MONTEBELLANI DEL PASSATO (1)

[176] PERSONAGGI MONTEBELLANI DEL PASSATO
IL QUARTIER MASTRO GIO.MARIA GUELFO

Durante il dominio della “Serenissima” il QUARTIER MASTRO o “appaltatore” era generalmente il militare graduato preposto alla direzione di una caserma. A esempio nei primi anni del ‘700, fu il Capitano Camillo Trissino a ricoprire questo incarico presso il quartiere della cavalleria di Vicenza, ubicato a un tiro di schioppo da Porta Castello. Così non avveniva negli altri quartieri minori dislocati nella provincia, come quello di Montebello, dove invece, da molto tempo, era un privato cittadino a prendersi cura degli edifici militari presso i quali fornire assistenza alle truppe stanziali o in transito. Oltre che all’alloggio dei soldati il compito principale era fornire il fieno necessario all’alimentazione degli animali da tiro o da sella al loro seguito.
Nell’inventario del 1715 (venivano redatti ogni 5 anni) si legge che a Montebello nei quartieri qui presenti esistevano 55 poste per cavalli distribuiti in 3 stalle. La più grande chiamata “lo stalone” era ubicata lungo la Strada Regia (1), poco distante dal Ponte del Marchese. Nel “quartierettoc’era una delle altre stalle.
Si sa che nel 1659, ancor prima che fosse completato “lo stalone”, a Montebello si era insediato il quartiermastro Antonio Zampieroni. A lui era subentrato Domenico Valentini che nel 1669, terminato il previsto mandato quinquennale conferitogli dalla Magnifica Città di Vicenza, passò il testimone a Giacomo Malacarne (nel 1675). Lo stesso Domenico Valentini fu riconfermato, in seguito, per un altro lustro.
Nel 1685, nuovo “appaltatore” o quartiermastro di Montebello fu nominato Gio.Maria Sgreva, seguito, alla fine del mandato, da Nicolò Desidera.
I documenti consultati evidenziano che, tra i quartiermastri, quello che rimase più a lungo in carica fu certamente GIO.MARIA GUELFO. Infatti ebbe in gestione i quartieri di Montebello in società con Gio.Maria Albertazzi. Per poco tempo però poiché, in seguito, sarà il solo Guelfo a prendersi cura della gestione dei siti militari in Montebello. Ironia della sorte, l’insediamento iniziò nel 1692, anno ricordato per la terribile alluvione del torrente Chiampo che colpì duramente soprattutto i fabbricati del marchese Malaspina. Le successive escrescenze del torrente Chiampo del 1702 e del 1710 provocarono danni ingentissimi allo “stalonee misero in rotta di collisione il quartiermastro Guelfo e la Magnifica Città di Vicenza. Dopo tre mandati consecutivi Gio.Maria Guelfo gettò la spugna e in quell’occasione non gli venne pagato l’ultimo salario. Generalmente il compenso annuo dei quartiermastri era di 120 Ducati, ma non mancò chi in seguito accettò l’incarico anche per una cifra minore come Domenico Collalto (110 Ducati) o come Paolo Cenzati che si candidò per un compenso di soli 60 Ducati.
In precedenza la gestione di Gio.Maria Guelfo fu guastata da alcune diatribe con la pubblica amministrazione. Fu accusato di aver fatto sparire alcuni utensili e di non aver attuato le manutenzioni necessarie per un danno allo stato di Lire 595 e Soldi 2 (poco meno di 100 Ducati). Il quartiermastro replicò affermando che era lui invece il vero danneggiato per il mancato pagamento da parte delle truppe tedesche in transito nel 1705, nonché della sottrazione del foraggio attuata dalle stesse entrando furtivamente dalle finestre nelle stalle dei quartieri. Ulteriore fieno era stato asportato dalla Compagnia del Capitano veneziano Fusi che con la forza era entrato nel “quartier grande” disperdendo poi circa due carri e mezzo di foraggio.
Inoltre, dopo l’ultima alluvione, era passato per Montebello il Capitano Carrara che aveva trovato alloggio nell’osteria di fronte allo “stalone”. Essendo “l’appaltadore” tenuto a fornire il fieno ai soldati fuori del quartiere militare, questi ultimi avevano sequestrato il figlio del Guelfo nell’osteria sottraendogli con la violenza 18 Lire.
Si conoscono, soprattutto grazie agli atti notarili, i nomi di alcuni quartiermastri che si insediarono nei quartieri di Montebello alcuni anni dopo Gio.Maria Guelfo. Tra questi Amadio Dall’Acqua per rinuncia di Domenico Collalto, Carlo Bonvicini figlio del notaio Antonio e in seguito Bortolo Bolcato (1769).

(Dal libro di Ottorino Gianesato  “MISCELLANEA MONTEBELLANA“).

Note:
(1) All’epoca la cosiddetta Strada Regia, che da Vicenza conduceva a Verona, passava per il centro abitato di Montebello Vicentino.

Foto: La caserma de « li quartieri » detta anche lo ‘stalone’, con gli archi originali, all’interno di Villa Valmarana-Boroni-Zonin (APUR – Umberto Ravagnani 2004).

Umberto Ravagnani

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto…

LA STALLETTA DEL VICARIO (1)

[55] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (Prima parte)

Questa modesta e breve ricerca ha preso vita soprattutto grazie alla Busta n° 603 Calto n° 46 esistente presso l’ARCHIVIO TORRE della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. Processetto concernente supplica della Comunità di Montebello per disfare certa stalletta vicino al Vicariato e riedificarla in altro sito”. Alcuni passi sono stati tratti da alcuni documenti esistenti presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello, in particolare la Convicinia del Consiglio dei 60 del 14 Settembre 1681 (già pubblicata nella sua forma originale a stampa nell’opera edita nel 2001 a cura di Vantini – Dainese – Agnolin “Dalla Mansione del Tempio alla Casa di Riposo San Giovanni Battista”) e da me trascritta. Altre ulteriori particolari informazioni provengono dall’Archivio di Stato di Vicenza, ossia dal fondo Notai Defunti e dal Corpo Territoriale dello Stato.

 Il 14 Aprile 1656 il consiglieri comunali di Montebello, facendo riferimento ad una passata sessione del Consiglio dei 60 (9 Dicembre 1650), nominarono procuratore della comunità il Rev. Gio. Maria Zanni, dottore in Sacra Teologia e predicatore. Con questa investitura Il religioso fu incaricato a recarsi nella città di Venezia, dovendo in quella sede intercedere presso il Serenissimo Principe affinchè fosse concesso al Comune di Montebello di tenere un mercato nei giorni di mercoledì di cadauna settimana (dovevano essere un riconoscimento e un permesso ufficiali perché, in verità un documento della seconda metà del ‘500 fa credere che già allora si tenesse il mercato sempre nel giorno di mercoledì). Tutto lascia supporre che Il permesso sia stato concesso poichè qualche lustro più tardi si presentò il grave problema di rendere più spaziosa la modesta piazza per potere ospitare meglio e in maggior numero i banchi del mercato. Una delibera del 14 Settembre 1681 del Consiglio Comunale autorizzò l’allargamento della piazza mediante la demolizione di alcune casette di proprietà del Pio Ospitale di San Giovanni che esistevano tra la cosiddetta “porta grande” che portava alla chiesa ed il muro della casa del Vicariato. Proprio la corte, la stalla, la tezza, il pozzo ed il forno del Vicariato rimasero gli ultimi ostacoli presenti nella piazza ad impedire la creazione di uno spazio più armonico e grande. Gli amministratori comunali montebellani erano consapevoli che la demolizione delle casette, se non accompagnata dal contemporaneo abbattimento dei suddetti manufatti, ben poco avrebbe giovato. Quindi per ottenere questo risultato già nel 1677 i consiglieri avevano dato inizio alla costruzione di una nuova stalla nel retro del palazzo del comune lungo la Contrà di San Francesco, proprio a due passi dal “Quartier Piccolo” dei soldati della cavalleria veneziana. Il nuovo edificio sarebbe stato offerto al Vicario in sostituzione di quello da demolire da lui usato fino a quel momento.

Continua con la seconda parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione della piazza di Montebello nel 1683, con la stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (da un disegno dell’epoca, l’originale del quale si trova alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …

I MARINAI DI MONTEBELLO

[44] MONTEBELLO E I SUOI “MARINAI” D’ALTRI TEMPI
Le prestigiose posizioni di vertice, raggiunte dalle Antiche Repubbliche Marinare di Genova e Venezia nell’economia, nel commercio e nella politica, furono in gran parte merito delle navi da guerra e da carico che i rispettivi cantieri seppero costruire con la valente esperienza dei loro “mastri d’ascia“. Una delle imbarcazioni che dominò le rotte del Mediterraneo fu la galea o galera, varata in diversi allestimenti a seconda dell’utilizzo. La galea sottile o da combattimento, fabbricata solo nell’Arsenale di Venezia e armata con 15 pezzi d’artiglieria, era lunga una cinquantina di metri ed il suo avanzamento nel mare era favorito dalle vele e soprattutto dai rematori presenti in 162 unità, il numero dei rematori, nel 1593, fu portato a 192, ossia 144 forzati e 48 volontari detti “di libertà o di rispetto“, con il rapporto di tre forzati per ogni volontario. Nel 1545 l’autorità della marina veneziana tentò di sostituire i rematori volontari con i forzati prelevati dalle carceri. Ciò contribuì certamente a migliorare il sovraffollamento delle prigioni, ma è altresì vero che la fiotta non potè mai contare su di una quantità adeguata di vogatori. Allora, per sopperire a questa mancanza, la Serenissima ricorse periodicamente alla “leva” di centinaia di rematori reclutati sulla terraferma. Tutti i comuni infatti erano obbligati, tra le altre “gravezze” come la fornitura di fieno alla Cavalleria, a tenere un elenco di nominativi di potenziali rematori da utilizzare all’occorrenza sulle galee. Dopo l’estrazione a sorte i neo marinai, venivano pagati in parte dal comune di provenienza ed in parte dalla Serenissima, ad imbarco avvenuto presso il porto di Venezia. Dalla modesta documentazione arrivata ai nostri giorni, si conosce che il 24 Febbraio 1538 (atti del Notaio Daniele Roncà di Montebeilo) Marco di Jacobo dal Prà, abitante alla Selva, fu estratto “per servire al remo” di una galea della fiotta veneziana, per 4 mesi. Nei racconti di chi già aveva vissuto questa dura e difficile esperienza, appariva evidente quanto problematica fosse la permanenza sulle navi. Durante la navigazione, a chi non partecipava alla voga con forza e sincronismo, venivano distribuite nerbate a non finire dall’aguzzino di turno. Il vitto poi era sempre scarso e scadente, anche se ancor peggio stavano i rematori forzati la cui razione giornaliera consisteva in 5 once di pane o galletta, una ciotola di minestra di riso o legumi, acqua ed una tazza di vino. Solo in occasione delle feste di Pasqua, Natale e dei patrono San Marco, venivano distribuiti un po’ di carne ed un boccale di vino. La promiscuità, la fame, la fatica e le sofferenze di ogni genere erano causa della morte del 60% dei forzati, ed i rematori liberi non se la passavano poi tanto meglio. Il citato Marco dal Prà, per evitare l’arruolamento, cercò un sostituto tra i compaesani non estratti a sorte e lo trovò in Michele del fu Bernardo Castegnaro a cui offrì 16 Ducati, con versamento di ulteriori 2 Ducati da pagarsi ai parenti per ogni mese ulteriore passato sulla nave. L’accordo redatto dai Notaio Roncà non andò a buon fine, ne è prova che il 3 Marzo successivo Marco dal Prà trovò un nuovo sostituto in Sebastiano Pelizzon del fu Jacobo il quale acccettò per la nuova e più vantaggiosa cifra di 19 Ducati e 2 Soldi per ciascun giorno in più, somma pagabile in Marcelli d’argento (monete del valore di 10 soldi ossia mezza lira). In un elenco del 1590-1591 risultano iscritti alcuni nominativi di galeotti-rematori montebellani, ma una nota scritta a fianco di ognuno di questi ne esclude l’impiego sulle galee per motivi diversi, eccettuato Alessandro del fu Jacobo Bevilacqua. Costui, arruolato come rematore il 2 Agosto 1571, partecipò quasi sicuramente alla battaglia di Lepanto del 7 Ottobre di quell’anno, scontro che le flotte della Serenissima e degli alleati europei sostennero vittoriosamente contro quella Turca nel mare Adriatico. Nel corso del ‘600, l’aggravarsi della situazione degli scali marittimi veneziani nel mediterraneo per il perdurare degli assalti dei Turchi, sfociò nei 1645 in una guerra cruenta. La marineria veneziana continuò pertanto ad arruolare nuovi rematori: anche Montebello inviò un suo figlio, Lorenzo Aldegheri dei fu Zorzo, pagato con 170 Ducati. Per difendere il porto di Candia (Creta) Venezia fu costretta, il 6 gennaio 1646, ad emanare una Ducale (ordinanza) che obbligava i Comuni della terraferma a fornire alcune centinaia di rematori liberi. Questa Ducale, in alcuni stralci, così recitava: “… continuando l’Ottomana aggressione della piazza di Candia … altri rinforzi siano ricercati … per rimettere in stato valido l’armata … con la contribuzione d’uomini 500 da remo da dover quanto prima effettuarsi …“. Il Comune di Montebello rispose con altri tre marinai, Piero dei fu Giulio Zigiotto, Crestan figlio di Mattio Truta e Giacomo del fu Gregorio Paldeferro. Costoro si accordarono con i consiglieri comunali Calza e Collalto per la cifra di 200 Ducati cadauno, ricevendo come anticipo Lire 9 e Soldi 6 (per capire il valore del denaro, in quel tempo un campo di buona terra costava 100 Ducati). Altri montebellani, loro malgrado, furono costretti, a seguito delle condanne loro comminale dal Tribunale della Corte Pretoria, a passare lunghi anni ad un remo delle galee. Il 18 luglio 1693 Battista Albanese, colpito da un provvedimento di condanna al remo per un grave reato, incaricò il Prevosto di Montebello, Leonardo Sangiovanni, di amministrare i suoi beni per il sostentamento dei figli ancora in tenera età. Nel secolo successivo diversi compaesani lo seguirono (Vincenzo Arzenton, Gioacchino Nardin ed altri) finché l’avvento dei più moderni e più veloci velieri e la perdita da parte di Venezia degli scali marittimi resero quasi inutile l’impiego dei rematori.

Ottorino Gianesato (dal N° 8 di AUREOS – Dicembre 2007)

Figura: La classica galera veneziana (ricostruzione grafica a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

Se hai FACEBOOK e l’articolo ti ha soddisfatto metti MI PIACE 
Oppure lascia un commento qui sotto …