LA SOLENNE DEL 2000

[208] LA SOLENNE DEL 2000 A MONTEBELLO


L’augurio dei Sacerdoti e del comitato
Carissimi, con grande gioia ci stiamo disponendo a celebrare la Festa della Solenne in onore della Madonna. Con la preghiera e la riflessione, ci prepareremo a questo avvenimento spirituale. Avremo il modo di comprendere di più e meglio il Mistero di Dio, che ha avvolto con la sua potenza l’umile fanciulla di Nazareth e con il Suo “Si” è diventata Madre del figlio dl Dio e Madre dell’umanità. La storia di Montebello è segnata profondamente dalla devozione alla Madonna. Dal 26 Aprile 1885 ad oggi, la Popolazione ha rinnovato il voto fatto allora dal PREVOSTO MONS. CAPOVIN con entusiasmo e con fede. Sono in programma appuntamenti di vita spirituale intensi e significativi.
II Comitato dei festeggiamenti, vuole realizzare con la consueta signorilità manifestazioni culturali e folcloristiche, per dare alla “Solenne” un tono veramente “Giubilare”. Questa Festa infatti ha il potere di unire cuori e volontà in una generosa gara di preparativi e iniziative che richiamano al Paese natio tanti cittadini di Montebello che in questi anni sono emigrati, sia nei paesi vicini come in paesi lontani e per l’occasione ritornano a Montebello. I nostri padri ci hanno consegnato come segno della loro fede questa Venerata Immagine della Madonna di Montebello. A Lei affidiamo la nostra comunità e tutte le nostre famiglie. A tutti i cittadini di Montebello, vicini e lontani, porgiamo il nostro saluto e l’augurio che la Madonna li benedica e la Festa porti gioia e felicità in tutti i cuori. II Comitato e i Sacerdoti.

La Benedizione del Santo Padre
Revdo don Antonio Mozzo Prevosto
Parrocchia Santa Maria Assunta
36054 Montebello Vicentino

Occasione Festa quinquennale in onore della Madonna in codesta parrocchia Santa Maria Assunta di Montebello Vicentino sommo Pontefice rivolge beneagurante pensiero et mentre formula voti che manifestazione religiosa ravvivi per intercessione Vergine Maria singolare testimone mistero di Cristo et luminoso modello Chiesa in cammino propositi testimonianza evangelica in odierna società come pure rafforzi autentica devozione mariana invia at lei sacerdoti et fedeli implorata benedizione apostolica.
Cardinale Angelo Sodano – Segretario di Stato

La Devozione a Maria nel nostro paese
I Montebellani sono sempre stati sentitamente devoti alla Madonna e ne hanno tramandato il culto fino ai nostri giorni. Alla Madonna banno consacrato la Prima chiesa e il primo altare. Possiamo ben dire quindi che Maria prendeva materno possesso della nostra terra fin dagli inizi del cristianesimo. A rendere popolare la venerazione alla Santa Vergine hanno assai contribuito le confraternite religiose. Le Più antiche sono:
La Congregazione di “S. MARIA DELLA CONCEZIONE
La Congregazione del “S. ROSARIO
La Confraternita della “SS. VERGINE DEL MONTE CARMELO”.
La Congregazione di Maria della Concezione fu istituita nel 1476 In breve divenne fiorentissima per il grande numero di iscritti e per molte ricche donazioni. Fu soppressa con una legge del Regno Italico nell’anno 1807, con grande dispiacere di tutti gli abitanti. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, sorse la Congregazione del “S. Rosario”, pure con molti iscritti e ricche rendite. Il cronista F. Bonomo così scrive: “Il Prevosto e i Massari della chiesa deliberarono di istituire la Confraternita del “S. Rosario”, il che fu nell’anno medesimo (1571), ed altresì innalzare nella prepositurale un altare dedicato alla Madonna del Rosario. Ciò seguì in capo a sei anni, e nel 1583 facevano dipingere da Giobatta Maganza la bella Pala che ancora qui si conserva. Si tratta della stessa pala che noi Possiamo ammirare nel primo altare a destra entrando in chiesa. Nel 1750 venne istituita la Confraternita della “SS. Vergine del monte Carmelo” per opera del Rev. Giuseppe Maria Battinelli bresciano dell’ordine dei carmelitani che aveva predicato la quaresima nella chiesa prepositurale Per festeggiare l’avvenimento, nel luglio di quell’anno fu portata in processione l’immagine della Madonna, come descrive il cronista F. Bonomo: “… giorno 19, terza domenica di luglio, se ne celebra per la prima volta la festa colla S. Messa cantata, panegirico e processione coll’Immagine di Maria Santissima. Grandissimo il numero dei forestieri accorsi alla nuova solenne, Dopo le Sacre Funzioni ebbe luogo la Corsa dei Barberi, cioè il Pallio”.
Più recente è 1a “Congregazione delle Figlie di Maria”, istituita il secolo scorso e fiorente fino al 1970 con oltre un centinaio di iscritti. A questa si deve un particolare fervente impulso di iniziative di devozione mariana, specie nelle celebrazioni delle feste in onore della Madonna.

Storia della Madonna di Montebello
L’immagine della Madonna nel 1500 era venerata sotto il titolo della “Concezione”. È da suppone, quindi, che In tal nome le sia stato dato subito o poco dopo, quando nel 1476, Papa Sisto IV aveva prescritto che in tutto il mondo fosse celebrata la festa della Concezione oppure che appositamente, dopo il 1476, sia stata lavorata la statua che doveva Portare un tal titolo. Il lavoro eseguito nel XV secolo, lascia libero campo tanto all’una che all’altra ipotesi. Quanto nel 1834, Mons. Cappellari, Vescovo di Vicenza, compì la visita pastorale alla nostra parrocchia, osservò che male conveniva il titolo di Madonna della Concezione ad una immagine effigiata in quelle forme, per cui da quel tempo, anche fra il popolo, andò diminuendo l’uso di chiamarla con quel nome, dicendola piuttosto “la nostra Madonna”, senza altri titolo che aggiunti, finché, nel 1885 la si disse “Madonna di Montebello”, conserva tuttora e che suona con quello antico della parrocchiale dedicata a “Santae Mariae de Montebello”. La statua della Madonna fu Portata in processione per la prima volta il 29 luglio 1793 a causa di una grande siccità. In quell’occasione, ancora nella sera stessa, cadde la desiderata pioggia; ogni qualvolta poi il popolo venne a trovarsi in simile necessità, ricorse fiducioso alla Vergine, la quale quasi sempre, esaudì le fervide preghiere dei Montebellani. (Da Memorie storiche di Bruno Munaretto).

Origini della Quinquennale
La statua interamente scolpita in legno di tiglio, che rappresenta la Vergine seduta col bambino sulle ginocchia, era stata rivestita, nel 1700, da vesti di seta e di broccato. Le furono tolte e si vide così netta e bella l’opera del 1400. Poi furono ripristinate le dorature delle vesti e del manto ed apparve in tutta la sua bellezza, specialmente nei panneggiamenti e del collo, per opera di Faustino dalla Vecchia. Il 26 Aprile 1885 1’immagine di Maria fu trasportata solennemente dalla chiesa di S. Francesco, dove aveva sostato durante i lavori, alla Prepositurale. Era Prevosto Mons. Capovin. Il trasporto riuscì davvero trionfale. Il paese si vestì a festa; le vie furono addobbale con fiori, archi di verde e, alla sera, con fiaccole multicolori. Dopo la solenne Processione Mons. Prevosto parlò alla folla e la sua parola commossa elettrizzò l’uditorio. Egli propose di rinnovare ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, quel trionfo mariano. Il popolo di Montebello accolse entusiasta la proposta del suo pastore e sorse così la “SOLENNE”.
(Dal libretto preparato e distribuito dalla Parrocchia di Montebello in occasione della Solenne del 2000).

Alcuni avvenimenti, in Italia e nel mondo, dell’anno 2000 dal calendario di FRATE INDOVINO:

Santa Pasqua: 23 Aprile – Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi. Papa: Karol Wojtyla con il nome di Giovanni Paolo II.


DAL MONDO - Leggi tutto...

25 Luglio Un Concorde dell’Air France si schianta poco dopo il decollo da Parigi, uccidendo le 109 persone a bordo e 5 che si trovavano a terra, vi è una sola sopravvissuta. Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA).
3 Agosto George W. Bush accetta la nomination presidenziale repubblicana alla convention di Filadelfia.
12 Agosto il sottomarino nucleare russo Kursk si inabissa nel mare di Barents; tutti i membri dell’equipaggio muoiono nonostante i tentativi di salvataggio.
19 Agosto Papa Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, incontra a Tor Vergata (Roma) circa un milione di giovani per una veglia di preghiera. Il giorno successivo, il Pontefice celebra una Santa Messa nello stesso luogo, sempre davanti a circa un milione di persone.
14 Settembre Va in onda la prima puntata del nuovo reality show “Il Grande Fratello”.
22 Settembre Esce fuori produzione la Fiat 126.
7 Novembre Hillary Rodham Clinton viene eletta al Senato degli Stati Uniti, diventando la prima First Lady ad ottenere un incarico parlamentare.
14 Dicembre Viene pubblicata la legge 376, che punisce il doping. La pena prevista è la reclusione da tre mesi a tre anni e il pagamento di un’ingente multa. Nel mirino non solo gli atleti, ma anche medici e allenatori.

FILM
1) Il gladiatore; 2) Chiedimi se sono felice; 3) Erin Brockovich – Forte come la verità; 4) Autumn in New York; 5) Billy Elliot; 6) Cast Away; 7) Chocolat; 8) Mission Impossible 2; 9) Pane e tulipani; 10) La tigre e il dragone; 11) Traffic; 12) L’ultimo bacio.

MUOIONO
19 Gennaio Bettino Craxi, politico.
2 Aprile Tommaso Buscetta, primo pentito di mafia.
13 Aprile Giorgio Bassani, scrittore.
5 Maggio Gino Bartali, campione di ciclismo.
9 Giugno Paolo Frajese, giornalista.
29 Giugno Vittorio Gassman, attore.

PREMI NOBEL
Pace: Kim Dae-Jung.
Letteratura: Gao Xingjian.
Medicina: Arvid Carlsson, Paul Greengard, Eric R. Kandel.
Fisica: Zhores I. Alferov, Herbert Kroemer, Jack S. Kilby.
Chimica: Alan J. Heeger, Alan G. MacDiarmid, Hideki Shirakawa.
Economia: James J. Heckman, Daniel L. McFadden.

SANREMO
1) “Sentimento” Piccola Orchestra Avion Travel; 2) “La tua ragazza sempre” Irene Grandi; 3) “Innamorato” Gianni Morandi.

SPORT
Olimpiadi: L’Italia è protagonista alle XXVII Olimpiadi di Sidney con 13 medaglie d’oro, 8 d’argento e 13 di bronzo.
Ciclismo: Stefano Garzelli vince il Giro d’Italia, mentre al Tour de France Lance Armstrong bissa il successo.
Calcio: La Lazio vince il suo secondo Scudetto. Il sogno Europeo svanisce per l’Italia con il pareggio della Francia ai tempi di recupero e il golden goal di Trezeguet al primo tempo supplementare.
Automobilismo: Dopo 21 anni la Ferrari torna a vincere il Mondiale Piloti con Michael Schumacher.
Vela: Luna Rossa vince la Louis Vitton Cup, ma si arrende a Black Magic (Nuova Zelanda), nella finale di Coppa America.

Umberto Ravagnani

Foto: Nella Chiesa Prepositurale di Montebello dopo la processione con le fiaccole (8 maggio 2000 – Archivio privato Umberto Ravagnani).

Figura: La copertina del calendario di Frate Indovino del 2000 (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).

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LA CHIESA DI SAN GIOVANNI

[139] LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA A MONTEBELLO

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Dal libro “Memorie storiche di Montebello Vicentino” pubblicato nel 1932 da Bruno Munaretto, in breve, la storia della Chiesetta di San Giovanni Battista.

« L’antica chiesetta di S. Gio. Batta di cui si ha notizia ancora dal 1439, come si ricava da un testamento fatto in Montebello il 29 agosto di quell’anno, appartenne all’antichissimo ospitale che sorgeva vicino, in cui, oltre gli ammalati poveri della parrocchia, venivano accolti anche i pellegrini che transitavano per Montebello. essa, che fu riedificata nel secolo XVII con il campanile a pigna, ebbe sempre gran cura la confraternita detta di S. Gio. Batta, la quale aveva le proprie rendite e fu soppressa con decreto napoleonico nel 1806. In quella occasione i ministri del Demanio asportarono dalla chiesetta tutto ciò che vi era di prezioso e di utile (1) e, solo nel 1810, quando fu definita la questione che vertiva intorno ad essa con la dichiarazione che era veramente dell’ospitale, fu restituito il calice. Purtroppo un bel reliquiario andò perduto e gli antichi registri rimasero da prima presso il comune di Vicenza, ed ora si conservano nella Biblioteca Bertoliana di quella città. Da allora però, oltre alla chiesa decadde pure anche l’ospitale, per cui, tanto la prima che il secondo, furono sostenuti con le oblazioni dei Montebellani, Intanto circa il 1868, l’ospitale era stato trasportato in Via Vigazzolo ora Trento e, nel 1873, le casette che si addossavano ad esso furono abbattute per ampliare la piazza. La chiesa poi, che in quei tempi era in pessimo stato, fu restaurata a cura della Società Operaia Cattolica di Montebello. Altri restauri inoltre le furono eseguiti circa il 1910 e, alcuni anni fa, il compianto Gio. Batta Zonato restaurava pure il campanile a pigna. L’interno della chiesa, di stile barocco e ad una sola nave, ha un unico altare eretto nel 1676 dalla Confraternita di S. Gio. Batta con le offerte di alcune pie persone. L’altare di belle forme e con colonne, è in marmo bianco e diaspro di Sicilia. Esso è adornato da una pala rappresentante la nascita del Precursore, lavoro di pregio dovuto all’Abate Conte Clemente Muzzi, il quale lo eseguì nel 1676. Nell’interno della chiesa figura pure la statua di S. Gio. Batta, opera dello scultore Orazio Marinali, la quale fu benedetta dal Vescovo di Vicenza Mons. Sebastiano Venier il 13 settembre 1708. Il soffitto poi è decorato con stucchi di settecentesco sapore e da un bel quadro di buon autore rappresentante l’entrata in cielo di S. Giovanni Battista. Questa chiesa, che sorge in piazza Umberto l, il 18 settembre 1921 fu venduta dalla Congregazione di Carità di Vicenza alla Fabbriceria della chiesa prepositurale. Sopra la porta d’ingresso, circa cinquant’anni fa, si poteva leggere la seguente iscrizione: «Nicolao Frigo – Vita innocenti – Vitiis nocenti – Moribus claro religione clarissimo – Anno MDCLXVII – Pridie nonas augusti e terris in coelum profecto – Franciscus Vivianus – Tanto Dei servo – Et suo preceptori humanissimo hoc observantiae pignus». Questa lapide, in cui figura il busto del pio sacerdote, il quale, come attesta il Capovin, era nativo di Montebello, come risulta da un atto notarile esteso nel 1654 in cartapecora, ora si trova murata nella parete esterna dell’Ospitale-Casa di Ricovero. É bene però che chi ne ha interesse si adoperi affinchè questa lapide ritorni al suo posto primiero. »

Umberto Ravagnani

Note:
(1) La causa per cui avvenne questa rapina fu l’empietà di uno il quale ipocritamente denunciò al Demanio che la suddetta chiesa non era dell’ospitale ma bensì della Confraternita.

Foto: La Chiesetta di San Giovanni Battista all’inizio degli anni 60 del Novecento (APUR – Umberto Ravagnani).

Nota del redattore: nel diario del Prevosto Don Mario Cola, tra le sue “Cronache Parrocchiali” del 1960 si legge: La BIBLIOTECA Parrocchiale – sistemata nell’ex-bar sotto la chiesa di S. Giovanni, rimesso a nuovo ed ornato con eleganza, funziona dal Natale ultimo scorso. Cercheremo di aggiornarla colle migliori pubblicazioni, nella speranza che i nostri parrocchiani non vadano ad abbeverarsi in acque inquinate o putride, ma a fonti di acqua pura, fornita da letture sane e formative.

CHI ERA LINO LOVATO?

AI LETTORI: L’Associazione Amici di Montebello sta preparando un evento per ricordare il nostro concittadino LINO LOVATO, pittore e scultore buono, generoso, sensibile, autore di molte opere artistiche. Chi avesse informazioni, aneddoti, suoi quadri, etc., è invitato a mettersi in contatto con la redazione tramite e-mail, sms o cellulare (informazioni a fondo pagina).

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DON GIUSEPPE CAPOVIN

[67] DON GIUSEPPE CAPOVIN – Prevosto a Montebello dal 1877 al 1908
Don Giuseppe Capovin è nato a Schio il 23 Ottobre 1834 dal farmacista Pietro Capovin e da Cecilia Sartori. Fu consacrato sacerdote nel 1857 e, per circa vent’anni, prestò servizio nella sua Schio con entusiasmo e grande passione. Nel 1861 fondò con altri la Compagnia di S. Luigi; dal 1864 fu cappellano delle suore Canossiane; nel 1869 fondò la Congregazione delle Figlie di Maria, la prima della Diocesi aggregata alla primaria di Roma, e ne fu anche il direttore; nel 1870 introdusse gli Esercizi per le operaie presso le Canossiane, nel 1876 istituì la Congregazione di S. Angela Merici la prima in Diocesi e ne fu anche il direttore.
Durante il suo apostolato nella sua cittadina natale ha lasciato un segno profondo, e, come dice don Giovanni Prosdocimi nella sua memoria, «… seppe tanto entrare nelle anime da spandere a Schio un vero profumo di virtù, della quale non pochi ricordano ancora il fascino …»
Ma ecco, come succede spesso ancora oggi, venne il momento di dover abbandonare la sua missione a Schio per iniziarne una nuova in un’altra Parrocchia. Era il 1877 e venne informato dal Vescovo Mons. A. Farina che sarebbe divenuto Prevosto di Montebello. La scelta non entusiasmò don Giuseppe Capovin che supplicò il Vescovo di ripensarci. Ma alla fine, con molta trepidazione, accettò l’incarico.
In un prezioso libricino, dove don Capovin annotava i suoi pensieri, scriveva rivolgendosi a se stesso: « Che temi? Perché ti angusti? Stolto. Sei tu che scegliesti quella via che chiaramente or ti vedi aperta innanzi, o non fu piuttosto Iddio che ti impose per dovere di percorrerla? Oh sì, oh mio Gesù, lo conosco. Dimenticherò me stesso per seguire puntualmente l’additatomi sentiero. La sua novità mi sorprende e mi conturba! Non importa. So con chi cammino e mi basta. »
E quando la sera del Sabato 14 Settembre 1877 arrivò a Montebello e fu accolto con una grande festa ne rimase commosso e poi annotò: « Alla stazione: Sindaco, Giunta, fabbricieri, musica, popolo: mio Dio quali momenti per me! »
Si mise subito all’opera aiutato da altri sacerdoti che lo apprezzarono e stimarono fin dal suo insediamento, ma non tardarono ad arrivare le prime difficoltà. Costituita la Congregazione delle Figlie di Maria, che, all’inizio, raccoglieva solo poche giovani ragazze, ci furono proteste da parte della Giunta e della Fabbriceria che rassegnarono presto le dimissioni. Don Giuseppe Capovin non si scompose e ai suoi più stretti collaboratori disse: « Ma che si pensa da quei signori? Forse che io con un drappello di bimbe devote vada congiurando contro l’unità della patria? »
Nel suo apostolato non smise mai di predicare con ardore la divina parola del Vangelo e di abbellire la Chiesa che, ripeteva: «… non è mai abbastanza ricca e bella, perché è la casa di Dio, ed è il solo luogo in terra dove il popolo tutto sentendosi indistintamente padrone, è veramente fratello! »
Il 26 aprile 1885 venne inaugurato l’altare dell’Immacolata Concezione, splendido lavoro di Francesco Cavallini di Pove e, nello stesso giorno, fu istituita la festa Quinquennale in onore di Maria.
Nel 1887 venne inaugurato il nuovo Oratorio della Sacra Famiglia che egli fece erigere in soli nove mesi, suscitando grande entusiasmo nei fedeli. Esso fu fatto su disegno del maestro muratore Giuseppe Guarda di Montebello.
Fece risorgere l’Ospedale e il Ricovero che versavano in pietose condizioni, affidandone nel 1902 la direzione alle Suore di S. Dorotea. Né trascurò i suoi figli più poveri e abbandonati offrendo loro tutto ciò che poteva.
Non si stancava mai di studiare e passava lunghe ore con i suoi libri, leggendo, cercando, tanto da diventare un esperto di storia, sia sacra che profana. Arricchiva continuamente la sua biblioteca di nuovi libri che divorava con molta passione. Amava moltissimo la sua terra: ne aveva studiato a fondo la storia mettendo assieme tutte le notizie, anche le più insignificanti, con molta precisione e passione. Scrive ancora don Giovanni Prosdocimi: « fortunato chi saprà servirsi di tanta dovizia di ricerche per compilare la storia di questo bello e storico paese! ». Aveva alcuni sacerdoti collaboratori ma lui li guidava con fermezza, ma con rispetto e spesso diceva loro: « Non abbiate timore, avanti! Il biasimo e le dicerie cadranno sempre sopra di me, ed io, lo sapete, non ne faccio conto. »

Umberto Ravagnani (dal N° 10 di AUREOS – Marzo 2018)

Figura: 125 anni fa, in occasione delle celebrazioni pasquali, il Prevosto Don Giuseppe Capovin faceva stampare questo bigliettino per la popolazione di Montebello Vicentino (collezione privata Umberto Ravagnani).

Con l’occasione la redazione augura una BUONA PASQUA a tutti i lettori

AI LETTORI:
Quanti volessero collaborare per la redazione del notiziario con articoli o segnalare argomenti di particolare interesse, notizie, curiosità, proverbi locali, foto, cartoline d’epoca, etc., sono invitati a mettersi in contatto con l’Associazione.

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FESTE CENTENARIE (3)

[43] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO
(Mons. Giuseppe Capovin 1905 – Terza parte)

Nell’anno seguente 1266 anche Gilberto dei Maltraverso Conti di Montebello vendette col fondo e signoria anche il giuspatronato (per usare l’espressione dell’atto allora esteso) al Comune di Vicenza. Non cedettero però allora da parte loro i diritti di patronato i Signori di Carturo, ma solamente circa il 1290 vendendola ancor essi al Comune di Vicenza. Non tardò punto il Comune di Vicenza a far valere gli acquisiti diritti di patronato sulla Chiesa di S. Maria di Montebello, giacchè il giorno 17 Maggio 1290, per incarico del Podestà di detta Città Giovanni de Jadi qui arrivava Nicolò detto Smareglo, Notaio, per compire l’affidatagli missione.
Era la Vigilia della festa dell’Ascensione e lo Smareglo si presentò a questa Chiesa nel momento che il Parroco Tomaso e i Canonici stavano per uscire colla processione per le Rogazioni verso la campagna, preceduti dal Gonfalone e dalla Croce e seguiti dal popolo. Lo Smareglo senza far cenno a chicchessia prende tra le mani Croce e Gonfalone, protestando ad alta voce che egli voleva camminare innanzi a tutti a nome del Comune di Vicenza in segno che questo aveva il diritto di patronato sopra la Chiesa di S. Maria di Montebello. Pronunciate tali parole si pone alla testa della Processione procedendo per la via comune attraverso l’abitato, seguito dagli astanti altamente stupiti per questo fatto. Nel Venerdì poi della stessa settimana il Notaio Uguccione del fu Alberto pubblico Notaio, nella piazza di Montebello, presenti il Parroco Tomaso, i Canonici e moltissime persone, estendeva l’atto solenne di quanto avea compiuto il Notaio Smareglo in nome del Podestà e del Comune di Vicenza, di cui riconfermava i diritti che le spettavano sopra questa Chiesa (Archivio di Torre Vol. 8).
Dopo gli eventi narrati ed in capo a breve tempo pare che la cosa non sia riuscita troppo piacevole a questi abitanti, e poiché il Comune di Vicenza non ommetteva occasione per sostenere con esagerata fierezza i propri diritti, particolarmente a danno della Chiesa e dei suoi Canonici, contro i quali si permise frequenti arbitrari, non ommesso quello di volere nuovamente prender possesso di questa Chiesa, anche con forme non permesse alle autorità secolari e più ancora per le opposizioni che sempre muoveva nella elezione dei nuovi Canonici, tutto questo stancava la pazienza della Collegiata, la quale ricorse al Podestà ed al Consiglio di Padova, da cui allora dipendeva anche il Comune di Vicenza, affinchè le fosse resa giustizia. Il ricorso non fu inutile, a questi Canonici furono riconosciuti i diritti fin allora esercitati, e per quello che riguarda l’elezioni nuove, in caso di vacanza, si conchiuse che i Canonici di Montebello per scegliere coloro che riconoscevano idonei, ciò non lo potessero fare nella propria Chiesa, bensì nella Cattedrale di Vicenza, alla presenza di alcuni incaricati da quel Comune.
Sembra che la Collegiata non cessasse colla venuta del Dominio Veneto 1404, ma piuttosto circa il 1450 non restando di essa altra memoria che il titolo della dignità principale del Proposito o Prevosto che si conserva anche ai nostri giorni nei rettori della Parrocchia di Montebello. La Chiesa di S. Maria, sino alla fine del secolo XIV per le tristi vicissitudini a cui fu esposta nelle frequentissime guerre e più ancora per la edacità del tempo era ridotta in misero stato. Nel secolo seguente passate le bufere politiche del primo quarto di esso, si vide la necessità non di ristauri che troppo era malconcia, ma di una completa riedificazione. La nuova Chiesa fu costruita nel 1447 a spese del Comune e degli abitanti di Montebello, come fa fede l’Iscrizione posta nel pilastro sinistro del coro e che qui si riporta: « MCCCCXLVII. Com. et homines de MB. fec. fieri hanc Ecclesiam. »
Sembra però che il lavoro di costruzione sia stato compiuto solamente nel 1454, giacché nell’interno della facciata vi era questa scritta: « Zanantonio F. 1459 Maistro Manferdin da Ravena di B.nd F. » i quali devono essere stati probabilmente i due Capimaestri che diressero il lavoro. Conviene però notare che per questa nuova Chiesa si cambiò del tutto la posizione dell’anteriore. Il Coro cioè fu costruito prospettante ad oriente e la facciata verso tramontana. Oltre la navata principale ne ebbe una seconda a sinistra con tre arcate, ossia cappelle. Oltre l’altare maggiore posto nel coro v’erano tre Altari: il primo, cioè per chi entra in Chiesa, dedicato a S. Brigida Vergine dell’ Ordine del SS. Salvatore; il secondo a Santa Maria della Concezione; il terzo a San Martino Vescovo di Tours. E qui è da ricordare, come subito dopo il 1476 in cui il Pontefice Sisto IV aveva permesso che in tutte le Chiese dell’Orbe si celebrasse nel giorno 8 Dicembre di ogni anno la festa della Concezione, che egli chiamava Immacolata, qui sia sorta una Congregazione sotto il titolo di S. M. della Concezione, che in breve addivenne fìorentissima per il numero grande di coloro che vi si ascrissero e che poscia unita alla Confraternita della Madonna della Cintura per godere di maggiori privilegi, altri di nuovi ed affatto speciali ne otteneva da S. S. Paolo V nell’Aprile 1617. Questa Congregazione ebbe sempre vita rigorosa. Si istituirono Legati, Livelli ed ebbe molte ricche donazioni e ciò sino all’anno 1807, quando cioè per una legge del Regno Italico, fu soppressa e demaniati tutti i suoi beni con grande lamento di tutti questi abitanti. Circa l’anno 1499 aumentata di nuovo la popolazione, fu necessario di allungare la Chiesa costruita nel 1447 e si aggiunsero due nuove Arcate ossia Cappelle e due Altari: uno dedicato a San Giuseppe sposo di Maria, l’altro a S. Francesco di Paola. In seguito venne eretto un altro altare ad onore della S. Croce, e questo fu costruito sul lato sinistro del Coro prospiciente la Chiesa. Nel 1575, abbattuto l’antico campanile, se ne rifece uno di nuovo con mattoni di cotto e guglia accuminata e questo fu costruito ove oggidì sorge il fianco destro della facciata della Prepositurale. Poco dopo la famosa battaglia di Lepanto combattuta e vinta felicemente dalle armi cristiane il 7 ottobre 1571 sotto la invocazione della Madonna del S. Rosario, anche qui si istituiva una Congregazione a di lei onore, che pari a quella della Concezione, ebbe numerosissimi ascritti e possedette altresì legati, livelli e beni propri, ma che purtroppo per la legge del 1807 dovette vedere demaniati e perduti. Fu merito però di questa Congregazione l’aver fatto eseguire a proprie spese nel 1583 in onore della celeste sua Patrona, dal celebre e rinomato Gio. Batta Maganza di Vicenza, la Pala che la rappresenta e che tuttora qui si possiede ed assai ammirata dagli intelligenti del bello. Anche Montebello nel 1630 travagliato orribilmente dalla pestilenza, vide in pochi mesi morire oltre un terzo dei suoi abitanti. Ma ne ebbe conforto e sollievo quando questa Comunità ad onore di S. Rocco erigeva una Cappella con altare nell’Oratorio di S. Francesco, obbligandosi di visitarla solennemente in ogni anno nel dì della sua festa. Da vario tempo si vagheggiava ed era desiderio assai comune di questa popolazione che una nuova Chiesa si sostituisse all’antica troppo angusta, spoglia di ogni gusto d’arte, di coro, povera di luce, schiacciata quasi per il tetto assai basso, con cappelle ed altari male proporzionati, in una parola la Santa Casa del Signore nella più triste e nuda miseria. Ma dove costruire la nuova Chiesa? Pareri ed opinioni le une colle altre non mancavano, e si disputò per vario tempo; ma fortunatamente il Prevosto D. Francesco Scortegagna che da 15 anni con amore, zelo e carità reggeva questa Parrocchia e con lui consociati in uno stesso pensiero il Nob. U. Girolamo Bruto-Revese e il N. U. Giuseppe Regan che l’uno e l’altro coprivano con onore e dignità l’ufficio di Vicarii di questa Comunità, non esclusa una parte notevole degli stessi Consiglieri che risiedevano alla pubblica amministrazione, prevalse il loro desiderio, anzi la loro volontà, che cioè la nuova Chiesa fosse riedificata sul luogo stesso dove tante generazioni si erano succedute a glorificare Iddio e ad implorare le sue benedizioni e dove pure tanta parte di esse dormivano in pace il sonno di una morte cristiana.
Dietro questa ed altre ragioni ispirate parte dalla fede e parte dal cuore, sparì ogni idea di contrarietà e di opposizioni, ed il popolo fattosi una cosa sola col suo Pastore e coi suoi Reggitori, si risolvette senz’alto di affidare l’incarico per il disegno della nuova Chiesa all’Architetto Giorgio Massari di Vicenza, che in quella città ed altri luoghi aveva di sé già elevata e nobilissima fama. Approvato il disegno da una Commissione all’uopo eletta, si incominciavano a raccogliere i mezzi necessari per la nuova fabbrica e la Comunità sopra il fondo delle colte che annualmente riscuoteva una parte, l’erogava generosamente per la Chiesa, e nel giorno 18 Ottobre 1776 colle cerimonie che prescrive il sacro rito, si fece la posizione della prima pietra per la costruzione del Coro e delle Sacristie.
Annuente Marco Cornelio — Episcopo Vicentino — Franciscus Scortegagna — Prsepositus
Hunc posuit lapidem — Die XVIII Octobiis — Anno salutis MDCCLXXVI.
Qui è da ricordare che alla nuova Chiesa si diede una posizione affatto diversa dall’ antecedente. Vale a dire il Coro e le Sacrestie si fabbricarono al di là ed anzi il primo, quasi poggiato alla facciata dell’antica Chiesa, e la facciata della nuova che prospitasse a mattina colla Borgata, e ciò con generale approvazione, giacché al di là della Chiesa più non esistevano da oltre 200 anni né le abitazioni né le case di un tempo che formavano una grossa contrada incendiata e distrutta pe ragioni di guerra. Durante la erezione del Coro e delle Sacristie il popolo continuò usufruire della vecchia Chiesa, per entrare nella quale, oltre la porta già esistente sul lato sinistro, se ne aperse allora una nuova anche nel lato sinistro del vecchio Coro. La erezione del Coro, delle Sacristie fu compiuta nel 1784 e il 15 agosto fu benedetto e messo in comunicazione colla vecchia Chiesa e si incominciò ad officiare. Il Coro e le Sacristie costarono 17.000 ducati. Nel dì 11 Luglio 1791 si pose mano a togliere dalla vecchia Chiesa gli Altari e quindi si passò alla, totale sua demolizione, compiuta il 22 Dicembre dello stesso anno. Il 6 Luglio la Commissione eletta per la fabbrica, con scrittura legale conchiudeva col sig. Vincenzo Squarcina di Vicenza il contratto di affidargli il lavoro di costruzione per 17.000 ducati, ed egli s’impegnava, di dare il lavoro compiuto in greggio nel corso di 5 anni, ma chiese e gli fu concesso di poter usure i materiali della Chiesa demolita. Qui è da deplorare che non si abbia collo Squarcina fatta eccezione di rispettare e conservare le antiche lapidi che coprivano numerose tombe delle principali e più benemerite famiglie e quindi che andassero smarrite tante care e preziose memorie. Una sola però di quelle lapidi fu conservata e fortunatamente quella del Rev. Prevosto Pietro dott. Caprini che lasciò ricordi di straordinaria santità.
Nel dì 24 Luglio dello stesso anno fu trasportato con processione di numeroso popolo il S.S. Sacramento all’oratorio di S. Francesco che servì ad uso di Parrocchia fino al 14 Gennaio 1798, in cui un’altra volta con devota processione il Divin Sacramento venne riportato nella nuova Chiesa che aveva solennemente benedetta il M. R. D. Celestino Bonvicini qui nato, ma da alcuni anni Arcipr. Vicar. Foraneo di Montorso. Il Rev. Prevosto D. Francesco Scortegagna che era stato il primo ed il più fervente ispiratore della nuova Chiesa, tra il compianto dell’ intera Parrocchia era morto tranquillo e sereno nell’Agosto dell’anno stesso 1798. Fu seppellito nel nuovo Coro e bene lo ha meritato; egli fu l’ultimo dei defunti inumati in Chiesa, giacché dopo d’allora le leggi lo vietarono. La costruzione della Chiesa importò la spesa di 20.000 ducati.
Quando si inaugurava la nuova Chiesa le mancavano il soffitto, la stabilitura e il pavimento. Il primo compreso il quadro che allora lo adornava importò la spesa di 4.000 ducati e la stabilitura e pavimento provvisorio alla Veneziana altri 4.000.

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 4 di AUREOS – Dicembre 2003)

Figura: La Solenne, Festa quinquennale istituita da Mons. Giuseppe Capovin il 26 Aprile1885 (foto a cura del redattore).

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FESTE CENTENARIE (1)

[36] FESTE CENTENARIE CELEBRATE A MONTEBELLO

Con questo numero iniziamo la pubblicazione del volumetto stampato dalla Parrocchia nel 1905 in occasione del VII centenario dell’erezione della Prepositurale di Santa Maria. Questa breve sintesi di storia politica e religiosa del paese è frutto di Mons. Giuseppe Capovin, Prevosto di Montebello dal 1877 al 1908 Mons. Capovin fu pastore d’anime esemplare in momenti sociali ed economici particolarmente difficili, era attento alle necessità di “tutti” i suoi parrocchiani, anche a quelli che osteggiavano la religione, e con affabilità sovveniva materialmente e spiritualmente i più bisognosi. Il suo fare sincero e disinteressato, animato da una carità e spiritualità che sorgeva spontaneamente dal profondo del suo intimo, generò nei suoi parrocchiani una stima ed un rispetto che si trasformarono ben presto in venerazione. Questa sua grande spiritualità non gli impedì di prestare attenzione alle memorie storiche ed artistiche del paese. Fece ricopiare numerose cronache e documenti antichi perché non andassero perduti e si battè a lungo per salvare dall’incuria l’antica Chiesa di San ZenoneSan Francesco, ma purtroppo poco dopo che i proprietari gli cedettero l’edificio la morte lo colse e si suoi sforzi furono vanificati. Come ben sappiamo, il suo successore la rase al suolo per dare avvio ad una filantropica istituzione (asilo infantile) che poteva senz’altro essere edificata in altri siti, considerato che a quell’epoca non mancavano gli spazi necessari.

FESTE CENTENARIE
(Prima parte)

AI SUOI DILETTI PARROCCHIANI
NEL VII CENTENARIO
DALLA EREZIONE
DELLA PREPOSITURALE DI S. MARIA
IN MONTEBELLO VICENTINO
QUESTI CENNI STORICI
CON PAZIENTE STUDIO RACCOLTI
DEDICA CON PATERNO AFFETTO
GIUSEPPE CAPOVIN
PREVOSTO

« Montebello, grossa borgata del Vicentino, la quale si stende ai piedi dell’ ultimo sprone delle Prealpi, su cui torreggia tuttora il Castello dei suoi antichi signori, a buon diritto vanta remotissime origini.
Ivi infatti nell’epoca del Romano Impero esisteva un vicus, ovvero borgo chiamato « ad Auraei o ad Auraeos » presso il quale I’Itinerario di Antonino del secolo IV segna Mutatio che era un aggregamento di vari fabbricati per contenere numerosi cavalli di ricambio, di buoi, muli, vetture e carri di varie forme per uso di pubblici Corrieri, dei viaggiatori e delle merci, o dove vi erano costantemente ufficiali investiti di potere e dignità per invigilare i Veredari ossia i conduttori di pubbliche o private vetture e gli schiavi o servi assunti al pubblico servizio e che erano pagati dalle Provincie, il che faceva Montebello un luogo importante (Filiasi – Storia dei Veneti).
Passava invero per esso la via Gallica, grande arteria, che metteva in comunicazione Milano con Aquileia e per l’Illirico con Costantinopoli. E Montebello con la sua Mutatione era uno dei due luoghi di fermata tra Verona e Vicenza.
Che avvenisse di Montebello nelle varie irruzioni barbariche, specialmente del secolo V, è ovvio supporlo, ove si noti, che per il suo sito si trovava proprio sul loro passaggio ed esposto quindi alle loro devastazioni, scendendo esse in gran parte pel Friuli a desolare le nostre regioni. Fu però fortuna per gli abitanti suoi l’aver pronto e sicuro rifugio nei monti vicini coperti di boscaglie; passata indi la bufera ritornarono in buona parte a rialzare le mura delle loro, abitazioni. Per questo si trova Montebello sussistere nel secolo IX durante l’impero di Lotario I, come luogo sì importante da essere pomo di discordia tra Vicentini, del cui territorio faceva parte, e Veronesi che si sforzavano di ammetterlo al proprio, come fecero l’anno 840, secondo narra l’antico Cronista Bonamente Aliprandi. (Castellini – Storia di Vicenza – libro III in Nota).
Al principio del secolo X vennero a desolare, dalla parte del Friuli, i nostri paesi i feroci Ungheri a varie riprese. Montebello fu uno dei più devastati, trovandosi sulla via del loro passaggio. Fu allora che a salvezza e rifugio dei pochi abitanti sfuggiti alle spade di quei barbari, si costruì il Castello, al quale più tardi se ne aggiunse un altro poco lungi.
Sino dal secolo decimo, come si ricava da documenti di quel tempo, furono signori di Montebello, i Conti di Padova e di Vicenza, discendenti dai Candiani Dogi di Venezia, i quali dal Conte Uberto Maltraverso sulla fine del secolo XII furono denominati Maltraversi di Montebello. Conservarono essi questo feudo sino all’unno 1265-1266, nei quali tanto i Maltraversi di Lozzo, come la linea di Montebello lo vendevano al Comune di Vicenza con tutti, i diritti annessi. (Dall’Archivio di Torre manoscritto del Vigna V. 8).
Quantunque il più antico documento, riguardante Montebello, sotto il suo aspetto religioso, risalga all’anno 1205, pure da ciò che è stato premesso è facile argomentare come i suoi abitanti fino dalla seconda metà del secolo IV siano venuti a cognizione del Vangelo. Essendovi poi in esso la Mutatio, necessariamente dovevano ivi fermarsi gli Evangelizzatori di questa Provincia, e i Vescovi che si portavano dall’Illirico e dalla parte Orientale del Veneto a Milano, sede dell’Impero d’Occidente, dopo Valentiniano I, i quali animati del loro zelo, si mettevano a contatto de’ suoi abitanti per communicar loro la buona novella.
Si aggiunga che i diversi ufficiali e i numerosi servi pubblici addetti alla Mutatione, dichiarata che fu religione dello stato la Cristiana dagli Imperatori Valentiniano, Graziano e Teodosio si fecero un dovere ed un onore di abbracciarla pur essi in ossequio ai loro Sovrani ».

Continua nel prossimo numero …

(dal N° 2 di AUREOS – Giugno 2002)

Figura: Mons. Giuseppe Capovin in una cartolina dei primi anni del ‘900 (collezione privata del redattore).
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LA CHIESA DI SAN FRANCESCO

[10] GHE GERA ‘NA VOLTA (1)
La Chiesa di San Francesco (secolo XIII)

All’inizio di via San Francesco, la continuazione di via Castello che sale verso il monte, vi è un grande edificio a forma di “L”, conosciuto come “ex asilo infantile”, che fu costruito nel 1912 nel luogo dove sorgeva l’antica Chiesa di San Francesco. Lo storico montebellano Bruno Munaretto, nelle sue “Memorie storiche di Montebello Vicentino“, pubblicate nel 1932, ci racconta così le vicende che hanno interessato questo secolare edificio religioso:
« Il più antico documento riguardante la demolita chiesa di S. Francesco, la quale sorgeva sull’area oggidì occupata dall’Asilo Infantile, è un testamento fatto in Montebello da “Giacomo quondam Domini Cozie de Montebello Civis Vicetie” il 31 marzo 1419. Da quel documento riportato da Padre Maccà nella sua storia del Territorio Vicentino, si ricava che questa chiesa, in quei tempi, era ufficiata da un cappellano e che ivi la famiglia Cozza, a cui spettava il diritto di patronato, aveva la tomba di famiglia. Senonchè la chiesa di S. Francesco, che allora era dedicata a S. Zenone, verso il 1461 si trovava priva di ufficiatura e per di più in rovina, per cui il Nobile Bartolomeo Cozza, a nome anche del fratello Daniele, con atto notarile del 9 aprile 1461, la cedeva ai frati riformati di Padova. » … « I frati minori però presero possesso della chiesa e dei beni di S. Zenone solo quando la Sede Apostolica diede loro la facoltà di erigersi il Convento, ciò che avvenne il 3 agosto 1463. » … « Fu allora che i frati minori, con le oblazioni dei Montebellani, non solo ampliarono la chiesa di S. Zenone, che vollero però dedicare al Patriarca S. Francesco, ma innalzarono pure il campanile ed allargarono la casa ad uso dell’Ospizio. » … « I padri minori Conventuali tennero questa chiesa e il convento fino al 1656.
Infatti la Veneta Repubblica, avendo bisogno di denaro per sostenere la guerra di Candia, ancora nell’anno precedente, aveva supplicato ed ottenuto dal S. Padre la concessione dei beni di alcuni conventi, per cui, in quella occasione, il convento di S. Francesco fu tra i colpiti e con breve di S. S. Alessandro VII, in data del 29 aprile 1656 fu soppresso. » … « Il 10 settembre di quell’anno la signora Maria Ferrazza del fu Alvise acquistava per la somma di 700 ducati l’Ospizio di S. Francesco con rive e orto annessi e cinque campi che possedeva, nonchè vari livelli in genere ed in denaro. Essa inoltre assumeva per sè e per gli eredi gli obblighi suddetti, impegnandosi pure di far celebrare ogni anno 62 Sante Messe. Quindi il diritto di patronato dai padri Minori Conventuali passò nella compratrice Maria Ferrazza alla quale, circa il 1663, successe nella proprietà della chiesa e dei beni annessi il signor Tommaso Castellani fu Francesco. Morto questi tanto la chiesa che il Convento passarono per eredità alla signora Apollonia Castellani che nel 1696 era andata sposa a Francesco Conforti fu Albanio per cui da allora i diritti e gli onori di iuspatronato della chiesa di S. Francesco rimasero nei discendenti di Francesco Conforti i quali però non sempre adempirono i loro obblighi patronali. Così ad esempio, nel 1743, i Conforti non fecero suonare le campane al passaggio delle processioni, e, nel pomeriggio del giorno di S. Rocco, nel 1745, chiusero la chiesa impedendo così le Funzioni serotine in onore di quel Santo. Ma la Comunità di Montebello in queste, come in altre circostanze, fu sempre sollecita nel rivendicare ai parrocchiani il diritto di usufruire del culto della chiesa di S. Francesco.
Frattanto nel 1762 il campanile, essendo stato colpito da un fulmine minacciava rovina, per cui Don Albanio Conforti, quale compatrono, pur riconoscendo che l’obbligo dei necessari restauri incombeva ai Conforti, tuttavia fece domanda ai Governatori della Comunità affinchè una parte della spesa, e cioè quella della guglia che difendeva l’orologio, fosse sostenuta dal Comune. La ragione per cui Don Albanio fece tale istanza va attribuita al fatto che la guglia difendeva l’orologio il quale era di proprietà del comune e perciò quanto chiedeva gli fu accordato. Ma se in quella occasione il campanile fu salvato da certa rovina, non così potè avvenire nel 1908, perchè il compatrono Ciro Conforti dovette farlo demolire d’ordine del Municipio, perchè ogni restauro era inutile ad una torre così vetusta e che da un momento all’altro minacciava di crollare.
Anche la chiesa, al principio del nostro secolo, versava in condizioni disastrose, perchè i Conforti non avevano eseguito quei lavori di restauro che per vetustà richiedeva. Essa perciò fu chiusa al culto Divino ed i Montebellani furono privati del diritto di frequentarla. Fu allora che il Prevosto Don Giuseppe Capovin fece citare davanti al R. Tribunale Civile e penale di Vicenza i signori Conforti per l’adempimento degli obblighi patronali. » Il Tribunale diede ragione a don Capovin obbligando i Conforti ad eseguire tutti i lavori di manutenzione necessari … « Quindi i Conforti, vista la mala parata, cedettero la chiesa al Prevosto Capovin il quale non solo vagheggiava di restaurarla e di riaprirla al culto Divino, ma pensava pure di ricostruire il caratteristico campanile.
Purtroppo nell’aprile di quell’anno il Capovin moriva ed a lui succedeva don Domenico Giarolo. Questi però, anzichè attuare il progetto del suo predecessore, fece demolire la storica chiesa per costruirvi l’Asilo Infantile opera benefica e filantropica quanto si vuole, ma che si poteva erigere in altro luogo, dato che a Montebello le belle posizioni non mancano. »

(U.R. dal N° 1 di AUREOS – Dicembre 2001)

Figura: cartolina della fine del 1800 (collezione privata del redattore).
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