L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO

[201] L’ASILO VECCHIO DI MONTEBELLO


Dal libro “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, pubblicato nel 1997, vi proponiamo questa settimana alcune considerazioni sul vecchio Asilo di Montebello e una preziosa testimonianza di vita vissuta:

« … Un’altra benemerita istituzione fu l’Asilo Infantile, costruito nell’anno 1912 dal prevosto Don Domenico Giarolo, all’inizio di via Castello, nell’area della storica chiesa di San Francesco.

Non si conosce il motivo per cui il Giarolo, ricercatore e scrittore di fatti ed edifici storici, abbia fatto demolire una delle opere più celebri ed antiche del paese. Probabilmente per l’impossibilità di avere un’altra area o lusingato dalla comoda e salutare posizione al centro del paese. Il fabbricato comprendeva l’abitazione delle suore con la cappella, quattro spaziose aule e due grandi saloni di cui uno a piano terra, con palcoscenico per le accademie dei piccoli e le recite dei grandi. Era pure luogo di incontro delle ragazze che le suore dorotee, maestre d’asilo, raccoglievano per dare loro la possibilità di passare il tempo libero divertendosi e imparando i lavori femminili in un ambiente educativo e moralmente sano. Anche qui le sorelle Zonato, Emilia, Maria e Antonia, generose benefattrici, diedero vita a un laboratorio dove, sotto la guida di suore esperte e capaci, le giovani imparavano a confezionare oggetti di perle; a ricamare su tessuti di seta e cotone; a lavorare con macchine da cucire e di maglieria. Trovarono così impiego decine di ragazze che, altrimenti, sarebbero rimaste a casa a carico delle loro famiglie.

Testimonianza della signora Bassanello Rosi: il Laboratorio femminile, all’Asilo vecchio in via Castello (ora Via San Francesco n.d.r.).

Com’è bello ricordare i tempi passati della nostra giovinezza e confrontarli con quelli delle presenti generazioni! Eravamo più felici noi o le signorine dei nostri tempi? Non è facile rispondere. Vi so solo dire che allora, la maggior parte delle ragazze, ad eccezione di poche, di famiglie distinte, che continuavano gli studi, superata la quinta elementare, restavano in famiglia ad imparare i lavori casalinghi, mo1to più impegnativi e pesanti di oggi, facilitati e alleggeriti dall’avvento degli elettrodomestici. Le ragazze di campagna, inoltre, aiutavano i familiari nei periodi di raccolta del frumento, del granoturco, dell’uva ecc. Non c’erano industrie e solo poche lavoravano in filanda. Allora nel nostro paese esisteva un Laboratorio Femminile, tenuto dalle suore dorotee nel salone del 1° piano dell’Asilo Infantile. E stato per tante ragazze di Montebello una scuola provvidenziale per poter imparare molti ed interessanti lavori femminili e guadagnare un piccolo compenso. Erano occupate una cinquantina di donne dai 14 ai 30 anni, per circa otto ore al giorno. Eseguivano lavori a mano, o con ferri o uncinetto. Confezionavano, con perle, borse, borsellini, cuscini, serpenti, cordoni per cinghie di vari disegni e colori. Oppure, con paglia bianca di riso, confezionavano cappelli per uomo, le famose “pajette” e cappellini per signora. Tutti oggetti di lusso, eseguiti con molta cura dalle agili ed esperte mani delle donne, invogliate a far bene ed in fretta, essendo ricompensate in base al numero degli oggetti ben finiti, che venivano richiesti e venduti a rivenditori veneziani. Più tardi, per iniziativa delle sorelle Zonato, si iniziarono lavori di maglieria, di ricamo e a rete, per corredi destinati a promesse spose di alto rango e testiere per coprire le poltrone dei treni delle Ferrovie dello Stato. Durante il lavoro si conversava, si cantava e si pregava con allegria e spensieratezza proprie dell’età giovanile. Nelle ore di libertà e nei giorni festivi, il Laboratorio diventava occasione di ritrovo e divertimento delle ragazze e signorine del tempo. Lì, si preparavano commedie, accademie per celebrazioni di compleanni ed onomastici, giochi collettivi e gite; nel periodo carnevalesco festini con musiche e danze. Mancavano però i maschi, ma non per questo le partecipanti erano meno allegre e spensierate, anche perché al di fuori, gli spasimanti spiavano dalle porte e finestre e le invitavano a partecipare a balli privati, senza il controllo delle suore. Una volta, d’accordo con loro, si organizzò un pomeriggio danzante in maschera. Fu una furbesca trovata per far entrare all’Asilo anche i giovanotti, nascosti negli abiti femminili e dalle maschere. Immaginatevi che cosa è successo quando le suore e i genitori vennero a sapere l’inganno. L’amore palpitava anche ai nostri tempi e forse più forte perché frenato da esasperate proibizioni e tabù. » (Da “Montebello Novecento” di Amelio Maggio e Luigi Mistrorigo, 1997).

Umberto Ravagnani

Foto: Cartolina postale spedita nel 1918 che mostra una veduta dell’area occupata dell’Asilo vecchio in Via San Francesco, ora complesso residenziale (APUR Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA SOLENNE DEL 1950

[183] LA SOLENNE DEL 1950 A MONTEBELLO

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Dal diario della Parrocchia di Montebello Vicentino, tenuto da Don Antonio Zanellato che fu Prevosto dal 1919 al 1952, e continuato da Don Mario Cola, Prevosto dal 1953 al 1978, leggiamo la cronaca delle giornate dedicate alla XIV Solenne, nel 1950:

« Domenica 7-maggio-1950
Ore 8.30 arriva S.E. Mons. Antonio Mantiero Vescovo di Treviso (Antonio Mantiero Vescovo di Treviso dal 1936 al 1956. Originario di Novoledo di Villaverla (Vicenza) n.d.r.)
Ore 9.00 Il Vescovo entra in Chiesa e celebra la S. Messa Pontificale (messa generalmente cantata ed officiata da un vescovo n.d.r.) con discorso. I canti sono accompagnati dall’armonium e archi con ottimo effetto. Prima di mezzogiorno S.E. visita le vie Monte GrappaPerosaTrento.
Pomeriggio ore 15.30 Vesperi Pontificali, predica di P. Michelazzo e processione con l’Immagine della Madonna, con canti accompagnati dalla banda cittadina fino al di là del ponte sul Chiampo, girando intorno al distributore di benzina Aquila. Tira il vento che guastò apprestamenti ornamentali di carta, ma non piovve, come avvenne in quell’ora a Vicenza, verso Verona e verso Recoaro. Grande quantità di fedeli di Montebello e paesi circonvicini; all’arrivo la gente si ammassò davanti alla Chiesa, dove S.E. Mons. Vescovo rivolse la sua parola e impartì la Benedizione. Grande movimento di gente per la strada, sul parco giochi. Alla sera programma di Banda e fuochi d’artificio. Durante il giorno fu aperta una pesca di Beneficienza che fece buoni affari. Illuminata la facciata della Chiesa e le case. La sera seguente ancora musica della banda e movimento di persone.

21-maggio-1950 Gli Alpini salgono al castello
A cura della locale sezione Alpini è stato restaurato l’Oratorio di S. Daniele in Castello e al posto della pala di S. Daniele, portata a mano, è stata posta l’immagine della Madonna Ausiliatrice scolpita dal concittadino Peotta Bruno. La sezione Alpini di Montebello con rappresentanze di altri paesi e della città di Vicenza è salita al Castello, accompagnata dalla banda cittadina, dove il Prevosto ha benedetta la nuova statua. Quindi il P. Fanin, ex Cappellano degli Alpini, ha celebrato la S. Messa e tenuto il discorso. Nel pomeriggio nuovo raduno degli Alpini presso l’Oratorio con funzione religiosa e canti. »

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 1950 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 9 Aprile – Presidente della Repubblica: Luigi Einaudi.  Papa: Eugenio Pacelli con il nome di Pio XII .

 

DAL MONDO - Leggi tutto...

6 Gennaio Il Regno Unito riconosce la Repubblica Popolare Cinese. La Repubblica di Cina in risposta taglia le relazioni diplomatiche con i britannici
26 Gennaio l’India diventa una repubblica.
1 Aprile L’Italia, su mandato dell’ONU, assume l’amministrazione fiduciaria dell’ex colonia della Somalia.
25 Giugno Ha inizio la Guerra di Corea.
2 Ottobre Dalla penna di Charles M. Schulz, nasce il fumetto Charlie Brown.
21 Ottobre Viene varata in Italia la Legge di riforma agraria che prevede l’espropriazione di terre incolte ai latifondisti e l’assegnazione ai contadini.
4 Novembre Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

FILM
1) Eva contro Eva; 2) Un’estate d’amore; 3) Giustizia è fatta; 4) I figli della violenza; 5) Giungla d’asfalto; 6) Non c’è pace fra gli ulivi; 7) La ronde; 8) Totò sceicco; 9) Vita da cani; 10) Napoli milionaria; 11) Viale del tramonto; 12) Una domenica d’agosto.

MUOIONO
21 Gennaio George Orwell, scrittore e giornalista britannico.
27 Agosto Cesare Pavese, scrittore, suicida in un albergo di Torino.

NASCONO
18 Gennaio Dino Meneghin, giocatore di pallacanestro e Gilles Villeneuve, pilota canadese di “Formula 1”.
12 Febbraio Angelo Branduardi, cantante e compositore.
28 Giugno Marco Columbro, presentatore, attore e showman.
9 Luglio Adriano Panatta, campione di tennis.
30 Luglio Gabriele Salvatores, regista cinematografico.
20 Settembre Loredana Berté, cantante.
29 Settembre Loretta Goggi, imitatrice, cantante e conduttrice tv.
30 Settembre Renato Zero, cantautore.
2 Ottobre Antonio Di Pietro, magistrato e uomo politico.
17 Novembre Carlo Verdone, regista, attore e scrittore.

PREMI NOBEL
Pace: Ralph Bunche.
Letteratura: Earl Bertrand Arthur William Russell.
Medicina: Philip Showalter Hench, Edward Calvin Kendall, Tadeus Reichstein.
Fisica: Cecil Frank Powell.
Chimica: Kurt Alder, Otto Paul Hermann Diels.

SPORT
Ciclismo: Bartali vince la Milano-Sanremo; l’asse elvetico Hugo Koblet è il primo straniero a vincere il Giro d’Italia distaccando Gino Bartali di oltre 5 minuti; Ferdi Kubler (svizzero anche lui) si aggiudica il Tour de France.
Sci: Zeno Colò, ad Aspen, vince la Discesa Libera conquistando così il suo secondo Campionato del Mondo.
Motociclismo: Umberto Masetti vince il Titolo Mondiale nella Classe 500 su Gilera.
Calcio: La Juventus vince lo Scudetto; precede Milan e Internazionale. Dopo 12 anni, si rinnova la sfida dei mondiali di calcio intitolata per la prima volta a Jules Rimet; la IV edizione segna il trionfo dell’Uruguay contro il Brasile. I brasiliani vivono la sconfitta come dramma nazionale.
Automobilismo: Nasce il Mondiale della “Formula 1” strutturato su sette gare; la prima gara è vinta da Nino Farina su Alfa Romeo che si aggiudica anche il Gran Premio d’Italia e il Titolo Iridato.

Umberto Ravagnani

XIII e XIV Solenne A Montebello (1945-50)

 

Foto: Foto di gruppo davanti all’arco dell’Aquila il 7 maggio 1950.

(Dal diario di Don Antonio Zanellato e Don Mario Cola – Archivio Parrocchiale di MB. Elaborazione grafica digitale Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 1950 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Video: Breve estratto dal cortometraggio “Cartoline che ricordano…” di Umberto Ravagnani.

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IL CASTELLO SUL PIATTO

[182] IL CASTELLO SUL PIATTO

Di LINO TIMILLERO – Coniston (AUSTRALIA)

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LINO TIMILLERO, nostro compaesano emigrato in Australia nel 1967, ci ha inviato questo interessante articolo sul suo ricordo di Valerio Spimpolo eccellente artista che ha operato per molti anni a Montebello:

« Non era ancora cominciato l’Inverno quando si sentirono delle voci che, cosa strana, parlavano di una Mostra di Pittura… A Montebello! Il freddo non si era fatto sentire. L’Anno era 1966, alla metà di Dicembre. Già sapevo che sarei partito per l’Australia il Febbraio successivo. Ma non avevo ancora detto niente a nessuno dei miei amici. Conoscendo Valerio, gli chiesi se avrebbe esposto qualcosa di suo… Non era tanto tempo che Valerio si vedeva in giro. Da quando aveva terminato la “Naja”, non si vedeva molto. Durante il periodo in cui era con gli Alpini, accadde il disastro del Vajont… Con tutti quei morti…! Valerio dovette andar là con la sua squadra. A cercare le vittime…! Ad estrarle dal fango quando le trovavano…! Forse ne risentiva ancora!!! Adesso lavorava alla Fabbrica di Ceramiche, giù alla Fracanzana. La sera studiava per Posta. Qualche conoscente diceva che stava facendo un Corso con l’Accademia di Brera. Io non sapevo neanche di cosa si trattasse. Ma mi piacevano molto le ‘Miniature’ che vendeva. Erano vedute squisite. Di solito di tre misure da appendere al muro una vicino all’altra. “Vedute Barocche”: Torri diroccate, Palazzi e Ville in rovina con Statue nei Giardini…
Si rese libera una stanza proprio nella Piazza del Paese. Vicino al negozio della famiglia Clerici. E si venne a sapere che in quella stanza avrebbero allestito la Mostra di Pittura. Nelle settimane precedenti tale Mostra, Valerio mi disse che avrebbe fatto un Quadro da esporre. Mi disse che non aveva nessuna speranza di vincere perché già sapeva come andavano le cose con le Mostre Paesane. Io non capii cosa avesse inteso dire. Di Mostre, io, non ne sapevo certo nulla. La Domenica, predisposta per l’apertura della Mostra, arrivò. Ci fu un grande afflusso di persone, dalla mattina a tutto il pomeriggio. Alle 16 venne dichiarata la Vincitrice. Io ero entrato ed uscito dalla Mostra moltissime volte! Mi fermavo sempre a guardare il Quadro di Valerio! Tutti i Quadri esposti avevano il prezzo accanto. Quello di Valerio era di 80.000 Lire!!! Gli altri Prezzi arrivavano anche a 300.000 Lire!!! Io, alla Pellizzari, dovevo lavorare un mese per prenderne 60.000 di lire!!! Non dimenticatevi che sto parlando del 1966-67. L’anno dopo, iniziarono gli Scioperi e le Dimostrazioni Studentesche e chissà cos’altro. Io ero già in Australia!!! Prima della mia partenza, andai a casa di Valerio. Abitava con la sua mamma, in una casa nuova, poco lontano da casa mia. La sua casa era nella zona dove il Paese si stava sviluppando, con nuove Palazzine da tutte le parti. Raccontai a Valerio che sarei partito per l’Australia. Lui mi disse che, se me la sentivo di andare via, mi augurava tanta fortuna. Gli ricordai che il suo Quadro, quello che io speravo “non” vincesse, mi piaceva molto, moltissimo. Però non avevo 80.000 lire per acquistarlo! Lui mi disse che, se non avesse messo il Prezzo un po’ alto, si sarebbe pensato che lui stesso non valutava il suo lavoro!!! A me, lo avrebbe venduto per il costo della cornice, della tela e del po’ di colore che aveva adoperato!!! In tasca avevo 8.000 lire! Dissi a Valerio che avrei potuto comperare tre miniature. Lui mi chiese quanto avevo e mi consegnò le miniature ed il Quadro. “Così, ogni volta che lo guarderai penserai a me”. Mi disse proprio così Il Quadro rappresenta una Giovane a cui non si può dare un’età. Con i capelli un po’ lunghi e sciolti. E la ragazza del quadro ti guarda da qualsiasi parte tu guardi lei!!! Ora è appeso alla parete del salotto di casa nostra. È lì (con una nuova cornice), da quando, poco dopo sposati, mia moglie ed io acquistammo la casa dove viviamo da quasi 50 anni. Su di un’altra parete del medesimo salotto, è appeso anche il Piatto di ceramica sul quale Valerio dipinse per me il Castello di Montebello. Com’era circa 35 anni or sono!!! Questo dipinto lo fece quasi davanti ai miei occhi, nell’Inverno del lontano 1985- 86. Nel 1978, Valerio venne in Australia con la moglie Mary. Aveva un Agente Australiano che vendeva le sue Ceramiche in certi negozi a Melbourne. E venne a casa mia, con sua moglie. E si prese in mano il Quadro che mi “regalò” tutti quegli anni addietro! Lo spostava per vederlo con la differente luce, di qua e di là!!! Perfino l’Agente lo maneggiò. Al che io, preoccupato dissi: “In casa lo potete muovere dove vi piace. Ma non pensatevi di portarlo fuori dalla porta!!!” E tutti si scoppiò in una grande risata. La mia, di sollievo!!!

Valerio pitturò il Castello sul Piatto perché mio fratello, qui a Balgownie, dove abitava, aveva, su di una parete a casa sua un quadro col medesimo Castello. Mio fratello aveva dato una foto del Castello ad un Pittore amico della nipote, chiedendo di farne un quadro. Valerio aveva visto anche quello, facendo visita a mio fratello. Non era certo un capolavoro! Così, qualche anno dopo, quando gli ricordai del Castello di mio fratello, non mi lasciò neanche finire di parlare che mi promise di farmene subito una copia. Col Castello visto da casa sua!!! E mi disse che le due figure dipinte eravamo io e mia moglie Andreina! Quando Valerio e Mary sua Moglie erano a Sydney con il loro Agente, in uno dei più lussuosi negozi della città, dimostrarono la loro arte alle persone che passavano nel salone. L’Agente mi chiese se io avessi potuto stare con loro per aiutarli a rispondere alle domande di eventuali clienti. Io mi presi un giorno di ferie. Ottanta Km. di strada. Al negozio, ero con Valerio e l’Agente con Mary che pitturava le statuine di Ceramica. Valerio dimostrava come plasmava la Creta e creava le figurine!!! Le persone che guardavano, mi chiedevano le più svariate domande. Perfino se io conoscessi l’Artista!!! Quando raccontavo che venivamo dallo stesso paese ed eravamo praticamente cresciuti assieme, la voce si sparse e, specialmente le Signore, venivano a sentirci parlare. Con Valerio parlavo il nostro dialetto! Qualche Signora si accorse che non parlavamo Italiano. Come, non lo so. Forse era lei stessa Italiana! Ad ogni modo, posso dire che la giornata passò come un lampo! Le persone guardavano i due Artisti e chiedevano le più strane domande. Allora, il mio Inglese era passabile, ma mi arrangiavo abbastanza bene. Solo due volte, chiamai l’Agente, per delle difficoltà sul costo delle Statuette. Valerio mi disse che, se avesse saputo che mi arrangiavo così bene con l’Inglese, mi avrebbe portato con loro in tutte le Città Australiane dov’erano stati. ‘Channel Nine’, allora il più prestigioso Canale Televisivo in Australia, improvvisò una trasmissione con Valerio e Mary che dimostravano la loro arte. E c’erano due classi di studenti che studiavano Arte all’Università di Sydney presenti tra gli spettatori nello Studio. Li avevano presentati come: ”The Spimpolo’s! The Venetian Artists”!!! Mio fratello, che poteva permettersi di spendere più di me, ha delle Ceramiche fatte da Valerio Spimpolo, che valgono molto. E sono più grandi di quelle che sono a casa mia. Ma a casa mia c’è ancora il Quadro della Giovane con gli occhi che ti seguono. Ed il Castello di Montebello: Montebello Vicentino.
(Linus DownUnderLino Timillero Coniston 14-4-2019»

Umberto Ravagnani

Foto: In alto il piatto in ceramica di Valerio Spimpolo con il castello di Montebello (1988). In basso il quadro di Valerio Spimpolo raffigurante la giovane con gli occhi che ti seguono (Lino Timillero – Australia, elaborazione digitale di Umberto Ravagnani).

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IL MAESTRO AMELIO MAGGIO

[170] IL MAESTRO AMELIO MAGGIO

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Amelio Maggio è nato a Montebello l’8-3-1921 da una famiglia tra le più vecchie del paese e ivi risiede. Ha insegnato nella Scuola Elementare di Montebello dal 1945 al 1966. In seguito a concorso, è stato inviato dal Ministero Affari Esteri ad insegnare nelle scuole Italiane del Cairo – Egitto. Si è laureato in materie letterarie all’Università di Padova con la tesi in francese su uno scrittore contemporaneo egiziano. Al suo rientro in Italia ha continuato l’insegnamento nella Scuola Media di Montebello fino al quarantesimo anno di servizio. (1)

 

Ecco un ricordo di Amelio Maggio da uno dei fondatori della nostra Associazione:

«… Dopo breve malattia, è scomparso Amelio Maggio, il Presidente degli “Amici di Montebello”. Il professor Maggio o “maestro”, come veniva ancora affettuosamente chiamato da quanti erano stati suoi scolari, ha coltivato lo studio della storia locale come memoria collettiva, insegnando l’amore per il paese natale e l’attenzione ai “segni” che sono rimasti a testimoniare il rapporto tra la comunità di Montebello e il suo territorio. I titoli delle sue pubblicazioni e collaborazioni testimoniano questi intenti fin dal primo lavoro, “Il mio paese. Esplorazioni e ricerche per lo studio dell’ambiente” (1968) che, in chiave didattica, proponeva aspetti fisici, idrografici e storici del territorio comunale, così come erano stati “scoperti” dai suoi alunni attraverso lezioni, testimonianze ed “uscite sul campo”. Il suo contributo “Cronache e ricordi” al volume di G. PieropanIl Generale Giuseppe Vaccari (1866-1937)”, pubblicato nel 1989, e “Montebello Novecento”, scritto a quattro mani con L. Mistrorigo, sono la dimostrazione di come egli fosse diventato un riferimento indispensabile, in quanto testimone diretto e conoscitore delle fonti storiche locali. L’attenzione alle tradizioni locali lo portava a ricostruire, attraverso i documenti dell’archivio parrocchiale, la storia della celebrazione quinquennale della Solenne “La Madonna di Montebello nel centenario dell’istituzione della Festa Quinquennale” (1985) e la costante preoccupazione per la salvaguardia e la valorizzazione dei monumenti storici ed artistici di Montebello lo induceva ad accompagnare o a sollecitare iniziative di restauro con pubblicazioni come quelle su “L’ospizio e l’oratorio di S. Giovanni Battista di Montebello Vicentino” (1988) o su “Il castello di Montebello e la famiglia dei conti Maltraverso” (2000). Un suo sogno era che a Montebello potesse esserci un museo a testimonianza delle antiche origini del nostro paese. Nell’ambito della nostra associazione di cui era stato socio fondatore, ha promosso iniziative volte ad approfondire e a divulgare l’impegno preso fin dagli anni dell’insegnamento. L’attività dell’associazione è stata fortemente legata a queste due figure (2) che non ci sono più, e gli “Amici di Montebello” condividendo le finalità e prendendo il loro esempio intendono portare avanti il loro impegno.» (3)

Note:
(1) A. MAGGIO – Il mio paese, Gambellara, 1968
(2) Nel luglio 2001 era deceduto anche Bruno Cisco, socio degli Amici di Montebello e appassionato di storia del paese, ricordato nello stesso articolo di Sandra Vantini nel N° 2 di AUREOS.
(3) SANDRA VANTINI, AUREOS N° 2 – Giugno 2002.

Foto: Anno scolastico 1962-63, classe IIIa maschile (in quell’anno scolastico era formata da 27 alunni), con il maestro Amelio Maggio (rielaborazione digitale – APUR Umberto Ravagnani).

(Dal libro di Ottorino GianesatoUmberto RavagnaniMaria Elena Dalla Gassa « LA “SCUOLA VECCHIA” ELEMENTARE DI MONTEBELLO VICENTINO »)

Umberto Ravagnani

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LA CHIESETTA DI SAN DANIELE

[140] LA CHIESETTA DI SAN DANIELE LEVITA E MARTIRE

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesetta di San Giovanni Battista, edificata all’interno delle mura del Castello.

« Dall’atto di vendita di Montebello, esteso l’otto gennaio 1263, apparisce chiaramente che Guido Conte di Lozzo cedette alla città di Vicenza « la metà per indiviso del diritto di patronato delle chiese di Montebello »; per cui è da supporre che la chiesetta di S. Daniele sia stata costruita sulla prima metà del secolo XIII. Giova ricordare però ch’essa fu dedicata a S. Daniele Levita e Martire e non a S. Daniele Profeta, come si credette dopo il 1600, tanto che Francesco Viviani, il quale nel 1676 la restaurò e rifece l’altare, sopra lo scudo del medesimo pose la seguente iscrizione incisa su marmo nero: « D. O. M. Danieli Prophetae Celestique Curiae – dicavit Franciscus Vivianus I.C. – Anno Domini MDCLXXVI » (vedi foto). Anche nel quadro detto del Consiglio fatto eseguire dalla Comunità nel secolo XVII in cui vengono rappresentati i Patroni della parrocchia, figura S. Daniele Profeta, il quale come tale viene ricordato pure nella Rubrica delle Processioni Statutarie, mentre il Santo titolare di questa chiesetta e compatrono della parrocchia fu ed è S. Daniele Levita e Martire, il cui corpo prodigiosamente ritrovato in Padova nel Natale del 1075, fu solennemente trasportato nella Cattedrale di quella città. Fu allora che in diversi luoghi si innalzarono oratori e chiese in suo onore e la sua devozione fu portata anche a Montebello dai Conti Maltraverso, i quali prima lo vollero compatrono della chiesa di S. Maria di cui godevano il diritto di iuspatronato, e, molto più tardi, gli dedicarono la chiesetta entro la cinta del castello. Di quella prima chiesa oggidì non rimane che una parte della parete prospettante a mezzogiorno in cui si apre una piccola porta ad arco a tutto sesto, sopra la quale una lapide in pietra tenera ed a caratteri gotici, ormai totalmente corrosi dal tempo e perciò illeggibili, così diceva: « MCCCLXII – Ind. XV die mercurii II februarii Frater Guido de Mantua – Mag. Rhodiensium intravit – In hoc oratorium Sancti Danielis ». Questa chiesetta la quale ha un solo altare con una pala di scarsissimo valore artistico e rappresentante S. Daniele Profeta, sul principio del nostro secolo ormai cadente per trascuratezza, fu restaurata radicalmente dal Nobil Uomo Marchese Luigi Carlotti ex proprietario del Castello. »

Umberto Ravagnani

Foto: La Chiesetta di San Daniele Levita e Martire (APUR – Umberto Ravagnani – 2014).

 

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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IL CASTELLO DI MONTEBELLO

[137] IL CASTELLO DI MONTEBELLO

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Oggi torniamo a parlare del castello di Montebello con Gaetano Maccà la cui opera più rilevante è la Storia del Territorio Vicentino articolata in ben 14 tomi. Per comporre questo monumentale capolavoro seguì l’antica divisione in Podesterie, Vicariati e Ville, dai tempi più remoti all’Ottocento, dando “notizia dello stato loro presente ed antico, delle cose più rare che in detti luoghi si trovano, degli uomini illustri che in essi ebbero i loro natali, dei fatti di guerra che negli stessi già tempo successero, delle famiglie e degli abitanti di ogni luogo“.
Figlio di Girolamo di Gaetano Maccà e di Maddalena Molini, nacque a Sarcedo il 27 maggio 1740 in contrà Passamosche e venne chiamato Antonio. Ancora giovane entrò in convento e si fece frate minore osservante; al momento della vestizione religiosa prese i nomi del nonno e del padre, Gaetano Girolamo. Dedicò gran parte della sua vita più che ottuagenaria agli studi e alle ricerche storiche del Vicentino. Fu autore di numerose pubblicazioni, quali Il Trattato sopra la Zecca Vicentina, la Storia del Monastero di San Francesco e la Raccolta delle iscrizioni sacre gentilesche. (1)
Nel Tomo 8 della sua opera più importante ci racconta la “Storia del vicariato di Montebello, e delle ville al medesimo soggette” (scritta nel 1814). A proposito del nostro castello così scrive:

« Esiste quivi ancora l’antico castello situato sopra il monte, circondato di mura con due porte, e chiamasi volgarmente castello di Vigazzolo. Penso, che questo castello sarà stato fabbricato dopo la distruzione dell’antico, di cui così scrive il P. Barbarano parlando di Montebello: “Hebbe anticamente un fortissimo Castello, quale fu distrutto a gratificazione de Veronesi l’anno della Natività di Cristo 1000 da Mario Cittadino, e Governatore di Vicenza”. (2) Il detto castello di Montebello già [da] tempo aveva il suo castellano, come raccogliesi da un testamento del 1485, 23 agosto, nel quale tra testimoni trovasi: Francisco quondam Bertoldi de Clogia castellano in rocha Montisbelli. (3) Questo stesso castellano viene nominato anche in carta del 1481, 2 giugno, notajo Gio. Petro Revese. Lessi in alcune memorie ms. (manoscritte n.d.r.) speditemi da Montebello, che questo castello del 1597 fu venduto al pubblico incanto dal Magistrato Eccellentissimo sopra li monti, e fu acquistato da questa stessa comunità con obbligo di conservare quelle antiche mura; e nel detto anno ai 16 gennajo la detta comunità contò ducati 165 a sua Eccellenza Pietro Contarini conservator di zecca per l’acquisto di esso castello. Dopo varie vicende fu comperato dalla famiglia Viviani di Montebello che lo possede anche oggidi, e alla comunità restò la libertà di portarsi al detto castello colle processioni annali senza alcun impedimento. Nella muraglia di questo castello di dentro alla parte di levante v’è una vasta pittura, ma quasi consumata, nella quale si osservano soldati e guerrieri a cavalo con armi ed insegne. Questa pittura potrebbe significare qualche armata degli antichi conti di questo castello. Quantunque poi il colle, sopra cui è fabbricato questo stesso castello sia alto, e porga perciò una veduta assai estesa e piacevole, trovasi ivi un pozzo di acqua perfetta scavato nella pietra di esso colle, e così profondo, che per attingere l’acqua, secondo le informazioni che mi furono date, si adopera una corda lunga piedi 175. In poca lontananza da questo colle avvene un altro, sopra il quale esisteva pure un castello, e chiamavasi castello di Brusaporco, ed è poco lontano dal luogo borgato.
Questo comune ha circa due mille ducati di entrata. In Montebello, esclusa la parrocchia di s. Nicolò d’Agugiana, secondo il computo dell’anno 1803 vi sono famiglie 508, e anime in tutte 2188. Da una supplica presentata dalla comunità di Montebello al Serenissimo Principe nell’anno 1571, 20 maggio raccogliesi, che il numero delle anime montava a circa quattro mille. (4)
I santi protettori della comunità di Montebello sono s. Daniele Profeta, s. Brigida Vergine, e s. Rocco, s. Daniele è il principale. Rapporto al suo governo politico veggasi ciò che abbiamo detto nel capitolo V, della storia di Arzignano. »

Note:
(1) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
(2) Storia Ecc. di Vic. libro VI, pag. 71.
(3) Rogiti detti Mazzetti in Archivio dei Notai defunti.
(4) Dalle carte speditemi da Montebello.

Umberto Ravagnani

Foto: Il castello di Montebello (APUR – Umberto Ravagnani 2008)

Oggi, dopo il sapiente restauro conservativo e di consolidamento statico effettuato da Studio Aeditecne s.r.l. di Vicenza con la collaborazione dell’arch. Paolo Fasolato e dell’arch. Renata Fochesato, il castello di Montebello è tornato a mostrarsi alla nostra comunità in tutta la sua magnificenza.



CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, artista buono, generoso, sensibile, autore di molte bellisime opere pittoriche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (info a fondo pagina).

 

 

LINO LOVATO – Composizione con violino (cm. 45×70)

 

 

 

 

 

 


Nota: Per chi è interessato, da parecchi anni è stato istituito un premio letterario per scrittori di testi Poesia e Prosa nei dialetti di Lingua Veneta: si chiama “Premio letterario Raise 2019” e si tiene ad Arquà Polesine nel mese di settembre. Anche il nostro Lino Timillero vi ha partecipato l’anno scorso con grande soddisfazione. E’ possibile scaricare qui il Bando 2019. ATTENZIONE: l’iscrizione al premio letterario scade il 18 maggio 2019.

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LA FAMIGLIA PAJARIN

[96] LA FAMIGLIA PAJARIN

Il significato di questo cognome, di chiara origine contadina, non lascia ombre di dubbi. Chi per primo l’ha portato sicuramente aveva a che fare con la paglia e con il pagliaio, gigantesco covone giallo costruito a margine della casa colonica. Il primo documento in cui si parla di un rappresentante di questa famiglia è del 1441 dove si legge “sotto la casa di Antonio Pajarin nella contrà del Castello”. In qualche raro caso al nome di battesimo fa seguito la parola “pajaro”, prima che Pajarin diventi un cognome definitivo. Durante il Balanzon (1) del 1544-45 i Pajarin sono presenti in Montebello con 5 famiglie tutte dislocate, gomito a gomito, nella contrà della Chiesa Parrocchiale. E’ quindi questa la nuova residenza dopo aver lasciata quella nella contrà del Castello. Il professor Luciano Chiese, nel suo libro di Toponomastica di Montecchio cita la località Paglierina (Pajarina), nome tutt’ora vitale, che esiste tra Montecchio e Montebello nei pressi della Gualda. Sembra che i Pajarini di Montebello non abbiano nulla che fare con la nascita di questo toponimo, che ha preso origine invece dai Nobili Paglierini di Vicenza che assieme ai Gualdo erano proprietari della quasi totalità dei campi esistenti a cavallo dei comuni di Montecchio e Montebello. Almeno secondo l’Estimo appena menzionato, i Pajarin non dispongono di consistenti proprietà terriere e la loro partecipazione alla direzione del Comune è certificata da Iseppo Paggiarin (sic!) nel 1614, da Anzolo nel 1617, da Antonio nel 1622, Giuseppe nel 1651. In questo stesso secolo sono tre le famiglie annotate tra i contribuenti, sempre con modestissime disponibilità. Uno dei tre, Pietro, alla vecchia contrada della Chiesa Parrocchiale ha preferito quella di Vigazzolo come sua residenza. Durante il Diciottesimo secolo non si registrano membri delle famiglie Pajarin nell’amministrazione del Comune di Montebello. Antonio Pagliarin (sic!), alla fine di quel secolo, di mestiere fa il sarto “giornaliero”. La sua è l’unica famiglia Pajarin, in quel momento, presente nel Comune di Montebello. Questo cognome, che sembrava stesse scomparendo dal nostro paese, è tutt’oggi presente con alcune famiglie.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Note:
(1) Il Balanzon o Estimo nasce con lo scopo di descrivere e stimare il valore dei beni dei cittadini ai fini fiscali (N.d.R).

Figura: Il più antico documento trovato di questa famiglia riporta Antonio Pajarin abitante nella contrà del Castello a Montebello (a cura del redattore).

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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LA FAMIGLIA DAL PISSOLO

[93] LA FAMIGLIA DAL PISSOLO (PISSOLATO E ZATO)

L’importanza di questa antica famiglia montebellana è sancita, soprattutto nel ‘400 e ‘500, dalla presenza di alcuni notai tra le sue fila. Il cognome nasce dal toponimo “pissolo” ossia sorgente, luogo ancor oggi vitale ubicato a pochi passi dalla contrà di Vigazzolo sul fianco della collina del castello. Il suo capostipite, o meglio il suo membro più antico ritrovato nei documenti è Giovanni, padre di Antonio notaio. Il nome Giovanni ed il mestiere paterno è confermato anche da un altro appartenente allla famiglia che, tra l’altro, è il solo notaio con il contemporaneo Gio. Michele “da Montebello” (Prosdocimi) ad averci tramandato una qualche sorta di raccolta di documenti. Nel collegio dei notai Giovanni dal Pissolo (junior) figura aver rogato tra il 1485 ed il 1487 solo perché il suo fascicolo di documenti è stato prodotto in questo periodo, esistono però altri rogiti in altri fondi che ne farebbero protrarre l’attività almeno fino al 1500. Uno di questi è una costituzione di dote datata 19 Ottobre 1499 del Convento dei Carmini di Vicenza.

L’intreccio di matrimoni tra appartenenti a famiglie di notai non risparmia nemmeno i Dal Pissolo, fatto questo comune tra quei casati che volevano garantirsi l’ereditarietà nel lucroso mestiere. Ne è un esempio il matrimonio tra Domenica figlia di Antonio Dal Pissolo e Bernardino figlio di Miglioranza della famiglia Prosdocimi del 1485 circa. Nei primi anni del ‘500, in piena fase di nascita dei cognomi, Dal Pissolo si trasforma in Pissolato, tipica modificazione veneta nella quale il suffisso –ato sta per figlio di … o appartenente alla famiglia di … A Montebello questo tipo di cognome con il suffisso –ato è stato di gran lunga il più utilizzato non solo per cambiare patronimici, ma anche per indicare, come per i Pissolato la provenienza da un certo luogo. Ecco che gli abitanti del Covolo diventano Covolati, quelli della Bellocaria Belocati e quelli del Pissolo Pissolati appunto. Pochi anni prima dell’Estimo del 1544-45 un ramo dei Pissolato, soprannominato Zato, (scritto ora con una ora con due T) acquisisce la “menda”  (soprannome) come cognome definitivo. Da quel momento in avanti scompariranno i Pissolato, forse per naturale estinzione forse perché emigrati, e sopravviverà il più recente Zatto. In occasione di quel rilevamento fiscale i Pissolato abitano nella contrà di Vigazzolo, probabilmente nei pressi di quel luogo che li ha cognominati, e il loro patrimonio (sono due fratelli) comprende oltre 40 campi. A quattro passi da loro, nella contrà della Caminà, vivono gli Zato che invece possiedono, oltre alla modestissima casa 4 campi.

Nel corso del ‘600 non trovo alcuna famiglia Pissolato in Montebello, mentre nell’Estimo del 1665-69 figura l’unica famiglia Zatto, quella capeggiata da Bortolo, che abitando nella contrà del Castello, che si può individuare anche nella contrà della Caminà, vive in una casa di due stanze con mezzo campo a fianco, supportato dalla proprietà di una ulteriore pezza di terra di un campo e mezzo. Questa è l’ultima rilevazione in Montebello riguardante l’antica famiglia dal Pissolo.

Ottorino Gianesato (Nome … e Cognome (2007))

Figura: Il Pissolo nella contrà di Vigazzolo (ora via Roma e via Trento) di cui si parla nell’articolo (a cura del redattore).

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FESTE CENTENARIE (2)

[40] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Seconda parte)

« Ma non ancora in quel secolo eransi costituite Parrocchie, quantunque si fosse incominciato ad innalzare Chiese ed Oratori nelle Ville e Borghi. Fu nel secolo quinto che furono addetti sacerdoti alla cura delle anime nei territori della città assegnando loro circoscrizioni, in cui esercitare i loro doveri, le quali furono chiamate Parrocchie anche in quei tempi. Tale istituzione si era già generalizzata dovunque nel secolo seguente. (Vedi Concili di Epponce – anno 517 – Concilio IV d’Orleans anno 514 – Concilio d’Alvemia anno 549). Non oltre quindi il secolo sesto si deve porre anche la costituzione della Chiesa Parrocchiale di Montebello, la quale s’intitolò a S. Maria, come la Chiesa Cattedrale di Vicenza, essendone figliale diretta. Ci conferma in questa supposizione oltre il titolo, l’importanza sua, la posizionò centrale, l’estensione che allora aveva comprendenti le Chiese o Cappelle di Zermeghedo e di Agugliana e forse alcuna altra vicina. Non ebbero però lo Chiese Parrocchiali, generalmente parlando, fino al secolo nono il fonte Battesimale pel Battesimo solenne di Pasqua e Pentecoste. Nella nostra Cattedrale sussiste ancora il fonte che nel regno Longobardo serviva per i battezandi solennemente della Diocesi. Ma il Concilio di Magonza (anno 813) col suo Canone 16°, concedeva che anche nelle Parrocchie rurali si amministrasse, nelle due grandi feste accennate, solennemente il sacramento della rigenerazione. Con ciò divennero le Chiese Parrocchiali di quel tempo Plebes, cioè Pievi, perché le plebi o popolazioni concorrevano ad esso per avervi la grazia della rigenerazione in Cristo.
Difficile è però determinare con certezza ove si innalzasse la primitiva Chiesa di S. Maria avanti le incursioni Ungariche. Tuttavia sapendosi per la scoperta di molti avanzi di fondamenta romane e di vari oggetti di quell’epoca come a sera dell’attuale Montebello corresse la via Gallica e che là pure in tempi posteriori molte nuove abitazioni furono costruite, giacchè quel sito anche oggidì lo si ammira per l’amenità e fertilità, stante che ivi le colline quasi accerchiandolo lo proteggono dai venti e dalle bufere tanto a mezzanotte quanto a mattina, tutto questo fa credere che là pure sia stata eretta la primitiva Chiesa.
Si aggiunga che nel vecchio Catasto di questa Prepositura in capo alla via dell’odierno Borgolecco trovasi ivi invitata — la Contracta Caminate — e la Caminata significa la casa Canonica, che di ordinario sta sempre vicino alla Chiesa.
Costruito nel secolo X il Castello e nel XI ingrandito colla grande cinta di mura, che scendendo dal monte chiudevano l’odierna Piazza Umberto I e parte delle abitazioni (chiamate a quel tempo: ora Cinte e del popolo la Zenta) e parte altresì dell’ attuale via Borgolecco e reso così il Castello assai forte e munito. Nel principio del secolo XII Uberto Maltraverso Conte del luogo e che gran parte dell’anno abitava il Castello, nella sua munificenza si diede premura di abbellire anche Montebello con nuove costruzioni e di renderlo opulento e ricco. Per impulso del benefico Conte sorsero allora fuori della Cinta due Borghi, quello cioè che anche oggidì appellasi con tal nome posto alla sinistra del Chiampo e quello che s’intitolò allora Borgo della Chiesa e che al presente ancora si ricorda col nome di Contrada della Chiesa.
Aumentata in breve nella pace e nel benessere la popolazione del luogo ormai assai importante, la primitiva Chiesa era addivenuta troppo angusta e fu allora che sotto gli auspici dello stesso Uberto Mal traverso se ne costruiva una di nuova, ma non già nel luogo dell’antecedente nella contrada della Caminata, ma bensì in capo al nuovo Borgo che di recente si andava formando, cioè presso la Via Regia nel luogo dell’odierna Prepositurale, ma però colla facciata che prospettava verso mezzogiorno. Di questa Chiesa il Maltraverso per sé ed eredi si riservava giuspatronato e la provvedeva in parte dei redditi necessari. Di detta Chiesa si rinvennero traccie di vetusti fondamenti nell’anno 1793, quando cioè si pose mano ad erigere l’attuale Chiesa Prepositurale. Ma è duopo ritornare al Documento del 1205, anteriormente appena accennato che qui si riporta nella parte più importante. Il Documento tradotto dal latino suona così: “II Signor Prete (Parroco) Giovanni della Chiesa di S. Maria e di S. Daniele di Montebello, e Giordano e Tobaldo e Zaccaria conversi e confratelli della medesima Chiesa, per sé e per tutti gli altri loro confratelli (Chierici, ossia Canonici) danno in enfiteusi“. Nel quale si legge come in questo anno si trovi aggiunto al titolo di S. Maria, che aveva questa Chiesa, quello di S. Daniele. Ecco lo parole: “Dominus Praesbyter Joannes Ecclesiae Sanctae Mariae et Sancti Danielis de Montebello” e ciò per volontà dei suoi Patroni i Conti Maltraverso, i quali nel 1075 essendo stati testimoni in Padova, ove pure abitavano, del prodigioso scoprimento del Corpo del Martire e Levita S. Daniele e dei molti miracoli che ne erano allora seguiti lo vollero Protettore della loro Signoria e in progresso di tempo gli dedicarono un Oratorio entro la cinta del loro Castello, il quale si vede anche oggigiorno e che ultimamente fu restaurato con amorose cure dall’attuale proprietario il Nobile Marchese Luigi Carlotti.
E’ da ricordare inoltre che la Chiesa di Montebello fu Collegiata con Canonici. Ciò lo si rileva innanzi tutto dal Documento sopra accennato del 1205 e poi da altri del 1232 e 1256, dai quali risulta altresì come il Vescovo di Vicenza Manfredo e il Vescovo pure di Vicenza il B. Bartolomeo di Breganze concedessero in feudo alla Chiesa ed ai Chierici (cioè Canonici) di Montebello le decime che loro spettavano in questo Distretto. (Libro Feudi Vescovili).
Quando poi sia stata istituita la Collegiata non lo si può determinare con precisione, ma a quanto pare non prima del secolo XI e probabilmente nel principio del XII, quando cioè Montebello assumeva quasi l’aspetto di città, e si ha motivo per credere che lo stesso Uberto Maltraverso che aveva edificata la nuova Chiesa abbia voluto che fosse anche insignita dell’onore di una Collegiata, alla quale faceva larghe donazioni.Ma nel secolo XIII i Maltraverso essendosi divisi in più rami, il giuspatronato restò in possesso dei soli Maltraverso Conti di Montobollo, dei Maltraverso Conti di Lozzo Atestino e dei Signori di Carturo ancor essi della famiglia Maltraverso. Nel 1265 i Conti di Lozzo vendettero al Comune di Vicenza la parte che loro spettava sopra Montebello, cioè la metà per indiviso e quindi gli cedettero il giuspatronato. L’atto fu scritto l’anno stesso sotto la data del 14 Marzo in casa del Podestà di Vicenza, che suona così: “Dominus Guido de Lucio (Lozzo) fecit ventitionem, traditionem, cessionem, investituram… Domino Petro Sindico pro Comuni Vicetiae recipienti de omnibus infrascriptis bonis… videlicet… de medietate pro indiviso juris patronatus Ecclesiarum ville Montisbelli ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 3 di AUREOS – Dicembre 2002)

Figura: La Chiesetta di San Daniele in una cartolina dei primi anni 50 del ‘900 (collezione privata del redattore).
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IL CASTELLO DI MONTEBELLO

[25] GHE GERA ‘NA VOLTA (2)
IL CASTELLO DI MONTEBELLO

Lo storico montebellano Bruno Munaretto, nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“, pubblicate nel 1932, ci racconta così le vicende che hanno interessato il nostro castello: « Il castello, che sorge in sommità del colle sovrastante le contrade Roma e Trento, fu eretto subito dopo il 1000 sul luogo in cui sorgeva l’antichissimo distrutto per ordine di Mario dei Marii cittadino di Vicenza. Le sue mura ferrigne, in parte cadute, in cui si abbarbica l’edera e fiorisce il cardo, chiudono uno spazio che si divide in tre parti, corrispondenti ad altrettanti cortili. L’entrata del castello, a cui si accede per una comoda strada fiancheggiata da cipressi, è posta tra levante e mezzogiorno ed appartiene all’epoca scaligera. Il primo cortile verso levante, in cui vi erano gli alloggiamenti per i soldati, che furono abbattuti per ordine del generale veneto Alviano, durante la Lega di Cambrai, è coltivato a vigneto con un piccolo pozzo nel mezzo, costruito nella seconda metà del secolo scorso (XIX° secolo N.d.R.). Il cortile centrale è coperto in gran parte d’erba e, qui e là d’arbusti e da qualche pianta d’alto fusto. Nell’angolo, tra levante e settentrione, sorge la piccola chiesetta di S. Daniele Levita e Martire, vegliata dagli svelti cipressi e dal pino ombrellifero. Verso mezzogiorno vi è un fabbricato di stile gotico con finestre archiacute eretto nel 1843 dal signor Carlo Annibale Pagani. Esso è formato da sette stanze al pianterreno e di altrettante al piano superiore, le quali sono abbandonate e rovinose. Ivi nell’aprile del 1848 alloggiarono i magnanimi crociati. Fra questo fabbricato e la casa ad uso agricolo in cui certo all’epoca della Veneta Repubblica abitava il castellano, sorge un altro portone, il quale in alto porta la campana che serve alla chiesetta di S. Daniele. Questa campana che fu rifusa nel 1540 e porta la scritta “a fulgore e tempestate libera nos Domine“, quando il temporale infuria, spande lontano i suoi rintocchi.
Il terzo cortile verso sera si conserva ancora nel suo stato primitivo. Esso è assai ristretto nel confronto degli altri due e sulle sue mura, quantunque mezzo diroccate, sorgono ancora le antiche merlature e corre tutto intorno il camminamento di ronda. Nell’angolo tra sera e tramontana s’innalza una tozza torraccia coperta di tegole, la quale costituisce la parte più antica del castello risalendo appunto al secolo XI°. Essa ha quattro poggiuoli prospettanti i quattro punti cardinali ed è internamente vuota. In questo cortile, al principio del secolo scorso, si potevano osservare i resti di un grande affresco che rappresentava soldati e guerrieri a cavallo, e che occupava buona parte della muraglia verso levante. Di quella pittura oggidì non rimane traccia alcuna. Degno di menzione è il pozzo scavato nel tufo vulcanico profondo circa 70 metri, ricco di acqua eccellente, intorno a cui la fantasia popolare ha tessuto le sue leggende. Ed invero queste mura diroccate, questi fabbricati vuoti, questi cortili deserti ci trasportano col pensiero a tempi lontani in cui il castello era oggetto di epiche lotte. E tendendo l’orecchio ci sembra di riudire il cozzo delle armi, le grida dei combattenti ed il gemito dei moribondi, mentre la fantasia si popola di mille fantasmi facendo rivivere tempi lontani, di orge, di soprusi, di violenze, vendette ed assassinii che si succedevano con vertiginosa alternativa. Fu in queste mura fra l’altro, che Egano, conte di Arzignano, fu ucciso dal nipote Napoleone il Rosso, ambizioso di succedergli nella signoria. Ma ascoltando ancora, ci sembra di riudire il canto appassionato del trovatore che accompagna la sua voce agli accordi del liuto, mentre da una delle finestre scardinate e vuote, come occhi sbarrati che contemplino il loro trapasso, appare nella fantasia la figura vaporosa di una bella innamorata. Dietro a quella come un commento orchestrale in sordina, nel chiaro-scuro delle deserte stanze vagano ombre di uomini che furono celebri nelle armi o si distinsero per pietà di costumi dedicandosi alla vita ecclesiastica o claustrale. Allora si ricorda il valore di Uberto Maltraverso e di Pietro Conte di Montebello, e le loro figure si circondano di uno stuolo di armati, ritti a cavallo e pronti, ad un loro cenno, a lanciarsi in battaglia. Allora Angelo dei Maltraversi, Patriarca di Grado, e Giulio Conte di Montebello Vescovo di Ferrara, appariscono circondati da una aureola di santità e, dalla chiesetta vegliata dai cipressi, giunge il salmeggiar lento e cadenzato dei frati.
Ma ora tutto tace, tutto è deserto ed il castello stesso è un gigante sull’orlo della rovina. E dire ch’esso rappresenta la pagina più bella della storia del nostro paese e l’unico monumento medioevale di cui Montebello possa andare orgoglioso. L’abbandono in cui è lasciato e la decadenza verso cui sempre più s’incammina, fanno sperare, che come si è fatto altrove, anche qui sorga un gruppo di animosi che tolga da certa completa rovina questo storico edificio, per conservarlo e consegnarlo ai posteri in tutta la sua bellezza.
In questo terzo cortile vi è pure un’altra torricella coperta a cupola, che fa parte del fabbricato eretto dal Pagani. Essa sorge verso mezzogiorno e termina con un terrazzino a cui si accede per una scala a chiocciola assai malconcia. Da lassù si gode un magnifico panorama. A settentrione l’occhio spazia sulle fertili vallate del Chiampo e del Guà chiuse dalla barriera delle Prealpi Vicentine, le quali durante la grande guerra conobbero l’eroismo dei soldati d’Italia. A mattina la città di Vicenza si profila con le sue torri alle pendici dei Berici pittoreschi. A mezzogiorno la ferace pianura Padano Veneta si perde a vista d’occhio, mentre a sera le ultime propaggini dei Monti Lessini, ai cui piedi si adagia Montebello sgroppano festevoli al piano festonato di viti e ricco di casolari.
Il castello, attualmente proprietà del Conte Ludovico Miari, fu venduto dalla Veneta Repubblica al Comune di Montebello nel 1597. Il nostro paese, a sua volta, nel 1676, lo vendeva al signor Francesco Viviani, a cui nel 1828 successero i Pagani e quindi nel 1869 i Dalla Negra. Da questi ultimi il castello nel 1870 fu venduto al Conte Mocenigo, dal quale nel 1890 lo acquistava la Marchesa Anna Miari Carlotti. Questa nel 1922, lo vendeva al Conte Ludovico Miari attuale proprietario.
Alla parrocchia di Montebello oggidì non spetta che il diritto di portarsi processionalmente alla chiesetta del Castello due volte l’anno e cioè nel mercoledì delle Rogazioni ed il 28 di Agosto ».

(U.R. dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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VALUTAZIONI DI UN SOCIO

[22] VALUTAZIONI DI UN SOCIO E PENSIONATO

Non sono un grande amante della storia, anche perché, io e lei, non siamo mai andati d’accordo (anzi sono una frana). Però, visto che la storia del mio paese non la conosco molto, ed essendo sempre interessato a cose nuove, ho deciso di iscrivermi all’Associazione Amici di Montebello, per tentare di colmare questa lacuna verso il mio paese.
Figuratevi il mio stupore nell’apprendere che Montebello era già un centro molto importante fin dai tempi dei Romani e che la famosa strada costruita da loro, la Postumia, probabilmente passava per il paese. Scoprire che i nostri due torrenti, il Chiampo e il Guà già dal XI° secolo creavano grossi problemi alle popolazioni per le loro piene catastrofiche. Che nel millecinquecento circa vennero i Senatori della Serenissima per cercare di trovare una soluzione limitando i danni provocati nella bassa  Padovana e Veronese durante le piene, e tutto questo è documentato. Scoprire che per Montebello sono passati, e vi hanno alloggiato, personaggi che con le loro azioni hanno contribuito a scrivere la storia, altri ancora, nati qui, danno lustro alle nostre vie.
Non mi dilungo ulteriormente su queste considerazioni personali perché le cose da dire sarebbero molte. Potrei parlare della piazza di Montebello con il suo pozzo ancora visibile, della Loggia, del Pissolo con le sue funzioni, delle varie Confraternite esistite, della nostra Chiesa con le sue opere d’arte interne. Ho visto nel suo internoparte della vecchia Chiesa usata per costruire quella attuale; ho visto e toccato dei reperti paleoveneti rinvenuti sul nostro colle. Sono a conoscenza di un ritrovamento in località Legnon: pare si tratti del tetto di una casa romana sepolto sotto un metro e mezzo di terra alluvionale. Il rinvenimento è avvenuto casualmente togliendo il basamento di un traliccio dell’alta tensione.
Mi domando, come doveva essere la vita e il paesaggio a quei tempi? L’unico mio rammarico è che non so se si procederà con uno scavo archeologico per verificare l’ipotesi che i reperti recuperati suggeriscono.
Dimenticavo le uscite fatte per le vie del paese ad esplorare angoli storici, del Castello, della lunga passeggiata fatta l’anno scorso, partendo da Montebello attraverso Zermeghedo fino all’Agugliana, con ritorno a Montebello. Bella e piacevole escursione lungo le colline dei Lessini che mi hanno “svelato” aspetti di cui non avevo mai sentito parlare. Concludo ringraziando l’Associazione Amici di Montebello per le cose belle e interessanti che mi ha fatto scoprire. Sono pronto a proseguire con quest’avventura. Ciao Ciao

NONNO ADE (dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: Il castello di Montebello visto da via Pegnare (Foto a cura del redattore).
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