IL PONTE DEL MARCHESE

[171] IL PONTE DEL MARCHESE A MONTEBELLO

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Il ponte del Marchese che, attraversando il Torrente Chiampo al termine di Via XXIV Maggio, conduce fuori Montebello centro verso Vicenza, ha una lunga storia. Molto importante per Montebello, questa struttura, è stata più volte riedificata nel corso degli ultimi secoli a causa dei danni subiti dalle frequenti piene del Chiampo. La prima domanda che viene spontanea è: perché viene chiamato così? Chi era questo Marchese? Dalla ricerca del nostro socio Ottorino Gianesato vi presentiamo, questa settimana, una piccola parte della lunga e travagliata storia di questo ponte, legata per molto tempo alla nobile e potente famiglia dei Malaspina.

 

« I MALASPINA RIVENDICANO LA PATERNITÀ DELL’OMONIMO PONTE

Passati alcuni anni dalla costruzione del ponte sul Chiampo, i Malaspina furono costretti a produrre un documento attestante il loro risolutivo intervento nell’edificazione dell’opera stessa e di alcuni altri edifici nelle immediate vicinanze. Probabilmente questo atto, redatto dal notaio montebellano Chiarello Millioni, si rese necessario per fugare alcune obiezioni sollevate dalle autorità vicentine.

Montebello 6 Novembre 1704

In Montebello nella Contrà della Piazza, in casa di me nodaro. Presenti: Batta di Bello del fu Martin e Domenico figlio di Lorenzi Repelle, testimoni rogati. Nel qual loco personalmente costituiti magistro Costante Mantese, marangon, Giacomo Baschiera, muraro, Nicolò Desidera e Bortolo di Grande, et a requisizione del signor Marchese Hippolito Malaspina, dì espressione della pura verità, hanno deposto alla suddetta presenza di me nodaro con suo giuramento prestato “tactis manibus script…(ponendo le mani sui libri sacri — n.d.r.) che il detto signor Marchese Hippolito, in diversi tempi per il passato, ha fatto fabbricare a beneficio della discendenza e primogenitura le qui sottoscritte fabbriche e ciò è cognito per aver essi in parte lavorato in dette fabbriche pronti ad attestar questa verità come meglio comandasse la Giustizia.

– Il ponte sul torrente Chiampo sopra la Strada Reggia costruito dai fondamenti, havendo quello allontanato dalla casa dominicale, che altrimenti se fosse stato fabbricato nel sito vecchio sarebbe stata come sepolta dalle pontare,
– Parimenti aver riedificato la fabbrica detta il Chanevone, fienile portico posto di sopra al mulino in faccia alla casa dominicale con spesa considerabile,
– Una barchessa contigua alla casa dominicale e stalla dei cavalli, diroccate da rotta del torrente Chiampo, alzando il fondo di detta barchessa con quantità di terra più due volte i muri di cinta della corte della casa dominicale gettata a terra dalle rotte del Chiampo,
– Parimenti aver detto Marchese Hippolito alzati gli usci e finestre della casa dominicale e camere dabbasso, et invece di salezà di quarelli fatto far il suo battuto, e ciò per elevar dette camere come sepolte,
Più aver riedificato la casetta del mulin in faccia a detta casa dominicale quella alzando con li molini stessi, e rosta a causa dell’innalzamento dell’alveo del torrente,
Item, un camerino a volto nella suddetta casa.

Chiarello Millioni, nodaro

Ma nonostante tutte le precauzioni prese dal Marchese Malaspina a salvaguardia e sicurezza dei suoi beni, nell’Ottobre 1706 una nuova rotta dell’argine verso Montebello, a monte del ponte, devastò parte dei fabbricati e procurò gravissimi danni alla Strada Regia e ai Quartieri della cavalleria. Il ponte tuttavia non subì danni. Dopo questa data non ho trovato notizie di interventi al ponte del Marchese almeno fino al 1795, quindi circa dopo un secolo dalla sua riedificazione, quando con il “gemello” ponte della Fracanzana dovette essere ricostruito. »

Foto: Il ponte del Marchese in una cartolina postale dei primi anni del Novecento. Dietro il ponte, sulla destra, si può notare l’antica “caneva” dei Malaspina, oggi chiamata “Le Towers” (rielaborazione digitale – APUR Umberto Ravagnani).

Disegno: Il ponte del Marchese Malaspina dopo la ricostruzione del 1692 in un disegno di Ottorino Gianesato.

(Dal libro di Ottorino Gianesato  “MONTEBELLO OSTAGGIO DEI PONTI“)

Ottorino Gianesato
Umberto Ravagnani

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LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

[87] LE FAMIGLIE CHIARELLO E MILLION

Quella dei Chiarello è senza dubbio una delle dieci famiglie storiche di Montebello. E’ facile intuire che il suo nome deriva dal patronimico Chiarello, abbastanza diffuso nel ‘400, favorito dalla diffusione del culto a Santa Chiara di Assisi vissuta nel secolo precedente. Il capostipite è Chiarello del fu Bartolomeo, segnalato in un documento del 1418. Un Chiarello del fu Pietro di Montebello è testimone di un rogito rogato a Vicenza, ma dubito che si tratti di un parente di quello prima citato.
Figura di spicco agli inizi del ‘400 è Antonio detto “Matuscola” di professione notaio. Questo curioso soprannome locale, definisce bonariamente una persona un po’ bizzarra, non certo un soggetto insano di mente. I notai che all’epoca hanno avuto a che fare con questo soprannome si sono divertiti a scriverlo ora Mazuchello, ora Matuchelle ed altri termini, ma Matuscola è l’esatta forma, al punto che diventa un cognome che resisterà, accostato a Chiarello, fino agli inizi del ‘500 dove Chiarello figlio di Antonio è segnalato come Chiarello Matuscola. Nei primi decenni del 1500 nasce un nuovo soprannome a scalzare il primitivo Matuscola e cioè “Million“, (Antonio Matuscola detto “Million“), nome questo che sarà acquisito da un un ramo dei Chiarello e che sopravviverà fino ai giorni nostri al pari di Chiarello stesso. Il secolo menzionato non si apre sotto i migliori auspici per i Chiarello, poichè nel 1503 Bernardino e Francesco, padre e figlio, muoiono in una rissa sotto i colpi di Gaspare Braga, che per questo verrà bandito da Montebello. L’omicida farà ritorno al suo paese solo dopo il “perdono” dei Chiarello ed un congruo risarcimento di 100 Ducati d’oro.
Nel “Balanzon” (1) cinquecentesco i Chiarello ed i Million sono estimati in posti diversi, nella contrà della Centa i primi, in quella di Borgolecco i secondi, quasi a voler confermare la separazione avvenuta anche nel cognome. Gli eredi di Francesco Chiarello, Guglielmo del fu Agnolo, Francesco del fu Antonio notaio detto “Rosso” e Bernardino del fu Antonello sono tra i più abbienti del paese, al punto che solo Melchiore Veronese e qualche notabile di Vicenza possono vantare pari ricchezze in Montebello. Antonello padre di Bernardino altri non è che il fratello e figlio delle vittime del fattaccio appena narrato. Complessivamente i patrimoni dei quattro Chiarello, di cui sopra, sono estimati quasi 4.000 Ducati e ben 11 le famiglie (Chiarello e Million) iscritte nei ruoli del fisco veneziano. Chiarello Camillo è attivo come notaio, nel suo studio in contrà della Piazza, per quasi 50 anni a cavallo del Cinquecento con il Seicento; lunga vita la sua, ma più breve di quella del notaio Francesco Million che, in Montebello prima e soprattutto in Vicenza poi, esercita la professione per ben 63 anni. Tra i due si inseriscono altri uguali professionisti ossia Giacomo Million, Matteo Chiarello, Chiarello Million (o Millioni come altre volte scritto). In un rogito del notaio di Montebello Bernardin Brunello, si legge che nel 1662 Antonio Million è debitore verso Chiarello Million di 100 Ducati d’oro per una condanna criminale subita in precedenza (risarcimento danni e cauzione). Non è specificato il reato. Nell’anno 1630, quello della terribile epidemia di peste, sono consiglieri comunali Chiarello e Gio. Maria Million, mentre Zaccaria Million lo è nel 1657, nel 1661 Tomaso Chiarello, nel 1669 Giacomo Million, nel 1671 Sebastiano Million, nel 1705 Marco Million, nel 1727 Antonio Million. Appare evidente da questa elencazione come col passar degli anni la famiglia Chiarello sia praticamente scomparsa da Montebello. Sono sei (tre per parte) i nuclei estimati nella seconda metà del ‘600 dei Chiarello e dei Million. Alla fine del settecento non compare alcuna famiglia Chiarello nelle Liste del Dazio Macina. In queste elencazioni nessuna famiglia Million fa parte né dei benestanti, né dei mediocri o medi, tutte quelle descritte appartengono alla folta schiera degli “infimi” (1.836 abitanti in Montebello su 2.391). Tra gli “infimi” si trova infatti la famiglia di Antonio Million di professione colono, come lo è Giuseppe Million, un altro Antonio Million, i fratelli Giovanni e Domenico Million invece fanno di mestiere i “saltari” (guardie campestri), Bortolo Million il tessitore.
Attualmente i cognomi Chiarello e Million sono presenti in Montebello, ma se per i secondi non vi è dubbio che siano i discendenti dei Million in oggetto, per i primi resta tutto da verificare in considerazione che il cognome Chiarello è nato anche in altri paesi in tempi più o meno paralleli.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il patronimico Chiarello deve la sua origine al culto, molto diffuso nel Quattrocento, di Santa Chiara D’assisi che si festeggia l’11 Agosto. L’icona rappresenta un episodio della vita della Santa, attestato dai processi per la sua canonizzazione. Si racconta che Santa Chiara, inferma nel letto, avesse bisogno di una tovaglietta, ma non essendoci chi gliela portasse, le si avvicinò un gatta, cominciò a tirare e trascinare la tovaglietta per portagliela come poteva. Ma la Santa la rimproverò perché la gatta la trascinava per terra. Allora la gatta, come se avesse compreso, cominciò ad avvolgere la tovaglietta perché non toccasse a terra e gliela portò. (a cura del redattore).

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NOTAIO CHIARELLO CAMILLO (1)

[85] I NOTAI DI MONTEBELLO NEL SEICENTO
Notaio CHIARELLO CAMILLO del fu MARC’ANTONIO (attivo tra il 1570 e il 1620, prima parte)

Riportiamo qui un estratto di alcuni atti notarili rogati a Montebello, nelle date indicate, dal Notaio Chiarello Camillo del fu Marc’Antonio che risulta essere domiciliato in Contrà della Piazza (corrispondente all’attuale Piazza Italia N.d.R.). Nel Fondo dei Notai defunti, presso l’Archivio di Stato di Vicenza, sono presenti 12 volumi di atti rogati da Chiarello Camillo. Nel 1600 Montebello aveva una popolazione di circa 2000 abitanti e furono attivi ben 25 Notai, addirittura 7 contemporaneamente nel biennio 1690-1692. Tale abbondanza di Notai nel corso del Settecento si riduceva lentamente, tanto che nel secolo successivo la figura di questo professionista scompariva nella maggior parte delle piccole e medie comunità. Attualmente in provincia di Vicenza i Notai sono presenti in meno di 30 Comuni.

17 DICEMBRE 1600 ALESSANDRO REGAU’ è il Vicario di Montebello.
ANNO 1601 GIROLAMO PALMIERI è detto “pignata”.
5 MARZO 1601 Frà MARCO GUGLIELMO è Padre Guardiano nel Convento di S. Francesco.
ANNO 1601 Il Rev. BELLISARIO MAGISTRELLI, Prevosto nella Chiesa di Santa Maria di Montebello, “recupera” una pezza di terra da FRANCESCO CASTELLAN, posta nella Contrà delle Bassure alla Miera (Mira).
ANNO 1601 SILVESTRO BRAGHETTO è “ciroicho” (medico che pratica i salassi).
ANNO 1601 GIACOMO BRUSCO fa l’oste.
ANNO 1601 In un atto si legge: Contrà del Prà Buso alla Selva.
ANNO 1601 GIO. BATTA FASOLATO è detto “Vanzan“.
ANNO 1601 Dopo la morte di ZANDOMENGO ORBANOTO gli eredi fanno la divisione dei beni, nella Contrà dell’Agugliana ossia degli Orbani. Una porzione di casa è detta “la cosina” (cucina).
ANNO 1601 Nella Contrà del Maso, alla Selva,  una pezza di terra è detta “il Bertusan”.
ANNO 1602 Nella Contrà del Legnon appresso la Fossa del Legnon.
15 GENNAIO 1602 Il Conte VICENZO BRASCO riceve in questa data la dote della moglie CATERINA SANGIOVANNI, ossia 3500 Ducati.
ANNO 1602 Tre paia di scarpe “da homo” sono stimate 8 Troni (Lire).
16 GIUGNO 1602 Si riunisce il “clan” dei BILLO, una delle famiglie più numerose di Montebello,  per spartirsi l’eredità  del loro parente VIAL BILLO morto senza eredi diretti.  Questi i partecipanti: ZUANE del fu ZAMARIA BILLO, GREGORIO del fu AGNOLO BILLO, PELLEGRIN del fu GIACOMO BILLO, GASPARO e FRANCESCO del fu GERONIMO BILLO, GIACOMO figlio di donna PASQUA BILLO, ZAMARIA BILLO.
29 DICEMBRE 1602 In piazza, sopra il balcone della bottega di ANTONIO GRESTA, “merzaro” si redige un atto notarile (non sarà l’unico scritto in questo posto insolito – n.d.r.) avente come parti interessate alcuni clienti del commerciante.
28 APRILE 1603 Nella lite scoppiata tra MORANDIA del fu LODOVICO BRAGHETO e CATERINA del fu GIACOMO DANESATO (mio avo – n.d.r.) moglie di EVANGELISTA TANFURINI da Valdagno, la prima ha la peggio restando ferita. Inevitabile la denuncia contro CATERINA che si vede condannata a pagare un risarcimento di 50 Troni (Lire).

Continua …
Ottorino Gianesato
(Fondo dei Notai defunti – Archivio di Stato di Vicenza)

Figura: Il sigillo tabellionato che il notaio Chiarello Camillo inseriva nei documenti che produceva (a cura del redattore).

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SPEDIZIONE PUNITIVA

[84] SPEDIZIONE PUNITIVA CONTRO STEFANO GUALDO

Domenica 21 novembre 1540 i sottoscritti sediziosi uomini, suscitatori di tumulti, in vilipendio del magistrato della Giustizia, convocati dal Decano e dai consiglieri, querelati con altri parecchi uomini di Montebello. Poiché suonata la campana a martello e armati con armi di vario genere si recarono in certe terre di Stefano Gualdo (contrà dei Vegri e delle Isole) nelle pertinenze di Montebello sul torrente Guà. (Qui) il Gualdo aveva fatto costruire un argine per riparare le sue proprietà che fu distrutto dai sediziosi.

Il processo fu istruito il 26 Novembre 1541 contro:

Jacobo del Prete già Decano (1) di Montebello,
Mio Repele, consigliere
Jacobo Nardi, consigliere
Tomeo Pissolato, consigliere
Iseppo Zardo, consigliere,

e gli uomini: Nicolò Vivian, Gio. Maria Braghetti, Nicolò Miolato, Jacobo Chiarello, Vincenzo Prosdocimi, Petrino Reguxi, Jeronimo Grattonato, Clemente Miolato, Mio Cazzolato, Zanino Bacho, Battista Bedo (Braghetti), Francesco Contessa, Battista Grattonato, Menego Gallo, Guglielmo Zugador.

Mio Repele e Tomeo Pissolato furono banditi per 10 anni.
Nicolò Vivian, Gio. Maria Braghetti, Nicolò Miolato, Mio Cazzolato, Menego Gallo furono banditi per 5 anni. La rifusione del danno fu stabilita in 100 Ducati.

Ottorino Gianesato (BBVi – RASPE CRIMINALI del ‘500 – Busta n° 1129 sentenze dal 1541 al 1545)

Note:
(1) Il Decano era la persona più anziana per età o per nomina nelle assemblee comunali (N.d.R).

Figura: Ricostruzione di fantasia dell’episodio, successo vicino a villa Gualda, allora di proprietà di Stefano Gualdo (a cura del redattore).

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