famiglie (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA MARENDOLI

[111] LA FAMIGLIA MARENDOLI (REPELE E ZANINELLO)

E’ sicuramente una delle famiglie più antiche residenti in Montebello. Il particolare nome Marendolo consente di individuare facilmente i componenti di questo casato, che salvo clamorose scoperte d’archivio a smentire questa affermazione, sono segnalati già alla metà del 1200 con il notaio Marendolo di Otolino Marendolo. Nel 1334 compare come redattore di un atto di compravendita il notaio Viviano di Otolino detto “Conte de’ Gandolfino” di Montebello che potrebbe essere parente del Marendolo prima menzionato. Un altro notaio Marendoli roga nei primi decenni del ‘500 sempre a Montebello.
Desta grande curiosità il significato del patronimico (1) Marendolo (che diverrà poi cognome). Dalla consultazione di testi di tradizioni e nomi locali si evince che col nome “marendolo”, in alcune zone del vicentino si individua il frutto del biancospino del quale ricordo, durante la mia infanzia, ne erano ghiotti tutti i bambini, chiamandolo però banalmente “pereto”. Ho incontrato nei documenti di Montebello solo un altro Marendolo, ossia Marendolo Cazolo (Cazzolato), ed a onor del vero mi ha creato qualche problema di omonimia, poi risolto. Durante il 1400 ed il 1500 gli appartenenti a questa grande famiglia sono residenti nelle contrà della Centa ed in quella della Chiesa Parrocchiale. Nei primi anni del ‘500 Margherita, figlia di Alovisio Pietro-Marendoli sposa Jacobo de’ Danese dei Prosdocimi, avo dello scrivente. Dopo questo periodo compare nelle scritture notarili il soprannome “Repele” ad affiancare sia il nome di Alovisio che il nome di suo figlio Pietro, nonché quello di Bartolomeo, nipote del detto Alovisio. Con il risultato dell’estinzione del cognome Marendoli, causata anche dal contemporaneo cambiamento intervenuto nei discendenti del ramo di Zanino (notaio), fratello di Alovisio, che assumono il nuovo cognome Zaninello.
In pratica nell’Estimo o Balanzon del 1544-45 compaiono tre distinte famiglie: quella di Julia figlia di Julio Repele, quella di Gaspare Repele e quella di Gregorio e Francesco Zaninello. In questo periodo il numero dei discendenti del vecchio casato si contrae poiché alcuni dei suoi componenti sceglie la vita ecclesiastica. Un nipote del notaio Zanino (o Zaninello), figlio di suo figlio GioMaria, diventa frate Filippo del Convento di San Francesco di Montebello, mentre un altro nipote (figlio di Jacobo) diventa il presbitero Pio. I beni posseduti elencati nell’Estimo cinquecentesco sono di tutto rispetto solo per il ramo dei Repele che complessivamente ha circa 40 campi, mentre il ramo dei Zaninello risulta possedere solo la casa adibita a propria abitazione, di scarso valore per giunta. Nell’Estimo del 1665 non figura alcun componente della famiglia Repele e tantomeno di quella degli Zaninello: trasferiti o estinti?

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Nome o cognome derivati dal nome del padre per mezzo di un suffisso (ndr).

Figura: Il biancospino è una pianta perenne della famiglia delle Rosacee, utilizzata per la cura del sistema circolatorio. Il frutto del biancospino, in alcune zone del vicentino viene detto “marendolo” (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA MIOLATO

[110] LA FAMIGLIA MIOLATO

Il cognome nasce da Miolo, diminutivo ipocoristico aferetico (1) di Bartolomeo, forse per indicarne la piccola statura di chi lo porta. Una famiglia numerosissima che nella seconda metà del ‘400, grazie a Bartolomeo “Miolo” detto “Caveon” esplode demografica-mente. Costui vanta una figliolanza di 11 maschi (e non si sa quante femmine) che per essere individuati devono per forza ricorrere ai soprannomi. E’ così che al primo e originale cognome Miolo viene necessariamente affiancato, a seconda dei rami, il soprannome “Caveon”, “Baston”, “Comino”, “Signor” per proseguire nel tempo con “Chincherle”, “Moretto”, “Fetta”, “Brasola” e “Rava” (a volte si legge Rana !). Inizialmente non è una famiglia molto importante, tanto che non presenta alcun personaggio di spicco nella vita di Montebello. Il primitivo cognome Miolo subisce la tipica trasformazione in –ato di molti cognomi montebellani e si tramuta nei primi decenni del ‘500 in Miolato, parola in cui il suffisso –ato sta ad indicare appartenenza ad una certa discendenza. La dislocazione dei Miolato è principalmente al centro del paese, nella contrà della Centa, che all’epoca dell’estimo Cinquecentesco contano in questa strada 5 famiglie, alcune delle quali composte da coppie di fratelli con modesti beni in comunione.
Altre due famiglie si trovano nella contrà della Chiesa Parrocchiale, anche queste con scarse possibilità economiche, a differenza di Nicolò del fu Agnolo Miolato detto “Rava” che vanta un patrimonio il cui valore è superiore a quello di tutti i suoi parenti messi assieme. A chiudere la schiera una donna: Caterina, che quasi certamente è la vedova di un Miolato. Il suo curioso soprannome “La Ballerina” individua una femmina che è, o è stata, piena di vita. Con il passare del tempo questo casato acquisisce importanza ed alcuni suoi appartenenti incominciano ad occupare posti di eccellenza nel paese. Nel 1622 Paolo Miolato è consigliere comunale, come pure Domenico nel 1655, Battista nel 1657, Filippo nel 1665, Giovanni nel 1667, Giacomo nel 1684, Bartolomeo nel 1689. In questo ultimo anno inizia la sua attività di notaio Francesco Miolato del fu Giacomo che si protrae sino al 1720. Da un increscioso fatto di cronaca del 1620 si apprende che certa inimicizia tra le famiglie Miolato e Pajarin sfocia in una lite nella quale Donà, figlio del “saltaro” Bartolomeo Miolato arreca tali e tante ferite al povero Filippo Pajarin da costringere il padre a vendere un campo per rifondere la parte offesa. Nelle rilevazioni fiscali del 1665 sono 10 le famiglie dei Miolato che vi sono descritte, tutte con modeste proprietà e quasi tutte radicate alle loro vecchie abitazioni al centro di Montebello. Come sopra enunciato, i 18° secolo inizia con la presenza del Notaio Francesco e scorre senza particolari sussulti od avvenimenti per i Miolato che continuano ad occupare qualche posto nell’amministrazione comunale. Lo stesso Francesco è consigliere nel 1706, Gio.Batta nel 1753. Ed il secolo si conclude con la presenza di Iseppo Miolato detto “Sergente”, inserito nella lista dei mediocri (medi) del Dazio Macina, che esercita i mestieri di “casolino” e oste, con un altro Iseppo e Paolo del fu Francesco che figurano disoccupati. Non risultano attualmente degli abitanti di Montebello con questo cognome, salvo smentite. Trovo che già nell’Ottocento alcune famiglie dei Miolato sono presenti a Fimon di Arcugnano, come lo sono tutt’ora. Anche a Vicenza il cognome è portato da parecchie famiglie, ma resta da verificare se queste abbiano origini montebellane o se siano le discendenti di altri nuclei nati parallelamente ed ugualmente cognominati e quindi per nulla imparentati tra di loro.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Vezzeggiativo con soppressione di una vocale o sillaba iniziale (ndr).

Figura: Veduta aerea del centro storico di Montebello Vicentino di oltre 90 anni fa. Si nota molto bene la cinta muraria che circondava completamente il paese e dalla quale probabilmente ha preso il nome la Contrà della Centa (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA FERRO

[108] LA FAMIGLIA FERRO

L’origine del cognome è inequivocabile. Resta solo il dubbio se tale soprannome, letto in un documento del 1418 in cui si nomina tale Bartolomeo detto “Ferro” del fu Lancio, sia nato per il mestiere di fabbro esercitato dalla persona in oggetto o per altri motivi. Il nipote Bonomo (o Bonono come spesso scritto) pare aver già acquisito il nome ferro come definitivo cognome a ‘400 inoltrato. Famiglia per niente numerosa che arriva alla metà del ‘500 con tre nuclei residenti nella contrà di Vigazzolo. Dei tre solo quello di Zambono Ferro risulta godere di un certo benessere, abitando in una casa di valore e lavorando oltre 10 campi. Gregorio Ferro nel 1631 è consigliere comunale e Santo Ferro nel 1687 viene nominato rappresentante dei montebellani in una affollata “Convicinia”. Francesco figlio del detto Gregorio è  l’unico “allibrato” (1) nell’Estimo del 1665-69 dichiarando di abitare nella contrà della Pozza e di possedere oltre alla casa solo un campo e mezzo.  Bisogna arrivare al Dazio Macina di fine settecento per trovare  altri membri della famiglia Ferro,  ossia Francesco del fu Giovanni, inserito nelle liste degli “infimi” ed esercitante il povero mestiere di sarto rappezzatore e Antonio di professione colono. Questo cognome non figura tra quelli oggi presenti in Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) Registrato come contribuente per il pagamento delle tasse (ndr).

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’antico mestiere del fabbro ferraio da cui, probabilmente, ha preso il cognome la famiglia descritta nell’articolo (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA VALENTINI

[104] LA FAMIGLIA VALENTINI

La prima segnalazione di questa famiglia in Montebello è in un documento del 1442 dove è citato tale Miglioranza del fu Valentino. Questo patronimico diventa subito cognome ed i discendenti saranno sempre (e solo) chiamati “i Valentini”. Il padre di Valentino con tutta probabilità dovrebbe essere Bartolomeo, vivo in un atto del 1425 (Valentino figlio di Bartolomeo), ma non avendo altri e più sicuri riscontri il dubbio non è fugato. Il nome Valentino sta ad indicare una persona valida e di buona salute, usato fin dai tempi dell’Impero Romano, è tutt’ora molto diffuso. Non si può dire molto di questa famiglia, salvo che i 6 nuclei di cui si compone sono tutti residenti nella contrà del Borgo, come appare dall’Estimo del 1544-45 (1). Le possibilità economiche dei Valentini sono scarse, tanto che il ricorso dei suoi componenti ai notai è talmente rado da lasciare pochi argomenti per la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia. Cosicché i passaggi tra una generazione e l’altra appaiono assai fumosi. Le condizioni economiche dei Valentini migliorano con il passar del tempo ed alla metà del Seicento Valentin figlio di Giovanni è proprietario del mulino nella contrà della Centa che deve però vendere al Marchese Spinetta Malaspina, non potendo sostenere la spesa per la riparazione del manufatto. Il figlio di Valentin, Giovanni, muore nel 1648 di ritorno da un pellegrinaggio fatto alla Madonna di Loreto. Nello stesso secolo alcuni dei Valentini partecipano all’amministrazione del Comune montebellano mediante Marc’Antonio e Bartolomeo nel 1602, l’anno successivo con Baldo, nel 1615 con Paolino, Gio. Domenico nel 1654 e Valentino nel 1684, tutti consiglieri. Il numero delle famiglie Valentini si assottiglia al punto che verso la fine del Seicento sono solo un paio quelle residenti in Montebello. Si registra un Antonio Valentini nel 1775, consigliere comunale. Elencato tra gli infimi del Dazio Macina (2) di fine Settecento, si trova Biasio, di professione fornaio a domicilio, capo dell’unica famiglia dei Valentini rimasta in Montebello alle soglie dell’Ottocento.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) L’Estimo o Balanzon nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R.).
(2) Il Dazio Macina era una tassa sul grano macinato (N.d.R.).

Figura: A metà Cinquecento 6 nuclei con questo cognome erano residenti nella contrà del Borgo di Montebello (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA NARDI

[102] LA FAMIGLIA NARDO O NARDI

Il cognome Nardi prende origine da Nardo, ipocoristico aferetico (1) di Bernardo o Leonardo. Nel caso dei Nardi di Montebello deriva da Leonardo, capostipite segnalato in un atto notarile del 1419: i fratelli Guglielmo e Jacobo del fu Nardo di Montebello ed in altri documenti coevi come figli di Leonardo. La derivazione da Leonardo piuttosto che da Bernardo è confermata, nello stesso periodo, nell’alta valle dell’Agno dove nasce il cognome Nardon da tale Leonardo proveniente dalla Germania con altri compagni per intraprendere i mestieri di pastore, di minatore e di boscaiolo. Ed è proprio per garantire l’assistenza spirituale a questi lavoratori che in quell’epoca numerosi religiosi di origine tedesca si insediano nelle chiese dell’alta collina vicentina e veronese. A Montebello le famiglie Nardo o Nardi nel Quattrocento sono insediate tutte nella contrà della Chiesa Parrocchiale e sono ben otto quelle censite nel “Balanzon” (2) del 1544-45. Due di queste, ossia quella di Gabriel Nardo e quella di Jacobo del fu Silvestro Nardo, vantano in quel momento una discreta disponibilità economica, di gran lunga superiore alle altre famiglie che portano lo stesso cognome. Soprattutto il Notaio Gabriele che possiede una numerosa clientela anche nei paesi limitrofi di Sorio e Gambellara, e si distingue per la sua bellissima calligrafia e per la perfetta padronanza del latino. I Nardi di Montebello documentati nel ‘500, come scritto in apertura, risultano essere i discendenti di due rami distinti cioè di Guglielmo e di Jacobo, facenti capo a Nardo, il cui legame, dopo sei generazioni, è ormai chiaramente debole e lontano. Nel 1507 Nicolò del fu Giovanni Nardi e Sebastiano figlio di Jacobo Nardi sono protagonisti di una furibonda rissa con la parte avversa costituita da alcuni membri delle famiglie Dal Pissolo e Scolaro coalizzate. Dal testamento del 1519 di Pasqua Nardi si viene a conoscere che la stessa è moglie di Nicola Fasolato e, sempre in quell’anno, la rissa menzionata sembra essere acqua passata poiché Ursula Nardi figlia di Silvestro sposa Giovanni Dal Pissolo. Un’altra sorella di Ursula, Francesca, sposa nel 1526 Bartolomeo Pietro-Marendoli, appartenente lui pure ad una famiglia di notai. Tre anni dopo il padre delle due donne fa testamento nominando suoi eredi i figli Jacobo e Melchiore, (quest’ultimo padre del futuro notaio Spinardo Nardi), nonché Pellegrino suo nipote, figlio del suo defunto figlio Giovanni. In un rogito della metà del ‘500 si legge poi che, nel secondo decennio di quel secolo, Jacobo Nardi aveva sposato Lucia, figlia del nobile Marco Gualdo (in seconde nozze). Nel 1530, Caterina figlia di Jacobo Nardi sposa Bernardino Nichele, e nel 1537 Bernardina figlia di Silvestro Nardi diventa moglie di Battista Cazolo (Cazzolato). Sempre nel 1537 Francesco Nardi ricopre la carica di consigliere del Comune di Montebello e lo stesso, nel 1541, detta le sue ultime volontà al notaio Gabriele Nardi. L’anno successivo fanno pure testamento Aldrigeto del fu Jacobo Nardi e Gian Antonio del fu Guglielmo. Spinardo Nardo, il notaio summenzionato, roga tra il 1571 ed il 1631, dapprima a Montebello ove ricopre anche importanti cariche comunali, e poi a Vicenza, città, nella quale si stabilisce a seguito di una controversia con i suoi compaesani e dove muore, forse di peste. Nel 1647 Giulio Nardi detto “Belochin” viene bandito da Montebello, non si sa per quale reato, e va ad abitare con la famiglia a Isola della Scala, territorio di Verona. Nel corso del ‘600 sono diversi i Nardi a ricoprire la carica di consigliere comunale di Montebello: nel 1602 Spinardo, nel 1617 Tomio, nel 1639 Giacomo, nel 1663 Francesco, nel 1664 Gio Maria. Sono solo tre le famiglie Nardi presenti nell’Estimo del 1665- 1669: Pietro proprietario di 8 campi che nel frattempo ha spostato la sua residenza nella contrà della Maistrella verso la Selva di Montebello, Anna vedova di Gio Maria Nardo che è rimasta fedele alla contrà della Chiesa proprietaria di circa 3 campi e mezzo e Francesco, suo vicino di casa, che di terra ne ha appena un campo. Dal 1686 al 1692 Antonio Nardi è notaio in Montebello, dal 1719 al 1748 Gio. Maria Nardi, e tra il 1793 ed il 1796 Giuseppe. Verso la fine del ‘700, negli elenchi del Dazio macina del 1789 e 1798 tra i “mediocri” vi è Michiel Nardi, affittuario, ed alla stessa classe sociale appartiene Giacomo Nardi che di mestiere fa il carrettiere e Giobatta Nardi, fabbricante di pentole e paioli di rame. Il cognome Nardi è tutt’oggi presente in Montebello, resta però da verificare se coloro che portano questo appellativo siano realmente i discendenti dell’antico nucleo montebellano o se invece siano qui emigrati. Nardi figura tra i primi 200 cognomi d’Italia con ben 6281 nuclei (fonte pagine bianche SEAT della fine del 2004). E’ evidente quindi che l’alto numero di coloro che si individuano con questo cognome è dovuto al fatto che all’epoca della cognomizzazione, avvenuta tra la metà del ‘400 e la meta del ‘500, in più parti d’Italia ed in momenti diversi, numerose persone hanno dato vita al medesimo appellativo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Nota:
(1) abbreviazione di un nome con la soppressione diella sillaba iniziale (N.d.R.).
(2) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R.).

Figura: I due sigilli tabellionati usati dal notaio Gabriel Nardo nel Cinquecento. Il sigillo tabellionato o signum tabellionis indica il segno che i notai apponevano prima della loro sottoscrizione, a garanzia di autenticità (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA MAULE

[101] LA FAMIGLIA MAULE

E’ assai ardua la ricostruzione della storia di questa famiglia, presente in Montebello almeno da 600 anni, poiché i vari rami che si sono creati nel tempo sono dislocati anche nel vicino comune di Gambellara. Mi sono limitato pertanto a produrre una sintesi della genealogia di quei Maule che ho trovato presenti nel territorio di Montebello. Il cognome Maule è di chiara origine cimbro-tedesca ed ha significati diversi. Lo storico Albino Michelin, nelle sue ricerche di onomastica degli abitanti di Sovizzo, ci informa che anche in quel paese nel Quattrocento c’erano delle famiglie che portavano questo soprannome. lo stesso mi sono imbattuto almeno tre o quattro volte in altrettanti documenti che citavano i Maule presenti in località del vicentino, anche molto distanti tra di loro. Al Tretto di Schio una contrada porta questo nome. Gli studiosi assegnano due derivazioni diverse al nome Maule: dal germanico “mauler”, l’uomo allevatore e conducente di muli e da “maul” bocca, quest’ultima non però ad indicare una parte del corpo umano, ma a sancire la provenienza o la residenza dei soggetti nei passi, gole, o bocchette che mettono in comunicazione due versanti contrapposti di una zona di collina o di montagna. Il capostipite montebellano è nominato in un documento del 1455: Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” abitante della Selva. La scarsità di documenti relative alle famiglie della Selva e di Agugliana come i Guglielmi, i Maule, i Guarda, per citarne alcune, impedisce di conoscere più a fondo la loro storia. Si sa che i matrimoni erano frequentissimi tra gli abitanti dell’alta collina montebellana, ed erano altresì rare le unioni con le persone del piano, almeno negli anni nei quali è diretta questa ricerca. Dall’Estimo del 1544-45 si sa che sono almeno quattro le famiglie Maule della Selva, qualcuna potrebbe non esservi elencata in quanto nullatenente. Tra gli abbienti vi sono i cugini Pietro e Giovanni che per patrimonio hanno poco da invidiare ai possidenti montebellani di pianura I due non si limitano a coltivare i terreni di collina e scendono a lavorare alcuni campi nelle contrade presso l’Aldegà-Chiampo. Già nel 1607 Iseppo Maule fa parte del numero dei consiglieri comunali di Montebello, chiaro segno di integrazione con il resto della popolazione. Iseppo è imitato da Girolamo nel 1621, da Gio. Maria nel 1648, da Giacomo nel 1660, e prosegue nel secolo seguente con Gio. Batta nel 1741, con Carlo nel 1743. Le famiglie Maule iscritte nell’Estimo del 1665-65 sono 10, nessuna di queste però risulta possedere un patrimonio consistente. Alle soglie dell’Ottocento la famiglia di Mattio Maule fa parte dell’esiguo numero delle benestanti, mentre nella terza classe, quella più numerosa, si trovano quelle di Giacomo, di Antonio, Gio. Maria, Giovanni e Girolamo con i capifamiglia che esercitano tutti il mestiere di contadino. Il più sfortunato è Gio. Batta che per sopravvivere deve affidarsi alla carità del prossimo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: In un documento del 1455 un certo Bartolomeo del fu Giovanni detto “Maule” risulta abitante a Selva di Montebello e sembra essere il capostipite di questa famiglia. Qui vediamo Selva di Montebello in una immagine di circa 80 anni fa (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA FASOLATO

[97] LA FAMIGLIA FASOLATO

Il suo nome nasce come accostamento ad una pianta (il fagiolo), un fitonimo quindi, comune ad altri cognomi nati in Montebello come Marendolo, frutto del biancospino, Castegnaro dall’albero del castagno. La prima segnalazione archivistica è in un documento del 1419 in cui si legge di tale Giordano detto ”Fasoli” proprietàrio di un paio di campi nella contrada del Frassine. Uno dei discendenti di Giordano è Giovanni, che per essere distinto dagli altri tre fratelli viene soprannominato “Bevilacqua”. Questa menda (soprannome) l’ho riscontrata altre volte in Montebello (nei Prosdocimi per esempio) e penso che fosse affibbiata per celia a persone che avevano la sola colpa di essere astemie, e per questo ritenute, a torto, di scarsa virilità. Il cambiamento da Fasoli a Fasolato avviene durante il corso del ‘400 e così vi rimane fino alla sua completa scomparsa da Montebello. Gli appartenenti a questa grande famiglia sono dispersi per tutto il territorio comunale: un paio di famiglie nella contrà della Chiesa, una nella contrà della Pozza e la più ricca, quella dei fratelli Iseppo e Bernardino, nella contrà del Vanzo ai confini con il Comune di Brendola. I due fratelli, escludendo i nobili proprietari, sono tra i cinque nuclei maggiormente estimati del paese, e la loro abitazione, più che ad una casa, assomiglia ad un palazzetto con l’immancabile colombara. La loro presenza sul suolo montebellano si assottiglia col passar del tempo. Nel corso del ‘600 troviamo Paolo consigliere del Comune con Pier Antonio, seguito da Gio. Batta che diventa notaio e roga solo per tre anni tra il 1669 e 1672 per lo più occupato a redigere i verbali del Consiglio Comunale. In seguito ad una faida con alcuni appartenenti alla famiglia Castellan, nel 1628 Andrea Fasolato rimane vittima di un colpo di archibugio sparato dal fabbro Battocco, cugino dei Castellan per l’appunto. Una parte del risarcimento avviene dopo la grande epidemia di peste, il 20 Novembre 1631, mediante il pagamento di 35 Ducati alla famiglia Franceschin che con i Fasolato era stata colpita duramente. La somma viene pagata da Alessandro Castellan. Un altro Andrea Fasolato, forse così chiamato in ricordo del parente ucciso, nel 1663 è chierico e con l’aiuto di Tomaso Castellan, può finalmente disporre dei mezzi per diventare Presbitero. Nell’estimo del 1665-69 è iscritto solo Camillo Fasolato del fu Paolo abitante nella contrà della Chiesa in comunione dei beni col fratello Battista. Le loro proprietà sono costituite dalla casa di abitazione e da più di sei campi. Nel 1758 il chierico Don Camillo Bonvicini riceve alcune pezze di terra nella contrà della Chiesa Parrocchiale per poter avanzare nella carriera ecclesiastica. Donatore suo padre Carlo Bonvicini Fasolato erede di Antonio Fasolato. Questa confluenza nel cognome Bonvicini sembra essere la ragione della estinzione in Montebello del cognome Fasolato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La località Frassine si trova tra l’argine sinistro del torrente Chiampo e la Strada Regionale 11, oltre la Padana in direzione di Verona (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

 

LA FAMIGLIA PAJARIN

[96] LA FAMIGLIA PAJARIN

Il significato di questo cognome, di chiara origine contadina, non lascia ombre di dubbi. Chi per primo l’ha portato sicuramente aveva a che fare con la paglia e con il pagliaio, gigantesco covone giallo costruito a margine della casa colonica. Il primo documento in cui si parla di un rappresentante di questa famiglia è del 1441 dove si legge “sotto la casa di Antonio Pajarin nella contrà del Castello”. In qualche raro caso al nome di battesimo fa seguito la parola “pajaro”, prima che Pajarin diventi un cognome definitivo. Durante il Balanzon (1) del 1544-45 i Pajarin sono presenti in Montebello con 5 famiglie tutte dislocate, gomito a gomito, nella contrà della Chiesa Parrocchiale. E’ quindi questa la nuova residenza dopo aver lasciata quella nella contrà del Castello. Il professor Luciano Chiese, nel suo libro di Toponomastica di Montecchio cita la località Paglierina (Pajarina), nome tutt’ora vitale, che esiste tra Montecchio e Montebello nei pressi della Gualda. Sembra che i Pajarini di Montebello non abbiano nulla che fare con la nascita di questo toponimo, che ha preso origine invece dai Nobili Paglierini di Vicenza che assieme ai Gualdo erano proprietari della quasi totalità dei campi esistenti a cavallo dei comuni di Montecchio e Montebello. Almeno secondo l’Estimo appena menzionato, i Pajarin non dispongono di consistenti proprietà terriere e la loro partecipazione alla direzione del Comune è certificata da Iseppo Paggiarin (sic!) nel 1614, da Anzolo nel 1617, da Antonio nel 1622, Giuseppe nel 1651. In questo stesso secolo sono tre le famiglie annotate tra i contribuenti, sempre con modestissime disponibilità. Uno dei tre, Pietro, alla vecchia contrada della Chiesa Parrocchiale ha preferito quella di Vigazzolo come sua residenza. Durante il Diciottesimo secolo non si registrano membri delle famiglie Pajarin nell’amministrazione del Comune di Montebello. Antonio Pagliarin (sic!), alla fine di quel secolo, di mestiere fa il sarto “giornaliero”. La sua è l’unica famiglia Pajarin, in quel momento, presente nel Comune di Montebello. Questo cognome, che sembrava stesse scomparendo dal nostro paese, è tutt’oggi presente con alcune famiglie.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il più antico documento trovato di questa famiglia riporta Antonio Pajarin abitante nella contrà del Castello a Montebello (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA CENZATTI

[94] LA FAMIGLIA CENZATTI O CENZATO

Verso la fine del Trecento, San Vincenzo diventa Patrono di Vicenza,  in sostituzione dei Santi Felice e Fortunato. Questa operazione è favorita dai Nobili Visconti di Milano, in quel periodo signori di Vicenza, che dotano la neonata Chiesa di San Vincenzo di numerosi beni, soprattutto in Montebello. Anche in Montebello questo nome prende piede nei primi decenni del Quattrocento e,  nel 1450, si legge di un tale Michele figlio di Vincenzo. A due transazioni notarili del 1479 partecipa “Cenzeto” figlio di Nicolò dalla Selva, così chiamato in una, mentre nell’altra figura come Vincenzino figlio di Nicolò Cenzeto. Nel 1485, in un altro rogito, appare scritto Vincenzo del fu Nicolò detto “Cenzeto”. Non è molto ben chiaro se le nove famiglie estimate nel 1544-45 siano tutte legate da vincoli di parentela. In quella rilevazione si trovano elencati più rami con il cognome Cenzati o Zensati che sono collocati nell’omonima contrà della Selva, nella contrà della Piazza (nel centro di Montebello) e nella contrà di Borgolecco. L’alternanza dei nomi di battesimo come Michele e Nicolò, spesso presenti nelle famiglie dei Cenzati, sancirebbe la discendenza da un unico capostipite, pur mancando i documenti per la conferma. La suddetta rilevazione evidenzia poi lo spostamento dei Cenzati dalla Selva verso il centro abitato nel quale hanno trovato la definitiva abitazione, per scomparire poi totalmente dall’iniziale insediamento sulle colline. Figura di spicco dei Cenzati è il Presbitero Vincenzo del fu Bernardino che alla metà del ‘500 officia nella vicina Chiesa di San Giorgio di Sorio. Nelle liste dei consiglieri comunali di Montebello stanno scritti  Pellegrino nel 1655, Domenico e Francesco nel 1682 e nuovamente Domenico nel 1689. Il notaio Paolo Cenzati (o Cenzatti) è attivo in Montebello nella prima metà del Settecento ed il figlio Domenico nella seconda, garantendo il loro operato alla comunità per circa 90 anni  fino ai primi anni dell’Ottocento. Negli elenchi del Dazio Macina di fine Settecento Domenico Cenzati è naturalmente segnato nella Prima Classe dei benestanti a capo di una famiglia di ben 11 componenti.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Casa Cenzatti Conforti, in via Marconi. E’ considerata una delle più vecchie case di Montebello, probabilmente risalente al Seicento (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA DAL PISSOLO

[93] LA FAMIGLIA DAL PISSOLO (PISSOLATO E ZATO)

L’importanza di questa antica famiglia montebellana è sancita, soprattutto nel ‘400 e ‘500, dalla presenza di alcuni notai tra le sue fila. Il cognome nasce dal toponimo “pissolo” ossia sorgente, luogo ancor oggi vitale ubicato a pochi passi dalla contrà di Vigazzolo sul fianco della collina del castello. Il suo capostipite, o meglio il suo membro più antico ritrovato nei documenti è Giovanni, padre di Antonio notaio. Il nome Giovanni ed il mestiere paterno è confermato anche da un altro appartenente allla famiglia che, tra l’altro, è il solo notaio con il contemporaneo Gio. Michele “da Montebello” (Prosdocimi) ad averci tramandato una qualche sorta di raccolta di documenti. Nel collegio dei notai Giovanni dal Pissolo (junior) figura aver rogato tra il 1485 ed il 1487 solo perché il suo fascicolo di documenti è stato prodotto in questo periodo, esistono però altri rogiti in altri fondi che ne farebbero protrarre l’attività almeno fino al 1500. Uno di questi è una costituzione di dote datata 19 Ottobre 1499 del Convento dei Carmini di Vicenza.

L’intreccio di matrimoni tra appartenenti a famiglie di notai non risparmia nemmeno i Dal Pissolo, fatto questo comune tra quei casati che volevano garantirsi l’ereditarietà nel lucroso mestiere. Ne è un esempio il matrimonio tra Domenica figlia di Antonio Dal Pissolo e Bernardino figlio di Miglioranza della famiglia Prosdocimi del 1485 circa. Nei primi anni del ‘500, in piena fase di nascita dei cognomi, Dal Pissolo si trasforma in Pissolato, tipica modificazione veneta nella quale il suffisso –ato sta per figlio di … o appartenente alla famiglia di … A Montebello questo tipo di cognome con il suffisso –ato è stato di gran lunga il più utilizzato non solo per cambiare patronimici, ma anche per indicare, come per i Pissolato la provenienza da un certo luogo. Ecco che gli abitanti del Covolo diventano Covolati, quelli della Bellocaria Belocati e quelli del Pissolo Pissolati appunto. Pochi anni prima dell’Estimo del 1544-45 un ramo dei Pissolato, soprannominato Zato, (scritto ora con una ora con due T) acquisisce la “menda”  (soprannome) come cognome definitivo. Da quel momento in avanti scompariranno i Pissolato, forse per naturale estinzione forse perché emigrati, e sopravviverà il più recente Zatto. In occasione di quel rilevamento fiscale i Pissolato abitano nella contrà di Vigazzolo, probabilmente nei pressi di quel luogo che li ha cognominati, e il loro patrimonio (sono due fratelli) comprende oltre 40 campi. A quattro passi da loro, nella contrà della Caminà, vivono gli Zato che invece possiedono, oltre alla modestissima casa 4 campi.

Nel corso del ‘600 non trovo alcuna famiglia Pissolato in Montebello, mentre nell’Estimo del 1665-69 figura l’unica famiglia Zatto, quella capeggiata da Bortolo, che abitando nella contrà del Castello, che si può individuare anche nella contrà della Caminà, vive in una casa di due stanze con mezzo campo a fianco, supportato dalla proprietà di una ulteriore pezza di terra di un campo e mezzo. Questa è l’ultima rilevazione in Montebello riguardante l’antica famiglia dal Pissolo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Il Pissolo nella contrà di Vigazzolo (ora via Roma e via Trento) di cui si parla nell’articolo (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA CASTEGNARO

[90] LA FAMIGLIA CASTEGNARO

Lascio all’amico prof. Felice Castegnaro, mio assiduo compagno di ricerche di archivio, dare ai posteri una esauriente storia della sua famiglia. Nell’attesa dell’”opera” mi limito, pertanto, a scrivere solo notizie di carattere generale.
Attualmente è un cognome portato da un gran numero di famiglie di Montebello, e lo è stato anche nel passato. A fine Settecento si contavano in Montebello più di 20 famiglie Castegnaro dislocate soprattutto nella località Castegnaria, dove sempre hanno vissuto e dalla quale hanno preso il cognome.
La presenza dei Castegnaro è segnalata già all’inizio del Quattrocento nella zona della Selva, a cavallo dei comuni di Montebello e Zermeghedo, ma certamente quì vi abitavano chissà da quanti anni, rappresentando pertanto lo zoccolo duro della popolazione montebellana attuale assieme alle famiglie Palmiero, Vivian, Pajarin, Million ed altre.
L’albero genealogico è sicuramente incompleto perché tiene conto solo dei Castegnaro presenti nei rogiti fatti in Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La contrada Castegnaria e Belloccheria, nella zona di confine tra il Comune di Montebello e quello di Zermeghedo, dove, probabilmente, un gruppo numeroso di famiglie Castegnaro abitava fin dal Quattrocento (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA CAZZOLATO

[86] LA FAMIGLIA CAZZOLATO

Questa famiglia ha visto nascere il suo cognome in Montebello nella prima metà del ‘500. La sua origine si deve a tale Pietro detto “Casolo” o “Cazolo” come più volte scritto, vissuto alla metà del ‘400 (nel 1469 era già morto). Tale soprannome può derivare tanto dal formaggio, quanto dal mestiere del commerciante di alimentari, il “casolin” appunto, come ancor oggi viene chiamato il dettagliante di cibarie e simili. La successiva trasformazione in –ato, usuale nel Veneto ed ancor più accentuata in Montebello, lo modifica nel definitivo Cazzolato. Uno dei suoi più vecchi componenti porta il nome di Marendolo che si perpetuerà fino alla sparizione da Montebello di questa famiglia che nulla a che spartire con quella dei Marendoli notai. Domenico Cazzolato nel “Balanzon” (1) di metà cinquecento abita nella contrà di Borgolecco ed è al secondo posto, nobili esclusi, nella scala dei più abbienti di Montebello, proprietario di oltre 50 campi. Non sono da meno altre tre famiglie dei Cazzolato che hanno tutte circa 20 campi ciascuna ed abitano nella contrà della Chiesa. L’unica famiglia a non possedere gran che è quella di Nicolò, vicino di casa del più ricco Domenico, titolare di solo 4 campi. Nel 1617 Girolamo è consigliere comunale, nel 1657 lo è Battista. L’estimo del 1665-69 rivela che per i Cazzolato i tempi migliori sono solo un ricordo poiché le loro sostanze si sono ridotte a pochi campi, pur continuando ad abitare nella contrà della Chiesa. Uno di loro riscuote dal Comune un affitto per una casa data all’Arciprete di Montebello. Nessuna altra futura registrazione di documenti in mio possesso segnala la presenza dei Cazzolato in Montebello che pertanto già agli inizi del ‘700 erano assenti dal paese di origine.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: L’origine più probabile di questo cognome è dall’antico mestiere di “casaro”, qui in una ricostruzione di fantasia (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA BRAGHETTI

[83] LA FAMIGLIA BRAGHETTI (SGREVA)

I Braghetti, al pari dei Marendoli, costituiscono senz’altro una delle più antiche famiglie di Montebello. In particolare i primi sono citati in un atto del Trecento come confinanti dei beni dei Della Scala, a quel tempo Signori di Verona e di Vicenza. Nei documenti dell’Ufficio del Registro di Vicenza rogati nei primi decenni del Quattrocento vi si legge spesso il nome di Cristoforo detto “Braga” del fu Bartolomeo. Questo soprannome, con chiari riferimenti all’indumento maschile, sarà accostato ai membri di questa famiglia fino ai primi anni del ‘500, periodo in cui si trasforma in cognome, facendo chiamare “Braghetti” i suoi componenti.
Nel corso della sua storia questa famiglia è sempre stata dotata di grandi risorse economiche, vantando tra i suoi appartenenti notai e persone di spicco nell’amministrazione del comune di Montebello. Verso il 1430 si incontra il notaio Giovanni detto “Zaneto” figlio di Cristoforo del fu Bartolomeo poc’anzi citato. La sua attività si protrae fino oltre la metà del ‘400, ma non è conosciuto l’anno preciso in cui conclude il suo operato, poichè la documentazione dell’Ufficio del Registro prodotta tra il 1457 ed il 1520 è andata distrutta. Si sa che Giovanni detto “Zaneto” ed il fratello Martino hanno l’appalto della riscossione della “Decima” relativa al Comune di Zermeghedo e di buona parte di quello di Montebello. La quota detenuta dai due fratelli è del 50% mentre l’altra metà è di pertinenza dei nobili Regaù. In occasione del suo testamento Martino Braga dimostra una grande generosità sia verso i poveri del paese sia verso la Chiesa di Santa Maria di Montebello, non trascurando la Chiesa di San Bernardino, così chiamata prima di essere dedicata a San Francesco.
Sono numerosi i testamenti dettati dai membri della famiglia Braghetti, e questo fatto è favorito dalla presenza di un notaio tra i componenti della stessa. In quasi tutti questi atti i Braghetti chiedono, dopo la morte, di essere messi nel sepolcro di famiglia esistente all’interno della Chiesa di San Bernardino, ed in segno di riconoscenza e di riverenza verso questo edificio sacro vi fanno costruire all’interno una cappella dedicata a Sant’Antonio.
Purtroppo anche nelle migliori famiglie è immancabile una pecora nera, impersonata da Gaspare Braga che, nel 1503, aiutato dal padre Antonio e dal fratello Nicolò, uccide in una rissa Bernardino e Francesco Chiarello, rispettivamente padre e figlio. L’omicida finisce al bando e la sua famiglia, previo perdono dei Chiarello, deve sborsare ai parenti delle vittime la bella somma di 100 Ducati, che a quel tempo è più o meno il valore di 5 campi.
Il cospicuo numero dei Braghetti rende inevitabile il ricorso ai soprannomi per distinguere l’uno e l’altro ramo, cosicché le mende “Panaro”, “Bedo”, “Mattiello” e “Sgreva” sono spesso accostati al cognome Braghetti. Il soprannome Sgreva appare verso la metà del ‘500 ad individuare il ramo di Gio. Maria Braghetti e nel corso del ‘600 diventa un definitivo cognome.
Il nuovo cognome Sgreva viene utilizzato quindi da questo ramo dell’antica famiglia, mentre il vecchio resiste con il notaio “Mattiello” Braghetti, buon professionista e amabile artista della penna. Cosicché tra il 1627 ed il 1630 convivono in Montebello due notai, Mattiello Braghetti e Giacomo Sgreva, che pochi decenni prima costituivano un’unica famiglia ed un unico appellativo, un altro notaio, Annibale Sgreva roga in Montebello per una decina d’anni alla metà del ‘700.
La lunga serie di consiglieri comunali degli Sgreva inizia nel 1602 con Battista e prosegue nel 1606 con Cristoforo, nel 1614 con Nicolò, e sempre nel 1614 ricompare come consigliere uno dei Braghetti, Gio. Maria. Sempre degli Sgreva è consigliere in Montebello nel 1644 Bartolomeo, nel 1651 Domenico, seguito da Francesco nel 1675. Cristoforo Sgreva, figlio di Gasparo è sindaco di Montebello, nel 1610. Durante i primi mesi della grande epidemia di peste del 1630, Giacomo Sgreva (con Francesco Million e Giovanni Ponza) vince l’asta per la “Decima dei Minudi”, ma sarà lui pure vittima del morbo. Nell’Estimo del 1544-45 le famiglie Braghetti estimate sono cinque ed in quello del 1665 diventano sette, queste però con il cognome Sgreva. A questa ultima data anche l’ultimo dei Braghetti Gio. Maria, (vivo nel 1637) era scomparso.
Nell’estimo seicentesco figura Domenico Sgreva che svolge un’insolito abbinamento di attività di dettagliante: oste e “beccaro”, insufficiente, a suo dire, a garantire sicurezza e benessere alla sua numerosa famiglia composta da 10 persone. Il 18° secolo mostra una minore partecipazione degli Sgreva all’amministrazione del comune cosicché si registrano gravati di questa carica solo Michele nel 1729 e Francesco nel 1760, e tra i due si intercala il notaio Annibale, come già citato in precedenza.
Il secolo si chiude con Ottavia Sgreva che fa parte dello sparuto gruppo dei benestanti Montebellani, con Battista povero colono, con Francesco e Antonio della stessa condizione, con un altro Francesco ed un altro Antonio che di mestiere fanno i postiglioni, ed infine un altro Battista, più sfortunato, tra i questuanti.
Attualmente non figurano abitanti di Montebello, salvo errori, che portano il cognome Sgreva. Pare che gli ultimi siano emigrati nel corso del ‘900 soprattutto verso Vicenza, nell’elenco telefonico della quale compaiono numerosi.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Sfogliando le vecchie documentazioni notarili ci si imbatte frequentemente in lunghissimi conteggi, prove di calligrafia di apprendisti scrivani, alberi genealogici, poesie ed annotazioni che attirano spesso la curiosità del lettore. Ma ciò che appare sulle pagine del notaio Bernardin Mattielli Braghetti desta anche stupore ed ammirazione in chiunque abbia l’occasione di visionare i suoi carteggi. Il citato professionista, durante la stesura dei suoi rogiti, lasciava sempre un angolo di pagina in bianco che provvedeva, in seguito, a riempire con un disegno ad inchiostro, quasi sempre sono figure riprese dai libri di “devozione“. Nel caso di questo suo atto notarile redatto nel 1620 in Montebello vediamo una bella immagine di San Giovanni Battista. Questo notaio fu attivo tra il 1617 e il 1630 (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA BILLO

[82] LA FAMIGLIA BILLO

Bisogna arrivare alla seconda metà del Quattrocento per trovare a Montebello una famiglia con questo cognome: Jacobo figlio di Vitale Billo del fu Francesco.
L’origine del cognome Billo va ricercata dopo il Mille, quando chi portava il nome tedesco Willhelm (Guglielmo) veniva chiamato con questo diminutivo affettivo. Ancor oggi Bill è il diminutivo inglese di William, Guglielmo in italiano. Un’altra scuola di pensiero di chi studia onomastica avverte della somiglianza del diminutivo Bille, derivato da Amabile, che potrebbe, a seguito della cattiva dizione veneta, essersi mutato in Billo.
E’ stato arduo per me ricondurre Billo al nome Guglielmo, per la mancanza di un qualsiasi soprannome ad accompagnare i nomi di battesimo, aggravato dal fatto che nessun Guglielmo esisteva nella genealogia della famiglia. Analizzando poi tutti i nomi dei Montebellani, che non sono riuscito ad accoppiare ad altrettanti cognomi, mi sono accorto che esiste un Francesco figlio di Guglielmo che dovrebbe essere il medesimo Francesco da me indicato nell’albero come capostipite dei Billo.
Alla metà del ‘500 troviamo le 5 famiglie Billo tutte residenti nella Contrà della Chiesa, fianco a fianco con quelle dei Pajarin e dei Nardi, ma nessuna con grosse disponibilità economiche. Circa 120 anni dopo sono 7 quelle estimate dal fisco veneziano e quasi tutte ancora fedeli alla Contrà della Chiesa. Nel 1602 Francesco Billo è il primo e l’unico della famiglia, in quel secolo, ad essere consigliere del comune. Per trovarne un altro con lo stesso incarico bisogna aspettare Giovanni nel 1703, seguito da Giacomo Antonio nel 1755. Nelle liste del Dazio Macina di fine secolo non si legge alcun Billo, salvo un tale Stefano Billa (con la « a » finale) di professione tessaro il cui cognome va verificato.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: La Contrà della Chiesa (o della Cesa) nel XVI e XVII secolo era l’area adiacente alla Chiesa di Santa Maria di Montebello, qui vista dal ‘Brolo‘ dei nobili Sangiovanni, in una ricostruzione a partire da un’antica mappa. Sullo sfondo il muretto della stradella delle Carpane. La Chiesa, a quel tempo, aveva l’abside orientata ad est e l’ingresso era ad ovest. All’interno delle mura che circondavano la Chiesa vi era anche il Cimitero (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA BICELATO

[79] LA FAMIGLIA BICELATO O BIZELATO

Gli appartenenti a questa famiglia, forse di origine cimbra, sono segnalati nella zona della Selva e Agugliana fin dal primo Quattrocento.  Il capostipite è Nicolò Bicele che appare in due documenti rispettivamente del 1423 e 1433. L’origine di questo cognome è da attribuirsi al toponimo cimbro “bizele”, ossia piccolo prato. In alcuni documenti dello stesso secolo, sempre nell’alta collina montebellana, abitano alcune famiglie chiamate dal Prà, che potrebbero essere dei potenziali parenti dei Bicele, nel caso in cui il notaio rogante dell’epoca avesse tradotto in Veneto il toponimo. Come per quasi tutte le famiglie della Selva e dintorni, è assai problematico ricostruirne la genealogia considerati il loro continuo spostamento e lo scarso ricorso ai notai. A chi conosce l’Estimo del 1544-45 salta subito agli occhi come in questo manchi la famiglia Dal Maso, presente anche ai giorni nostri in Montebello e della quale la memoria storica ne fa uno dei nuclei più vecchi del paese. Una delle risposte potrebbe arrivare dai Bicelati, forti del fatto che uno di loro è nominato, sempre nel “Balanzon” (1), Lorenzo dal maso del fu Meneghin Bizelato. Questa è una delle ipotesi che giustificherebbe la scomparsa del cognome Bicelato, assieme ad un’altra che vuole il nuovo cognome Covolato sostituto del primo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Molto probabilmente il cognome Bicelato nasce nell’alta collina montebellana, nella zona di Selva o Agugliana (foto a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

LA FAMIGLIA BELOCATO

[78] LA FAMIGLIA BELOCATO

Cognome di dubbia origine che individua gli abitanti della Bellocaria, toponimo ancor oggi vitale. In verità ho trovato prima i nomi Beloquo e Belocho anzichè Bellocaria, il che mi fa credere che siano stati questi abitanti a dare il nome al sito. Pietro Beloquo figlio di Gerardo appare già in un documento del 1439. Il significato di Bellocaria è poco chiaro e dà adito a spiegazioni, a dir poco, fantasiose.

1) Il vicino paese di Locara un tempo si scriveva L’ochara e indicava il posto dove si allevavano o si trovavano le oche, quindi questa potrebbe essere l’origine di Bellocaria; nel nostro caso il termine è preceduto dalla parola bello che renderebbe il posto ancor più gradito.

2) Altra ipotesi è che derivi da Bel-loco, nel senso di bel posto.

3) Oppure luogo della guerra (dal latino bellum e locus o loca al plurale).

Sono tre le famiglie citate nell’Estimo del 1544-45, ma solo una, quella di Antonio Belocho dimostra di avere delle proprietà di un certo valore. Tra l’altro in questa compilazione si assiste alla trasformazione di Belocho in Belocato o Beluchato. Infatti al suddetto Antonio Belocho del fu Jeronimo sono affiancati gli eredi di Agnolin Beluchato che sono in verità i nipoti di Antonio stesso.
Nel Seicento Battista Bellocato di mestiere fa il falegname e nel frattempo la sua famiglia si è trasferita nella contrà di Borgolecco. Quella di Battista è l’unica famiglia Belocato ad apparire nell’Estimo del 1665-69. Dopo questa segnalazione il cognome sembra essere del tutto scomparso da Montebello.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Ricostruzione della mappa di Montebello del 1544 con i nomi delle contrade dell’epoca (a cura dell’autore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …