GRAN PREMIO CESARE FRACCARI

[245] 1952 GRAN PREMIO “CESARE FRACCARI”


Alla fine di giugno del 1952, come da tradizione centenaria, Montebello si preparava a celebrare la tradizionale Festa di San Giovanni. In quell’occasione il benemerito montebellano CESARE FRACCARI, generoso benefattore dell’Ospedale San Giovanni Battista (oggi Casa di Riposo), che da decenni teneva alto, come animatore e promotore di competizioni sportive, il buon nome del nostro paese, volle organizzare una corsa ciclistica valevole quale prova di Campionato Regionale per Dilettanti Seniores-Juniores. La gara prevedeva un percorso di Km. 167,400.
Cesare Fraccari, grand’ufficiale del lavoro (commendatore), da molto tempo residente a Milano dove gestiva il suo “Banco dei Metalli Preziosi S.p.A” e dove si era imposto per la sua attività, non aveva dimenticato la nativa Montebello. Riprendendo una tradizione sportiva che risaliva a prima della guerra, regalava domenica 29 giugno 1952, ai suoi concittadini, una corsa ciclistica tra le più belle dell’anno. Per l’occasione, faceva conoscere Montebello ai suoi amici del Rotary Club di Milano che portava sempre con sé. La competizione, con partenza e arrivo a Montebello, prevedeva molti premi importanti:

60.000 Lire di premi individuali;
– una coppa in argento massiccio Gran Premio “Coppa Cesare Fraccari” del valore di 50.000 Lire da assegnare ai migliori classificati entro i primi 5 arrivati;
– una coppa in argento massiccio Gran Premio “Coppa Cesare Fraccari” del valore di 30.000 da assegnarsi alla società avente il maggior numero di arrivati in tempo massimo;
– una coppa in argento massiccio Gran Premio “Coppa Cesare Fraccari” da assegnarsi al corridore 1° classificato che avesse segnato il miglior punteggio sulle salite di Lusiana e Passo Xon;
– Lire 4.000 al secondo classificato;
– Lire 2.000 al terzo classificato.1

Le coppe in argento massiccio erano tutte di produzione della “Metalli Preziosi S.p.A.” di Cesare Fraccari & C.2

Ecco, in una breve sintesi, la cronaca della corsa dal Giornale di Vicenza del 2 luglio 1952: « Il percorso era stato studiato per promuovere una severa selezione. Le previsioni erano queste: gruppo compatto fino a Marostica, quindi una prima selezione sulla lunga ma non molto dura salita che conduce a Lusiana. La corsa si sarebbe dovuta decidere sull’altra salita più breve, ma più faticosa anche per la distanza, di Passo Xon. I concorrenti si sono incaricati di rovesciare queste previsioni, nel senso che già prima di Bassano si erano fatti avanti i migliori, che sono rimasti insieme o molto vicini nelle salite, e hanno poi raggiunto il traguardo in piccolo gruppo mentre gli altri erano lasciati lontani stroncati dalla classe superiore dei primi e stancati anche dal caldo tremendo. La corsa è stata caratterizzata da tre successive fasi. Il via alla prima di queste fasi è stato dato subito dopo il passaggio da Vicenza di Pavaro che allunga e guadagna duecento metri. Nella sua scia si incollano Meneghini, Coltro, Furlan e Pagliarin i quali raggiungono il fuggitivo, passano nell’ordine al traguardo a premio di Cittadella. A Bassano, dove di nuovo passa per primo Meneghini, i cinque sono ancora in fuga, ma si fanno sotto Frighetto, Pavaro, Uliana e Tognon sulla salita per Lusiana, seconda fase: Pagliarin lascia i compagni e tenta una bellissima fuga che continuerà per più di cinquanta chilometri, guadagnandosi il premio in palio per il miglior scalatore della corsa. Al traguardo della montagna di Lusiana Trombin e Conte passano a due minuti da Pagliarin, quindi a brevi intervalli seguono Pavaro, Furlan, poi Modena e Uliana, poi Tognon e Tormena mentre più staccati sono Meneghini, Girardi, Righetto, Bertozzo e altri. Nella discesa i coraggiosi Favero, Trombin e Furlan devono arrestarsi per guasti e così in testa si forma – terza e ultima fase – un gruppetto di cinque corridori all’inseguimento di Pagliarin. Essi sono Conte, Modena, Tognon, Uliana e Tormena. Dopo Thiene il fuggitivo, un po’ provato, rallenta e si lascia raggiungere. Sulla salita di Passo Xon passa primo Tormena e Pagliarin, che segue al terzo posto a breve distanza, conquista anche il premio della montagna. Discesa vertiginosa verso Recoaro il nostro ciclista Girardi compie prodigi di abilità e verso Valdagno dove Uliana vince il premio di traguardo. Le posizioni non mutano fino a Montebello. Qui grande folla – tra cui sono 230 milanesi che hanno accompagnato il gr. Uff. Fraccari – attende l’arrivo. Uliana batte facilmente i cinque compagni; gli altri giungono con distacchi assai sensibili. Ottima l’organizzazione, curata da dall’U.S Giuseppe Cederle di Montebello, dal suo presidente Pietro Clerici e dal segretario rag. Mario Zanin. La corsa è stata seguita dal commissario dell’U.V.I. Adriano Pittarin e dal Presidente di giuria Spartaco Avanzini. »3

Per la cronaca il trevigiano Uliana vinse la gara di 167,400 Km. per la coppa “Cesare Fraccari” alla media di 34 orari.

Foto:
1) Cesare Fraccari si prepara a dare il via alla corsa in Piazza Italia a Montebello (APUR – Elaborazione grafica Umberto Ravagnani).
2) Busta, spedita il 23-04-1952, contenente un pieghevole pubblicitario relativo alle varie lavorazioni effettuate dalla società “Metalli Preziosi S.p.A.” di Cesare Fraccari & C. (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Note:
1) Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, “Gran premio Cesare Fraccari: valevole quale prova di campionato regionale per dilettanti Seniores-Juniores, U.S. Giuseppe Cederle Montebello Vicentino, 1952.
2) La Società per azioni “Metalli Preziosi S.p.A.” di Cesare Fraccari & C. aveva la sede centrale in Via Mercanti e lo stabilimento metallurgico in Via Voghera, sempre a Milano. Aveva, inoltre, filiali a Valenza, Genova e Roma, una consociata a Verona e vari rappresentanti a Torino, Firenze e Palermo.
3) Riassunto dal Giornale di Vicenza del 2 luglio 1952 (Emeroteca della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza).

Umberto Ravagnani

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SANTA MARIA DI MONTEBELLO (2)

[147] LA CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEBELLO (Seconda parte)

Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesa Prepositurale di Montebello.

« Ai primi di gennaio del 1798 la chiesa, ormai giunta al coperto, fu benedetta dal M. R. Don Celestino Bonvicini nativo da Montebello, ma da alcuni anni Arciprete Vicario Foraneo di Montorso. Il 14 dello stesso mese il SS. Sacramento, fino allora conservato nel tempio di S. Francesco, che per qualche tempo servì da parrocchiale, fu solennemente trasportato nella nuova chiesa, la quale, nell’agosto dell’anno medesimo, accolse nel suo coro la fredda salma del Prevosto Francesco Scortegagna. Questi fu il più fervente ispiratore dell’attuale prepositurale e l’ultimo dei defunti inumati in chiesa, perchè, dopo di allora, le leggi lo vietarono. Quando all’inizio del 1798 fu benedetto il nuovo tempio, mancavano al completo i lavori di abbellimento, i quali furono eseguiti nel corso del secolo passato.
Ed ora diamo uno sguardo a questo monumento, simbolo della viva fede e della sincera pietà dei Montebellani. La monumentale facciata di stile classico, eretta nel 1874, durante la reggenza del Prevosto Don Vittore Porra, è opera dell’architetto Zimello di Vicenza. Essa è decorata da quattro svelte semicolonne e coronata da un frontone portante sul culmine la statua dell’Assunta, augusta patrona del tempio, e ai lati S. Rocco e S. Daniele compatroni della parrocchia. Queste statue sono opera dello scultore Squarise da Vicenza. Nel mezzo del timpano, e cioè poco sopra della cornice modiglionata della trabeazione, si apre una piccola finestra semirotonda, con raggi, raffigurante un sole nascente, Ai lati della porta, in due nicchie, fra le semicolonne, sono i gruppi statuari dell’Angelo Custode e dell’Arcangelo S. Michele in atto di colpire Lucifero che gli stà sotto ai piedi. Queste opere sono dello scultore Saitz, al quale si devono pure i tre mezzi rilievi che figurano nella parte superiore della facciata e che rappresentano la Natività del Redentore, Gesù che scaccia i profanatori dal tempio, e l’Adorazione dei Magi, lavori di bella fattura. L’interno del tempio, di stile neo-classico con paraste e trabeazione d’ordine corinzio, fu architettato da Giorgio Massari di Vicenza, ed ha una sola navata con sei cappelle laterali corrispondenti ad altrettanti altari, ed il coro dove si innalza l’altare maggiore. Il primo altare, a destra di chi entra, è dedicato alla Vergine del SS. Rosario, la quale è raffigurata nella pala di notevole pregio dipinta dal Maganza nel 1583. Il secondo altare è dedicato alla Madonna detta comunemente Madonna di Montebello. Esso è quello stesso che una volta figurava nel coro della soppressa chiesa del Corpus Domini di Vicenza, e che fu acquistato con il denaro che, ad onore della Vergine, aveva legato Antonio Bevilacqua, per cui nello scudo posto sul frontone dell’altare stesso si legge questa iscrizione: « D. O. M. Privatae hoc pietatis opus-gratum erga Deiparam cultum et obsequium testatur – anno MDCCCXI ». In origine però l’altare non era come oggidì. Infatti lateralmente aveva le statue marmoree dei Santi Agostino e Francesco di Sales, le quali posavano su due piedestalli in marmo di Carrara con specchiature in diaspro di Sicilia, ed inoltre l’arcata fra le due semicolonne era aperta e ciò per lasciar vedere il tabernacolo anche alle monache che al di là avevano il loro coro privato. Quindi l’altare a causa delle sue dimensioni prima di essere posto nella cappella dedicata alla Vergine dovette subire una notevole riduzione. Perciò le statue dei Santi Agostino e Francesco di Sales, lavoro di Giovanni Cassetta, parente del Marinali, furono poste ai lati dell’altare maggiore nel coro; ed il parapetto, lavoro di pregio attribuito al Marinali, ora adorna quello del SS. Crocefisso. Infine l’arcata, ad eccezione di una piccola nicchia necessaria per accogliere l’imagine della Madonna, fu chiusa in cotto. Si ebbe cosi una bruttura che, per qualche tempo, si credette mascherare con una raggera di legno dorato, la quale circondava per intero la nicchia. Ma purtroppo quella decorazione invece di rimediare allo sconcio, mise in maggior rilievo la stonatura per cui da tutti fu deplorato lo stato nel quale venne a trovarsi l’altare, che, solo nel 1885 fu ridotto a belle forme dallo scultore Francesco Cavallini di Pove. Questi seppe mirabilmente superare il compito prefissosi dandoci un’opera veramente artistica tanto da essere giudicata nel suo assieme, lavoro di primo getto.
In quella occasione furono levate dall’imagine (sic!) della Madonna, la quale è scolpita per intero in legno di tiglio e sta seduta col Divin Pargoletto sulle ginocchia, le vesti di seta e di broccato di cui nel 1700 era stata rivestita. Quindi la statua una volta ripristinata nelle antiche dorature delle vesti e del manto, come richiedeva lo stile dell’epoca a cui appartiene, essendo stata eseguita nel 1400, apparve in tutta la sua bellezza senza pari specie nei panneggiamenti delle vesti e nell’espressione del volto. All’esterno della nicchia, alquanto ingrandita, girano marmoree floreali decorazioni, mentre nell’interno, ai lati del piedestallo, sopra cui posa l’imagine della Vergine, stanno genuflessi due Angeli in raccolto atteggiamento di preghiera. Gli altri due Angeli che posano sul frontone sono lavoro di Giovanni Cassetta. Le innovazioni apportate all’altare ed all’immagine della Madonna diedero luogo ad una festa veramente grandiosa, la quale culminò nel trionfale trasporto della statua della Vergine, dalla chiesa di S.Francesco, dove era stata privatamente collocata, a quella prepositurale. Ciò avvenne il 26 aprile 1885, giorno in cui fu pure istituita la festa quinquennale ad onore della Madonna di Montebello (1), festa che da quei tempi seguì regolarmente fino al 4 maggio del 1930, giorno in cui tanto l’immagine della Vergine come quella del Divin Pargoletto furono incoronate da S.E. Monsignor Ferdinando Rodolfi Vescovo di Vicenza. Il lavoro delle corone fu eseguito dall’orafo Cesare Dainese nativo di Montebello e residente a Verona. » (Continua…)

Umberto Ravagnani

Note:
(1) L’imagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della Concezione. E’ da supporre quindi che un tal nome le sia stato dato subito, o poco dopo che, nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione, oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva portare un tal titolo. Il lavoro della statua eseguito come sappiamo nel 1400, lascia libero campo di poter abbracciare tanto l’una che l’altra delle due ipotesi. Quando nel 1834 Mons. Cappellari Vescovo di Vicenza compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, giustamente osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una imagine effigiata nelle forme che si descrissero, per cui da quel tempo, anche fra il popolo andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto la Nostra Madonna senza altri aggiunti, fintantochè nel 1885 la si disse Madonna di Montebello, titolo che conserva tuttora e che consuona con quello antico della parrocchiale dedicata a S. Maria: « Sancta Mariae de Montebello ». L’imagine della Madonna fu portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. Essendochè in quella occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia, ogni qualvolta il popolo venne a trovarsi in simili necessità ricorse fiducioso alla Vergine, la quale, quasi sempre esaudì le fervide preci dei Montebellani.

Foto: Interno della Chiesa di Santa Maria a Montebello (APUR – Umberto Ravagnani – 2010).

Per chi volesse approfondire l’argomento sono disponibili i seguenti volumi del prof. LUIGI BEDIN:
L. BEDIN, Santa Maria di Montebello, Vol I, 2011, Montebello Vicentino;
L. BEDIN, Santa Maria de Montebello, Vol II, 2018, Vicenza;

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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