UNA DOLCE FANCIULLA

[219] UMBERTO CAPITANIO E BEATRICE BRUNELLI 1


Una cartolina con l’immagine del Monumento ai Caduti, spedita da Montebello il 5 aprile 1944, quando la seconda guerra mondiale mieteva ogni giorno ancora tante vittime, porta con sé una piccola storia che vale la pena di essere raccontata.
Il mittente è il prof. Umberto Capitanio, nato a Vicenza il 25 giugno 1864, figlio di Giovanni Capitanio e di Giovanna Brìcito, laureato in Lettere con un punteggio di 100/100 e lode alla Regia Università di Padova, vedovo di Beatrice Brunelli.
Dunque che cosa ha portato questo insigne letterato a Montebello Vicentino? Lo si intuisce da una frase della cartolina, quando scrive: “… temo di dover lasciare le mie stanche ossa in questo paesello, che vide nascere la mia dolce fanciulla …”.
Ebbene, la “dolce fanciulla” altri non era che sua moglie Beatrice Brunelli, tanto bella quanto sfortunata. Figlia di Pietro Brunelli e di Rigotti Flaminia, nata il 13 gennaio 1872 a Montebello Vicentino nella casa del padre, in via Generale Vaccari (all’epoca via Maggiore).
Da quanto mi hanno raccontato Arrigo e Dario Peruffo di Montebello, la madre dei quali, Teresa Brunelli, era prima cugina di Beatrice Brunelli, nei primi giorni di aprile del 1944, il prof. Umberto Capitanio aveva lasciato la sua Vicenza a causa dei sempre più frequenti bombardamenti degli anglo-americani, cercando rifugio presso la cognata Lucrezia Boroni che, a quel tempo, era proprietaria  della villa Valmarana-Boroni-Zonin a Montebello. La moglie del prof. Umberto Capitanio, Beatrice Brunelli, gli aveva dato ben 9 figli ed era già morta da molti anni. È da questa splendida villa a Montebello che lui scrive la cartolina al suo amico e collega prof. Ferruccio Quintavalle, professore di storia, autore di oltre venti libri, tra cui una monumentale “Storia dell’unità italiana (1814-1924)”.
Umberto Capitanio e Beatrice Brunelli si sposarono il 28 settembre 1894, nel periodo in cui il professore era stato nominato reggente di 2a classe al ginnasio di Terni. Ebbero ben 9 figli: Gino (1896), Ugo (1897), Corinna (1899), Maria (1901), Guido (1902), Elena (1903), Vittorio (1906), Gelsomina (1909), Giorgio (1911). Il prof. Umberto Capitanio dovette fare molte tappe prima di approdare all’insegnamento nella sua Vicenza. Purtroppo, per un tragico destino, dopo soli 5 anni da quando era definitivamente tornato, veniva a mancare la giovane moglie Beatrice, alla quale era indissolubilmente legato.
Nel trigesimo della morte di Beatrice Brunelli, Umberto Capitanio scrisse e pubblicò in un libretto una “memoria”, sicuramente dettata dal cuore, che solamente un grande letterato poteva esprimere in forma così armoniosa e spontanea. Il prof. Capitanio riassume in queste poche pagine tutte le gioie e i dolori della sua famiglia fino alla tragica fine di Beatrice. Egli rivive con molta rassegnazione e con fede profonda gli ultimi giorni di vita di sua moglie, implorando il Signore di aiutarlo a superare il tristissimo momento. Anche se scritta in forma di componimento poetico è facilmente comprensibile. Ecco un breve stralcio:1
«Non i miei voti ardenti, non le preghiere degli innocenti figliuoli, non le cure di valenti sanitari valsero a strapparti alla immatura fine: Iddio nel suo secreto, immutabile consiglio, avea decretato di troncare innanzi sera la tua operosa giornata, o mia buona, o mia dolce Bice! Più non risuona la mia muta casa del tuo indefesso lavoro; più non echeggia il tuo alacre comando; più non sorridono i figli del tuo mite sorriso; più non inaugura la mia triste giornata il tuo usato bacio; più non ritrovo io, tornando dal lavoro quotidiano, il tuo sereno volto, non mi accoglie il tuo cordiale saluto, che a me era, come un premio, cagione di tanta letizia…»
Molto interessante e commovente l’epitaffio che il prof. Umberto Capitanio volle venisse inciso sulla lapide della sua amata Beatrice nel Cimitero Maggiore di Vicenza, nella sezione “Benemeriti Vicentini”, dove riposa ora, accanto a lei, lo stesso professore:

BEATRICE CAPITANIO BRUNELLI
13-1-1872                   25-VI-1913
SPOSA IMMACOLATA MADRE IMPAREGGIABILE
LE MODESTE VIRTU’ NASCOSTE NELL’OMBRA DELLA SUA CASA
ALLEVO’ CON CURE INFINITE NOVE FIGLIOLI
E SUBLIMATA DALL’EROICO SACRIFICIO DI TUTTA SE STESSA
FU DAL PADRE CELESTE CHIAMATA A GODERE IL PREMIO
SERBATO A COLORO CHE HANNO MOLTO SOFFERTO
O ANIMA PURA MITE SOAVE
CHE SOLO CONOSCESTI LA FEDE L’AMORE IL DOVERE
DAL REGNO DELLA PACE PREGA PER QUELLI CHE T’HANNO AMATA SULLA TERRA
VEGLIA BENEFICO ANGELO SU’ TUOI FIGLI
E IMPETRA RASSEGNAZIONE E VIRTU’
AL TUO SVENTURATO UMBERTO DEL QUALE ERI TUTTA LA GIOIA
E CHE TI RICORDA CON TRISTEZZA DI DESIDERIO INFINITO

Umberto Ravagnani

Note:
1) La storia di questi due personaggi è narrata in modo più approfondito nel libro di Umberto Ravagnani “Cartoline che raccontano – Piccole storie e immagini della prima metà del ‘900”, Montebello Vicentino, 2015.

Foto:
1) La cartolina postale scritta da Umberto Capitanio al prof. Ferruccio Quintavalle (APUR – Archivio privato Umberto Ravagnani).
2) Beatrice Brunelli, la ‘dolce fanciulla’ (elaborazione digitale Umberto Ravagnani).
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LA STALLETTA DEL VICARIO (2)

[57] LA STALLETTA DEL VICARIO NELLA PIAZZA DEL MERCATO DI MONTEBELLO (seconda parte)

Inevitabilmente la nuova stalla restrinse il passaggio verso la caserma scatenando le rimostranze dell’Ufficiale che comandava la guarnigione, proteste che arrivarono fino in città al capitanio di Vicenza, Gabriel Zorzi, che così replicò agli amministratori di Montebello:

17 Maggio 1677 – Vicenza
Gabriel Zorzi, Capitanio

Ci espongono riverentemente gli intervenienti di questa Magnifica Città come a Montebello si fanno lecito, col fabricar d’una stalla, d’occupare in buona parte la Strada Pubblica che conduce al Quartiero destinato per la squadra dei soldati. La qual cosa ci è molto spiaciuta per il grande pregiudizio che ne risente il pubblico. Però di supporto ricercato come gli uomini suddetti et anco gli operai desistere debbano da simile indebita operazione e ciò in pena di 200 Ducati e maggiore da esser in caso d’involta applicato ad arbitrio et altre pene corporali.

 Su ordine e commissione dei Deputati, il 26 maggio 1677, il Pubblico Perito Bortolo Munari produsse un disegno rappresentante la piazza di Montebello e dintorni, per dare chiarezza all’ordine del capitano. In esso Il perimetro della nuova stalla si nota nitido proprio al centro della mappa stessa. (il disegno in questione si può vedere nell’opera del 2001 a cura di Vantini, Dainese e AgnolinDALLA MANSIONE DEL TEMPIO ALLA CASA DI RIPOSO SAN GIOVANNI BATTISTA” figura n° 22 pagina 208. Questa mappa, nell’opera appena citata, ha lo scopo di mettere in risalto gli edifici della piazza e alcune costruzioni circostanti come il “Quartier Piccolo”, la chiesa di San Francesco ed altri, ma la sua redazione seicentesca è legata alla vicenda della nuova stalla).

Pertanto tutto restò come prima, ossia senza la nuova stalla, con le casette dell’Ospedale San Giovanni, con la corte e relativi edifici del Vicario a occupare tanto spazio vitale allo svolgimento di un bel mercato. Dovettero trascorrere più di tre anni prima che la situazione si sbloccasse. Se per la stalla e la tezza del Vicariato non si facevano passi in avanti, almeno per quel che riguarda le casette del Pio Ospedale di San Giovanni Battista, si arrivò finalmente alla decisione del comune di acquistarle e procedere alla loro eliminazione dalla piazza. A questo fine il 14 Settembre 1681 si riunì il Consiglio dei 60 per procedere nei dettagli all’agognata operazione (1).

Consiglio di 60
Adì, 14 Settembre 1681

Il mercato introdotto in questa Nostra Terra si va, Lode à Dio, sempre più avanzando con universal comodo, e beneficio e si può sperare che col progresso del tempo possi ridursi ancora a miglior accrescimento, quando questa Spettabil Communità procurasse quei mezzi che lo po(sso)no condurre a così desiderabile fine.Necessarissima sopra tutte le cose riesce a luochi dove si fa Mercato una Piazza comoda, capace, e sufficiente per capire le genti che concorrono a detto Mercato, le Biade, le Merci, Frutti, e altro, che giornalmente vedono capitarsi sopra i Mercati medesimi, ad’ogni altro modo noi siamo privi totalmente di Piazza, a segno che siamo necessitati ridursi insieme con le Persone Forensi (nel senso di forestiere non certo del foro o dei tribunali – n.d.r.) che concorrono sopra la Strada Reggia con strettezza di sito e incommodo universale. Ora abbiamo pronta l’occasione di farsi una Piazza sufficiente e capace con spesa insensibile di questa nostra Comunità, e con utile ancora del Pio Ospitale di S. Giovanni. Si può dunque fare una Piazza spaziosa e sufficiente per i bisogni del Mercato col demolire le Casette di detto Pio Ospitale di S. Giovanni, principiando dal muro delle Case del Vicariato e terminando alla Porta grande che conduce alla Chiesa di detto Pio Ospitale. Ricava detto Ospitale d’Affitto di tutte le dette Casette circa Ducati 25 annui, ma sostiene all’incontro il peso di restaurarle di quando in quando con spesa considerabile. Contribuisce detto pio Ospitale al Sacerdote che officia la detta Chiesa di S. Giovanni Battista Ducati vinti (20) annui. Contentano dunque il Gastaldo e Governatori del medesimo Ospitale permetter che siano demolite dette Case ogni volta che la Communità assumerà l’obbligo di pagar in luoco e a sollievo del detto Ospitale ogn’Anno li Ducati 20 al Religioso Officiante in detta Chiesa e gli lascierà ancora la materia (le macerie) tutta di dette Case perché possino con quella i Reggenti di detto Ospitale fabricare nelle case che resteranno a drittura della Porta altre Botteghe da affittar a benefficio dell’Ospitale e commodo degl’abitanti del luoco. L’occasione è ottima e per la Communità e per l’Ospitale, perché la Communità con la sola spesa d’annui Ducati 20 goderà il beneficio d’una Piazza tanto necessaria, e da desiderarsi anco con spesa maggiore, darà causa di maggior concorso di Populo al Mercato, e maggior rendita ricaverà l’affittanza della Piazza medesima, e l’Ospitale si libererà dell’aggravio di mantenire le dette Case ormai vecchie e in assai cattivo stato, ridurrà quella benedetta Chiesa per altro ristretta e quasi sepolta dentro al recinto di dette Case, e occolta agl’occhi di tutti in isola, e alla discoperta, la libererà da strepiti e disturbi, che anco nel tempo del Santo Sacriffizio delle Messe potranno gl’Abitanti di dette Case e (esser privati) de fettori che causano l’imondizie di detti abitanti e animali immondi, che in quelle ricettano e con la materia delle Case che si demoliranno costruirà nove (nuove) Botteghe nel sito già accennato. L’anderà dunque Parte, che dando i reggenti dell’Ospitale suddetto libertà alla Communità di demolir le dette Case siano demolite subito passato il giorno di S. Martino prossimo, e che il sito di dette Case con Corte di detto Ospitale restino convertiti in Pubblica Piazza a comodo e beneffizio d’altri che concorrono al nostro mercato, e la Communità all’incontro assuma l’obbligo di pagar a sollievo di detto Ospitale Ducati 20 annui al Sacerdote che pro tempore Officierà detta Chiesa, e innoltre la materia tutta di dette case resti, come si è detto di sopra, al medesimo Ospitale. Commettendo a Governatori di questa Communità la pontual esecuzione di quanto resta con la presente Parte positiva preso e terminato. Chi vuol la Parte ponga nel Bossolo bianco, e chi non nel Bossolo rosso.

Ballotata ottenne Pro balle ……………………………………. n° 37

Contro nel bossolo rosso Balle ………………………………… n° 7

Onde restò presa la Parte stessa
Registrata la sopradetta Parte nel presente Libro per me Giacomo Gaeton (2) Nodaro Pubblico e di detta Spettabil Communità d’ordine delli Signori Consiglieri e Governatori della medesima questo dì 6 Giugno 1684. Tratta la presente dal Libro delli Consigli esistente appresso la Spettabil Communità di Montebello dell’Anno 1675 a.c. 117 (esistente dall’anno 1675 alla carta o pagina 117 – n.d.r.) per me sottoscritto questo dì primo Maggio 1744.
Gio. Maria Nardo Nodaro di detta Communità (è il figlio di Nardo(i) Antonio autore del disegno allegato – n.d.r.).

Note:
(1) Il documento, quì di seguito trascritto con alcune osservazioni e piccolissime correzioni, è custodito presso l’Archivio Parrocchiale di Santa Maria di Montebello ed è già stato riprodotto nella sua forma a stampa originale nel libro di Vantini – Dainese – Agnolin edito nel 2001, come ricordato in apertura di questo lavoro.
(2) E’ un errore di stampa dell’epoca (1744). Il Notaio si chiamava Giacomo Gratton e rogò dal 1674 al 1687.

Continua con la terza parte …

Ottorino Gianesato (dal N° 9 di AUREOS – Dicembre 2012)

Figura: Ricostruzione di fantasia della stalletta del Vicariato al centro dell’attuale Piazza Italia (a cura del redattore).

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